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12 - 08.10.2009
SOMMARIO
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SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 8 OTTOBRE 2009 - POMERIDIANO)
- ROSARIO CON GLI UNIVERSITARI
SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 8 OTTOBRE 2009 -
POMERIDIANO)
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Alle ore 16.30 di oggi giovedì 8 ottobre 2009, con la Preghiera per la
II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, è iniziata la
Settima Congregazione Generale, per la continuazione degli interventi
dei Padri Sinodali in Aula sul tema sinodale La Chiesa in Africa a
servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete
il sale della terra ... Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14).
Presidente Delegato di turno S.Em. Card. Francis ARINZE, Prefetto
emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti (CITTÀ DEL VATICANO).
A questa Congregazione Generale che si è conclusa alle ore 17.30 con la
preghiera Pro Felici Sinody Exitu erano presenti 212 Padri.
La Congregazione Generale è stata sospesa per permettere ai Padri
sinodali di partecipare al concerto "I giovani contro la guerra -
1939-2009" presso l'Auditorium della Conciliazione di Roma, alla
presenza del Santo Padre Benedetto XVI.
L'evento, in occasione del 70° anniversario dallo scoppio della Seconda
Guerra Mondiale, è nepromosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione
dell'Unità dei Cristiani e dalla Commissione per i Rapporti Religiosi
con l'Ebraismo, dall'Ambasciata tedesca presso la Santa Sede e dal
KulturForum di Mainau. Patrocina il Comitato Ebraico Internazionale per
le Consultazioni Interreligiose. Finanziano enti italiani e tedeschi.
L'orchestra composta da giovani musicisti provenienti da 10 nazioni,
proporrà brani musicali di Gustav Mahler e di Felix Mendelssohn
Bartholdy, entrambi compositori ebrei di nascita, poi battezzati. Mahler
e Mendelssohn, rispettivamente cattolico e protestante,
sperimentarono l'antisemitismo.
[00023-01.05] [00000] [Testo originale: italiano]
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Quindi, sono intervenuti i seguenti Padri:
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S. Em. R. Card. André VINGT-TROIS, Arcivescovo di Paris, Presidente
della Conferenza Episcopale (FRANCIA)
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S. Em. R. Card. Anthony Olubunmi OKOGIE, Arcivescovo di Lagos (NIGERIA)
-
S. E. R. Mons. Orlando B. QUEVEDO, O.M.I., Arcivescovo di Cotabato,
Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences"
(F.A.B.C.) (FILIPPINE)
-
S. E. R. Mons. Matthew Kwasi GYAMFI, Vescovo di Sunyani (GHANA)
-
S. E. R. Mons. Francisco CHIMOIO, O.F.M. Cap., Arcivescovo di Maputo
(MOZAMBICO)
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S. E. R. Mons. Edward HIIBORO KUSSALA, Vescovo di Tombura-Yambio (SUDAN)
-
S. E. R. Mons. John Anthony RAWSTHORNE, Vescovo di Hallam, Presidente
della "Catholic Agency for Overseas Development" (C.A.F.O.D.), della
Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles (GRAN BRETAGNA)
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S. E. R. Mons. Jude Thaddaeus RUWA'ICHI, O.F.M. Cap., Vescovo di Dodoma,
Presidente della Conferenza Episcopale (TANZANIA)
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S. E. R. Mons. Francesco COCCOPALMERIO, Arcivescovo titolare di Celiana,
Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi (CITTÀ DEL
VATICANO)
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S. E. R. Mons. Edward Gabriel RISI, O.M.I., Vescovo di Keimoes-Upington
(SUDAFRICA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
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S. Em. R. Card. André VINGT-TROIS, Arcivescovo di Paris, Presidente
della Conferenza Episcopale (FRANCIA)
Le relazioni tra le nostre Chiese si iscrivono in una storia più che
secolare. Ma i nostri rapporti si sono evoluti molto dopo la prima
evangelizzazione. Le nostre Chiese europee hanno potuto rallegrarsi nel
vedere le Chiese africane sub-sahariane raggiungere la maturità con una
gerarchia propria, un proprio clero, proprie comunità religiose, propri
laici, profondamente coinvolti nella vita delle parrocchie e
nell’annuncio del Vangelo in terra africana.
