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10 - 08.10.2009
SOMMARIO
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QUINTA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 7 OTTOBRE 2009 -
ANTEMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
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SESTA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 8 OTTOBRE 2009 - ANTEMERIDIANO) -
CONTINUAZIONE
- AVVISI
QUINTA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 7 OTTOBRE 2009
- ANTEMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
CORREZIONE ALL’ELENCO DEI MODERATORI DEI CIRCOLI MINORI
Il Moderatore del Circolo Minore “Gallicus E” è S. E. R. Mons. Marcel
Honorat Léon AGBOTON, Arcivescovo di Cotonou, Vice Presidente della
Conferenza Episcopale (BENIN).
SESTA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 8 OTTOBRE 2009 - ANTEMERIDIANO) -
CONTINUAZIONE
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VOTAZIONE PER LA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO (II)
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
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LETTERA DEI PRESIDENTI DELEGATI E DEL SEGRETARIO GENERALE
ALL’ARCIVESCOVO DI BUKAVU
Alle ore 09.00 di oggi giovedì 8 ottobre 2009, con il canto dell’Ora
Terza, ha avuto luogo la Sesta Congregazione Generale, per la seconda
Votazione per la Commissione per il Messaggio e per la continuazione
degli interventi dei Padri sinodali in Aula sul tema sinodale La Chiesa
in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della
pace. “Voi siete il sale della terra ... Voi siete la luce del mondo”
(Mt 5, 13.14).
Presidente Delegato di turno S.Em. Card. Francis ARINZE, Prefetto
emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti (CITTÀ DEL VATICANO).
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12.30 con la
preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 227 Padri.
VOTAZIONE
PER LA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO (II)
In apertura della Congregazione Generale ha avuto luogo la seconda
votazione per l’elezione dei membri della Commissione per il Messaggio,
presieduta per nomina pontificia da S. E. R. Mons. John Olorunfemi
ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja (NIGERIA) e Vice Presidente S. E. R.
Mons. Youssef Ibrahim SARRAF, Vescovo di Le Caire dei Caldei (EGITTO).
La votazione si è svolta in forma elettronica.
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
In questa Congregazione Generale sono intervenuti i seguenti Padri:
-
S. Em. R. Card. Ennio ANTONELLI, Presidente del Pontificio Consiglio per
la Famiglia (CITTÀ DEL VATICANO)
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S.Em.R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Presidente
del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (C.C.E.E.) (UNGHERIA)
-
Rev. P. Kieran O'REILLY, S.M.A., Superiore Generale della Società delle
Missioni Africane (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
-
S. E. R. Mons. Marcel UTEMBI TAPA, Arcivescovo di Kisangani (REPUBBLICA
DEMOCRATICA DEL CONGO)
-
S. E. R. Mons. Alfred Adewale MARTINS, Vescovo di Abeokuta (NIGERIA)
-
S. E. R. Mons. Louis Ncamiso NDLOVU, O.S.M., Vescovo di Manzini
(SWAZILAND)
-
S. E. R. Mons. Paul R. RUZOKA, Arcivescovo di Tabora (TANZANIA)
-
Rev. P. Emmanuel TYPAMM, C.M., Segretario Generale della "Confederazione
delle Conferenze dei Superiori Maggiori d'Africa e Madagascar"
(CAMERUN)
-
S. E. R. Mons. Martin Albert HAPPE, M. Afr., Vescovo di Nouakchott
(MAURITANIA)
-
S. E. R. Mons. Vincent COULIBALY, Arcivescovo di Conakry, Presidente
della Conferenza Episcopale (GUINEA)
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S. E. R. Mons. Nicolas DJOMO LOLA, Vescovo di Tshumbe, Presidente della
Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
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S. E. R. Mons. Jorge FERREIRA DA COSTA ORTIGA, Arcivescovo di Braga,
Presidente della Conferenza Episcopale (PORTOGALLO)
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S. E. R. Mons. Angelo AMATO, S.D.B., Arcivescovo titolare di Sila,
Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi (CITTÀ DEL VATICANO)
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S. E. R. Mons. Peter Martin MUSIKUWA, Vescovo di Chikwawa (MALAWI)
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S. E. R. Mons. Barry Alexander Anthony WOOD, O.M.I., Vescovo titolare di
Babra, Vescovo ausiliare di Durban (SUDAFRICA)
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S. E. R. Mons. Buti Joseph TLHAGALE, O.M.I., Arcivescovo di
Johannesburg, Presidente della Conferenza Episcopale (SUDAFRICA)
-
S. E. R. Mons. Valentin MASENGO NKINDA, Vescovo di Kabinda (REPUBBLICA
DEMOCRATICA DEL CONGO)
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S. E. R. Mons. John Olorunfemi ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja (NIGERIA)
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S.Em.R. Card. Paul Josef CORDES, Presidente del Pontificio Consiglio
"Cor Unum" (CITTÀ DEL VATICANO)
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S. E. R. Mons. Cornelius Fontem ESUA, Arcivescovo di Bamenda (CAMERUN)
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S. E. R. Mons. Philippe OUÉDRAOGO, Arcivescovo di Ouagadougou (BURKINA
FASO)
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Rev. P. Damian WEBER, C.M.M., Superiore Generale dei Missionari di
Mariannhill (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S. Em. R. Card. Ennio ANTONELLI, Presidente del Pontificio Consiglio
per la Famiglia (CITTÀ DEL VATICANO)
Il Santo Padre, nell’Omelia della Messa di Inaugurazione, nella Basilica
di S. Pietro, ha segnalato, con un’espressione molto incisiva, che il
primo mondo “sta esportando tossici rifiuti spirituali” in Africa e
altre aree in via di sviluppo. Uno di questi rifiuti tossici è la
cosiddetta “teoria del genere”, che ben camuffata comincia a infiltrarsi
nelle associazioni, negli ambienti governativi e anche in alcuni
ambienti ecclesiali del continente africano, secondo quanto viene
segnalato al Pontificio Consiglio per la Famiglia.
Agenti di varie istituzioni e organizzazioni internazionali partono da
problemi reali, ai quali è necessario e doveroso porre rimedio, come le
ingiustizie e le violenze subite dalle donne, la mortalità infantile, la
malnutrizione e la fame, i problemi dell'abitazione e del lavoro.
Suggeriscono prospettive di soluzione basate sui valori
dell'uguaglianza, della salute, della libertà: parole sacrosante, ma
rese ambigue dai nuovi significati antropologici di cui vengono
caricate. Ad esempio uguaglianza delle persone non significa solo pari
dignità e titolarità dei diritti fondamentali dell'uomo; ma anche
irrilevanza della differenza naturale tra uomini e donne, uniformità di
tutti gli individui, come se fossero sessualmente indifferenziati, e
quindi equivalenza di tutti gli orientamenti e comportamenti sessuali:
eterosessuale, omosessuale, bisessuale, transessuale, polimorfo. Ogni
individuo ha diritto a fare liberamente (ed eventualmente anche a
mutare) le sue scelte, secondo le pulsioni, i desideri e le preferenze.
L’ideologia viene diffusa attraverso i centri di salute riproduttiva,
gli incontri locali di formazione, i programmi televisivi internazionali
via satellite. Viene ricercata la collaborazione dei governi africani e
delle associazioni locali, anche ecclesiali, che di solito non si
rendono conto delle implicazioni antropologiche, eticamente
inaccettabili.
Questo mio intervento vuole essere un invito alla vigilanza,
un’esortazione a offrire istruzioni accurate ai sacerdoti, ai
seminaristi, ai religiosi e alle religiose, alle Caritas e agli altri
operatori pastorali laici.
[00069-01.02] [IN041] [Testo originale: italiano]
- S.Em.R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest,
Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (C.C.E.E.)
