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19 - 12.10.2009
SOMMARIO
-
ROSARIO CON GLI UNIVERSITARI (SABATO, 10 OTTOBRE 2009)
- CAPPELLA PAPALE
(DOMENICA, 11 OTTOBRE 2009)
-
UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 12 OTTOBRE 2009 -
ANTEMERIDIANO)
- AVVISI
ROSARIO
CON GLI UNIVERSITARI (SABATO, 10 OTTOBRE 2009)
La nuova evangelizzazione in Africa conta sul generoso impegno degli
studenti africani: lo ha detto Benedetto XVI, al termine del Santo
Rosario “Con l'Africa e per l'Africa” presieduto sabato pomeriggio in
Aula Paolo VI, insieme agli universitari degli Atenei romani. Collegati
via satellite vi erano anche gli studenti di nove Paesi africani:
Egitto, Kenya, Sudan, Madagascar, Sud Africa, Nigeria, Repubblica
Democratica del Congo, Mozambico e Burkina Faso. La Veglia di preghiera
si è inserita nell'ambito della Seconda Assemblea per l'Africa del
Sinodo dei Vescovi, in corso in Vaticano sui temi della riconciliazione,
della giustizia e della pace, ed ha visto la partecipazione degli stessi
Padri sinodali.
L'Africa irrompe, giovane e gioiosa, in Aula Paolo VI. Irrompe
attraverso le immagini dei collegamenti via satellite, attraverso le
musiche ed i balli tradizionali che accompagnano i momenti precedenti al
Santo Rosario. È una rete di preghiera che collega Roma all'Africa, il
Papa la definisce, e paragona la comunità cristiana “ad un'orchestra ben
ordinata ed armonica”. “I giovani d'Africa sono presenti nel mio cuore e
nelle mie preghiere”, continua Benedetto XVI. Quindi, rivolge i saluti
ai ragazzi africani collegati via satellite e li invita tutti ad
affidarsi a Maria, Nostra Signora d'Africa e Protettrice della pace.
Poi, il Papa sottolinea l'importanza della formazione: “Desidero
sottolineare quanto siano importanti la formazione di giovani
intellettuali e la collaborazione scientifica e culturale tra gli
Atenei, per proporre e animare uno sviluppo umano integrale in Africa e
negli altri Continenti”. E affidando agli studenti la Sua Enciclica
Caritas in Veritate, Benedetto XVI ricorda “l'urgenza di elaborare una
nuova sintesi umanistica che riannodi i legami tra l'antropologia e la
teologia”. Di qui, l'appello diretto ai giovani perché siano “nella
società operatori della carità intellettuale, necessaria per affrontare
le grandi sfide della storia contemporanea”. “Siate nelle Università
sinceri e appassionati cercatori della verità, costruendo comunità
accademiche di alto livello intellettuale, dove è possibile esercitare e
godere di quella razionalità aperta e ampia, che apre la strada
all'incontro con Dio. Sappiate creare ponti di collaborazione
scientifica e culturale tra i diversi Atenei, soprattutto con quelli
africani”. In particolare agli studenti africani il Papa dice: “A voi,
cari studenti africani, rivolgo un particolare invito a vivere il tempo
dello studio come preparazione a svolgere un servizio di animazione
culturale nei vostri Paesi. La nuova evangelizzazione in Africa conta
pure sul vostro generoso impegno”.
[00196-01.03] [RE000] [Testo originale: italiano]
CAPPELLA PAPALE (DOMENICA, 11 OTTOBRE 2009)
Giornata di festa ieri per la Chiesa universale arricchita di cinque
nuovi santi, proclamati da Papa Benedetto XVI, che ha presieduto nella
Basilica di San Pietro, affollata di pellegrini di tutto il mondo, la
solenne Concelebrazione Eucaristica per la canonizzazione dei beati
Zygmunt Szsczęsny Feliński, Francisco Coll y Guitart, Jozef Damiaan de
Veuster, Rafael Arnáiz Barón, Marie de la Croix (Jeanne) Jugan. Chi
accetta “il dono della santità” - ha sottolineato il Papa - sceglie di
andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo. “Vieni e seguimi!” è
l’invito di Gesù. “Ecco la vocazione cristiana - ha spiegato Benedetto
XVI - che scaturisce da una proposta di amore del Signore, e che può
realizzarsi solo grazie a una nostra risposta di amore”. “I santi
accolgono quest’invito esigente, e si mettono con umile docilità alla
sequela di Cristo crocifisso e risorto. La loro perfezione, nella logica
della fede talora umanamente incomprensibile, consiste nel non mettere
più al centro se stessi, ma nello scegliere di andare controcorrente
vivendo secondo il Vangelo”. E, così hanno fatto i cinque santi
proclamati ieri. L’auspicio di Benedetto XVI è che gli esempi luminosi
di questi cinque nuovi santi possano guidare la nostra esistenza, perché
diventi “un cantico di lode all’amore di Dio”.
Al termine della Concelebrazione Eucaristica, prima della recita
dell’Angelus, il Papa si è rivolto ai fedeli riuniti in Piazza San
Pietro, concludendo: “La Vergine Maria è la stella che orienta ogni
itinerario di santità. Il suo ‘fiat’ è modello di perfetta adesione alla
divina volontà e il suo ‘magnificat’ esprime il canto di esultanza della
Chiesa, che già su questa terra gioisce per le grandi opere di Dio e nel
cielo loda in eterno la sua gloria. Alla Madre di Cristo ci rivolgiamo
con fiducia filiale, invocando, per la sua intercessione e quella dei
nuovi Santi, pace e salvezza”.
[00195-01.02] [RE000] [Testo originale: italiano]
UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 12 OTTOBRE 2009 -
ANTEMERIDIANO)
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Alle ore 09.05 di oggi, lunedì 12 ottobre 2009, con il canto dell’Ora
Terza, alla presenza del Santo Padre, è iniziata l’Undicesima
Congregazione Generale, per la continuazione degli interventi in Aula
sul tema sinodale La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione,
della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra ... Voi
siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14).
Presidente Delegato di turno S.Em. Card. Théodore-Adrien SARR,
Arcivescovo di Dakar (SENEGAL).
Durante l’intervallo delle ore 10:30 il Santo Padre Benedetto XVI ha
ricevuto in udienza i Circoli minori Gallicus C e Gallicus D.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12.30, con
la preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 221 Padri.
