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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AL CONVEGNO DELLE PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE

Venerdì, 17 maggio 1974

 

Venerabili fratelli, figli carissimi,

Vi ringraziamo di cuore del filiale delicato pensiero con cui avete desiderato, come di consueto, che i lavori della vostra Assemblea generale avessero in programma questo incontro col Padre Comune, per avere una parola di incoraggiamento e ricevere la benedizione nel nome stesso di Cristo. Lo facciamo ben volentieri, venerabili fratelli e diletti figli, lieti di ritrovarci ancora una volta insieme con i principali responsabili delle Pontificie Opere Missionarie della Propagazione della Fede, di San Pietro Apostolo, dell’Opera della Santa Infanzia e dell’Unione Missionaria.

Vi sono ben noti i sentimenti di stima e di benevolenza che ci animano verso di voi, per lo zelo con cui vi prodigate a favore della causa santa delle Missioni, per i sacrifici da voi compiuti e per i sentimenti che vi animano. Siate certi che è un grande conforto per noi, nello svolgimento della nostra immane fatica apostolica, poter contare sulla generosa dedizione di tanti che, come voi, si dedicano all’ideale missionario. «Gaudium meum et corona mea!» (Phil. 4, 1), adunque vi diremo con effusione di affetto e con tanta riconoscenza, poiché voi siete nostri preziosi collaboratori e, come tali, avete riservato per voi un posto particolare nel nostro cuore.

L’argomento che voi avete trattato durante il corso delle vostre riunioni in questi giorni ci ha fatto apprezzare ancora una volta non solo il contributo che voi date con la vostra saggezza ed esperienza alle Pontificie Opere Missionarie, ma anche gli sforzi che voi state compiendo per l’aggiornamento continuo delle Opere stesse, affinché possano corrispondere sempre più adeguatamente e tempestivamente alle sempre nuove esigenze delle missioni e dei missionari, ed incrementare così quell’azione gigantesca che la Chiesa è chiamata a svolgere nel mondo intero per la diffusione del Vangelo, per il progresso dei popoli e per la pace nel mondo.

Nel congratularci con voi per questa vostra testimonianza di amore e di fedeltà alla Chiesa, non possiamo fare a meno di manifestare la nostra soddisfazione per la chiara coscienza del compito che oggi soprattutto spetta alle Opere Missionarie; compito che non è limitato alla sola raccolta di mezzi e sussidi per distribuirli secondo le necessità nelle varie zone di missione, ma che riguarda principalmente il mantener vivo lo spirito missionario in seno al popolo di Dio, e sensibilizzare sempre più i fedeli circa le loro precise responsabilità verso il mondo ancora da evangelizzare.

Si tratta di un dovere che si colloca nella dimensione essenziale della Chiesa Cattolica, che è propriamente quella missionaria, e ci orienta verso il fine a Lei assegnato dal suo Divin Fondatore Gesù: «evangelizzare», «predicare il Vangelo ad ogni creatura» (Marc. 16, 15).

Il Concilio Vaticano II ci ha abituati a questa comprensione della Chiesa, la quale, «rispondendo alle esigenze più profonde della sua cattolicità e all’ordine specifico di Cristo . . . . vivendo nel tempo, per sua natura è missionaria» (Ad Gentes, 1-2). È riemersa così più chiaramente la vera autentica concezione missionaria della Chiesa, quella tipicamente evangelica, grazie alla quale il cristianesimo si è potuto affermare così presto nei primi secoli. Per cui, se l’ideale missionario e il relativo apostolato sono stati fino a qualche tempo fa appannaggio dei grandi Ordini e degli Istituti Religiosi, oggi invece è tutta la comunità cristiana che è chiamata non solo ad essere fermento e lievito nel mondo, ma anche a partecipare il messaggio evangelico a tutti gli uomini, senza preclusioni geografiche, di razza e di nazione.

Questo carattere e dovere missionari per ogni singolo fedele e per ciascuna comunità cristiana si fa ancor più evidente ed impellente nel movimento spirituale di conversione e di riconciliazione che si sta vivendo ora nelle singole Chiese locali, in preparazione dell’Anno Giubilare che prossimamente si celebrerà qui in Roma.

Se infatti nell’Anno Santo si deve e si vuole riscoprire il senso profondo della «riconciliazione», senza che alcuno si lasci imprigionare dalle misure anguste del suo piccolo ambiente, se la «riconciliazione» è invece valido e concreto contributo a ricostruire l’unità della famiglia e del popolo di Dio nell’umanità intera, nessuna attività meglio della missionaria costringerà i fedeli ad essere più sinceri e ad abbandonare le vuote parole, per adottare le opere della verità e della fattiva solidarietà. Solo il cristiano che possiede il vero spirito missionario potrà trovare il giusto senso di questo problema, e di conseguenza se ne sentirà impegnato e coinvolto con molta umiltà e maggiore carità. Lo stesso Concilio Ecumenico già osservava: «Essendo l’opera evangelizzatrice dovere fondamentale del popolo di Dio, il Sacro Concilio invita tutti i fedeli ad un profondo rinnovamento interiore . . . La grazia del rinnovamento non può avere sviluppo alcuno nelle comunità, se ciascuna di esse non allarga la vasta trama della sua carità fino ai confini della terra» (Ad Gentes, 35-37).

A voi, venerabili fratelli e carissimi figli, spetta l’onere e l’onore di tenere sveglia nei vostri Paesi questa consapevolezza, e di infondere instancabilmente in tutti gli strati dell’opinione pubblica, e in particolar modo nelle parrocchie e nelle organizzazioni cattoliche quel «sensus Ecclesiae» che, unico, può conservarle immuni da ogni particolarismo e di alimentare costantemente la fiamma della generosità consapevole e gioiosa in un ampio respiro che abbracci tutte le Missioni e ne prenda sempre più a cuore le sorti, affidate alla buona volontà, allo zelo, allo spirito di iniziativa dei figli della Chiesa.

Vi conforti nel vostro apostolato la certezza che il Papa vi segue, vi incoraggia, e prega per voi e per le difficoltà che incontrate; e in pegno di questa benevolenza siamo lieti di impartire a tutti voi e a tutti i vostri collaboratori la nostra paterna Benedizione.

                    

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