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04 - 05.10.2009
SOMMARIO
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SOLENNE APERTURA DELLA II ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA DEL SINODO DEI VESCOVI
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PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 5 OTTOBRE 2009, ANTEMERIDIANO)
- AVVISI
SOLENNE APERTURA DELLA II ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA DEL
SINODO DEI VESCOVI
Ieri, domenica 4 ottobre 2009, giorno in cui viene ricordato San
Francesco d’Assisi, conclusa nella Basilica di San Pietro la
Concelebrazione dell’Eucaristia con i Padri Sinodali in occasione della
solenne apertura della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi, ritmata da canti africani, durante la quale si è pregato anche
in diverse lingue africane, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato
alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per
recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San
Pietro. Nell’introdurre la preghiera mariana il Papa ha detto: “Il mio
venerato predecessore Giovanni Paolo II convocò il primo ‘Sinodo
africano’ nel 1994, nella prospettiva dell’anno 2000 e del terzo
millennio cristiano. Egli, che col suo zelo missionario si fece tante
volte pellegrino in terra africana, ha raccolto i contenuti emersi da
quell’assise nell’Esortazione apostolica Ecclesia in Africa, rilanciando
l’evangelizzazione del Continente. A distanza di quindici anni, questa
nuova Assemblea si pone in continuità con la prima, per verificare il
cammino compiuto, approfondire alcuni aspetti ed esaminare le sfide più
recenti. Il tema scelto è: ‘La Chiesa in Africa al servizio della
riconciliazione, della giustizia e della pace’ - accompagnato da una
parola di Cristo rivolta ai discepoli: ‘Voi siete il sale della terra …
voi siete la luce del mondo’ (Mt 5,13.14). Il Sinodo costituisce sempre
un’intensa esperienza ecclesiale, un’esperienza di responsabilità
pastorale collegiale nei confronti di un aspetto specifico della vita
della Chiesa, oppure, come in questo caso, di una parte del Popolo
cristiano determinata in base all’area geografica. Il Papa e i suoi più
stretti collaboratori si riuniscono insieme con i Membri designati
dell’Assemblea, con gli Esperti e gli Uditori, per approfondire la
tematica prescelta. È importante sottolineare che non si tratta di un
convegno di studio, né di un’assemblea programmatica. Si ascoltano
relazioni ed interventi in aula, ci si confronta nei gruppi, ma tutti
sappiamo bene che i protagonisti non siamo noi: è il Signore, il suo
Santo Spirito, che guida la Chiesa. La cosa più importante, per tutti, è
ascoltare: ascoltarsi gli uni gli altri e, tutti quanti, ascoltare ciò
che il Signore vuole dirci. Per questo, il Sinodo si svolge in un clima
di fede e di preghiera, in religiosa obbedienza alla Parola di Dio. Al
Successore di Pietro spetta convocare e guidare le Assemblee sinodali,
raccogliere quanto emerso dai lavori e offrire poi le opportune
indicazioni pastorali. Cari amici, l’Africa è un Continente che ha una
straordinaria ricchezza umana. Attualmente, la sua popolazione ammonta a
circa un miliardo di abitanti e il suo tasso di natalità complessivo è
il più alto a livello mondiale. L’Africa è una terra feconda di vita
umana, ma questa vita è segnata purtroppo da tante povertà e patisce
talora pesanti ingiustizie. La Chiesa è impegnata a superarle con la
forza del Vangelo e la solidarietà concreta di tante istituzioni ed
iniziative di carità. Preghiamo la Vergine Maria, perché benedica la II
Assemblea sinodale per l’Africa e ottenga pace e sviluppo per quel
grande e amato Continente”.
Quindi, dopo la recita della Preghiera mariana, il Papa ha aggiunto, in
diverse lingue: “[in italiano] Al termine della preghiera dell’Angelus
di questa particolare domenica, in cui ho aperto la Seconda Assemblea
speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, non posso dimenticare i
conflitti che, attualmente, mettono a rischio la pace e la sicurezza dei
Popoli del Continente africano. In questi giorni ho seguito con
apprensione i gravi episodi di violenza che hanno scosso la popolazione
della Guinea. Esprimo le mie condoglianze alle famiglie delle vittime,
invito le parti al dialogo, alla riconciliazione e sono certo che non si
risparmieranno gli sforzi per raggiungere un'equa e giusta soluzione.
Nel pomeriggio di sabato prossimo, 10 ottobre, insieme con i Padri
sinodali, guiderò nell’Aula Paolo VI una speciale recita del santo
Rosario ‘con l’Africa e per l’Africa, animata dai giovani universitari
di Roma. Si uniranno alla preghiera, in collegamento via satellite, gli
studenti di alcuni Paesi africani. Cari giovani universitari, vi attendo
numerosi, per affidare a Maria Sedes Sapientiae il cammino della Chiesa
e della società nel Continente africano. [in Francese] Oggi si apre la
seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Vi
invito a sostenere con la preghiera la riflessione e i lavori dei padri
sinodali. Vi invito anche a pregare per questo amato continente africano
che ho visitato lo scorso mese di marzo. Che Dio lo benedica e gli
conceda la pace, la riconciliazione e la giustizia e che dia alla Chiesa
in Africa la forza e il coraggio di essere “sale della terra” e “luce
del mondo” per essere testimoni della vita vera in Gesù Cristo. Affido
questo Sinodo all’intercessione materna della Vergine Maria, protettrice
dell’Africa! Che Dio vi benedica! [in Inglese] Vi invito tutti a unirvi
a me nella preghiera per la seconda Assemblea Speciale per l’Africa del
Sinodo dei Vescovi, inaugurata questa mattina nella Basilica di San
Pietro. E’nostro auspicio che questo grande evento ecclesiale rafforzi
la Chiesa in Africa nella sua testimonianza del Vangelo di Gesù Cristo e
nei suoi sforzi per promuovere la riconciliazione, la giustizia e la
pace fra I suoi popoli. Possa il Sinodo far sì che gli occhi del mondo
si rivolgano a quel grande continente, e possa altresì ispirare una
rinnovata solidarietà con i nostri fratelli e le nostre sorelle
dell’Africa. Mentre affidiamo le nostre preghiere all’intercessione
della Santa Vergine, invoco su di voi e sulle vostre famiglie la
benedizione di Dio, affinché pace e gioia siano con voi! [in Tedesco]
Con la santa Messa nella Basilica di San Pietro, questa mattina abbiamo
inaugurato la seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi. Il tema è: “La Chiesa in Africa a servizio della
riconciliazione, della giustizia e della pace. Voi siete il sale della
terra... Voi siete la luce del mondo”. Per essere veramente sale della
terra e luce del mondo, abbiamo bisogno della misericordia di Dio.
Preghiamo il Signore perché renda i nostri fratelli nella fede in Africa
e noi stessi sempre più testimoni della riconciliazione, della giustizia
e della pace. A tutti voi auguro una buona domenica.”.
Al centro della II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi dedicata
all’Africa ci saranno i temi della riconciliazione, della giustizia e
della pace, che furono affrontati - a distanza di 15 anni - anche nella
I Assemblea Speciale dedicata alla terra africana tutt’ora lacerata da
genocidi, guerre civili, AIDS, fame e numerosissime altre piaghe.
“Quando si parla di tesori dell'Africa - ha sottolineato Papa Benedetto
XVI nella sua omelia di ieri - il pensiero va subito alle risorse di cui
è ricco il suo territorio e che purtroppo sono diventate e talora
continuano a essere motivo di sfruttamento, di conflitti e di
corruzione”. “Invece - ha precisato - la Parola di Dio ci fa guardare a
un altro patrimonio: quello spirituale e culturale, di cui l'umanità ha
bisogno ancor più che delle materie prime”. Il Papa ha sottolineato che
“l’Africa rappresenta un immenso ‘polmone’ spirituale per un’umanità che
appare in crisi di fede e di speranza. Ma anche questo ‘polmone’ può
ammalarsi. E al momento almeno due pericolose patologie lo stanno
intaccando: anzitutto, una malattia già diffusa nel mondo occidentale,
cioè il materialismo pratico, combinato con il pensiero relativista e
nichilista. Senza entrare nel merito della genesi di tali mali dello
spirito, rimane tuttavia indiscutibile che il cosiddetto ‘primo’ mondo
talora ha esportato e sta esportando tossici rifiuti spirituali, che
contagiano le popolazioni di altri continenti, tra cui in particolare
quelle africane. In questo senso il colonialismo, finito sul piano
politico, non è mai del tutto terminato. Ma, proprio in questa stessa
prospettiva, va segnalato un secondo ‘virus’ che potrebbe colpire anche
l’Africa, cioè il fondamentalismo religioso, mischiato con interessi
politici ed economici. Gruppi che si rifanno a diverse appartenenze
religiose si stanno diffondendo nel continente africano; lo fanno nel
nome di Dio, ma secondo una logica opposta a quella divina, cioè
insegnando e praticando non l’amore e il rispetto della libertà, ma
l’intolleranza e la violenza”. La Chiesa in Africa può dare un “grande
contributo a tutta la società”, ha sottolineato il Papa. “La
riconciliazione, dono di Dio che gli uomini devono implorare ed
accogliere, è fondamento stabile su cui costruire la pace, condizione
indispensabile per l’autentico progresso degli uomini e della società,
secondo il progetto di giustizia voluto da Dio. Negli ultimi anni la
Chiesa Cattolica in Africa ha conosciuto un grande dinamismo”, ha
ricordato Benedetto XVI, che si è rivolto anche ai fedeli laici,
“chiamati a diffondere il profumo della santità nella famiglia, nei
luoghi di lavoro, nella scuola e in ogni altro ambito sociale e
politico”. Proteggere i bambini con mano materna, “anche quando non sono
ancora nati” è una delle esortazioni rivolte ieri da Benedetto XVI
all’Africa: “La realtà dell’infanzia costituisce una parte grande e
purtroppo sofferente della popolazione africana”. Bambini per i quali la
Chiesa, “in Africa, e in ogni altra parte della terra, manifesta la
propria maternità”, “anche quando non sono ancora nati”. Cogliendo
“brevemente una suggestione che precede ogni riflessione e indicazione
di tipo morale, e che si collega ancora al primato del senso del sacro e
di Dio, il Papa ha voluto puntualizzare. “Il matrimonio, così come la
Bibbia ce lo presenta, non esiste al di fuori della relazione con Dio.
La vita coniugale tra l’uomo e la donna, e quindi della famiglia che ne
deriva, è inscritta nella comunione con Dio e, alla luce del Nuovo
Testamento, diventa icona dell’Amore trinitario e sacramento dell’unione
di Cristo con la Chiesa. Nella misura in cui custodisce e sviluppa la
sua fede, l’Africa potrà trovare risorse immense da donare a vantaggio
della famiglia fondata sul matrimonio”.
[00015-XX.08RE000] [Testo originale: plurilingue]
PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 5 OTTOBRE 2009,
ANTEMERIDIANO)
Questa mattina lunedì 5 ottobre 2009 alle ore 09.00, alla presenza del
Santo Padre, nell’Aula del Sinodo in Vaticano, con il canto dell’Ora
Terza, aperto dall’inno Veni, Creator Spiritus, hanno avuto inizio i
lavori della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi,
con la Prima Congregazione Generale.
Il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto la riflessione.
Parlando dell’azione dello Spirito Santo, il Papa ha spiegato che solo
grazie alla sua forza la Chiesa continua nella propria opera, e,
invocandolo, prega che la Pentecoste non sia solo un evento del passato
ma si ricrei qui ed ora. La Chiesa, ha aggiunto, non è organizzazione,
ma il frutto dello Spirito, verso la Città di Dio che raccoglie tutte le
culture. Ed è proprio la lingua di fuoco che da la parola giusta, perché
si giunga ad una vera unità nella pluralità, collaborando nell’atto
creativo di Dio. Tre le parole oggetto di riflessione: “Confessio”, “Caritas”,“Prossumus”.
La “Confessio”, ha detto il Papa, è rinnovamento e trasformazione,
perché attraverso la luce di Dio si possa vedere la realtà, conoscere
noi stessi e poi comprendere la realtà del mondo, quindi testimoniare ed
evangelizzare. Parlando della “Caritas”, il Santo Padre ha ricordato che
il Cristianesimo non è una somma di idee, né una filosofia: si diventa
cristiani per amore. Citando il brano evangelico del buon Samaritano, il
Papa ha ricordato che la carità è universale e concreta. L’universalità
parte dall’amore del prossimo, “prossumus”. L’Amore che viene dallo
Spirito Santo, ha spiegato il Papa, ci richiama ad una responsabilità
attiva per il vicino, che poi diventa universalità, per essere i
servitori di questa ora del mondo.
[00016-01.03] [00000] [Testo originale: italiano]
Pubblicheremo appena possibile il testo integrale della riflessione del
Papa.
Il presidente delegato di turno S.Em. Card. Francis ARINZE, Prefetto
emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti (Città del Vaticano).
L’assemblea sinodale aperta ieri da Benedetto XVI, che ha presieduto la
solenne Concelebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro,
accoglierà fino al 25 ottobre 2009 una rappresentanza dei Presuli del
mondo, sul tema La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione,
della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra ... Voi
siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14).
Sono intervenuti a questa Prima Congregazione Generale, dopo l’ora
Terza, S.Em. Card. Francis ARINZE, Prefetto emerito della Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (CITTÀ DEL VATICANO),
per il Saluto del Presidente Delegato; S.E.R. Mons. Nikola ETEROVIĆ,
Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO), per la
Relazione del Segretario Generale.
Dopo l’intervallo è intervenuto S.Em. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON,
Arcivescovo di Cape Coast (GHANA), per la Relazione prima della
Discussione del Relatore Generale.
A conclusione della lettura della Relatio ante disceptationem è seguito
un breve momento di interventi liberi.
Pubblichiamo qui di seguito i testi integrali degli interventi,
pronunciati in Aula:
-
SALUTO DEL PRESIDENTE DELEGATO, S.EM.R. CARD. FRANCIS ARINZE, PREFETTO
EMERITO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI
SACRAMENTI (CITTÀ DEL VATICANO)
-
RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI, S.E.R. MONS.
NIKOLA ETEROVIĆ (CITTÀ DEL VATICANO)
-
RELAZIONE PRIMA DELLA DISCUSSIONE DEL RELATORE GENERALE, S.EM.R. CARD.
PETER KODWO APPIAH TURKSON, ARCIVESCOVO DI CAPE COAST (GHANA)
La Prima Congregazione Generale della II Assemblea Speciale per l’Africa
del Sinodo dei Vescovi si è conclusa alle ore 12.25 con la Recita
dell’Angelus Domini guidata dal Santo Padre.
Erano presenti 226 Padri Sinodali.
La Seconda Congregazione Generale, nel corso della quale saranno
presentate le Relazioni sui cinque Continenti, avrà luogo nel pomeriggio
di oggi, 5 ottobre 2009, alle ore 16.30.
SALUTO DEL PRESIDENTE DELEGATO, S.
EM. R. CARD. FRANCIS
ARINZE, PREFETTO EMERITO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA
DISCIPLINA DEI SACRAMENTI (CITTÀ DEL VATICANO)
Santo Padre,
I vescovi dell’Africa e del Madagascar e delle isole attigue la
ringraziano per aver convocato questa Seconda Assemblea Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi.
La Chiesa vuole essere sempre più fedele a quel aspetto della sua
missione che è l’essere al servizio della riconciliazione, della
giustizia e della pace.
Il nostro continente ha conosciuto sofferenze evitabili, ingiustizia,
oppressione, repressione, sfruttamento, tensione e la guerra, che
allontana le persone dalle proprie case e produce fame e malattia. Ma
l’Africa ha conosciuto anche l’amore fraterno, la solidarietà con i
sofferenti, i comitati per la verità e la riconciliazione, gli aiuti
regionali tra paesi e qualche progresso verso lo sviluppo integrale,
come lei, Santità, ha spiegato nella Caritas in veritate.
Il nostro amato Signore e Salvatore Gesù Cristo è la nostra pace (cfr.
Ef 2, 14). Ci ha insegnato che ciò che facciamo al più piccolo dei suoi
fratelli e delle sue sorelle lo facciamo a Lui (cfr. Mt 25, 40). Ha
perdonato coloro che lo crocifiggevano e ha pregato per loro (cfr. Lc
23, 34). Ha mandato la sua Chiesa a essere la luce del mondo e ad agire
come sale e lievito nella società (cfr. Mt 5, 13, 14; Mc 9, 50; Lc 13,
21). Ci ha mandato lo Spirito Santo.
Grazie, Santo Padre, per aver convocato i rappresentanti dei vescovi
dell’Africa a riflettere, in queste tre settimane, insieme con i capi
dei suoi dicasteri della Curia Romana e i rappresentanti dell’episcopato
di tutto il mondo cattolico, con l’aiuto di un gruppo altamente
qualificato di esperti in teologia e in altri ambiti, e con i
rappresentanti dei sacerdoti, delle persone consacrate e dei fedeli
laici.
Ci benedica, Santo Padre, mentre ci accingiamo a iniziare i lavori!
Sotto la guida dello Spirito Santo, possa il lavoro di questo Sinodo
aiutare a progredire verso la promozione della riconciliazione, della
giustizia e della pace in Africa e in Madagascar e anche chiarire meglio
e intensificare il ruolo della Chiesa.
[00009-01.04] [RE000] [Testo originale: inglese]
RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI,
S.E.R. MONS. NIKOLA ETEROVIĆ (CITTÀ DEL VATICANO)
Padre Santo,
Eminentissimi ed Eccellentissimi Padri,
Cari fratelli e sorelle,
“Con la forza dello Spirito Santo rivolgo a tutti questo appello:
‘Lasciatevi riconciliare!’ (2 Cor 5,20). Nessuna differenza etnica o
culturale, di razza, di sesso o di religione deve divenire tra voi
motivo di contesa. Voi siete tutti figli dell’unico Dio, nostro Padre,
che è nei cieli. Con questa convinzione sarà finalmente possibile
costruire un’Africa più giusta e pacifica, all’altezza delle legittime
attese di tutti i suoi figli” [1].
