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14 - 09.10.2009
SOMMARIO
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OTTAVA CONGREGAZIONE GENERALE (VENERDÌ, 9 OTTOBRE 2009 - ANTEMERIDIANO)
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COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO
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COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE PER L’INFORMAZIONE
- ERRATA CORRIGE (II)
- AVVISI
OTTAVA CONGREGAZIONE GENERALE (VENERDÌ, 9 OTTOBRE 2009 - ANTEMERIDIANO)
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
- AUDITIO DELEGATORUM
FRATERNORUM (I)
- AUDITIO AUDITORUM (I)
Alle ore 09.00 di oggi venerdì 9 ottobre 2009, memoria facoltativa di
San Dionigi e compagni, vescovo e martiri, e di San Giovanni Leonardi,
sacerdote, alla presenza del Santo Padre, con il canto dell’Ora Terza, è
iniziata l’Ottava Congregazione Generale, per la continuazione degli
interventi in Aula sul tema sinodale La Chiesa in Africa a servizio
della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale
della terra ... Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14).
Presidente Delegato di turno S.Em. Card. Théodore-Adrien SARR,
Arcivescovo di Dakar (SENEGAL).
In apertura dell’Ottava Congregazione Generale, il Segretario Generale
del Sinodo dei Vescovi ha comunicato la composizione della Commissione
per il Messaggio, pubblicata in questo Bollettino.
Durante l’intervallo delle ore 10:30 il Santo Padre Benedetto XVI ha
ricevuto in udienza i Circoli minori Gallicus A e Gallicus B.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12.30, con
la preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 219 Padri.
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Quindi, sono intervenuti i seguenti Padri:
-
S.Em.R. Card. Tarcisio BERTONE, S.D.B., Segretario di Stato (CITTÀ DEL
VATICANO)
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S. E. R. Mons. Jan OZGA, Vescovo di Doumé-Abong' Mbang (CAMERUN)
-
S. E. R. Mons. Albert VANBUEL, S.D.B., Vescovo di Kaga-Bandoro
(REPUBBLICA CENTROAFRICANA)
-
S. E. R. Mons. Jean-Baptiste TIAMA, Vescovo di Sikasso, Presidente della
Conferenza Episcopale (MALI)
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Rev. P. Edouard TSIMBA, C.I.C.M., Superiore Generale della Congregazione
del Cuore Immacolato di Maria (Missionari di Scheut) (UNIONE DEI
SUPERIORI GENERALI)
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S. Em. R. Card. Christian Wiyghan TUMI, Arcivescovo di Douala (CAMERUN)
-
S. E. R. Mons. Claudio Maria CELLI, Arcivescovo titolare di Civitanova,
Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (CITTÀ
DEL VATICANO)
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S. E. R. Mons. Joseph KUMUONDALA MBIMBA, Arcivescovo di Mbandaka-Bikoro
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
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S.Em.R. Card. Renato Raffaele MARTINO, Presidente del Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL VATICANO)
-
Rev. P. Gérard CHABANON, M. Afr., Superiore Generale dei Missionari
d'Africa [Padri Bianchi] (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
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S. E. R. Mons. Joachim NTAHONDEREYE, Vescovo di Muyinga (BURUNDI)
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S. E. R. Mons. Jean-Claude BOUCHARD, O.M.I., Vescovo di Pala, Presidente
della Conferenza Episcopale (CIAD)
-
Rev. Francesco BARTOLONI, C.PP.S., Moderatore Generale dei Missionari
del Preziosissimo Sangue (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
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S. E. R. Mons. Robert Christopher NDLOVU, Arcivescovo di Harare,
Presidente della Conferenza Episcopale (ZIMBABWE)
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S. E. R. Mons. Evaristus Thatho BITSOANE, Vescovo di Qacha's Nek,
Presidente della Conferenza Episcopale (LESOTHO)
-
S. E. R. Mons. Franklyn NUBUASAH, S.V.D., Vescovo titolare di Pauzera,
Vicario Apostolico di Francistown (BOTSWANA)
-
Rev. P. Jacob BEYA KADUMBU, C.I., Vicario Generale dei Giuseppini del
Belgio (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
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S. E. R. Mons. Cyprian Kizito LWANGA, Arcivescovo di Kampala (UGANDA)
-
S. E. R. Mons. Jorge Enrique JIMÉNEZ CARVAJAL, C.I.M., Arcivescovo di
Cartagena en Colombia (COLOMBIA)
-
S. E. R. Mons. Velasio DE PAOLIS, Arcivescovo titolare di Telepte,
Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede
(CITTÀ DEL VATICANO)
-
S. E. R. Mons. Joseph Mukasa ZUZA, Vescovo di Mzuzu (MALAWI)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S.Em.R. Card. Tarcisio BERTONE, S.D.B., Segretario di Stato (CITTÀ DEL
VATICANO)
Nell’Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa, il Papa
Giovanni Paolo II di v.m. ha voluto sottolineare come il Sinodo dei
Vescovi “costituisca uno strumento quanto mai propizio per favorire la
comunione ecclesiale” (m. 15). Questa comunione affettiva ed effettiva
delle Chiese particolari con la Chiesa universale trova nell’azione dei
Nunzi Apostolici uno snodo insostituibile e particolarmente importante
nella realtà del Continente africano. Si tratta di una fitta rete di
presenze che non è finalizzata soltanto a promuovere e sostenere i
rapporti fra la Santa Sede e le Autorità statali, bensì intende prima di
tutto “rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di comunione fra
la Sede Apostolica e le singole Chiese particolari” (Can. 364),
attraverso l’assistenza e il consiglio che i Rappresentanti Pontifici
prestano ai Vescovi. In quest’ ottica di comunione va pertanto collocata
la missione diplomatica della Santa Sede, che, soprattutto nel corso
dell’ultimo decennio, ha favorito il sorgere di Accordi o altre
convenzioni con le Autorità statali.
I Rappresentanti Pontifici danno voce al Santo Padre, nella difesa della
dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali, così come, in
collaborazione con gli Episcopati, si adoperano in difesa della libertà
religiosa e della promozione di un dialogo autentico, sia con le altre
Chiese o comunità ecclesiali, che con gli appartenenti ad altre
religioni, come pure, naturalmente, con le Autorità civili. Tale amore
per l’uomo, la pace e la giustizia, che vuole guardare all’ Africa
“nella luce di Dio”, non può che spingere i Rappresentanti Pontifici a
testimoniare la sollecitudine del Santo Padre, e in lui della Chiesa
universale, per il bene comune di ogni Paese.
[00149-01.02] [IN115] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Jan OZGA, Vescovo di Doumé-Abong' Mbang (CAMERUN)
Questa seconda Assemblea sinodale per l’Africa, per produrre i frutti
auspicati, deve passare - mi sembra estremamente importante - attraverso
la famiglia africana, dal momento che la formazione di una nuova cultura
della riconciliazione, della giustizia e della pace è un’opera familiare
prima ancora che sociale. Se questi tre valori traggono origine e
fondamento dalla famiglia, la loro cultura può estendersi a livello
dell’intera società africana.
La cultura della riconciliazione si distingue dall’atto di
riconciliazione per il fatto che quest’ultimo è preciso e contingente,
mentre la prima è uno stato mentale, fondato sulla promozione
dell’amore, della carità, della conversione, della misericordia e di
molti altri valori. Questo ruolo preponderante spetta prima di tutto ai
genitori e poi alle istituzioni scolastiche, sociali ed ecclesiali,
secondo il principio di correzione fraterna: “Se il tuo fratello
commette una colpa, va e ammoniscilo fra te e lui solo...” (Mt 18,
15-18).
La giustizia è il giusto apprezzamento, il riconoscimento, il rispetto
dei diritti e del merito di ciascuno. La famiglia è chiamata a educare
alla vera giustizia, la sola che porta al rispetto della dignità
personale di ognuno, come Papa Giovanni Paolo II sottolinea nella
Familiaris Consortio. Già Gesù aveva detto: “Se la vostra giustizia non
supererà quella degli scribi e dei farisei...” (Mt 5, 20 ss).
La cultura della pace nella famiglia africana veniva garantita dal
consiglio dei genitori e dei parenti, mediante lo svolgimento frequente
della “palabre”, nucleo di felicità nella prosperità individuale e
collettiva, in rapporto con Dio, i fratelli e le sorelle: “beati gli
operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9).
[00104-01.03] [IN074] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Albert VANBUEL, S.D.B., Vescovo di Kaga-Bandoro
(REPUBBLICA CENTROAFRICANA)
In questi ultimi anni, nei momenti delle diverse crisi socio-politiche
vissute dalla Repubblica Centro africana, non abbiamo mai mancato di
ricordare i valori umani e cristiani necessari per giungere a una vita
nella pace. In ogni momento la Chiesa è stata presente e solidale con le
gioie e le sofferenze del popolo, per il quale vuole la felicità e la
redenzione autentiche. I vescovi del Centro Africa non hanno mai cessato
di vedere l’alba e l’avvento di un tempo propizio di pace, di giustizia
e di riconciliazione per tutti.
