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09 - 07.10.2009
SOMMARIO
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IL PAPA AFFIDA IL SINODO PER L’AFRICA ALLA MADONNA DEL ROSARIO
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UNA DELEGAZIONE DI PADRI SINODALI IN VISITA IN CAMPIDOGLIO
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CIRCOLI MINORI - PRIMA SESSIONE (MERCOLEDÌ, 7 OTTOBRE 2009 -
ANTEMERIDIANO)
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QUINTA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 7 OTTOBRE 2009 - POMERIDIANO)
- AVVISI
IL PAPA AFFIDA IL SINODO PER L’AFRICA ALLA MADONNA DEL ROSARIO
Questa mattina, durante l'Udienza Generale in Piazza San Pietro,
parlando in polacco, il Santo Padre Benedetto XVI ha affidato i lavori
sinodali alla Madonna del Rosario: "Sono in corso i lavori del Sinodo
per l'Africa. Unitevi a me nell'affidare alla Beata Maria Vergine del
Rosario questo evento importante nella vita della Chiesa. Mediante il
ministero della Chiesa gli abitanti dell'Africa ritrovino le vie che
portano alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace".
[00089-01.03] [00000] [Testo originale: italiano]
UNA
DELEGAZIONE DI PADRI SINODALI IN VISITA IN CAMPIDOGLIO
Una delegazione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi si è recata questa mattina in Campidoglio per un incontro con il
Sindaco di Roma. Al centro dei colloqui i temi della cooperazione allo
sviluppo, gli OGM, la regolamentazione dei flussi migratori,
l’accoglienza di rifugiati politici e il contributo di Roma in vista del
vertice della FAO di novembre. Si è parlato anche della manifestazione
organizzata dal Comune di Roma proprio sull’Africa in calendario per il
prossimo 19 ottobre sul tema “Africa: quale partnership per la
riconciliazione, la giustizia e la pace?”. Il gruppo dei Padri sinodali,
guidati dal Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, S.E.R. Mons.
Nikola Eterović, prima dell’incontro, si è raccolto in preghiera nella
Basilica di Santa Maria in Ara Coeli. Ha commentato il Segretario
Generale del Sinodo dei Vescovi ai microfoni della Radio Vaticana:
“Siamo grati all’onorevole Gianni Alemanno per l’invito che ha fatto
alla presidenza della Seconda Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi
di visitare i suoi uffici e di scambiare i reciproci auguri. La città di
Roma accoglie ogni anno milioni di pellegrini; molti di essi provengono
dall’Africa e Roma fa tutto il possibile affinché si sentano a casa.
Questa è una vocazione universale di Roma. D’altra parte, i vescovi
rappresentanti di 244 Padri sinodali, tutti africani, hanno voluto
ringraziare il sindaco e scambiare con lui alcuni pareri su temi che
stanno molto a cuore: la collaborazione tra l’Africa e l’Europa, come
migliorarla, i rifugiati politici, l’immigrazione ed anche il possibile
ed auspicabile sviluppo della produzione agricola in Africa”. Il Sindaco
di Roma ha commentato: “Abbiamo sottolineato che la città di Roma segue
con grande attenzione il Sinodo per l'Africa, perché da questo Sinodo ci
aspettiamo dei messaggi chiari per rilanciare la cooperazione e lo
sviluppo fra l’Europa e l’Africa. Questo per due obiettivi: il primo è
quello di fare in modo che ci sia uno sviluppo equilibrato di questo
continente e che esso esca definitivamente fuori dal sottosviluppo. Il
secondo riguarda la possibile regolazione dei flussi migratori, in
maniera tale che ogni persona possa scegliere se vivere nel proprio
Paese o emigrare in Europa secondo dei flussi legali e regolari che
devono essere aiutati proprio in alternativa all’immigrazione
irregolare”.
[00090-01.03] [00000] [Testo originale: italiano]
CIRCOLI MINORI - PRIMA SESSIONE (MERCOLEDÌ, 7 OTTOBRE 2009 -
ANTEMERIDIANO)
Sono iniziati nella mattinata di oggi mercoledì 7 ottobre 2009, Memoria
della Beata Maria Vergine del Rosario, i lavori dei Circoli Minori della
II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, ai quali
erano presenti 224 Padri Sinodali, per l’elezione dei Moderatori e dei
Relatori dei Circoli Minori e per l’inizio della discussione sul tema
sinodale.
I nominativi dei Moderatori e dei Relatori dei Circoli Minori eletti,
resi noti dal Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi nel corso della
Quinta Congregazione Generale di questo pomeriggio, sono pubblicati in
questo Bollettino.
QUINTA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 7 OTTOBRE 2009 - POMERIDIANO)
- ELENCO
DEI MODERATORI E RELATORI DEI CIRCOLI MINORI
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Alle ore 16.30 di oggi mercoledì 7 ottobre 2009, con la preghiera della
Preghiera per la II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi, alla presenza del Santo Padre, ha avuto inizio la Quinta
Congregazione Generale, per la continuazione degli interventi dei Padri
Sinodali in Aula sul tema sinodale: La Chiesa in Africa a servizio della
riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della
terra ... Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14).
Presidente Delegato di turno S.Em. Card. Théodore-Adrien SARR,
Arcivescovo di Dakar (SENEGAL).
ELENCO DEI
MODERATORI E RELATORI DEI CIRCOLI MINORI
In apertura della Quinta Congregazione Generale il Segretario Generale
del Sinodo dei Vescovi, S.E.R. Mons. Nikola ETEROVIĆ ha dato lettura
dell’Elenco dei Moderatori e dei Relatori dei Circoli Minori, eletti
nella Prima Sessione di questa mattina:
Moderatori
Anglicus A
- S. E. R. Mons. Gabriel Charles PALMER-BUCKLE, Arcivescovo di Accra
(GHANA)
Anglicus B
- S. E. R. Mons. Norbert Wendelin MTEGA, Arcivescovo di Songea
(TANZANIA)
Anglicus C
- S. E. R. Mons. Berhaneyesus Demerew SOURAPHIEL, C.M., Arcivescovo
Metropolita di Addis Abeba, Presidente della Conferenza Episcopale,
Presidente del Consiglio della Chiesa Etiopica (ETIOPIA)
Anglicus D
- S. E. R. Mons. Zacchaeus OKOTH, Arcivescovo di Kisumu (KENYA)
Anglicus E
- S. E. R. Mons. Philip SULUMETI, Vescovo di Kakamega (KENYA)
Anglicus - Gallicus
- S. E. R. Mons. Joseph AKÉ YAPO, Arcivescovo di Gagnoa, Presidente
della Conferenza Episcopale (COSTA D'AVORIO)
Gallicus A
- S. Em. R. Card. André VINGT-TROIS, Arcivescovo di Paris, Presidente
della Conferenza Episcopale (FRANCIA)
Gallicus B
- S. E. R. Mons. Simon NTAMWANA, Arcivescovo di Gitega, Presidente
dell'Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Centrale
(A.C.E.A.C.) (BURUNDI)
Gallicus C
- S. E. R. Mons. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
Gallicus D
- S. Em. R. Card. Jean-Louis TAURAN, Presidente del Pontificio Consiglio
per il Dialogo Interreligioso (CITTÀ DEL VATICANO)
Gallicus E
- S. E. R. Mons. Robert SARAH, Arcivescovo emerito di Conakry,
Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (CITTÀ
DEL VATICANO)
Lusitanus
- S. E. R. Mons. Raymundo DAMASCENO ASSIS, Arcivescovo di Aparecida,
Presidente del "Consiglio Episcopale Latino Americano" (C.E.L.AM.)