(UNGHERIA)
Abbiamo ascoltato con attenzione la comunicazione del Cardinale Polycarp
Pengo, presidente dello SCEAM (SECAM). Vediamo chiaramente che i vescovi
africani nostri fratelli chiedono aiuto per rinsaldare la loro comunione
interna e la loro organizzazione continentale. Propongo di avviare degli
accordi con il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE)
sulla possibilità di rafforzare la collaborazione tra i vescovi africani
anche attraverso delle azioni congiunte con il CCEE.
Tra le istituzioni della Chiesa stessa, vengono citate, ai numeri
123-126 dell’Instrumentum laboris, le Commissioni Giustizia e Pace. Si
aggiunge che occorre comprendere meglio la missione di queste
commissioni.
È un’esperienza generalizzata nella Chiesa che, dopo il Concilio
Vaticano II, sia nata una vera ricchezza, un gran numero di
organizzazioni col fine di realizzare la missione e l’attività dei
cristiani nel mondo nei diversi campi d’azione. Ma negli ultimi decenni,
si è anche chiarita maggiormente la natura delle organizzazioni
ecclesiali: è stata precisata la natura delle associazioni dei fedeli,
sono state distinte le persone giuridiche private e le persone
giuridiche pubbliche nella Chiesa. Si è sottolineato che solo queste
ultime possono agire in nome della Chiesa, così come le strutture
politiche dell’organizzazione gerarchica della Chiesa stessa.
Per evitare che alcune Commissioni Giustizia e Pace, costituite
probabilmente solo secondo il diritto statale o come associazioni
private, vengano strumentalizzate dai gruppi politici, sembra utile
sottolineare che la Commissione nazionale Giustizia e Pace è un organo
della Conferenza episcopale stessa. In questo modo possiamo assicurare
che l’attività di queste commissioni sia un’espressione autentica della
missione della Chiesa nel mondo.
[00078-01.04] [IN050] [Testo originale: francese]
- Rev. P. Kieran O'REILLY, S.M.A., Superiore Generale della Società
delle Missioni Africane (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
Una dimensione importante della crescita della Chiesa nel continente
africano è il numero degli uomini e delle donne africani ora
direttamente coinvolti nella missione ad gentes della Chiesa, sia come
membri di congregazioni missionarie locali di recente istituzione, sia
come membri di istituti internazionali di fondazione più antica.
Ispirate dal loro impegno di fede e istruite nella dottrina sociale
della Chiesa, molte congregazioni missionarie e religiose hanno
costituito delle reti per affrontare la sfida. Mi riferisco in
particolare al lavoro della rete Africa Faith and Justice Network.
Queste reti si preoccupano in modo particolare di affrontare le
questioni dell’ingiustizia strutturale radicata nelle politiche europee
e statunitensi che hanno un impatto negativo sull’Africa.
Come “Famiglia di Dio”, la Chiesa è sfidata a testimoniare e a
promuovere l’universalità dell’amore di Dio per le persone e per l’unità
futura dell’umanità. Purtroppo, divisioni etniche, tribali e regionali
continuano ad affliggere molte parti del continente africano,
ostacolando seriamente lo sviluppo dei suoi popoli. La testimonianza
delle comunità missionarie e religiose internazionali è tanto importante
quanto urgente. Queste comunità abbracciano un ampio spettro di
differenze culturali ed etniche in seno alla loro “famiglia” mentre
vivono e lavorano insieme al servizio del Vangelo. La loro presenza
proclama la verità evangelica che Dio non fa preferenze, che siamo tutti
suoi figli e che il nostro destino comune è di essere un’unica famiglia
in Lui.
L’Africa è trattata in modo inadeguato dai mezzi di comunicazione di
massa, che si interessano quasi esclusivamente delle cattive notizie,
creando così l’immagine largamente accettata di un continente in uno
stato di crisi costante. Anche l’“industria degli aiuti” si alimenta
vendendo stereotipi negativi e superati sugli africani come vittime
indifese di guerre infinite e di carestie costanti. La gente dell’Africa
deve assumere un ruolo più centrale in quello che all’estero si racconta
dell’Africa. E le congregazioni e gli istituti missionari internazionali
si trovano in una posizione ideale per essere di aiuto in questo
processo.
[00079-01.05] [IN051] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Marcel UTEMBI TAPA, Arcivescovo di Kisangani
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
La dimensione politica della pace invita la Chiesa che è in Africa a
inventare nuovi metodi di presentazione del suo insegnamento sociale,
fondato su valori evangelici capaci di favorire la pace e l’intesa tra i
popoli. Convenendo che la pace è anzitutto un dono di Dio, proponiamo
che la Chiesa in Africa si impegni sempre di più affinché la classe
politica africana sia veramente al servizio del bene comune. A tale fine
la Chiesa dovrà curare e rafforzare l’accompagnamento e la formazione
degli uomini politici alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa.
Affinché si realizzi un programma trasversale ed ecumenico per
l’educazione civica delle popolazioni al fine di promuovere una
coscienza civica e la partecipazione responsabile delle popolazioni
locali alla gestione del patrimonio dei rispettivi paesi.
Perché si organizzino le popolazioni e le comunità alla base in vista di
questa partecipazione dei cittadini. L’esperienza dell’organizzazione
dei Comitati locali di governo partecipativo, che sono quadri apolitici,
permetterebbe alle comunità locali di farsi carico di se stesse alla
base e di partecipare allo sviluppo del proprio ambiente in dialogo con
gli eletti locali e con i governanti. Ciò potrebbe portare a organi di
collegamento parlamentari come strutture permanenti di perorazione
presso gli organi deliberanti incaricati di emanare leggi e controllare
l’esecutivo a tutti i livelli.
Affinché sia istituito, sulla stessa scia, un Osservatorio sub-regionale
per le politiche nazionali come laboratorio d’analisi sociale e di
prospettiva, in grado di rilevare le principali tendenze delle politiche
messe in atto e la loro conformità alla finalità della comunità politica
che è il servizio del bene comune.
Si lavori perché emerga una classe politica responsabile e coscienziosa.
[00080-01.04] [IN052] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Alfred Adewale MARTINS, Vescovo di Abeokuta (NIGERIA)
I gruppi neo-pentecostali nel loro rapporto con la Chiesa cattolica sono
spesso molto aggressivi e tesi a fare proseliti. Sembrerebbe che essi
mirino a ridurre la Chiesa cattolica per quanto riguarda sia la sua
influenza sia il numero dei suoi fedeli. Questa intenzione è evidente
nel modo in cui alcuni di loro si riferiscono alla Chiesa cattolica come
alla Chiesa morta. La loro speranza è che arrivando a toccare la mente e
il cuore dei giovani riescano ad attirarli e col tempo a togliere la
vita alla Chiesa e in questo modo sperano che i giovani si allontanino
in massa dalla Chiesa.
Per non aiutarli a realizzare il loro obiettivo, la Chiesa in Africa
deve trovare mezzi per assicurare che l’intero gregge della parrocchia
non venga perso di vista. Dobbiamo fare in modo che nelle parrocchie
nessuno sia anonimo e che i più vulnerabili, per esempio chi cerca
lavoro, ma anche altri, soprattutto i giovani che si trovano nel bisogno
materiale o spirituale, siano sostenuti e aiutati come è possibile.
Occorre creare in ogni parrocchia un ministero che si occupi delle
preoccupazioni e dei bisogni dei nostri giovani fedeli, dirigenti e
professionisti. Essi sono il bersaglio dei gruppi neo-pentecostali.
[00081-01.04] [IN053] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Louis Ncamiso NDLOVU, O.S.M., Vescovo di Manzini
(SWAZILAND)
La Chiesa cattolica nello Swaziland è ancora giovane, essendo giunta nel
1914. Conta circa 55.000 fedeli su una popolazione di un milione di
persone, il che significa che solo il cinque per cento dei cittadini è
cattolico. Sebbene rappresenti una minoranza, è comunque la Chiesa
cristiana più grande del paese. Sin dal suo arrivo, la Chiesa ha
partecipato alle attività sociali in molte parti del paese. Per questo è
stata elogiata dalle autorità tradizionali e politiche. I miei
predecessori, in prevalenza di origine europea, avevano buoni rapporti
anche con le autorità tradizionali.
