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26 - 15.10.2009
SOMMARIO
- DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 12 OTTOBRE 2009 -
POMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
- QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 15 OTTOBRE 2009 - ANTEMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
- CALENDARIO
DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 12 OTTOBRE
2009 - POMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
- AUDITIO AUDITORUM (V) - CONTINUAZIONE
Publichiamo qui di seguito il riassunto dell’intervento di un’Uditrice
intervenuta nella Dodicesima Congregazione Generale di lunedì 12 ottobre
2009:
- Sig.ra Marguerite A. PEETERS (BELGIO)
Il periodo intercorso fra la prima Assemblea sinodale e la seconda
corrisponde storicamente a una fase di accelerazione senza precedenti
della globalizzazione culturale ed etica. L’applicazione, effettiva fin
da ora, sul continente africano delle conferenze dell’Onu del Cairo
sulla popolazione (1994) e di Pechino sulle donne (1995) rappresenta un
aspetto politico critico di questa globalizzazione. Esse hanno
trasformato in norme cosiddette mondiali i valori, la lingua, gli stili
di vita di una civiltà occidentale in piena decadenza. La governance
mondiale impone de facto agli stati africani e agli operatori di
sviluppo nuove condizioni di aiuto finanziario e tecnico, tra cui
l’applicazione prioritaria dei concetti di genere e di salute
riproduttiva e l’accettazione di una nuova etica postmoderna e laicista
che si esprimono mediante un nuovo linguaggio. Essa cerca di guadagnare
anche la Chiesa a questa nuova etica.
La Chiesa è ancora molto ignorante per quanto riguarda le sfide di
questa etica. L’ignoranza espone i cristiani ai pericoli dell’amalgama
tra i paradigmi della rivoluzione culturale mondiale e la dottrina
sociale della Chiesa. Quest’amalgama rischia a sua volta di condurre i
cristiani in Africa allo svuotamento della fede così come è stato
responsabile della secolarizzazione dell’Occidente. Occorre urgentemente
uno sforzo di discernimento e di vigilanza.
[00208-01.03] [UD020] [Testo originale: francese]
QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 15 OTTOBRE 2009 -
ANTEMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
RELAZIONI DEI CIRCOLI MINORI - CONTINUAZIONE
-
Anglicus A: S. E. R. Mons. Anthony John Valentine OBINNA, Arcivescovo
di Owerri (NIGERIA)
-
Anglicus C: Rev. Mons. Obiora Francis IKE, Direttore del "Catholic
Institute for Development, Justice and Peace" (CIDJAP), Enugu, Nigeria
(NIGERIA)
-
Gallicus C: S. E. R. Mons. Philippe OUÉDRAOGO, Arcivescovo di
Ouagadougou (BURKINA FASO)
-
Anglicus B: S. E. R. Mons. Sithembele Anton SIPUKA, Vescovo di Umtata
(SUDAFRICA)
-
Gallicus B: S. E. R. Mons. Louis PORTELLA MBUYU, Vescovo di Kinkala,
Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEL CONGO)
-
Anglicus E: S. E. R. Mons. Martin Igwemezie UZOUKWU, Vescovo di Minna
(NIGERIA)
-
Gallicus D: S. E. R. Mons. Denis Komivi AMUZU-DZAKPAH, Arcivescovo di
Lomé (TOGO)
-
Anglicus D: S. E. R. Mons. Lucas ABADAMLOORA, Vescovo di
Navrongo-Bolgatanga, Presidente della Conferenza Episcopale (GHANA)
Pubblichiamo qui di seguito i riassunti delle Relazioni dei Circoli
Minori presentate nella Quindicesima Congregazione Generale, non
consegnate dai Relatori dei Circoli Minori:
- Anglicus A: S. E. R. Mons. Anthony John Valentine OBINNA, Arcivescovo
di Owerri (NIGERIA)
1. Raccomandiamo che si utilizzino tutti i mezzi di comunicazione a
livello nazionale e locale per diffondere informazioni sui frutti del
Sinodo.
2. C'è stata un'esperienza positiva e sana di comunione ecclesiale
attraverso il Sinodo, trasmettiamola all'interno delle nostre Chiese e
dei nostri organismi.
3. Esiste la pressante necessità di guarire il nostro cuore, le nostre
coscienze, ferite da vari peccati personali e sociali: dall' egoismo al
tribalismo, al sistema dei clan, alla faziosità che a volte non hanno
risparmiato neppure le nostre Chiese. Il Sinodo ci consente di
approfondire la nostra consapevolezza di queste ferite e ci dispone a
guarirle.