(BRASILE)
Relatori
Anglicus A
- S. E. R. Mons. Anthony John Valentine OBINNA, Arcivescovo di Owerri
(NIGERIA)
Anglicus B
- S. E. R. Mons. Sithembele Anton SIPUKA, Vescovo di Umtata (SUDAFRICA)
Anglicus C
- Rev. Mons. Obiora Francis IKE, Direttore del "Catholic Institute for
Development, Justice and Peace" (CIDJAP), Enugu, Nigeria (NIGERIA)
Anglicus D
- S. E. R. Mons. Lucas ABADAMLOORA, Vescovo di Navrongo-Bolgatanga,
Presidente della Conferenza Episcopale (GHANA)
Anglicus E
- S. E. R. Mons. Martin Igwemezie UZOUKWU, Vescovo di Minna (NIGERIA)
Anglicus - Gallicus
- S. E. R. Mons. Jean MBARGA, Vescovo di Ebolowa (CAMERUN)
Gallicus A
- Rev. P. Gérard CHABANON, M. Afr., Superiore Generale dei Missionari
d'Africa [Padri Bianchi] (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
Gallicus B
- S. E. R. Mons. Louis PORTELLA MBUYU, Vescovo di Kinkala, Presidente
della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEL CONGO)
Gallicus C
- S. E. R. Mons. Philippe OUÉDRAOGO, Arcivescovo di Ouagadougou (BURKINA
FASO)
Gallicus D
- S. E. R. Mons. Denis Komivi AMUZU-DZAKPAH, Arcivescovo di Lomé (TOGO)
Gallicus E
- Rev. P. Edouard TSIMBA, C.I.C.M., Superiore Generale della
Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Missionari di Scheut)
(UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
Lusitanus
- S. E. R. Mons. Gabriel MBILINGI, C.S.Sp., Arcivescovo Coadiutore di
Lubango, Presidente del "Inter-regional Meeting of Bishops of Southern
Africa" (I.M.B.I.S.A.) (ANGOLA)
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
In questa Quinta Congregazione Generale sono intervenuti i seguenti
Padri:
-
S. Em. R. Card. Jean-Louis TAURAN, Presidente del Pontificio Consiglio
per il Dialogo Interreligioso (CITTÀ DEL VATICANO)
-
S. E. R. Mons. Tarcisius Gervazio ZIYAYE, Arcivescovo di Blantyre,
Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente dell'Associazione dei
Membri delle Conferenze Episcopali in Africa Orientale (A.M.E.C.E.A.)
(MALAWI)
-
S. E. R. Mons. Robert SARAH, Arcivescovo emerito di Conakry, Segretario
della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (CITTÀ DEL
VATICANO)
-
Rev. Raymond Bernard GOUDJO, Segretario della Commissione "Justitia et
Pax" della Conferenza Episcopale Regionale de l'Africa dell'Ovest
Francofona (CERAO), Costa d'Avorio (BENIN)
-
S. E. R. Mons. Ambroise OUÉDRAOGO, Vescovo di Maradi (NIGER)
-
S. Em. R. Card. Francis ARINZE, Prefetto emerito della Congregazione per
il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (NIGERIA)
-
S. E. R. Mons. Adriano LANGA, O.F.M., Vescovo di Inhambane (MOZAMBICO)
-
S. E. R. Mons. Francisco João SILOTA, M. Afr., Vescovo di Chimoio,
Secondo
Vice Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali d'Africa e
Madagascar (S.C.E.A.M.) (MOZAMBICO)
-
S. E. R. Mons. Fulgence RABEMAHAFALY, Arcivescovo di Fianarantsoa,
Presidente della Conferenza Episcopale (MADAGASCAR)
-
S. E. R. Mons. Louis PORTELLA MBUYU, Vescovo di Kinkala, Presidente
della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEL CONGO)
-
S. E. R. Mons. Maurice PIAT, C.S.Sp., Vescovo di Port-Louis (MAURIZIO)
-
S. E. R. Mons. Joseph AKÉ YAPO, Arcivescovo di Gagnoa, Presidente della
Conferenza Episcopale (COSTA D'AVORIO)
-
S. E. R. Mons. Fulgence MUTEBA MUGALU, Vescovo di Kilwa-Kasenga
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
-
S. E. R. Mons. Jean-Bosco NTEP, Vescovo di Edéa (CAMERUN)
- S.
E. R. Mons. George NKUO, Vescovo di Kumbo (CAMERUN)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S. Em. R. Card. Jean-Louis TAURAN, Presidente del Pontificio Consiglio
per il Dialogo Interreligioso (CITTÀ DEL VATICANO)
La religione tradizionale africana (RTA) esercita ancora una forte
influenza sugli africani che sono per natura religiosi.
Già prima dell’arrivo del cristianesimo e dell’islam, le popolazioni
riconoscevano l’esistenza di un Essere Supremo, il “Grande Vivente”: i
missionari cristiani non hanno fatto scoprire Dio agli africani (ne
avevano già una percezione): essi hanno portato loro Gesù Cristo, il
“Dio che possiede un volto umano” (Spe salvi, 31)!
L’islam è in costante crescita grazie a tre strumenti: le confraternite,
le scuole coraniche e le moschee. È in generale tollerante, a eccezione
di qualche situazione ben nota (Nigeria).
L’attività delle sette, a causa della semplicità delle credenze, seduce
molto gli africani afflitti dalla precarietà. Di fronte a questa
situazione, i vescovi non esitano a reagire e il Pontificio Consiglio
per il Dialogo Interreligioso cerca di sostenere la loro azione
aiutandoli a diffondere un insegnamento sulle diverse religioni in
Africa, nell’ambito della formazione al sacerdozio e alla vita
religiosa, organizzando sul posto sessioni di formazione per i
formatori.
Sarebbe opportuno che l’Assemblea Sinodale incoraggiasse lo studio della
religione tradizionale africana, che invitasse a una maggior cura
pastorale nei confronti di coloro che vivono a contatto con la RTA e che
suggerisse ciò che è possibile fare insieme per il bene comune.
La Chiesa cattolica possiede uno strumento particolarmente adatto alla
promozione della riconciliazione, della giustizia e della pace: le
scuole e le università cattoliche.
Lo sviluppo delle sette può essere considerato anche un invito rivolto
ai pastori a curare maggiormente la trasmissione del contenuto della
fede nel contesto culturale africano. Se vogliamo rispondere alla
domanda: cosa ha da dire di nuovo agli africani il Vangelo?, è
fondamentale conoscere e apprezzare le radici religiose dei popoli di
questo continente poiché, secondo un proverbio africano, “solo
affondando le proprie radici nella terra fertile, l’albero può
crescere”.