Negli ultimi anni, il rapporto tra la Chiesa e i leader tradizionali e
politici è diventato ambivalente. La Chiesa continua a ricevere
l’apprezzamento del governo per i suoi interventi nel campo
dell’educazione, della salute e dei programmi di sviluppo. Come Chiesa
continuiamo a mettere in discussione il sistema di governo, poiché
riteniamo che contribuisca al grave livello di povertà nel paese. Il
governo critica la Chiesa perché si esprime su questioni politiche,
affermando che il suo dovere dovrebbe limitarsi alla liturgia e al culto
e che non dovrebbe essere presente nella vita sociale e politica della
gente. Questo ha fatto sì che ricevessimo il sostegno di alcuni membri
della società civile, tra cui i sindacati e i partiti politici e i
movimenti messi al bando. Ci troviamo quindi in mezzo a due forze
contrapposte. Ciò offre alla Chiesa un’opportunità unica, poiché può
servire sia il governo che i membri della società civile.
Il tema di questo sinodo ci sfida a condurre una vita autenticamente
cristiana. Ciò esige che la Chiesa sia d’esempio per i non credenti e
anche per gli altri cristiani. Abbiamo il dovere di contribuire al
benessere della società e ad essere un faro di speranza dinanzi alle
molte sfide e difficoltà. Il popolo dello Swaziland forma un gruppo
omogeneo con la medesima cultura e la stessa lingua. Può pertanto essere
assimilato a una grande famiglia. Siamo quindi nuovamente chiamati a
vivere come una famiglia. Ogni famiglia prima o poi deve affrontare
qualche problema e qualche disaccordo. Dovremmo far fronte a questi
problemi in modo sincero e onesto e soprattutto in uno spirito di
carità.
[00082-01.05] [IN054] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Paul R. RUZOKA, Arcivescovo di Tabora (TANZANIA)
La riconciliazione è necessaria per compiere l’apostolato, attingendo
all’insegnamento di San Paolo che sottolinea il fatto che Dio è il punto
di partenza.
Considerati i tristi eventi come le guerre civili che affliggono il
continente, è in gioco l’identità della Chiesa. Spesso parliamo di
famiglia amorevole, partecipe e unita nelle attività quotidiane e nella
vita comune. Ma sempre più spesso, invece di costruire ponti tra le
parti in lite su interessi legittimi, anche i figli e le figlie della
Chiesa sono coinvolti nei conflitti. La Chiesa è strumentale per la
missione risanatrice di Cristo e tutti i cristiani dovrebbero impegnarsi
per esserlo.
Gli agenti di evangelizzazione (vescovi, sacerdoti, religiosi) devono
ricorrere, insieme con i laici, alle armi della fede e cercare una
conversione più profonda che tenda alla santità grazie all’ascolto della
Parola di Dio e la frequenza dei sacramenti, partecipando alla vita di
preghiera e agli esercizi spirituali, rispondendo alle domande delle
persone con cui viviamo, donandoci e servendole come nostro prossimo.
L’Africa è oppressa da tanti problemi, causati principalmente da una
cattiva leadership, da leader che non temono Dio, ma che piuttosto sono
impegnati ad arricchirsi saccheggiando il loro paese fino a far
sprofondare la loro gente nell’anarchia. Ovviamente ci sono stati bravi
leader che hanno risposto alle aspirazioni della gente, che li stimava
molto. Pensiamo a persone come Julius Nyerere in Tanzania, la cui
eredità è una nazione unificata.
La Chiesa deve aiutare i giovani dando nuovamente impulso alla
formazione umana, spirituale e intellettuale nelle nostre scuole fino al
livello universitario.
La fede deve avere la precedenza nel nostro lavoro di formazione.
Inoltre occorre formare comitati di riconciliazione affinché collaborino
con la Commissione giustizia e pace delle nostre diocesi affrontando
questioni riguardanti il conflitto sociale e proponendo un’educazione
civica.
[00083-01.06] [IN055] [Testo originale: inglese]
- Rev. P. Emmanuel TYPAMM, C.M., Segretario Generale della
"Confederazione delle Conferenze dei Superiori Maggiori d'Africa e
Madagascar" (CAMERUN)
In Africa e in Madagascar le persone consacrate prendono coscienza e
vogliono far prendere coscienza agli altri operatori apostolici (laici,
sacerdoti, vescovi) che la riconciliazione, la giustizia e la pace o, in
altre parole, la giustizia e la pace che portano alla riconciliazione
obbligano a morire, a perdere la vita per la verità secondo il Vangelo.
Il tema del Sinodo invita i consacrati a promuovere la pace all’interno
delle istituzioni, mantenendo rapporti positivi in comunità fra etnie e
nazionalità differenti. Ciò passa attraverso:
la cultura degli “stessi diritti per tutti”;
la cultura dell’alternanza al potere e, quindi, del distacco nei
confronti delle cariche nelle istituzioni;
la cultura della missione compiuta per amore;
la cultura dell’uso dei beni dell’istituzione senza appropriarsene.
Vi proponiamo di unirci e di collaborare su un aspetto molto importante
che potrebbe essere di impedimento al nostro parlare di riconciliazione,
giustizia e pace ai popoli indigenti del continente:
1. Migliorare la salute materna, affinché ci siano meno madri che
muoiono di parto e ridurre così anche la mortalità infantile.
2. Sostenere i mezzi di prevenzione e farsi carico dei malati affetti da
malaria, aids, malattie mentali, epilessia, ecc.3. Incoraggiare i
farmacisti, i medici, i guaritori a istituire moderne strutture per le
cure erboristiche; incoraggiare la creazione di mutue sanitarie.
[00084-01.05] [IN056] [Testo originale: francese]
-
S. E. R. Mons. Martin Albert HAPPE, M. Afr., Vescovo di Nouakchott
(MAURITANIA)
Una delle particolarità della diocesi di Nouakchott è che essa copre
tutto il territorio della Repubblica islamica della Mauritania. Poiché
gli abitanti di questo paese sono tutti musulmani da secoli, ne deriva
che tutti i cristiani cattolici del paese sono non-mauritani, sia i
fedeli che i loro pastori. Per meglio chiarire la situazione, aggiungerò
che il primo sacerdote giunto nel paese, che non avesse la carica di
cappellano militare, vi ha celebrato la sua prima messa nel Natale del
1957.
Già il primo vescovo, mons. Michel Bernard non si è accontentato di
essere il pastore di qualche migliaio di cristiani che vivevano nel
paese, ma ha insistito affinché i sacerdoti e le religiose si
dedicassero alla popolazione autoctona per essere per loro testimoni del
Dio-Amore rivelato attraverso e nella persona di Gesù Cristo.
Uno degli strumenti di cui ci siamo serviti a questo scopo è la Caritas
Mauritanie. Fondata nel 1970, attualmente impiega circa 120 persone. Tra
di loro ci sono almeno 110 uomini e donne di nazionalità mauritana,
quindi musulmani. Tutti questi collaboratori devono conoscere le nostre
motivazioni profonde e condividerle. Devono sapere che per noi cristiani
tutti gli esseri umani hanno pari dignità indipendentemente dal sesso,
dallo status sociale o etnico. Essi devono sapere che non siamo lì per
aiutare i fratelli della nostra razza, le nostre famiglie, le persone
della nostra religione, ma tutte le persone che versano in uno stato di
bisogno: dobbiamo adoperarci, affinché ritrovino la dignità voluta per
loro dal Creatore.