4. La spiritualità di questo Sinodo è plasmata dall'essere figlio
autotrascendente e autosacrificante di nostro Signore Gesù Cristo.
5. Pur rispettando il contenuto dottrinale ed evangelizzatore dei
Sacramenti, in particolare di quelli del matrimonio e della
riconciliazione, si possono introdurre elementi della cultura africana
che possono aiutare ad edificare una Chiesa familia di Dio in Africa.
6. I fedeli laici devono essere resi consapevoli del loro ruolo di
agenti di riconciliazione, giustizia e pace nelle loro aree operative o
sfere di attività.
7. Pur apprezzando l'opera delle Comissioni Iustitia e Pax, esse
dovrebbero essere ulteriormente rafforzate.
8. Per rafforzare la famiglia africana non sono sufficienti le condanne:
bisogna prendere iniziative positive per sanare situazione irregolari.
9. Per rispondere alle numerose vittime di ingiustizia nel continente, i
non nati (aborto), orfani, bambini di strada, disabili, prigionieri,
comunità perseguitate ed emarginate, bisogna creare strutture di
giustizia, pace, sollecitudine pastorale, comprensione ed empatia
all'interno della Chiesa e da parte di essa.
10. I laici devono essere meglio formati e resi in grado di servire
nella Chiesa e nella società.
11. Il compendio della dottrina sociale della Chiesa dovrebbe essere un
testo obbligatorio per la formazione e la acquisizione di abilità dei
laici.
12. L'autentico senso africano e cristiano della famiglia deve
continuare a essere sottolineato e ponderato.
13. Bisogna usare testi ufficiali sulla vita umana e sulla sessualità
per insegnare ai seminaristi e ai giovani la dottrina cristiana e
l'approccio alla sessualità.
14. La Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe dovrebbe essere
presentata a ogni famiglia come modello per crescere in amore, armonia e
pace.
15. La catechesi sulla famiglia dovrebbe essere promossa a partire dal
Compendio della dottrina sociale della Chiesa.
16. Le donne dovrebbero avere ruoli da svolgere nella Chiesa come membri
a pieno titolo. Bisogna fare dei nuovi sforzi per eliminare la
discriminazione contro le donne in tutti gli ambiti.
17. Le strutture di supporto e sostegno alle religiose dovrebbero essere
rese più funzionali.
18. È necessaria una conversione più profonda nel nostro rapporto con
Cristo per andare oltre l'egoismo.
[00302-01.02] [CM003] [Testo originale: italiano]
- Anglicus C: Rev. Mons. Obiora Francis IKE, Direttore del "Catholic
Institute for Development, Justice and Peace" (CIDJAP), Enugu, Nigeria
(NIGERIA)
La nostra proposta riguarda la realizzazione di strutture che rafforzino
l'unità episcopale nelle varie comunità ecclesiali dei vari continenti,
in solidarietà e corresponsabilità reciproche. La SECAM verrà rafforzata
e se necessario rivista e riformata per essere una struttura episcopale
continentale e pastorale efficiente al servizio delle necessità
africane, con Paesi membri mettendo anche a disposizione risorse
materiali, finanziarie e umane.
Ai vescovi africani sta molto a cuore la libertà di movimento e i
diritti dei migranti e dei lavoratori che subiscono in tutto il mondo
politiche restrittive, spesso costretti a condizioni di vita disumane.
In molti Paesi si sta verificando una recrudescenza forte di razzismo e
di xenofobia, e sono molti gli africani che restano vittime di questo
trattamento disumano. È necessario trattare le persone con dignità e
rispetto anche nei paesi di destinazione. Da parte nostra dobbiamo
cercare di capire perché così tanti giovani, spesso professionisti,
lasciano il proprio paese di origine.
Sarebbe anche necessario creare commissioni in ogni diocesi in Africa
per promuovere la dignità e il ruolo della donna nella Chiesa e nella
società.
Altro aspetto da valutare concretamente è la mancanza di conoscenza
degli insegnamenti della Chiesa e delle sue potenzialità nel campo dell'
educazione e della formazione per il miglioramento della qualità umana.
Per questo esortiamo a dar vita a una formazione permanente, con
programmi di riconciliazione, giustizia e di pace.