Ispirato dallo Spirito Santo che guida i credenti nello scrutare la
sacra Scrittura, con queste parole, che mostrano la Sua premura
apostolica nell’esercizio della sollecitudine per tutta la Chiesa,
Vostra Santità ha espresso il suo amore per la Chiesa pellegrina in 53
Paesi africani, come pure per tutta l’Africa, continente di grande
dinamismo ma anche di non poche sfide. Lo ha fatto a Yaoundé, capitale
del Camerun, durante la sua prima Visita Apostolica in Africa che ha
avuto luogo dal 17 al 23 marzo 2009. In tale occasione Ella ha
idealmente aperto i lavori della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa
del Sinodo dei Vescovi. Infatti, al termine dell’Eucaristia celebrata
nello stadio Amadou Ahidjo, nella solennità di San Giuseppe Sposo della
Beata Vergine Maria, Ella ha consegnato ai Presidenti di 36 Conferenze
Episcopali dell’Africa e ai Capi di 2 Sinodi dei Vescovi delle Chiese
Cattoliche Orientali sui iuris, come pure dell’Assemblea della Gerarchia
della Chiesa Cattolica d’Egitto, l’Instrumentum laboris, documento di
lavoro della presente Assise sinodale. Lo stadio di Yaoundé era
diventato il cuore del continente perché intorno a Lei, Vescovo di Roma
e Pastore universale della Chiesa, si erano stretti i Vescovi delle
Chiese particolari, “rappresentando in qualche modo la Chiesa presente
tra tutti i popoli dell’Africa” [2]. In tale occasione la Santità Vostra
ha invitato tutti i fedeli ad accompagnare i loro Pastori con la
preghiera nella preparazione e soprattutto nello svolgimento dei lavori
del grande evento ecclesiale qual è la Seconda Assemblea Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Vostra Santità ha dunque affidato la
celebrazione dell’Assise sinodale alla protezione della Beata Vergine
Maria, Nostra Signore d’Africa, invocando la sua intercessione affinché
“la Regina della Pace sostenga gli sforzi di tutti gli ‘artigiani’ di
riconciliazione, di giustizia e di pace!” [3]. Nell’incontro con il
Consiglio Speciale per l’Africa, nella sede della Nunziatura Apostolica
di Yaoundé, Ella, Santo Padre, ha per primo recitato la preghiera
mariana che ha voluto comporre per accompagnare la preparazione
dell’Assise sinodale e per implorare l’abbondanza di grazie dello
Spirito Santo allo scopo di ottenere un rinnovato dinamismo della Chiesa
disposta a servire sempre meglio gli uomini di buona volontà del
continente africano. All’inizio dei lavori sinodali, facciamo nostra
tale preghiera, affinché le riflessioni dell’Assemblea sinodale
contribuiscano a far crescere la speranza per i popoli africani e per il
Continente nel suo insieme; contribuiscano ad infondere a ciascuna delle
Chiese locali in Africa “un nuovo slancio evangelico e missionario al
servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace, secondo il
programma formulato dal Signore stesso: “Voi siete il sale della terra …
Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14). Che la gioia della Chiesa in
Africa di celebrare questo Sinodo sia anche la gioia della Chiesa
universale!” [4].
Tale auspicio di Vostra Santità si sta realizzando. Ne sono testimoni i
rappresentanti degli Episcopati di tutti i continenti che volentieri
hanno accettato la nomina pontificia per partecipare all’Assise
sinodale, significando la loro vicinanza alla Chiesa Cattolica in
Africa, parte promettente della Chiesa universale. Saluto pertanto, i
rappresentanti delle Conferenze Episcopali di altri 4 continenti, come
pure i Vescovi provenienti da 17 Paesi. Insieme con i loro confratelli
d’Africa, essi sono disposti a pregare, a dialogare, a riflettere sul
presente e sul futuro della Chiesa Cattolica nel continente africano. In
tale modo essi si inseriscono nel processo sinodale di dare e di
ricevere, di partecipare alle gioie e ai dolori, alle speranze e alle
preoccupazioni, condividendo i doni spirituali per l’edificazione non
solamente di alcune Chiese particolari d’Africa, bensì di tutta la Santa
Chiesa di Dio diffusa nel mondo intero.
Saluto cordialmente tutti i 244 membri della Seconda Assemblea Speciale
per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, di cui 78 partecipanti ex officio,
129 sono eletti e 36 sono di nomina Pontificia. Tra essi vi sono 33
cardinali, 79 arcivescovi e 156 vescovi. Quanto agli uffici svolti, vi
sono 37 Presidenti delle Conferenze Episcopali, 189 Vescovi Ordinari, 4
Coadiutori, 2 Ausiliari e 8 (arci)vescovi emeriti.
Rivolgo un cordiale benvenuto ai Delegati fraterni, rappresentanti di 6
Chiese e comunità ecclesiali, ringraziando per avere accettato l’invito
di prendere parte a questo evento ecclesiale.
Saluto, poi, 29 Esperti e 49 Uditori, disposti a dare il loro contributo
al buon svolgimento dei lavori sinodali, arricchendo la riflessione con
le loro significative testimonianze.
Ringrazio pure la preziosa collaborazione degli Assistenti, dei
Traduttori e del personale tecnico, come pure dei generosi Collaboratori
della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Senza il loro
qualificato e generoso contributo non sarebbe stato possibile
organizzare questa Assise sinodale.
La presente relazione è composta di VI parti:
I. Significato della Visita Apostolica in Africa
II. Alcuni dati statistici
III. Indizione della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa
IV. Preparazione della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa
V. Osservazioni d’indole metodologica
VI. Conclusione
I. Significato della Visita Apostolica in Africa
Saluto in modo particolare i 197 Padri sinodali provenienti dai Paesi
africani. A loro nome ringrazio Vostra Santità per la Visita Apostolica
in Africa che è stata organizzata con lo sguardo alla Seconda Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Ne testimonia anche il
motto che Vostra Santità ha scelto per la sua prima Visita pastorale nel
continente africano: “Voi siete il sale della terra ... voi siete la
luce del mondo” (Mt 5, 13. 14), lo stesso della presente Assemblea
sinodale.
Grazie, Santo Padre, soprattutto per l’illuminato magistero impartito
nel corso di tale Visita Apostolica. Anche se materialmente si è
realizzata in due Paesi: Camerun ed Angola, essa ha interessato tutta
l’Africa. Inoltre, essa ha ulteriormente rafforzato i vincoli d’unità
che nella fede, nella speranza e nella carità, caratterizzano i rapporti
tra il Vescovo di Roma e i suoi confratelli nell’episcopato, posti a
capo delle Chiese particolari d’Africa, come pure tra questi ed i fedeli
affidati alle loro cure pastorali, con riferimento ideale a tutti gli
uomini di buona volontà del grande continente africano. Infatti, il
Vangelo, Buona Notizia, è stato indirizzato a tutti gli abitanti
d’Africa e di tutto il mondo. Riferendosi alla vita di santa Josephina
Bakhita, che il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha canonizzato il 1°
ottobre 2000, Vostra Santità ha proposto la sua splendida figura come
esempio dell’auspicata trasformazione degli uomini e delle donne
dell’intero continente, risultato del loro incontro con il Dio vivente.
Anche oggi, “il messaggio salvifico del Vangelo esige di essere
proclamato con forza e chiarezza, così che la luce di Cristo possa
brillare nel buio della vita delle persone” [5]. La luce del Vangelo
dissipa le tenebre del peccato anche in Africa ove uomini e donne sono
disposti a lasciarsi trasformare da Dio Onnipotente, Padre, Figlio e
Spirito Santo, anelando di udire una parola di perdono e di speranza.
“Di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla
corruzione o all’abuso di potere, un cristiano non può mai rimanere in
silenzio” [6]. Tali mali coinvolgono tutti gli abitanti dell’Africa che
“implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace, e questo è
proprio ciò che la Chiesa offre loro. Non nuove forme di oppressione
economica o politica, ma la libertà gloriosa dei figli di Dio (cfr. Rm
8, 21)” [7]. Gli uomini di Chiesa sono pertanto chiamati a farsi
apostoli del Vangelo, Buona Notizia anche per l’uomo africano. “Dopo
quasi dieci anni del nuovo millennio, questo momento di grazia è un
appello a tutti i Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici del
Continente a dedicarsi nuovamente alla missione della Chiesa a portare
speranza ai cuori del popolo dell’Africa, e con ciò pure ai popoli di
tutto il mondo” [8].
Considerata l’importanza di tale Messaggio Apostolico per tutta
l’Africa, come pure per le riflessioni sinodali, insieme con
l’Instrumentum laboris, è sembrato assai utile consegnare ai Padri
sinodali i Discorsi di Vostra Santità nelle lingue disponibili:
francese, inglese, italiano, portoghese e spagnolo. Non vi è dubbio, che
tali Documenti saranno di grande aiuto ai Padri sinodali e che
permetteranno l’approfondimento di alcuni argomenti di fondo, in
connessione con il tema della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa.
II. Alcuni dati statistici
Ringraziamo insieme Dio buono e misericordioso per tanti doni che la
Chiesa in Africa ha ricevuto e che ha messo a servizio di tutti,
specialmente dei più poveri e bisognosi. In particolare, rendiamo grazie
per il suo grande dinamismo, che può essere indicato con le seguente
statistiche.
Su una popolazione
alquanto significativo se
si tiene conto che, per esempio, nel 1978, all’inizio del Pontificato di
Papa Giovanni Paolo II, il numero dei cattolici africani era di circa
55.000.000. Nel 1994, anno in cui è stata celebrata la Prima Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, il loro numero era di
102.878.000 fedeli, cioè del 14,6% della popolazione africana.
Anche per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, notiamo,
nello stesso periodo, una notevole crescita. In tutti i settori si
registra, grazie a Dio, un consistente aumento. Esso riguarda,
soprattutto, gli operatori pastorali: Vescovi, sacerdoti, diaconi,
religiose, laici impegnati, tra cui i catechisti occupano un posto di
rilievo. Può essere significativo paragonare i dati statistici dal 1994
con i dati disponibili dell’anno 2007.
| |
1994 9 |
2007 10 |
+ % |
| |
|
|
|
| Circoscrizioni
ecclesiastiche |
444 |
516 |
+ 16,21 |
| Vescovi |
513 |
657 |
+ 28,07 |
| Sacerdoti |
23.263 |
34.658 |
+ 49,09 |
|
diocesani |
12.937 |
23.154 |
+ 78.97 |
|
regolari |
10.326 |
11.504 |
+ 11.40 |
| Diaconi permanenti
|
326 |
403 |
+ 23,61 |
| Religiosi non sacerdoti
|
6.448 |
7.921 |
+ 22,84 |
| Consacrate |
46.664 |
61.886 |
+ 32,62 |
| Membri di istituti secolari
|
390 |
578 |
+ 48,20 |
| Missionari laici |
1.847
|
3.590 |
+ 94,36 |
| Catechisti |
299.994 |
399.932
|
+ 33,31 |
| Seminaristi |
17.125 |
24.729 |
+ 44,40 |
È doveroso ricordare anche gli agenti pastorali che hanno sigillato con
il sacrificio della vita il loro servizio ecclesiale. Dal 1994 al 2008
sono morti in Africa ben 521 operatori pastorali. In tale cifra sono
inclusi anche 248 vittime della tragedia in Rwanda nel 1994 e, poi, 40
seminaristi minori uccisi nel 1997 in Burundi. Si tratta del personale
non solamente africano, ma anche dei missionari provenienti da altri
Paesi. Per esempio, nell’anno 2006 sono stati uccisi 11 operatori
pastorali: 5 sacerdoti diocesani, di cui 1 peruviano, e 4 religiosi, di
cui 1 portoghese e 1 brasiliano, 1 religiosa italiana e 1 missionaria
laica portoghese; nel 2007 hanno perso vita 4 operatori pastorali: 1
sacerdote diocesano, 2 religiosi e 1 suora svizzera; nel 2008 sono morti
5 operatori missionari di cui 1 religioso dell’Inghilterra e 1 fratello
francese.
Con gli occhi della fede, dietro i dati statistici possiamo riconoscere
un grande dinamismo di evangelizzazione del continente africano che
spinge gli operatori pastorali all’impegno generoso ed indiviso, fino al
dono della propria vita nel martirio. Insieme con l’azione di grazia a
Dio Onnipotente per tale dono della sua infinita misericordia, preghiamo
affinché tale dinamismo continui, anzi che si rafforzi, per il bene
delle Chiese particolari in Africa e nel mondo intero. I Pastori delle
Chiese particolari non mancheranno di riconoscere tra tale numero eletto
di servitori del Vangelo coloro che potrebbero essere canonizzati,
secondo le norme della Chiesa, non solo per aumentare il numero dei
santi africani, tra cui non pochi martiri, bensì per ottenere più
intercessori nel cielo affinché le care Chiese particolari del
continente continuino, con rinnovato zelo, il loro pellegrinaggio
terrestre nella lode di Dio e al servizio del prossimo.
Oltre all’evangelizzazione, sua missione principale, la Chiesa Cattolica
è assai attiva anche nel campo della carità, della salute,
dell’educazione e, in genere, in numerose iniziative di promozione
umana. Come esempi significativi ricordiamo la Fondazione per il Sahel,
istituita il 22 febbraio 1984, Anno Santo della Redenzione, dal Papa
Giovanni Paolo II, in seguito alla sua visita Apostolica in Burkina Faso
e al memorabile Appello di Ouagadougou del 10 maggio 1980 [11]. Otto
anni fa, il 12 febbraio 2001, il compianto Papa Giovanni Paolo II
costituì la Fondazione Il Buon Samaritano, fondata con finalità di
sostenere gli infermi più bisognosi, soprattutto i malati dell’AIDS
[12].
Nel continente africano, poi, vi sono:
Caritas nazionali e Caritas internazionale. Nel continente africano
attuano 53 Caritas nazionali di cui 20 hanno anche una finalità
aggiunta, in genere relativa alla promozione della solidarietà e allo
sviluppo integrale dell’uomo e della società. Pertanto, le Caritas non
poche volte svolgono insieme la missione che in alcuni Paesi è propria
della Commissione di Giustizia e Pace. Vi è poi la Caritas del Medio
Oriente e dell’Africa del Nord. Tutte le organizzazioni nazionali sono
coordinate dalla Caritas Africa che ha il centro a Kampala, Uganda.
Commissioni Giustizia e Pace. Oltre al Segretariato Justice and Peace
del SECAM, vi sono 8 Commissioni regionali e 34 nazionali, presso le
rispettive Conferenze Episcopali. Inoltre, numerose organizzazioni
internazionali e nazionali cattoliche si prodigano nell’aiutare la
popolazione africana [13]. Vi sono anche 12 Istituti e Centri di
promozione della Dottrina sociale della Chiesa [14].
Pastorale della salute. La Chiesa Cattolica è assai presente nel campo
della pastorale sanitaria. Secondo gli ultimi dati ricavati nell’anno
2007 [15], esistono in tutto il Continente africano 16.178 centri
sanitari dei quali: 1.074 ospedali, 5.373 ambulatori, 186 lebbrosari,
753 case per anziani ed invalidi, 979 orfanotrofi, 1997 asili per i
bambini, 1.590 consultori matrimoniali, 2.947 centri di rieducazione
sociale, 1.279 centri sanitari vari. Ovviamente, da tali dati risulta la
testimonianza, lodevole e significativa, di molti cristiani, soprattutto
di persone di vita consacrata e laici cattolici, impegnati nelle
menzionate strutture sanitarie. Per quanto riguarda poi il tipo di
malattie, le statistiche segnalano tra le emergenze sanitarie più
allarmanti quella derivata dell’HIV/AIDS. È motivo di gratitudine
rilevare che, secondo i dati forniti dall’UnAids, il 26 % delle
strutture sanitarie nel mondo che si interessano al fenomeno dell’AIDS
sono gestite da organizzazioni cattoliche [16]. La Chiesa Cattolica è in
prima linea nella lotta contro il diffondersi della malattia. Essa è
pure assai attiva nella cura dei malati di AIDS, come mostra per esempio
il metodo DREAM, promosso con successo dalla Comunità di Sant’Egidio.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che i dati statistici mostrano che la
malaria è la causa maggiore di decessi nel continente africano. Le
persone qualificate di tutta la comunità internazionale dovrebbero
dedicare più energie e mezzi sia per prevenire la sua diffusione, sia
per trovare un valido rimedio a tale temibile ed assai diffusa infermità
che provoca ogni anno nel mondo la morte di circa 1.000.000 di persone,
di cui l’85% sono bambini sotto i cinque anni.
Scuole cattoliche. La Chiesa Cattolica, come mater et magistra, insieme
con l’annuncio del Vangelo, da sempre promoveva l’educazione integrale
delle persone per mezzo delle sue scuole. Tale importante opera continua
anche ai nostri giorni. Infatti nel continente africano vi sono 12.496
scuole materne con 1.266.444 iscritti; 33.263 scuole elementari con
14.061.806 alunni; 9.838 scuole superiori con 3.738.238 alunni. Negli
Istituti Superiori studiano 54.362 studenti; nelle Università 11.011
studenti frequentano gli studi ecclesiastici e 76.432 altre discipline.
III. Indizione della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa
L’idea di convocare la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del
Sinodo dei Vescovi maturava nel corso degli anni. Tale possibilità
veniva presa in considerazione, negli ultimi anni del Pontificato di
Papa Giovanni Paolo II, mentre il compianto Card. Jan Pieter Schotte era
Segretario Generale della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. In
particolare, di tale idea si è discusso varie volte nelle riunioni del
Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei
Vescovi.
Pertanto, anche dopo la mia nomina a Segretario Generale nel 2004, il
tema ha continuato ad essere attuale. In particolare, lo stesso Papa
Giovanni Paolo II ne ha parlato pubblicamente, il 15 giugno 2004, in
occasione dell’Udienza concessa al Consiglio Speciale per l’Africa della
Segreteria Generale formulando la seguente domanda: “Non sarebbe giunto
il momento, come sollecitano numerosi Pastori d’Africa, di approfondire
questa esperienza sinodale africana? L’eccezionale crescita della Chiesa
in Africa, il rapido ricambio dei Pastori, le nuove sfide che il
Continente deve affrontare esigono risposte che solo la prosecuzione
dello sforzo richiesto dalla messa in opera dell’Ecclesia in Africa
potrebbe offrire, ridando così rinnovato vigore e rafforzata speranza a
questo Continente in difficoltà” [17].
Da parte loro, i Membri del Consiglio Speciale per l’Africa hanno
ringraziato il Santo Padre per tale sollecitudine apostolica nei
riguardi delle loro Chiese particolari e si sono impegnati, con
rinnovato ardore, a preparare bene l’Assise sinodale. Durante la
riunione del Consiglio Speciale per l’Africa nei giorni 15 e 16 giugno
2004, è stato deciso di sottoporre alla benevola decisione del Papa
Giovanni Paolo II la proposta di convocare ufficialmente la Seconda
Assemblea Speciale per l’Africa. I Membri del Consiglio hanno incaricato
il Segretario Generale di proporre al Santo Padre di annunciare tale
decisione nel 10° anniversario della celebrazione della Prima Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. In particolare, è stato
suggerito di farne annuncio il 13 novembre 2004, nella ricorrenza del
1650° anniversario della nascita di Sant’Agostino, grande Africano e
gloria della Chiesa universale. L’occasione era propizia, poiché in tale
data ha avuto luogo a Roma un Simposio organizzato dal SECAM (Symposium
of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar) e dal C.C.E.E. (Consilium
Conferentiarum Episcoporum Europae) per ricordare il 10° anniversario
del Sinodo per l’Africa. Secondo il parere dei Membri del Consiglio
Speciale per l’Africa, bisognava avere un tempo sufficiente di
preparazione per la celebrazione dell’Assise sinodale, che avrebbe
potuto avere luogo nel mese di ottobre dell’anno 2009, in ricorrenza del
15° anniversario della celebrazione della Prima Assemblea Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Il tema potrebbe riguardare la Chiesa
in Africa intesa come Famiglia di Dio chiamata ad annunciare il Vangelo
di Gesù Cristo per la salvezza e la riconciliazione, la giustizia e la
pace.
Il Servo di Dio Giovanni Paolo II aveva accolto volentieri tale
proposta. In occasione dell’Udienza Pontificia ai partecipanti al
Simposio dei Vescovi dell’Africa e dell’Europa radunati a Roma egli ha
annunciato: “Accogliendo i voti del Consiglio post-sinodale, interprete
dei desideri dei Pastori africani, colgo l’occasione per annunciare la
mia intenzione di convocare una seconda Assemblea Speciale per l’Africa
del Sinodo dei Vescovi” [18]. Al contempo, egli ha affidato tale
progetto alla preghiera dei fedeli, mentre ha invitato “caldamente tutti
a implorare dal Signore per l’amata terra d’Africa il dono prezioso
della comunione e della pace” [19].