Da qualche anno, i nostri rapporti si sviluppano in un autentico scambio
di doni. Certamente, molte diocesi o parrocchie francesi sono impegnate
in un aiuto concreto a diverse Chiese in Africa. Ma oggi molte nostre
parrocchie ricevono anche un aiuto importante dalle diocesi africane.
Questo aiuto si presenta principalmente sotto due forme. La prima è il
numero di cattolici africani emigrati in Francia. La seconda è che i
sacerdoti africani occupano un posto sempre più importante nel piano
pastorale francese. Oltre ai sacerdoti studenti (più di 250 sacerdoti),
che sono numerosi nelle città universitarie, contiamo sempre più
sacerdoti africani “fidei donum”. Attualmente sono più di 600, mentre i
sacerdoti francesi “fidei donum” non sono più di 70.
La chiamata di sacerdoti africani e la relativa accoglienza
presuppongono una preparazione e un’attenzione del tutto particolari.
Vorrei, in particolare, sottolineare un punto molto importante. È
necessario che i rapporti tra i due vescovi (il vescovo in Africa e il
vescovo in Francia) siano più chiari possibile. Ogni volta queste
condizioni preliminari vengono trascurate, il fatto va a scapito della
missione e a scapito del sacerdote.
Le difficoltà che incontriamo non devono nasconderci la ricchezza dei
rapporti tra le nostre Chiese né impedirci di rendere grazie per lo
scambio di doni che viviamo.
[00111-01.04] [IN081] [Testo originale: francese]
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S. Em. R. Card. Anthony Olubunmi OKOGIE, Arcivescovo di Lagos (NIGERIA)
Vorrei che guardassimo alle famiglie africane come alla fonte di molte
benedizioni divine per la crescita e il benessere delle famiglie
africane in generale.
L’Africa, in passato definita il “continente nero” è vista oggi in una
luce diversa dai suoi colonizzatori, anche se nella maggior parte dei
paesi l’Africa conosce ancora la povertà; i poveri diventano sempre più
poveri e i ricchi sempre più ricchi. La vita familiare si sgretola a
causa di divorzi, infedeltà e ideologie occidentali incompatibili con la
nostra cultura. Le risorse naturali necessarie allo sviluppo della
nostra società vengono saccheggiate dai neo-colonialisti. In effetti,
sembrerebbe che solo i disonesti si facciano strada nella società. Il
nostro morale attualmente è basso e molte persone, compresi alcuni
leader della Chiesa, tralasciando ogni prudenza, dicono: “a che serve
essere buoni?”. Le parole del profeta Malachia “non tutto è perduto,
solo confidate in Dio” sono molto appropriate per chi si trova oggi
nella nostra posizione. Sembriamo aver dimenticato che, come figli,
siamo più cari a Dio di quanto i figli lo siano ai loro genitori.
Sembriamo aver dimenticato le parole del Signore Gesù “senza di me non
potete fare nulla”. Pertanto, armiamoci della preghiera e siamo pazienti
perché in Dio la giustizia autentica prevarrà, sapendo che il suo amore
per noi supera qualsiasi cosa possiamo immaginare.
Gli africani sono generalmente conosciuti come persone molto religiose.
L’idea di Dio o della divinità è innata in noi. Pertanto, non sorprende
che due delle religioni più diffuse al mondo, il cristianesimo e
l’islam, siano state accolte con calore nel continente. È triste, però,
constatare come spesso, di queste due religioni, si sia fatto cattivo e
come siano state fatte diventare una fonte di conflitti mortali in
Africa. Ciononostante, molti genitori difficilmente riescono ad
adempiere alle loro responsabilità verso la famiglia senza una vita
familiare di preghiera organizzata, consapevole, consistente e seria o,
detto in termini più semplici, senza ricorrere a Dio nei momenti di
difficoltà, di gioia e di dolore. Essi sanno e credono fermamente che
solo Dio può cambiare, benedire e rendere forte la famiglia.
