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30 - 23.10.2009
SOMMARIO
- MESSAGGIO AL POPOLO DI DIO
MESSAGGIO AL POPOLO DI DIO
Nella Diciottesima Congregazione Generale di questa mattina, venerdì 23
ottobre 2009, i Padri sinodali hanno approvato il Nuntius (Messaggio) a
conclusione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei
Vescovi.
Pubblichiamo qui di seguito la versione in italiano del testo integrale
(redatto in italiano, inglese, francese e portoghese):
IL
TESTO DI RIFERIMENTO È LA VERSIONE INGLESE
INTRODUZIONE
1. È stato un dono speciale della grazia, e come ultima volontà e
testamento per l’Africa, quando il Servo di Dio, Papa Giovanni Paolo II,
verso la fine della sua vita, il 13 Novembre 2004, annunciò la sua
intenzione di convocare una Seconda Assemblea Speciale per l’ Africa del
Sinodo dei Vescovi. Questa stessa intenzione fu confermata dal suo
successore, il nostro Santo Padre, Papa Benedetto XVI, il 22 giugno
2005, in una delle prime grandi decisioni del suo pontificato. Mentre
siamo riuniti qui per questo Sinodo, da tutti i paesi dell’Africa, del
Madagascar e delle isole adiacenti, coi fratelli vescovi e colleghi di
tutti i continenti, insieme e sotto il Capo del Collegio Episcopale, con
la partecipazione di alcuni delegati fraterni di altre tradizioni
cristiane, noi ringraziamo Dio per questa possibilità provvidenziale di
celebrare le benedizioni del Signore sul nostro continente, per
riflettere sul nostro ufficio di Pastori del gregge di Dio e cercare
nuova ispirazione e incoraggiamento per i compiti e le sfide che ci
stanno davanti. Sono già passati quindici anni dalla prima Assemblea nel
1994. Gli insegnamenti e le direttive dell’Esortazione post-sinodale
Ecclesia in Africa non hanno cessato di rappresentare una valida guida
per la nostra attività pastorale. In questa seconda Assemblea, comunque,
il Sinodo ha potuto concentrarsi su un tema di massima urgenza per
l’Africa: il nostro servizio per la riconciliazione, la giustizia e la
pace in un continente che ha davvero un pressante profondo bisogno di
queste grazie e virtù.
2. Abbiamo iniziato il nostro lavoro qui a Roma con una celebrazione
inaugurale della Santa Eucaristia, presieduta da Sua Santità il Papa
Benedetto XVI, invocando lo Spirito Santo di “condurci verso la verità
tutta intera” (Gv 16, 13). In quella occasione, il Papa ci ha ricordato
che il Sinodo non è’ in primo luogo una sessione di studio. Piuttosto, è
l’iniziativa di Dio, che ci chiama ad ascoltare: ascoltare Dio,
ascoltarci a vicenda e ascoltare il mondo che ci sta attorno, in
un’atmosfera di preghiera e di riflessione.
3. Mentre siamo in procinto di disperderci verso i vari luoghi della
nostra missione, con rinnovato impegno e coraggio, indirizziamo questo
messaggio alla Chiesa tutta intera, Famiglia di Dio, e in special modo
alla Chiesa in Africa: ai nostri fratelli vescovi in nome dei quali
siamo qui; ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e a tutti i fedeli
laici e a chiunque Dio apra il cuore per ascoltare le nostre parole.
PARTE I
UNO SGUARDO ALL’AFRICA D’OGGI
4. Viviamo in un mondo pieno di contraddizioni e in piena crisi. La
scienza e la tecnologia fanno passi da gigante in tutti gli aspetti
della vita, fornendo all’umanità tutto ciò che occorre per fare del
nostro pianeta un luogo meraviglioso per tutti noi. Tuttavia situazioni
tragiche di rifugiati, povertà estrema, malattie e fame uccidono tuttora
migliaia di persone ogni giorno.
5. In tutto questo, l’ Africa è la più colpita.
Essa è ricca di risorse umane e naturali, ma molti del nostro popolo
sono lasciati a dibattersi nella povertà e nella miseria, in guerre e
conflitti, fra crisi e caos. Molto raramente tutto ciò è causato da
disastri naturali. Piuttosto è dovuto in larga misura a decisioni e
azioni umane di persone che non hanno nessuna considerazione per il bene
comune e ciò spesso per tragica complicità e cospirazione criminale tra
responsabili locali e interessi stranieri.