[00060-01.04] [IN034] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Tarcisius Gervazio ZIYAYE, Arcivescovo di Blantyre,
Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente dell'Associazione dei
Membri delle Conferenze Episcopali in Africa Orientale (A.M.E.C.E.A.)
(MALAWI)
In quanto Chiesa in Africa non dobbiamo gioire soltanto per il numero
crescente di cattolici; scopo autentico della nostra evangelizzazione
dovrebbe essere quello di far sì che, alla base dell’evangelizzazione
dei cuori umani, vi sia un adeguato approccio alla Parola di Dio, che
preparerà il cammino a una vita cristiana orientata più alla qualità che
non alla quantità.
Siamo chiamati a passare a una catechesi più matura, che promuova una
vera identità cristiana e una profonda conversione dei cuori. È
scoraggiante osservare che i cattolici oggi in Africa partecipino a
scontri politici ed etnici, che i politici cattolici possano essere
coinvolti in gravi casi di corruzione nella pubblica amministrazione e
che alcuni dei nostri cattolici ricorrano a pratiche occulte nei momenti
di difficoltà: tutto ciò ci dice che c’è ancora molto da fare per
promuovere una fede che trasformi i cuori e una fede che renda
giustizia.
Occorre una formazione più seria, a tutti i livelli della Chiesa in
Africa, nella dottrina sociale della Chiesa (CST) e una migliore
penetrazione dell’inculturazione nella nostra teologia e non solo nei
nostri rituali.
A questo scopo ripeto ciò che la gerarchia cattolica del Malawi ha
sottolineato nella sua Lettera pastorale “Approfondendo la nostra vita
cristiana”. Il messaggio è quello di intensificare nei nostri cuori il
desiderio ardente di vivere una buona vita cristiana che rifletta una
Chiesa di preghiera, di testimonianza e di servizio.
Il modo più sicuro per superare persecuzioni, ingiustizia, tribalismi,
regionalismi, corruzione politica ed economica, è un cuore umano
completamente catechizzato!
Con la riconciliazione, quanti si sono allontanati possono prendersi per
mano in amicizia e le nazioni cercare insieme la via della pace.
[00061-01.04] [IN035] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Robert SARAH, Arcivescovo emerito di Conakry,
Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (CITTÀ
DEL VATICANO)
La “teoria del genere” è un’ideologia sociologica piuttosto bizzarra
(sociologizzante) occidentale sui rapporti uomo-donna, che si oppone
all’identità sponsale della persona umana, alla complementarietà
antropologica tra l’uomo e la donna, al matrimonio, alla maternità e
alla paternità, alla famiglia e alla procreazione. È contraria alla
cultura africana e alle verità sull’uomo alla luce della Rivelazione
divina in Gesù Cristo.
L’ideologia del genere separa il sesso biologico dall’identità maschile
o femminile affermando che essa non è intrinseca alla persona, ma è una
costruzione sociale. Tale identità può - e deve - essere demolita per
consentire alla donna di accedere a un’eguaglianza di potere sociale con
l’uomo e al singolo di “scegliere” il proprio orientamento sessuale. I
rapporti uomo-donna sarebbero così governati da una lotta di potere.
In nome di questa ideologia irrealistica e disincarnata, che nega il
disegno di Dio, si afferma che all’origine noi siamo indeterminati: è la
società che forgia il genere maschile e femminile a seconda delle scelte
mutevoli dell’individuo. Essendo il diritto di scelta il valore supremo
di questa nuova etica, l’omosessualità diventa una scelta culturalmente
accettabile, e la possibilità di questa scelta viene in tal modo
promossa.
La nuova ideologia è dinamica e si impone al tempo stesso alle culture e
alle politiche. Esercita pressioni sul legislatore perché rediga leggi
che favoriscano l’accesso universale alle informazioni e ai servizi
della contraccezione e dell’aborto (concetto di “salute riproduttiva”),
come pure l’omosessualità.
Nella cultura africana l’uomo non è nulla senza la donna e la donna non
è nulla senza l’uomo. L’una e l’altro non sono nulla se il bambino non è
al centro della famiglia costituita da un uomo e una donna e cellula
fondamentale della società. L’ideologia del genere destabilizza il senso
della vita coniugale e familiare che l’Africa ha custodito fino a oggi.
La società ha bisogno di verità nei rapporti. Non ci possono essere
pace, giustizia e stabilità in una società senza famiglia, senza la
collaborazione tra l’uomo e la donna, senza padre e senza madre. In nome
della non-discriminazione queste ideologie provocano gravi ingiustizie e
compromettono la pace.
L’Africa deve proteggersi dalla contaminazione del cinismo intellettuale
dell’Occidente. È nostra responsabilità pastorale illuminare la
coscienza degli africani riguardo ai pericoli di questa ideologia
omicida.
[00062-01.05] [IN036] [Testo originale: francese]
- Rev. Raymond Bernard GOUDJO, Segretario della Commissione "Justitia et
Pax" della Conferenza Episcopale Regionale de l'Africa dell'Ovest
Francofona (CERAO), Costa d'Avorio (BENIN)
La pace non è un contenitore che si può riempire con qualunque cosa, non
può essere usata come un trampolino per qualunque idea. La pace è un
fine costantemente perseguito che implica l’applicazione di alcuni
valori tanto condivisi quanto numerosi.
Di fronte a situazioni sociali critiche, o persino esplosive, assistiamo
allo sviluppo di moduli di educazione alla pace. Questi moduli puntano
molto più al meccanismo comportamentale che ai valori strutturali. I
valori strutturali formano in modo permanente e immediato l’essere umano
sia sul piano spirituale che su quello psicologico e morale,
conferendogli la capacità di scegliere con forza, in un dato contesto,
il proprio bene che coincide anche con il bene comune.
Con il termine educazione, va intesa la pedagogia dell’assimilazione dei
valori da parte dell’essere umano, cioè l’opera pedagogica che consiste
nell’aprire l’essere umano a una visione integrale di tutto l’uomo e di
ogni uomo affinché nelle relazioni, che malgrado la costante della
conflittualità, sono finalizzate all’amicizia, egli sia in grado di
condurre se stesso, in virtù dello Spirito di consiglio, verso il più
elevato bene personale e sociale.
Mi permetto di fare due proposte:
1. La Chiesa-famiglia di Dio in Africa (richiamo al SECAM - SCEAM), in
sintonia con la Congregazione per l’Educazione Cattolica, dovrebbe
formare il prima possibile una équipe di ricercatori nell’ambito della
pedagogia e della comunicazione dei valori sociali e cristiani. Questi
ricercatori dovranno ideare e mettere a punto un prontuario e una
grammatica del sociale di riferimento per le diverse Conferenze
Episcopali regionali e Nazionali. Queste ultime, a loro volta, li
arricchiranno grazie alla dedizione delle loro Commissioni Giustizia e
Pace, Pastorale Sociale (Caritas), Insegnamento Cattolico, Apostolato
dei Laici e della Pastorale Familiare.