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
In questa Undicesima Congregazione Generale sono intervenuti i seguenti
Padri:
-
S. E. R. Mons. George Cosmas Zumaire LUNGU, Vescovo di Chipata,
Presidente della Conferenza Episcopale (ZAMBIA)
-
S.Em.R. Card. Wilfrid Fox NAPIER, O.F.M., Arcivescovo di Durban
(SUDAFRICA)
-
S. E. R. Mons. Jean-Pierre TAFUNGA, S.D.B., Arcivescovo Coadiutore di
Lubumbashi (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
-
S. E. R. Mons. Louis NZALA KIANZA, Vescovo di Popokabaka (REPUBBLICA
DEMOCRATICA DEL CONGO)
-
S. E. R. Mons. Antonio Maria VEGLIÒ, Arcivescovo titolare di Eclano,
Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli
Itineranti (CITTÀ DEL VATICANO)
-
S. E. R. Mons. Luigi BRESSAN, Arcivescovo di Trento, Presidente della
Commissione Episcopale per l'Evangelizzazione dei Popoli e la
Cooperazione tra le chiese della Conferenza Episcopale Italiana (ITALIA)
-
S.Em.R. Card. John NJUE, Arcivescovo di Nairobi, Presidente della
Conferenza Episcopale (KENYA)
-
S. E. R. Mons. Gianfranco RAVASI, Arcivescovo titolare di Villamagna di
Proconsolare, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (CITTÀ
DEL VATICANO)
-
S. E. R. Mons. Joseph Edra UKPO, Arcivescovo di Calabar (NIGERIA)
-
S. E. R. Mons. Gervais BANSHIMIYUBUSA, Vescovo di Ngozi (BURUNDI)
-
S. E. R. Mons. Menghisteab TESFAMARIAM, M.C.C.J., Eparca di Asmara
(ERITREA)
-
S. E. R. Mons. Martin Igwemezie UZOUKWU, Vescovo di Minna (NIGERIA)
-
S. E. R. Mons. Timothée MODIBO-NZOCKENA, Vescovo di Franceville,
Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente dell'Associazione
delle Conferenze Episcopali dell'Africa Centrale (A.C.E.R.A.C.) (GABON)
-
S. E. R. Mons. Augustine Obiora AKUBEZE, Vescovo di Uromi (NIGERIA)
-
S. E. R. Mons. Jaime Pedro GONÇALVES, Arcivescovo di Beira (MOZAMBICO)
-
S. E. R. Mons. Théophile KABOY RUBONEKA, Vescovo Coadiutore di Goma
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
-
S. E. R. Mons. Evariste NGOYAGOYE, Arcivescovo di Bujumbura, Presidente
della Conferenza Episcopale (BURUNDI)
-
S. E. R. Mons. Marcel Honorat Léon AGBOTON, Arcivescovo di Cotonou, Vice
Presidente della Conferenza Episcopale (BENIN)
-
S. E. R. Mons. Jean-Claude MAKAYA LOEMBA, Vescovo di Pointe-Noire
(REPUBBLICA DEL CONGO)
-
S. E. R. Mons. George BIGUZZI, S.X., Vescovo di Makeni, Presidente della
Conferenza Episcopale (SIERRA LEONE)
-
S. E. R. Mons. Egidio NKAIJANABWO, Vescovo di Kasese (UGANDA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S. E. R. Mons. George Cosmas Zumaire LUNGU, Vescovo di Chipata,
Presidente della Conferenza Episcopale (ZAMBIA)
In quasi tutte le nostre parrocchie e perfino in alcune piccole comunità
cristiane (SCC) sono state istituite commissioni di giustizia e pace.
Queste commissioni stanno facendo una grande differenza nell’aiutare i
cristiani a fare interventi informati riguardo alle questioni sociali. È
in parte grazie a queste commissioni di giustizia e pace che sia i
cattolici sia i non cattolici considerano la Chiesa in Zambia
un’istituzione credibile e coerente nella promozione dei diritti umani.
Siamo stati benedetti anche nel campo delle comunicazioni sociali,
avendo ora stazioni radio della comunità cattolica in nove delle dieci
diocesi. Le stazioni radiofoniche svolgono un ruolo importante nella
nostra missione evangelizzatrice, per esempio nella promozione del buon
governo e dell’educazione civica. Le comunità rurali, dove il tasso di
analfabetismo è molto elevato, ora trovano la loro voce, esprimendo
liberamente la loro fede alla radio, parlando di problemi di giustizia
nelle loro comunità. La maggior parte delle nostre stazioni radiofoniche
di solito lascia spazio anche ai non cattolici.
Tuttavia non siamo ancora soddisfatti. Sappiamo di dover affrontare
numerose sfide. Per esempio, come altri paesi benedetti da risorse
minerarie, anche nel nostro paese esistono multinazionali che si sono
dimostrate poco interessate a promuovere il benessere della nostra
gente, specialmente nelle industrie estrattive come il settore
minerario. Questo settore ha un impatto negativo sull’ambiente. Per
questo, poco dopo la conclusione di questo sinodo, lo Zambia ospiterà un
grande incontro internazionale sull’impatto delle industrie estrattive
sui paesi poveri.
Inoltre un’altra grande sfida è rappresentata dall’impatto della povertà
sull’ambiente. Per esempio, la povertà sta portando a una sfrenata
distruzione delle foreste perché vengono impiegati il carbone di legna e
metodi di coltivazione insostenibili. Come Chiesa, dobbiamo proporre dei
modi per alleviare questa situazione. Vorrei quindi esortare questo
sinodo a fare una dichiarazione chiara e forte sulle nostre
preoccupazioni per i problemi di giustizia ambientale come contributo
per la prossima conferenza sull’ambiente che si terrà a Copenaghen.
[00174-01.05] [IN128] [Testo originale: inglese]
- S.Em.R. Card. Wilfrid Fox NAPIER, O.F.M., Arcivescovo di Durban
(SUDAFRICA)
È vero che dall’ultima sessione del Sinodo per l’Africa del 1994 si sono
verificati alcuni colpi di stato, ma il mostro che usurpa potere
contrario alla democrazia non è affatto scomparso. Piuttosto ha cambiato
aspetto e modus operandi.
Può darsi che non esistano più singoli capi che prendono il potere
assoluto e si proclamano “presidenti a vita”. Ma vediamo sempre di più i
partiti politici prendere il loro posto.
Per fare un esempio, i seguenti paesi dell’Africa meridionale -
Botswana, Angola, Zimbabwe e Mozambico - da quando c’è stata la
liberazione sono stati governati, o potremmo dire, dominati dallo stesso
partito.
Naturalmente non vi è nulla di sbagliato in questo, se l’elettorato
conferisce loro il mandato liberamente. Alcuni segni però stanno a
indicare che non sia questo il quadro.
- quando un partito si prende tutto il merito per avere ottenuto la
liberazione;
- quando afferma di essere l’unico a sapere ciò che la gente desidera o
di cui ha bisogno, anche se si rifiuta di chiederlo a loro o di
ascoltarli;
- quando obbliga con la legislazione e impone politiche che sono
palesemente contro la volontà manifesta della gente;
- quando afferma che chiunque la pensi diversamente è ipso facto un
controrivoluzionario o un razzista che si oppone alle riforme;
allora qualcosa va veramente male.
In effetti rivela che il partito ha già compiuto un colpo di stato a
tutti gli effetti anche se non lo chiama così. Per aggiungere l’insulto
all’ingiuria, il partito si dichiara pro-poveri, e quindi impegnato a
mettere a punto politiche pro-poveri, perfino quando si arricchisce
vergognosamente con tanta ingordigia, che il coefficiente Ginni del
paese (il divario tra i ricchi e i poveri) lo mette in testa alla lista!
Il colpo di stato è certamente in atto quando un partito decide di
ascoltare i proprio alleati ideologici, piuttosto che i poveri e i
bisognosi che rappresentano la maggioranza dei suoi elettori.
Il colpo di stato è completo quando il partito si identifica talmente
con lo stato, che il suo presidente può affermare tranquillamente: “(il
nostro partito) governerà fino al ritorno di Gesù Cristo!”. Non implica
forse che nulla, neppure il processo democratico, gli toglierà il
potere?
Fratelli e sorelle, leaders sempre più numerosi stanno portando a questo
il nostro continente. Nel processo voltano le spalle al loro retaggio
religioso e culturale, in cui Dio è particolarmente presente.
Abbracciano invece un’ideologia senza Dio e senza vita, che ha portato
alla rovina i poveri ovunque si sia imposta.
È certamente necessario pregare e operare per un miracolo che porti a
una liberazione autentica e sostenibile, non dai colonizzatori, ma
stavolta dalla dittatura di tutti i potenti partiti che hanno preso il
potere con un subdolo colpo di stato!