6. Ma l’Africa non deve disperare. Le benedizioni di Dio sono ancora
abbondanti e aspettano di essere sfruttate con prudenza e giustizia a
favore dei suoi figli. Dove le condizioni sono giuste, i suoi figli
hanno dimostrato che possono raggiungere, e in effetti hanno raggiunto,
il più alto grado di impegno umano e competenza. Ci sono molte buone
notizie in diverse parti dell’Africa. Ma i mezzi di comunicazione
moderna spesso prediligono le cattive notizie e sembrano concentrarsi
sulle nostre disgrazie e difetti, piuttosto che sugli sforzi positivi
che stiamo compiendo. Nazioni sono uscite da lunghi anni di guerra e si
muovono gradualmente sui sentieri della pace e della prosperità. Il buon
governo sta avendo un notevole impatto positivo in alcuni paesi
africani, stimolando così altri paesi a riconsiderare le cattive
abitudini del passato e del presente. Abbondano segnali di molte
iniziative che cercano di dare un’effettiva soluzione ai nostri
problemi. Questo Sinodo, proprio per la scelta del suo tema, spera di
essere una di queste iniziative positive. Invitiamo tutti
indistintamente a collaborare per raccogliere le sfide della
Riconciliazione, della Giustizia e della Pace in Africa. Molti stanno
soffrendo e morendo: non c’è tempo da perdere.
PARTE II
ALLA LUCE DELLA FEDE
7. Il nostro ufficio di vescovi ci obbliga a considerare ogni cosa alla
luce della fede. Poco tempo dopo la pubblicazione di Ecclesia in Africa
(EIA), i vescovi d’Africa, tramite il Simposio delle Conferenze
Episcopali d’Africa e Madagascar (SECAM), pubblicarono una lettera
pastorale intitolata: “Cristo nostra pace” (cfr. Documento Finale dell’
Assemblea Plenaria del SECAM a Rocca di Papa, 1-8 Ottobre 2000,
pubblicato ad Accra nel 2001). Durante questa assemblea abbiamo spesso
ricordato che l’iniziativa per ogni riconciliazion e pace viene da Dio.
Come dice l’Apostolo Paolo: “In Cristo, Dio ha riconciliato a sé il
mondo”. Questo avviene per un suo dono gratuito di perdono senza
condizioni, “senza imputare loro i peccati”, per introdurci nella sua
pace (cf. 2 Cor 5, 17-20). Per quanto riguarda la giustizia, anch’essa è
azione di Dio, attraverso la grazia giustificante, in Cristo.
8. Nello stesso testo San Paolo continua dicendo che Dio “affida a noi
la parola della riconciliazione”, e in effetti ci ha nominati
“ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro”.
Questo è l’altissimo mandato che abbiamo ricevuto dal nostro Dio,
misericordioso e compassionevole. La Chiesa in Africa, sia come famiglia
di Dio sia come singoli fedeli, ha il dovere di essere strumento di pace
e riconciliazione, secondo il cuore di Cristo, che è la nostra pace e
riconciliazione. E sarà capace di far questo nella misura in cui essa
stessa è riconciliata con Dio. Le sue strategie per la riconciliazione,
la giustizia e la pace nella società devono andare oltre e più in
profondità di quanto il mondo tratti queste questioni. Con San Paolo, il
Sinodo invita tutti i popoli d’Africa: “ Vi supplichiamo in nome di
Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5, 20). In altre parole,
invitiamo tutti a lasciarsi riconciliare con Dio. È questo che apre la
via alla riconciliazione vera fra persone. È questo che può spezzare il
circolo vizioso dell’offesa, della vendetta e del contrattacco. In tutto
questo, la virtù del perdono è cruciale, anche prima di qualsiasi
ammissione di colpa. Quelli che dicono che il perdono non funziona,
dovrebbero provare a vendicarsi e vedere cosa succede. Il vero perdono
promuove la giustizia del pentimento e della riparazione, che conducono
a una pace che va alle radici del conflitto e che fanno di quanti erano
vittime e nemici, degli amici, fratelli e sorelle. Poiché è Dio che
rende possibile questo tipo di riconciliazione, in questo ministero
dobbiamo dare uno spazio adeguato alla preghiera e ai sacramenti,
specialmente il Sacramento della Penitenza.
