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07 - 06.10.2009
SOMMARIO
TERZA CONGREGAZIONE GENERALE (MARTEDÌ, 6 OTTOBRE 2009 - ANTEMERIDIANO)
- CONTINUAZIONE
TERZA CONGREGAZIONE GENERALE (MARTEDÌ, 6 OTTOBRE 2009 -
ANTEMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
- DONO DEL SANTO PADRE
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Dopo la votazione per la Commissione per il Messaggio sono intervenuti i
seguenti Padri, dei quali abbiamo ricevuto i riassunti dopo la chiusura
del precedente Bollettino:
-
S.Em.R. Card. Zenon GROCHOLEWSKI, Prefetto della Congregazione per
l'Educazione Cattolica (CITTÀ DEL VATICANO)
-
S. Em. R. Card. Emmanuel WAMALA, Arcivescovo emerito di Kampala (UGANDA)
-
S. E. R. Mons. Vincent LANDEL, S.C.I. di Béth., Arcivescovo di Rabat,
Presidente della Conferenza Episcopale Conférence Episcopale Régionale
du Nord de l'Afrique (C.E.R.N.A.) (MAROCCO)
-
S. E. R. Mons. Jean-Noël DIOUF, Vescovo di Tambacounda, Presidente della
Conferenza Episcopale (SENEGAL)
-
S. E. R. Mons. Giorgio BERTIN, O.F.M., Vescovo di Djibouti,
Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctæ Sedis" di Mogadiscio
(SOMALIA)
-
S. E. R. Mons. Michael Dixon BHASERA, Vescovo di Masvingo (ZIMBABWE)
-
S. E. R. Mons. Sithembele Anton SIPUKA, Vescovo di Umtata (SUDAFRICA)
-
S. E. R. Mons. Jean MBARGA, Vescovo di Ebolowa (CAMERUN)
-
S. E. R. Mons. Thomas KABORÉ, Vescovo di Kaya (BURKINA FASO)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S.Em.R. Card. Zenon GROCHOLEWSKI, Prefetto della Congregazione per
l'Educazione Cattolica (CITTÀ DEL VATICANO)
I centri cattolici di educazione hanno svolto un ruolo importantissimo
nell'opera di evangelizzazione e hanno contribuito molto allo sviluppo
sociale e culturale del continente. Proprio al livello dell'insegnamento
ed educazione la Chiesa in Africa ha da affrontare la più grande sfida.
a.) L'educazione più importante è quella dei seminaristi. Riguardo ai
seminari, la Congregazione per l'Educazione Cattolica (CEC) è competente
nei territori delle missioni soltanto “per quanto concerne il piano
generale degli studi” e non in quello che si riferisce alla
“formazione”. Circa l'insegnamento nei seminari è da sottolineare che
già 70 istituti sono stati affiliati a una facoltà ecclesiastica, e
principalmente alla Pont. Università Urbaniana (questo è un sesto di
tutti i seminari affiliati nel mondo), che è obbligata a svolgere un
regolare controllo dell'insegnamento. In questa materia c'è da
preoccuparsi comunque del mancato talvolta collegamento organico fra
l'insegnamento filosofico, che si svolge spesso in un luogo diverso o si
appoggia su un istituto non adeguato, e l'insegnamento di teologia.
Comunque i problemi più gravi concernenti la formazione del clero in
Africa (adeguato discernimento, formazione spirituale ed affettiva,
ecc.) esulano dalla competenza della CEC, anche se l'insegnamento e la
formazione sacerdotale sono elementi strettamente legati tra di loro.