[00211-01.05] [IN135] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Jean-Pierre TAFUNGA, S.D.B., Arcivescovo Coadiutore di
Lubumbashi (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
Nella maggior parte delle culture africane, il male è concepito come
conseguenza di una trasgressione di ciò che è prescritto, che si tratti
di precetti divini - che richiedono obbedienza e sottomissione
incondizionate - o di una legge sociale dettata dalle autorità che
governano o ancora di divieti e prescrizioni rituali. Ogni atto che
diminuisce o distrugge la vita e ogni atto o comportamento che rompe
l’unità, l’ordine e l’armonia delle cose sono classificati come male.
Secondo il genere di colpa commessa, la persona coinvolta è chiamata ad
ammettere con franchezza il male compiuto. Questa confessione
generalmente ha luogo davanti al capo, garante dell’ordine sociale, o
davanti a un guaritore. In alcuni casi, la confessione avviene davanti
alla comunità. La persona incriminata è chiamata a manifestare la sua
ferma risoluzione di riparare inderogabilmente il torto causato.
È obbligato alla riparazione l’individuo che ha commesso il torto o, in
mancanza di lui, la sua famiglia. La riparazione consiste nel pagamento
delle spese prescritte, dei danni e degli interessi. A seconda delle
culture, le spese equivalgono a una somma di denaro stabilita dalla
tradizione in proporzione alla gravità della colpa. Gli interessi
consistono nell’offerta di un animale vivo o di un prodotto della
caccia.
Le persone lese possono allora concedere il perdono a coloro che li
hanno offesi. La riparazione chiude il processo appena la persona è
perdonata e la riparazione effettuata.
Il culmine della riparazione è il rito della riconciliazione. Per paura
del castigo (morte improvvisa, brutale, inaspettata ecc) che verrebbe
direttamente da Dio o da uno stregone, il trasgressore deve compiere il
rito della riconciliazione per migliorarsi e ottenere il perdono. Questo
rito si svolge in un luogo sacro, davanti alla comunità e all’officiante
(mistagogo) che presiede la cerimonia.
Le formule della confessione, gli atteggiamenti del penitente, le
sevizie corporali, i materiali e gli oggetti utilizzati, il loro
simbolismo nonché i gesti e le formule che pronuncia l’officiante per
purificare il penitente differiscono in base alla tribù.
La confessione è sempre seguita da consigli e da ammonizioni severe per
favorire la conversione definitiva. Viene accompagnata da riti, tra i
quali la cerimonia rituale della benedizione e del grande perdono, il
pasto festoso e comunitario, simbolo della gioia della riscoperta della
situazione positiva precedente alla colpa e della riconciliazione dei
membri di una comunità, il pagamento dell’onorario all’officiante, il
rito di placare i feticci vendicatori e gli spiriti quando c’è una
maledizione da parte dell’offeso.
[00212-01.04] [IN136] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Louis NZALA KIANZA, Vescovo di Popokabaka (REPUBBLICA
DEMOCRATICA DEL CONGO)
Riteniamo che sia indispensabile che la solidarietà così concepita non
si limiti allo scambio di esperienze pastorali ma che prenda
necessariamente in considerazione la questione vitale della condivisione
del personale e dei beni.
Infatti i gravi problemi della povertà, della miseria, della tragedia
della fame, della mancanza di accesso alle cure mediche e ad altri
servizi essenziali che affliggono la maggior parte dei paesi africani,
esigono dalle nostre Chiese di oggi un nuovo spirito di solidarietà, di
comunione e di carità creativa. Le Chiesa d’Africa devono essere più
audaci, fantasiose e feconde per sviluppare strutture capaci di
includere nella prassi ecclesiale questa solidarietà organica.
Senza trascurare la dimensione importante della solidarietà a livello di
Chiesa universale, è giunto il momento di sviluppare maggiormente i
rapporti di solidarietà all’interno della stessa diocesi, tra le diverse
diocesi, all’interno di una stessa conferenza episcopale e tra le
diverse conferenze episcopali in Africa.
Riteniamo che nel momento in cui parliamo di giustizia e di pace, sia
urgente concretizzare la costituzione dei fondi di solidarietà a livello
diocesano, nazionale, regionale e continentale. Un tale fondo di
solidarietà potrebbe aiutarci a livello africano a intervenire con i
nostri mezzi senza aspettare tutto dall’Occidente. Le Caritas diocesane,
nazionali, regionali e continentali possono essere gli strumenti
adeguati per la costituzione di questo fondo.
Siamo convinti che la posta in gioco dell’attuazione effettiva di questa
solidarietà pastorale nelle Chiese d’Africa sia un’esigenza allo stesso
tempo etica e teologica. Ha un fondamento cristologico ed è radicata nel
cuore della fede, non è semplicemente una responsabilità sociale e
politico.
[00213-01.04] [IN137] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Antonio Maria VEGLIÒ, Arcivescovo titolare di Eclano,
Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli
Itineranti (CITTÀ DEL VATICANO)
La realtà della pastorale della mobilità umana è un fenomeno così
importante, così esteso e così complesso soprattutto in Africa e dall'
Africa, che è sempre stato ed è un continente interessato a tale
problema, soprattutto dai flussi di migranti, rifugiati e sfollati.
Nelle ultime tre decadi, varie circostanze hanno alimentato tale
fenomeno. Oltre alla crescente urbanizzazione, guerre e conflitti di
diversa natura hanno trasformato vari Paesi in "esportatori" di profughi
ed emigranti verso i Paesi vicini, verso altre regioni del continente o
verso Paesi esteri. Vi sono poi fattori economici, sociali, culturali e
politici, intrecciati tra loro, che costringono gli Africani ad
abbandonare i propri Paesi d'origine.
I movimenti migratori in Africa sono, comunque, più “orizzontali” che
“verticali”. In effetti, la migrazione intra-continentale è di gran
lunga più importante di quella verso il resto del mondo, fino a stimare
che la migrazione intera coinvolga attualmente almeno 40 milioni di
persone, nella maggior parte Africani. E’ tutto indica·che questi flussi
interni ed interregionali continueranno ad incrementarsi negli anni e
nei decenni prossimi.
La crisi economica e i conflitti che colpiscono molti Paesi del
continente africano hanno dato luogo a preoccupanti sentimenti xenofobi
verso gli immigrati, trasformati in capri espiatori per i problemi
politici ed economici interni. Spesso, perciò, le politiche migratorie
degli Stati si sono irrigiditi per rendere difficile la permanenza e lo
sviluppo di attività da parte degli immigrati. In tale contesto, il
rispetto dei diritti umani, dei prinçipi democratici e dello stato di
diritto, la good governance, l'approfondimento del dialogo politico e il
rafforzamento della cooperazione internazionale, rappresentano le linee
guida su cui si giocano il presente e il futuro dell' Africa. La
dimensione pastorale, in tale processo, non è di secondaria importanza.
Soltanto un autentico rapporto di giustizia, infatti, produrrà la pace
e, da qui, potrà attingere forza la Chiesa in Africa al servizio della
riconciliazione e dell'annuncio del Vangelo
[00215-01.03] [IN139] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Luigi BRESSAN, Arcivescovo di Trento, Presidente della
Commissione Episcopale per l'Evangelizzazione dei Popoli e la
Cooperazione tra le chiese della Conferenza Episcopale Italiana (ITALIA)
Senso di scambio fraterno e ringraziamento per le testimonianze
incontrate su una fede cristologica e quindi impegnata.
Informazioni circa i 3.601 missionari italiani in Africa, disponibili
per progetti pastorali locali. Interrogativi circa la presenza di molti
sacerdoti africani in Italia.
Sostegno alle Pontificie Opere Missionarie e fondo della CEI per lo
sviluppo; coordinamento tramite le Conferenze Episcopali.
Doni che ci attendiamo: rafforzarci nella fede.