[00085-01.06] [IN057] [Testo originale: francese]
-
S. E. R. Mons. Vincent COULIBALY, Arcivescovo di Conakry, Presidente
della Conferenza Episcopale (GUINEA)
L’interesse della Chiesa-Famiglia di Dio che si trova in Guinea per le
questioni della riconciliazione, della giustizia e della pace, è emerso
spesso dagli interventi dei suoi pastori. Ricordiamo il coraggio e la
determinazione dei nostri predecessori che hanno denunciato le trappole
maliziose dei poteri creati per prendere in ostaggio ciò che c’è di più
nobile nell’uomo: la libertà.
Possiamo contare su numerose figure carismatiche che hanno gettato nel
cuore del nostro popolo i semi della riconciliazione, della giustizia e
della pace. Pensiamo innanzitutto ai missionari espulsi nel 1967 a causa
della loro visione profetica su quella che sarebbe stata la sorte del
nostro popolo. Gli interventi dei nostri due predecessori, Mons.
Raymond-Marie Tchidimbo e Mons. Robert Sarah, sul tema della
riconciliazione, della giustizia e della pace, continuano a essere
ancora oggi pertinenti per gli abitanti della Guinea.
Sulla loro scia, l’episcopato oggi continua a richiamare l’attenzione
dei dirigenti sull’istanza della riconciliazione, della giustizia e
della pace. Continua a svolgere il suo ruolo di sentinella alle porte
della città. In numerose dichiarazioni, ha invitato gli abitanti della
Guinea al dialogo. L’ultima dichiarazione è stata pubblicata il 25
settembre 2009.
Purtroppo il suo richiamo del 25 settembre non è stato ascoltato perché
quando parla il demonio-denaro, i suoi numerosi adepti gioiscono e nulla
impedisce loro di agire. Neppure la morte è un ostacolo per loro. Così,
il 28 settembre 2009, il popolo era di nuovo in lutto per la morte
tragica di decine o di centinaia di persone in seguito a una
manifestazione repressa nel sangue dai militari. Questa azione
dell’episcopato non può esistere senza il contributo di un laicato
organizzato e impegnato sul campo attraverso, per esempio,
l’Organizzazione Cattolica per la Promozione Umana (OCPH) e la
Commissione Giustizia e Pace. Tuttavia, siamo ancora lontani da questo
laicato santo che il Primo Sinodo auspicava. L’appello del Papa, nella
sua prima enciclica “Deus Caritas est”, a distinguere l’ordine giusto
dall’uomo giusto, ci hanno ancor più motivato nella formazione del
laicato.
D’altro canto, riteniamo urgente promuovere il dialogo interreligioso
tripartito tra cristianesimo, religione tradizionale africana e islam
per costruire la pace e per mettere maggiormente in luce lo spirito
della fraternità e della solidarietà del genio culturale africano.
Infine, rivolgiamo i nostri più sentiti ringraziamenti al Santo Padre
per il suo sostegno al nostro paese nel corso dell’Angelus di domenica
scorsa.
[00086-01.05] [IN058] [Testo originale: francese]
-
S. E. R. Mons. Nicolas DJOMO LOLA, Vescovo di Tshumbe, Presidente della
Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
Facendo il punto sulle conseguenze delle guerre e delle violenze subite
dalla Repubblica Democratica del Congo, siamo obbligati a condannare le
menzogne e i sotterfugi utilizzati dai predatori e dai mandanti di
queste guerre e violenze. Il tribalismo evocato incessantemente per
giustificare queste guerre nella Repubblica Democratica del Congo non è
altro che un paravento. La diversità etnica viene strumentalizzata come
pretesto per saccheggiare le risorse naturali.
Deploriamo che la comunità internazionale non faccia abbastanza per
porre fine a queste guerre e a queste violenze e che non s’interessi
abbastanza alle loro vere cause: il saccheggio delle risorse naturali.
Essa si limita a preoccuparsi delle conseguenze delle guerre invece di
affrontarne le cause in modo determinato e convincente. Allo stesso
modo, deploriamo il fatto che le sofferenze e le vite umane falciate
dalle guerre nella Repubblica Democratica del Congo non abbiano
suscitato la stessa indignazione e la stessa condanna che suscitano
quando avvengono sotto altri cieli. Come spiegare altrimenti la
ricomparsa e la virulenza delle violenze che continuano a essere
condannate a parole senza prendere iniziative efficaci per mettere fine
una volta per tutte alle loro cause? Non facciamo parte forse della
stessa umanità?
In un mondo in cui è sempre più evidente che costituiamo un villaggio
globale, sarebbero necessarie azioni concertate e globali per porre fine
alle violenze perpetrate contro l’Africa attraverso il saccheggio delle
sue risorse, così da permettere a questo continente, all’inizio del
terzo millennio, di vivere anche lui nella pace e di svilupparsi nella
solidarietà con gli altri.
A tal fine suggeriamo che questo Sinodo esorti anzitutto tutti i
cristiani, nel nome della nostra fede in Gesù Cristo, che con il suo
sacrificio supremo sulla croce ci ha dato la vera misura della dignità
di ogni persona umana, e poi tutti gli uomini e le donne di buona
volontà, nel nome della nostra comune umanità, a condannare e a
denunciare pubblicamente i mandanti delle guerre e delle violenze in
Africa. Altrimenti saremo complici del male fatto al nostro fratello.
[00087-01.05] [IN059] [Testo originale: francese]
-
S. E. R. Mons. Jorge FERREIRA DA COSTA ORTIGA, Arcivescovo di Braga,
Presidente della Conferenza Episcopale (PORTOGALLO)
Il Portogallo e l’Europa devono reinterpretare l’avventura missionaria
assumendo atteggiamenti nuovi e impegnati nei confronti della vita dei
popoli che hanno evangelizzato.
In passato, con maggiore o minore fedeltà, hanno fatto conoscere Gesù
Cristo e la sua dottrina. Oggi devono continuare a partire per vedere
Cristo nelle necessità reali e concrete, facendo ciò che devono fare a
Cristo (Instrumentum laboris 35).
L’andare incontro a Cristo nei bisognosi in una dedizione totale deve
avere una dimensione universale che non consente di fare parzialità fra
le persone nemmeno per motivi religiosi.
Partire è sinonimo di coraggio e non ammette nessuna stanchezza. Solo
così la civiltà dell’amore potrà concretizzarsi.
Se l’Europa deve andare incontro ai bisogni, le comunità locali devono
organizzarsi eliminando l’eccessiva burocrazia e raggiungendo, in modo
particolare, quanti non hanno voce per chiedere.
Dare è importante, darsi in un volontariato con una preparazione
consente ai popoli di costruire la propria felicità.
Forse è giunta l’ora di una autentica unione delle comunità o delle
diocesi mediante la condivisione di beni materiali e di persone che
offrano la loro disponibilità a servire nella scuola, in campo
sanitario, ecc.
L’Europa deve tornare in Africa non solo per portare la conoscenza di
Cristo ma per incontrarsi con Lui in tutti i popoli e nella logica delle
Beatitudini e della descrizione del Giudizio Universale.
“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare... ogni volta che non avete
fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete
fatto a me” (Mt 25, 35 e 45).
[00088-01.03] [IN060] [Testo originale: portoghese]
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S. E. R. Mons. Angelo AMATO, S.D.B., Arcivescovo titolare di Sila,
Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi (CITTÀ DEL VATICANO)
Sin dall'inizio del Cristianesimo l'Africa è stata una terra di santi,
dal grande dottore Agostino fino ai martiri ugandesi Carlo Lwanga,
Mattia Maulumba Kalemba e compagni e alla straordinaria figura della
sudanese Santa Giuseppina Bakhita, canonizzata nel 2000. Ancora oggi,
sono 22 le nazioni con 44 processi di beatificazione e canonizzazione,
che riguardano 13 Beati, 4 Venerabili e 27 Servi di Dio. Sono
rappresentate tutte le categorie di fedeli: il Servo di Dio Alfredo
Simone Diban Ki-Zerbo, del Burkina Faso, è un catechista padre di
famiglia; la Serva di Dio Eulalia Maria Gabriel Mokhosi, del Lesotho, è
una madre di famiglia; il Servo di Dio Julius Kambarage Nyerere, della
Tanzania, è laico conosciuto in tutto il mondo come grande letterato e
politico; la Beata Clementina Anouarite Nengapeta, Congo, è una suora
martire; il Servo di Dio Simone Mpeke (Baba Simon), del Camerun, è un
sacerdote; il Beato Cipriano (Michael Iwene Tansi), della Nigeria, è un
Cistercense. È in corso in Congo l'inchiesta diocesana sul presunto
martirio del Servo di Dio Emilio Biayenda, Cardinale di Santa Romana
Chiesa, Arcivecovo di Brazzaville.