2. La Chiesa-famiglia di Dio in Africa (SECAM - SCEAM) dovrebbe essere
luogo privilegiato di educazione, di formazione elementare (la famiglia
come contesto naturale di trasmissione dei valori umani ai i bambini) e
del difficile dialogo senza pregiudizi con la classe dirigente ed
elitaria (essa deve confrontarsi anche con problemi immediati e
pressanti che i puri enunciati morali non sono in grado di risolvere;
anzi, essi tendono ad allontanare dalle verità della fede e dai costumi,
in una parola, dalla carità della Chiesa-famiglia di Dio).
[00063-01.04] [IN037] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Ambroise OUÉDRAOGO, Vescovo di Maradi (NIGER)
Nel Niger l’islam è presente in modo massiccio e colora tutte le
attività della vita sociale, culturale, economica e politica. Moschee e
madrase sono presenti ovunque. Assistiamo anche alla creazione di
orfanatrofi, centri sanitari ed enti di solidarietà. Alcuni nuovi
movimenti islamici riformisti sostengono radio e televisioni private di
indirizzo religioso allo scopo di formare i fedeli musulmani perché
vivano e pratichino meglio la religione.
Vivendo al centro di tale contesto socioculturale e religioso, la Chiesa
famiglia di Dio nel Niger, consapevole della sua situazione di
minoranza, si impegna a vivere e testimoniare l’amore di Dio per essere
al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace.
La Chiesa di Dio nel Niger fa del dialogo islamo-cristiano una priorità
pastorale della sua missione evangelizzatrice. Senza pretendere di
compiere atti straordinari o di prendere iniziative eccezionali, le
comunità cristiane, sostenute e incoraggiate dai loro pastori, si
impegnano a ricercare e vivere la fraternità universale in uno spirito
di gratuità nei confronti dei loro fratelli e sorelle musulmani,
attraverso il dialogo di vita, l’ascolto e il rispetto dell’altro, il
servizio reciproco in occasione degli avvenimenti fondamentali della
vita umana.
A livello della commissione interdiocesana che si occupa delle relazioni
islamo-cristiane, abbiamo messo a punto sessioni di formazione che
comprendono cristiani e musulmani. Tali sessioni, animate congiuntamente
da sacerdoti e imam, hanno permesso non soltanto che cristiani e
musulmani sedessero insieme attorno a un tavolo, ma soprattutto che
pregassero, si scambiassero opinioni e riflettessero insieme sul ruolo
dei capi religiosi nell’educazione civica, nella prevenzione dei
conflitti e nella lotta contro la povertà in Niger.
Infine la presenza dell’arcivescovo di Niamey nel comitato ad hoc che si
occupa della prevenzione dei conflitti politici e sociali in Niger la
dice lunga sulla stima e la credibilità che le autorità politiche
nutrono nei confronti della Chiesa in Niger.
Siamo convinti, oggi, che il dialogo tra cristiani e musulmani non solo
è possibile, ma necessario e urgente a motivo dei conflitti, delle
guerre e delle violenze che affliggono la nostra Africa e il nostro
mondo. Se vogliamo un’Africa riconciliata, in cui regnino la Giustizia e
la Pace, è utopico e controproducente che i fedeli africani operino in
ordine sparso. Occorre che uniamo le nostre forze e i nostri talenti per
pregare e operare insieme a favore dell’avvento e della nascita di
un’Africa di pace, di giustizia e di perdono. Non dobbiamo avere paura
di rischiare le nostre vite sostenendoci con la Parola di Dio che ci
salva e ci libera da tutti i mali.
[00064-01.05] [IN038] [Testo originale: francese]
- S. Em. R. Card. Francis ARINZE, Prefetto emerito della Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (NIGERIA)
Per offrire alla Chiesa maggior credibilità e coraggio nella sua
missione profetica di predicare la riconciliazione, la giustizia e la
pace, occorre preoccuparsi che riconciliazione, giustizia e pace vengano
vissute all’interno delle strutture della Chiesa, soprattutto da parte
di operatori ecclesiali di rilievo quali vescovi, sacerdoti, religiosi e
laici. Offriamo dei suggerimenti che sono presenti in vari articoli
dell’Instrumentum laboris (per es. 17, 38, 45, 53, 61, 109 e 110)
Le persone giustamente guardano ai vescovi per una guida. Essi
rappresentano le persone più importanti per dimostrare che
l’appartenenza etnica, la lingua o il ceto sociale non sono importanti
nell’assegnare i compiti nella Chiesa, e che la Conferenza episcopale
nazionale opera come un organismo collegiale unico e parla con una sola
voce, senza lasciarsi influenzare da considerazioni tribali.
I sacerdoti danno esempio di unità e armonia quando il presbiterio
diocesano opera come una fraternità sacramentale, quando sono felici di
vivere in comunità di due o tre sacerdoti piuttosto che fare i parroci,
che vivono da soli, e quando accolgono con gioia un nuovo vescovo
nominato dal Santo Padre senza organizzare fazioni con la miope
mentalità dei “figli della terra”. Il successo della Chiesa nel nominare
vescovi al di fuori della propria area linguistica rappresenta un
messaggio forte per alcune comunità cristiane colpite dal virus
politico-sociale di un estremo etnicismo. Dobbiamo qui ricordare con
rispetto alcuni sacerdoti che, da quanto riferito, sono stati uccisi
durante i massacri tribali perché predicavano la carità e l’armonia
senza e al di là di confini tribali.
Le congregazioni religiose offrono una bella testimonianza
all’universalità, in quanto i loro membri provengono generalmente da
diversi ambienti etnici.
Giustizia: Per servire la giustizia del Regno di Dio, la Chiesa “ha il
dovere di vivere la giustizia innanzitutto al suo interno, tra i suoi
membri” (IL 45). Le diocesi devono onorare i contratti con le
congregazioni religiose e soprattutto far sì che gli uomini e le donne
consacrati, i catechisti, quanti lavorano nelle case parrocchiali e
altri dipendenti della Chiesa vengano adeguatamente retribuiti. È uno
scandalo quando alla fine del mese questi umili lavoratori hanno solo
l’acqua santa da portare a casa. Inoltre i parroci dovrebbero ricordare
che le offerte dei fedeli durante l’Offertorio non sono soltanto a
favore del clero ma per i poveri e per la Chiesa in generale, ivi
compresi i consacrati e i catechisti (cfr. Messale Romano, 73; RS, 70).
In alcune diocesi la presenza femminile nei consigli non è sufficiente
(cfr IL, 61). Dove la loro collaborazione è adeguatamente apprezzata, si
sono avuti risultati molto positivi.
Questo Sinodo può aiutare la Chiesa di ogni paese a rendere una maggiore
testimonianza alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. “La vita
di una comunità ecclesiale che incarna la Parola diventa allora lampada
sui passi della società in generale, affinché siano evitati i cammini di
morte e si intraprendano invece quelli che conducono alla vita, cioè
alla sequela di Gesù ‘via, verità e vita’” (IL, 38).
[00068-01.05] [IN040] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Adriano LANGA, O.F.M., Vescovo di Inhambane (MOZAMBICO)
È risaputo che, sin dalla Riforma, la Chiesa Cattolica ha affrontato
molte sfide a vari livelli, rispetto ad altre chiese e fedi religiose.