Nonostante le grandi potenzialità dei popoli africani, osserviamo poi
che i nostri paesi soffrono per una povertà estrema e per il mal
governo. Affrontare queste situazioni è per noi una sfida da
raccogliere. Ripetiamo dunque la posizione della "Ecclesia in Africa" n.
104 che esorta chiaramente a una azione urgente della Chiesa in Africa a
questo proposito (N. 104).
Di particolare importanza è poi la formazione degli agenti pastorali che
devono insistere sulla diffusione del concetto di dignità del lavoro,
sulla mobilità dei risparmi, sull'affidabilità, sull'uso di una
pianificazione adeguata, e sulla creazione di banche di microcredito per
sostenere i piccoli risparmiatori, gli imprenditori, e per finanziare
progetti agricoli, scuole e strutture che possano garantire alla Chiesa
l'autosufficienza.
Infine il Sinodo esorti a creare un Consiglio Africano di Pace che
intervenga e assista la Chiesa locale nella risoluzione dei conflitti e
nella edificazione della pace nel continente.
[00304-01.02] [CM005] [Testo originale: italiano]
- Gallicus C: S. E. R. Mons. Philippe OUÉDRAOGO, Arcivescovo di
Ouagadougou (BURKINA FASO)
Il nostro gruppo ha preso come schema di riflessione la trilogia
proposta dall'Instrumentum laboris: Cristo nostra riconciliazione,
Cristo nostra giustizia, Cristo nostra pace, e ha aggiunto una quarta
dimensione: agenti di riconciliazione, di giustizia e di pace.
1. Cristo nostra riconciliazione
Per la riconciliazione sono stati individuati gli aspetti positivi e
quelli negativi della cultura e della tradizione africane, in grado di
favorire o di ostacolare la comprensione cristiana e la celebrazione
della riconciliazione. Tra gli elementi negativi possiamo citare: il
carattere collettivo della colpa, la solidarietà del clan, una categoria
di colpe giudicate imperdonabili, la mancata considerazione della
dimensione privata della colpa, la vendetta, che non permette la
riconciliazione. Gli elementi positivi dei costumi africani, utili nella
catechesi e nella celebrazione del Sacramento della Riconciliazione,
sono invece: la consuetudine della confessione, la sanzione e la
riparazione, i segni di riconciliazione, ossia il vino di palma, il dono
di una figlia in matrimonio, l'invocazione degli antenati, il giuramento
o l'impegno a non ricommettere lo stesso errore.
2. Cristo nostra giustizia
L'uomo creato a immagine di Dio deve essere rispettato soprattutto nei
suoi diritti fondamentali, in particolare quelli delle donne, che in
Africa sono le prime vittime dell'ingiustizia. La Chiesa famiglia di Dio
in Africa deve impegnarsi ad accogliere questa sfida attraverso
commissioni di giustizia e pace, l'alfabetizzazione, l'insegnamento dei
diritti del cittadino.
3. Cristo nostra paceLa testimonianza della Chiesa deve andare di pari
passo con l'impegno concreto per la pace di ognuno dei suoi membri. Non
c'è giustizia senza rispetto della legge. Bisogna aiutare i nostri
governanti a ripristinarla e a consolidare lo stato di diritto,
predicando, in ogni occasione, opportuna e non opportuna, secondo il
mandato dell'apostolo Paolo. Constatiamo il potere dilagante del denaro
a tutti i livelli della vita sociale, politica ed economica. Da qui la
necessità di una migliore catechesi sul valore e sull'uso dei beni
materiali.
4. Agenti di riconciliazione, di giustizia e di pace
Sull'esempio di Cristo e attraverso i suoi membri, la Chiesa è inviata
per costruire il regno di Dio: un regno di riconciliazione, di giustizia
e di pace. Tutti i battezzati, ognuno secondo la propria vocazione, sono
chiamati a svolgere un ruolo insostituibile. La Chiesa deve dunque
promuovere una pastorale adeguata al servizio della famiglia. Deve poi
valorizzare le donne e il loro ruolo nella comunità e accompagnare i
laici affinché il loro impegno sia efficace a livello sociale e ricco di
valori evangelici. Allo stesso modo i sacerdoti, essendo al servizio di
Dio e degli uomini, devono vivere in modo coerente con la loro
vocazione, per essere d'esempio. I mass media, che sono mezzi moderni di
comunicazione inevitabili, devono essere evangelizzati e utilizzati
dalla Chiesa per educare le coscienze al discernimento delle
informazioni, al fine di contribuire al bene dell'umanità piuttosto che
al suo male.