Il compianto Pontefice ha espresso in un’altra occasione il suo appoggio
all’idea di una Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi. Nella lettera che ha voluto indirizzare all’Ecc.mo Segretario
Generale, in occasione della XIII riunione del Consiglio Speciale per
l’Africa del 24 e 25 febbraio 2005, Papa Giovanni Paolo II ha, tra
l’altro, espresso la sua visione della Seconda Assise sinodale.
“Prendendo atto del dinamismo nato dalla prima esperienza sinodale
africana, questa Assemblea cercherà di approfondire e di prolungarla,
fondandosi sull’Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa,
e tenendo conto delle nuove circostanze ecclesiali e sociali del
continente. Avrà come compito quello di sostenere le Chiese locali e i
loro Pastori e di aiutarli nei loro progetti pastorali, preparando così
il futuro della Chiesa nel continente africano, che vive situazioni
difficili, sia sul piano politico, economico e sociale sia per ciò che
concerne la pace” [20]. In seguito, il Papa Giovanni Paolo II ha
elencato alcune di tali difficoltà: conflitti armati, la povertà
persistente, le malattie e le loro conseguenze devastanti, a cominciare
dal dramma dell’AIDS, la corruzione e il diffuso senso di insicurezza in
varie regioni. I fedeli, insieme con tutti gli uomini di buona volontà
devono adoperarsi per costruire una società prospera e stabile,
assicurando un futuro degno per le sue nuove generazioni. La Chiesa
Cattolica, che negli ultimi decenni ha conosciuto un grande sviluppo, ne
rende grazie a Dio. Allo stesso tempo, il Pontefice precisava: “Affinché
questa crescita continui, incoraggio i Vescovi a vegliare
sull’approfondimento spirituale di quanto è stato realizzato, come pure
sulla maturazione umana e cristiana del clero e dei laici” [21]. Al
termine, affidando la preparazione dell’evento ecclesiale
all’intercessione materna di Nostra Signora d’Africa, il Papa Giovanni
Paolo II auspicava: “Possa la futura Assemblea speciale del Sinodo dei
Vescovi per l’Africa, favorire anche un rafforzamento della fede nel
Cristo Salvatore e un’autentica riconciliazione!” [22].
La Divina Provvidenza ha voluto che il Papa Giovanni Paolo II passasse a
miglior vita il 2 aprile 2005. Nel Conclave dello stesso mese, gli Em.mi
Cardinali hanno eletto, il 19 aprile 2005, Vescovo di Roma il Santo
Padre Benedetto XVI. Due mesi dopo la sua elezione al soglio pontificio,
Sua Santità Benedetto XVI si è pronunciato anche in merito alla
convocazione della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo
dei Vescovi. Dopo uno studio appropriato della questione, il Santo Padre
ha riconfermato la decisione del suo predecessore. Salutando i Membri
del Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo
dei Vescovi, il Sommo Pontefice ha detto: “Confermando quanto aveva
deciso il mio venerato Predecessore il 13 novembre dello scorso anno,
desidero annunciare la mia intenzione di convocare la Seconda Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Nutro grande fiducia che
tale Assise segni un ulteriore impulso nel continente africano
all’evangelizzazione, al consolidamento e alla crescita della Chiesa e
alla promozione della riconciliazione e della pace” [23].
L’indizione ufficiale dell’Assise sinodale ha avuto luogo il 28 giugno
2007, vigilia della solennità dei Santi Pietro e Paolo. In tale
occasione è stato indicato il tema e la data della celebrazione: “Il
Santo Padre Benedetto XVI ha indetto la Seconda Assemblea Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi sul tema La Chiesa in Africa al servizio
della riconciliazione, della giustizia e della pace. ‘Voi siete il sale
della terra ... Voi siete la luce del mondo’ (Mt 5, 13.14), da tenersi
in Vaticano dal 4 al 25 ottobre dell’anno 2009” [24].
Dopo la decisione del Santo Padre, i Membri del Consiglio Speciale hanno
affrettato il lavoro di preparazione dell’Assise sinodale.
IV. Preparazione della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa
Maturata l’idea di una Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del
Sinodo dei Vescovi, i membri del Consiglio Speciale hanno avuto il
compito di preparare nel miglior modo possibile la celebrazione di tale
evento ecclesiale.
In primo luogo bisognava redigere i Lineamenta, documento preparatorio
dell’Assise sinodale. A tale preparazione sono state dedicate varie
riunioni del Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria Generale.
Nella riunione, tenutasi nei giorni 25 e 26 febbraio 2005, i Membri del
Consiglio Speciale per l’Africa hanno concordato lo schema dei
Lineamenta con precise indicazioni circa il suo contenuto. Nella
successiva riunione del 21 e 22 giugno 2005, la bozza del Documento è
stata oggetto di profondo studio. Nel frattempo, il 13 gennaio 2006, il
Santo Padre Benedetto XVI ha formulato il tema dell’Assemblea Sinodale.
Pertanto, i Membri del Consiglio Speciale hanno potuto riflettere con
più precisione sul progetto del Documento, apportando varie modifiche
che sono state in seguito inserite nel testo. Esso è stato inviato per
posta elettronica ai Membri del Consiglio Speciale per l’Africa, per
un’ultima approvazione, pregando di far pervenire eventuali rilievi fino
al 24 aprile 2006. Due Membri del Consiglio, rappresentanti
rispettivamente i gruppi di lingua francese e inglese, insieme con la
Segreteria Generale hanno esaminato ed integrato le osservazioni
pervenute nei giorni 27 e 28 aprile 2006. Pertanto, il documento ha
potuto essere tradotto in 4 lingue: francese, italiano, inglese e
portoghese, alle quali si è aggiunta anche la versione in arabo.
I Lineamenta sono stati pubblicati il 27 giugno 2006. Il testo è stato
presentato nella Sala Stampa della Santa Sede dall’Em.mo Card. Francis
Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina
dei Sacramenti e dall’Ecc.mo Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale
del Sinodo dei Vescovi. Il Documento è stato ampiamente diffuso, anche
tramite il sito internet vaticano alle pagine della Segreteria Generale
del Sinodo dei Vescovi.
Le Conferenze Episcopali, le Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, ed
altri organismi interessati, hanno avuto il tempo fino alla fine del
mese di ottobre 2008 per far pervenire alla Segreteria Generale del
Sinodo dei Vescovi le risposte al Questionario dei Lineamenta. Tali
risposte sono servite per redigere l’Instrumentum laboris, documento di
lavoro della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi.
L’Instrumentum laboris
La percentuale delle risposte ai Lineamenta è divisa in varie categorie
di istituzioni con le quali la Segreteria Generale del Sinodo dei
Vescovi mantiene rapporti ufficiali.
Istituzioni Risposte %
Conferenze Episcopali 36 25 30 83,33
Riunioni Internazionali di Conf. Ep. 6 26 1 16,66
Chiese Orientali Cattoliche sui iuris 2 27 1 50
Assemblea Gerarchia Cattolica d’Egitto 1 0
Dicasteri della Curia Romana 25 28 14 56
Unione Superiori Generali 1 1 100
La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha pure ricevuto
contributi di alcune Università Cattoliche e di Istituzioni
d’Insegnamento Superiore, come pure di varie persone, anche laiche, che
hanno a cuore il presente e il futuro della Chiesa Cattolica in Africa.
Le risposte pervenute sono state esaminate dal Consiglio Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi nella riunione del 27 e 28 ottobre 2008.
I Membri del Consiglio hanno concordato lo schema del Documento,
fornendo indicazioni precise sul contento, ovviamente, rispettando i
contributi degli Episcopati dei singoli Paesi. La Segreteria Generale,
con l’aiuto di alcuni esperti, ha redatto la bozza del Documento che è
stato discusso nella XVIII riunione del Consiglio Speciale per l’Africa
che ha avuto luogo il 23 e il 24 gennaio 2009. Dopo aver apportato varie
modifiche, allo scopo di perfezionare il testo, il Documento è stato
accettato con unanime consenso.
L’Instrumentum laboris è stato dunque tradotto in quattro lingue:
francese, italiano, inglese e portoghese. Il 19 marzo 2009, il Santo
Padre Benedetto XVI ha avuto la bontà di consegnarlo personalmente a
Yaoundé, Camerun, ai Capi dei Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali
Cattoliche sui iuris e ai Presidenti delle Conferenze Episcopali
d’Africa, per cui ancora Gli rinnoviamo i più sentiti ringraziamenti. In
seguito, la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha favorito
un’ampia diffusione del Documento che sarà approfondito nel corso della
presente Assemblea sinodale.
Nomina Membri della Presidenza dell’Assise sinodale
Il 14 febbraio 2009 il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha nominato tre
Presidenti Delegati della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del
Sinodo dei Vescovi: le loro Eminenze Reverendissime i Signori Cardinali:
Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino
e la Disciplina dei Sacramenti; Théodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di
Dakar, Senegal, e Fox Wilfrid Napier, O.F.M., Arcivescovo di Durban, Sud
Africa. Al contempo, Sua Santità ha nominato il Relatore Generale, Sua
Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson,
Arcivescovo di Cape Coast, Ghana, e due Segretari Speciali, Sua
Eccellenza Reverendissima Monsignor António Damião Franklin, Arcivescovo
di Luanda, Angola, e Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Edmond
Djitangar, Vescovo di Sarh, Ciad [29].
Ringraziamento ai Membri del Consiglio Speciale per l’Africa
Di tre Cardinali Presidenti Delegati nominati dal Sommo Pontefice
Benedetto XVI, due sono stati membri del Consiglio Speciale per l’Africa
della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Sono sicuro di
condividere il parere dei Padri sinodali qui presenti nel rivolgere un
cordiale ringraziamento a tutti i Membri del Consiglio Speciale per
l’Africa per il loro prezioso servizio ecclesiale. Di 12 Membri eletti
il 7 maggio 1994, al termine della Prima Assemblea Speciale per
l’Africa, hanno perseverato fino alla fine ben 9. Nel frattempo, l’Em.mo
Card. Hyacinthe Thiandoum, Arcivescovo emerito di Dakar, Senegal, è
deceduto nel 2003; lo raccomandiamo volentieri all’infinita misericordia
di Dio. Uno si è ritirato nel 2006 per raggiunti limiti d’età, Sua
Eminenza il Card. Armand Gaétan Razafindratandra, Arcivescovo emerito di
Antananarivo, Madagascar, e uno nel 2007 per motivi di salute, Sua
Eccellenza Mons. Paul Verdzekov, Arcivescovo emerito di Bamenda,
Camerun. Essi sono stati sostituiti, rispettivamente, da Sua Eccellenza
Mons. Anselme Titianma Sanon, Arcivescovo di Bobo-Dioulasso, Burkina
Faso, da Sua Eccellenza Mons. Odon Maria Arsène Razanakolona,
Arcivescovo di Antananarivo, e da Cornelius Fontem Esua, Arcivescovo di
Bamenda, Camerun.
Con l’inizio dei lavori della presente Assemblea cessano dal loro
mandato, che hanno esercitato per 15 anni, i Membri del Consiglio
Speciale per l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.
Durante tale periodo hanno partecipato a ben 19 riunioni. Il servizio
prezioso del Consiglio Speciale alla Chiesa pellegrina in Africa si può
dividere in tre fasi. Nella prima, in seguito alla Prima Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, il Consiglio aveva
l’esigente compito di collaborare ad un progetto per l’Esortazione
Apostolica Post-sinodale, come servizio al Santo Padre in vista della
stesura dell’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Africa
firmata da Papa Giovanni Paolo II a Yaoundé, il 14 settembre 1995, festa
dell’Esaltazione della Santa Croce. In seguito, il Consiglio Speciale ha
incoraggiato l’applicazione di tale importante Documento. La terza fase
è coincisa con la preparazione della presente Assise sinodale.
V. Osservazioni d’indole metodologica
Nell’udienza concessami il 23 giugno 2007, il Santo Padre Benedetto XVI
ha approvato i criteri circa la partecipazione all’Assise sinodale,
concordati in seno al Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria
Generale del Sinodo dei Vescovi, riunitosi nei giorni 15 e 16 febbraio
2007. Dopo l’approvazione del Sommo Pontefice, tali criteri sono stati
comunicati ai Presidenti delle Conferenze Episcopali e ai Capi dei
Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris.Secondo la decisione
del Santo Padre Benedetto XVI, all’Assise sinodale partecipano ex
officio tutti i cardinali africani, senza limite d’età, come pure i
Presidenti delle 36 Conferenze Episcopali e Capi di due Chiese Orientali
Cattoliche sui iuris (Copta ed Etiope). Per assicurare un’adeguata
rappresentanza dell’episcopato, per ogni 5 Vescovi o frazione di 5 si
prevedeva l’elezione di 1 Vescovo rappresentante. Inoltre, si voleva
avere almeno un rappresentante di ogni Paese africano.
In conformità alle norme dell’Ordo Synodi Episcoporum, il Santo Padre ha
completato il numero dei Padri sinodali. In particolare, ha nominato i
rappresentanti degli episcopati di altri continenti, o di Paesi in cui
vi è un considerevole numero di cattolici d’origine africana. Sono
presenti anche Vescovi rappresentanti di Paesi che offrono notevole
aiuto alla Chiesa Cattolica in Africa sia nel personale, come missionari
e missionarie, sia di natura finanziaria. Inoltre, come gesto di
riconoscimento dell’opera ben svolta, Sua Santità ha annoverato tra i
Padri sinodali quei membri del Consiglio Speciale per l’Africa che per
vari motivi non sono stati eletti dai loro confratelli.
Il Santo Padre Benedetto XVI, ha poi accettato la proposta del Consiglio
Speciale di invitare un significativo numero di Uditori, uomini e donne,
impegnati nell’evangelizzazione e nella promozione umana in Africa. In
tale modo si spera di avere una visione assai ampia sulla vita
ecclesiale e sociale del continente, vista anche da parte dei laici.
Ovviamente, anche il compito degli Esperti è importante, soprattutto
nell’assistere i due Segretari Generali nel corso dei lavori sinodali.
A questo punto può essere utile segnalare alcune procedure metodologiche
la cui messa in pratica dovrebbe facilitare i lavori di questa Assemblea
sinodale e rafforzare ancora di più i rapporti di comunione ecclesiale
tra i Padri sinodali.
1. All’inizio dell’assise sinodale si raccomanda vivamente la lettura
del Vademecum che ogni partecipante ha già ricevuto. In esso è indicato
dettagliatamente il modo di procedere, in osservanza delle norme della
Lettera Apostolica Apostolica sollicitudo e dell’Ordo Synodi Episcoporum,
e secondo la prassi collaudata nei precedenti Sinodi.
2. Come risulta dal Calendario dei lavori, inserito in lingua latina
alla fine del Vademecum, sono previste 20 Congregazioni generali e 9
Sessioni dei Circoli minori.
3. Per facilitare una partecipazione maggiore di tutti, ogni padre
sinodale potrà intervenire in aula sinodale per 5 minuti.
4. Inoltre, al termine delle Congregazioni Generali pomeridiane, dalle
18 alle 19, vi sarà un’ora di discussione libera. Il primo giorno la
discussione sarà allargata a più tempo, necessario per riflettere
sull’applicazione dell’Ecclesia in Africa. Dopo una presentazione
organica, fatta da un Padre sinodale, SER Mons. Laurent Monsengwo
Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa, sarà aperto il dialogo che dovrebbe
permettere di rivivere l’entusiasmo con cui è stata celebrata la Prima
Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Inoltre, tale
occasione permetterà di segnalarne risultati positivi, come pure aspetti
che non sono stati sufficientemente messi in pratica o che dovrebbero
essere applicati più a fondo. Tale discussione servirà per introdurre i
lavori in continuità ideale con l’Assise sinodale celebrata 15 anni fa.
5. È assai importante sottolineare che la libera discussione dovrà
essere circoscritta al tema del Sinodo: “La Chiesa in Africa a servizio
della riconciliazione, della giustizia e della pace. ‘Voi siete il sale
della terra ... voi siete la luce del mondo’ (Mt 5, 13. 14)”. Si tratta
di un argomento assai importante e ricco di contenuto, che bisogna
approfondire in vari aspetti ecclesiali e cercare di tradurre in
iniziative di attività pastorale. I Presidenti Delegati sono pertanto
pregati di fare attenzione affinché la discussione non esca dal tema
stabilito.
6. In modo simile, i Padri sinodali dovrebbero seguire nei loro
interventi, per quanto possibile, la struttura dell’Instrumentum laboris,
per rendere più ordinata la discussione. Essi sono cordialmente pregati
di indicare nei loro interventi il numero, o per lo meno, la parte
dell’Instrumentum laboris. La Segreteria Generale cercherà di tenerne
conto nel comporre la lista degli oratori. Pertanto, prima dovrebbero
parlare coloro che tratteranno del primo capitolo dell’Instrumentum
laboris, poi del secondo, del terzo e, infine, del quarto. Ovviamente, i
Padri possono già iscriversi, indicando su quale parte del Documento
intendono parlare.
7. Le sintesi dei testi pronunciati, curate dai singoli Padri sinodali,
normalmente vengono pubblicate. Se qualcuno non volesse che il suo
intervento venga diffuso, è pregato di segnalarlo nella Segreteria
Generale. Come è noto, è sempre possibile anche consegnare alla
Segreteria Generale i testi in scriptis che saranno tenuti in dovuta
considerazione dalla Presidenza dell’Assise sinodale.
8. Le lingue adoperate per le discussioni sono quattro: francese,
italiano, inglese e portoghese. In tali lingue è assicurata la
traduzione simultanea.
9. Nelle menzionate lingue sarà possibile fare anche le Proposizioni. Si
prega che ogni proposizione sia concisa e breve, trattando un solo
argomento. Non sarebbe molto utile ripetere la nota dottrina della
Chiesa. I padri sinodali dovrebbero piuttosto proporre consigli intesi a
favorire un rinnovamento della vita ecclesiale e una prassi pastorale
della Chiesa nel promuovere l’evangelizzazione e la promozione umana,
specialmente per quanto riguarda la riconciliazione, la giustizia e la
pace.
10. L’uso dei mezzi elettronici sta ormai diventando di uso comune.
Anche nell’Assise sinodale si cercherà di farne un uso appropriato per
facilitare il dialogo e per approfondire la comunione episcopale. Tra
l’altro, vi saranno varie elezioni e votazioni con l’apparecchio che
avete a vostra disposizione. Ringraziamo in anticipo i tecnici per il
buon funzionamento del sistema e per la loro assistenza. Intanto, i
Padri dovrebbero aiutarsi reciprocamente, soprattutto all’inizio delle
sedute, indicando al vicino, se necessario, come adoperare tali mezzi.
11. Per favorire una maggiore partecipazione dei Padri sinodali, si
raccomanda che un Padre sinodale chiamato a svolgere un ufficio non
assuma alcun altro incarico all’interno del Sinodo.