Ma sono moltissimi in Africa i testimoni eroici della fede. È compito
dei Vescovi promuovere la santificazione dei sacerdoti e dei fedeli, ma
anche il discernimento e la valorizzazione dell'esercizio eroico delle
virtù cristiane dei battezzati delle loro diocesi. I santi sono il vero
tesoro di una chiesa locale. Essi infatti assolvono a un triplice
compito: di evangelizzazione, perché dimostrano la bellezza e la
possibilità esistenziale del Vangelo di Gesù; di inculturazione, perché
mostrano non con teorie di laboratorio, ma con la loro esistenza che il
Vangelo può mettere radici in tutte le culture e trasformarle in meglio;
di riconciliazione, perché come testimoni eroici della carità di Cristo,
portano perdono, pace e giustizia nella comunità.
[00091-01.02] [IN061] [Testo originale: italiano]
-
S. E. R. Mons. Peter Martin MUSIKUWA, Vescovo di Chikwawa (MALAWI)
L’articolo 14 dell’Instrumentum laboris afferma che: “I Pastori
d’Africa, in unione con il Vescovo di Roma che presiede alla comunione
universale della carità [6], hanno ritenuto che un approfondimento dei
problemi già sollevati nel corso della precedente Assemblea Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi, e ripresi nell’Esortazione Apostolica
Postsinodale Ecclesia in Africa, meritasse una maggiore attenzione”. La
Conferenza episcopale del Malawi ritiene che il settore che fa parte di
questa continua dinamica sia la famiglia. A tale proposito, l’articolo
20 dell’Instrumentum laboris osserva che “si fa sentire un bisogno di
creatività per rispondere alle necessità spirituali e morali della
famiglia”.
In quanto “chiese domestiche”, luoghi di perdono, riconciliazione e
pace, la maggior parte delle famiglie africane non gode di un’armonia
totale. Affrontano molte sfide, tra cui i problemi dell’HIV/AIDS, la
globalizzazione multiculturale (Instrumentum laboris, 72), il
deterioramento del valore culturale del matrimonio, l’influenza politica
e la mancanza di modelli a cui ispirarsi. Mancano l’amore vero e la
riconciliazione. Quindi occorre proseguire con un’assistenza pastorale
qualificata, una catechesi continua sul matrimonio e sulla vita
familiare.
Ciò può essere fatto a diversi livelli: Conferenza episcopale, diocesi e
parrocchia. Inoltre i movimenti/associazioni cristiani, quali i Family
Movements (movimenti della famiglia) e il Christian Marriage Encounter
(incontro sul matrimonio cristiano) possono essere molto utili. Questi
movimenti/associazioni aiutano veramente i coniugi a meglio comprendere
la natura e l’essenza della vocazione sponsale. Sono anche d’aiuto
nell’intensificare l’amore e la fedeltà coniugali nella famiglia.
Infondono speranza e coraggio soprattutto alle famiglie che affrontano
difficoltà.
[00092-01.04] [IN062] [Testo originale: inglese]
-
S. E. R. Mons. Barry Alexander Anthony WOOD, O.M.I., Vescovo titolare di
Babra, Vescovo ausiliare di Durban (SUDAFRICA)
Ho pensato che fosse utile per le mie sorelle e per i miei fratelli del
Sinodo riflettere su un’iniziativa della Conferenza dei Vescovi
cattolici del Sudafrica (SACBC), presa dopo le nostre prime elezioni
democratiche nel 1994. Si tratta della creazione di un Ufficio Cattolico
per i rapporti con il Parlamento (CPLO).
Scopo di tale Ufficio è proprio quello di fare ciò che dice la sua
denominazione, vale a dire mantenere rapporti con il Parlamento. Sebbene
il Sudafrica sia cattolico soltanto per il 9%, il 22% dei 440 membri del
Parlamento è cattolico. Tuttavia, e questo è un aspetto importante, il
lavoro dell’Ufficio (stabilire rapporti, svolgere ricerche e fornire
informazioni) si rivolge a tutti i parlamentari, indipendentemente dalla
loro religione o dal loro bagaglio politico.
Abbiamo un numero di ricercatori a tempo pieno che studia in profondità
tutti gli aspetti della legislazione che viene sottoposta al Parlamento.
Lo facciamo basandoci su un sistema di valori fondato sul Vangelo, che
attinge a piene mani dalla Dottrina Sociale della Chiesa. I parlamentari
non hanno le risorse né il tempo per approfondire ogni singolo tema.
Pertanto questo lavoro di ricerca è assai apprezzato da molti di loro.
Inoltre, anche verbalmente o per iscritto, comunichiamo i punti di vista
dei cattolici sulla legislazione entrante in sede di Commissioni
parlamentari ad hoc. Tali studi vengono messi a disposizione anche di un
pubblico molto più vasto, in quanto riflettono le opinioni e i commenti
sulla legislazione appena approvata. Ciò produce, a livello nazionale e
talvolta internazionale, una consapevolezza fra un maggior numero di
persone circa le questioni politiche e le risposte della Chiesa
Cattolica.
Negli ultimi dodici anni il CPLO ha avuto un’influenza enorme sul
Parlamento e tale influenza è in crescita. Il contatto sociale informale
con i parlamentari rappresenta un altro importante aspetto del nostro
lavoro.
I parlamentari vengono spesso invitati a partecipare a funzioni sociali
organizzate dalla Chiesa al semplice scopo di conoscerli e ringraziarli.
L’Ufficio Cattolico per i Rapporti con il Parlamento organizza
regolarmente dibattiti su importanti argomenti di pubblico interesse,
come l’attuale situazione dello Zimbawe o la nuova legislazione sui
Diritti del Bambino. Relatori di chiara fama appartenenti a tutti gli
schieramenti politici e circoli ecclesiali vengono invitati a questi
pubblici dibattiti che richiamano un pubblico numeroso.
L’Ufficio, due volte l’anno, organizza corsi di formazione per persone
di altri paesi scelte e inviate dalle rispettive Conferenze Episcopali.
Oggi, lo Zimbawe, l’Etiopia , la Repubblica Democratica del Congo e la
Sierra Leone, per menzionarne alcuni, hanno beneficiato di questi
programmi di formazione.
La Conferenza episcopale del Sudafrica vorrebbe appoggiare il
suggerimento dell’Arcivescovo Berhaneyesus Souraphiel (Addis Abeba) di
nominare in seno all’Unione africana un rappresentante cattolico
permanente e a tempo pieno, non più soltanto in veste di semplice
osservatore.
[00093-01.05] [IN063] [Testo originale: inglese]
-
S. E. R. Mons. Buti Joseph TLHAGALE, O.M.I., Arcivescovo di
Johannesburg, Presidente della Conferenza Episcopale (SUDAFRICA)
Nell’Instrumentum Laboris il tema dell’inculturazione viene appena
sfiorato. Eppure la Ecclesia in Africa afferma categoricamente che
l’inculturazione è la conditio sine qua non per l’opera di
evangelizzazione. Senza inculturazione non esistono una genuina
evangelizzazione e una genuina riconciliazione. Dopo tutto, “il vangelo
si radica nel tessuto umano della cultura” (IL 73).