Riconciliazione, giustizia e pace costituiscono le sfide attuali e
complesse per l'Africa e per il mondo. I discepoli di Cristo devono
dunque prendere coscienza della situazione e mobilitarsi maggiormente
per un mondo più riconciliato, più giusto e pacifico.
[00305-01.02] [CM006] [Testo originale: italiano]
- Anglicus B: S. E. R. Mons. Sithembele Anton SIPUKA, Vescovo di Umtata
(SUDAFRICA)
Notiamo che la mancanza di pubblicità sul Sinodo riflette la nostra
debolezza nella comunicazione, perciò abbiamo bisogno di comunicare al
nostro ritorno di cosa abbiamo discusso e deciso qui. Potremmo dare più
pubblicità ai risultati del Sinodo in Sud Africa per colmare la mancanza
nella sua preparazione. Notiamo che vi è un legame tra questo e l'ultimo
Sinodo, famiglia di Dio e l'obiettivo è come mantenerli insieme. Occorre
organizzare più Sinodi, rafforzare le commissioni sulla giustizia e
sulla pace, oppure istituirle qualora non vi fossero e formare piccoli
comitati per attuare le sue deliberazioni. È necessario poi incontrare i
nostri governi e a partire da lì diffondere i risultati dalle
fondamenta, addirittura prima della pubblicazione finale dei risultati
del Sinodo da parte del Papa.
Vi è inoltre da considerare che le cause dei cuori feriti sono
molteplici: dal punto di vista dei colpevoli che sono feriti dal peccato
e dall'orgoglio, e dal punto di vista delle vittime. Chi è ferito dal
peccato perpetra i conflitti, chi è vittima di questi crimini è incline
alla vendetta.
Parte della soluzione al problema della instabilità è in noi africani.
Per esempio dovremmo realizzare un buon governo. Credo che i temi della
nostra conferenza, ossia conversione del cuore e influsso sulla società,
ci aiuteranno a risolvere questo problema.
Purtroppo, non abbiamo una formazione permanente dopo il Battesimo e la
Cresima, che potrebbe aiutare a far restare le persone nella Chiesa. Per
questo, dobbiamo rivedere la nostra metodologia attuale di catechesi.
Esiste poi un problema di struttura gerarchica nella società africana
per cui i superiori non possono chiedere perdono agli inferiori. Per
esempio, è impensabile che un marito chieda perdono alla moglie o un
anziano a un giovane. Tutto ciò vale anche per i gruppi etnici: un
gruppo etnico non riterrebbe appropriato chiedere perdono a un altro.
Sembra poi che le modalità di riconciliazione tradizionali africane
siano un ostacolo all'ideale e alla pratica cristiana di
riconciliazione.
[00306-01.02] [CM008] [Testo originale: italiano]
- Gallicus B: S. E. R. Mons. Louis PORTELLA MBUYU, Vescovo di Kinkala,
Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEL CONGO)
Il Circolo ha insistito molto sulla dimensione universale del Sinodo,
che implica la partecipazione attiva della Chiesa di ogni continente a
tutte le fasi del Sinodo, in particolare attraverso la presenza dei
responsabili dei dicasteri della Curia Romana e quella dei
rappresentanti della Chiesa che è negli altri continenti. Anche in
Africa la mobilitazione è stata grande: Sinodo diocesano,
riflessione-risposta ai questionari, incontri di teologi, uso dei mass
media e preghiere.
Altresì auspicabile che la comunione ecclesiale sia più effettiva a
tutti i livelli (nazionale, regionale e continentale).
L'Africa ha conosciuto ferite profonde che hanno segnato pesantemente la
sua storia. S'impone tuttavia la necessità di un percorso di guarigione
della memoria. Occorre dunque impegnarsi fermamente in una dinamica di
speranza e di resurrezione come il primo Sinodo per l'Africa aveva
raccomandato.
Il Circolo ha anche sottolineato l'importanza di una spiritualità che
deve integrare la dimensione religiosa o mistica con i programmi
d'azione. Bisogna dunque sviluppare una spiritualità della vita.