La nostra Chiesa prende sempre più coscienza delle zone d’ombra
esistenti al suo interno e anela con tutto il suo essere alla pace e
alla comunione in seno alla Chiesa-Famiglia. Purtroppo alcuni vedono in
ciò motivi di scoraggiamento od occasioni per arrendersi. È vero:
qualche malinteso, qualche gesto recepito come offensivo hanno fatto
soffrire gli uni o gli altri. Tuttavia è giunto il tempo di mostrarci
all’altezza delle sfide del mondo attuale. Nel momento in cui
l’ingiustizia, la corruzione, l’egoismo, le ribellioni... sono
unanimemente respinti, la nostra Chiesa è chiamata a dare una
testimonianza secondo il Vangelo che è Parola di Vita: una testimonianza
di riconciliazione, di giustizia e di pace, ma soprattutto una
testimonianza di comunione.
Negli ultimi mesi abbiamo deplorato i gesti di divisione tra i
sacerdoti, tra i sacerdoti e i vescovi, tra i sacerdoti e i laici;
certamente non è questo il Vangelo che dobbiamo annunciare. Siamo stati
mandati a costruire una Chiesa unita nello Spirito di Dio che ci guida.
Non possiamo dunque lacerare il Corpo di Cristo.
L’Anno Sacerdotale donatoci dal Santo Padre può ispirarci e offrirci un
orientamento: fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote e fedeltà di ogni
battezzato.
Vi è l’aspirazione generale a un tempo di pace, di giustizia e di
riconciliazione. Gli eventi che abbiamo vissuto e che continuiamo a
vivere in questo tempo dimostrano che c’è sempre una ragione di speranza
e che nella notte in cui viviamo si prospettano l’aurora e il giorno.
Ognuno di noi è debole, peccatore; ma insieme dobbiamo ascoltare la
Parola di Dio, dobbiamo viverla, per costruire nella comunione la nostra
Chiesa-Famiglia.
Che Dio ci benedica e ci dia la forza della perseveranza e di una
testimonianza autentica!
[00105-01.05] [IN075] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Jean-Baptiste TIAMA, Vescovo di Sikasso, Presidente
della Conferenza Episcopale (MALI)
La Chiesa in Mali opera a fianco di altri figli del paese affinché
giunga ai malinesi quella pace profonda che tutti auspicano, malgrado le
difficili situazioni che stanno affrontando.
Vivendo in un regime di democrazia, nel paese i governi politici si
alternano bene e senza confronti armati. Talvolta però la democrazia è
stata svilita da manipolazioni della costituzione e ribellioni armate.
Nel nord del paese, le insurrezioni dei Tuareg hanno minacciato di
compromettere la pace nazionale. Tuttavia, grazie a un attaccamento
autentico al valore della pace, la perdita di vite umane è stata
limitata. Le cerimonie simboliche della riconquista della pace hanno
permesso di curare le ferite.
Nel 2003, con la loro lettera pastorale “E se riabilitassimo la
politica!”, i vescovi hanno richiamato l’attenzione dei partiti politici
sul loro compito di educare i militanti, di animare la scena politica e
di essere subordinati al primato del servizio alla nazione e non degli
interessi di parte delle coalizioni o dei loro membri.
Con un tasso di crescita del 5% nel 2008, il Mali sta attualmente
accumulando ricchezza. Tuttavia la povertà imperversa ovunque, con i
suoi corollari di corruzione e di malversazione; i poveri sembrano
essere facile preda dell’ingiustizia. Anche la Chiesa ha sofferto per
una disputa fondiaria.
La Chiesa è presente nell’ambito dell’educazione e della sanità
attraverso i suoi organismi e le sue associazioni e il sostegno ai suoi
partner nello sviluppo. Quest’anno, la Caritas del Mali celebra i suoi
50 anni. Sono numerosi gli aiuti urgenti e i programmi di promozione
sociale ed economica che testimoniano il legame inscindibile tra fede e
azione.
I leader religiosi (cattolici, protestanti e musulmani) hanno tratto
vantaggio dal fatto che lo stato li invita agli incontri di riflessione
sulle grandi questioni della società per creare “la sacra alleanza dei
religiosi”. È un circolo di qualità, dove i leader delle comunità
religiose, in caso di crisi, si scambiano vedute e decidono insieme le
azioni per promuovere la pace tra le loro rispettive comunità, ma anche
tra alcuni gruppi sociali e il governo. Oggi, il problema dell’AIDS
rappresenta uno degli impegni della sacra alleanza.
Alcuni recenti movimenti sociali sorti a seguito di un nuovo codice
delle persone e della famiglia hanno aperto un vasto cantiere di
riflessione su legge, democrazia e valori culturali, specialmente
religiosi.
[00128-01.04] [IN082] [Testo originale: francese]
- Rev. P. Edouard TSIMBA, C.I.C.M., Superiore Generale della
Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Missionari di Scheut)
(UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
Uomini e donne fedeli al Vangelo si impegnano, talvolta fino al
martirio, per un mondo più giusto e solidale. Le nostre popolazioni sono
riuscite a ottenere riconciliazioni nazionali che sono d’esempio per gli
altri continenti. Deve quindi cambiare il modo di concepire quelle
società che non si ritengono suscettibili di miglioramento.Resta però
ancora molto da fare. Le nostre belle dichiarazioni, i nostri documenti
non cambiano automaticamente la realtà dei nostri popoli. I messaggi di
riconciliazione, di pace, di giustizia e d’unità non sono destinati
innanzitutto all’esterno. Sono anche per noi stessi, perché la crisi
all’esterno è anche “ad intra”. La riconciliazione non può attuarsi con
discorsi e dichiarazioni. Essa è un’opzione di vita fondamentale che
esige da noi una conversione quotidiana in seno alla nostra Chiesa e
alle nostre comunità. La nostra missione di sanare i rapporti tra le
persone non può adempiersi se le nostre comunità per prime non
praticheranno il perdono autentico, la ricerca della verità, il
desiderio di giustizia, in breve, un amore genuino in una vera comunità
di fratelli e sorelle... Non serve parlare di pace agli altri se non
regna una vera pace nelle nostre comunità.
Dobbiamo rinnovare il modo di pensare i nostri impegni religiosi. Tempi
di formazione permanente si rendono indispensabili. È inoltre imperativo
promuovere un movimento efficace di rifondazione.
Che le nostre scuole e università formino i cuori e non soltanto le
menti; che le fabbriche d’armi da guerra cessino d’esistere.
[00127-01.04] [IN083] [Testo originale: francese]
- S. Em. R. Card. Christian Wiyghan TUMI, Arcivescovo di Douala
(CAMERUN)
Il peccato, allontanando l’uomo da Dio, lo costituisce nemico di Dio.
Dio prende l’iniziativa di salvare l’uomo. Quest’ultimo torna a Dio con
la preghiera tramite il pentimento. I suoi sacrifici tendono a “placare
Dio”, fino ad allora adirato per la sua disobbedienza.
È in Gesù Cristo che l’uomo è pienamente riconciliato con Dio.
Cancellando la disobbedienza di Adamo (Rm 5, 19), Gesù realizza la pace
per mezzo del sangue della sua Croce. Il Cristo compie la
riconciliazione dell’uomo con Dio.
Riconciliati con Dio in Gesù Cristo, gli uomini sono tra loro fratelli e
sorelle. L’accoglimento della Parola di Cristo porta gli uomini a farsi
riconciliare con Dio. I fedeli di Cristo diventano missionari del
perdono.
Così, dunque, per riconciliarsi con il prossimo, la riconciliazione con
Dio è un requisito imprescindibile. La riconciliazione nelle nostre
famiglie, tra i popoli della terra, non è possibile senza Dio. Solo gli
uomini riconciliati con Dio possono costruire un mondo di pace e di
giustizia.
[00126-01.04] [IN084] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Claudio Maria CELLI, Arcivescovo titolare di
Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali (CITTÀ DEL VATICANO)
Il messaggio finale della Prima Assemblea Speciale per l’Africa del
Sinodo dei Vescovi, tenutasi nel 1994, sottolineava le sfide della
comunicazione per la Chiesa-famiglia di Dio in Africa accennando alla
necessità di essere creativa nel primo areopago del tempo moderno: “Fino
a quando siamo soltanto consumatori in questo settore, correremo il
rischio di cambiare cultura senza volerlo, senza neanche saperlo”.
L’esortazione “Ecclesia in Africa” ha consacrato 11 articoli ai media e
alla comunicazione sociale e ne ha fatto uno dei 5 pilastri per
l’edificazione della “Chiesa-famiglia di Dio”. In seguito al primo
sinodo sono state create facoltà di comunicazione sociale in seno alle
università cattoliche, emittenti radiofoniche e televisive. Oggi sono
operative almeno 163 radio ripartite in 32 paesi (prima del 1994 erano
appena 15) che sono gestite ed animate da diocesi, congregazioni ed
organizzazioni cattoliche. Qualche diocesi ha un sito Internet;
innumerevoli sono le pubblicazioni a livello sia regionale che diocesano
o parrocchiale.Nell’agosto 1999 il CEPACS ha pubblicato un piano
pastorale continentale intitolato “Per una chiesa comunicativa” dove
sono incorporate le raccomandazioni dell’“Ecclesia in Africa”.