PARTE III
ALLA CHIESA UNIVERSALE
9. Questo proietta la sua luce di attenzione e solidarietà sul
continente africano. Ringraziamo il Santo Padre per la sua vicinanza
all’Africa nelle sue lotte e per la difesa che ne fa con tutto il peso
della sua enorme autorità morale. Come i suoi predecessori, è sempre
stato un vero amico dell’Africa e degli Africani. Confrontandoci con le
nostre sfide, siamo stati arricchiti e guidati dai tesori e dalla
saggezza del magistero dei Papi sugli aspetti socio-politici. A questo
proposito, il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa è un
vademecum e una risorsa che vivamente raccomandiamo in questo messaggio
a tutti i fedeli laici, specialmente a quelli che hanno grandi
responsabilità nelle nostre comunità.
10. La Santa Sede ha promosso molte iniziative mirate allo sviluppo e al
benessere dell’Africa. Un caso specifico è la Fondazione Giovanni Paolo
II per il Sahel per combattere la desertificazione nelle regioni del
Sahel. Non possiamo neanche sminuire i grandi servigi che rendono i
rappresentanti pontifici nelle nostre chiese locali. Oggi la Santa Sede
ha Nunzi in 50 paesi africani, su 53. Questa è una forte indicazione
dell’impegno della Santa Sede a servizio del continente, per il quale il
Sinodo esprime un profondo apprezzamento.
11. Salutiamo con affetto fraterno la Chiesa tutt’intera, oltre le coste
dell’Africa, noi tutti membri della stessa Famiglia di Dio sparsa in
tutto il mondo. La presenza e la partecipazione attiva di delegati da
altri continenti in questa assemblea, conferma il nostro legame di
collegialità effettiva ed affettiva. Ringraziamo tutte quelle Chiese
locali che si sono impegnate per offrire servizi in Africa e per
l’Africa, sia nell’ambito spirituale che materiale. Nell’area della
riconciliazione, della giustizia e della pace, la Chiesa in Africa
continuerà a contare sull’effettivo patrocinio dei responsabili della
Chiesa in quei paesi ricchi e potenti le cui politiche, azioni e
omissioni contribuiscono a causare o aggravare la difficile situazione
dell’Africa. C’e uno speciale legame storico fra l’Europa e l’Africa. A
questo proposito, dunque, la relazione che oggi esiste fra i due
organismi episcopali a livello continentale, il Consiglio delle
Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e SECAM, deve essere rafforzata e
approfondita. Accogliamo pure con gioia i nascenti rapporti fraterni tra
la Chiesa in Africa e la Chiesa nelle Americhe.
12. Molti figli e figlie d’Africa hanno lasciato la loro casa per cercar
dimora in altri continenti. Molti di loro stanno bene e contribuiscono
validamente alla vita del loro nuovo paese di residenza. Altri lottano
per sopravvivere. Li raccomandiamo tutti all’adeguata attenzione
pastorale della Chiesa, Famiglia di Dio, dovunque siano. “Ero straniero
e mi avete accolto” (Mt 25, 35) non è solo una parabola circa la fine
del mondo, ma è anche un dovere da soddisfare oggi. La Chiesa in Africa
ringrazia Dio per i suoi numerosi figli e figlie che sono missionari in
altri continenti. In questo santo scambio di doni, è importante che
tutte le parti coinvolte continuino a lavorare per costruire una
relazione cristiana trasparente, corretta, dignitosa. Durante i lavori
del Sinodo, la Chiesa in Africa ha accettato la sfida di interessarsi
delle persone di discendenza africana in altri continenti, specialmente
d’America.
13. A questo punto, questo Sinodo sente il dovere d’esprimere profondo
apprezzamento per i molti missionari, sacerdoti, religiosi e fedeli
laici che da altri continenti hanno portato la fede alla maggior parte
dei paesi in Africa, molti dei quali vi stanno ancora lavorando con zelo
e dedizione eroica. Grazie in special modo a quelli che sono rimasti con
la loro gente anche in tempo di guerra e di gravi crisi. Alcuni hanno
anche pagato con la propria vita la loro fedeltà.