Nel ringraziarvi per i diversi suggerimenti riguardo alla necessità
della preghiera, vorrei unire la mia voce per sottolineare ancora di più
l’importanza e la centralità della preghiera in questa situazione
apparentemente desolata. Per quanto le cose sembrino andare male, per
quante soluzioni possiamo proporre, se queste non sono benedette da Dio,
mi domando quanto possa essere duraturo il nostro successo, sempre che
ci sia. Pertanto, non dimentichiamo di incoraggiare i nostri fedeli
riguardo a questo dono che Dio ci ha dato, ben sapendo che solo con Lui
potremo avere successo. Lui è la vite e noi siamo i tralci. Con Lui,
quindi, potremo riuscire nel nostro impegno.
[00136-01.04] [IN097] [Testo originale: inglese]
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S. E. R. Mons. Orlando B. QUEVEDO, O.M.I., Arcivescovo di Cotabato,
Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences"
(F.A.B.C.) (FILIPPINE)
Come in Asia, anche in Africa le istanze di riconciliazione, giustizia e
pace hanno una dimensione globale. Ecco quindi il traffico d’armi, il
traffico di donne e bambini, la distruzione dell’ambiente, la
corruzione, il sostegno a regimi dittatoriali, il controllo della
popolazione, la migrazione, la povertà e il sottosviluppo, la
globalizzazione economica, il riscaldamento globale e i cambiamenti
climatici. Ciò accade soprattutto perché le decisioni che vengono
imposte alle popolazioni del sud vengono prese dai poteri del nord.
Problemi con caratteristiche globali esigono una risposta di dimensioni
globali. Noi abbiamo questa risposta che ha una dimensione di fede molto
peculiare.
Abbiamo una visione della persona umana, di tutta l’umanità e della
creazione nel suo insieme, alla luce della fede. L’uomo ha un’origine
divina e un destino eterno. Tutta l’umanità è in pellegrinaggio verso il
Regno di Dio. La creazione geme nell’attesa della parousia. Crediamo che
Gesù, nostro Signore e Salvatore, sia il Riconciliatore ultimo, la
nostra giustizia e la nostra pace. Crediamo nella Chiesa come famiglia
di Dio, come comunione, che ha la vocazione di proclamare Gesù Signore e
Salvatore e di annunciare che il Regno di Dio è entrato nella nostra
storia nella persona di Gesù. Siamo inoltre perfettamente consapevoli
che la Chiesa è strutturata in Conferenze episcopali in ogni continente
del mondo. Abbiamo bisogno di questa visione e di questa struttura
globale per affrontare i compiti urgenti che abbiamo dinanzi.
Per questo motivo propongo rispettosamente che qualche agenzia vaticana
convochi un’assise di alcuni vescovi del nord e del sud nel 2010.
Assistiti da esperti e da agenzie di sostegno alle Chiese, potrebbero
pianificare e mettere a punto un progetto di solidarietà e comunione tra
i vescovi sud-sud e nord-sud, al fine di offrire risposte alle urgenti
istanze della riconciliazione, della giustizia e della pace, dal punto
di vista della fede e della moralità religiose. La forza motrice, nonché
il frutto di tale communio-in-actione, sarebbe la caritas in veritate.
La nostra battaglia è contro la corruzione. I nostri sforzi avranno
frutti duraturi solo se la preghiera è parte integrante del nostro
impegno. Che Maria, Consolatrice degli Afflitti e Regina della Pace,
interceda per noi.