Tali sfide, recentemente, sono aumentate e si sono intensificate con la
nascita e l’incremento dei Movimenti Evangelici. Oggigiorno, in tale
situazione assistiamo all’esodo dei cattolici verso le file di quelle
Chiese e di quei movimenti. A testimonianza di ciò vi sono l’aumento
vertiginoso di quei gruppi religiosi nonché la nascita di quel
cattolicesimo con uno “stile e un linguaggio strani”, un fenomeno questo
che non deve essere visto in linea con l’ecumenismo, bensì come una
deviazione derivante dalla sconfitta di chi si sente in svantaggio. Come
nasce tale fenomeno? Sono varie le ragioni che si possono menzionare, ma
qui vorrei sottolinearne una particolare, che è un fatto
importantissimo, ovvero la mancanza o l’insufficienza di Inculturazione
nei suoi diversi aspetti.
Infatti, discriminando, disprezzando e persino combattendo le culture
africane, sottovalutando le lingue locali e incentrando
l’evangelizzazione soprattutto sui bambini e non sugli adulti, come è
accaduto anche nel recente passato, o proibendo la lettura della Bibbia,
come accadeva in un passato non troppo lontano, o, ancora, non
traducendo le stesse Scritture nelle lingue locali, la Chiesa Cattolica
non è ancora riuscita a dare ai cattolici dell’Africa un linguaggio e
uno stile propri. È per questo che i cattolici africani rispetto ai
credenti di altre religioni hanno sviluppato un complesso di inferiorità
e una certa alienazione. Ed è per questo che i cattolici dell’Africa,
desiderando allontanarsi dallo stile europeo e latino-americano nella
volontà di sentirsi veramente cristiani cattolici africani, sono ben
disposti verso i fratelli africani appartenenti ad altre fedi e altre
denominazioni e ne adottano il linguaggio e lo stile.
[00065-01.05] [IN039] [Testo originale: portoghese]
- S. E. R. Mons. Francisco João SILOTA, M. Afr., Vescovo di Chimoio,
Secondo Vice Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali d'Africa
e Madagascar (S.C.E.A.M.) (MOZAMBICO)
Al numero 66 del II capitolo dell’Instrumentum laboris, si afferma:
“Alcuni ritengono che la ragione profonda dell’instabilità delle società
del continente sia legata all’alienazione culturale e alla
discriminazione razziale che, nel corso della storia, hanno generato un
complesso d’inferiorità, il fatalismo e la paura” (IL 66).
Proseguendo su questa linea di ricerca delle ragioni più profonde, mi
rendo conto che il crearsi di questo complesso di inferiorità e di altre
questioni è andato ancora più lontano, producendo qualcosa di
estremamente grave in molti africani, che chiamerei, bene o male,
un’alienazione antropologica. Poiché i fatti dimostrano che molti
africani non solo negano quei valori che sono tipicamente loro, ma
arrivano anche a negare se stessi. Non accettano la propria
“Africanità”. L’orgoglio legittimo che L. Senghor volle infondere con
l’ideologia della “Negritudine” è, per molti, una cosa che scivola loro
addosso. La campagna per la “Autenticità” intrapresa a modo suo da D.
Mobutu, è stata messa in ridicolo! Il “Comunalismo africano” con cui K.
Nkrumah ha voluto contraddistinguere il modo di essere dell’uomo
africano, è guardato con scetticismo e considerato come qualcosa di
anacronistico!
Allora, le domande che sorgono sono: “Dove sei, Africa? Dove ti
collochi? Non sarà per caso questo vuoto, questa mancanza di terreno o
di base su cui poggi, a costituire paradossalmente la base del tuo
dramma? Infatti, come si può conciliare il tuo spirito di accoglienza e
di ospitalità con la discriminazione etnica, tribale e regionale che
regna in seno alle tue società, ma anche nella Chiesa? Non sarà, questa
discriminazione, il frutto di un “transfert” che alcuni dei tuoi figli
attuano nei confronti degli altri per il fatto che negano sé stessi?
Come spiegare l’evidente contraddizione che esiste fra l’amore
incondizionato per la vita, che è tipico dell’africano, e i tradimenti
che alcuni dei tuoi figli commettono contro i propri fratelli, causando
loro sofferenze disumanizzanti o perfino togliendo loro la vita?
Africa, qual è la via d’uscita da questa contraddittoria situazione?
[00070-01.06] [IN042] [Testo originale: portoghese]
- S. E. R. Mons. Fulgence RABEMAHAFALY, Arcivescovo di Fianarantsoa,
Presidente della Conferenza Episcopale (MADAGASCAR)
In famiglia, i figli hanno un ruolo insostituibile perché i genitori
possano sperimentare la pace e il perdono. In qualsiasi momento, sono
capaci di rompere tutto ma sono anche strumenti di pace per far capire
ai genitori che non è necessario usare la violenza per una correzione
importante. La violenza in famiglia è intollerabile.
Tra fratelli e sorelle, i figli sono strumenti di pace; la saggezza
ancestrale esige che i più grandi siano meno intransigenti con i più
piccoli. Si correggono anche attraverso linguaggi usuali. Imparano le
parole di pace, con dignità e rispetto. I genitori sono i loro modelli
di comportamento e trasmettono lo spirito della condivisione, dell’amore
al fratello, l’obbedienza e la riconciliazione.
In una famiglia con diversi figli, molti comportamenti vengono appresi
facilmente. La situazione è diversa da quella di una famiglia con un
solo figlio che, di fatto troppo viziato, si comporta come un principino
e i genitori non osano più contraddirlo. Il bambino vorrà sempre essere
servito e si esporrà continuamente al pericolo di essere manipolato e
traviato.
Perciò, direi, se vogliamo la pace, impariamo ad educare bene i nostri
figli, in famiglia. È la pace vissuta in ogni casa a risplendere nella
società, il saper vivere, il senso del bene comune, il rispetto per le
persone anziane, il senso della condivisione, la cura dei più piccoli e
l’ascolto dei genitori.
I bambini che non hanno avuto la fortuna di vivere in una comunità
familiare solida, non avranno abbastanza il senso e il valore del
sacrificio e dell’obbedienza. La famiglia, prima comunità di vita, è
quindi l’educatrice per eccellenza alla pace; e la stessa cosa dovremmo
essere noi, Chiesa-Famiglia di Dio del nostro tempo.I valori importanti
nella società, tra cui la giustizia, l’amore, il rispetto reciproco, il
perdono e la riconciliazione, vengono appresi in famiglia. Il problema è
che nel mondo di oggi, il diritto familiare viene messo alle strette; i
paesi ricchi pensano che, con il denaro, si possa far tacere tutti, i
piccoli e i poveri, e con la violenza, calpestano tutto ciò che è
giustizia e riconciliazione, pur di farsi servire.
Noi come Chiesa, siamo chiamati a rispondere in modo obiettivo, più
umano e cristiano, alle suppliche dei nostri connazionali afflitti dalla
violenza, dall’ingiustizia e dall’insicurezza sociale. Siamo i genitori
all’interno della nostra società. Siamo la madre, l’educatrice e la
protettrice. Dobbiamo essere sempre all’altezza del nostro compito.