Le nostre culture sono ricche di elementi positivi che possono
contribuire alla riconciliazione e alla pace come la palabre, la fiavana
in Madagascar, la parentela come forma di solido legame familiare, la
mediazione, il simbolismo dell'acqua che le persone bevono dopo aver
riconosciuto e confessato le proprie divergenze. Altri elementi al
contrario costituiscono degli ostacoli (odio, accuse di stregoneria,
sistema di caste, ecc.). Un'opera di evangelizzazione profonda
permetterà parimenti di superare la contraddizione talvolta esistente
fra il legame etnico e il legame ecclesiale.
Più che la Chiesa nel suo funzionamento interno, il problema
dell'ingiustizia riguarda i governanti e le società che sfruttano le
nostre risorse.
Le urgenze sono dunque numerose: formare quanti hanno potere decisionale
ora e in futuro (una formazione spirituale e dottrinale, ma pure
tecnica, seguita anche da cappellani a loro volta adeguatamente
formati); dare alle donne il posto che spetta loro; educare le persone
alla pace fin dalla più tenera età e aiutarle a cambiare il loro modo di
guardare agli altri; lo stesso vale per l'educazione allo stato di
diritto e a tutti gli altri valori cristiani che riguardano la società.
La famiglia, cellula fondamentale della società, merita una
mobilitazione pastorale importante. La pastorale familiare implica tutte
le categorie: i bambini e i giovani devono ricevere una educazione
accurata, i coniugi devono progredire nell'amore coniugale; i genitori
devono assumersi la propria responsabilità di primi educatori. I valori
cristiani del matrimonio e della famiglia devono quindi essere al centro
di iniziative pastorali appropriate.
La relazione fra la nostra cultura e i Sacramenti dell'Eucaristia e
della Riconciliazione ci orienta verso una catechesi inculturata di tali
Sacramenti. In questo ambito, perché non pensare a un congresso
eucaristico continentale guidato da una dinamica di ricerca teologica,
di catechesi e di celebrazione inculturata?
La missione profetica della Chiesa esige un piano di azione pastorale
incentrato sulle analisi delle cause dei conflitti e delle violenze alla
luce della parola di Dio e della dottrina sociale della Chiesa, ed esige
anche di interpellare i responsabili.
I ministri ordinati devono dunque essere veri testimoni della
riconciliazione, della giustizia e della pace, e anche maestri, come
dice Paolo VI nella Evangelii nuntiandi.
[00307-01.02] [CM009] [Testo originale: italiano]
- Anglicus E: S. E. R. Mons. Martin Igwemezie UZOUKWU, Vescovo di Minna
(NIGERIA)
La discussione è stata organizzata in una serie di domande e risposte.
Ecco gli spunti più interessanti emersi dal dialogo. La formazione del
cristiano dovrebbe iniziare da quella chiesa domestica che è la
famiglia, con un'attenzione particolare a tradurre i documenti nelle
lingue locali e diffondere registrazioni, audiovisivi. Dobbiamo avere un
atteggiamento positivo verso le tradizioni africane, vederle come
un'opportunità ed esaminarle attentamente per purificarle e usarle nel
processo di riconciliazione. Anche la diversità deve essere vista come
un dono; è stata creata da Dio, ed è un fattore di ricchezza. Ma spesso
i politici si servono della nostre diversità per dividere un'etnia
dall'altra e creare tensione e conflitto; per questo la riconciliazione
deve essere depoliticizzata, liberata dal ricatto di non limpide
motivazioni politiche. Non vogliamo demonizzare i politici in quanto
tali, ma ricordarci che hanno bisogno, come tutti, di formazione e di
correzione fraterna da parte di chi è più avanti di loro nel cammino
della fede. Il criterio da seguire è quello che ci ha suggerito Cristo
stesso: condannare il peccato ma amare e accompagnare il peccatore.
Un'attenzione particolare deve essere dedicata alla formazione del
clero, che con il suo lavoro edifica quotidianamente il Regno di Dio.
Anche il sacerdote rischia di perdere di vista la grandezza della sua
vocazione ed è minacciato dalla mentalità del mondo che diffonde i
disvalori del materialismo; il sacerdote deve imitare Cristo nel
servire, non nell'essere servito. Ai seminaristi dovrebbe essere
insegnato ad avvalersi dei nuovi media, per rendere più completa la loro
istruzione e per essere capaci di evangelizzare anche servendosi di
internet e dei nuovi strumenti messi a disposizione dal progresso
tecnico. Un'attenzione particolare deve essere riservata al cinema; nel
caso della Nigeria, troppo spesso i film parlano di magia e stregonerie,
mentre auspichiamo una maggiore presenza di artisti cattolici in questo
settore. Molti interventi hanno chiesto maggiore tutela per le donne; a
questo proposito ricordiamo la presenza del Wucwo (l'unione delle
organizzazioni delle donne cattoliche) che con i suoi 60 milioni di
membri costituisce una presenza influente e attiva. Tutti i membri del
nostro circolo minore sono concordi nel riconoscere il valore ecclesiale
di questa occasione: la Chiesa è il corpo di Cristo, discutere e
lavorare insieme è un'esperienza preziosa che ci fa sperimentare
concretamente questa verità di fede.