12. Secondo la prassi collaudata, anche a questa Assemblea Sinodale
prendono parte in congruo numero alcuni Delegati fraterni,
rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali. In modo
particolare, sono lieto di annunciare la partecipazione del Patriarca
della Chiesa Ortodossa Tewahedo Etiope Sua Santità Abuna Paulos. Egli ha
volentieri accolto l’invito del Sommo Pontefice Benedetto XVI e, a Dio
piacendo, sarà con noi martedì mattina, 6 ottobre c.m. Siamo grati al
Signore per la qualificata partecipazione al Sinodo del rappresentante
della menzionata Chiesa cristiana presente in Africa ininterrottamente
dai tempi apostolici.
13. Due invitati speciali sono ugualmente attesi nel corso dei lavori
sinodali. Si tratta del Sig. Jacques Diouf, Direttore Generale della
FAO, che dovrebbe informare i Padri sinodali sugli sforzi della FAO per
garantire la sicurezza alimentare in Africa. Il Sig. Rudolf Adada, già
Capo della Joint United Nations/African Union Peacekeeping Mission per
il Darfur, è stato invitato per riferire sugli sforzi di pace nella
regione del Darfur, che interessa vari Paesi africani.
VI. Conclusione
“Lasciatevi riconciliare!” (2 Cor 5,20). Il pressante invito del Santo
Padre Benedetto XVI ai cristiani d’Africa, ripete l’esortazione di San
Paolo ai cristiani di Corinto. Illuminato dallo Spirito Santo, dono del
Signore risorto, l’Apostolo delle Genti aveva personalmente sperimentato
l’importanza della riconciliazione per la fede cristiana: “Tutto questo
però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha
affidato a noi il ministero della riconciliazione” (2 Cor 5, 18). La
riconciliazione richiede il perdono ricevuto dal Padre e dato ai
fratelli, secondo l’ammaestramento del Signore Gesù: “perdona a noi i
nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore” (Lc
11, 4; cfr Mt 6, 11). La Chiesa annuncia tale lieta novella della
riconciliazione e propone di realizzarla attraverso i sacramenti, in
particolare, quello della penitenza. Si tratta della “riconciliazione
‘fontale’ dalla quale scaturisce ogni altro gesto o atto di
riconciliazione, anche a livello sociale” [30]. In tale reciprocità
bisogna rispettare la giustizia, che include anche la pena per eventuali
crimini commessi. Tuttavia è la parola del nostro Maestro: “Andate a
imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io
non sono venuto infatti a chiamare i giusti ma i peccatori” (Mt 9, 13).
La misericordia cristiana non annulla ma supera la giustizia umana.
L’insegnamento sulla riconciliazione, sorgente della pace e della
giustizia, diventa pertanto il cuore della riflessione dell’Assemblea
Speciale per l’Africa. Esso presuppone l’Annuncio della Buona Notizia e
la sua assimilazione. Al contempo, di fronte a tanti esempi di
conflitti, di violenza ed anche di odio, sembra urgente intraprendere
una nuova evangelizzazione anche là ove la Parola di Dio è stata già
annunciata. La situazione varia da un Paese all’altro. Dall’Egitto,
Etiopia ed Eritrea, ove si è mantenuta la continuità del cristianesimo
con i tempi apostolici, fino all’Africa sub-sahariana ove alcune Chiese
particolari hanno celebrato 500 anni della fondazione, mentre altre
hanno ricordato solennemente il primo secolo dell’evangelizzazione. Se
si va dalla costa verso l’interno del continente vi sono Paesi in cui i
primi missionari sono venuti appena 50 anni fa. Ad ogni modo, tutti i
cristiani sono chiamati a riconciliarsi con Dio e con il prossimo. In
tale urgente e permanente compito, essi devono essere guidati dai
Pastori, Vescovi, sacerdoti, religiosi, diaconi, come pure da persone di
vita consacrata. La disponibilità alla riconciliazione è il barometro
della profondità dell’evangelizzazione di una persona, di una famiglia,
di una comunità, di una Nazione, come pure delle Chiese particolari e di
quella universale. Solamente da un cuore riconciliato con Dio, possono
spuntare iniziative di carità e di giustizia nei riguardi del prossimo e
della società intera.
“Voi siete il sale della terra ... voi siete la luce del mondo” (Mt 5,
13. 14). Tali impegnative parole, che sono al contempo una constatazione
della dignità cristiana e un invito a viverla sempre meglio, sono
indirizzate a tutti i cristiani, oggi in modo particolare a quelli
dell’Africa. Essi sanno, nella grazia dello Spirito Santo, che la
risposta affermativa presuppone la conversione e la ferma volontà di
seguire Gesù Cristo. La Chiesa Cattolica in Africa deve illuminare
ancora di più le complesse realtà del continente con la luce del Signore
Gesù, diventando sempre di più il sale della terra africana, immettendo
il gusto divino nelle realtà di ogni giorno.
La Chiesa in Africa è assai dinamica, come del resto mostrano i dati
statistici. Mentre ne ringraziamo Dio con cuore pieno di riconoscenza,
preghiamo l’Onnipotente Padre, Figlio e Spirito Santo che tale crescita
quantitativa diventi sempre di più anche qualitativa. In tale modo i
cristiani, guidati dai loro Pastori, potranno avvicinarsi all’ideale a
cui il Signore Gesù chiama ogni suo discepolo e cioè a diventare il sale
della terra e la luce del mondo (cfr. Mt 5,13.14). Solamente uniti a
Lui, che dà il senso a tutto ciò che esiste e, soprattutto,
all’esistenza umana, i cristiani possono svolgere la vocazione di essere
il sale della terra, di offrire il sapore divino, eterno, ai beni
terreni, alle cose materiali di cui devono servirsi per svolgere la loro
vita umana nel modo cristiano. Solamente rivestendosi di Gesù Cristo,
luce del mondo, i cristiani possono riflettere tale luce nelle tenebre
del mondo attuale, conducendo tanti uomini di buona volontà, in cerca
della luce vera, verso la sua sorgente inesauribile: il Signore Gesù,
morto e risorto, colui che è “l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il
Principio e la Fine” (Ap 22,13).
Affidiamo la realizzazione di tale proposito all’intercessione di tutti
i santi africani, in modo particolare della Beata Vergine Maria, facendo
nostro l’auspicio del Santo Padre Benedetto XVI affinché la Chiesa in
Africa “possa continuare a crescere nella santità, nel servizio alla
riconciliazione, alla giustizia e alla pace [...] perché il lavoro della
Seconda Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi possa soffiare sul
fuoco dei doni che lo Spirito ha riversato sulla Chiesa in Africa [..]
Dio benedica l’Africa!”[31].
Grazie per il paziente ascolto. La grazia dello Spirito Santo ci
accompagni nel nostro lavoro sinodale.
[1] Benedetto XVI, Discorso al Consiglio Speciale per l’Africa (Yaoundé,
19 marzo 2009): L’Osservatore Romano, 20-21 marzo 2009, p. 14.[2]
Ibidem.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] Benedetto XVI, Il discorso del papa all’arrivo nella capitale del
Camerun, (Yaoundé 17 marzo 2009): L’Osservatore Romano, 19 marzo 2009,
p. 5.
[6] Ibidem.
[7] Ibidem.
[8] Ibidem.
[9] Cfr. Secretaria Status Rationarium Generale Ecclesiæ, Annuarium
statisticum Ecclesiæ 1994, Città del Vaticano 1995.
[10] Cfr. Secretaria Status Rationarium Generale Ecclesiæ, Annuarium
statisticum Ecclesiæ 2007, Città del Vaticano 2009.
[11] Nel corso dei 25 anni, la Fondazione ha distribuito circa
40.000.000 Dollari USA in 9 Paesi: Burkina Faso, Capo Verde, Ciad,
Gambia, Guinea Bissau, Niger, Mali, Mauritania e Senegal, finanziando i
progetti di accesso all’acqua e di ripristino di terreni coltivabili,
come pure di formazione e d’istruzione.
[12] La Fondazione è affidata al Pontificio Consiglio per la Pastorale
della Salute.
[13] Bisogna menzionare, in ordine alfabetico, le seguenti: AVSI
(Associazione Volontari per il Servizio Internazionale); Caritas
Internationalis; Catholic Relief Services (CRS); Community of S. Egidio;
Konrad Adenauer Stiftung; International Commission for Catholic Prison
Pastoral Care (ICCPPC); Misereor; Pax Christi International; COSMAM (Confédération
des Conférences des Supérieur[e]s Majeur[e]s d'Afrique et Madagascar);
Rencontre et développement (CCSA); Associazione nolite timere Onlus,
Adozioni a distanza.
[14] African Forum Catholic Social Teaching, Harare, Zimbabwe; Institut
des Artisans de Justice et de Paix (IAJP), Cotonou, Bénin; Centre Ubuntu,
Bujumbura, Burundi; Mediation Sociale et Justice et Paix, Yaoundé,
Cameroun; Centre d’Etudes pour l’Action Sociale (CEPAS), Kinshasa,
Congo; Centre Carrefour, Port-Matthurin, Via Mauritius; Center for
Social Justice and Etics/Catholic University of Eastern Africa (CUEA),
Nairobi Kenya; Institute of Social Ministry in Mission Tangaza College/Catholic
University of Eastern Africa (CUEA); Justice and Peace Desk Conference
of Major Superiors, Lesotho; Catholic Institute for Development Justice
and Peace (CIDJAP), Enugu, Nigeria; Christian Professionals of Tanzania
(CPT), Dar es Salaam, Tanzania.
[15] Cfr. Secretaria Status Rationarium Generale Ecclesiæ, Annuarium
statisticum Ecclesiæ 2007, Città del Vaticano 2009, p. 357.
[16] Cfr. Riccardo Cascioli, Aids, Africa e bugie, Avvenire, 28 marzo
2009, p. 3.
[17] Giovanni Paolo II, Il discorso del Santo Padre alla Riunione del
Consiglio post-sinodale dell’Assemblea Speciale per l’Africa della
Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi (15 giugno 2004):
L’Osservatore Romano, 17 giugno 2004, p. 7.
[18] Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Simposio dei Vescovi
d’Africa e d’Europa promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali
d’Europa (13 novembre 2004): AAS XCVI, 2004, p. 955.
[19] Ibidem.
[20] Giovanni Paolo II, Lettera al Segretario Generale del Sinodo dei
Vescovi in occasione della 13a riunione del Consiglio Speciale per
l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (23 febbraio
2005): http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/2005/documents/hf_jp-ii_let_20050223_eterovic-synod_en.html.
[21] Ibidem.
[22] Ibidem.
[23] Benedetto XVI, L’Udienza generale del 22 giugno 2005: L’Osservatore
Romano 23 giugno 2005, p. 1.
[24] L’annuncio è stato pubblicato il 29 giugno 2007 sull’edizione de
L’Osservatore Romano di venerdì 29 giugno 2007, p. 1.
[25] Non hanno risposto le Conferenze Episcopali del Gambia e della
Sierra Leone, della Guinea Equatoriale, del Lesotho, del Malawi e
dell’Oceano Indiano (C.E.D.O.I.).
[26] Ha risposto solamente la AMECEA (The Association of Member
Episcopal Conferences in Eastern Africa).
[27] Non è pervenuta la risposta della Chiesa Metropolitana sui iuris
Etiopica.
[28] Non hanno risposto 2 Congregazioni: Cause dei Santi e Istituti di
Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica Consacrata; 2 tribunali:
Penitenzieria Apostolica e Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica;
5 Pontifici Consigli: per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per i
Testi Legislativi, per il Dialogo Interreligioso, per la Cultura, per le
Comunicazioni Sociali; e Prefettura per gli Affari Economici della
Chiesa.
[29] Cfr. L’Osservatore Romano, 15 febbraio 2009, p. 1.
[30] Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Post-sinodale
Reconciliatio et Paenitentia, 4: AAA LXXVII, 1985, p. 194.
[31] Benedetto XVI, Il discorso del Papa all’arrivo nella capitale del
Camerun (17 marzo 2009): L’Osservatore Romano, 19 marzo 2009, p. 5.
[00010-01.17] [RE000] [Testo originale: italiano]
- RELAZIONE PRIMA DELLA DISCUSSIONE DEL RELATORE
GENERALE, S.EM.R. CARD. PETER KODWO APPIAH TURKSON, ARCIVESCOVO DI CAPE
COAST (GHANA)
Introduzione
Mentre veniva intonato il Te Deum e nell’intera Aula del Sinodo
risuonava questo inno di rendimento di grazie, a mezzogiorno del 7
maggio 1994, si concludeva formalmente la I Assemblea Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo aveva avuto come tema: “La
Chiesa in Africa e la sua Missione evangelizzatrice verso l’anno 2000:
‘Sarete miei testimoni’ (At 1, 8)”. Esso rivolse un messaggio alla
Chiesa e al mondo che rispecchiava gli slanci principali del processo
sinodale e votò diverse risoluzioni in forma di Proposizioni. A partire
da qui i Padri sinodali e l’intera Chiesa attesero intensamente
l’Esortazione Apostolica Post-sinodale del Santo Padre, come Presidente
del Sinodo, che avrebbe raccolto i frutti del Sinodo in un messaggio che
avrebbe contrassegnato la conclusione definitiva dell’esercizio
collegiale e consultivo del Sinodo. Cosa che il Santo Padre ha fatto
emanando l’Esortazione Post-sinodale Ecclesia in Africa (La Chiesa in
Africa) e presentandola all’Africa e al mondo a Yaoundé in Camerun, il
14 settembre 1995, poi a Johannesburg, in Sudafrica, il 17 settembre
1995, e infine a Nairobi, in Kenya, il 19 settembre 1995 [1].
I. Dalla I Assemblea Speciale per l’Africa alla II Assemblea Speciale
Papa Giovanni Paolo II descriveva il Sinodo da lui concluso con la
promulgazione dell’Esortazione Post-sinodale Ecclesia in Africa come un
“Sinodo di risurrezione e di speranza” [2]. Da quella Assemblea
sinodale, convocata sullo sfondo di una visione del mondo
prevalentemente pessimistica dell’Africa, di una situazione del
continente di particolare sfida e “tragicamente sfavorevole” [3] per la
missione evangelizzatrice della Chiesa negli ultimi anni del ventesimo
secolo, si attendeva tuttavia che segnasse una svolta nella storia del
continente [4].
Quando il Santo Padre e i Padri sinodali si incontrarono per quel primo
Sinodo, dovettero considerare “gli elementi sia positivi che negativi
(le luci e le ombre) nei ‘segni dei tempi’” [5]. Dovettero contemplare e
celebrare i successi dell’evangelizzazione e la crescita delle Chiese
locali nel continente, ma anche lamentare e deplorare una serie di
miserie e di mali nel continente. Dovettero onorare l’eroismo e lo
spirito pionieristico dei missionari, ma anche criticare la mancanza di
impegno e di zelo pastorale del personale ecclesiastico, l’emergere di
tendenze sincretistiche, la proliferazione delle sette, la
politicizzazione dell’islam e la sua intolleranza alle critiche.
Dovettero accogliere con ottimismo l’emergere di democrazie e il
risveglio di una profonda consapevolezza culturale, sociale, economica e
politica nel continente, ma dovettero anche lamentare regimi dispotici e
dittatoriali, malgoverno, corruzione diffusa e un’allarmante aumento
della povertà. La situazione del continente era fortemente ambivalente
quanto paradossale e la rapida successione degli eventi come la fine
dell’apartheid e il triste inizio del genocidio ruandese ben
rappresentavano questo paradosso.
Tenendo conto di questa situazione paradossale in cui il male e la
sofferenza sembravano prevalere sul bene e sulla virtù, il clima
pasquale della I Assemblea Speciale per l’Africa ispirò un messaggio di
speranza per il continente. Con la pubblicazione dell’Esortazione
Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Africa, la Chiesa in Africa ebbe
nuovo impulso e nuovo slancio per la sua vita e attività nel continente
come Chiesa missionaria, ossia Chiesa con una missione. Infatti, il
Sinodo nel suo clima pasquale e l’Esortazione Apostolica Post-sinodale
diedero alla Chiesa in Africa un nuovo impulso che possiamo così
descrivere:
- speranza nel Cristo Risorto, come nuovo impeto per vivere il suo
“programma” e la sua missione evangelizzatrice;
- un nuovo paradigma: la Chiesa come famiglia di Dio, per offrire una
prospettiva, un sistema di valori per vivere il suo “programma”, ma
specialmente per sottolineare l’unità e la comunione di tutti nonostante
le differenze;
- un insieme di priorità pastorali: evangelizzazione come Proclamazione,
evangelizzazione come Inculturazione, evangelizzazione come Dialogo,
evangelizzazione come Giustizia e Pace ed evangelizzazione come
Comunicazione per orientare l’attuazione del proprio “programma” e della
propria missione in un’Africa con un paradossale accostamento di
deplorevoli miserie umane e di straordinari eroismi al di fuori e
all’interno della Chiesa [6].
Perciò il periodo successivo alla pubblicazione dell’Esortazione
Apostolica Post-sinodale ha rappresentato, come riteneva anche Papa
Giovanni Paolo II [7], il tempo dell’approfondimento di questa
esperienza sinodale e di applicazione della Ecclesia in Africa, nello
sforzo perseverante e concertato di ristabilire un rinnovato vigore e
una speranza più concreta in un continente in difficoltà. Questo periodo
post-sinodale ha raggiunto il suo quattordicesimo anno; e, mentre la
situazione del continente, delle sue isole e della Chiesa presenta
ancora alcune delle “luci e ombre” [8] che motivarono il primo Sinodo,
essa è anche notevolmente cambiata. Tale nuova realtà richiede un
appropriato esame in vista di un rinnovato sforzo di evangelizzazione
che esige un approfondimento di alcuni temi specifici importanti per il
presente e il futuro della Chiesa cattolica nel grande continente
africano [9].
Di conseguenza, riuniti nuovamente in una II Assemblea Speciale per
l’Africa quindici anni dopo la prima, dobbiamo radicarci in profondità
nel primo Sinodo [10], consapevoli e desiderosi di esplorare in primo
luogo i “nuovi dati ecclesiali e sociali del continente” [11], che
attualmente influiscono sulla missione della Chiesa nel continente ed
esigono che la Chiesa in Africa, oltre a considerarsi come “testimone di
Cristo” e “famiglia di Dio”, si consideri anche “sale della terra, luce
del mondo” e “a servizio della riconciliazione, della giustizia e della
pace”.
Nuovi dati sociali ed ecclesiali del continente
Dati ecclesiali
a. Subsidia Fidei: è importante notare che lo slancio e l’impulso che la
I Assemblea Speciale per l’Africa ha dato alla Chiesa di questo
continente per rinnovarsi, fortificarsi e radicare più saldamente la
propria speranza nel Signore, è stato considerevolmente favorito da
alcuni eventi ecclesiali successivi e da attività del Papa e della Curia
Romana, che potremmo definire come “subsidia fidei” per la Chiesa. Così,
il “Sinodo sull’Eucaristia” ha affermato la centralità dell’Eucaristia
nella vita della Chiesa-Famiglia di Dio quale simbolo di unità. Il
“Sinodo sul Vescovo: Servitore del Vangelo...” ha ricordato a Vescovi e
Pastori il loro ministero essenziale, quali annunciatori del Vangelo in
seno alla Chiesa-Famiglia di Dio; e il “Sinodo sulla Parola di Dio” ha
ricordato alla Famiglia di Dio il seme eterno e imperituro della sua
nascita. Inoltre le Encicliche del Papa “Deus caritas est”, “Spe salvi”,
“Caritas in veritate”, le sue omelie e i suoi discorsi nel corso della
recente visita apostolica in Africa (Camerun e Angola) hanno offerto
catechesi di inestimabile valore alla Chiesa in Africa. Infine i
dicasteri della Curia Romana hanno tenuto seminari su:
- “La Liturgia” (Kumasi 2007) allo scopo di offrire una guida per una
permanente opera di inculturazione nella liturgia.