[00071-01.05] [IN043] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Louis PORTELLA MBUYU, Vescovo di Kinkala, Presidente
della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEL CONGO)
La Chiesa ha una missione profetica urgente in Africa.
Di fronte allo spettacolo desolante offerto al mondo dal continente
africano, i cui popoli sono praticamente derubati, spesso per mano dei
loro stessi figli, della sovranità che spetterebbe loro, la Chiesa deve
rivolgere uno sguardo lucido su tutte le situazioni in cui la dignità
umana è calpestata, deve analizzarne le cause, rivelarne i meccanismi e
chiamare in causa, senza stancarsi, i responsabili. Il rischio è che, di
fronte a così tante ingiustizie e sfruttamenti, la Chiesa smetta di
commuoversi, vi si abitui e non ne parli più, divenendo così complice
dell’infelicità delle popolazioni, quando invece la sua missione
consiste nell’essere “la voce dei senza voce”.
Ma questa missione profetica potrà essere esercitata con autorità morale
solo nella misura in cui la Chiesa offrirà al suo interno la
testimonianza di una comunità riconciliata. A tutti i livelli (comunità
ecclesiali di base, movimenti, comunità religiose e sacerdotali ecc.),
la Chiesa è chiamata a essere uno spazio umano in cui la riconciliazione
è sempre all’ordine del giorno. La fecondità della sua presenza è legata
a questa testimonianza. Infine, alla Chiesa spetta il compito di
partecipare attivamente all’elaborazione di un pensiero politico ed
economico autonomo che possa favorire il sorgere di un’Africa
riconciliata con se stessa e artefice del proprio destino.
[00072-01.04] [IN044] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Maurice PIAT, C.S.Sp., Vescovo di Port-Louis (MAURIZIO)
Affinché la Chiesa-Famiglia di Dio sia al servizio della
riconciliazione, della giustizia e della pace e sparga così il sale del
Vangelo nelle società africane, essa deve poggiare sulla famiglia, che
ne è la cellula di base. Da qui l’urgenza sottolineata al n. 20
dell’Instrumentum laboris di essere creativi per rispondere ai bisogni
spirituali e morali della famiglia.
Vorrei attirare l’attenzione su uno di questi bisogni, quello dei
genitori. Disarmati dinanzi alla violenza che si abbatte sulla loro
famiglia o scossi dalla modernità che sconvolge i canali tradizionali di
trasmissione dei valori, hanno bisogno di essere sostenuti.
Quando la guerra lacera la loro famiglia, i genitori possono domandarsi
che senso possa ancora avere la loro vita e quali valori possono ancora
trasmettere ai propri figli. Hanno bisogno di parole che denunciando le
cause profonde della violenza, consentano di lottare contro il fatalismo
e mostrino il senso che può dare alla vita la lotta per una maggiore
giustizia. Anche se non arriveranno mai alla fine di questa lotta,
potranno almeno trasmettere ai propri figli il gusto di lottare e di
soffrire per la giustizia.
I genitori che sono vittima della violenza hanno anche bisogno di essere
accompagnati nel loro cammino di guarigione, che passa necessariamente
attraverso la porta stretta della non-violenza che, sola, può restituire
loro il gusto di vivere e renderli capaci di trasmettere ai propri figli
una ragione di vita.
Per altri genitori sono l’indifferenza e l’aggressività dei figli,
catturati nel vortice di una società di consumo e di comunicazione in
tutti i sensi, ad essere fonte di profonda sofferenza. I meccanismi
della trasmissione tradizionale della fede e dei valori sembrano essere
guasti. Essi cercano degli luoghi dove parlarne e hanno bisogno di
essere sostenuti.
Quando attraverso le “comunità ecclesiali viventi” i genitori trovano
risposta al loro desiderio di ritrovare il gusto di trasmettere e
vengono messi a contatto con la Parola di Dio, scoprono, a partire dalle
loro prove, un’inaspettata vicinanza con le sofferenze di Cristo che li
incoraggia e ridona un senso alla loro vita. Accompagnare le famiglie su
questo cammino pasquale appare essenziale, oggi, perché la Chiesa,
Famiglia di Dio, sparga il sale del Vangelo in terra africana.
[00073-01.04] [IN045] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Joseph AKÉ YAPO, Arcivescovo di Gagnoa, Presidente
della Conferenza Episcopale (COSTA D'AVORIO)
Come può, la Chiesa in Africa, essere sale della terra e luce del mondo
se non si mette in causa nella sua gestione dei fedeli e dei sacerdoti,
nel suo esercizio del potere e dell’autorità? Se la Chiesa vuole
svolgere il proprio ruolo di operatrice di pace, di riconciliazione e di
giustizia efficacemente, deve cominciare col mettere in pratica al suo
interno ciò che insegna e preoccuparsi di creare le strutture necessarie
e indispensabili per la formazione e l’educazione dei suoi fedeli.
[00074-01.03] [IN046] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Fulgence MUTEBA MUGALU, Vescovo di Kilwa-Kasenga
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
Per promuovere una cultura di pace, di riconciliazione, di tolleranza,
di dialogo e di convivialità nelle nostre popolazioni, le Chiese in
Africa hanno interesse ad utilizzare efficacemente i media e ad assumere
talune sfide. Nell’epoca del digitale si tratta di un imperativo
inevitabile in un ambiente mediatico contaminato dalla manipolazione,
dalla propaganda politica, da un clima di divertimento poco edificante e
dall’attivismo delle sette, ma anche contrassegnato dall’imperialismo
dei media stranieri che si propongono imponendosi.
Da un lato, per essere efficace, la comunicazione ecclesiale deve
diventare una priorità pastorale. Per questo, i mezzi di comunicazione
sociale devono essere realmente messi al servizio dell’evangelizzazione
ed essi stessi evangelizzati. È auspicabile, a questo proposito, che le
nostre strutture ecclesiali e le nostre istituzioni ecclesiastiche
dispongano, nella misura delle loro risorse materiali disponibili, di
loro propri mezzi di comunicazione (radio, giornale, bollettini di
informazione, sito internet, televisione, telefono, ecc.) e li
utilizzino realmente. In mancanza di mezzi materiali ed economici, si
potrà usufruire del sostegno di organi mediatici di altri continenti
come pure della solidarietà attiva delle persone di buona volontà. Gli
agenti pastorali, ovvero i vescovi, i sacerdoti e i seminaristi, devono
imparare ad utilizzare le nuove tecnologie della comunicazione e
dell’informazione pastorale, in particolare nella pastorale della
giustizia, della pace e della riconciliazione. Le nostre popolazioni
devono, anch’esse, essere educate all’utilizzo degli strumenti mediatici
con discernimento e spirito critico, alla luce dei principi etici e dei
diritti umani. Quanto agli operatori della comunicazione delle nostre
società, è fondamentale che siano sensibilizzati sulla deontologia del
loro lavoro e sulla responsabilità che hanno nella promozione della
pace, della giustizia, della riconciliazione e della dignità della
persona umana. Come ci raccomanda la dottrina della Chiesa, dobbiamo
fondare associazioni di comunicatori cattolici.