I valori morali insiti nelle diverse culture africane, insieme ai valori
del Vangelo, sono oggi minacciati dalla nuova etica globale che cerca
aggressivamente di convincere i governi e le comunità africane ad
accettare nuove interpretazioni del concetto di famiglia, di matrimonio
e di sessualità umana (come è stato segnalato nella presentazione del
Cardinal Turkson). Le culture dell’Africa subiscono la forte pressione
del liberismo, del secolarismo e delle lobby che hanno occupato alle
Nazioni Unite. L’Africa affronta una seconda ondata di colonizzazione,
subdola e spietata allo stesso tempo.
La sfida più complessa che la Chiesa africana deve affrontare non è la
mancanza di analisi, la mancanza di comprensione dei problemi e della
loro interconnessione. La sfida è la mancanza della volontà collettiva
(politica) di applicare le risoluzioni prese, di cercare soluzioni
percorribili alle sfide che affrontano le nostre società, di rispondere
alle scomode sfide della leadership. Occorre dunque porsi un urgente
interrogativo: A chi si rivolgono le nostre associazioni regionali e
continentali? Quali sono i propositi di tali organizzazioni, a parte
esprimere compassione, solidarietà e collegialità? I membri aderiscono
formalmente alle conferenze regionali e continentali. Non vengono pagate
le quote. In che modo, dunque le risoluzioni possono essere applicate
quando noi stessi sabotiamo le nostre organizzazioni, ne frustriamo il
personale e ne demoralizziamo i membri direttivi, invece di guidarli e
aiutarli, o di stabilire e rivedere collegialmente gli obiettivi? Se le
risoluzioni del Sinodo devono essere applicate, le nostre conferenze
nazionali, regionali e continentali devono assumersene la
responsabilità.
In secondo luogo, la nostra gerarchia sembra lavorare da sola a questi
temi che riguardano tutto il continente. I laici, in virtù del
battesimo, hanno un importante ruolo da svolgere. Ci si aspetta che
diano testimonianza nella pubblica piazza, in famiglia e sul posto di
lavoro. Ma la loro voce cristiana, dinnanzi alle molte sfide
dell’Africa, è debole, soffocata, o semplicemente spenta. La gerarchia è
priva di alleati affidabili nell’opera di trasformazione dell’Africa.. È
necessario dare voce ai cattolici laici dell’Africa, perché alzino la
testa e vengano apprezzati per la loro fede cristiana. La gerarchia non
può agire da sola.
[00094-01.04] [IN064] [Testo originale: inglese]
-
S. E. R. Mons. Valentin MASENGO NKINDA, Vescovo di Kabinda (REPUBBLICA
DEMOCRATICA DEL CONGO)
La Chiesa cattolica in Africa suscita ammirazione e rispetto anche da
parte di coloro che non condividono il suo insegnamento, grazie alla
natura e alla stabilità delle sue strutture che riflettono la sua natura
di comunione. Lo spirito di comunione è stato infuso fin dall’inizio
dall’azione missionaria e perdura malgrado le tendenze e le forze
distruttive da sradicare.Se alcuni segnali di divisione provenienti dal
disordine della città sono presenti anche nel tempio, questo è dovuto
tra l’altro a una cattiva comprensione e alla strumentalizzazione delle
strutture della Chiesa in Africa da parte di alcuni pensatori.
Per sradicarli, proponiamo che questa Assemblea Sinodale:
- ricordi il rispetto dello spirito e delle norme costitutive delle
strutture della Chiesa a tutti i livelli;
- raccomandi di evitare, nell’erezione delle circoscrizioni
ecclesiastiche dalle più elementari alle più complesse (CEV - Comunità
Ecclesiali Viventi -, parrocchie, diocesi, regioni ecclesiastiche ecc.),
di far coincidere queste ultime con i confini territoriali o linguistici
tribali o etnici in modo da far emergere con chiarezza l’essenza stessa
della Chiesa come famiglia di Dio aperta a tutti;
- insista, al fine di minimizzare le tendenze “tribalizzanti” ed
“etnicizzanti” curando la formazione dei fedeli cattolici, degli agenti
pastorali, dei sacerdoti e dei religiosi, affinché essi si impregnino
dello spirito, che sottende alle strutture del dialogo e della
partecipazione della Chiesa;
- sottolinei particolarmente la formazione socio politica dei dirigenti
laici in conformità con l’insegnamento sociale della Chiesa in modo da
rinsaldarli nella fede cattolica per permettere loro di agire in
politica e nella città come costruttori di comunione e di unità;
- accordi un’importanza cruciale alla scelta dei formatori negli
istituti di formazione sacerdotale, religiosa, negli Istituti Superiori
di Scienze Religiose, nelle Università cattoliche e ecclesiastiche per
riuscire a infondere lo spirito di comunione al di là di ogni divario
etnico e tribale;
- ribadisca che nelle cariche canoniche, a tutti i livelli, si nominino
le persone senza lasciarsi condizionare dalla loro appartenenza tribale
e etnica;
- nelle scuole cattoliche e nei Movimenti d’azione cattolica, faccia in
modo che si assumano insegnanti e personale scolastico impregnati dello
spirito ecclesiale con l’obiettivo di garantire ai giovani una visione
sana e di comunione della Chiesa come famiglia dei figli di Dio.
[00095-01.06] [IN065] [Testo originale: francese]
-
S. E. R. Mons. John Olorunfemi ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja (NIGERIA)
Durante la santa messa di inaugurazione solenne di questa Assemblea
Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa, il Santo Padre Benedetto
XVI ha richiamato l’attenzione sul “profondo senso di Dio” delle
popolazioni africane e ha dichiarato che l’Africa rappresenta un immenso
"polmone" spirituale per l’umanità”. Ciò è in linea con l’insegnamento
del Servo di Dio, Papa Giovanni Paolo II nella Ecclesia in Africa (cfr
n.ri 7, 57 e 67).
Questo terreno spirituale si è mostrato fertile al messaggio del
Vangelo. Ma lo stesso è accaduto per l’islam. Perciò il nostro
continente è diventato la patria di entrambe le fedi monoteiste, un
fatto che dobbiamo riconoscere e con cui dobbiamo convivere per un
futuro prevedibile.
La Ecclesia in Africa ha fatto appello a un dialogo sistematico con
l’Islam. Nonostante numerose difficoltà in diversi luoghi, la strada del
dialogo si è dimostrata la via migliore. Abbiamo imparato alcune lezioni
negli ultimi quindici anni. Abbiamo fatto progressi nel far ricorso al
sentimento generale, condiviso da musulmani e cattolici in Africa, di
appartenere alle stesse famiglie, comunità e nazioni. Abbiamo imparato a
prenderci per mano nell’affrontare sfide comuni sulla base di valori
condivisi morali e spirituali, che scopriamo, talvolta con gioiosa
sorpresa, ogni volta che apriamo reciprocamente i nostri cuori e le
nostre menti.
Il mio appello e la mia ferma proposta è che questo Sinodo sfidi tutta
la Chiesa africana a raggiungere l’intera comunità islamica dell’Africa,
dal livello territoriale a quello continentale.
Ciò non avverrà per caso. Deve essere programmato e a questo proposito
vanno messe a punto strutture quali i Concilii interreligiosi. La buona
notizia è che molto si sta facendo in questa direzione, ma occorre
sostenerlo e diffonderlo. Non possiamo combattere la battaglia per la
riconciliazione, la giustizia e la pace in Africa da soli come Chiesa
cattolica. Dobbiamo dare la mano ad altre forze spirituali del nostro
continente, per liberare il nostro popolo dai vincoli che ci siamo
auto-imposti, per la gloria di Dio, onnipotente e misericordioso Padre
di tutti.