[00101-01.05] [IN071] [Testo originale: inglese]
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S. E. R. Mons. Matthew Kwasi GYAMFI, Vescovo di Sunyani (GHANA)
In alcune parti dell’Africa, per via della cultura e della tradizione
popolare esistenti prima della venuta della Chiesa, molti africani
praticano, senza colpa, la poligamia. Per questo, molte donne che
frequentano la Chiesa cristiana si vedono rifiutare i Sacramenti del
Battesimo, della Confessione e del Matrimonio. I tentativi di alcune
donne di abbandonare il matrimonio poligamico, a cui ricorrono di solito
le prime mogli con prole, si sono tradotti in difficoltà economiche e
tensione sociale. Nei casi in cui le donne si sono allontanate senza il
consenso del marito e delle famiglie allargate, la Chiesa è stata
accusata di ingiustizia, insicurezza, di dividere le famiglie, di
fomentare la separazione e di distruggere la coesione sociale. In alcuni
casi, in cui i mariti si sono sentiti insultati dall’abbandono delle
mogli che hanno lasciato la famiglia per ricevere il Sacramento del
Battesimo, le donne e i loro figli si sono visti negare il sostegno e il
mantenimento, con il risultato di trovarsi in gravi difficoltà
economiche e in una condizione di precarietà. Situazioni come queste
hanno scoraggiato molte donne dal divorziare dal marito poligamo per
poter ricevere il Battesimo. Il risultato è che in alcune parti
dell’Africa molte donne frequentano la Chiesa con regolarità e
partecipano attivamente a tutte le iniziative ecclesiali, ma non possono
accostarsi ai Sacramenti del Battesimo, della Confessione e del
Matrimonio, senza ontare i tanti funerali cristiani negati perché i
defunti non erano stati battezzati.
È necessario che la Chiesa affronti questa situazione dolorosa e
mortificante dell’Africa conferendo speciali privilegi alle donne che
sono state le prime mogli con prole e che senza colpa sono divenute
vittime di matrimoni poligami, affinché possano ricevere il Battesimo e
tutti gli altri Sacramenti. Ricevere i sacramenti farà sì che queste
donne provate possano condividere la pace e la riconciliazione offerte
dalla compassione e dalla pace di Nostro Signore Gesù Cristo, che non è
venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
[00102-01.05] [IN072] [Testo originale: inglese]
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S. E. R. Mons. Francisco CHIMOIO, O.F.M. Cap., Arcivescovo di Maputo
(MOZAMBICO)
Nella sua missione profetica, la Chiesa deve proseguire nella pratica e
nell’esortazione di azioni che consolidino e conferiscano dignità alla
pace in Africa, facendo appello ai politici e al popolo affinché
privilegino azioni concrete quali:
Forze di sicurezza i cui vertici siano in grado di agire
indipendentemente dai politici, soprattutto durante le elezioni, le
manifestazioni pubbliche etc.
Istituzioni giudiziarie che smettano di arrestare indiscriminatamente i
presunti organizzatori delle manifestazioni dell’opposizione, lasciando
impuniti e in assoluta libertà gli autori delle imboscate contro gli
organizzatori di quelle pacifiche .
Apparati statali che cessino di favorire la carriera pubblica dei
funzionari statali in base alle loro simpatie politiche nei confronti
del partito al governo.
Lotta efficace contro ogni tipo di corruzione, discriminazione e
oppressione, soprattutto nel settore pubblico.
Il cammino della costruzione della pace, dono di Dio, è il cammino della
redenzione per l’offerta amorosa, pacifica di un nuovo stile di vita.
La pace che Cristo ci ha portato è a disposizione di tutti coloro che
mettono in pratica la legge della giustizia e dell’amore stabilita da
Dio per l’armonia della creazione.
Occorre che la Chiesa inviti urgentemente l’Africa ad avere una
coscienza purificata per lavorare onestamente per il bene comune.
Occorre anche che la Chiesa sia la voce di coloro che non hanno voce e
che denunci coraggiosamente tutti i piani di coloro che schiavizzano gli
uomini. Occorre che ci sforziamo di creare la pace interiore ed
esteriore e di mantenerla poiché essa è frutto di conquista e di
auto-controllo.
[00103-01.03] [IN073] [Testo originale: portoghese]
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S. E. R. Mons. Edward HIIBORO KUSSALA, Vescovo di Tombura-Yambio (SUDAN)
Vi è un’evidente incapacità a costruire fiducia e ad affrontare
questioni chiave tra il Nord e il Sud prima del referendum, giacché
potrebbe produrre violenza dopo il referendum.