Non vi è dubbio che ci sono “evoluzioni positive” ma l’“lnstrumentum
Laboris” conferma che non si è dato molto seguito alle decisioni prese.
Finora molti non sanno nulla del piano pastorale del CEPACS pubblicato
nel 1999. Senza coordinazione e pianificazione la comunicazione (EIA n°
126) non può essere efficace: bisogna dunque stabilire strategie e piani
pastorali regionali e nazionali, inimmaginabili, però senza la presenza
di risorse umane competenti.
Sembrerebbe opportuno sostenere anche le associazioni dei comunicatori
cattolici, “fornendo una sana formazione umana, religiosa e spirituale”.
Penso all’UCAP ( Unione cattolica africana della stampa) il ramo
continentale dell’UCIP.
Le recenti tecnologie dell’informazione danno luogo a una nuova cultura
che chiamiamo digitale. È vero che nel grande contesto africano tale
cultura è ancora poco rilevante ma i dati recenti dimostrano che la
crescita è sorprendentemente rapida. Tutto questo pone una sfida
pastorale alla Chiesa in Africa: come dialogare, come essere presenti,
come evangelizzare tale cultura?
È bene infine sottolineare anche l’esigenza di dare vita quanto prima ad
una agenzia di stampa continentale per la Chiesa in Africa.
Nello scorso Aprile, il nostro Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali, in collaborazione con l’AMECEA, ha organizzato un seminario di
studio, per circa 80 giovani, sul tema della comunicazione al servizio
della giustizia, della pace e della riconciliazione. Questa prima
iniziativa risponde alla esigenza di promuovere a tutti i livelli la
formazione. La sfida cui facevo riferimento non si risolve solo con
macchine tecnologiche sempre più sofisticate ma soprattutto con persone
formate appositamente nel settore della comunicazione. Per questo motivo
il Pontificio Consiglio è disponibile a collaborare con le varie
Conferenze Episcopali fornendo borse di studio per favorire la
formazione di sacerdoti e religiose.
[00148-01.02] [IN114] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Joseph KUMUONDALA MBIMBA, Arcivescovo di
Mbandaka-Bikoro (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
Fin dall’insediamento della Chiesa in Africa e in particolare nella RD
del Congo, l’istruzione scolastica ha sempre beneficiato di una speciale
attenzione da parte della Chiesa. Per quest’ultima, le scuole a tutti i
livelli nonché gli istituti superiori e le università rappresentano i
luoghi d’apostolato. La Chiesa si è impegnata a garantire una formazione
integrale dell’uomo secondo la visione evangelica, per favorire la sua
crescita e renderlo capace di mettere i suoi talenti a servizio della
comunità.
Tuttavia, la crisi multiforme legata a guerre continue ha provocato
conseguenze dolorose nell’ambito dell’educazione. Se non stiamo attenti,
queste conseguenze deplorevoli rischiano di protrarsi a lungo poiché
un’istruzione trasmessa male compromette il futuro delle nuove
generazioni e sacrifica potenzialità che sarebbero potute essere utili a
tutta la nazione. Questo è ingiusto e non garantisce la pace poiché i
giovani frustrati sono in balia di chi pesca in acque torbide.
In un clima di tolleranza verso pratiche disoneste, non viene garantita
la qualità dell’insegnamento. Gli organizzatori, i gestori e i genitori
sono consapevoli che i diplomi consegnati non rappresentano il livello
intellettuale e morale idoneo alle esigenze del mondo scientifico e del
lavoro. Naturalmente, la Chiesa che continua a investire buona parte del
suo personale, non è soddisfatta di questi risultati.
Per migliorare le prestazioni della Chiesa in ambito scolastico,
proponiamo:
1. Di ideare un sistema di gestione scolastica che garantisca la libertà
della Chiesa nella formazione qualitativa dei giovani;
2. Di sollecitare un accordo diretto tra gli organismi internazionali
(UNESCO) e la Chiesa affinché i mezzi stanziati per la formazione dei
giovani possano essere impiegati effettivamente e direttamente per la
loro educazione;
3. Che le congregazioni che hanno come carisma l’educazione investano
maggiormente nelle scuole rivolgendo una particolare attenzione ai
bambini delle famiglie povere per evitare l’emergere delle classi
sociali;
4. Che la formazione garantita punti alla creazione di posti di lavoro.
In questo modo, siamo certi che la Chiesa in Africa potrà assolvere bene
alla sua missione in un ambiente in cui si inventa il futuro; così sarà
in grado di garantire a tutti i giovani le stesse opportunità e le
stesse possibilità per un futuro di giustizia e pace.
[00124-01.04] [IN086] [Testo originale: francese]
- S.Em.R. Card. Renato Raffaele MARTINO, Presidente del Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL VATICANO)
Nel suo discorso conclusivo durante la conferenza di presentazione in
Africa del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (Dar-es-Salaam,
Tanzania, 27-30 agosto 2008), il Cardinale Renato Raffaele Martino
chiese ai partecipanti di applicare il documento con discernimento alle
diverse realtà socioculturali del loro paese, senza aspettare che lo
facesse qualcun’altro al posto loro o per loro, perché ne andava della
responsabilità delle Chiese locali del continente. Fu lieto di
constatare che queste avevano contribuito, attraverso numerose
iniziative, alla diffusione del Compendio. Spetta agli africani stessi
di essere sale della terra e luce del mondo in questo bel continente,
così vario e così ricco.
I vescovi sono incoraggiati a trovare le forme più adatte alla
diffusione e all’interpretazione corretta della dottrina sociale, a
tradurla e a insegnarla, anche nelle lingue africane, in particolare
nelle case di formazione sacerdotale e religiosa, nella catechesi, nei
centri e negli istituti di studi superiori cattolici, nelle associazioni
professionali, soprattutto presso i parlamentari, i politici e i
magistrati cattolici.
L’impegno a favore della riconciliazione, della giustizia e della pace e
il compito di trasformare le realtà sociali non possono essere
realizzati senza l’ispirazione della dottrina sociale della Chiesa, che
continua a offrire la sua luce per indicare i cammini dell’uomo, della
società e della Chiesa nel mondo attuale.
Per favorire una conoscenza profonda e una migliore diffusione di questa
dottrina, suggerisco di creare in Africa un Istituto superiore
cattolico, di vocazione continentale e universale, specializzato
nell’insegnamento sociale.
[00145-01.04] [IN087] [Testo originale: francese]
- Rev. P. Gérard CHABANON, M. Afr., Superiore Generale dei Missionari
d'Africa [Padri Bianchi] (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
Vorrei sviluppare il tema del dialogo interreligioso come cammino di
riconciliazione. La carta del mondo - e quella dell’Africa in
particolare - è costellata di conflitti sanguinosi, alcuni dei quali
purtroppo stanno andando avanti da troppo tempo. Penso in particolare
alla situazione dei paesi dei Grandi Laghi, ma anche al Darfur. Questi
conflitti hanno quasi tutti, senza eccezione, una dimensione e degli
elementi religiosi.
Il dialogo interreligioso, come sappiamo, può assumere diverse forme:
dal dialogo della vita al l’incontro spirituale. È un cammino stretto,
talvolta difficile e pericoloso, che esige anzitutto una grande fiducia
nell’altro. Una fiducia che non sia ingenuità, bensì desiderio di
comprendere, di conoscere, d’amare. Ritengo che le fondamenta del
dialogo interreligioso siano anzitutto gli atteggiamenti spirituali.
Ma questo dialogo non è riservato agli specialisti. In molte grandi
città africane rappresenta l’esperienza quotidiana di numerose famiglie
cristiane, che condividono lo stesso tetto, la stessa cucina con i loro
fratelli e le loro sorelle musulmani. I responsabili nella Chiesa hanno
il dovere di aiutare questi cristiani, di illuminarli e di invitarli a
camminare insieme verso un futuro migliore. Per fare ciò, dobbiamo tutti
superare un certo numero di pregiudizi, di idee preconcette e di
propositi allarmisti.
Vorrei, per concludere, fare una proposta concreta. Molte conferenze
episcopali, diocesi e parrocchie hanno costituito delle commissioni di
Giustizia e Pace. Invece di creare, di aggiungere un’altra commissione
per il dialogo interreligioso, suggerisco che in queste commissioni di
Giustizia e Pace già esistenti vengano inserite una o due persone
sensibili alle questioni interreligiose, che consentirebbero di
chiarire, di spiegare e di accompagnare questa dimensione essenziale.
[00123-01.04] [IN088] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Joachim NTAHONDEREYE, Vescovo di Muyinga (BURUNDI)
In Burundi, la duplice esperienza contrastante di una guerra civile
omicida e del ben arduo compito di restaurare la pace attraverso la
riconciliazione nella giustizia, ci ha convinti dell’esigenza di
lavorare assieme, a livello regionale e interregionale.
Benché diversa da un paese all’altro, la storia dei conflitti
sociopolitici, nella nostra regione, presenta delle costanti comuni che
reclamano la necessità di coniugare e di coordinare gli sforzi nella
ricerca della riconciliazione e della pace.