- La “Dottrina Sociale della Chiesa” (Dar-es-Salaam 2008) per promuovere
la conoscenza e la diffusione degli insegnamenti sociali della Chiesa.
- “La Migrazione” (Nairobi 2008) per parlare della migrazione e delle
nuove forme di schiavitù.
- I “Lavori delle Commissioni Teologiche delle Conferenze episcopali” (Dar-es-Salaam
2009) per ricordare ai Vescovi l’importanza del loro compito
magisteriale in seno alla Chiesa, anche se si avvalgono di esperti.
Tali incontri hanno accresciuto la consapevolezza della Chiesa in Africa
riguardo alla propria vita e al proprio ministero.
b. La crescita eccezionale della Chiesa in Africa: negli ultimi decenni
(compresi gli anni successivi alla I Assemblea Speciale per l’Africa) è
diventato abituale parlare di una eccezionale crescita della Chiesa in
Africa e gli indicatori, come sottolineano i Lineamenta e l’Instrumentum
laboris, sono diversi. Tuttavia, fra questi segnali di crescita della
Chiesa del continente e delle isole, le vere novità sono:
- L’ascesa di membri africani di congregazioni missionarie a posizioni e
ruoli di guida: membri di consigli, vicari generali e perfino superiori
generali.
- Ricerca dell’autosufficienza da parte delle Chiese locali,
impegnandosi in operazioni economiche in grado di generare profitti
(banche, società finanziarie, compagnie di assicurazioni, agenzie
immobiliari e negozi).
- Un incremento visibile delle strutture e istituzioni ecclesiali
(seminari, università ed istituti cattolici di istruzione superiore,
centri di formazione permanente per i religiosi, i catechisti e i laici,
scuole di evangelizzazione) come pure un aumento di esperti e manager
per il lavoro di ricerca nel campo della fede, della missione, della
cultura e dell’inculturazione, della storia, dell’evangelizzazione e
della catechesi.
Tuttavia la Chiesa in Africa affronta anche terribili sfide:
- Quando si parla di una Chiesa prospera in Africa si dimentica il fatto
che in vaste aree a nord dell’equatore, essa a malapena esiste. La
crescita straordinaria della Chiesa si è verificata soprattutto a sud
del Sahara.
- La fedeltà e l’impegno di alcuni sacerdoti e religiosi alla loro
vocazione.- La necessità di evangelizzare (o ri-evangelizzare) per una
conversione profonda e permanente.
- La perdita di membri che sono passati a nuovi movimenti religiosi o
alle sette. I giovani cattolici vanno all’estero (in Europa e America) e
tornano non cattolici, perché nelle Chiese di quei Paesi non si sono
trovati a loro agio.
- Il calo degli indici di incremento della popolazione nell’Europa
tradizionalmente cristiana e in America.
c. Il Sinodo per l’Africa e il “Simposio delle Conferenze Episcopali
dell’Africa e del Madagascar” (SECAM): l’approfondimento dell’esperienza
sinodale africana nel continente e nelle isole è dipeso in larga misura
da un organismo specifico della Chiesa continentale, il “SECAM”. Durante
il Concilio Vaticano II i Vescovi africani, alla ricerca di mezzi idonei
di cooperazione, diedero vita ad un segretariato che coordinasse i loro
interventi e presentasse al Concilio un punto di vista comune
(africano). Dopo il Concilio e alla presenza di Papa Paolo VI a Kampala
(1969), i Vescovi africani decisero di rendere permanente questo
organismo di cooperazione del Concilio con la creazione del SECAM.
Allora il SECAM era un auspicabile organismo o istituzione permanente
per promuovere l’esercizio di una solidarietà pastorale organica nel
continente da parte dei suoi Pastori. Doveva essere uno strumento dei
vescovi per promuovere nel continente l’ “Evangelizzazione nella
corresponsabilità” [12]; ed è stato a questo organismo che Papa Giovanni
Paolo II ha attribuito l’idea originaria di un Sinodo per l’Africa [13].
Nel corso della II Assemblea Speciale per l’Africa non sarebbe fuori
luogo se i Pastori del continente riesaminassero la necessità
dell’esistenza del SECAM e il loro impegno nei suoi confronti.
Dati sociali
Nel trattare “alcuni punti critici della vita delle società africane”
[14], l’Instrumentum laboris ha individuato e discusso molti di questi
nuovi dati sociali. Vogliamo aggiungere poche note a piè di pagina che
potrebbero essere importanti e lasciare all’assemblea sinodale il
compito di completare il quadro.
d. Note Socio-storiche all’Instrumentum laboris: nel 1963, nel corso di
un incontro dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OAU), i leader
africani decisero di mantenere una delle vestigia dell’era coloniale,
conservando i confini coloniali e la descrizione degli stati,
indipendentemente dal loro carattere artificiale. Tuttavia tale
decisione non è stata seguita da un corrispondente sviluppo del
sentimento nazionalista, che avrebbe fatto sì che le differenze etniche
si arricchissero vicendevolmente e che avrebbe privilegiato il bene
comune della nazione rispetto al campanilismo degli interessi etnici.
Per questo motivo la diversità etnica continua a rappresentare un
focolaio di conflitti e tensioni, che minano perfino il senso di
appartenenza comune alla Chiesa-Famiglia di Dio.
La schiavitù e lo schiavismo, che il mondo arabo portò per primo sulla
costa dell’Africa orientale e che gli europei , in collaborazione con
gli stessi africani, nel XIV secolo incrementarono ed estesero a tutto
il continente, hanno portato a un flusso migratorio forzato di africani.
Oggi le migrazioni volontarie, dettate da vari motivi, dei figli e delle
figlie dell’Africa verso l’Europa, l’America e l’Estremo Oriente, li
pongono in una condizione di occupazione servile che esige la nostra
attenzione e la nostra cura pastorale.
e. Nota socio-politica all’Instrumentum laboris: strettamente legate
agli sviluppi post-coloniali del continente sono state le celebrazioni
di indipendenza e l’emergere di stati e nazioni africane con governi
gestiti da soli africani. L’esercizio del potere politico e del governo
è stato generalmente criticato e spesso viziato da dispotismi,
dittature, politicizzazione della religione o dell’etnia, disprezzo per
i diritti dei cittadini, mancanza di trasparenza e di libertà di stampa,
ecc.
Ma il periodo successivo alla I Assemblea per l’Africa, vale a dire
l’alba del Terzo Millennio, sembrava aver coinciso, nel continente, con
un desiderio emergente degli stessi leader africani di un “Rinascimento
africano” (Thabo Mbeki), “una nuova contemporanea auto-determinazione
africana per la costruzione di una civiltà africana in sintonia con i
dettami dei nostri tempi, vale a dire la crescita economica, la libertà
politica e la solidarietà sociale” [15].
I leader politici africani sembrano determinati a cambiare il volto
dell’amministrazione politica nel continente; e hanno condotto
un’auto-valutazione critica che ha identificato nel malgoverno le cause
della povertà e delle sofferenze dell’Africa. Hanno quindi tracciato un
cammino del buon governo e della formazione della classe politica, in
grado di cogliere la parte migliore delle tradizioni ancestrali africane
e di integrarla con i principi di governo delle moderne società. Hanno
adottato un quadro strategico (NEPAD) per orientare le azioni e guidare
il rinnovamento dell’Africa attraverso delle leadership politiche
trasparenti [16]. Può, la Chiesa in Africa, riconoscere l’impegno
politico dei suoi figli e delle sue figlie e dare loro lo stimolo del
messaggio evangelico, che li sfidi ad essere la “luce delle (loro)
nazioni” e il “sale delle loro comunità”, offrendo una “leadership a
servizio degli altri”?
f. Nota socio-economica all’Instrumentum laboris: il rapporto radicale
tra governo ed economia è chiaro; dimostra che un cattivo governo
produce una cattiva economia. Ciò spiega il paradosso della povertà di
un continente che è senz’altro uno dei più ricchi del mondo di
potenzialità. La conseguenza di questa “equazione governo-economia” è
che quasi nessun paese africano può rispettare i propri obblighi di
bilancio, vale a dire i programmi finanziari nazionali pianificati,
senza ricorrere ad aiuti esterni in forma di obbligazioni o prestiti.
Questo continuo finanziamento dei bilanci nazionali facendo ricorso a
prestiti non fa altro che accrescere un già opprimente debito nazionale.
La Chiesa universale con quella Africana hanno messo a punto una
campagna per cancellarlo nell’anno del Grande Giubileo.
I rapporti economici tradizionali degli stati africani con i paesi
ex-colonizzatori, per esempio il “Commonwealth”, sono stati sostituiti
da altre potenti alleanze economiche tra gli stati africani
individualmente o in blocco con gli Stati Uniti (Millennium Challenge
Account), la Comunità Economica Europea (Lomé Culture, Yaoundé Agreement
e il Cotonou Agreement) [17] e il Giappone (TICAD I-III). Recentemente
la Cina e l’India, assetate di risorse naturali, si sono affacciate
sulla scena manifestando interesse per ogni possibile aspetto delle
economie nazionali africane. Al centro della maggior parte di questi
protocolli e accordi c’è la discussione sul “commercio e sostegno”,
vedendo che i paesi che si sono sviluppati, lo hanno fatto attraverso il
commercio (non solo in “materie prime”), e non in conseguenza di una
“sindrome di dipendenza dagli aiuti”. Rappresentano quindi un motivo di
grande interesse per le giovani economie commerciali africane le
decisioni e le condizioni imposte dall’Organizzazione Mondiale del
Commercio (WTO) e dal mondo sviluppato.
Come già detto sopra, i leader africani hanno recentemente dato vita a
una struttura strategica (NEPAD) [18] che guidi gli accordi economici
dell’Africa, il superamento della povertà e il raggiungimento degli
Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals). Come
afferma il Dr. Uschi Eid, “Soltanto gli stimoli e gli sforzi che nascono
dall’Africa porteranno al successo” [19]. In un certo senso l’uscita
dell’Africa dalla sua agonia economica deve essere opera degli africani
e guidata da loro stessi [20]. Per questo i cuori devono essere
convertiti e gli occhi aperti per trovare nuovi modi di amministrare la
ricchezza pubblica per il bene comune; e ciò spetta alla missione
evangelizzatrice della Chiesa nel continente e nelle isole.
g. Note sociali all’Instrumentum laboris: gli effetti delle suddette
situazioni (storiche, politiche, economiche) determinano lo stato di
salute della società africana (stabile, pacifica, prospera);
costituiscono inoltre le sfide di fondo per la missione evangelizzatrice
della Chiesa nel continente e nelle isole.
Esistono inoltre fenomeni globali e iniziative internazionali, di cui
occorre valutare l’impatto sulla società africana e su alcune delle sue
strutture, che pongono nuove sfide anche alla Chiesa. Mentre
l’importanza che viene data sempre di più al posto e al ruolo delle
donne nella società è un felice progresso, l’emergere nel mondo di stili
di vita, valori, atteggiamenti, associazioni, ecc., che destabilizzano
la società, sono motivo di inquietudine. Essi minano le basi stesse
della società (matrimonio e famiglia), ne riducono il capitale umano
(migrazioni, spaccio di droga, traffico d’armi) e minacciano la vita del
pianeta.
Il matrimonio e la famiglia sono sottoposti a pressioni diverse e
terribili perché venga ridefinita la loro natura e funzione nella
società moderna. I matrimoni tradizionali, che portavano alla creazione
di famiglie, sono minacciati da una crescente proposta di unioni e
rapporti alternativi, privati del concetto di impegno duraturo, di
natura non eterosessuale e senza il fine della procreazione. In alcune
parti del continente questi hanno già i loro paladini all’interno della
Chiesa. Questo attacco al matrimonio e alla famiglia è portato avanti e
sostenuto da gruppi che producono un glossario teso a sostituire i
concetti e i termini tradizionali riguardanti il matrimonio e la
famiglia con nuove espressioni. Lo scopo è quello di stabilire una nuova
etica globale sul matrimonio, la famiglia, la sessualità umana e le
istanze correlate dell’aborto, della contraccezione, di aspetti
dell’ingegneria genetica, ecc.
Spaccio di droga e traffico di armi: alcune parti del continente sono
diventate le vie della droga dall’America Latina all’Europa. Per quanto
riguarda l’Africa occidentale, il traffico di droga viene indicato come
causa principale dell’instabilità e del disordine politico in Guinea
Bissau e ora anche in Guinea. Quando all’inizio di luglio l’esercito
della Guinea ha dichiarato il massimo stato di allerta, lo ha fatto in
seguito a minacce di invasione sostenute dai cartelli della droga.
La droga non passa semplicemente attraverso parti del continente e delle
isole, ma ha trovato consumatori ovunque. L’uso di droghe e la
tossicodipendenza tra i giovani sta rapidamente diventando la maggior
causa di dispersione del capitale umano in Africa e nelle isole, seconda
solo alla migrazione, ai conflitti e alle malattie, quali l’Aids/HIV e
la malaria.
Strettamente connesso al traffico di droga e all’avventurismo politico è
il traffico di armi: sia di piccolo calibro che pesanti. La Chiesa in
Africa, riunita in Assemblea Speciale si unisce alla Santa Sede nel
sostenere con soddisfazione le iniziative delle Nazioni Unite volte a
fermare il traffico illegale di armi e a rendere il commercio
legalizzato degli armamenti più trasparente. Essa sostiene in modo
particolare lo studio che è in corso per la messa a punto di un trattato
giuridicamente vincolante sull’importazione, l’esportazione e il
passaggio di armi convenzionali attraverso l’Africa.
Ambiente e cambiamenti climatici: la nube discontinua di smog che copre
la maggior parte dell’Africa orientale, accompagnata da una diminuzione
delle precipitazioni, da siccità e carestia, è spesso considerata un
effetto del Niño. Ma essa evidenzia quanto siano dure le condizioni
climatiche del continente in generale e quanto negativamente il precario
equilibrio ecologico di alcune parti dell’Africa possa essere
influenzato dai “cambiamenti climatici” osservati nel pianeta. Per
questo motivo i vertici delle Nazioni Uniti e mondiali sui cambiamenti
climatici, l’emissione di gas serra, l’assottigliamento dello strato di
ozono, come quello che si terrà a dicembre a Copenaghen, devono poter
contare sull’orante sostegno dell’Africa, mentre si prepara a scoprire e
a sviluppare sorgenti alternative di energia pulita (sole, vento, onde
marine, biogas, ecc.).Al termine di questo esame, che è certamente
incompleto, è chiaro che, nonostante il continente e la Chiesa nel
continente non siano ancora usciti dalle difficoltà, possono però almeno
in parte rallegrarsi per i loro successi e i risultati positivi e
iniziare a ricusare le generalizzazioni stereotipate sui conflitti,
carestie, corruzioni e malgoverni. I quarantotto Paesi che costituiscono
l’Africa sub-sahariana presentano grandi differenze nelle situazioni
delle loro Chiese, dei loro governi e della loro vita socio-economica.
Di queste quarantotto nazioni, solo quattro, la Somalia, il Sudan, il
Niger e parti della Repubblica Democratica del Congo, sono attualmente
in guerra, e almeno due di queste lo sono a causa di interferenze
straniere: la Repubblica Democratica del Congo e il Sudan. Va detto che
vi sono meno guerre in Africa che in Asia.
I mercanti di guerra e i criminali di guerra vengono sempre di più
denunciati, processati e perseguiti. Un ufficiale della Repubblica
Democratica del Congo è stato processato: Charles Taylor della Liberia
sta affrontando la corte internazionale.
La verità è che l’Africa è stata accusata per troppo tempo dai media di
tutto ciò che viene aborrito dall’umanità; è tempo di “cambiare marcia”e
di dire la verità sull’Africa con amore, promuovendo lo sviluppo del
continente che porterà al benessere di tutto il mondo [21]. I paesi del
G-8 e i paesi del mondo devono amare l’Africa nella verità! [22].
Generalmente considerata alla decima posizione nella graduatoria
dell’economia mondiale, l’Africa rappresenta tuttavia il secondo mercato
mondiale emergente dopo la Cina. Per questo motivo, come l’ha definita
il summit del G-8 da poco concluso, è il continente delle opportunità. E
ciò dovrebbe valere anche per le popolazioni del continente. Si spera
che la ricerca della riconciliazione, la giustizia e la pace, che è
eminentemente cristiana per il fatto di essere radicata nell’amore e
nella misericordia, ristabilisca l’unità della Chiesa-Famiglia di Dio
nel continente e che quest’ultima, in quanto sale della terra e luce del
mondo, guarisca “il cuore ferito dell’uomo, in cui si annida la causa di
tutto ciò che destabilizza il continente africano” [23]. In tal modo il
continente e le sue isole comprenderanno le opportunità e i doni dati
loro da Dio.
II. Dall’essere “Famiglia di Dio (evangelizzatori) all’essere servitori
(ministri = diakonoi) della riconciliazione, della giustizia e della
pace”
Come precedentemente osservato, quando la I Assemblea speciale per
l’Africa si riunì per riflettere sull’evangelizzazione nel continente e
nelle isole alle soglie del terzo millennio della fede cristiana, adottò
la Chiesa-Famiglia di Dio come il principio guida dell’evangelizzazione
in Africa [24]. L’immagine della Chiesa-Famiglia di Dio evocava valori
come sollecitudine verso gli altri, solidarietà, dialogo, fiducia,
accoglienza e calore nei rapporti. Evocava tuttavia anche le realtà
socioculturali di genitorialità, procreazione e filiazione, affinità e
fraternità, come pure una rete di rapporti che derivavano da queste
realtà sociali e in cui i membri si riconoscevano. I rapporti
costituiscono la vita di comunione della famiglia, ma richiedono ai
membri un impegno, il cui compimento rappresenta allo stesso tempo la
loro giustizia e rende le relazioni armoniose e pacifiche. Tuttavia,
quando tali esigenze del rapporto non vengono rispettate, la giustizia
viene violata e la vita di comunione risulta offesa, danneggiata,
menomata.
L’Instrumentum laboris ne tiene conto e mette in rilievo le numerose
sfide alla comunione e all’ordine sociale che il disprezzo per le giuste
esigenze di relazione pone al continente. In questi casi la
riconciliazione rappresenta il ristabilimento della comunione e del
giusto ordine; ed essa prende la forma di restaurazione della giustizia
che sola ristabilisce pace ed armonia nella Chiesa-Famiglia di Dio e
nella famiglia della società.
Quanto segue si propone di contribuire alla discussione del tema
sinodale, fornendo brevi riferimenti biblici ai termini del tema allo
scopo di radicare le istanze dei termini e la loro interazione nei
rapporti umani (nella società umana) prima e, soprattutto, nel rapporto
di Dio con l’uomo (umanità).
a. Servi (diakonoi) di Riconciliazione come Ripristino della Giustizia
Nelle Scritture. La riconciliazione è una iniziativa divina, un moto
libero e gratuito di Dio nei confronti dell’umanità; e il suo scopo è
quello di sanare e di ristabilire la comunione sancita dall’alleanza,
che viene minacciata e infranta dal peccato.