- Livello generalizzato di violenza nel Sud (specialmente
inter-tribale);
- Atrocità di LRA nella diocesi di Tombura-Yambio WES, 240.000, IDPS, 31
profughi della Repubblica Democratica del Congo e della Repubblica
Centrafricana, crisi umanitarie, ecc. Chi arresterà Kony, solo un
organismo regionale o internazionale potrà portare ad una soluzione;
- La comunità internazionale è partita dopo CPA non rispettato,
- Successo/insuccesso continuato della leadership di SPLM e difficoltà a
costruire il fragile Sudan postbellico con ministri che hanno un passato
militare;
- Il rapporto tra i servizi offerti dalle ONG e dai GOSS (p.es. le ONG
non forniscono più gran parte dei servizi sanitari); già questo di per
sé può suscitare violenza.
- Occorre una riforma del MDTF e delle strategie d’assistenza in
generale, per superare la sua riluttanza ad aiutare;
- Si avverte una incapacità da parte del Nord a rendere attraente
l’unità, legge islamica sempre vigente nel Nord;
- Il conflitto nel Darfur è ostacolato da politiche interne e
internazionali;
- Riarmo da entrambe le parti; continua mancanza di trasparenza sul
petrolio;
- Raccolta di rimostranze dal Sud; il Nord si confronta nuovamente con
gruppi dissidenti nel Sud;
- Determinazione non chiara o inadeguata dei confini;- Diminuzione del
prezzo del petrolio, dal quale il Sudan dipende per le sue entrate. Le
risorse naturali non fanno mai sviluppare i paesi, come ci dice la
storia.
La recente incriminazione del presidente Omar Bashir da parte della
Corte penale internazionale, che ha ulteriormente legittimato
l’ostilità; ciò può portare, a causa di un certo livello di incertezza
circa l’attuazione del CPA, ad un ritorno al conflitto armato o ad una
dichiarazione d’indipenden za unilaterale prima del referendum.
Raccomandazioni o suggerimenti:
a) Ci si augura che questo sinodo si pronunci sulla nostra ricerca di
soluzioni in Africa riguardo al nostro futuro, cercando di avanzare in
modo creativo in direzione di una rinascita culturale, di una ripresa
economica, politica e spirituale, come base per una nuova società nei
nostri paesi.
b) Abbiamo bisogno di gruppi di esperti a diversi livelli, sia regionale
sia nazionale.
c) Abbiamo bisogno di lobby e di appoggi per prevenire gli scenari
peggiori in Sudan. Buoni esempi sono stati dati dall’AMECEA, dal SECAM,
dalla Conferenza episcopale dell’Africa meridionale, dalla conferenza
europea e dalla Santa Sede.
Infine, saranno il coraggio della “storia completa” su di noi, la
visione onesta della nostra esistenza, della nostra storia e della
nostra realtà nei suoi momenti di alti e bassi, di momenti tristi e
felici, a portarci la giustizia e la pace. Abbiamo bisogno sia di
Zaccheo sia dei buoni Samaritani della Sacra Bibbia.
[00106-01.04] [IN076] [Testo originale: inglese]
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S. E. R. Mons. John Anthony RAWSTHORNE, Vescovo di Hallam, Presidente
della "Catholic Agency for Overseas Development" (C.A.F.O.D.), della
Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles (GRAN BRETAGNA)
Con il sostegno delle agenzie cattoliche internazionali, la Chiesa in
Africa si confronta con l’HIV e l’AIDS già da molto prima del primo
Sinodo per l’Africa. Oggi la preoccupazione sembra scemare, anche se per
molti africani il problema resta grave. La solidarietà cattolica
dovrebbe continuare a sostenere l’impegno a lungo termine della Chiesa
in Africa per aumentare la consapevolezza, accompagnare le persone
malate e quelle colpite, per formare i giovani e per affrontare questa
grande sfida.