[00214-01.03] [IN138] [Testo originale: italiano]
- S.Em.R. Card. John NJUE, Arcivescovo di Nairobi, Presidente della
Conferenza Episcopale (KENYA)
L’Africa continua ad avere sete di buon governo. Molti paesi in Africa
continuano a dibattersi sotto il malgoverno, dove una fame di potere
incontrollata ha portato l’impunità, la corruzione, la manipolazione
delle persone e altri mali sociali e politici simili, prodotti da cuori
umani bisognosi di conversione. La Chiesa in Kenya e altrove in Africa
ha continuato a impegnarsi per realizzare sistemi di governo con dei
consigli che affrontino la giustizia attraverso il servizio al bene
comune. Le lettere pastorali hanno continuamente affrontato il tema del
malgoverno, che può essere definito il cancro dell’Africa. È questo ad
avere impoverito la gente nel continente.
Molte persone sono oppresse e hanno urgente bisogno di sperimentare le
assicurazioni di Cristo: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; [...] mi
ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, [...] per
rimettere in libertà gli oppressi (Lc 4, 17-21).
Queste persone oppresse devono essere invitate a partecipare alla
costruzione di sistemi di governo giusti attraverso la stesura di buone
costituzioni. La costituzione del Kenya e di altri paesi dell’Africa
deve essere rivista per trattare i temi del buon governo, dei diritti
umani, della riconciliazione e del processo di pace, che può essere
realizzato solo attraverso sistemi giusti.
Ciò che è evidente in Kenya e in Africa in generale è che alcuni leader
preferirebbero mantenere delle costituzioni che danno loro un potere
incontrollato, portando all’anarchia e alla dittatura. Le violenze
post-elettorali in Kenya nel 2008 sono un valido esempio di impunità.
L’Accordo Nazionale, raggiunto dando vita ad un governo di grande
coalizione, ha portato grande sollievo ai keniani, i cui fratelli erano
morti in massa o diventati rifugiati nel proprio paese. Tuttavia, le
riforme proposte come soluzione permanente ai problemi sociopolitici
devono ancora essere attuate. Il processo contro coloro che hanno
perpetrato le violenze post-elettorali deve ancora iniziare.
La Chiesa in Kenya continua a ribadire l’urgenza di realizzare le
riforme attraverso buoni sistemi di giustizia. Essa continua a
intensificare l’educazione civica per far conoscere ai cittadini i loro
diritti e doveri. Questa educazione è necessaria in tutta l’Africa, in
base ai problemi di ogni paese. Pertanto, è urgente avere un programma
di formazione per le persone al governo; formare politici validi e santi
come agenti di buon governo; creare cappellanie per i politici;
rafforzare i media cattolici per favorire la formazione morale di tutti;
promuovere ovunque il ruolo profetico della Chiesa; provvedere in modo
deciso alla formazione permanente di tutti gli agenti di
evangelizzazione, compresi i politici, formazione basata su un solido
catechismo e sulla Dottrina Sociale della Chiesa. Questo sinodo ci offre
un’opportunità speciale per riflettere sul cancro che sta divorando il
nostro continente e per il quale occorre trovare una cura. Il buon
governo non è una priorità, ma un obbligo. Potrei anche aggiungere che
la politica in Africa è talmente importante che non può essere lasciata
solo ai politici, visti i rischi che abbiamo già sperimentato. È giunto
il momento di agire in modo costruttivo!
[00186-01.04] [IN140] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Gianfranco RAVASI, Arcivescovo titolare di Villamagna
di Proconsolare, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
(CITTÀ DEL VATICANO)
La mia è la voce di un europeo che con ammirazione e rispetto si rivolge
ai fratelli vescovi africani per proporre un intervento molto semplice e
generale su un tema che ha attraversato molte pagine dell' Instrumentum
laboris e degli interventi già ascoltati in aula. Anche se il colore
nero è il simbolo tradizionale del continente, l’Africa in verità si
presenta come un arcobaleno cromatico multiculturale e multireligioso.
Solo per proporre un esempio, l’UNESCO nel Camerun ha censito almeno 250
idiomi differenti, mentre le lingue bantù sono così ideologicamente
sofisticate da usare ben 24 classificazioni grammaticali delle diverse
qualità delle varie realtà.
Di fronte a un simile scrigno di tesori culturali e spirituali fatto di
tradizioni popolari e familiari, di simboli e riti religiosi, di
sapienza, memoria, folclore vorrei proporre solo tre osservazioni
essenziali.
La prima contiene l’auspicio che il Sinodo stimoli in molte forme
l’Africa a custodire la propria identità culturale e spirituale,
impedendo che essa si dissolva sotto il vento della secolarizzazione e
della globalizzazione che soffia con forza anche sulle 53 nazioni
africane. L’Africa deve, però, respirare anche i valori positivi della
moderna comunione universale e di conseguenza deve saper combattere i
nazionalismi, gli integralismi etnici, i particolarismi tribali, i
fondamentalismi religiosi.
La seconda considerazione propone, invece, che il Sinodo possa
rivolgersi anche all’Occidente e al Nord del mondo perché si instauri
quel dialogo che in modo suggestivo mons. Monsegwo Pasinya nella sua
relazione ha chiamato il partenariato non solo delle materie prime ma
anche delle materie grigie, ossia dei valori, creando spazi di
comprensione e comunione e non di colonizzazione o al contrario di
rigetto reciproco. È ciò che era accaduto nei primi secoli cristiani con
l'inestimabile dono fatto alla Chiesa e alla cultura occidentale da
Antonio, Pacomio, Tertulliano, Cipriano, Clemente Alessandrino, Origene,
Atanasio e il grandioso Agostino.
La terza riflessione vorrebbe riproporre l’approfondimento metodologico
e tematico della questione delicata ma sempre necessaria
dell’inculturazione del messaggio cristiano. L’inculturazione - come
Giovanni Paolo II suggeriva ai vescovi del Kenya nel 1980 - “sarà
realmente un riflesso dell’Incarnazione del Verbo, quando una cultura,
trasformata e rigenerata dal Vangelo, produce dalla sua propria
tradizione espressioni originali di vita, di celebrazione, di pensiero
cristiano”. In questa linea una funzione significativa potrebbe essere
espletata dalla rete dei Centri culturali cattolici che si distende per
tutta l’Africa e che presenta delle tipologie molto varie talora di
livello accademico-universitario, altre volte di natura popolare e
parrocchiale.
[00216-01.02] [IN141] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Joseph Edra UKPO, Arcivescovo di Calabar (NIGERIA)
Una riconciliazione sostenibile impedisce di guardare al passato, in
quanto focolaio di nuovi conflitti. Essa consolida la pace, spezza il
circolo della violenza e rafforza le istituzioni democratiche appena
stabilite o reintrodotte. In quanto operazione che parte dal passato, la
riconciliazione promuove la guarigione personale dei sopravvissuti, la
riparazione di ingiustizie passate, la costruzione o ristabilimento di
relazioni non violente tra persone e comunità, e la condivisione delle
parti in conflitto di una visione e di una comprensione del passato. In
pratica una riconciliazione così completa non è facile da raggiungere.
L’esperienza di un brutale passato fa della ricerca della coesistenza
pacifica un’operazione delicata e intricata.
La Chiesa in Africa deve continuare a promuovere il dialogo con le altre
religioni coinvolgendo i media, le scuole e la società civile.
Partecipare attivamente alle Commissioni per la Verità e la
Riconciliazione (Truth and Reconciliation Missions). Quelle messe a
punto dal Governo sedano le collere, ma non promuovono una
riconciliazione sostenibile. Dobbiamo potenziare le T&R perché sanino
anche le ferite spirituali e migliorino la vita delle comunità.