[00311-01.02] [CM010] [Testo originale: italiano]
- Gallicus D: S. E. R. Mons. Denis Komivi AMUZU-DZAKPAH, Arcivescovo di
Lomé (TOGO)
Questo secondo Sinodo deve tener conto del primo, nel quale s'inscrive,
mantenendo come obiettivo quello di divulgare i frutti che ha prodotto a
partire dalla sua conclusione, nelle rispettive diocesi dell'Africa,
presso tutti gli agenti di evangelizzazione (sacerdoti, religiosi,
religiose, catechisti), senza dimenticare i giovani.
Per avere la certezza che sia bene accolto, il Messaggio del Sinodo deve
essere semplice, comprensibile e accessibile al maggior numero possibile
di persone. Il Sinodo deve orientare la pastorale e l'azione pastorale.
Le sfide e i problemi sollevati dal Sinodo non appartengono solo
all'Africa, e le sue risoluzioni e raccomandazioni saranno sicuramente
valide anche per altri continenti.
La destabilizzazione del continente africano è dovuta ai numerosi cuori
feriti dai molti mali e dalle ingiustizie che hanno seminato la rivolta.
Questo il motivo per cui i padri sinodali lanciano un appello alla
conversione e alla purificazione della memoria e dei cuori.
Il n. 66 dell'Instrumentum Laboris fa riferimento: "all'alienazione
culturale e alla discriminazione razziale che, nel corso della storia,
hanno generato il complesso di inferiorità, il fatalismo e la paura": è
tempo che qualcosa cambi in noi e attorno a noi, dicono i Vescovi,
perché dobbiamo divenire progressivamente gli artefici e i protagonisti
del nostro destino. Dobbiamo riscoprire la nostra cultura.
Il primo Sinodo è stato un Sinodo di speranza e di resurrezione; quello
attuale deve proseguire in questo senso ed essere anche un Sinodo
d'impegno e di coraggio. Bisogna seguire un programma equilibrato di
spiritualità per rafforzare la fede nelle nostre società.
Occorre compiere uno sforzo riguardo alla celebrazione comunitaria e
alla pratica regolare del Sacramento della Riconciliazione. I paesi e le
diocesi devono stabilire commissioni di giustizia e pace, intermediarie
affidabili per la riconciliazione.
L'educazione dei giovani al rispetto dell'altro, all'amore della verità
e alla ricerca della riconciliazione è una priorità, come lo sono la
formazione dei laici e l'apostolato dei responsabili della società.
fondamentale contemplare misure di tutela e di salvaguardia della
famiglia, attraverso un programma di "educazione alla vita e all'amore".
La promozione della dignità della donna necessita anch'essa di misure
concrete.
Per sviluppare la spiritualità eucaristica è stata proposta la
celebrazione di un Congresso Eucaristico continentale.