[00075-01.04] [IN047] [Testo originale: francese]
-
S. E. R. Mons. Jean-Bosco NTEP, Vescovo di Edéa (CAMERUN)
Nel suo messaggio in occasione della giornata mondiale della pace del
2004, il compianto Papa Giovanni Paolo II, afferma che la vera pace non
è possibile se non si fonda sul perdono e sulla riconciliazione. È
affermare l’impotenza delle negoziazioni e delle armi.
Fin dall’inizio della democratizzazione in Africa, i governanti si sono
rivolti alla Chiesa affinché li accompagni. Questo appello le ha
conferito una nuova missione che ha fatto dire ai Padri del I Sinodo
Speciale per l’Africa: “L’educazione al bene comune e al rispetto del
pluralismo sarà uno dei compiti pastorali prioritari del nostro tempo”
(Messaggio della Prima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi, 34). Papa Giovanni Paolo II rifiutava qualsiasi improvvisazione
in una responsabilità così pesante.
Parlando delle “nuove prospettive della riconciliazione”, vogliamo fare
eco a questo appello del Santo Padre e intendere la riconciliazione come
un modo di essere e di vivere, cioè di costruire una vita piena di
attenzioni, di tenerezza e di amicizia e un modo conseguente di vivere
con l’altro, con Dio, con se stesso e anche con la natura. La
riconciliazione dovrebbe manifestarsi in tutti gli aspetti della nostra
vita sociale e religiosa e diventare una testimonianza d’amore.
La riconciliazione, come è stata organizzata in alcuni paesi africani,
non ha dato i frutti sperati. Non ha cancellato né il risentimento né la
paura. Non ha riscontrato molte adesioni dei cuori. In realtà, non
potrebbe limitarsi all’aspetto sociale, pubblico. È innanzitutto un
processo personale. La Chiesa ha il vantaggio di parlare al cuore
dell’individuo più della politica. Essa deve rivolgersi direttamente
alle coscienze individuali, alla capacità di riflessione e di decisione
di ogni persona per la scelta della riconciliazione come fondamento
della pace e quindi come garanzia di un ordine sociale credibile. Il
cristiano sarà quindi condotto all’indispensabile necessità della
conversione personale, alla riconciliazione, alla pace come base di una
vita ecclesiale.
La nuova prospettiva della riconciliazione che auspichiamo fa appello
alla cultura. Occorre instaurare nella Chiesa una cultura della
riconciliazione, cammino necessario, anzi indispensabile per la pace.
[00076-01.03] [IN048] [Testo originale: francese]
- S.
E. R. Mons. George NKUO, Vescovo di Kumbo (CAMERUN)
A parte l’avidità, la corruzione e la mancanza di fiducia nei nostri
leader politici, uno dei maggiori ostacoli alla giustizia, alla pace e
alla riconciliazione in Africa è la povertà. In Africa c’è povertà e in
molte parti del continente africano c’è la fame. In Africa ci sono
persone avide, compresi i nostri leader, che non si preoccupano dei loro
fratelli e delle loro sorelle.
Povertà significa impossibilità di rispondere ai bisogni fondamentali
che sono il cibo, l’acqua e la casa. Povertà significa che nella
comunità non c’è sicurezza. Povertà significa che non ci sono i mezzi
per curare la propria famiglia. Povertà significa che i nostri figli non
possono sperare in un futuro in cui avranno una famiglia e mezzi di
sostentamento. Povertà significa che la tristezza e la paura hanno preso
il posto della gioia e della serenità. È questa la povertà in molte
parti dell’Africa. La povertà è la causa principale della fame.
C’è povertà in Africa, eppure l’Africa possiede quasi tutto ciò che
serve per essere il continente più ricco del mondo. L’Africa è pressoché
il continente più ricco di risorse naturali. I coltivatori sono poveri
in Africa perché la produttività della loro terra e del loro lavoro
rimane molto bassa. In passato, questo genere di povertà rurale era
comune anche in Europa e nell’America del Nord. Sembra che questa
povertà debba essere vinta con modi che non abbiamo mai visto prima. È
vero che non vi sono soluzioni pronte per risolvere la povertà su larga
scala, ma da qualche parte dobbiamo cominciare.
In Europa e in America si riuscì a sfuggire a queste condizioni rurali
di impoverimento quando le nuove scoperte della scienza furono applicate
all’agricoltura. Fu l’accesso dei coltivatori a una nuova tecnologia
produttiva a consentire all’Europa e all’America, intorno all’inizio e
alla metà del ventesimo secolo, di porre definitivamente fine alla
povertà diffusa.
Oggi ci troviamo dinanzi alla questione dell’introduzione di organismi
geneticamente modificati in Africa. La domanda è: queste nuove
tecnologie sono di per sé dannose o possono dare un contributo positivo
alla vita delle persone nei paesi poveri dell’Africa? L’ingegneria
genetica è intrinsecamente immorale o si tratta solo di una tecnologia
tra le altre applicabili all’agricoltura? La biotecnologia è un impero
del male come qualcuno vuol farci credere?
D’altro canto, questa nuova scienza dice che non solo la qualità della
vita dei più poveri verrà notevolmente migliorata, ma che essi
inizieranno anche il processo di sviluppo economico. È una tecnologia
che offre ai coltivatori più poveri una delle chiavi principali per
uscire dalla povertà.
Ma poiché questa tecnologia è ancora relativamente nuova ed esige uno
studio a lungo termine degli impatti sull’ambiente e sulla salute
dell’uomo, in Camerun suggeriamo che l’Africa non si affretti ad
abbracciarla ciecamente. Questa tecnologia va ricercata con la massima
attenzione, anche se promette la salvezza economica per l’Africa.
[00077-01.04] [IN049] [Testo originale: inglese]
Quindi sono seguiti gli interventi liberi.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 19.00 con la
preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 224 Padri.
AVVISI
- CALENDARIO
- MOSTRA “TEMPO D’AFRICA”
- CONFERENZA STAMPA
- “BRIEFING”
- “POOL”
- BOLLETTINO SYNODUS
EPISCOPORUM
- COPERTURA TV IN DIRETTA
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
CALENDARIO
Venerdì 9 ottobre, alle ore 16.30, all’apertura della Nona Congregazione
generale interverrà l’Invitato Speciale, Mr. Rudolphe Adada, Former
Joint United Nations - African Union Special Representative for Darfour,
per riferire sugli sforzi di pace nella regione del Darfur, che
interessa vari Paesi africani.
I partecipanti alla II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei
Vescovi, assisteranno al concerto "I giovani contro la guerra -
1939-2009", previsto giovedì 8 ottobre 2009 alle ore 18:30 presso
l'Auditorium della Conciliazione di Roma, alla presenza del Santo Padre
Benedetto XVI. L'evento, in occasione del 70° anniversario dallo scoppio
della Seconda Guerra Mondiale, è promosso dal Pontificio Consiglio per
la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dalla Commissione per i
Rapporti Religiosi con l'Ebraismo, dall'Ambasciata tedesca presso la
Santa Sede e dal KulturForum di Mainau. Patrocina il Comitato Ebraico
Internazionale per le Consultazioni Interreligiose. Finanziano enti
italiani e tedeschi. L'orchestra composta da giovani musicisti
provenienti da 10 nazioni, proporrà brani musicali di Gustav Mahler e di
Felix Mendelssohn Bartholdy, entrambi compositori ebrei di nascita, poi
battezzati. Mahler e Mendelssohn, rispettivamente cattolico e
protestante, sperimentarono l'antisemitismo.