L’insegnamento di San Paolo ai Corinzi sull’argomento è illuminante:
“Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono
passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che
ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il
ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé
il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando
a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da
ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi
supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor
5, 17-20).
La Riconciliazione quindi è un atto divino di cui noi (umanità) facciamo
esperienza e in questa esperienza diventiamo suoi strumenti e
ambasciatori.
L’esperienza di Riconciliazione degli Apostoli
I Vangeli hanno presentato la vita e il ministero di Gesù come l’opera
di salvezza del Padre per l’umanità. I discepoli di Gesù sono stati i
primi a essere chiamati a sperimentare l’offerta di salvezza del Padre
in Gesù e l’hanno fatto in vari modi, anche attraverso il perdono e la
riconciliazione. Il saluto di “pace” di Gesù ai discepoli la mattina
della Resurrezione (Gv 20, 19-21), per esempio, rappresentava il perdono
del loro tradimento e del loro abbandono di Gesù, e allo stesso tempo il
ristabilimento dell’amicizia.
Gesù non ha preteso un’ammissione di colpa da parte dei discepoli. Non
c’è stata alcuna richiesta di perdono e non sono state porte scuse.
C’era solo una luce benevola che brillava su tutte le loro mancanze.
Sono stati offerti un perdono gratuito e un riconciliante augurio di
pace.
La Riconciliazione qui è un gesto conciliatorio gratuito e immeritato in
cui l’offeso (Gesù) va incontro ai colpevoli (i discepoli). Incaricati
ora di predicare il Vangelo fino ai confini della terra, i
discepoli-apostoli di Gesù hanno assolto la loro missione di
“evangelizzatori che sono stati evangelizzati” e di “ambasciatori della
riconciliazione che hanno fatto esperienza della riconciliazione”.
L’esperienza di Riconciliazione di Paolo
Più tardi Paolo prosegue l’opera dei discepoli-apostoli di Gesù come
predicatore dello stesso dono di salvezza in Gesù. Tuttavia, avendo
ricevuto l’incarico di annunciare Gesù nelle particolari circostanze del
suo incontro con il Signore risorto sulla via di Damasco, anche Paolo
comprende che l’offerta di salvezza in Gesù da parte del Padre è l’atto
di riconciliazione del Padre [25]. Infatti, come egli stesso ammette:
“Io che per l'innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un
violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo,
lontano dalla fede; così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato
insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù” (1 Tm 1, 13-14).
Per Paolo, quindi, l’esperienza della salvezza ha rappresentato anche un
passaggio dall’ostilità e l’inimicizia verso Cristo e la sua Chiesa alla
fede in Cristo e alla fratellanza con la sua Chiesa. Questo passaggio
dall’inimicizia alla fratellanza costituisce la riconciliazione ed è
un’esperienza immeritata che solo Dio può suscitare in una persona. In
questo, Paolo ha considerato se stesso un esempio per coloro che
avrebbero creduto in Cristo (cf. 1 Tm 1, 16).
Riconciliazione con Dio (verticale) e tra gli Esseri Umani (orizzontale)
In Gesù: nella sua vita e nel suo ministero ma in particolare nella sua
morte e risurrezione, Paolo ha visto Dio Padre riconciliare il mondo
(tutte le cose in cielo e sulla terra) a sé, cancellando i peccati
dell’umanità (cf. 2 Cor 5, 19; Rm 5, 10, Col 1, 21-22). Paolo ha visto
Dio Padre riconciliare giudei e gentili a sé in un solo corpo attraverso
la croce (Ef 2, 16). Ma Paolo ha anche visto Dio riconciliare giudei e
gentili creando, dei due, un solo uomo nuovo (Ef 2, 15; 3, 6). In tal
modo l’esperienza della riconciliazione stabilisce la comunione su due
livelli: comunione tra Dio e umanità e, poiché l’esperienza della
riconciliazione rende noi (umanità riconciliata) anche “ambasciatori
della riconciliazione”, essa ristabilisce pure la comunione tra gli
uomini.
Riconciliazione tra Dio e Umanità
La creazione dell’umanità a immagine e somiglianza di Dio, la scelta di
Israele come “parte e eredità di Dio”, la redenzione dell’umanità in
Cristo e il sigillo dello Spirito Santo (cf. Ef 1, 13; 4, 30) conducono
l’umanità alla comunione con Dio.
Quando l’umanità è alienata e lontana da Dio a causa del peccato
(disobbedienza, idolatria, rifiuto di Gesù), la riconciliazione si
concretizza nel perdono; e questa è l’opera di Dio [26].
È Dio che ha inaugurato la riconciliazione con Israele e l’umanità,
peccatori e distanti, riconducendoli a sé (Sal 80, 3, 7, 19; Os 11; 14)
“perché noi fossimo a lode della sua gloria” (Ef 1, 12) e secondo “Dio
nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4, 24); e Gesù “Colui che non
aveva conosciuto peccato... Dio lo trattò da peccato in nostro favore”
(2 Cor 5, 21; Gal 3, 13; Rm 8, 5) resta il nostro tramite per la
riconciliazione. La quale, comunque, è opera dell’amore di Dio.
La Riconciliazione in seno alla Famiglia Umana
Ricordando brevemente la storia di Gesù e Zaccheo (Lc 19), si comprende
che l’incontro tra Gesù e Zaccheo non ha portato soltanto a una
conversione che ha stabilito la comunione tra Zaccheo e il Signore.
Questo incontro ha portato anche a una conversione che ha ristabilito il
rapporto di Zaccheo con la sua gente. In questa nuova relazione è
cambiata anche la sua visione della sua gente: erano fratelli che non
dovevano essere sfruttati o defraudati.
La Riconciliazione quindi non si limita a Dio che attira a sé un’umanità
alienata e peccatrice in Cristo attraverso il perdono dei peccati e
l’amore. Costituisce anche il ristabilimento delle relazioni tra le
persone tramite la composizione delle differenze e l’abbattimento degli
ostacoli nei rapporti attraverso l’esperienza dell’amore di Dio. Questa,
infatti, è la caratteristica propria della riconciliazione nel ministero
di Gesù Cristo. D’altro canto, le Scritture riportano diverse forme di
riconciliazione attraverso accomodamenti [27], quali:
- il colpevole ammette l’errore e chiede perdono, riconoscendo così che
l’offeso è nel giusto (virtuoso) [28];
- il colpevole nega l’errore e si dà avvio a una mediazione per
stabilire chi è nel giusto;
- l’offeso perdona unilateralmente e fa cessare le ostilità, stabilendo
la pace e la riconciliazione.
In tutti questi casi tuttavia la riconciliazione, come passaggio
dall’inimicizia alla pace, dall’alienazione alla comunione, non è un
sacrificio dei diritti e non si sostituisce alla giustizia. Piuttosto,
il ripristino della giustizia è il suo frutto.
In sostanza la riconciliazione dell’umanità ancora alienata può assumere
la forma di ebrei e gentili che si riuniscono come eredi del regno (Ef
2, 13-15). Può prendere la forma di membri di una comunità di culto che
armonizzano le proprie differenze e sono in pace gli uni con gli altri (Mt
5, 23-26; 1 Cor 3, 3); può prendere anche la forma di membri di una
comunità che si perdonano reciprocamente le offese (Mt 18, 15; Lc 17,
3-4) e che non nutrono rabbia e rancori (Ef 4, 26). Attraverso il
perdono, i membri della famiglia umana costruiscono una comunità di
riconciliati (Ef 2, 16-19), il cui perdono reciproco riflette quello del
Padre nei cieli (Mt 6, 12, Lc 11, 4), il quale ha dato avvio alla nostra
riconciliazione con il suo amore e la sua misericordia.
Una prospettiva per l’Instrumentum laboris
Esiste una spiritualità di riconciliazione nell’Instrumentum laboris che
può ispirare la discussione e che deve diventare la disposizione del
servitore della riconciliazione. Infatti in una Chiesa che è una
famiglia in comunione, la riconciliazione non diventa uno status o
un’azione, bensì un processo dinamico, un compito da intraprendere ogni
giorno, un obiettivo da raggiungere, un tentativo continuo di ricomporre
con l’amore e la misericordia, amicizie interrotte, legami fraterni,
speranza e fiducia [29].
b. Servitori (diakonoi) della Giustizia (rettitudine)
Il frutto della riconciliazione tra Dio e gli uomini e all’interno della
famiglia umana (tra uomo e uomo), come osservato precedentemente, è il
ristabilimento della giustizia e delle giuste esigenze dei rapporti. È
allo stesso tempo etico e religioso e scaturisce dall’amore e dalla
misericordia.
False forme di giustizia
Il concetto di giustizia si è secolarizzato per significare:
- solamente la legge del più forte;
- un compromesso sociale per evitare mali peggiori; e
- la virtù dell’imparzialità nell’applicazione generale della legge,
senza alcun riguardo per la giustizia naturale [30].
L’affermarsi dello “spirito del capitalismo” è andato ad aggiungersi
all’alienazione del concetto di giustizia da ogni radice trascendentale
[31]. L’etica dell’economia, per esempio, era razionalista e
individualista. Suo scopo principale era il profitto e non teneva conto
delle esigenze della solidarietà, dell’ “ordo amoris” e di tutti i
vincoli religiosi ed etici. Di conseguenza, l’intera nozione di
giustizia sociale è stata eliminata e la giustizia applicata a stesure
di contratti negoziati conformemente alla legge della domanda e
dell’offerta, senza restrizioni per le imprese individuali. Lo stato ha
solo applicato l’ordine pubblico e il rispetto dei contratti rimanendo
rigorosamente neutrale riguardo al loro contenuto [32].
Invece la giustizia della diakonia cristiana rappresenta il giusto
ordine delle cose e il rispetto delle giuste esigenze dei rapporti. È la
giustizia e la rettitudine di Dio e del suo regno (Mt 6, 33).
Tuttavia, nell’attuale situazione di peccato umano e di cuori feriti,
l’Antico Testamento è saldo nella sua visione secondo cui la giustizia
non può giungere all’uomo attraverso la sua forza, ma è un dono di Dio;
il Nuovo Testamento sviluppa più pienamente questa visione, facendo
della giustizia la suprema rivelazione della grazia salvifica di Dio.
Il Senso della “Rettitudine del Regno” [33]
La rettitudine, o la giustizia del regno, non è una giustizia
retributiva, sebbene questo sia talvolta il senso della sua attribuzione
a Dio (Ap 15, 4; 19, 2, 11; 16, 5-6; Eb 6, 10; 2 Ts 1, 6).
Non ha neanche il significato di “conformità a una norma o a un insieme
di norme”. Almeno, non è questo il suo principale significato e in
questo senso non può mai essere applicato a Dio.
Presentata diversamente come tsedaqah e tsedek, la giustizia
(rettitudine) è l’adempimento dell’esigenza di rapporto sia con Dio che
con gli uomini [34]; e quando Dio o l’uomo corrispondono alle condizioni
imposte su di lui (lei) dal rapporto, lui (lei) in termini biblici è
“giusto” (tsadiq/dikaios).
Fondamentalmente, tre eventi spiegano tutte le relazioni che esistono
tra Dio e gli uomini e tra uomo e uomo; essi sono:
- la creazione dell’umanità “a sua immagine e somiglianza” (Gn 1, 26-27)
che fa degli esseri umani creature di Dio. Lo stesso atto della
creazione tuttavia postula per l’umanità un’origine e una paternità
comuni che lega profondamente tutti i membri della famiglia umana l’uno
all’altro, come fratelli e sorelle [35];
- l’alleanza-elezione di Dio nei confronti di Israele che fa di Israele
“il primogenito di Dio”, “la sua eredità”, “la sua porzione”. Essa rende
inoltre anche i figli di Israele “fratelli” (Dt 15, 11-12);
- la nuova alleanza nel sangue di Cristo, per cui tutti i seguaci di
Cristo portano il “sigillo dello Spirito Santo” (Ef 1, 13-14) che li
rende “templi dello Spirito Santo” e “dimora di Dio”.
Queste sono le basi dei rapporti tra Dio e gli uomini nei diversi
momenti della storia. E sono iniziative di Dio e atti del suo amore. In
tal senso, la rettitudine è una giustizia radicale ed esauriente di
natura religiosa che esige che gli uomini si abbandonino a Dio
nell’obbedienza e nella fede e che rende ogni peccato una “injuria”,
un’ingiustizia e un’empietà. Esige anche che l’uomo risponda alle giuste
esigenze del rapporto che intrattiene a motivo della creazione e della
fratellanza universale degli uomini e in virtù della salvezza e della
chiamata comune alla santità e alla filiazione in Cristo.
Rettitudine (giustizia) basata sulla creazione
La questione riguardo a dare a Cesare quel che è di Cesare (Mt 22,
15-22; Mc 12, 13-17; Lc 20, 20-26) ha dato a Gesù l’opportunità di
definire il rapporto fondamentale fra Dio e l’uomo come giustizia
(rettitudine).
Secondo la risposta di Gesù il denaro apparteneva a Cesare poiché recava
il marchio di proprietà ossia la sua effige e la sua iscrizione. Nella
giustizia, il possesso della moneta da parte di Cesare doveva essere
riconosciuto e sostenuto; per cui “date a Cesare quel che è di Cesare”.
La seconda parte della risposta di Gesù affronta la questione
fondamentale, se Dio riceve ciò che gli è dovuto da coloro che recano la
sua “immagine e somiglianza” ossia gli esseri umani (Gn 1, 26-27).
L’appartenenza dell’umanità a Dio in virtù della sua creazione a
“immagine e somiglianza di Dio” è la base della vita di comunione tra
Dio e gli uomini; e assume la forma della giustizia: l’umanità che dà a
Dio ciò che gli è dovuto. Nelle Scritture l’umanità dà a Dio ciò che gli
è dovuto quando l’uomo “obbedisce alla voce di Dio”, “crede in Lui”, Lo
“teme” e “Lo adora”; quando ciò non avviene l’umanità deve mostrare che
si “converte” (At 17, 30).
Analogamente la paternità comune degli uomini (At 17, 28-29) impone a
ciò un “ordo amoris” di solidarietà e di fratellanza universale che è
sostenuto dalla giustizia nei rapporti.
Rettitudine (giustizia) basata sulle alleanze di Dio
Le diverse alleanze nell’Antico Testamento hanno istituito diversi
rapporti fra Dio e:
- gli individui: Abramo (Gn 17, 4), Isacco (Gn 17, 19, 21), Giacobbe (Es
6, 4), Davide (2Cr 21, 7);
- le tribù e le famiglie: Abramo (Gn 17, 11), Davide (2 Sam 7) e
- il popolo d’Israele (Dt 4, 12-13, quindi Es 19-20;24, 8; Lev 24, 8; Is
24, 5).
Alcune delle alleanze dell’Antico Testamento esprimono anche i rapporti
fra gli esseri umani: Isacco e Abimelek (Gn 26, 28-29), Giacobbe e
Làbano (Gn 31, 44), Davide e Giònata (1 Sam 20, 16).Le alleanze hanno
stabilito rapporti speciali che hanno posto agli interessati delle
esigenze [36]; e la giustizia (rettitudine) era l’osservanza delle
esigenze dei rapporti che assicuravano la fratellanza e la comunione,
verticalmente fra Dio e gli uomini e, orizzontalmente, fra le persone.
Nella Bibbia, i termini opposti sono “malvagio” (malfattore) e
“malvagità” (rasha’); e denotano il male commesso contro la persona con
cui si è in rapporto. Pertanto i “malvagi” distruggono la comunità
(comunione) non adempiendo alle esigenze del rapporto comunitario [37].
Le alleanze tra Dio e gli individui e il popolo di Israele erano
iniziative di Dio che coinvolgevano gli individui, le famiglie e il
popolo di Israele in un rapporto speciale e richiedevano che essi
vivessero le esigenze del rapporto nei confronti di Dio e tra di loro.
L’esigenza/le esigenze del rapporto era/erano, da un lato, la
sottomissione nella fede e nella fiducia all’offerta di Dio espressa
talvolta attraverso la celebrazione di un semplice rito di circoncisione
(Gn 17,10-11) ma spesso attraverso l’osservanza delle leggi (torah) di
Dio (Es 19, 5; Dt 7, 9, ecc.). D’altra parte, gli israeliti dovevano
adempiere a certe esigenze tra loro (giustizia sociale) in virtù del
loro rapporto di alleanza con Dio.
Con i suoi numerosi peccati e violazioni delle esigenze del suo rapporto
di alleanza con Dio Israele ha agito in modo ingiusto (injuria) e si è
collocato al di fuori del rapporto. Non poteva più avere nessuna pretesa
nei confronti di Dio quale partner dell’alleanza. Se Dio ha continuato a
trattarlo come partner dell’alleanza è stato perché ha ignorato la sua
violazione “facendolo ritornare” (Sal 80, 3, 7, 19).
Israele, da parte sua, non poteva fare altro che confessare i propri
peccati e permettere a Dio di riportarlo indietro. Era questo il tema
principale di Osea e dei profeti post-esilio. La rettitudine di Dio
consisteva quindi nel suo giustificare Israele: riportare Israele nel
rapporto di alleanza nonostante le sue mancanze. Da parte sua, la
rettitudine di Israele consisteva nel confessare i propri peccati
riconoscendo le sue mancanze e accettando nella fede la generosa offerta
di Dio della salvezza.
Rettitudine (giustizia) basata sulla Nuova Alleanza in Cristo
È su questa linea che Giovanni Battista ha inaugurato il suo ministero;
e il suo ministero ha adempiuto a ogni giustizia nel senso che il
pentimento e la confessione dei peccati che esso richiedeva erano
l’ammissione di Israele (dell’umanità) di non riuscire a essere fedele
alle esigenze dell’Alleanza, la sua esperienza immeritata di ricevere
comunque il perdono giustificatore e il favore di Dio e il
riconoscimento che Dio agisce solo per amore e misericordia. Quando
dunque Gesù si è fatto battezzare da Giovanni si è unito all’umanità per
professare tutto quanto detto sopra come giustizia di Dio. È per questo
che si dice che Gesù ha adempiuto a ogni giustizia!
In Gesù e nel suo ministero si vedono due cose:
- la rivelazione della giustizia come grazia giustificatrice di Dio che
ignora le giuste esigenze del rapporto dell’Alleanza e reintegra
l’umanità per misericordia [38] e amore in un rapporto di Alleanza.
Poiché “Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò
non viene da voi, ma è dono di Dio” (Ef 2, 8).
- Il dono dello Spirito di Gesù alla Chiesa e ai suoi membri che
consente loro di rispondere alla giustizia (rettitudine) di Dio nella
fede e di diventare la “giustizia di Dio in Cristo” (2 Cor 5, 21),
“giustificandosi” a loro volta l’un l’altro per misericordia e amore
[39]: ignorando i loro peccati e la violazione dei diritti, i rapporti
socio-politici, ecc. e ripristinando in tal modo la comunione della
famiglia di Dio e della famiglia della società.