Nella prospettiva della formazione si deve soprattutto esigere che in
ogni nazione sia elaborata una appropriata "Ratio institutionis
sacerdotalis" (richiesta espressamente dal Concilio: OT, 1) e approvata
dall'Autorità competente della Santa Sede che dovrebbe redigere un
adeguato regolamento generale come richiesto dalla prima Assemblea
generale del Sinodo dei Vescovi dell'anno 1967. Ci vogliono, inoltre, le
visite apostoliche regolari e qualificate nonché una preoccupazione
costante per la formazione dei formatori, e in modo particolare una
solida formazione spirituale di quei sacerdoti che studiano a Roma, in
quanto principalmente loro saranno insegnanti e formatori nei seminari.
b.) Riguardo alle scuole cattoliche, la loro presenza in Africa è
significativa: quasi 12.500 scuole materne con oltre 1.260.000 alunni;
oltre 33.250 scuole primarie con circa 14.000.000 di alunni; e quasi
10.000 scuole secondarie con circa 4.000.000 allievi. Tale vasta realtà
offre alla Chiesa un prezioso strumento di evangelizzazione, di dialogo
e di servizio alle popolazioni del continente. È importante che queste
scuole conservino e rafforzino la loro chiara identità cattolica. Ciò
esige che la formazione degli insegnanti non sia solo professionale ma
anche spirituale, perché considerino il loro lavoro come un apostolato
da svolgere.
c.) Per quanto concerne gli istituti di studi superiori, il loro numero
negli ultimi decenni si è moltiplicato. Oggi vi sono 23 Università
Cattoliche, 5 Facoltà Teologiche e 3 Facoltà Filosofiche. Tutte queste
istituzioni costituiscono un luogo privilegiato per evangelizzare le
culture e formare uomini retti, operatori di pace, di riconciliazione,
testimoni della fede. Vorrei proporre al riguardo alcuni accorgimenti
utili:
- Piace sottolineare lo sforzo dato dalle facoltà ecclesiastiche al
problema dell'inculturazione: questa esige una acuta saggezza evangelica
ed è da affrontare seriamente alla luce dell'insegnamento della Chiesa.
- In tutte le università cattoliche, deve essere presente il pensiero
teologico almeno con le cattedre dell'insegnamento teologico per i
laici, della dottrina sociale della Chiesa, ecc.
- Ai tempi odierni si deve attribuire una particolare importanza a
founare cattolici altamente qualificati per i mass media che “sono il
nuovo areopago del nostro secolo”.
- Occorre anche intensificare la pastorale nelle università statali.
[00033-01.02] [IN008] [Testo originale: italiano]
- S. Em. R. Card. Emmanuel WAMALA, Arcivescovo emerito di Kampala
(UGANDA)
Mi rallegro con tutte quelle Chiese particolari che stanno “innalzando
un inno di ringraziamento per la liberazione dai regimi dittatoriali”.
Quel che non riusciamo a comprendere è che una nuova stirpe di dittatori
sta sostituendo quella precedente. Preferiremo chiamarli “blandi
dittatori”, ma sempre di dittatori si tratta.
“La cultura dei principi democratici”, menzionata nei testi, non è
quella che cercano di coltivare. Infatti non credono in alcun solido
principio democratico. Credono in un unico principio e questo è quello
dell’ingegneria politica. Nella maggior parte dei paesi dell’Africa, la
politica esistente è una politica senza Dio. È questo stile di
leadership che dà origine ai conflitti. Lo scenario politico generale
nel continente africano e in Madagascar è chiaramente descritto nelle
seguenti parole, n. 23: “Essi ( i nostri leader) incitano alla divisione
per poter regnare (e talvolta far regnare i propri figli). In alcuni
luoghi, il partito al potere tende a identificarsi con lo Stato”. Gli
esempi di situazioni di questo tipo abbondano in molti paesi
dell’Africa: questa è la tendenza.
Il ministero di riconciliazione che ci è stato affidato, come leggiamo
in Cor 5, 18, è un compito estremamente impegnativo. Dobbiamo andare
alle cause radicali dei conflitti e perfino delle guerre. Una leadership
senza sani principi è, secondo me, una delle principali.
Come possiamo affrontare questo problema? Non vedo altra via d’uscita se
non l’istruzione. Dovremmo influenzare le famiglie e la scuola affinché
comprendano quei principi democratici fondamentali che troviamo nella
dottrina sociale della Chiesa.