Quindi, noi membri della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Burundi,
incoraggiati dall’esperienza fatta assieme con la Conferenza Episcopale
della Tanzania dal 2002 nella pastorale dei rifugiati e delle persone
sfollate a causa della guerra, desideriamo proporre quanto segue: che
questa assemblea rinnovi ancora la raccomandazione già proposta dalla
Ecclesia in Africa di una “solidarietà pastorale organica” (EA,
131-135). A livello regionale e interregionale dobbiamo avere a cuore la
necessità di un lavoro in sinergia mediante organi effettivi di analisi
delle situazioni e di coordinamento dell’attività, come pure meccanismi
appropriati di controllo e di valutazione.
E per quanto riguarda la Regione dei Grandi Laghi, ripetiamo all’ACEAC e
all’AMECEA come pure alle Conferenze Episcopali del Kenya, dell’Uganda,
della RDC, del Ruanda e della Tanzania, la nostra proposta di tenere ben
presto una Conferenza Internazionale sulla pace e la riconciliazione in
questa regione. La Conferenza ci darebbe l’occasione di discutere
assieme dell’attuazione di tale raccomandazione e del nostro dovere
comune di essere il sale e la luce nella dinamica della Conferenza
permanente iniziata dai nostri responsabili politici per la sicurezza,
lo sviluppo, la democrazia e il buon governo nella regione.
[00122-01.03] [IN089] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Jean-Claude BOUCHARD, O.M.I., Vescovo di Pala,
Presidente della Conferenza Episcopale (CIAD)
Nel corso di questo sinodo diciamo e ripetiamo che la Chiesa-famiglia di
Dio è il luogo e il sacramento del perdono, della riconciliazione e
della pace, ma in che modo essa esercita questo ministero? Qual è il
legame tra i diversi interventi al servizio della riconciliazione, della
giustizia e della pace e l’esercizio del ministero sacramentale stesso?
E nella vita dei cristiani e delle comunità, qual è il legame tra
l’esercizio di questo “ministero della riconciliazione” (2 Cor 5, 18) di
cui anch’essi sono depositari in quanto membri della Chiesa, e la
celebrazione in Chiesa del sacramento della riconciliazione per se
stessi? In altre parole, il sacramento, come viene attualmente celebrato
nelle nostre comunità, è il risultato e la fonte del ministero della
riconciliazione? Una Chiesa riconciliata che sia anche riconciliatrice?
O questo sacramento non diventa piuttosto una sorta di rito, svolto
rapidamente, per mettersi in regola personalmente con Dio, lungi da
quello che dice l’apostolo Paolo: “la nostra capacità viene da Dio che
ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma
dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita” (2 Cor 3,
5-6).
Lo svolgimento di questo sinodo sulla Chiesa in Africa al servizio della
riconciliazione, della giustizia e della pace deve essere per le nostre
comunità e per le nostre Chiese un’occasione di rinnovamento del modo di
vivere il sacramento del perdono e della riconciliazione? Occorre fare
in modo che questo sacramento sia vissuto, individualmente e
comunitariamente, “nello Spirito che dà la vita”.
[00121-01.04] [IN090] [Testo originale: francese]
- Rev. Francesco BARTOLONI, C.PP.S., Moderatore Generale dei Missionari
del Preziosissimo Sangue (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
La Chiesa africana comprende che la riconciliazione è la prima opera di
Dio in Cristo. In questo senso, la riconciliazione è più una
spiritualità che una strategia, ma deve essere una spiritualità che
porti i membri della Famiglia di Dio in Africa a diventare ambasciatori
per Cristo (2 Cor 5, 20) capaci di creare uno spazio per la verità, la
giustizia, la salvezza e la nascita di in una nuova creazione (2 Cor 5,
17). È questa la spiritualità che guida anche la Chiesa che, quale
ambasciatrice di Cristo, deve impegnarsi nel dialogo con la spiritualità
delle popolazioni che professano l’Islam e le religioni tradizionali
africane.
Ma l’Africa non è soltanto un luogo di sofferenza e di sfruttamento; è
anche un continente dove molti paesi stanno vivendo un rapido sviluppo
sociale ed economico. La Chiesa ha la grande opportunità di incoraggiare
e di guidare tale sviluppo mediante la formazione di una leadership
onesta che si adoperi per la felicità e la crescita sociale di tutta la
popolazione del paese, senza distinzioni di razza, religione e status
sociale. Dobbiamo incoraggiare le popolazioni africane affinché
riconoscano e accettino di avere, con l’aiuto di Dio, la capacità di
determinare il proprio destino. Qui la Chiesa ha la possibilità di
perorare l’importanza incessante delle dimensioni spirituali della
cultura, che per lungo tempo sono state al centro della cultura
africana.
La Chiesa africana deve rendere testimonianza della riconciliazione
avvenuta per mezzo di Cristo e del suo ministero di riconciliazione.
Possiamo far ciò, innanzitutto, testimoniando che viviamo come una
comunità di fede riconciliata. Non può esservi proclamazione autentica
di riconciliazione senza questo primo passo (53). La via per la
riconciliazione in Africa inizia col riconoscimento del nostro bisogno
di essere riconciliati come Chiesa. Il Corpo di Cristo, che è la Chiesa
africana, deve essere unito nell’amore di Cristo. Dobbiamo rappresentare
il modello di unità in cui tutte le membra del corpo desiderano
condividere la sofferenza di una di esse, così come condividiamo la
gioia gli uni degli altri (1 Cor 14, 26). In questo senso, manifestiamo
il potere unificante delle acque battesimali e del Sangue Prezioso di
Cristo, e possiamo invitare tutti a partecipare al mistero di redenzione
di Cristo.
[00120-01.04] [IN091] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Robert Christopher NDLOVU, Arcivescovo di Harare,
Presidente della Conferenza Episcopale (ZIMBABWE)
Quanti operano in seno alla Chiesa, a prescindere dalla loro posizione,
hanno il dovere e la responsabilità di essere agenti di evangelizzazione
e di testimonianza cristiana. Lo stesso vale per le istituzioni
ecclesiali. I vescovi devono essere agenti profetici della Parola nel
nostro tormentato continente africano. Devono parlare a nome degli
oppressi, che invocano il loro Signore affinché li liberi.
Nell’assolvimento dei propri compiti devono anche dare un buon esempio
di fratellanza nella Chiesa-famiglia di Dio e di unità nella famiglia
cristiana. Devono operare inoltre a stretto contatto con i loro
sacerdoti, che sono comunque i loro principali collaboratori nell’opera
di evangelizzazione. Un motivo di preoccupazione, secondo me, è dato
dall’aperto sostegno che alcuni sacerdoti e religiosi offrono a partiti
politici. Ciò porta come conseguenza alla divisione delle comunità
cristiane che sono chiamati a servire. Non è neppure insolito sentire
che alcuni sacerdoti non sostengono le attività di Giustizia e Pace
nelle loro parrocchie. È quindi vitale che i candidati al sacerdozio
comprendano bene la dottrina sociale della Chiesa durante gli anni della
loro formazione. Penso che a questo riguardo la Chiesa non abbia
investito abbastanza. Il clero inoltre ha bisogno di una comprensione
aggiornata del bisogno di curare a tutti i livelli la sofferenza umana:
si tratti di conflitti familiari, di conflitti etnici o di traumi post
bellici.
I fedeli laici si trovano in una posizione migliore come efficienti
operatori di riconciliazione, di ricomposizione, di giustizia e di pace
nelle comunità. È necessaria un’incessante formazione permanente per
renderli sempre più efficienti. Tale formazione può attuarsi tramite i
programmi delle Piccole Comunità Cristiane o le attività di movimenti e
associazioni.
I cattolici in generale hanno la debolezza di non farsi coinvolgere
attivamente e fattivamente in politica. Talvolta, quando si impegnano
attivamente in politica, diventano agenti di distruzione, come è
avvenuto di recente nel mio paese, lo Zimbabwe.
È nostra speranza che il Sinodo possa suggerirci modi adeguati per
migliorare le nostre società attraverso un’autentica riconciliazione
operando per una giustizia e una pace sostenibili nel nostro amato
continente.
[00119-01.04] [IN092] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Evaristus Thatho BITSOANE, Vescovo di Qacha's Nek,
Presidente della Conferenza Episcopale (LESOTHO)
La Chiesa in Lesotho, come molte altre Chiese locali in Africa, è
impegnata nei settori della salute, dell’istruzione e del servizio ai
poveri.
Il Lesotho è cattolico per circa il 50% e la Chiesa ha la maggioranza di
scuole nel paese. Date queste premesse, si potrebbe sperare che i
principi cattolici prevalgano nello sviluppo del paese. Al contrario, le
persone accolgono qualsiasi cosa che consenta loro di portare il pane a
tavola, anche se si oppone al magistero della Chiesa.
Molti paesi africani hanno sottoscritto il Protocollo di Maputo e il
Lesotho non fa eccezione. Anche se i servizi offerti dai nostri ospedali
cattolici sono apprezzati da molti, temiamo che numerosi aborti verranno
effettuati in cliniche private.
Ciò di cui la Chiesa del Lesotho ha urgente bisogno al fine di
continuare a svolgere il suo servizio ai poveri è che le Chiese sorelle
dei paesi sviluppati facciano pressione sui loro governi affinché non
impongano ideologie che sono estranee agli africani.