[00096-01.05] [IN066] [Testo originale: inglese]
-
S.Em.R. Card. Paul Josef CORDES, Presidente del Pontificio Consiglio
"Cor Unum" (CITTÀ DEL VATICANO)
Molti cristiani si adoperano oggi per fare fronte alla miseria degli
uomini in Africa. Diceva di recente una nota esponente politica tedesca,
che non appartiene a un partito cristiano: l'impegno della Chiesa
risulta essere la metà di quanto si realizza a favore di quel
continente. Così i cristiani favoriscono anche la pace, spesso infranta
a motivo della miseria materiale.
Il secondo concetto di questo Sinodo è la “giustizia”. Per attuarlo, la
Chiesa non cessa di alzare la sua voce. La recente Enciclica Caritas in
veritate afferma: “la giustizia è la prima via della carità” (6). La
giustizia ha dunque la sua dimensione terrestre. Ma non è semplicemente
il frutto dell'impegno umano o addirittura delle finezze politiche. Ci
ha spiegato molto bene il relatore generale, il Card. Turkson: vista con
gli occhi di fede, la giustizia è la rettitudine davanti a Dio - compito
dell'impegno umano e allo stesso tempo regalo gratuito di Cristo
Salvatore.
Qui la giustizia si imbatte nel terzo concetto delle riflessioni
suggerite, la “riconciliazione”. Anch'essa inizia nel cuore dell'uomo.
Nel cuore deve dunque radicarsi il punto focale delle nostre
consultazioni.
Perciò gli ordini missionari vanno consolidati nel lavoro apostolico.
Oppure anche i nuovi movimenti, il cui impegno in Africa nel nostro
Dicastero Cor Unum sempre di nuovo ammiriamo e accompagniamo.
Questi gruppi collegano l'aiuto materiale contro la miseria con
l'annuncio del Vangelo. E la loro antropologia non slega nell'uomo
bisogni corporali e spirituali, ai quali pare si debba rispondere
distintamente. Cor unum fa di tutto perché non si impongano falsi
modelli all'homo africanus, così che nella collaborazione vada ritrovata
nuovamente una sana visione unitaria dell'uomo, prevista dalla natura e
dalla rivelazione.
[00097-01.03] [IN067] [Testo originale: italiano]
-
S. E. R. Mons. Cornelius Fontem ESUA, Arcivescovo di Bamenda (CAMERUN)
In molti nostri paesi ci rallegriamo nell’osservare che la nostra
popolazione cristiana sta crescendo. La liturgia viene celebrata con
gioia e con un’attiva partecipazione. D'altra parte ci rattrista il
fatto che esistano tensioni e conflitti non solo nella società in
generale, ma anche tra le nostre comunità cristiane. Non è insolito che
dietro azioni di ingiustizia sociale, disonestà e corruzione vi siano
dei cristiani. Esistono pregiudizi familiari e tribali che vengono da
lontano, che spesso danno origine a conflitti che si trasmettono da una
generazione all’altra, senza nessuna intenzione di giungere al perdono
reciproco e alla riconciliazione. Eppure molti di loro possono essere
considerati ferventi cristiani praticanti che si adoperano onestamente
per fare il bene. La riconciliazione, la giustizia e la pace sono opere
della grazia di Dio, che ci giunge attraverso la Parola di Dio e i
sacramenti, soprattutto quello della Confessione e dell’Eucaristia. Sono
dunque necessarie due cose: 1) Una celebrazione più regolare del
sacramento della confessione e dell’Eucaristia, che sono i sacramenti di
salvezza, comunione e servizio. 2) Una proclamazione più profetica della
Parola di Dio, sempre e comunque.
Stanno diminuendo i cristiani, soprattutto i giovani, che si accostano
al sacramento della Confessione e, quando lo fanno, non ne vengono
toccati nel profondo. Si tratta piuttosto di un atto rituale, come le
cerimonie tradizionali di riconciliazione e purificazione. Quanti vi
partecipano, anche se esteriormente riconciliati, covano ancora
sentimenti di odio e rancore che possono condurre alla vendetta qualora
se ne presenti l’occasione.
Una celebrazione più frequente e comunitaria del sacramento della
Confessione secondo il nuovo rito pubblicato pochi anni fa, che fa
profondo riferimento alla Parola di Dio, potrebbe far emergere più
efficacemente la dimensione sociale del peccato e delle sue conseguenze
e sottolineare il fatto che la riconciliazione non è semplicemente un
fatto privato con Dio, ma comporta anche la riconciliazione reciproca;
essa ristabilisce la pace e l’armonia in seno alla comunità ed esige
l’adempimento degli obblighi sociali e la pratica della giustizia. Una
tale celebrazione invita l’intera comunità a rallegrarsi come si legge
nella parabola del figliol prodigo.
Abbiamo bisogno di Sacerdoti che siano più disponibili ad amministrare
il Sacramento della Confessione, sull’esempio del Curato D’Ars, e che lo
facciano in modo significativo, con un tocco personale e dispensando una
consulenza spirituale basata sulla Parola di Dio.
[00098-01.05] [IN068] [Testo originale: inglese]
-
S. E. R. Mons. Philippe OUÉDRAOGO, Arcivescovo di Ouagadougou (BURKINA
FASO)
Il pensiero liberale e neoliberale, forte del potere economico e del
potere dei media, vuol farci credere che le comunità umane e religiose
non abbiano niente da dire sui comportamenti degli individui, in nome di
un “libertinaggio” e di un relativismo morale.
Le nostre comunità umane e religiose dell’Africa, nell’insieme,
rifiutano le pratiche legalmente riconosciute in numerosi paesi
occidentali, in passato cristiani, quali l’aborto, la pratica
omosessuale, il matrimonio tra persone dello stesso sesso,
l’eutanasia... Esse puntano alla promozione di valori relativi alla
famiglia e alla vita.
I mezzi di comunicazione fanno del mondo un unico villaggio. Sempre di
più, alcune radio e televisioni, alcuni siti internet, tutti
condizionati dal potere e dagli interessi economici, diffondono
volutamente programmi che cercano visibilmente di imporre il pensiero
unico dell’Occidente. Lo scandalo mediatico organizzato in occasione del
viaggio del Santo Padre in Camerun e in Angola lo scorso mese di marzo
ne è un patetico esempio. Programmi rivolti al pubblico francofono, sia
europeo che africano, miravano a far credere che sacerdoti, religiosi e
religiose africani, studenti o in missione a Roma o altrove in Europa,
vivessero di accattonaggio e prostituzione, abbandonati dal Vaticano e
dalle congregazioni religiose. Era necessario questo per manifestare il
proprio dissenso con il Santo Padre? Evidentemente, una coalizione
cercava di raggiungere un obiettivo chiaro ma inconfessabile, distraendo
gli africani in modo da impedire loro di ascoltare le parole del Santo
Padre sulle questioni dell’ingiustizia, della violenza e delle loro
cause.
Gli africani non potrebbero mai usare la violenza per combattere
l’imperialismo e la tirannia del pensiero unico. Tuttavia, chiediamo
loro un po’ di ritegno e di cautela, di rispetto e di tolleranza e
soprattutto di onestà intellettuale nell’esprimere le proprie idee che
non sono al servizio della dignità umana e che potrebbero suscitare
sofferenze intollerabili e comportamenti di ostilità o persino di odio
tra i popoli.
[00099-01.05] [IN069] [Testo originale: francese]
-
Rev. P. Damian WEBER, C.M.M., Superiore Generale dei Missionari di
Mariannhill (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
In quanto membro di un Istituto per la Vita Consacrata, un individuo
accetta di essere consacrato a Gesù Cristo, abbracciando la Sua missione
e la Sua visione. Entrambe sono espresse dalle belle parole del Vangelo
di Luca, 4, 18-21. Se a ciò aggiungiamo Giovanni 20, 21, quando Gesù
dice: “Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi”, possiamo
affermare che una persona consacrata prosegue la missione di Nostro
Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Oggi, in Africa, ciò potrebbe significare andare a curare le ferite del
mondo, non distogliere lo sguardo o fuggire nella comodità del
consumismo e del potere.