Dovrebbero essere organizzati seminari sulla dottrina sociale della
Chiesa presso i municipi, nelle scuole, e per i politici,
indipendentemente dai loro partiti.
Risanando i ricordi e usandoli come segnali di avvertimento, insegnando
alle giovani generazioni come individuare i primi segni di una nuova
sfiducia potenzialmente pericolosa; offrendo un’educazione che porti
alla risoluzione dei conflitti e alla trasformazione, un’educazione e
programmi di formazione alla pace e alla riconciliazione; intensificando
l’apostolato ai carcerati e il reinserimento degli ex prigionieri;
rendendo accessibili occasioni grazie alle quali le comunità che escono
da conflitti possano condividere le loro esperienze e imparare da altri
che hanno affrontato esperienze simili; incoraggiando e sostenendo i
ministri dell’istruzione ad analizzare ed esaminare in che modo i
sistemi educativi devono cambiare ed espandersi al fine di promuovere
una pace sostenibile.
[00217-01.04] [IN142] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Gervais BANSHIMIYUBUSA, Vescovo di Ngozi (BURUNDI)
Dopo quindici anni di una guerra civile che ha destabilizzato la società
burundese (1993-2008), vorremmo ringraziarvi per la vostra vicinanza
spirituale, morale e materiale, comunicandovi che la guerra nel paese si
è conclusa senza vincitori né vinti, bensì attraverso il dialogo e le
trattative tra i protagonisti. Il paese è attualmente impegnato in un
processo di pace e di riconciliazione, ma continuate a pregare per
questa pace precaria.
Dato che questa II Assemblea sinodale dei Vescovi per l’Africa parla di
giustizia, di pace e di riconciliazione da parte della Chiesa, ci sembra
utile condividere con voi uno degli aspetti del ruolo della nostra
Chiesa in questo processo di pace sociale e politica che è in corso nel
paese.
Sorvolando (senza ignorarne l’importanza) le numerose iniziative di
mediazione, di insegnamento e di azione sociale promosse dalla Chiesa
del Burundi per condurre il paese alla fase attuale del processo di
pace, vorrei incentrare questo intervento sulla decisione della Chiesa
del Burundi di unirsi in sinodo per offrire il proprio contributo
specifico al processo di pace e di riconciliazione del popolo.
Dal 2004, di fronte alla situazione di una società che aveva perso quasi
tutti i suoi punti di riferimento culturali e morali e che si
abbandonava a crimini e peccati collettivi su larga scala, abbiamo
deciso di impegnarci con dei sinodi diocesani incentrati sul seguente
tema: “convertiamoci per promuovere una cultura della pace e della
riconciliazione”.Vorrei concludere con un doppio appello a questa
Assemblea sinodale per l’Africa:
- che includiamo nelle nostre risoluzioni la celebrazione dei sinodi
diocesani per promuovere il tema della presente Assemblea, cioè: “Le
nostre Chiese locali a servizio della costruzione di una cultura di pace
e di riconciliazione”; dato che l’opera di costruzione di una cultura di
pace e di riconciliazione non è un lavoro possibile per i cristiani
presi individualmente, cerchiamo di coinvolgere tutta la famiglia
ecclesiale e oltre, affinché la luce sia visibile.
- che le Chiese dei paesi benestanti, nell’ambito della nostra Chiesa
che è ovunque la stessa famiglia di Dio, ci aiutino con le loro risorse
ad avere in Africa Istituti e Università con delle facoltà sulla
prevenzione e sulla risoluzione dei conflitti, nonché delle facoltà per
la pace e la riconciliazione.
[00218-01.04] [IN143] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Menghisteab TESFAMARIAM, M.C.C.J., Eparca di Asmara
(ERITREA)
I dolori e le tribolazioni che affliggono la maggior parte del
continente africano, vale a dire il perdurare dei conflitti, le
ingiustizie, le violazioni dei diritti umani, la mancanza di libertà
religiosa, persecuzioni, sfruttamento delle risorse umane e naturali,
diversi tipi di morbi, povertà disoccupazione, carestia, migrazioni,
fuga dei cervelli e traffico di esseri umani sono ben noti e
pubblicizzati. Essi, e ne parlo per esperienza, sono provocati da forze
interne ed esterne di sete di potere e di una brama sfrenata di
possesso.
La famiglia è il primo e il più piccolo nucleo di ogni società e la
comunità cristiana è la prima e indispensabile scuola di
riconciliazione, giustizia e pace. Perché è nella famiglia che si impara
il senso di appartenenza e di identità, e i valori di solidarietà,
condivisione, rispetto per gli altri, ospitalità, solidarietà.
È vero che in Africa troviamo il maggior numero di rifugiati e profughi.
È anche vero che molti africani stanno ancora cercando di attraversare
deserti e mari per raggiungere paesi in cui pensano di poter ricevere
una migliore educazione, più denaro e soprattutto una maggiore libertà.
Occorre una forte assistenza pastorale per questi deboli gruppi di
persone. Il nostro Sinodo deve sollecitare le Chiese d’origine e le
Chiese che li ospitano a collaborare maggiormente tra loro.
Tuttavia l’emigrazione degli Africani non è iniziata recentemente.
Esistono oggi molti africani che si sono stabiliti con successo nel
mondo sviluppato. Se offriamo loro una motivazione, sono pronti a
offrire il loro contributo al miglioramento della vita nei loro paesi di
origine. Non dobbiamo escluderli dall’ offrire il loro contributo allo
sviluppo del potenziale dell’Africa. In stretta collaborazione con le
nostre Chiese sorelle in Europa, America e Australia, dobbiamo
coinvolgerli negli sforzi di promuovere l’Africa, sia dal punto di vista
umano che spirituale.
Se la famiglia africana e gli africani in diaspora devono aiutare la
Chiesa a diventare “sale della terra e luce del mondo”, dobbiamo essere
sicuri che tutti i nostri i agenti di pastorale ricevano una formazione
continua. Soprattutto in questo Anno del Sacerdozio è vitale che tutti i
membri del presbiterato siano pienamente consapevoli della loro
vocazione a diventare santi ministri di riconciliazione, credibili
avvocati di giustizia e fedeli portatori della pace di Cristo.
[00219-01.02] [IN144] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Martin Igwemezie UZOUKWU, Vescovo di Minna (NIGERIA)
Noi viviamo e lavoriamo in mezzo ai musulmani in uno stato retto dalla
“Sharia”, il Niger, che confina con la Nigeria.
Nella nostra diocesi abbiamo un programma noto come “Family apostles of
the Divine Mercy devotion” (apostoli familiari della devozione alla
Divina misericordia), che si dedica alla più piccola comunità della
famiglia di Dio, la “chiesa domestica”. Questi apostoli familiari della
Divina misericordia, uomini e donne, vengono preparati come leaders
della chiesa del villaggio, agenti di riconciliazione, promotori di
giustizia e pace nelle comunità dei loro villaggi. Essi condividono
quotidianamente la Parola di Dio nelle loro case, recitano il rosario e
la coroncina della divina misericordia e conducono anche la preghiera
comunitaria.
Anche lo “Zumunta Mata”, un gruppo di donne cattoliche, il cui motto è
“Noi siamo il sale della terra e la luce del mondo” è composto da agenti
di evangelizzazione, riconciliazione, promotrici di giustizia, pace e
misericordia. Esse e i loro figli interagiscono con le donne musulmane e
i loro bambini a livello popolare grazie a questo apostolato della
famiglia e le incoraggiano a passare un’ora al giorno in preghiera
durante la quale leggono il Corano, scoprono la misericordia di Dio e
pregano con le loro coroncine, promuovendo così un dialogo con l’islam e
la testimonianza di vita attraverso la preghiera. Infatti alcune
famiglie musulmane hanno imparato ad aggiungere alle loro preghiere
quotidiane una nuova versione della preghiera della Divina misericordia.