In questo periodo di transizione verso l’indipendenza finanziaria,
l’Africa ha ancora bisogno del sostegno delle Chiese sorelle del mondo
sviluppato.
[00118-01.04] [IN093] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Franklyn NUBUASAH, S.V.D., Vescovo titolare di Pauzera,
Vicario Apostolico di Francistown (BOTSWANA)
Il Botswana è un piccolo paese democraticamente stabile con un buon
governo e rispettoso delle leggi. Siamo un paese di medio benessere, che
attira gente dalle altre parti dell’Africa. Siamo un asilo di pace
perché non abbiamo mai conosciuto guerre e conflitti nel nostro paese.
Un gran numero di profughi vi ha cercato asilo. Abbiamo la pace grazie
al ricorso tradizionale al “kgotla”, cioè alla corte del governatore,
dove il dialogo è rispettato. È nostra convinzione che la guerra
peggiore sia quella delle parole. La chiesa ha introdotto questa pratica
culturale nelle parrocchie per aiutare a creare e a promuovere la pace e
la comprensione.
In questo momento si vive una certa tensione nei settori delle nostre
risorse, del mercato del lavoro e dell’assistenza sanitaria provocata da
quanti soffrono della situazione socio-politica della regione. Ci
preoccupa la xenofobia, dovuta alla gravità dell’attuale crisi
economica. La Chiesa si è schierata con la gente nel promuovere la pace
e la fratellanza. Le minoranze non sono mai dovute ricorrere alla
violenza per far conoscere i loro problemi.
L’AIDS rappresenta una sfida per i paesi dell’Africa meridionale. Il
Botswana sta lavorando duramente per prevenire nuove infezioni. Le cure
sono disponibili ai cittadini, ma purtroppo non ai rifugiati e agli
stranieri che vivono nel paese. L’AIDS ha distrutto le fondamenta della
società del Botswana. Ha il potenziale di servire come arma di guerra o
di conflitti. Come si può perdonare qualcuno che ti ha infettato
volontariamente con il virus killer?
La Chiesa cattolica è in Botswana soltanto da 81 anni e conta il 4%
della popolazione. I nostri istituti di istruzione hanno contribuito
all’educazione e alla formazione di leaders del paese, promuovendo in
tal modo la prevalente cultura della pace.
La Chiesa opera anche, a livello ecumenico, col Consiglio Mondiale delle
Chiese e altre ONG per alleviare le sofferenze e promuovere la
fratellanza, eliminando così la necessità di farsi guerra per magre
risorse. Cerchiamo di essere il sale che conserva la pace, restando
fedeli alle nostre pratiche culturali che promuovono la pace. La Chiesa
in Africa può imparare dalle esperienze del Botswana nel promuovere la
pace.
[00117-01.04] [IN094] [Testo originale: italiano]
- Rev. P. Jacob BEYA KADUMBU, C.I., Vicario Generale dei Giuseppini del
Belgio (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
Il primo sinodo africano aveva definito le Comunità Ecclesiali Viventi
(CEV) una priorità pastorale delle Chiese d’Africa. Per questo, la
Chiesa in Africa non può cogliere le sfide della riconciliazione, della
giustizia e della pace trascurando l’esperienza e il contributo di
queste piccole comunità.
Esse sono luoghi di prevenzione e di risoluzione dei conflitti, luoghi
in cui il mistero di Cristo si rivela e diventa una realtà conosciuta,
creduta e vissuta. In queste comunità regnano la gratuità, la
solidarietà, un destino comune; ciascuno è spinto a costruire la
Famiglia di Dio, famiglia completamente aperta sul mondo e che non
esclude nessuno.
Purtroppo, questo approccio è ben lungi dall’essere reale, come
dimostrano alcuni massacri e saccheggi in Africa in cui sono coinvolti
alcuni membri delle CEV. La sincerità della loro fraternità e della loro
solidarietà è rimessa in discussione. È dunque necessario e urgente che
la fraternità umana delle CEV cessi di fondarsi sul sangue per radicarsi
nella fede in Gesù Cristo.
Oltre al sacramento della riconciliazione, strumento privilegiato di
riconciliazione con Dio, con se stessi e con gli altri, le CEV vivono
altre esperienze di riconciliazione, come la “palabre” che non possiamo
sottovalutare.
In definitiva, le CEV continuano a essere i luoghi di celebrazione e di
vita delle virtù teologali.
[00116-01.04] [IN095] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Cyprian Kizito LWANGA, Arcivescovo di Kampala (UGANDA)
Per realizzare la visione della Caritas Africa, che è quella di avere la
vita e averla in abbondanza (Gv 10, 10), riteniamo che la nostra
missione sia quella di rendere testimonianza all’amore di Dio (At 1, 8)
lavorando allo sviluppo integrale dell’essere umano con un’attenzione
prioritaria ai poveri e ai più bisognosi. L’Africa affronta
quotidianamente sfide enormi e fasce estese della popolazione di molti
paesi africani sono afflitte dai conflitti, dal malcontento sociale,
dalle guerre, dalle catastrofi naturali e dalle calamità quali siccità,
inondazioni e cicloni. Le malattie, compreso l’AIDS/HIV, la malaria e
altre patologie di cui si parla meno, causano molte difficoltà alle
persone e alle famiglie.
In ogni paese, la Caritas è presente per affrontare questi numerosi
problemi e per portare sollievo ai membri più deboli della società. Il
ruolo della Caritas, tuttavia, non è solo quello di intervenire in
situazioni di emergenza e di offrire assistenza. Il suo ruolo va ben
oltre questa fase. È infatti chiamata a contribuire allo sviluppo
integrale delle persone. Tale missione combinata della Caritas viene
spesso fraintesa, ma è comunque ben svolta nel continente africano.
Una rapida occhiata al lavoro che le organizzazioni della Caritas in
Africa svolgono dietro le quinte mostra il largo spettro di attività che
vengono svolte in ogni paese africano. Il potenziamento delle comunità,
l’educazione e la formazione finalizzata allo sviluppo delle aree
rurali, la sanità, la gestione ambientale, la capacità di creare uno
sviluppo sostenibile, la formazione alla gestione delle abilità
personali, la formazione a governare e la consulenza psico-sociale sono
alcune delle attività che numerose organizzazioni della Caritas in
Africa condividono. Esse contribuiscono pienamente e nel vero senso
della parola alla riconciliazione e alla promozione della giustizia
sociale nei paesi dove operano.
L’operato di molte organizzazioni nazionali della Caritas in Africa è
sostenuto da vari partner dei paesi sviluppati di altre regioni del
mondo. Questa efficace collaborazione è assai lodevole. Come
confederazione condividiamo valori e principi comuni, rispettiamo la
dignità degli esseri umani, crediamo nella solidarietà e nella
condivisione, ci dedichiamo al servizio e siamo convinti che la
sussidiarietà sia la chiave per la cooperazione armonica fra partner.
[00115-01.04] [IN096] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Jorge Enrique JIMÉNEZ CARVAJAL, C.I.M., Arcivescovo di
Cartagena en Colombia (COLOMBIA)
Migliaia e migliaia di esseri umani di razza nera giunsero in America
per essere venduti all’asta e condannati a lavorare fino alla morte.
Cartagena ebbe la triste fortuna di essere uno dei porti principali di
questo infame commercio, ma ebbe quella più grande di accogliere la
grande testimonianza di santità del gesuita Pedro Claver, apostolo degli
schiavi, il cui corpo riposa nella nostra Cattedrale, il quale visse per
proteggerli, guidarli verso la fede e insegnar loro l’amore verso Dio e
l’amore di Dio, amore che senza dubbio li aiutò a sopravvivere e che
oggi permette loro di esprimersi dalla prospettiva della fede cristiana.
Pedro Claver aspettava le “navi negriere” in un’ottica diversa da quella
di coloro che commerciavano con esse. Per quei trafficanti, arrivavano
“schiavi da lavoro”, ma per l’apostolo arrivavano “figli di Dio” che
chiedevano di conoscere tutta la verità del Vangelo. Dunque il Nero
cresce nella Fede e la vive, ma si domanda perché il compagno, che
professa la stessa fede, usi la frusta e non trova risposta.
Tutto questo capitolo della “Storia Universale dell’Infamia”, come la
chiama Sábato, è stato scritto 15 secoli dopo l’avvento di nostro
Signore Gesù e fa parte di una tenebra che dobbiamo lasciarci alle
spalle per raggiungere livelli di dignità più elevati in un mondo
“falsamente globalizzato”.
L’Africa è la “Grande Patria” di tutte le nostre nigrizie, dal Canada
fino alla Terra del Fuoco, ivi compresa la meravigliosa presenza di
questa razza nelle Antille e nei Caraibi.
Tante delle cose che hanno reso grande il Continente americano sono
state possibili unicamente grazie al contributo dei neri, eredi di tante
ricchezze ancor oggi sconosciute, eredi di una grande abbondanza di
simboli che con il tempo avrebbero arricchito il messaggio cristiano,
eredi di quella stessa gioia con cui i loro antenati abbracciarono la
fede, non importa quanto la vita sia stata dura con loro. La storia
dell’Africa in America non è storia di ieri, è un oggi vivo!