Le strutture esistenti nella Chiesa, a cominciare dalla famiglia, dalle
piccole comunità cristiane, dalle scuole e altri organismi, sono alcuni
dei fori in cui, con prudenza, può iniziare la formazione di leader con
sani principi. Ed è da queste che può prendere l’avvio la
riconciliazione tra gruppi di individui e tribù.
[00034-01.04] [IN009] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Vincent LANDEL, S.C.I. di Béth., Arcivescovo di Rabat,
Presidente della Conferenza Episcopale Conférence Episcopale Régionale
du Nord de l'Afrique (C.E.R.N.A.) (MAROCCO)
Studenti dell’Africa subsahariana nel Maghreb: più di 30.000.
Ingiustizia
- Essi scoprono un mondo in cui l’Islam è sociale e dove praticamente
non esiste libertà religiosa per un magrebino.
- Essi scoprono l’ingiustizia vedendo assegnare le borse di studio ai
potenti e alle famiglie privilegiate.
- Per alcuni di loro, la Chiesa è l’ispirazione ed essi sono la vita
delle nostre comunità cristiane.
Come potrà la Chiesa aiutare questi giovani a ritrovarsi per riflettere
sul proprio futuro senza scoraggiarsi?
Pace
- Questi studenti scoprono il messaggio sociale della Chiesa e tutta la
sua testimonianza di pace.
- La Chiesa non deve forse compiere un’opera di evangelizzazione a
partire dal compendio?
Riconciliazione
- Questi studenti e stagisti scoprono il mondo dell’Islam con il quale
devono riconciliarsi ma, allo stesso tempo, si aprono su altri mondi,
altre culture, altre religioni. Ciò permetterà la riconciliazione.
- Possa la Chiesa del Maghreb aiutarli ad aprirsi al mondo.
- Possa la Chiesa in Africa aiutarli a diventare cristiani responsabili.
[00035-01.04] [IN010] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Jean-Noël DIOUF, Vescovo di Tambacounda, Presidente
della Conferenza Episcopale (SENEGAL)
1. La descrizione di una liturgia di penitenza nei paesi Ndut (Senegal)
in passato
Se veniva concesso il perdono, la riconciliazione era celebrata nella
gioia. In caso contrario, si infliggeva talvolta la condanna a morte con
l’uccisione di un rappresentante della parte avversa.
2. Le riflessioni dei membri della Conferenza Episcopale del Senegal,
della Mauritania, di Capo Verde, della Guinea Bissau in cinque punti:
Primo punto: riconciliazione, giustizia e pace esigono umiltà, amore e
conversione. In altre parole, “un cuore nuovo e uno spirito nuovo”.
Secondo punto: cristiani a messa e pagani nella vita. Occorre tornare a
essere “discepoli” di Cristo.
Terzo punto: il turbine della globalizzazione. Occorre resistere
costruendo ripari saldi, quali comunità cristiane evangelizzate ed
evangelizzanti.
Quarto punto: essere “sale e luce” per preservare l’Africa dalla
disgregazione e dallo scoraggiamento: custodire il Vangelo e i valori
africani.
Quinto punto: un congresso eucaristico per approfondire i risultati del
Sinodo.
3. Ricorrere alla pianificazione pastorale che si sta mettendo a punto
nell’Africa occidentale francofona.
[00036-01.04] [IN011] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Giorgio BERTIN, O.F.M., Vescovo di Djibouti,
Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctæ Sedis" di Mogadiscio
(SOMALIA)
Da alcuni anni nella ricorrenza della morte di Mons. Salvatore Colombo
OFM, vescovo di Mogadiscio ucciso il 9.7.1989, ho incominciato a
ricordare nella Messa non solo lui, ma anche una serie di altre persone
che sono state uccise mentre erano a servizio della giustizia, della
pace e dei poveri in Somalia. Tra di essi vi sono stati alcuni
cattolici, come la dottoressa Fumagalli, Annalena Tonelli e Sr.