La catechesi e la preghiera di cui abbiamo parlato aiutano oggi i nostri
giovani a sviluppare interesse e amore per il rosario e
l’adorazione/benedizione eucaristica nelle cappelle delle nostre
parrocchie.
Un appello ai padri sinodali: vi prego, incoraggiate i vostri sacerdoti,
religiosi e laici a promuovere nelle loro parrocchie e centri di
formazione la devozione della Divina misericordia, e ad amare
l’adorazione eucaristica
[00197-01.04] [IN145] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Timothée MODIBO-NZOCKENA, Vescovo di Franceville,
Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente dell'Associazione
delle Conferenze Episcopali dell'Africa Centrale (A.C.E.R.A.C.) (GABON)
La nostra regione dell’Africa Centrale continua a essere teatro di
ingiustizie, di divisioni e di violenze insostenibili. Questo rende la
vita attuale difficile e ipoteca il futuro del nostro paese. La miseria
schiaccia la maggioranza della popolazione. I problemi sociali assumono
dimensioni allarmanti. Gli omicidi, le violenze sessuali, i furti, le
violenze di ogni tipo vengono banalizzate. Le ripercussioni di queste
violenze segnano profondamente sia gli individui che la società, poiché
i cuori sono più abitati dal peccato che rivolti alla conversione, la
giustizia che deriva dalla pace è derisa, la verità, l’unica che può
liberare, è calpestata. Per uscire da questa situazione, occorre reagire
e costruire culture di giustizia e di verità.
L’esperienza biblica ci propone la via della riconciliazione. La
riconciliazione trasforma le relazioni con Dio, con gli altri e con
l’ambiente. La vera riconciliazione parte dal cuore. Soltanto una
persona riconciliata con Dio e con se stessa può essere a sua volta
fonte di riconciliazione. Questa riconciliazione si realizza in Gesù
Cristo, il Figlio di Dio, che con la sua morte e risurrezione ha
riconciliato gli uomini con Dio e tra di loro.
Riconciliare tutti gli uomini facendone una sola famiglia, la famiglia
di Dio, è e rimane la prima missione della Chiesa. Essa non è riservata
ad alcuni. È un dovere per tutti: Vescovi, Sacerdoti, laici e tutte le
istituzioni ecclesiali. I cristiani non devono avere paura di
testimoniare la propria fede. Questo impegno presuppone azioni concrete
di riconciliazione nella Chiesa. Per essere al servizio della
riconciliazione, la Chiesa deve essere davvero una famiglia
riconciliata.
Il Sinodo deve suscitare in tutto il popolo di Dio una dinamica di
riconciliazione. Per questo, occorre:
1. Avere all’interno di ogni Diocesi un organismo di monitoraggio
regolare dell’applicazione delle risoluzioni del Sinodo.
2. Elaborare una catechesi e una pastorale biblica che favoriscano
l’educazione alla riconciliazione.
3. Imparare di nuovo il senso del rispetto dalle nostre tradizioni
africane e dalla Bibbia.4. Promuovere una cultura del bene comune e del
servizio disinteressato nella Chiesa e nella società.
[00198-01.04] [IN146] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Augustine Obiora AKUBEZE, Vescovo di Uromi (NIGERIA)
In passato i nostri antenati credevano nell’esistenza degli stregoni e
alle distruzioni che operavano sulle persone e la società. Quasi tutti
in Nigeria sanno, o almeno hanno sentito parlare degli stregoni e di
come si dicesse che condizionassero la vita delle persone.
Si dice che gli stregoni possiedano poteri soprannaturali che usano per
compiere il male. Secondo alcune credenze uno stregone potrebbe nuocere
a chiunque, compresi i membri della sua famiglia. Per questo motivo sono
odiati moltissimo. Dicono che uccidano i loro figli, bevano sangue umano
e portino rovina e malattia ai loro amici e alle loro famiglie. Ciò
significa che, diversamente dagli altri esseri umani, gli stregoni
concepiscono e provocano le più orribili disgrazie alle loro famiglie e
comunità.
Sospetti stregoni vengono abbandonati, isolati, discriminati e
ostracizzati dalla comunità. Talvolta vengono portati nella foresta e
massacrati, o svergognati pubblicamente e uccisi. Alcuni sospetti
stregoni vengono immersi nell’acido o avvelenati a morte. Vi sono stati
casi in cui sono stati avvelenati o sepolti vivi. Alcune Chiese non
aiutano a superare i pregiudizi, in quanto si sono verificati casi di
pentecostali che hanno incatenato e torturato sospetti stregoni perché
confessassero.
[00199-01.05] [IN147] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Jaime Pedro GONÇALVES, Arcivescovo di Beira (MOZAMBICO)
Mons. Jaime P. Gonçalves ha presentato il caso dell’impegno della Chiesa
nella riconciliazione dei popoli dell’Africa Australe, soprattutto a
partire dal 1988,quando il compianto Papa Giovanni Paolo II visitò la
regione. Lo sforzo della Chiesa e delle altre chiese e religioni, unito
allo sforzo dei responsabili politici che cercavano la riconciliazione,
diede buoni frutti. La violenza cessò e tra le popolazioni della regione
ritornò la pace.
Ha presentato anche il caso del Mozambico in cui la Chiesa fece da
mediatrice nelle trattative di riconciliazione per porre fine ad una
guerra civile di 16 anni. Fu firmato un buon accordo di pace e il paese
è tranquillo.
Riguardo a questa e ad altre iniziative in Africa, Mons. Jaime conclude
che esse devono essere approfondite e promosse. Sono una speranza nel
futuro di pace per la società dell’Africa. Ha sostenuto che la Chiesa
deve formare riconciliatori e pacificatori per la risoluzione dei
conflitti. I giovani devono partecipare alle pratiche di
riconciliazione.
Ha insistito sul fatto che queste iniziative devono essere intensificate
e consolidate perché nel mondo politico dell’Africa vi sono regressi,
riprese di violenza, ritorno a dittature e persecuzioni politiche.
Infine, ha previsto un giubileo di riconciliazione per tutto il
continente africano quale frutto di impegno di tutti per la
riconciliazione.
[00200-01.03] [IN148] [Testo originale: portoghese]
- S. E. R. Mons. Théophile KABOY RUBONEKA, Vescovo Coadiutore di Goma
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
I conflitti e le guerre hanno portato la donna, in particolare nella
Repubblica Democratica del Congo, a diventare vittima e oggetto. Su
migliaia di donne sono state perpetrate, da tutti i gruppi armati,
violenze sessuali massicce, come arma da guerra, in aperta violazione
delle disposizioni giuridiche internazionali.
Partendo dalla nostra esperienza attuale nella Repubblica Democratica
del Congo, per alleviare, per quanto poco, le conseguenze e i
traumatismi subiti dalle donne e dai bambini, proponiamo quanto segue:
1. Lottare contro le violenze sessuali risalendo alla loro causa ultima
che è la crisi della leadership che si manifesta con le guerre, i
saccheggi e lo sfruttamento sregolato delle risorse naturali, la
circolazione delle armi, il mantenimento delle milizie, l’assenza di un
esercito forte e repubblicano, ecc.
2. La creazione di case della donna e della giovane come centri di
ascolto e di accompagnamento delle donne violentate e traumatizzate.