Per tale motivo credo che questo Sinodo debba spendere una parola per i
neri americani (spero che abbiate notato che uso la parola “americano”
per riferirmi a tutta l’America, quella del nord, quella centrale,
quella delle Antille, quella caraibica e quella del sud). Gran parte del
loro cuore è ancora vivo e continuerà a vivere in Africa, per tanto
percepiranno e vivranno come proprio ciò che accadrà in quel continente.
[00137-01.07] [IN098] [Testo originale: spagnolo]
- S. E. R. Mons. Velasio DE PAOLIS, Arcivescovo titolare di Telepte,
Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede
(CITTÀ DEL VATICANO)
Il tema della giustizia occupa un posto fondamentale nella riflessione
di questa assemblea. Essa è nel titolo, e percorre anche tutto il testo
dello Instrumentum Laboris, come pure della Relatio ante disceptationem.
La vita cristiana ha alla radice l’amore cristiano, che Gesù presenta
come segno della sua presenza nei suoi discepoli (Cf. 13, 25). Ma la
realizzazione della testimonianza dell’ amore passa necessariamente
attraverso la testimonianza della giustizia.
Il concetto rigoroso di giustizia, che appartiene all’antichità ed è
stato elaborato e perfezionato dalla tradizione cristiana come virtù che
dà a ciascuno ciò che gli spetta fa parte del patrimonio cristiano; anzi
nella fede cristiana assurge ad uno splendore nuovo, perché nella fede
cristiana risplende in modo luminoso la dignità della persona umana, con
la serie dei diritti e doveri, che ne sono il prolungamento. La
giustizia così, pur strada dell’ amore e via all’amore, e quindi aperta
alla gratuità e all’amore, conserva un suo ruolo specifico, come
sottolinea il Santo Padre Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in
Veritate, n. 6.
La giustizia deve essere tradotta nella prassi; anzi è la prassi che
costituisce la verifica della dottrina che si enuncia. Sarebbe vano
proclamare i diritti, se essi non fossero protetti con mezzi adeguati.
La giustizia si instaura con una retta amministrazione della giustizia,
che assicura all’interno della comunità il suum per ogni fedele. Questo
presuppone che esistano e vengano rettamente usati mezzi adeguati, si
rispettino le, leggi della Chiesa, attraverso gli organismi competenti,
particolarmente attraverso i tribunali previsti dalla legislazione
canonica. La giustizia viene garantita quando tutti si sottomettono alla
stessa legge della Chiesa e si rispettano i diritti di tutti. Si esige
soprattutto che l’esercizio dell’autorità sia veramente evangelico, come
servizio alle persone, secondo l'insegnamento di Gesù e sul suo esempio.
Come i discepoli si riconoscono dalla pratica dell’ amore evangelico,
analogamente l’esercizio dell’ autorità in modo evangelico si riconosce
dal fatto che è attuato ad immagine del Figlio dell’uomo che è venuto
non per essere servito, ma per servire e fare dono della propria vita.
[00138-01.02] [IN099] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Joseph Mukasa ZUZA, Vescovo di Mzuzu (MALAWI)
Nel promuovere la riconciliazione, la giustizia e la pace, la Chiesa
cattolica deve lavorare insieme alle altre Chiese cristiane e ai
musulmani. In Malawi la Chiesa cattolica offre servizi sanitari,
educativi, orientati allo sviluppo e all’amministrazione pubblica,
mediante i seguenti organismi ecumenici e interreligiosi:
- Commissione per gli Affari Pubblici (PAC) che si occupa di educazione
civica, diritto, costituzionalismo e buon governo.
- Commissione Cristiana per i Servizi (CSC), che si occupa di sviluppo.
- Associazione cristiana sanitaria del Malawi (CHAM), che coordina e
offre consulenza alle Chiese in materia di sanità.
- Associazione degli Educatori Cristiani del Malawi (ACEM) che coordina
le attività educative delle Chiese.
- Associazione Interreligiosa del Malawi per la cura dell’AIDS, che
coordina e sostiene le comunità di fede che si occupano di HIV/AIDS.
- Centro Ecumenico di Consulenza (ECC), che si occupa di formazione alla
consulenza, soprattutto in materia di AIDS/HIV.
Mentre siamo grati di lavorare tutti insieme in queste istituzioni
ecumeniche e interreligiose, dobbiamo riconoscere che esistono ancora
diffidenza e cattiva volontà. È una sfida, ma noi continuiamo a lavorare
insieme per il bene della nostra gente e della nostra nazione, il
Malawi, il Cuore Caldo dell’Africa.
[00139-01.04] [IN100] [Testo originale: inglese]
AUDITIO DELEGATORUM
FRATERNORUM (I)
Successivamente, è intervenuto il seguente Delegato fraterno:
-
Sua Grazia Bernhard NTAHOTURI, Arcivescovo della Provincia della Chiesa
Anglicana di Burundi (BURUNDI)
Diamo qui di seguito i riassunti dell’intervento del Delegato fraterno:
- Sua Grazia Bernhard NTAHOTURI, Arcivescovo della Provincia della
Chiesa Anglicana di Burundi (BURUNDI)
Il tema scelto per questo Sinodo è un argomento che riguarda l’Africa di
oggi. Attraverso questa Assise, la Chiesa (cattolica) rende manifeste le
sfide della sua opera pastorale a favore della società africana. La
Chiesa invita tutti i suoi membri e gli altri cristiani, come pure gli
altri credenti e le persone di buona volontà, a una dinamica orientata
alla rivelazione di un Dio creatore e salvatore dell’umanità; un Dio
d’amore e fonte di vita, per trasformare le situazioni in cui l’africano
è chiamato a vivere.
Quando ci guardiamo intorno, nel profondo dell’Africa, osserviamo
numerose situazioni preoccupanti, quali la degenerazione generalizzata
della qualità della vita, l’insufficienza dei mezzi per l’educazione dei
giovani, la carenza di servizi sanitari e sociali elementari, senza
contare la persistenza di malattie endemiche, la terribile epidemia
dell’AIDS, l’orrore delle guerre fratricide alimentate da un traffico di
armi senza scrupoli, lo spettacolo vergognoso e avvilente dei rifugiati
e dei profughi, ecc.
L’Africa si sta muovendo verso la crescita, non è statica. L’Africa è in
moto in tutte le direzioni: politica, economica, sociale e culturale, e
soprattutto spirituale. L’Africa è un continente di opportunità. La
Chiesa-famiglia di Dio in Africa deve essere caratterizzata dal senso
profondo di una fratellanza che va oltre i limiti della propria
famiglia, della propria tribù od etnia, lungo la via sacra che riporta a
Cristo, pienezza di vita. Poiché Lui è vivo, noi vivremo e i membri
della famiglia ecumenica risponderanno “presente” all’appuntamento della
fraternità.
[00147-01.03] [DF002] [Testo originale: francese]
AUDITIO AUDITORUM (I)
Infine, sono intervenuti i seguenti Uditori e Uditrici:
-
Rev.da Suora Felicia HARRY, N.S.A. (O.L.A.), Superiora Generale delle
Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli (GHANA)
-
Rev. P. Seán O’LEARY, M.Afr., Direttore dell'Istituto “Denis Hurley
Peace” (SUDAFRICA)
-
Rev.da Suora Pauline ODIA BUKASA, F.M.S., Superiora Generale delle Suore
“Ba-Maria”, Buta Uele (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
-
Rev.da Suora Geneviève UWAMARIYA, Suora di Santa Maria di Namur (RWANDA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi degli Uditori e
Uditrici:
- Rev.da Suora Felicia HARRY, N.S.A. (O.L.A.), Superiora Generale delle
Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli (GHANA)
Collaborazione è la parola chiave nella ricerca di riconciliazione, di
pace e di giustizia da parte della Chiesa nell’Africa attuale. Noi
religiose d’Africa vorremmo vedere una maggior collaborazione fra noi e
le Autorità della Chiesa nello sforzo congiunto di portare il messaggio
di Cristo alla nostra gente. Collaborazione non soltanto quando le
decisioni già prese devono essere applicate, ma prima, cioè partecipando
al processo decisionale contribuendovi con il nostro “genio” femminile
della dolcezza, della tenerezza, della disponibilità all’ascolto e al
servizio degli altri (cfr Il, 114), in modo da poter influire sulla vita
delle parrocchie dove lavoriamo. Inoltre le religiose africane, che
insegnano il catechismo ai bambini, decorano le chiese parrocchiali,
puliscono, rammendano e cuciono vestiti, vorrebbero fare parte dei
diversi consigli parrocchiali. Non vogliamo restare al margine del corpo
principale della parrocchia, vogliamo esserne parte integrante. Non
vogliamo accollarci le responsabilità del sacerdote che guida la
parrocchia, vogliamo solo essere considerate alla pari nella vigna del
Signore; vogliamo condividere la responsabilità della Chiesa
nell’operare per la riconciliazione, la pace e la giustizia nel nostro
continente.