[00312-01.02] [CM011] [Testo originale: italiano]
- Anglicus D: S. E. R. Mons. Lucas ABADAMLOORA, Vescovo di
Navrongo-Bolgatanga, Presidente della Conferenza Episcopale (GHANA)
Le sfide a cui fa fronte la società sono sfide anche per la famiglia:
fedeltà, povertà, violenza, controllo delle nascite, divorzio, etc. Da
qui il bisogno di incoraggiare i cristiani all’adeguata preparazione al
matrimonio e alla generosità nella procreazione di nuove vite. Anzi, il
matrimonio cristiano va rinforzato nel suo ruolo di Chiesa domestica,
mentre la famiglia africana in genere non deve chiudere i suoi occhi
alle moderne minacce che questa istituzione sta affrontando. La
formazione ha un ruolo essenziale e va rinforzata a tutto campo. I laici
hanno bisogno di una formazione permanente riguardante le loro capacità
professionali e anche per approfondire la loro vita spirituale e la
conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, per renderli testimoni
di riconciliazione, giustizia e pace in tutti gli ambiti della vita. Da
parte loro, inoltre, i laici possono aiutare nella formazione dei
sacerdoti, di cui devono arricchire la preparazione non soltanto
accademica, ma anche spirituale e sociale. I presbiteri hanno bisogno di
aiuto per approfondire la loro vocazione e apprezzare il senso del loro
ministero. È molto quello che possono fare affinché la gente guarisca
dalle tante ferite che portano addosso, frutto dei conflitti e dei
drammi di cui il continente ha sofferto. In questo senso, si dovrebbe
mettere in atto una purificazione della memoria come via verso la
giustizia e la riconciliazione. Siccome "nella verità si trova la pace",
con la luce di Cristo la Chiesa può aiutare in questa sfida attraverso
la vita sacramentale, le liturgie del perdono e consulenti ben
preparati. Va valorizzato inoltre anche il ruolo della Chiesa riguardo
all’apostolato con i carcerati, alla promozione della loro dignità umana
e alla spinta verso la riconciliazione e l’integrazione nella vita
sociale. La Chiesa deve inoltre risvegliare di fronte al flagello della
diffusione del Hiv, che sta decimando le famiglie. Più protagonismo va
dato anche alla gioventù, perchè merita un accesso più ampio
all’educazione, alla formazione integrale ed a una catechesi che
approfondisca la fede. Da qui il bisogno di una formazione religiosa più
approfondita anche dei maestri. In tutto gioca un ruolo di grande
importanza la diffusione ed il rinforzamento dei valori umani, come la
dignità della persona, il bene comune, il valore e la pace come
giustizia per lo sviluppo della società. Per questo la pastorale della
Chiesa in Africa, nel suo dialogo con la società, deve puntare sul
compito dei media, e soprattutto di quelli cattolici principalmente
nella riconciliazione, la giustizia e la pace.
[00313-01.02] [CM012] [Testo originale: italiano]
CALENDARIO
Un pomeriggio d'incontro, promosso dal Movimento dei Focolari (Opera di
Maria), in occasione della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo
dei Vescovi. È l'iniziativa prevista per domenica 18 ottobre 2009, che
sarà ospitata presso l'Istituto Maria SS. Bambina di Roma (in via Paolo
VI, 21), a partire dalle ore 15:00. Apre l'incontro il Padre sinodale
S.E. Mons. Antoine Ntalou, Arcivescovo di Garoua (Camerun); a seguire
l'intervento di Maria Voce (Emmaus), Presidente del Movimento dei
Focolari, per una "Breve introduzione e esperienza su come continua il
carisma di Chiara Lubich". Il Prof. Dott. Martin Nkafu Mkemnkia
(Camerun), parlerà de "La presenza del Movimento dei Focolari in
Africa"; Mafua Christina, Regina di Fontem dei Bangwa (Camerun) de "La
'nuova Evangelizzazione' nella tribù di Bangwa e oltre". La Dott.ssa
Maria Magnolfi (Sud Africa) affronterà il tema de "La 'Scuola
dell'Inculturazione' e la vita del Vangelo"; rappresentanti della
Comunità di Sant'Egidio racconteranno l'esperienza su "Promuovere la
pace e la giustizia". Alle ore 16:40 vari relatori parleranno delle
"Esperienze africane sul fronte dell'Aids, della corruzione, della
famiglia, dei giovani" e "nel campo della formazione dei sacerdoti".
Conclude i lavori il Padre sinodale S. E. Mons. Boniface Lele,
Arcivescovo di Mombasa (Kenya). Subito dopo i partecipanti prenderanno
parte alla Concelebrazione eucaristica con la Comunità di S. Egidio "Per
la pace e la giustizia in Africa", presso la Basilica di Santa Maria in
Trastevere, a Roma e parteciperanno alla festa in piazza e alla cena con
le Comunità africane di Roma.
[00066-01.02] [RE000] [Testo originale: italiano]
Una Celebrazione Eucaristica “per l’Africa”, con la partecipazione dei
Padri Sinodali e una “Festa popolare di amicizia con l’Africa”. Sono le
iniziative previste dalla Comunità di Sant’Egidio, domenica 18 ottobre
2009, in occasione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo
dei Vescovi. La Santa Messa sarà celebrata alle ore 18 presso la
Basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma. A seguire, nella piazza
antistante, una festa dedicata al continente africano.
[00298-01.03] [00000] [Testo originale: italiano] |