PARTE IV
LA CHIESA IN AFRICA
14. Ricordiamo, con giusto orgoglio, che il Cristianesimo è presente in
Africa fin dai sui primi inizi, in Egitto ed Etiopia e subito dopo in
altre parti del Nord Africa. Questa antica Chiesa ha arricchito la
Chiesa universale con prestigiose tradizioni, teologiche e spirituali,
con famosi santi e martiri, come Papa Giovanni Paolo II ha messo in
evidenza così eloquentemente (cf. EIA, 31). Le Chiese dell’Egitto e
dell’Etiopia, che sono sopravvissute a numerose prove e persecuzioni,
meritano un’alta considerazione e una collaborazione più stretta con le
Chiese, molto più giovani, nel resto del continente. Tale collaborazione
è particolarmente importante se consideriamo le migliaia di migranti e
di giovani studenti dal sud del Sahara che fanno i loro studi superiori
nel Maghreb. Molti di loro sono cattolici e portano con sé il loro
attaccamento alla fede, cosa che rianima grandemente la Chiesa locale di
residenza. La Chiesa, formata in questi luoghi e in altri soprattutto da
stranieri, conta sulla solidarietà delle Chiese sorelle d’Africa perché
mandino sacerdoti Fidei Donum ed altri missionari.
15. In tutto il continente, la Chiesa continuerà a camminare in
solidarietà con il suo popolo. Le gioie e i dolori, le speranze e le
aspirazioni del nostro popolo sono anche le nostre (cf. GS, 1). Siamo
convinti che il primo e specifico contributo della Chiesa ai popoli d’
Africa è la proclamazione del Vangelo di Cristo. Siamo perciò impegnati
a continuare vigorosamente la proclamazione del Vangelo ai popoli d’
Africa, perché “la vita in Cristo è il primo e principale fattore di
sviluppo”, come Papa Benedetto XVI dice in Caritas in veritate (CV, 8).
Infatti l’impegno a favore dello sviluppo proviene da quel cambiamento
del cuore che deriva dalla conversione al Vangelo. In questa luce,
accettiamo la nostra responsabilità d’essere strumenti di
riconciliazione, di giustizia e di pace nelle nostre comunità,
“ambasciatori per Cristo” (2 Cor 5, 20) che è la nostra pace e
riconciliazione. A questo proposito, tutti i membri della Chiesa, clero,
religiosi e fedeli laici, devono essere mobilizzati a lavorare insieme
nell’unità che fa la forza. Siamo provocati e incoraggiati dal proverbio
africano che dice che “un esercito di formiche ben organizzate può
abbattere un elefante”. Non dovremmo aver paura e ancor meno essere
scoraggiati, dall’enormità dei problemi del nostro continente.
16. La Chiesa in Africa accoglie con gioia l’invito fatto nella sala del
Sinodo per una collaborazione ‘Sud-Sud’ nei nostri sforzi. Molti dei
problemi dell’Africa, e molte delle pressioni sull’Africa, si trovano
anche in Asia e nell’America Latina. Noi crediamo che abbiamo molto da
guadagnare non solo scambiandoci informazioni ma anche collaborando. Che
il Signore ci mostri la via per continuare in questa direzione.
17. Il SECAM è l’istituzione della solidarietà pastorale organica della
gerarchia della Chiesa in Africa (cf. EIA, 16). Sfortunatamente, questo
organismo insostituibile non ha ricevuto il sostegno che dovrebbe
ricevere, neanche dai vescovi in Africa. Ringraziamo Dio che questo
Sinodo ha rappresentato un opportunità benedetta di mettere in luce
l’importanza del SECAM. Abbiamo molte ragioni di credere che gli inviti
fatti da molti Padri sinodali per un maggior impegno verso il SECAM non
sono caduti nel vuoto. Mentre ci prepariamo a ritornare a casa, ci siamo
impegnati a dare al SECAM quel poco di cui ha bisogno per svolgere la
sua missione. Creata per iniziativa del SECAM e operante in comunione
leale con esso, la Confederazione delle Conferenze dei Superiori
Maggiori d’ Africa e di Madagascar (COSMAM), sta crescendo gradualmente
per diventare uno strumento effettivo per promuovere nel continente una
solidarietà pastorale organica nella vita e nell’apostolato dei
religiosi in Africa. Il Sinodo accoglie con gioia il loro valido
contributo alla vita e missione della Chiesa in Africa.