L’adagio secondo cui la carità comincia a casa propria non è fuori luogo
in questo contesto. Se la nostra Chiesa in Africa spera nella
riconciliazione, nella pace e nella giustizia per il nostro continente,
dobbiamo incominciare dall’interno. Come? Ecco alcuni suggerimenti:
-Nessun gruppo dovrebbe ritenersi superiore allo scopo di dominare sugli
altri;- Dovrebbe operarsi un cambiamento di mentalità verso le donne,
specialmente le religiose, nella Chiesa africana;
- Tutti dovrebbero convertirsi in cuor loro.
[00129-01.05] [UD001] [Testo originale: inglese]
- Rev. P. Seán O’LEARY, M.Afr., Direttore dell'Istituto “Denis Hurley
Peace” (SUDAFRICA)
Il Denis Hurley Peace Institute (DHPI) è stato istituito dalla
Conferenza episcopale del Sudafrica (SACBC) al fine di condividere con
altri la storia tragica del passato del Sudafrica, un passato fondato
sul razzismo costituzionale; il miracolo della transizione che
introdusse l’alba della vera democrazia, nonché le ardue sfide della
costruzione, ricostruzione e riconciliazione che sono oggi il vero
nucleo dell’opera della Chiesa in Sudafrica.
L’esperienza ci ha mostrato che l’enorme impatto della Chiesa cattolica
sul continente raramente viene avvertito nelle situazioni di conflitto.
I tentativi della Chiesa di intervenire nei conflitti restano aleatori.
Dobbiamo sostenere maggiormente i vescovi e le diocesi che si trovano
sulla linea del fronte. In questa stessa stanza, molte persone che hanno
vissuto l’esperienza della guerra nel loro territorio hanno saputo
mantenere viva la speranza nel cuore della loro gente per molti anni, in
condizioni quasi disperate. Questi sono eroi, di cui non si celebrano le
gesta!
Il suggerimento della Conferenza episcopale del Sudafrica è che vengano
identificate le persone giuste (vescovi, sacerdoti, religiosi e laici)
per essere formate a vegliare sulla pace, sui negoziati e sul
mantenimento delle fragili strutture della stessa. Allo scoppio di un
conflitto concreto o potenziale, due o tre di queste persone ben formate
potrebbero essere invitate a intervenire nel paese in questione,
soprattutto a sostegno della Chiesa locale di quell’area. L’idea sarebbe
sempre quella di offrire sostegno alla Chiesa locale.
Tale iniziativa si tradurrebbe nell’istituzione di un nostro gruppo di
“Pastori della Pace”, come conseguenza diretta di questa augusta
Assemblea.
Non è mia intenzione oberare la Commissione Pontificia di Giustizia e
Pace con altro lavoro, ma ritengo che sia l’autorità più competente
della Chiesa per poter organizzare una simile iniziativa.
[00130-01.04] [UD002] [Testo originale: inglese]
- Rev.da Suora Pauline ODIA BUKASA, F.M.S., Superiora Generale delle
Suore “Ba-Maria”, Buta Uele (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
La donna africana è emarginata a tutti i livelli. È quasi esclusa dal
processo globale dello sviluppo del continente. È vittima degli usi e
costumi ancestrali ed è lei, attualmente, a portare il peso di tutti i
conflitti armati che lacerano l’Africa e in particolare la Repubblica
Democratica del Congo. In questo momento, in cui la Chiesa in Africa si
impegna a lavorare per la riconciliazione dei suoi figli e delle sue
figlie, la donna non può più essere ignorata. Ha un grande ruolo da
svolgere.
Ai nostri giorni, il dinamismo e la determinazione delle donne a
provvedere alla sopravvivenza delle loro famiglie, a stare con i loro
figli e ad educarli, è una risorsa da capitalizzare per il suo pieno
coinvolgimento nel processo della riconciliazione in vista della pace
autentica.
Pur riconoscendo gli sforzi che già mettete in atto a favore della
dignità della donna, noi, le vostre mamme e donne consacrate, chiediamo
a voi, Vescovi nostri Padri in questa Chiesa-Famiglia, di: promuovere la
dignità della donna assicurandole gli spazi necessari perché possa
sviluppare i propri talenti all’interno delle strutture ecclesiali e
sociali; promuovere le associazioni o le ONGS femminili che già lottano
per la promozione della donna mediante l’alfabetizzazione e
l’educazione; riprendere e creare scuole della Chiesa cattolica per
assicurare ai giovani un’educazione ai valori cristiani, africani e
umani in grado di consolidare la struttura familiare; denunciare tutte
le violazioni fatte contro le donne, i bambini e tutto il popolo e dire
ad alta voce agli autori di questa tragedia, a livello nazionale e
internazionale, la grave responsabilità che hanno davanti a Dio e
davanti alla storia. E che giustizia sia fatta.
[00131-01.03] [UD003] [Testo originale: francese]
- Rev.da Suora Geneviève UWAMARIYA, Suora di Santa Maria di Namur
(RWANDA)
Condividerò con voi la mia esperienza di riconciliazione con i detenuti
presunti autori dei genocidi. E vi metterò a parte dei frutti della mia
testimonianza presso di loro e presso le loro vittime sopravvissute.
Sono una sopravvissuta al genocidio dei Tutsi del Rwanda nel 1994.
Gran parte della mia famiglia è stata massacrata nella nostra chiesa
parrocchiale. La vista di questo edificio mi riempiva di orrore e di
ribellione, proprio come l’incontro con alcuni detenuti mi riempiva di
disgusto e di rabbia.
È in questo stato d’animo che mi accadde un fatto che ha cambiato la mia
vita e i miei rapporti.
Il 27 agosto 1997, alle 13.00, un gruppo dell’associazione delle “Dame
della misericordia divina” mi portarono in due prigioni della regione di
Kibuye, la mia città natale. Venivano per preparare i detenuti al
giubileo del 2000. Dicevano: “Se hai ucciso, ti impegni a chiedere
perdono alla vittima sopravvissuta, così l’aiuti a liberarsi dal peso
della vendetta, dell’odio e del rancore. Se sei vittima, ti impegni ad
offrire il tuo perdono a colui che ti ha fatto torto, così lo aiuti a
liberarsi dal peso del suo crimine e dal male che c’è in lui”.
Questo messaggio ebbe su di me un effetto inaspettato...
Dopo di questo, uno dei prigionieri si alzò in lacrime, cadde in
ginocchio davanti a me supplicandomi dicendo ad alta voce:
“misericordia”. Rimasi pietrificata riconoscendo l’amico di famiglia che
era cresciuto con noi e aveva condiviso tutto.
Mi confessò di essere stato lui ad uccidere il mio papà e mi descrisse
nei particolari la morte dei miei.
Un sentimento di pietà e di compassione m’invase, lo rialzai, lo
abbracciai e, singhiozzando, gli dissi: “sei e rimani mio fratello”. In
quel momento sentii come un peso cadere... Ritrovai la pace interiore e
ringraziai colui che ancora stringevo fra le braccia.
Con mia grande sorpresa, lo udii gridare: “la giustizia può fare il suo
corso e condannarmi a morte, adesso sono libero!”.
Anch’io volevo gridare a chi voleva ascoltarmi: “vieni a vedere ciò che
mi ha liberato, puoi ritrovare anche tu la pace interiore”.
A partire da quel momento, la mia missione fu di percorrere chilometri
per portare la posta dei detenuti che chiedevano perdono ai
sopravvissuti. Così furono distribuite 500 lettere mentre riportavo
anche le lettere di risposta dei sopravvissuti ai detenuti ridiventati
miei amici e miei fratelli... Ciò ha permesso degli incontri fra i
carnefici e le vittime. Vi sono stati numerosi gesti concreti a marcare
la riconciliazione:
- un villaggio per vedove e orfani del genocidio è stato costruito dai
detenuti;
- come pure il memoriale davanti alla chiesa di Kibuye;
- in varie parrocchie, sono nate delle associazioni di ex-detenuti con
sopravvissuti e funzionano molto bene.
Da questa esperienza, deduco che la riconciliazione non è tanto voler
riportare assieme due persone o due gruppi in conflitto. Si tratta
piuttosto di rimettere ciascuno nell’amore e lasciare che avvenga la
guarigione interiore che permette la liberazione reciproca.
E sta in questo l’importanza della Chiesa nel nostro paese, dato che
essa ha come missione offrire la Parola: una parola che guarisce, libera
e riconcilia.