[00107-01.05] [IN077] [Testo originale: inglese]
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S. E. R. Mons. Jude Thaddaeus RUWA'ICHI, O.F.M. Cap., Vescovo di Dodoma,
Presidente della Conferenza Episcopale (TANZANIA)
La Chiesa in Africa (sia come famiglia, sia come comunità cristiane di
base, parrocchia o diocesi) ha il dovere di rispondere alle sfide
elencate nei paragrafi sopracitati dell’Instrumentum laboris. In
considerazione della sua missione profetica, chiedo a questo sinodo di
sostenere la Chiesa in Africa al fine di rispondere a queste sfide:
- Sostenendo e realizzando una catechesi più profonda e costante. Ciò
permetterà alla fede ricevuta di diventare un’esperienza personale e una
realtà vissuta profondamente, capace di trasformare, guidare e offrire
un solido punto d’appoggio per le decisioni e le azioni. Esige una
solida inculturazione dei valori evangelici, che devono incidere sulla
vita della persona, della famiglia, delle comunità cristiane di base e
della società in generale, consentendo a ciascuno di abbracciare il dono
di Cristo e il suo invito ai discepoli a essere sale della terra e luce
del mondo.- Investendo in una formazione coerente della coscienza. Ciò
permetterà agli individui e alle comunità di essere chiari e coerenti
nelle questioni, dimostrando così il coraggio e l’integrità per
discernere e prendere le decisioni giuste ogniqualvolta si trovano
dinanzi a situazioni che li sfidano nella loro chiamata profetica,
chiedendo loro di assumere una posizione chiara e univoca senza timore
del prezzo che questo può richiedere.
- Esortando e aiutando i singoli fedeli ad avere il coraggio e
l’integrità per seguire seriamente la chiamata alla conversione
personale e comunitaria, aiutandoli in tal modo da dare una
testimonianza cristiana convinta, coerente e credibile. Tutto questo
deve essere permeato dalla Parola di Dio, dai Sacramenti (specialmente
quelli della Riconciliazione e dell’Eucaristia) e dagli insegnamenti
sociali della Chiesa, che devono esser diffusi in modo più ampio e
assiduo, affinché possano guidare e modellare il pensiero, l’azione e la
scala di valori dei fedeli.
- Incoraggiando, sostenendo e favorendo iniziative per l’emancipazione,
la protezione e la promozione delle donne, dei bambini e di tutti coloro
la cui dignità è in qualche modo minacciata. Tra le iniziative
contemplate, vale la pena sottolineare il bisogno di una maggiore
decisione nel creare e sostenere i comitati per la giustizia, la pace e
la cura dell’ordine creato come strumenti privilegiati di sostegno e di
formazione.
[00108-01.05] [IN078] [Testo originale: inglese]
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S. E. R. Mons. Francesco COCCOPALMERIO, Arcivescovo titolare di Celiana,
Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi (CITTÀ DEL
VATICANO)
Scelgo un argomento connesso direttamente con il servizio che svolgo
nella Curia Romana e cioè parlo dell'attività legislativa delle
Conferenze episcopali nel Continente africano.
Come ben sapete, il Codice di diritto canonico del 1983 ha scelto di
essere tendenzialmente una legge quadro, nel senso che ha stabilito
alcune regole di vita ecclesiale piuttosto generali e ha lasciato poi
alle varie Chiese particolari le determinazioni concrete adattate ai
vari luoghi e alle varie culture.
La scelta operata dal Codice è stata molto saggia: da una parte,
infatti, le cose essenziali devono essere uguali per tutte le Chiese
particolari, mentre, dall' altra, ciò che essenziale non è non deve
essere imposto a tutti, così che siano valorizzate tutte le tradizioni e
le culture.
La scelta del Codice ci presenta pertanto due postulati: quello
dell'unità e quello della diversificazione.
Il postulato dell'unità. Siamo tutti ben consapevoli che il diritto
canonico è l'espressione dell'unità della Chiesa come società. La chiesa
non è una multinazionale, dove i dirigenti cercano soluzioni secondo gli
interessi dei singoli momenti, ma è una comunità configurata come
società da Cristo Gesù, che nei secoli ha coniato la propria esperienza
di fede in principi dottrinali e in regole di condotta che esprimono la
sua unità.
Il postulato della diversificazione. È chiaro che nuove situazioni
richiedono nuove soluzioni. Nel nostro caso, le peculiarità delle Chiese
che si trovano in Africa richiedono soluzioni normative adatte a tali
situazioni. Non dobbiamo imporre alle Chiese in Africa ciò che non è
essenziale Dobbiamo rispettare e valorizzare le loro culture giuridiche
e le loro tradizioni normative.