In questo contesto i consigli evangelici potrebbero rappresentare uno
stile di vita il cui significato è una solidarietà volontaria con le
vittime dell’ingiustizia e della repressione, un’identificazione con
quanti soffrono materialmente e socialmente; potrebbe significare
solidarietà con quanti subiscono discriminazioni e sfruttamento sessuali
e solidarietà con coloro che, oppressi da vincoli sociali e politici,
non possono decidere del proprio destino.
Sappiamo che uno dei bisogni fondamentali di ogni individuo è apprendere
e sperimentare il fatto che “io sono rispettato e accolto da Dio per
quello che sono”. Poiché Dio non parla direttamente con ciascuno,
l’individuo deve poter ascoltare questo concetto dagli altri e in ciò
vedo il ruolo cruciale della vita di comunità.
Ciò esige l’esperienza della riconciliazione prima di predicarla e prima
di portarla nel mondo a chi, attorno a noi, sembra averne bisogno.
È necessario che le comunità di vita consacrata e la Chiesa stessa
agevolino questa riconciliazione con Dio e fra le persone; occorre
vivere innanzitutto a casa propria la salvezza che Dio ci offre e la
giustizia dell’impegno incondizionato di Dio nei confronti di ogni
persona. Dunque, la Chiesa e le sue comunità saranno testimoni vivi e
strumenti fruttuosi di Gesù Cristo e della riconciliazione, giustizia e
pace, che sono sostanzialmente doni del Suo spirito.
[00100-01.05] [IN070] [Testo originale: inglese]
LETTERA DEI PRESIDENTI DELEGATI E DEL SEGRETARIO GENERALE
ALL’ARCIVESCOVO DI BUKAVU
La Lettera dei Presidenti Delegati e del Segretario Generale del Sinodo
dei Vescovi a S.E.R. Mons. François Xavier MAROY RUSENGO, Arcivescovo di
Bukavu (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO), letta e consegnata in
chiusura della Sesta Congregazione Generale, verrà pubblicata nel
prossimo Bolletino N° 11.
AVVISI
- CALENDARIO
- CONFERENZA STAMPA
- “BRIEFING”
- “POOL”
- BOLLETTINO SYNODUS
EPISCOPORUM
- COPERTURA TV IN DIRETTA
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
CALENDARIO
Venerdì 9 ottobre, alle ore 16.30, all’apertura della Nona Congregazione
generale interverrà l’Invitato Speciale, Mr. Rudolphe Adada, Già
Rappresentante Speciale Congiunto del Segretario Generale delle Nazioni
Unite e del Presidente della Commissione dell’Unione Africana nel Darfur
(Sudan), per riferire sugli sforzi di pace nella regione del Darfur, che
interessa vari Paesi africani.
CONFERENZA STAMPA
La seconda Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese e portoghese) si terrà
nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede mercoledì
14 ottobre 2009 (dopo la Relatio post disceptationem), alle ore 12.45
orientativamente.
I nominativi dei partecipanti saranno comunicati appena possibile.
I Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e fotoreporter
sono pregati di rivolgersi per il permesso di accesso al Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
Le successive Conferenze Stampa si terranno:
- Venerdì 23 ottobre 2009 (dopo il Nuntius)
- Sabato 24 ottobre 2009 (dopo l’Elenchus finalis propositionem)
BRIEFING
Il quarto “Briefing” per i gruppi linguistici si terrà (nei luoghi e con
gli Addetti Stampa indicati nel Bolletino N. 2) domani, venerdì 9
ottobre 2009 alle ore 13.10 circa.
Gli Addetti Stampa saranno accompagnati da un Padre Sinodale, come
indicato di seguito:
Lingua italiana
- S. E. R. Mons. Giovanni Innocenzo MARTINELLI, O.F.M., Vescovo titolare
di Tabuda, Vicario Apostolico di Tripoli (LIBIA)
Lingua francese
- S. E. R. Mons. Fulgence MUTEBA MUGALU, Vescovo di Kilwa-Kasenga
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
Lingua inglese
- S. E. R. Mons. Gabriel Charles PALMER-BUCKLE, Arcivescovo di Accra
(GHANA)
Lingua portoghese
- S. E. R. Mons. Francisco João SILOTA, M. Afr., Vescovo di Chimoio,
Primo Vice Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali d'Africa
e Madagascar (S.C.E.A.M.) (MOZAMBICO)
Si ricorda che gli operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e i
fotoreporter sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio delle
Comunicazioni Sociali per il permesso di accesso (molto ristretto).
I prossimi “Briefing” avranno luogo, orientativamente alle ore 13.10:
- Sabato 10 ottobre 2009
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
“POOL”
Si prevedono “pool” di giornalisti accreditati per accedere all’Aula del
Sinodo, in linea di massima per la preghiera di apertura delle
Congregazioni Generali antemeridiane, nei giorni seguenti:
- Venerdì 9 ottobre 2009
- Sabato 10 ottobre 2009
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
- Venerdì 23 ottobre 2009
- Sabato 24 ottobre 2009
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della Santa
Sede (all’ingresso, a destra) saranno messe a disposizione dei redattori
le liste d’iscrizione ai “pool”.
Per i “pool” i fotoreporter e gli operatori TV sono pregati di
rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali\sect
lang1040 .
I partecipanti ai “pool” sono pregati di trovarsi alle ore 08.30 nel
Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte all’ingresso dell’Aula
Paolo VI, da dove saranno accompagnati da un officiale della Sala Stampa
della Santa Sede (per i redattori) e del Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali (per i fotoreporter e troupe TV). È richiesto un
abbigliamento confacente la circostanza.
BOLLETTINO SYNODUS EPISCOPORUM
L’undicesimo numero del Bollettino sarà pubblicato all’apertura della
Sala Stampa della Santa Sede, venerdì 9 ottobre 2009, con i riassunti
degli interventi pronunciati in Aula dai Padri sinodali nella Settima
Congregazione Generale.
COPERTURA TV IN DIRETTA
Saranno trasmesse in diretta sui monitor nella Sala delle
telecomunicazioni, nella Sala dei giornalisti e nell’Aula Giovanni Paolo
II della Sala Stampa della Santa Sede:
- Sabato 10 ottobre 2009 (ore 18.00): Preghiera del Rosario con gli
Universitari degli Atenei Romani (Aula Paolo VI)
- Domenica 11 ottobre 2009 (ore 10.00): Solenne Concelebrazione
Eucaristica con Canonizzazione dei Beati Zygmunt Szsezęsny Feliński,
Francisco Coll y Guitart, Jozef Damiaan de Veuster, Rafael Arnáiz Barón
e Marie de la Croix (Jeanne) Jugan (Piazza San Pietro)
- Martedì 13 ottobre 2009 (ore 16.30): Parte della Congregazione
Generale in cui viene svolta la Relatio post disceptationem
- Domenica 25 ottobre 2009 (ore 09.30): Solenne Concelebrazione della
Santa Messa a conclusione del Sinodo (Basilica di San Pietro)
Eventuali variazioni saranno pubblicate appena possibile.
NOTIZIARIO TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antimeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO
DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della II Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi resterà aperta dal 2 al 25
ottobre 2009 secondo il seguente orario:
- Fino a venerdì 9 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Sabato 10 ottobre: ore 09.00-19.00
- Domenica 11 ottobre: ore 09.00 - 13.00
- Lunedì 12 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Martedì 13 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Da mercoledì 14 ottobre a sabato 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 18 ottobre: ore 11.00 - 13.00
- Da lunedì 19 ottobre a sabato 24 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 25 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio informazioni e accreditamento sarà a
disposizione (nell’ingresso a destra):
- Lunedì-Venerdì: ore 09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti nella Sala Stampa
della Santa Sede, nel Bollettino informativo della Commissione per
l’informazione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi e nell’area Comunicazioni di servizio del sito Internet della
Santa Sede. |