[00132-01.03] [UD004] [Testo originale: francese]
COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO
Publichiamo di seguito la composizione della Commissione per il
Messaggio, con i nominativi del Presidente e Vice-Presidente di nomina
pontificia, i nominativi degli 8 eletti nella Sesta Congregazione di
ieri mattina, giovedì 8 ottobre 2009, con l’aggiunta dei nominativi dei
2 Membri di nomina pontificia.
Presidente
- S. E. R. Mons. John Olorunfemi ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja
(NIGERIA)
Vice Presidente
- S. E. R. Mons. Youssef Ibrahim SARRAF, Vescovo di Le Caire dei Caldei
(EGITTO)
Membri
- S. Em. R. Card. Polycarp PENGO, Arcivescovo di Dar-es-Salaam,
Presidente del Simposio di Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar
(S.E.C.A.M.) (TANZANIA)
- S. E. R. Mons. Robert SARAH, Arcivescovo emerito di Conakry,
Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (CITTÀ
DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Fidèle AGBATCHI, Arcivescovo di Parakou (BENIN)
- S. E. R. Mons. Cornelius Fontem ESUA, Arcivescovo di Bamenda (CAMERUN)
- S. E. R. Mons. Francisco João SILOTA, M. Afr., Vescovo di Chimoio,
Secondo Vice Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali
d'Africa e Madagascar (S.C.E.A.M.) (MOZAMBICO)
- S. E. R. Mons. Maurice PIAT, C.S.Sp., Vescovo di Port-Louis (MAURIZIO)
- S. E. R. Mons. Nicolas DJOMO LOLA, Vescovo di Tshumbe, Presidente
della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
- S. E. R. Mons. Giorgio BERTIN, O.F.M., Vescovo di Djibouti,
Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctæ Sedis" di Mogadiscio
(SOMALIA)
- S. E. R. Mons. Maroun Elias LAHHAM, Vescovo di Tunis (TUNISIA)
- Rev. P. Kieran O'REILLY, S.M.A., Superiore Generale della Società
delle Missioni Africane (UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI)
COMPOSIZIONE
DELLA COMMISSIONE PER L’INFORMAZIONE
Presidente
- S.Em.R. Card. John NJUE, Arcivescovo di Nairobi, Presidente della
Conferenza Episcopale (KENYA)
Vice Presidente
- S. E. R. Mons. Claudio Maria CELLI, Arcivescovo titolare di
Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali (CITTÀ DEL VATICANO)
Membri
- S. E. R. Mons. Antoine NTALOU, Arcivescovo di Garoua (CAMERUN)
- S. Em. R. Card. Armand Gaétan RAZAFINDRATANDRA, Arcivescovo emerito di
Antananarivo (MADAGASCAR)
- S. E. R. Mons. Cyprian Kizito LWANGA, Arcivescovo di Kampala (UGANDA)-
S. E. R. Mons. Manuel António MENDES DOS SANTOS, C.M.F., Vescovo di São
Tomé e Príncipe (SÃO TOMÉ E PRÍNCIPE)
- S. E. R. Mons. Daniel Marco Kur ADWOK, Vescovo titolare di Mossori,
Vescovo ausiliare di Khartoum (SUDAN)
Membri ex-officio
- S. E. R. Mons. Nikola ETEROVIĆ, Arcivescovo titolare di Sisak,
Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO)
- S. E. R. Mons. Damião António FRANKLIN, Arcivescovo di Luanda,
Presidente della Conferenza Episcopale (ANGOLA)
- S. E. R. Mons. Edmond DJITANGAR, Vescovo di Sarh (CIAD)
Membro e Segretario ex-officio
- Rev. P. Federico LOMBARDI, S.I., Direttore della Sala Stampa della
Santa Sede (CITTÀ DEL VATICANO)
ERRATA CORRIGE
(II)
Le correzioni pubblicate nell'Errata Corrige sul Bollettino N.14 sono
state riportate direttamente sui relativi Bollettini pubblicati in
queste pagine Internet.
AVVISI
- CALENDARIO
- CONFERENZA STAMPA
- “BRIEFING”
- “POOL”
- BOLLETTINO SYNODUS
EPISCOPORUM
- COPERTURA TV IN DIRETTA
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO
DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
CALENDARIO
Oggi, venerdì 9 ottobre, alle ore 18.00 durante la Nona Congregazione
generale interverrà l’Invitato Speciale, Mr. Rodolphe Adada, Già
Rappresentante Speciale Congiunto del Segretario Generale delle Nazioni
Unite e del Presidente della Commissione dell’Unione Africana nel Darfur
(Sudan), per riferire sugli sforzi di pace nella regione del Darfur, che
interessa vari Paesi africani Il testo dell’intervento sarà a
disposizione dei giornalisti accreditati presso la Sala Stampa della
Santa Sede, a partire dalle ore 14.00, con Embargo fino alle ore 19.00.
“Laudate Dominus omnes gentes” è il titolo del “Concerto per l’Africa”,
previsto per domenica 11 ottobre alle ore 18.30, presso la Pontificia
Università Gregoriana di Roma. Saranno presenti S.E.R. Mons. Nikola
Eterović, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, l’on. Franco
Frattini, Ministro degli Affari Esteri, l’on. Mariastella Gelmini,
Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. I brani
musicali saranno eseguiti dal Coro Interuniversitario di Roma e
dall’Orchestra Nazionale dei Conservatori, con la direzione del Maestro
Bruno Aprea e del Maestro Massimo Palombella. Il programma musicale
prevede: Canto gregoriano, “Victima paschali laudes”; Giovanni Pierluigi
da Palestrina, “Credo” (dalla Missa “Papa Pacelli”); Wolfgang Amadeus
Mozart, Sinfonia in Do n. 41 K.551 “Jupiter”; Robert Schumann, Sinfonia
n. 3 in Mi bemolle Op 97 “Renana”. Il concerto è organizzato dalla
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, dai Ministeri italiani degli
Affari Esteri e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in
occasione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi.
[00013-01.06] [00000] [Testo originale: italiano]
CONFERENZA STAMPA
La seconda Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese e portoghese) si terrà
nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede mercoledì
14 ottobre 2009 (dopo la Relatio post disceptationem), alle ore 12.45
orientativamente.
I nominativi dei partecipanti saranno comunicati appena possibile.
I Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e fotoreporter
sono pregati di rivolgersi per il permesso di accesso al Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
Le successive Conferenze Stampa si terranno:
- Venerdì 23 ottobre 2009 (dopo il Nuntius)
- Sabato 24 ottobre 2009 (dopo l’Elenchus finalis propositionem)
“BRIEFING”
Il quinto “Briefing” per i gruppi linguistici si terrà (nei luoghi e con
gli Addetti Stampa indicati nel Bolletino N. 2) domani, sabato 10
ottobre 2009 alle ore 13.10 circa.
Si ricorda che gli operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e i
fotoreporter sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio delle
Comunicazioni Sociali per il permesso di accesso (molto ristretto).
I prossimi “Briefing” avranno luogo, orientativamente alle ore 13.10:
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
“POOL”
Si prevedono “pool” di giornalisti accreditati per accedere all’Aula del
Sinodo, in linea di massima per la preghiera di apertura delle
Congregazioni Generali antemeridiane, nei giorni seguenti:
- Sabato 10 ottobre 2009- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
- Venerdì 23 ottobre 2009
- Sabato 24 ottobre 2009
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della Santa
Sede (all’ingresso, a destra) saranno messe a disposizione dei redattori
le liste d’iscrizione ai “pool”.
Per i “pool” i fotoreporter e gli operatori TV sono pregati di
rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
I partecipanti ai “pool” sono pregati di trovarsi alle ore 08.30 nel
Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte all’ingresso dell’Aula
Paolo VI, da dove saranno accompagnati da un officiale della Sala Stampa
della Santa Sede (per i redattori) e del Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali (per i fotoreporter e troupe TV). È richiesto un
abbigliamento confacente la circostanza.
BOLLETTINO SYNODUS EPISCOPORUM
Il prossimo Bollettino, con i riassunti degli interventi pronunciati in
Aula dai Padri sinodali nella Nona Congregazione Generale, sarà
pubblicato all’apertura della Sala Stampa della Santa Sede, sabato 10
ottobre 2009.
COPERTURA TV IN DIRETTA
Saranno trasmesse in diretta sui monitor nella Sala delle
telecomunicazioni, nella Sala dei giornalisti e nell’Aula Giovanni Paolo
II della Sala Stampa della Santa Sede:
- Sabato 10 ottobre 2009 (ore 18.00): Preghiera del Rosario con gli
Universitari degli Atenei Romani (Aula Paolo VI)
- Domenica 11 ottobre 2009 (ore 10.00): Solenne Concelebrazione
Eucaristica con Canonizzazione dei Beati Zygmunt Szsezęsny Feliński,
Francisco Coll y Guitart, Jozef Damiaan de Veuster, Rafael Arnáiz Barón
e Marie de la Croix (Jeanne) Jugan (Piazza San Pietro)
- Martedì 13 ottobre 2009 (ore 16.30): Parte della Congregazione
Generale in cui viene svolta la Relatio post disceptationem
- Domenica 25 ottobre 2009 (ore 09.30): Solenne Concelebrazione della
Santa Messa a conclusione del Sinodo (Basilica di San Pietro)
Eventuali variazioni saranno pubblicate appena possibile.
NOTIZIARIO TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antimeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO
DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della II Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi resterà aperta dal 2 al 25
ottobre 2009 secondo il seguente orario:
- Sabato 10 ottobre: ore 09.00-19.00
- Domenica 11 ottobre: ore 09.00 - 13.00
- Lunedì 12 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Martedì 13 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Da mercoledì 14 ottobre a sabato 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 18 ottobre: ore 11.00 - 13.00
- Da lunedì 19 ottobre a sabato 24 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 25 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio informazioni e accreditamento sarà a
disposizione (nell’ingresso a destra):
- Lunedì-Venerdì: ore 09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti nella Sala Stampa
della Santa Sede, nel Bollettino informativo della Commissione per
l’informazione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi e nell’area Comunicazioni di servizio del sito Internet della
Santa Sede.
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