Leonella; vi sono stati dei fratelli “protestanti”; vi sono stati dei
musulmani somali, e sono stati la maggioranza in questo paese musulmano;
vi sono state anche altre persone non appartenenti ad alcuna fede.
Chiamo questa giornata del 9 luglio “giornata dei martiri della
Somalia”. Essa ci serve a ricordare che molte persone di convinzioni
diverse hanno sacrificato la loro vita per più giustizia, più fraternità
e più pace in Somalia.
Non siamo solo noi cattolici a volere riconciliazione, giustizia e pace
in Somalia o in Africa. Ci sono tante altre persone e istituzioni di
buona volontà. Due domeniche fa il Vangelo ci diceva: “chi non è contro
di noi, è per noi” (Mc 9, 40). Questo significa che abbiamo il dovere di
collaborare con tutti.
Concretamente vi suggerisco alcuni punti non esaustivi, pensando sia
alla Somalia che all'Africa: 1. fare la memoria “insieme agli altri”
delle persone migliori che hanno servito al bene di un dato popolo;
2. avere dei momenti di preghiera in comune con i credenti di altre fedi
a favore della pace;
3. arrestare il traffico di armi e la libera circolazione di criminali
di guerra;
4. invitare la comunità internazionale a una più grande collaborazione
non solo alla lotta contro la pirateria, ma anche per la ricostruzione
dello stato in Somalia;
5. collaborare con i musulmani di buona volontà per isolare e
neutralizzare l'opera nefasta di gruppi islamici radicali che sono la
causa di problemi anzitutto per i musulmani stessi e poi per gli altri;
6. appoggiare e sviluppare l' azione della Santa Sede e dei suoi
diplomatici.
[00037-01.02] [IN012] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Michael Dixon BHASERA, Vescovo di Masvingo (ZIMBABWE)
I nostri fedeli cristiani sono legati da una riscontrabile cultura
comune che si esprime in un gran numero di varianti. Tale eredità
culturale, che ci conferisce identità, è a rischio di estinzione a causa
degli eventi storici, i processi naturali e i progetti umani. La
Chiesa-Famiglia di Dio in Africa non potrà mai essere autentica se la
sua base culturale, che è ricca e può essere usata per risolvere tanti
problemi, viene erosa.
Le sfide che dobbiamo affrontare sono determinate sia dal processo di
globalizzazione sia da fattori locali. Si tratta di un insieme di
problemi complessi creati dall’uomo, come la corruzione, l’avidità,
l’oppressione e il totalitarismo. Nutriamo la speranza che questo Sinodo
affronti questi temi in modo adeguato.
La nostra forza ci viene dal rapporto che abbiamo con Cristo.
Alimentiamo tale rapporto mediante i sacramenti, in particolare il
Sacramento dell’Eucaristia in cui veniamo plasmati nella famiglia di Dio
e ognuno di noi è investito del compito di essere agente di
riconciliazione, salvezza, giustizia e pace.
L’idea dei rapporti piace all’Africa perché nasce dal cuore delle sue
culture. Partecipando ai sacramenti, siamo vincolati da un unico sangue,
il Sangue di Cristo. Il vincolo sacramentale può essere più forte di
quello biologico che unisce le famiglie. Ciò evidenzia i valori della
famiglia africana, quali la solidarietà, la condivisione, il rispetto,
l’ospitalità, lo stare insieme e la riconciliazione attraverso la
giustizia riparatrice.
La Chiesa-Famiglia diventa segno visibile e vero strumento di giustizia,
di pace e di riconciliazione, quando è compresa e vissuta in modo
corretto. Dopo il turbamento, la riconciliazione genuina si esprime
mediante la restituzione e la riparazione.