Questo senso di giustizia e di rettitudine suggerisce che l’invito
dell’Instrumentum Laboris a essere servitori della giustizia è anzitutto
e soprattutto un invito a un’esperienza spirituale: l’esperienza della
giustificazione (grazia giustificatrice) di Dio nella fede e a
testimoniarla nella Chiesa e nella società giustificando gli altri. In
quale altro modo i dolori e le molteplici lacerazioni che la gente
sperimenta nel continente possono essere guariti e può essere
ripristinata la comunione?
c. Servitori/Ministri (diakonoi) della pace: il Catechismo della Chiesa
Cattolica ripete l’insegnamento di Sant’Agostino secondo cui “la pace è
la tranquillità dell’ordine” [40]. E prosegue spiegando come “il
rispetto e lo sviluppo della vita umana rchiedono la pace” e come sono
“frutto della giustizia ed effetto della carità” [41].
La Pace come opera di Giustizia
Giustizia (rettitudine), come abbiamo visto sopra, è un concetto di
rapporto, e il giusto è colui/colei che adempie alle esigenze postegli
dal rapporto che intrattiene.
Nel caso della corrotta Israele e dell’umanità caduta (Rm 5, 6 ss), che
Dio ha giustificato in Cristo imputando loro la rettitudine, la loro
giustizia (rettitudine) consisteva nel riconoscimento del loro bisogno
della grazia giustificatrice di Dio e la loro sottomissione ad essa
nella fede; e questo sembra precisamente essere l’atteggiamento che
predispone l’umanità alla pace di Dio nel Vangelo. Infatti, quando alla
nascita di Gesù, l’angelo annuncia la venuta della Pace di Dio in
terra,essa era destinata solo a coloro “che Egli ama” (Lc 2, 14).
“La Pace” è destinata, in terra “agli uomini che Egli ama” (Lc 2, 14) e
il significato della frase “agli uomini che Egli ama” è, secondo alcuni
autori, “chiunque riceverà la grazia di Dio e risponderà con fede” [42].
Questo significato della frase, come ricordiamo, coincide con il senso
del “giusto” e “retto” di cui si è detto, e sembrerebbe quindi che i
“giusti” (retti), in quanto disposti ad accettare nella fede ciò che Dio
opera, sono anche coloro sui quali, in terra, riposa la “pace” di Dio.
Inoltre, sembrerebbe che quanti sperimentano la pace di Dio siano
proprio coloro che sono disposti a realizzare la pace sulla terra,
adempiendo alle esigenze poste dai rapporti che vivono.
È qui evidenziata la stretta relazione tra pace e giustizia
(rettitudine), che Isaia vede (Is 32, 17), che il Salmista canta (Sal
85, 10) e che Paolo vede in ogni cristiano che è a posto (giustificato)
dinanzi a Dio in Cristo. “Giustificati dunque per la fede, noi siamo in
pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo...” (Rm 5, 1).
Dunque la pace viene dal cielo. È un dono di Dio ed è strettamente
collegato con la sua giustizia/rettitudine. Anche in terra viene
rivelata come dono di Dio dall’alto e viene donata ai giusti/retti (“gli
uomini che egli ama”).
La pace come effetto della Carità (l’amore di Dio in Cristo)
Poiché la “pace” è stata così strettamente collegata con l’alleanza e
con il vivere le sue esigenze, quando il popolo di Dio non ha rispettato
l’alleanza, anche la “pace” è stata allontanata. È stato di nuovo
necessario l’intervento di Dio scaturito dalla sua amorevole
misericordia per portare la “pace” al suo popolo; ed è in questo senso
che gli scritti post-esilio di Israele cominciano a vedere la “pace”
come generata dalla punizione del servo di Dio “Il castigo che ci dà
salvezza si è abbattuto su di lui” (Is 53, 5).
Gesù Cristo nella sua missione e ministero, ha realizzato la visione
degli ultimi profeti d’Israele. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da
dare il suo Figlio” (Gv 3, 16); e dopo essere stato “messo a morte per i
nostri peccati” (Rm 4, 25), il Figlio di Dio è diventato la nostra
“pace”. Dunque se la “pace” viene da Dio (Gal 1, 3; Ef 1, 2; Ap 1, 4) ed
è di Dio (Fil 4, 7; Col 3, 15; Rm 15, 33) è Cristo che è quella “pace” (Ef
2, 14). È Lui che la proclama e la stabilisce (Ef 2, 17) ed è Lui la
presenza di Dio che porta la pace che il mondo non può dare.
Il significato della Pace di Cristo
La “pace” non ha solamente un significato laico, di assenza di conflitto
(Gn 34, 21, Gs 9, 15; 10, 1,4; Lc14, 32), presenza di armonia nella casa
e nella famiglia (Is 38, 17, Sal 37, 11, 1 Cor 7, 15, Mt 10, 34; Lc 12,
51), sicurezza e prosperità individuale e comunitaria (nazionale) (Gdc
18, 6; 2 Re 20, 19; Is 32, 18). La “pace” non è solo quando gli esseri
umani e le società adempiono ai rispettivi doveri e riconoscono i
diritti di altre persone e società” [43] e non è neanche uno dei
risultati dell’impegno per la giustizia [44]. La “pace” trascende
fondamentalmente il mondo e gli sforzi umani [45]. È un dono di Dio (Is
45, 7; Nm 6, 26) donato ai “retti/giusti”.
Normalmente espresso con “shalom” (Antico Testamento) e “eirēnē” (LXX e
Nuovo Testamento), ogni genere di “pace” è una totalità determinata da
Dio e donata “agli uomini che egli ama”, cioè i giusti e i retti.
Dunque, quando Gesù ha perdonato il peccatore (Lc 7, 50) e guarito
l’ammalata (Mc 5, 34), li ha mandati via “in pace”: “andate in pace”.
“Andate in pace” non era soltanto una benedizione di congedo, ma
l’offerta di shalom. Ai perdonati e ai guariti non veniva solo
restituita l’integrità del corpo, venivano anche rimessi in pace con Dio
per mezzo della loro fede e completamente risanati davanti a Dio e alla
comunità [46].
Quest’ultimo è anche il significato del saluto di “pace” di Gesù ai suoi
discepoli la mattina della resurrezione (Gv 20, 19-21). Era il perdono
del loro tradimento di Gesù e anche il ripristinare l’amicizia. Gesù non
aveva bisogno di un’ammissione di colpa da parte dei suoi discepoli. Non
c’è stata nessuna richiesta di perdono e nessuna scusa è stata
presentata. Semplicemente sono state benevolmente ignorate tutte le
mancanze. Invece, è stato concesso un perdono gratuito e un segno
conciliatorio di “pace”.
La “pace” di Gesù è la nostra pace per la quale egli si è assunto i
nostri castighi (Is 53, 5). È perciò un ripristino gratuito e immeritato
dell’interezza e della comunione con Dio e con gli uomini e viene
ricevuto da tutti coloro che lo accolgono come grazia di Dio e
rispondono con fede, cioè da “coloro che egli ama” (i giusti/retti).
Paolo esorta le sue comunità cristiane a perseguire la pace (Rm 14, 19;
Ef 4, 3; Eb 12, 14) come giuste portatrici in terra della pace di Cristo
e ad essere in pace gli uni con gli altri (Rm 12, 18; 2 Cor 13, 11),
proprio come ora l’Instrumentum laboris auspica che faccia la Chiesa in
Africa. Ma è anche in qualità di giusti portatori in terra della pace di
Cristo che dobbiamo ricordare, come abbiamo già fatto per la
“giustizia”, che la “pace” è un atto che va oltre la giustizia in senso
stretto ed esige amore [47]. Essa deriva dalla comunione con Dio ed è
tesa al benessere dell’uomo (umanità). Perciò, nell’invitare la Chiesa
in Africa e sulle isole a essere “ministri (servitori) della
riconciliazione, della giustizia e della pace”, dopo l’invito del Primo
Sinodo alla Chiesa a vivere nella comunione della Chiesa-Famiglia di
Dio, il Secondo Sinodo invita la Chiesa a sperimentare quelle virtù che
fondano la nostra comunione con Dio e a testimoniare/vivere le stesse -
ovvero la riconciliazione, la giustizia e la pace attraverso l’amore e
la misericordia - nel continente. Le implicazioni di questo ministero
sono ciò che il (tema del) Sinodo ora spiega con i simboli del sale e
della luce: sale della terra e luce del mondo.
III. Dall’essere “testimoni di Cristo” (At 1, 8) all’essere “sale della
terra” e “luce del mondo” (Mt 5, 13-14).
Raccogliendo i frutti del Primo Sinodo nell’Ecclesia in Africa, Papa
Giovanni Paolo II ha esaltato la “testimonianza” come elemento
essenziale della cooperazione missionaria e ha ricordato alla Chiesa
africana che Cristo non solo lancia ai suoi discepoli in Africa la sfida
di testimoniarlo, ma dà loro lo stesso mandato che ha affidato ai suoi
apostoli il giorno dell’Ascensione: “Di me sarete testimoni” (At 1, 8)
in Africa [48].
Dunque, paragonando i discepoli di Cristo in Africa al sale e alla luce,
il Santo Padre afferma: “Ai nostri giorni, nel contesto di una società
pluralista, è soprattutto grazie all'impegno dei cattolici nella vita
pubblica che la Chiesa può esercitare un'influenza efficace. Dai
cattolici, siano essi professionisti o insegnanti, uomini d'affari o
funzionari, agenti di sicurezza o politici, ci si aspetta che
testimonino bontà, verità, giustizia e amore di Dio nelle loro attività
di ogni giorno. Il compito del fedele laico [...] è quello di essere il
sale e la luce nella vita quotidiana, specialmente laddove è il solo a
poter intervenire”[49].
“Sale della terra” e “luce del mondo” dunque erano le immagini/metafore
in cui il Papa ha fissato la sua visione delle attività missionarie
della Chiesa in Africa e nelle isole. Questo Sinodo ora invita la Chiesa
in Africa a intendere il suo servizio di riconciliazione, giustizia e
pace nel continente come l’essere “sale della terra” e “luce del mondo”.
Servi (diakonoi) della Riconciliazione, della Giustizia e della Pace
come “sale della terra”
La metafora “sale” che Gesù usa nei Vangeli sinottici (Mt 5, 13; Mc 9,
50; Lc 14, 34) per descrivere la peculiarità della vita dei suoi
discepoli, è polivalente. Ha molti significati. Dunque, poiché il “Mar
Morto” è detto anche “mare di sale” (Gn 14, 3), per coloro che vivono
vicino al “Mar Morto”, “sale” può significare “morte” (cfr. Gn 19, 26).
Dio, il Signore della vita, comunque, sanerà le acque del “mare di sale”
con l’acqua del tempio e darà loro vita (Ez 47). In un altro senso, il
sale ha un potere di conservazione. Esso dà sapore e conserva il cibo (Gb
6, 6; Mt 5, 13; Lc 14, 34) e, in senso correlato, come nel caso della
purificazione di Eliseo delle acque di Gerico (2 Re 19, 22), il sale ha
anche un potere purificatore.
L’uso del sale per suggellare amicizia e patti nel mondo dell’Antico
Testamento (Esd 4, 14) sembra essere alla base dell’uso, da parte di
Dio, di immagini per esprimere il permanere e la stabilità delle
disposizioni riguardanti il sostentamento dei sacerdoti nell’Antico
Testamento: “È un’alleanza inviolabile, perenne, davanti al Signore ...”
(Nm 18, 19). L’uso del sale in occasioni di alleanza può dunque essere
alla base dell’invito di Gesù ai suoi discepoli: “Abbiate sale in voi
stessi e siate in pace gli uni con gli altri”(Mc 9, 50),cioè di
osservare la lealtà reciproca di una relazione di alleanza e di vivere
in pace.
Il sale, però, è simbolo anche di “saggezza” e di “forza morale” ed è
ciò che dà valore alle cose. È quello che accade, per esempio, quando il
sale è usato per concimare il suolo.
Di conseguenza, quando Gesù si riferisce ai suoi discepoli come “sale
della terra” e quando il Sinodo esorta la Chiesa in Africa a essere
“servitori della riconciliazione, della giustizia e della pace” come
“sale della terra”, sia Gesù che il Sinodo stanno facendo uso di un
simbolo polivalente per esprimere i molteplici compiti ed esigenze
dell’essere discepoli e dell’essere Chiesa (Famiglia di Dio) in Africa.
E così, come nel caso dei profeti, il rifiuto della Chiesa e del suo
Vangelo equivale ad esprimere un giudizio e a trasformare la terra in
una “terra di sale” (Dt 29, 23; Ger 17, 6; Sal 107, 34). In un
continente, alcune parti del quale vivono in situazioni di conflitto e
di morte, la Chiesa deve spargere semi di vita: iniziative che generano
vita. Essa deve preservare il continente e la sua popolazione dagli
effetti distruttivi dell’odio, della violenza, della giustizia e dell’etnocentrismo.
La Chiesa deve purificare e sanare le menti e i cuori da modi corrotti e
malvagi e diffondere il suo messaggio evangelico generatore di vita per
mantenere in vita il continente e il suo popolo, conservandoli sul
cammino della virtù e dei valori evangelici, quali la riconciliazione,
la giustizia e la pace [50]. Ma, cosa ancora più importante, il simbolo
del “sale” invita la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa ad accettare di
consumarsi (dissolversi) per la vita del continente e del suo popolo.
Servi (diakonoi) della Riconciliazione, della Giustizia e della Pace
come “luce del mondo”
Far riferimento ai discepoli come “luce del mondo” significa ricorrere
ad una simbologia le cui origini affondano nell’Antico Testamento come
attributo e missione di Sion, la città sul monte. Di conseguenza, il
Servo-Messia sarà chiamato ad assumere questo come sua vocazione e ciò
troverà compimento in Gesù. Gesù, dunque, come “luce del mondo”, anzi
come la “luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9) costituirà
anche i suoi discepoli “luce del mondo”.
Sion, la città sul monte e luce delle nazioni
Sion era il monte della casa del Signore (Is 2, 2) ed era la dimora
dell’Arca dell’Alleanza (2 Sam 6; 1 Re 8, 20-21) e del Nome del Signore
(Dt 12, 5). L’Arca dell’Alleanza conteneva la Legge di Dio e la Legge
era “una lampada e l’insegnamento una luce” (Pr 6, 23; Sal 19, 8; 119,
105; Bar 4, 2).
Il Nome di Dio, comunque, rappresentava la “presenza di Dio” e la luce
della presenza di Dio faceva riferimento al potere e all’azione
salvifici di Dio (Is 10, 17; Sal 27; 36, 9) per salvare Gerusalemme e il
suo popolo [51]. Perciò, in considerazione del suo essere in possesso
della luce della conoscenza della Legge e della luce della salvezza di
Dio, Gerusalemme divenne una luce per le nazioni ed i re [52].
L’esperienza di Sion divenne la vocazione del Servo-Messia
In Isaia, l’esperienza di Gerusalemme, luce delle nazioni e dei re, è
presentata come la vocazione di un servo. Il servo di Jahvè, che è
dotato dello Spirito di Jahvè, per portare giustizia alle nazioni (Is
42, 1; 51, 4) è dato dunque come alleanza del popolo e “luce delle
nazioni” (Is 42, 6, 49, 8 ss). La sua chiamata a essere “luce delle
nazioni” implica la sua personale esperienza della salvezza di Jahvè (Is
49, 7) e ciò ha permesso che la salvezza di Jahvè raggiungesse tutti gli
angoli della terra. In questi passaggi relativi al servo, “luce” è
conoscenza della Legge e della salvezza di Dio ed è un dono destinato ad
arrivare a tutti i popoli.
Gesù compie la vocazione di Servo-Messia
La figura del Servo-Messia si compie in Gesù. Mt 4, 16 cita Is 9, 2 e
allude alla stella apparsa alla nascita di Gesù per sottolineare il
compimento e la continuazione, in Gesù, del simbolismo rivelatore e
salvifico della luce nell’Antico Testamento. Gesù è la “luce della
salvezza di Dio” (Gv 1, 5; 3, 19; 8, 12; 12, 46) ed è la “luce della
Parola/Legge/Saggezza di Dio” (Gv 1, 4; 9, 5; 12, 36, 46). Gesù è la
“luce del mondo” (Lc 2, 32; Gv 1, 9) e muore e risorge per “annunciare
la luce al popolo e alle genti” (At 26, 23).
I discepoli di Gesù e i cristiani come luce del mondo
Dunque il riferimento ai discepoli come “luce del mondo” non è altro che
Gesù che fa dei suoi discepoli la sua estensione e rappresentazione nel
mondo. “Voi siete la luce del mondo” esprime quindi l’alta vocazione dei
discepoli di Gesù: una chiamata a compiere, in Cristo, la vocazione di
Israele nell’Antico Testamento di essere testimone della luce della
conoscenza della Legge di Dio (Vangelo) e della sua salvezza nel mondo.
Questa alta vocazione dei seguaci di Gesù è ciò che il Sinodo propone
per la Chiesa in Africa ed essa comincia con la loro chiamata
(battesimale) che li rende “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione
santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere
ammirevoli di lui che vi (li) ha chiamato dalle tenebre alla sua luce
meravigliosa” (1 Pt 2, 9). Rispondendo alla chiamata, essi si
arrendevano all’illuminazione della Parola di verità (Ef 1, 17 ss), la
luce del Vangelo della salvezza (2 Cor 4, 4) e la sua chiamata al
pentimento. La vita derivante dallo stato di discepolo, li rende “luce
nel Signore e figli della luce” (Ef 5, 8), “figli della luce e figli del
giorno” (1 Ts 5, 5; cf. Rm 13, 12). “E Dio che disse: ‘Rifulga la luce
dalle tenebre’, rifulse nei nostri (loro) cuori, per far risplendere la
conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo” (2 Cor 4, 6). Essa
conduce alla fede in Gesù e a ricevere il sigillo promesso dello Spirito
Santo (Ef 1, 13) per aver vissuto una vita senza macchia; perché “il
frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5, 9).
Conclusione: che terra? Che mondo?
Ai tempi di Gesù, la terra e il mondo per cui i discepoli dovevano
essere “sale” e “luce” erano la terra e il mondo al di fuori del circolo
dei dodici, “quel fuori” per cui “tutto avviene in parabole” (Mc 4, 11).
In questo Sinodo la terra e il mondo per cui i cattolici del continente
e delle isole devono essere “sale” e “luce” come servitori della
riconciliazione, della giustizia e della pace è l’Africa dei nostri
giorni, come descritto nell’Instrumentum laboris e accennato sopra [53].
È qui che Gesù Cristo, dopo essersi rivelato attraverso le Scritture
come nostra riconciliazione, giustizia e pace, ora chiama e invia i suoi
discepoli in Africa e nelle isole a spendere sé stessi, come sale e
luce, per costruire la Chiesa in Africa come autentica Famiglia di Dio
attraverso i ministeri della riconciliazione, della giustizia e della
pace, esercitati nell’amore, come il loro maestro.
[1] Giovanni Paolo II, Discorso nella Cattedrale di Cristo Re (17
settembre 1998, Johannesburg, Sudafrica): “Qui a Johannesburg, in Sud
Africa, insieme all’intera Chiesa in questa parte meridionale del
Continente, ci siamo riuniti per promulgare l’Esortazione Apostolica
“Ecclesia in Africa” che contiene le proposte fatte dai Padri sinodali
al termine della sessione di lavoro svoltasi a Roma nei mesi di aprile e
maggio del 1994. Con l’autorità apostolica propria del Successore di
Pietro, presento a tutta la Chiesa di Dio in Africa e nel Madagascar i
discernimenti, le riflessioni e le risoluzioni del Sinodo...”
[2] Cf. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia
in Africa, n. 13.