18. Come vescovi accettiamo la sfida di lavorare in unità nelle nostre
varie Conferenze Episcopali, dando ai nostri paesi un modello di
istituzione nazionale riconciliata e giusta, pronti ad offrirci come
artigiani di pace e di riconciliazione, ogni volta e in ogni luogo ne
siamo richiesti. Lodiamo quei vescovi che hanno avuto tali ruoli,
specialmente in ambito ecumenico e/o insieme a religioni differenti,
come abbiamo visto avvenire in luoghi come il Mali, la Repubblica
Democratica del Congo, il Burkina Faso, il Senegal, il Niger e altri.
L’unità dell’episcopato è fonte di grande forza, mentre la sua assenza
spreca le energie, rende vani gli sforzi e apre uno spazio ai nemici
della Chiesa per neutralizzare la nostra testimonianza. Un’area
importante dove una tale cooperazione nazionale e coesione sono molto
utili è nei mezzi di comunicazione. Da quando EIA è stata pubblicata, è
avvenuta una vera esplosione di stazioni radio cattoliche in Africa, da
soltanto 15 circa nel 1994 a più di 163 oggi, in 32 paesi. Lodiamo quei
paesi che hanno incoraggiato questo sviluppo. Invitiamo quei paesi che
hanno ancora delle riserve a questo proposito, a riconsiderare le loro
politiche, per il bene dei loro paesi e della loro gente.
19. Ogni vescovo deve porre le questioni della riconciliazione, della
giustizia e della pace come un’alta priorità nell’agenda pastorale della
sua diocesi. Dovrebbe assicurare la creazione di Commissioni di
Giustizia e Pace a tutti i livelli. Dovremmo continuare a lavorare sodo
nel formare le coscienze e nel cambiare i cuori, tramite una catechesi
efficace a tutti i livelli. Questo deve andare oltre il “semplice
catechismo” per bambini e catecumeni che si preparano ai sacramenti.
Abbiamo bisogno di organizzare un programma di formazione continua per
tutti i nostri fedeli, specialmente per quelli che sono in alte
posizioni di autorità. Le nostre diocesi devono essere modelli di buon
governo, di trasparenza e di buona gestione finanziaria. Dobbiamo
continuare a fare del nostro meglio per combattere la povertà, grande
ostacolo alla pace e alla riconciliazione. Qui i suggerimenti per creare
programmi di micro-finanza meritano un’attenzione particolare. Come
ultimo punto, il vescovo, in quanto capo della sua Chiesa locale, ha il
dovere di mobilizzare tutti i suoi fedeli e coinvolgerli nei ruoli loro
propri nel pianificare, formulare, attuare e valutare politiche e
programmi diocesani per la riconciliazione, la giustizia e la pace.
20. Il sacerdote è “il collaboratore necessario e più stretto del
vescovo”. In questo Anno Sacerdotale, cari fratelli nel sacerdozio, ci
indirizziamo a voi in modo speciale: voi occupate una posizione chiave
nell’apostolato della diocesi. Voi rappresentate per la gente la faccia
più visibile del clero, sia all’interno della Chiesa, che all’esterno.
Il vostro esempio di vita insieme e in pace, superando le barriere
tribali e razziali, può essere una potente testimonianza per gli altri.
Questo viene dimostrato per esempio quando accogliete con gioia chiunque
la Santa Sede nomina come vostri vescovi, senza distinzioni di luogo di
nascita. Molto della realizzazione dei piani pastorali diocesani per la
riconciliazione, la giustizia e la pace dipenderà da voi. La catechesi,
la formazione del laicato, la cura pastorale delle persone di alta
responsabilità: niente di tutto questo andrà lontano senza il vostro
pieno impegno nelle parrocchie e nei vari luoghi di vostra competenza.
Il Sinodo vi esorta a non trascurare il vostro dovere in questo ambito.
Raggiungerete un successo più grande se sarete capaci di lavorare in un
ministero basato sulla cooperazione, coinvolgendo tutti gli altri agenti
della comunità pastorale; diaconi, religiosi, catechisti, laici, uomini
e donne e i giovani. In molti casi, il prete è fra quelli meglio formati
nella comunità locale e talvolta ci si aspetta che svolga un ruolo di
leader negli affari della comunità. Dovreste sapere qual è il modo
migliore di offrire il vostro servizio pastorale ed evangelico, senza
schieramenti di parte. La vostra fedeltà agli impegni sacerdotali, in
particolare a una vita di celibato nella castità, come pure a un
distacco dalle cose materiali, è una testimonianza eloquente al Popolo
di Dio. Molti di voi hanno lasciato l’Africa per la missione in altri
continenti. Quando lavorate con rispetto e ordine, voi date una buona
immagine dell’Africa. Il Sinodo loda il vostro impegno nell’opera
missionaria della Chiesa. Possiate ricevere tutti la ricompensa promessa
a coloro “che hanno lasciato la loro casa ..... per causa del Regno” (Lc
18, 28).