3. Il coinvolgimento diretto delle donne nelle Commissioni “Giustizia e
Pace”, perché le donne promuovano la pace e lottino contro le idee che
vogliono svilirle, veicolate dalle nuova etica mondiale e da certe
tradizioni culturali.
4. La formazione mediante la catechesi e l’alfabetizzazione
coscientizzante della donna per consentirle di svolgere adeguatamente il
proprio ruolo. Essa si articola in tre moduli: dignità e vocazione della
donna, la donna come operatrice di pace e la donna in quanto attrice del
cambiamento sociale.
5. La messa in opera di strutture di promozione della donna. Potrebbero
essere delle organizzazioni femminili che si occupano di diverse
attività a livello parrocchiale e diocesano, centri di formazione delle
donne per la pace.
[00201-01.03] [IN149] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Evariste NGOYAGOYE, Arcivescovo di Bujumbura,
Presidente della Conferenza Episcopale (BURUNDI)
Nei tre paesi dei Grandi Laghi, le Conferenze episcopali si sono
adoperate per riavvicinare i giovani in conflitto. I giovani, durante i
conflitti che hanno contrapposto i loro paesi, sono stati usati e
strumentalizzati. Per questo, l’identità unica ed esclusiva è stata
imposta a quanti erano diversi. Questi ultimi erano considerati nemici,
poiché non avevano nulla in comune con “noi”. Non condividono nemmeno la
stessa umanità, quindi devono essere eliminati. Tutto ciò che
costituisce l’identità plurale (religiosa, etnica, civica, sociale,
ecc.) veniva soffocato a vantaggio dell’identità unica ed esclusiva.
Molti studi nella regione dei Grandi Laghi, nei Balcani e altrove, hanno
mostrato come la manipolazione di questa identità può essere micidiale.
L’ideologia costruita su questa logica sfocia in un peccato sociale,
collettivo, strutturale. I giovani che nascono, crescono e sono educati
in questa ideologia sono deformati nella loro coscienza morale e nelle
loro percezioni culturali. Mi auguro che la presente Assemblea si occupi
delle conseguenze di questo peccato dalle dimensioni sociali.
Le Conferenze episcopali dei Grandi Laghi hanno lottato contro questa
mentalità decidendo di:
1) riavvicinare i giovani;
2) rendere più accessibile e diffondere la Dottrina Sociale della
Chiesa.
Par riavvicinare i giovani è stato necessario procedere a piccoli passi,
attraverso i movimenti di laici (Azione Cattolica e movimenti di nuove
comunità): inizialmente tra giovani di diversi quartieri e di colline
diverse, poi tra parrocchie diverse, organizzando poi dei forum
diocesani.
Al centro di questi incontri è sempre stato posto il contenuto della
Dottrina Sociale della Chiesa: i temi della pace, della giustizia e
della riconciliazione sono stati sviluppati sotto forma di catechesi e
hanno alimentato la preghiera e gli scambi. Nel frattempo, la
Commissione episcopale regionale di Giustizia e Pace ha elaborati dei
moduli per rendere più accessibile a tutti questa dottrina.
[00202-01.04] [IN150] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Marcel Honorat Léon AGBOTON, Arcivescovo di Cotonou,
Vice Presidente della Conferenza Episcopale (BENIN)
La Chiesa d’Africa deve dunque continuare a annunciare la buona novella
della riconciliazione e proporsi sempre di realizzarla attraverso i
sacramenti, soprattutto quello della penitenza. Questa riconciliazione
tramite il sacramento della Riconciliazione è indispensabile: è la prima
e da essa, per il cristiano, deriva ogni altro gesto o atto di
riconciliazione.
Auspico quindi che questo Sinodo ripeta una parola forte per mettere in
primo piano, nella missione di riconciliazione della Chiesa, il
sacramento della riconciliazione,
- innanzitutto al nostro livello, quello di sacerdoti e vescovi,
ministri ordinati. Si tratta di dare nuovamente all’esercizio del
ministero della riconciliazione attraverso il sacramento, un posto più
importante nel programma pastorale di ogni sacerdote, come una sorta di
esigenza essenziale del suo ministero quotidiano: ore di ascolto e di
confessione, sia individualmente che come celebrazione comunitaria. Che
tale insistenza venga iscritta nella coscienza dei futuri sacerdoti
durante la loro formazione al pari della centralità dell’Eucarestia
nella vita del sacerdote.
- successivamente a livello di tutto il popolo cristiano. Infatti,
vissuti pienamente, i ministeri della riconciliazione fanno di coloro
che seguono Gesù Cristo veri costruttori e agenti di pace. L’uomo
giusto, giustificato in Cristo attraverso il ministero della Chiesa, è
dunque un agente efficace per un mondo giusto e riconciliato. E i fedeli
laici dovrebbero essere maggiormente agenti di riconciliazione e di
pace, nel mondo.
[00203-01.04] [IN151] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. Jean-Claude MAKAYA LOEMBA, Vescovo di Pointe-Noire
(REPUBBLICA DEL CONGO)
Nella realizzazione della missione, ci troviamo spesso di fronte a
interlocutori che agiscono anch’essi secondo concezioni di giustizia
molto diverse dalle nostre.
Infatti, nelle crisi sociali che attraversano le nostre società, ogni
attore agisce pensando che la giustizia è dalla sua parte. È anche in
grado di trovare argomentazioni, paladini e difensori per sostenere la
sua azione. Questa realtà quando coinvolge leader politici e/o economici
diviene più complessa nei nostri paesi.
Inoltre, spesso, dietro ogni leader politico e/o economico nelle nostre
società africane, vi è un insieme di decisori o intimidatori (famiglie,
clan, etnie, guru, politici stranieri, organizzazioni governative o non
governative, per citarne solo alcuni). Spesso non sono conosciuti
pubblicamente. Allora, la nostra parola profetica di Pastori non
raggiunge il suo scopo perché si rivolge solo alla parte visibile della
montagna cioè ai leader politici e/o economici dei nostri paesi. Come
possono, la nostra parola e il nostro agire profetici, arrivare a coloro
che muovono le fila nell’ombra e pretendono di non sapere niente di ciò
che si trama?
Davanti a situazioni quali il moltiplicarsi delle milizie armate, i
bambini soldato, la miseria che costringe i giovani ad arrangiarsi, le
aziende che sfruttano le numerose ricchezze del sottosuolo africano, le
nuove religiosità, la denuncia non è più sufficiente. Occorre andare
oltre aprendo prospettive nuove, vie di speranza. Noi pastori non
dobbiamo prendere il posto degli economisti o dei politici ma aiutare
ogni cristiano, di qualsiasi condizione, a condurre una vita
profondamente e autenticamente cristiana che apre nei cuori, nelle
famiglie e nella società strade di riconciliazione, di giustizia e di
pace.
[00204-01.04] [IN152] [Testo originale: francese]
- S. E. R. Mons. George BIGUZZI, S.X., Vescovo di Makeni, Presidente
della Conferenza Episcopale (SIERRA LEONE)
Vorrei rivolgermi ai padri sinodali affinché facciano un appello
inequivocabile per l’abolizione totale e universale della pena di morte.
Va detto inoltre che il trattamento disumano dei prigionieri di guerra,
il sacrificio dei civili durante i conflitti e l’arruolamento di
bambini-soldati sono crimini contro l’umanità, chiaramente espressi
nella Convenzione di Ginevra e protocolli allegati. Il cammino verso la
pace e la riconciliazione passa attraverso il riconoscimento, il rifiuto
e la riparazione di questi crimini. La guerra non giustifica crimini
contro l’umanità. La voce profetica della Chiesa si rende necessaria
nonostante il fatto che non sono molti ad ascoltarla.