[3] Cf. Giovanni Paolo II, Ai partecipanti alla riunione del Consiglio
post-sinodale della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi per
l’Assemblea Speciale per l’Africa (15 giugno 2004).
[4] Prima Assemblea Speciale per l’Africa, Instrumentum laboris, 1993,
n. 1. Lo stesso documento asseriva: “Sembra essere arrivata l’ora
dell’Africa, un’ora propizia che chiama tutti i messaggeri di Cristo a
prendere il largo per raccogliere frutti abbondanti per Cristo”
(Instrumentum laboris 1993 n. 24).
[5] Ibidem, n. 22-24. “Segni dei tempi” si riferisce al contesto
africano in cui deve essere proclamato il Vangelo.
[6] Cf. Le vite eroiche dei martiri e dei santi africani, da una parte,
e le vite eroiche e le lotte per l’indipendenza degli africani
nell’Africa post-coloniale, in Sudafrica, in Sudan, ecc, dall’altra.
[7] Cf. Giovanni Paolo II, Discorso in occasione della riunione del
Consiglio post-sinodale della Segreteria Generale (15 giugno 2004).
[8] Cf. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia
in Africa, n. 13-14, 39-42, 51; Seconda Assemblea Speciale per l’Africa,
Lineamenta, n. 6-8.
[9] Seconda Assemblea Speciale per l’Africa, Lineamenta, Prefazione.
[10] È ciò che l’Instrumentum laboris indica come “una continua
dinamica” ed è ciò che illustra abbondantemente in n. 14-20.
[11] Cf. Giovanni Paolo II, Lettera a Mons. Nikola Eterovic, in
occasione della Riunione del Consiglio Speciale per l'Africa della
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (23 febbraio 2005).[12] Cf.
Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in
Africa, n. 4.
[13] Cf. Ibidem, n. 2-5. Infatti, era il SECAM che “si preoccupò di
cercare vie e mezzi per condurre a buon fine il progetto di un simile
incontro continentale. Fu organizzata una consultazione delle Conferenze
episcopali e di ciascun Vescovo dell'Africa e del Madagascar, in seguito
alla quale potei convocare un'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo
dei Vescovi” (Ecclesia in Africa n. 5).
[14] Seconda Assemblea Speciale per l’Africa, Instrumentum laboris, n.
21-33.
[15] Nana Akuffo-Addo, Ministro degli Esteri della Repubblica del Ghana
(2001-2008), Vertice UA. Kikwete, Presidente della Tanzania afferma:
“... esistono già in Africa dirigenti pronti ad andare avanti e ci
auguriamo di essere al loro fianco” (Fraternité Matin, venerdì
10/07/2009, p.1).
[16] NEPAD significa New Economic Partnership for African Development.
Il NEPAD esige il rispetto per l’autorità democratica e il rifiuto del
colpo di stato. Esiste l’organizzazione di un Meccanismo di Vigilanza
tra Pari per controllare l’azione dei governi. Bisogna ammetterlo, il
ritmo di lavoro del Parlamento dell’Unione Africana e l’attuazione dei
requisiti del NEPAD da parte degli stati membri sono stati recentemente
criticati per la loro lentezza.
[17] Lomé Culture è il nome dato a una serie di accordi di cooperazione
allo sviluppo fra paesi della Comunità Europea (CEE) e le loro ex
colonie. Entrò in vigore nel 1957 con il Trattato di Roma, che sancì la
CEE. Lomé I - Lomé IV stabilì un regime di aiuti mediante il Commercio
fra la CEE e 46 paesi ACP (rispetto dei diritti umani, principi
democratici ed esercizio della legge). La convenzione di Yaoundé fu
firmata nel 1975 fra la CEE e i paesi ACP per fornire infrastrutture
allo sviluppo dei paesi francofoni. La Convenzione di Cotonou, siglata
fra la Ue e 70 paesi ACP, dovrebbe durare vent’anni ed è finalizzata
alla riduzione della povertà, allo sviluppo sostenibile e alla graduale
integrazione delle economie ACP nell’economia mondiale.
[18] I principali obiettivi del NEPAD sono: sradicare la povertà,
instradare i paesi africani verso una crescita e uno sviluppo
sostenibili; mettere fine all’emarginazione dell’Africa dal processo di
globalizzazione, accelerare la presa di coscienza e di potere delle
donne.
[19] “Cooperazione significa condividere con le popolazioni africane un
punto di vista: l’idea di un Africa che è moderna e indipendente, dove
gli uomini e le donne africani, fiduciosi in sé stessi, forgiano la
propria vita e il proprio futuro, perseguendo la via dello sviluppo
sostenibile e democratico. Solo gli stimoli e gli sforzi realizzati in
seno all’Africa stessa porteranno al successo” (Discorso del Dott. Uschi
Eid, Segretario di Stato Parlamentare del Ministero Federale tedesco per
la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, pronunciato presso il TICAD III
[Conferenza Internazionale di Tokio sullo sviluppo dell’Africa], Tokyo
2003.
[20] Barack Obama ha espresso lo stesso concetto ai governanti africani
nel suo discorso al Parlamento del Ghana durante la visita al paese del
luglio scorso.
[21] Quando l’ex presidente Clinton nel 2003 si recò in visita in Ghana,
l’Herald Tribune scrisse: “Ci è stato detto che Clinton è andato a
cambiare l’idea che l’America ha dell’Africa: non più un paese
disperato, ma un luogo di opportunità e speranza”.
[22] Cf. Benedetto XVI, Lettera Enciclica Caritas in Veritate, Vaticano
2009.
[23] Seconda Assemblea Speciale per l’Africa, Instrumentum laboris, n.
11.
[24] Cf. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale
Ecclesia in Africa, n. 63.
[25] Cf. Confessione di Paolo: “Voi avete certamente sentito parlare
della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi
fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi... Ma quando colui che mi
scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si
compiacque di rivelare a me suo Figlio...” (Gal 1, 13-16).
[26] In questo senso, Dio è come il pastore che cerca la pecora
smarrita. È come la donna che cerca la dramma perduta e come il padre il
cui amore provoca il ritorno del figliol prodigo (cf. Lc 15). È come
Gesù che trova Zaccheo sul sicomoro e gli dice di scendere (Lc 19,
5).[27] Cf. Pietro Bovati, Ristabilire la giustizia, Analecta Biblica
110, PIB Roma, 1986.
[28] Talvolta, l’esigenza di conciliazione comporta e fa scaturire un
gesto concreto, quale il riconoscimento dell’esistenza dei diritti, la
cui negazione e il cui abuso ha fatto precipitare la situazione dei
conflitti e delle ostilità (cf. Abramo e Abimelec in Gn 21, 25-34).
[29] In questo senso, ci sono fattori che favoriscono la riconciliazione
e che i servi della riconciliazione devono abbracciare; esistono anche
fattori che ostacolano la riconciliazione e che i servitori della
riconciliazione devono fuggire:
a. Fattori che l’ostacolano: l’empietà e il disprezzo del rapporto con
Dio; la negazione dei diritti degli altri, l’inganno e i pregiudizi,
l’ipocrisia e la pace apparente, l’attenzione selettiva, il silenzio
della complicità e il fallimento delle strutture dello stato.
b. Fattori che la favoriscono: il perdono, l’amore fraterno, la
comunicazione, il dialogo, l’educazione alla pace e alla
riconciliazione.
[30] Sacramentum Mundi 3, 235.
[31] Cf. Paolo VI, Lettera Enciclica Populorum Progressio, n. 26.
[32] Sacramentum Mundi 3, 236.
[33] Cf. The Interpreter’s Dictionary of the Bible, vol. 4, 85-88,
91-99.
[34] La “giustizia”, in qualunque forma si manifesti, si basa su tutto
ciò che è dovuto a una persona in virtù della sua dignità e della sua
vocazione alla comunione con le persone (cf. Compendio della Dottrina
Sociale della Chiesa n. 3, 63).
[35] Ciò, per inciso, costituisce anche la base dell’imperativo
fondamentale che impone il rispetto positivo della dignità e dei diritti
degli altri nonché un contributo solidale nell’andare incontro alle loro
necessità (cf. Gaudium et Spes, nn. 23-32, 63-72; Papa Giovanni XXIII,
Lettera Enciclica Mater et Magistra). La condizione di figli, comune
all’umanità esige che gli uomini siano retti, agendo secondo la volontà
di Dio, legati nella solidarietà dall’amore di Dio, quale amore di
Padre.
[36] Dunque Tamar era più giusta del suocero, poiché questi non
rispettava la tradizione familiare (Gn 38, 26), David non avrebbe ucciso
Saul, “perché è il consacrato del Signore”(1 Sam 24, 7, 11) e un “padre”
per lui (1 Sam, 24,12). Quando una relazione cambia, cambiano anche le
sue esigenze. Colui che si cura degli orfani e delle vedove e li
difende, quegli è giusto (Gb 29, 12-16; Os 2, 19). Colui che tratta i
servi con umanità, vive in pace con i vicini, parla bene degli altri,
quegli è retto/giusto (Gb 31, 1-13; Pr 29, 2; Is 35, 15; Sal 52, 3,
ecc.).
La Rettitudine/Giustizia come comportamento che ricade sui membri della
comunità, talvolta è tutelata e applicata dai magistrati, quando
giudicano i casi in tribunale. Questo è il significato forense di
giustizia; dunque sia Dio sia il re svolgono il ruolo di giudice (Dt 25,
1; 1 Re 8,32; Es 23, 6 ss, Sal 9, 4; 50, 6, 96, 13). I giudizi retti
restituiscono alla comunità la sua ’interezza; ed è in tal senso che il
giudizio e il governo giusti sono considerati caratteristici del
Messia-Re.
[37] Il malvagio (עשר) è colui che esercita la forza e la falsità,
ignora i doveri che la parentela e l’alleanza gli imporrebbero, calpesta
i diritti degli altri (The Interpreter’s Dictionary of the Bible, vol.
4, 81).
[38] Papa Giovanni Paolo II definisce la “misericordia” uno “speciale
potere dell’amore, che prevale sul peccato e l’infedeltà dei prescelti”
(Dives in Misericordia, 4.3).
[39] Dunque, Papa Giovanni Paolo II ci insegna che nelle relazioni fra
individui e gruppi sociali ecc., la “giustizia non è abbastanza”. C’è
bisogno di quel “potere più profondo che è l’amore” (Cfr. Dives in
Misericordia, 12).
[40] Il Catechismo della Chiesa Cattolica, 2304. Si veda anche Gaudium
et Spes, n. 78.
[41] Ibidem.
[42] “In tutto il Vangelo di Luca, la ‘pace in terra’ raggiunge i
reietti, i discepoli, gli stranieri, chiunque accoglierà la grazia di
Dio e risponderà con fede” (Cf. Dictionary of Jesus and the Gospels, ed.
Joel B. Green et alii, InterVarsity Press 1992 p. 605).[43] Giovanni
XXIII, Lettera Enciclica Pacem in Terris, n. 174.
[44] Gaudium et Spes, n. 84.
[45] Sebbene sia un compito, qualche cosa per cui lavorare, la “pace” è
un dono di Dio, qualcosa che la nostra pace terrena può solo vagamente
anticipare.
[46] Nel caso dell’emorroissa (Mc 5, 24-34), per esempio, Gesù non solo
ne ha guarito l’impurità religiosa e sociale (la perdita di sangue), ma
ne ha rivelato il segreto e ne ha reso pubblica la fede e la guarigione
(Mc 5, 34; 2, 5; 10, 52). Tale guarigione ha rappresentato il ritorno
totale della donna alla salute, alla sua comunità e al Dio della sua
fede.
[47] Gaudium et Spes,. n. 78.
[48] Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in
Africa, n. 86.
[49] Ibidem , n. 108.
[50] Cfr. SECAM, Seminario sul Sinodo, Abidjan Costa d’Avorio, 2009:
Carrefour Groupe n. III.
[51] Dunque la grande restaurazione e giustificazione che Yahweh opera
nei confronti di Gerusalemme è descritta da Isaia come il ritorno della
luce di Yahweh: “Il sole non sarà più la tua luce di giorno né ti
illuminerà più il chiarore della luna..Ma il Signore sarà per te luce
eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore” (Is 60, 19-20).
[52] Il Testamento di Levi estende la luce di Gerusalemme ai suoi figli,
gli Israeliti, e li esorta dicendo: “Siate la luce di Israele, più pura
di tutti i gentili... Che mai farebbero i gentili se foste oscurati
dalla trasgressione?” (14, 3).
[53] Cfr. pp 21-26 del presente testo.
[00011-01.04] [RE000] [Testo originale: inglese]
AVVISI
- CONFERENZA STAMPA
- “BRIEFING”
- “POOL”
- BOLLETTINO SYNODUS
EPISCOPORUM
- COPERTURA TV IN DIRETTA
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
CONFERENZA STAMPA
La prima Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese e portoghese) si terrà
nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede oggi,
lunedì 5 ottobre 2009, alle ore 12.45 orientativamente. Interverranno:
- S.Em.R. il Sig. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Arcivescovo di Cape
Coaste (Ghana), Relatore Generale
- S.E.R. Mons. Odon Marie Arsène RAZANAKOLONA, Arcivescovo di Antanarivo
(Madagascar)
- Rev. P. Federico LOMBARDI, S.I., Direttore della Sala Stampa della
Santa Sede, Segretaro ex-ufficio della Commissione per l’Informazione
(Vaticano)
Le successive Conferenze Stampa si terranno:
- Mercoledì 14 ottobre 2009 (dopo la Relatio post disceptationem)
- Venerdì 23 ottobre 2009 (dopo il Nuntius)- Sabato 24 ottobre 2009
(dopo l’Elenchus finalis propositionum)
I Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e fotoreporter
sono pregati di rivolgersi per il permesso di accesso al Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
“BRIEFING”
Per una più efficace informazione sui lavori sinodali sono stati
organizzati per i Signori giornalisti accreditati 4 gruppi linguistici.
Qui di seguito sono riportati per ogni gruppo linguistico il luogo del
“Briefing” e il nome dell’Addetto Stampa:
Gruppo linguistico italiano
Addetto Stampa: Rev. Mons. Giorgio COSTANTINO
Luogo: Sala dei giornalisti, Sala Stampa della Santa Sede
Gruppo linguistico inglese
Addetto Stampa: Sig. Festus Abdul TARAWALIE
Luogo: Aula Giovanni Paolo II, Sala Stampa della Santa Sede
Gruppo linguistico francese
Addetto Stampa: Rev. Mons. Joseph Bato’ora BALLONG WEN MEWUDA
Luogo: Sala delle telecomunicazioni, Sala Stampa della Santa Sede
Gruppo linguistico portoghese
Addetto Stampa: Sig.a Maria Dulce ARAÚJO ÉVORA
Luogo: Saletta “Blu” Primo Piano, Sala Stampa della Santa Sede
Nei seguenti giorni gli Addetti Stampa terranno “Briefing”
orientativamente alle ore 13.10:
- Martedì 6 ottobre 2009
- Mercoledì 7 ottobre 2009
- Giovedì 8 ottobre 2009
- Venerdì 9 ottobre 2009
- Sabato 10 ottobre 2009
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
Qualche volta gli Addetti stampa potranno essere accompagnati da un
Padre sinodale o da un Esperto.
I nominativi dei partecipanti ed eventuali cambiamenti alle date e
all’orario di cui sopra saranno comunicati appena possibile.
“POOL”
Si prevedono “pool” di giornalisti accreditati per accedere all’Aula del
Sinodo, in linea di massima per la preghiera di apertura delle
Congregazioni Generali antemeridiane, nei giorni seguenti:
- Martedì 6 ottobre 2009
- Giovedì 8 ottobre 2009
- Venerdì 9 ottobre 2009
- Sabato 10 ottobre 2009
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
- Venerdì 23 ottobre 2009
- Sabato 24 ottobre 2009
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della Santa
Sede (all’ingresso, a destra) saranno messe a disposizione dei redattori
le liste d’iscrizione ai “pool”.
Per i “pool” i fotoreporter e gli operatori TV sono pregati di
rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
I partecipanti ai “pool” sono pregati di trovarsi alle ore 08.30 nel
Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte all’ingresso dell’Aula
Paolo VI, da dove saranno accompagnati da un officiale della Sala Stampa
della Santa Sede (per i redattori) e del Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali (per i fotoreporter e troupe TV). È richiesto un
abbigliamento confacente la circostanza.
BOLLETTINO
SYNODUS EPISCOPORUM
Il Bollettino informativo della Commissione per l’informazione della II
Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, dal titolo
Synodus Episcoporum, pubblicato dalla Sala Stampa della Santa Sede, esce
in 6 edizioni linguistiche (plurilingue, italiana, inglese, francese,
spagnola e portoghese), con 2 numeri al giorno (antimeridiano e
pomeridiano) o secondo necessità.
Il numero antimeridiano uscirà a conclusione della Congregazione
Generale del mattino e il numero pomeridiano uscirà il mattino seguente.
La distribuzione ai Signori giornalisti accreditati si effettuerà nella
Sala dei giornalisti della Sala Stampa della Santa Sede.
L’edizione plurilingue riporterà i riassunti degli interventi dei Padri
sinodali preparati da loro stessi, nelle lingue in cui saranno
consegnati per la pubblicazione. Le altre 5 edizioni riporteranno la
versione rispettivamente in italiano, inglese, francese, spagnolo e
portoghese.
Il prossimo quinto numero del Bollettino conterrà le Relazioni sui
rapporti dei vari continenti con l’Africa e la Relazione su Ecclesia in
Africa, che saranno presentate nella Seconda Congregazione Generale del
pomeriggio di oggi, lunedì 5 ottobre 2009.
COPERTURA TV IN
DIRETTA
Saranno trasmesse in diretta sui monitor nella Sala delle
telecomunicazioni, nella Sala dei giornalisti e nell’Aula Giovanni Paolo
II della Sala Stampa della Santa Sede:
- Sabato 10 ottobre 2009 (ore 18.00): Preghiera del Rosario con gli
Universitari degli Atenei Romani (Aula Paolo VI)
- Domenica 11 ottobre 2009 (ore 10.00): Solenne Concelebrazione
Eucaristica con Canonizzazione (Piazza San Pietro)
- Martedì 13 ottobre 2009 (ore 09.00): Parte della Congregazione
Generale in cui viene svolta la Relatio post disceptationem
- Domenica 25 ottobre 2009 (ore 09.30): Solenne Concelebrazione della
Santa Messa a conclusione del Sinodo (Basilica di San Pietro)
Eventuali variazioni saranno pubblicate appena possibile.
NOTIZIARIO TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antimeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della II Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi resterà aperta fino al 25
ottobre 2009 secondo il seguente orario:
- Da lunedì 5 ottobre a venerdì 9 ottobre: ore 09.00 - 16.00- Sabato 10
ottobre: ore 09.00-19.00
- Domenica 11 ottobre: ore 09.00 - 13.00
- Lunedì 12 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Martedì 13 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Da mercoledì 14 ottobre a sabato 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 18 ottobre: ore 11.00 - 13.00
- Da lunedì 19 ottobre a sabato 24 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 25 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio informazioni e accreditamento sarà a
disposizione (nell’ingresso a destra):
- Lunedì-Venerdì: ore 09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti nella Sala Stampa
della Santa Sede, nel Bollettino informativo della Commissione per
l’informazione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi e nell’area Comunicazioni di servizio del sito Internet della
Santa Sede.
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