[00023-01.05] [00000] [Testo originale: italiano]
MOSTRA “TEMPO D’AFRICA”
“Tempo d’Africa - Arte Cristiana nelle opere di artisti africani
contemporanei”, è il titolo della mostra allestita nell’atrio dell’Aula
Paolo VI, promossa dal Centro Orientamento Educativo (COE), come
“omaggio” alla II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi. Seguendo il carisma di don Francesco Pedretti, fondatore del
COE e promotore di varie forme di cooperazione, l’Organismo ha portato
avanti in tutti questi anni svariate iniziative in diversi Paesi
africani e ha collaborato con artisti africani affermati e con numerosi
giovani. La mostra, visitata dal Santo Padre Benedetto XVI, affronta
alcuni temi cruciali per il continente e celebra il cinquantesimo di
fondazione dell’Organismo, in comunione con la Chiesa d’Africa. Le opere
esposte sono state realizzate da: Doudou Mbemba Lumbu, Repubblica
Democratica del Congo (“Verso la nuova via”, Olio su tela), Joseph Belly
Malenga Mpasi, Repubblica Democratica del Congo (“Il buon samaritano”,
Olio su tela e “Le nozze di Cana”, Acrilico su tela), Didier Mukandila
Ngoy, Repubblica Democratica del Congo (“I bambini innanzitutto”, Olio
su tela e “L’esodo”, Acrilico su tela), Theodore Ondigui Onana, Camerun
(“Riconciliazione, giustizia e pace. Offerte, ritmo e coreografia”,
Obom-corteccia d’albero), Hervé Hermann Momo, Camerun (“Simbolo di una
nuova era”, Olio su tela), Fabrice Wamba Tamagna, Camerun (“La danza
della salvezza”, Sabbia su tela), Ibraheem Agbola, Nigeria (“Adamo ed
Eva”, Olio su legno), Maurice Binangu Bazungula, Repubblica democratica
del Congo (“L’annunciazione”, Olio su tela), Tondo Mambengi, Repubblica
Democratica del Congo, (“L’angelo liberatore”, Olio su tela), Zeleqe
Ewnetù, Etiopia (“Kidane meheret-1996", Oil on canvas), Jafet Iagotar,
Camerun (“L’annuncio del Regno”, Mosaico su legno e “Le nozze di Cana”,
Mosaico su legno).
[00067-01.02] [RE000] [Testo originale: italiano]
CONFERENZA STAMPA
La seconda Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese e portoghese) si terrà
nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede mercoledì
14 ottobre 2009 (dopo la Relatio post disceptationem), alle ore 12.45
orientativamente.
I nominativi dei partecipanti saranno comunicati appena possibile.
I Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e fotoreporter
sono pregati di rivolgersi per il permesso di accesso al Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
Le successive Conferenze Stampa si terranno:
- Venerdì 23 ottobre 2009 (dopo il Nuntius)
- Sabato 24 ottobre 2009 (dopo l’Elenchus finalis propositionem)
BRIEFING
Il terzo “Briefing” per i gruppi linguistici si terrà (nei luoghi e con
gli Addetti Stampa indicati nel Bolletino N. 2) domani, giovedì 8
ottobre 2009 alle ore 13.10 circa. Si ricorda che gli operatori
audiovisivi (cameramen e tecnici) e i fotoreporter sono pregati di
rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali per il
permesso di accesso (molto ristretto).
I prossimi “Briefing” avranno luogo, orientativamente alle ore 13.10:
- Venerdì 9 ottobre 2009
- Sabato 10 ottobre 2009
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
“POOL”
Si prevedono “pool” di giornalisti accreditati per accedere all’Aula del
Sinodo, in linea di massima per la preghiera di apertura delle
Congregazioni Generali antemeridiane, nei giorni seguenti:
- Giovedì 8 ottobre 2009
- Venerdì 9 ottobre 2009
- Sabato 10 ottobre 2009
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
- Venerdì 23 ottobre 2009
- Sabato 24 ottobre 2009
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della Santa
Sede (all’ingresso, a destra) saranno messe a disposizione dei redattori
le liste d’iscrizione ai “pool”.
Per i “pool” i fotoreporter e gli operatori TV sono pregati di
rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
I partecipanti ai “pool” sono pregati di trovarsi alle ore 08.30 nel
Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte all’ingresso dell’Aula
Paolo VI, da dove saranno accompagnati da un officiale della Sala Stampa
della Santa Sede (per i redattori) e del Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali (per i fotoreporter e troupe TV). È richiesto un
abbigliamento confacente la circostanza.
BOLLETTINO SYNODUS EPISCOPORUM
Il decimo numero del Bollettino sarà pubblicato alla conclusione della
Sesta Congregazione Generale di giovedì 8 ottobre 2009, con i riassunti
degli interventi pronunciati in Aula dai Padri sinodali e la seconda
votazione per la Commissione del Messaggio.
COPERTURA TV IN DIRETTA
Saranno trasmesse in diretta sui monitor nella Sala delle
telecomunicazioni, nella Sala dei giornalisti e nell’Aula Giovanni Paolo
II della Sala Stampa della Santa Sede:
- Sabato 10 ottobre 2009 (ore 18.00): Preghiera del Rosario con gli
Universitari degli Atenei Romani (Aula Paolo VI)
- Domenica 11 ottobre 2009 (ore 10.00): Solenne Concelebrazione
Eucaristica con Canonizzazione dei Beati Zygmunt Szsezęsny Feliński,
Francisco Coll y Guitart, Jozef Damiaan de Veuster, Rafael Arnáiz Barón
e Marie de la Croix (Jeanne) Jugan (Piazza San Pietro)
- Martedì 13 ottobre 2009 (ore 09.00): Parte della Congregazione
Generale in cui viene svolta la Relatio post disceptationem
- Domenica 25 ottobre 2009 (ore 09.30): Solenne Concelebrazione della
Santa Messa a conclusione del Sinodo (Basilica di San Pietro)
Eventuali variazioni saranno pubblicate appena possibile.
NOTIZIARIO TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antimeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO
DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della II Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi resterà aperta dal 2 al 25
ottobre 2009 secondo il seguente orario:
- Fino a venerdì 9 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Sabato 10 ottobre: ore 09.00-19.00
- Domenica 11 ottobre: ore 09.00 - 13.00
- Lunedì 12 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Martedì 13 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Da mercoledì 14 ottobre a sabato 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 18 ottobre: ore 11.00 - 13.00
- Da lunedì 19 ottobre a sabato 24 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 25 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio informazioni e accreditamento sarà a
disposizione (nell’ingresso a destra):
- Lunedì-Venerdì: ore 09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti nella Sala Stampa
della Santa Sede, nel Bollettino informativo della Commissione per
l’informazione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi e nell’area Comunicazioni di servizio del sito Internet della
Santa Sede.
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