Uno dei modi per attuare la valorizzazione di tali particolarità è
quello della legislazione canonica, a cui le varie Chiese, o, meglio, le
varie Conferenze Episcopali sono chiamate a lavorare.
A che punto siamo in tale lavoro?
Una recente statistica ci fa conoscere che su 34 Conferenze episcopali
20 devono ancora emanare i decreti attuativi secondo le indicazioni del
Codice di diritto canonico.
Colgo l'occasione di questo Sinodo per prospettare alle Conferenze
episcopali l'importanza del servizio della legislazione canonica.
Cari confratelli, Vescovi africani, attuate con impegno i due postulati
della unità e della diversità: pienamente fedeli alla normativa
universale, mettete però in risalto, anche con norme particolari da voi
sapientemente emanate, le peculiarità delle vostre Chiese.
Porterete così un contributo qualificato alla comunione ecclesiale e
specificamente un riconoscimento alle ricchezze tradizionali e culturali
che fanno delle Chiese in Africa cellule di prorompente vitalità per il
Corpo della Chiesa universale.
[00109-01.05] [IN079] [Testo originale: italiano]
-
S. E. R. Mons. Edward Gabriel RISI, O.M.I., Vescovo di Keimoes-Upington
(SUDAFRICA)
Nel proclamare il Vangelo e nel cercare di approfondirne il significato
e la pratica in Africa ci si trova dinanzi alle stesse sfide che
incontra la cultura. La Chiesa, dunque, si trova in una posizione
privilegiata, perché nel suo sforzo di promuovere i valori del Vangelo
condivide una sfida simile a quella che affrontano i popoli dell’Africa
nel loro impegno per preservare e promuovere quei valori della loro
eredità culturale che hanno a cuore. Il creare opportunità di dialogo
offre alla Chiesa l’occasione per comprendere quanti sperimentano
l’alienazione in un’Africa sempre più secolarizzata e globalizzata, con
i suoi dolorosi ricordi della colonizzazione e dell’oppressione. È
importante l’impegno per un dialogo aperto e sincero al fine di forgiare
il cammino per andare avanti, affinché l’influenza del Vangelo, come
quella della cultura, non vada dispersa tra le voci emergenti in Africa.
In particolare, un rinnovato impegno con il SECAM può diventare un
importante strumento di dialogo nel nostro continente.
[00110-01.04] [IN080] [Testo originale: inglese]
ROSARIO CON GLI
UNIVERSITARI
Una "Seconda visita virtuale in Africa". È stato lo stesso Segretario
Generale del Sinodo dei Vescovi, S.E. Mons. Nikola Eterović , chiudendo
la Quinta Congregazione Generale a definire così l'incontro di sabato 10
ottobre, nell'Aula Paolo VI in Vaticano. Il Santo Padre Benedetto XVI
presiederà il Santo Rosario "Con l'Africa e per l'Africa". Saranno
presenti all'incontro i Padri Sinodali e gli universitari degli Atenei
romani, collegati via satellite con i giovani universitari di 9 capitali
africane: Il Cairo (Egitto), Nairobi (Kenya), Khartoum (Sudan),
Antananarivo (Madagascar), Johannesbourg (Sud Africa), Onitsha
(Nigeria), Kinshasa (Repubblica democratica del Congo), Maputo
(Mozambico), Ouagadougou (Burkina Faso). L'incontro è organizzato dalla
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e dall'Ufficio Pastorale
Universitaria del Vicariato di Roma, in occasione della II Assemblea
Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi. La veglia avrà inizio alle
ore 17. Alle ore 18 il Santo Padre farà il suo ingresso in Aula per
guidare il Santo Rosario. L'animazione è a cura dell'Orchestra Nazionale
dei Conservatori di Musica e dei Cori dei Conservatori e delle
Università Italiane. Al termine della veglia, "Pellegrinaggio della
Croce"
[00113-01.05] [RE000] [Testo originale: italiano] |