La Chiesa in Africa ha fatto passi da gigante verso l’autonomia
economica, ma in molti casi abbiamo ancora bisogno del sostegno di altre
Chiese. Sono certo di parlare a nome di altri vescovi quando esprimo la
mia sincera gratitudine per l’aiuto incommensurabile ricevuto dalla
Chiesa in Europa, nell’America del nord e in altre parti del mondo. La
Chiesa, in molte parti dell’Africa sub-sahariana deve la sua prima
evangelizzazione e la sua crescita all’impegno missionario della Chiesa
del mondo occidentale.
Spesso la Chiesa del mondo occidentale convoglia il suo aiuto servendosi
delle proprie strutture ecclesiali per lo sviluppo e la cooperazione
oltremare. I nomi di tali organismi variano da paese a paese, ma si
tratta di uffici cattolici nazionali. Abbastanza spesso, con nostra
sorpresa, i dirigenti e i rappresentanti di tali uffici offrono sostegno
o inaugurano progetti paralleli a - o addirittura fuori da - i nostri
programmi pastorali, senza consultarsi con il vescovo locale o la
Conferenza episcopale nazionale. Talvolta vengono prese decisioni su
quali progetti finanziare, dove eseguirli e quale debba essere l’agenzia
che li applichi, senza consultarsi con noi. Questo sistema umilia la
Chiesa locale, rappresenta uno spreco di risorse, non garantisce la
continuità e ignora il potenziale effetto evangelizzatore dell’opera
della Chiesa nella società.
L’umile appello che rivolgo ai nostri fratelli vescovi della Chiesa
occidentale è quello di stabilire chiare direttive per il personale che
gestisce i loro uffici di sviluppo, affinché operino consultandoci e
attingendo ai piani e alle priorità pastorali dei vescovi africani.
[00205-01.04] [IN153] [Testo originale: inglese]
- S. E. R. Mons. Egidio NKAIJANABWO, Vescovo di Kasese (UGANDA)
Nella corso del dibattito è stato più volte osservato che noi, leader
religiosi, dovremmo affrontare i nostri governi e protestare contro il
loro malgoverno. Lo abbiamo fatto molte volte, ma non sembra che abbiamo
molto successo. Quando protestiamo, talvolta ci rimproverano che stiamo
interferendo nella politica e che dovremmo limitarci solo alle questioni
religiose. Ritengono che stiamo sostenendo uno o l’altro partito
dell’opposizione. Dovremmo far capire loro che le questioni religiose
comprendono anche la difesa dei diritti delle persone.
La Madre Chiesa, nella sua saggezza, ci ha dato un modo per dimostrare
che non stiamo facendo politica quando critichiamo il malgoverno. Nel
Codice di Diritto Canonico, la Chiesa proibisce al clero di impegnarsi
in una politica di parte e di assumere incarichi politici. Ciò
comprometterebbe la nostra indipendenza e la nostra libertà (can. 285 e
287). Il governo e i suoi organi allora capiranno che state parlando
come uomini di Dio che difendono i diritti del popolo di Dio.
Come il profeta Geremia, anche noi siamo inviati a pronunciarci contro
gli abusi. Dio disse a Geremia: “va’ da coloro a cui ti manderò e
annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per
proteggerti” (Ger 1, 7-8).
Un altro modo per portare un cambiamento consiste, come è stato detto,
nel dare ai nostri cristiani un’istruzione più profonda nella fede e
nella Dottrina Sociale della Chiesa, affinché seguano gli insegnamenti
del Vangelo.
Quando diventeranno cristiani convinti e avranno imparato a conoscere i
loro diritti umani, allora li mobiliteremo a tutti i livelli; il nostro
sforzo deve esser volto specialmente ai consiglieri (rappresentanti
politici) a livello locale e ai membri del parlamento a livello
nazionale, affinché insieme possiamo eliminare la corruzione dai nostri
paesi.
Ciò non dovrebbe essere impossibile, specialmente in un paese che ha una
popolazione cristiana numerosa. Dopotutto, molti dei funzionari corrotti
sono nostri cristiani.
[00206-01.04] [IN154] [Testo originale: inglese]
AVVISI
- CONFERENZA STAMPA
- “BRIEFING”
- “POOL”
- BOLLETTINO SYNODUS
EPISCOPORUM
- COPERTURA TV IN DIRETTA
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
CONFERENZA STAMPA
La seconda Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese e portoghese) si terrà
nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede mercoledì
14 ottobre 2009 (dopo la Relatio post disceptationem), alle ore 12.45
orientativamente.
I nominativi dei partecipanti saranno comunicati appena possibile.
I Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e fotoreporter
sono pregati di rivolgersi per il permesso di accesso al Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
Le successive Conferenze Stampa si terranno:
- Venerdì 23 ottobre 2009 (dopo il Nuntius)
- Sabato 24 ottobre 2009 (dopo l’Elenchus finalis propositionem)
BRIEFING
Il settimo “Briefing” per i gruppi linguistici si terrà (nei luoghi e
con gli Addetti Stampa indicati nel Bolletino N. 2) martedì 13 ottobre
2009 alle ore 13.10 circa.
Si ricorda che gli operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e i
fotoreporter sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio delle
Comunicazioni Sociali per il permesso di accesso (molto ristretto).
I prossimi “Briefing” avranno luogo, orientativamente alle ore 13.10:
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
“POOL”
Si prevedono “pool” di giornalisti accreditati per accedere all’Aula del
Sinodo, in linea di massima per la preghiera di apertura delle
Congregazioni Generali antemeridiane, nei giorni seguenti:
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009- Venerdì 23 ottobre 2009
- Sabato 24 ottobre 2009
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della Santa
Sede (all’ingresso, a destra) saranno messe a disposizione dei redattori
le liste d’iscrizione ai “pool”.
Per i “pool” i fotoreporter e gli operatori TV sono pregati di
rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
I partecipanti ai “pool” sono pregati di trovarsi alle ore 08.30 nel
Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte all’ingresso dell’Aula
Paolo VI, da dove saranno accompagnati da un officiale della Sala Stampa
della Santa Sede (per i redattori) e del Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali (per i fotoreporter e troupe TV). È richiesto un
abbigliamento confacente la circostanza.
BOLLETTINO SYNODUS EPISCOPORUM
Il prossimo Bollettino, con la pubblicazione degli interventi degli
Uditori, pronunciati nella Undicesima Congregazione Generale di lunedì
12 ottobre 2009, sarà pubblicato appena possibile.
COPERTURA TV IN DIRETTA
Saranno trasmesse in diretta sui monitor nella Sala delle
telecomunicazioni, nella Sala dei giornalisti e nell’Aula Giovanni Paolo
II della Sala Stampa della Santa Sede:
- Martedì 13 ottobre 2009 (ore 16.30): Parte della Congregazione
Generale in cui viene svolta la Relatio post disceptationem
- Domenica 25 ottobre 2009 (ore 09.30): Solenne Concelebrazione della
Santa Messa a conclusione del Sinodo (Basilica di San Pietro)
Eventuali variazioni saranno pubblicate appena possibile.
NOTIZIARIO TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antimeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO
DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della II Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi resterà aperta dal 2 al 25
ottobre 2009 secondo il seguente orario:
- Lunedì 12 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Martedì 13 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Da mercoledì 14 ottobre a sabato 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 18 ottobre: ore 11.00 - 13.00
- Da lunedì 19 ottobre a sabato 24 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 25 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio informazioni e accreditamento sarà a
disposizione (nell’ingresso a destra):
- Lunedì-Venerdì: ore 09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti nella Sala Stampa
della Santa Sede, nel Bollettino informativo della Commissione per
l’informazione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi e nell’area Comunicazioni di servizio del sito Internet della
Santa Sede.
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