Alcuni africani ricorrono alle sette o alla stregoneria quando devono
affrontare le difficoltà. Inoltre, è doloroso vedere i cattolici che si
rivoltano contro i loro fratelli cattolici a causa di conflitti
politici, sociali, economici e regionali. Il problema è la scarsa
conoscenza del significato di Chiesa come Famiglia (di Dio). Questa
Catechesi dovrebbe iniziare già in famiglia per poi continuare nelle
nostre istituzioni educative, sanitarie, di sviluppo sociale e di
formazione. .Quando i fedeli hanno raggiunto la comprensione di “chi
siamo”, essi possono cominciare a orientarsi verso il dialogo ecumenico
e promuovere la riconciliazione, la giustizia e la pace.
[0038-01.004 [IN013] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Sithembele Anton SIPUKA, Vescovo di Umtata (SUDAFRICA)
Dopo parecchi decenni di conflitti e di tensioni, i sudafricani sono
riusciti a negoziare una soluzione pacifica ai loro problemi politici in
quanto nazione e hanno creato strutture e politiche democratiche che
operano per la pace. Sussiste tuttavia il problema che tali principi di
democrazia non sono giunti fino alle radici. Mentre il paese si è
trasformato sia legalmente che politicamente, a livello umano quotidiano
dei rapporti personali, le persone si comportano ancora secondo l’antico
sistema, sentendosi ancora diverse e perfino nemiche fra loro.
Ciò dimostra che è più facile cambiare le strutture esteriori piuttosto
che cambiare mentalità, e finché non cambiano sia le strutture esterne
che le mentalità, la democrazia non può essere apprezzata e sostenuta in
Sud Africa. La Chiesa, il cui obiettivo principale di evangelizzazione è
il cambiamento dei cuori, può offrire un importante contributo a questo
proposito.
[00039-01.04] [IN014] [Testo originale: inglese]
-
S. E. R. Mons. Jean MBARGA, Vescovo di Ebolowa (CAMERUN)
Per il presente Sinodo, la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa ha la
missione di contribuire alla ricostruzione di un’Africa in preda a crisi
tanto numerose quanto ricche di potenzialità, rinnovando la sua
pastorale sulla base di un’ecclesiologia di apertura alle sfide della
società: quale Africa per la Chiesa? Quale Chiesa per l’Africa?
Nelle sue diverse dimensioni, questa missione consiste nell’estinguere i
conflitti, nel ricostruire l’Africa sulla base del Vangelo e della fede
in modo che:
- laddove la fede cristiana si indebolisce o non esiste, le comunità
ecclesiali testimonino la vita evangelica, la pratica ecclesiale e
l’impegno sociale;
- laddove la cultura è combattuta tra tradizione e globalizzazione, la
Chiesa ispiri opere culturali umanizzanti che diffondano valori
autentici degni dell’uomo;
- laddove lo stato sfrutta il popolo, le comunità ecclesiali si
impegnino a favore della democrazia e della buona gestione di beni e
persone, della cultura della gratuità e del dono;
- laddove imperversano guerre e ribellioni, vi sia una mobilitazione di
tutti per la pace.
Per essere segno e strumento di questi valori, la Chiesa-Famiglia che è
al servizio sarà quindi una Chiesa che vive in pace e può dare la pace,
che si evangelizza e che evangelizza la società.
- Sarà una Chiesa madre ed educatrice, che dona all’Africa una carta dei
valori;- una Chiesa avvocata e profetica, che promuove politiche,
legislazioni e strutture sociali illuminate da un umanesimo africano e
cristiano;
- una Chiesa mediatrice, che riconcilia le parti in contrasto, lavora
alla prevenzione dei conflitti e anima costantemente il dialogo sociale;
- una Chiesa mobilitante, che promuove un apostolato associativo
militante e una leadership dei fedeli laici, un clero e persone
consacrate formate per la società attuale;
- una Chiesa comunicatrice, che produce, con le nuove tecnologie, opere
che diffondono una cultura africana e cristiana;
- una Chiesa che agisce attraverso opere sociali e programmi pastorali
adeguati, che promuovono la sanità, l’educazione e il lavoro produttivo.
Questo sinodo può proporre la creazione di missioni o di commissioni più
specifiche che chiariscano e intensifichino questa ecclesiologia e
questa pastorale di apertura alle sfide della società attuale.
[00040-01.05] [IN015] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Thomas KABORÉ, Vescovo di Kaya (BURKINA FASO)
L’educazione alla giustizia e alla pace è una missione essenziale della
Chiesa-Famiglia di Dio. I figli di Dio sono artefici di pace; “beati gli
operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” proclama il
Signore Gesù. Se la Chiesa che è in Africa è Famiglia di Dio è un luogo
di riconciliazione, di giustizia e di pace.
In un continente tanto lacerato dai conflitti e dalle lotte, è Dio che
ci invita ad essere una Chiesa-Famiglia, luogo di riconciliazione, di
giustizia e di pace. Per questo, i Padri del primo sinodo per l’Africa
“hanno subito riconosciuto che la Chiesa come Famiglia potrà dare la sua
piena misura di Chiesa solo ramificandosi in comunità sufficientemente
piccole per permettere strette relazioni umane... Soprattutto, in esse
ci si impegnerà a vivere l'amore universale di Cristo, che trascende le
barriere delle solidarietà naturali dei clan, delle tribù o di altri
gruppi d'interesse” [ Ecclesia in Africa § 89.].
Per assumere questa missione, dobbiamo dunque lavorare per trasformare
le nostre Comunità Cristiane di Base (CCB). Esse devono diventare delle
vere famiglie: questo vuol dire conversione “premura per l'altro,
solidarietà, calore delle relazioni, accoglienza, dialogo e fiducia” [Ecclesia
in Africa § 63]. Chiamiamo quindi queste Piccole Comunità, delle
Comunità-famiglie. Saranno esse a dare alla Chiesa il suo volto e la sua
realtà di famiglia, per farne luoghi di riconciliazione.
Il lavoro fondamentale per giungere a questa edificazione della famiglia
sarà prima di tutto l’Evangelizzazione. Il primo scopo di queste
Comunità-famiglie è di essere Scuole di Evangelizzazione; è necessario
che tutta la Chiesa diventi una comunione di comunità-famiglia e che
tutta la Chiesa sia evangelizzata, ovvero sia interiormente rinnovata e
diventi un’umanità nuova. Ciò presuppone che i Pastori diventino
predicatori itineranti della Buona Novella, andando di comunità in
comunità.
L’Evangelizzazione sarà più una questione di testimoni che di metodo o
di tecnica: “Una vera testimonianza da parte dei credenti è oggi
essenziale in Africa per proclamare in maniera autentica la fede. In
particolare, è necessario che essi offrano la testimonianza di un
sincero amore reciproco” [Ecclesia in Africa § 77.].
Edificare la Chiesa-Famiglia di Dio vuol dire dunque suscitare delle
Comunità-famiglie che saranno vere famiglie di Dio, luogo di
integrazione fra cristiani di diverse etnie, regioni e condizioni
sociali.
[00041-01.04] [IN016] [Testo originale: francese]
DONO DEL SANTO PADRE
In chiusura della Terza Congregazione Generale, il Segretario Generale
del Sinodo dei Vescovi ha comunicato che il Santo Padre Benedetto XVI ha
deciso che a tutti i Padri sinodali e agli altri Participanti alla II
Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi fosse offerto in
dono la medaglia commemorativa del suo Viaggio Apostolico in Camerun e
Angola. (17-23 Marzo 2009). La medaglia è stata realizzata della
scultrice Eva Olah, per conto della Società Johnson 1832 di Baranzate,
provincia di Milano. Ha un diametro di 50 mm. Sul dritto è raffigurato
il ritratto del Santo Padre, e l’iscrizione commemorativa del Viaggio
Apostolico: “Benedictus XVI P.M. * Cammarunia-Angolia * XVII-XXIII
Martii MMIX”. Sul rovescio è riprodotta una candela accesa che illumina
simbolicamente il continente africano, interpretazione del verseto di
Matteo: “Vos estis lux mundi”.
[00049-01.01] [00000] [Testo originale: italiano]
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