21. L’Africa in questi ultimi anni è divenuta pure un terreno fertile
per numerose vocazioni: sacerdoti, fratelli e suore. Ringraziamo Dio per
questa grande benedizione. Cari uomini e donne di vita consacrata, vi
siamo grati per la testimonianza della vostra vita religiosa nei
consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, che spesso vi
rendono profeti e modelli di riconciliazione, giustizia e pace in
circostanze di estrema pressione. Il Sinodo vi esorta a dare la massima
efficacia al vostro apostolato attraverso la comunione leale e impegnata
con la gerarchia locale. Il Sinodo si congratula specialmente con voi,
religiose, per la dedizione e lo zelo nel vostro apostolato nel campo
della sanità, dell’educazione e di altri aspetti dello sviluppo umano.
22. Questo Sinodo si rivolge con profondo affetto ai fedeli laici
d’Africa. Voi siete la Chiesa di Dio nei luoghi pubblici della società.
È in voi ed attraverso di voi che la vita e la testimonianza della
Chiesa sono visibili al mondo. Voi quindi condividete il mandato della
Chiesa di essere “ambasciatori per Cristo” impegnati per la
riconciliazione del popolo con Dio e tra di loro. Ciò esige che lasciate
che la vostra fede permei ogni aspetto ed angolo della vostra vita; in
famiglia, al lavoro, nella professione, in politica e nella vita
pubblica. Non è un impegno facile. Per questo dovete accostarvi
assiduamente alle sorgenti della grazia, tramite la preghiera ed i
sacramenti. Il testo scritturistico del tema del Sinodo, indirizzato a
tutti I seguaci di Cristo, si riferisce in modo particolare a voi: “Voi
siete il sale della terra…Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13-14). A
questo punto vogliamo reiterare la raccomandazione di Ecclesia in Africa
a proposito delle Piccole Comunità Cristiane (cf. EIA, 93).Oltre alla
preghiera, vi dovete armare con una sufficiente conoscenza della fede
cristiana per essere capaci di “dare prova della speranza che portate”
(1 Pt 3, 15) nei luoghi pubblici dove si formano le idee. Coloro tra voi
che sono più in alto hanno il dovere di acquisire un livello
proporzionale di cultura religiosa. In particolare raccomandiamo
caldamente le fonti basilari della fede cattolica: la Santa Bibbia, il
Catechismo della Chiesa Cattolica, e ciò che è più rilevante per il tema
del sinodo, il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa. Tutti
questi sono disponibili a prezzi accessibili. Non ci sono scuse per
restare ignoranti della propria fede. Al riguardo Ecclesia in Africa
raccomandava ardentemente la fondazione di università cattoliche.
Ringraziamo Dio che negli ultimi 15 anni sono emerse molte di tali
istituzioni, e molte altre sono in arrivo. Questo progetto ha una
importanza capitale. Ma è necessario, se dobbiamo investire su un futuro
di un laicato cattolico ben formato, specialmente di intellettuali,
pronti e capaci di ergersi a testimoniare la propria fede nel mondo
contemporaneo. Questo è certamente un campo dove la solidarietà
universale della Chiesa Famiglia di Dio è imprescindibile.
23. Il Sinodo ha un messaggio molto importante e speciale per voi, cari
cattolici africani impegnati nella vita pubblica. Lodiamo i tanti tra
voi che si sono offerti per il servizio pubblico nel vostro popolo,
senza preoccuparsi di tutti i pericoli e delle incertezze della politica
in Africa, prendendolo come un apostolato per promuovere il bene comune
ed il regno di Dio, che è regno di giustizia, di amore e di pace,
secondo l’insegnamento della Chiesa (cf. GS, 75). Potete sempre contare
sull’incoraggiamento e sull’appoggio della Chiesa. Ecclesia in Africa
esprimeva la speranza che emergano in Africa politici e capi di stato
santi. Questo non è certamente un desiderio vuoto. È incoraggiante che
la causa di canonizzazione di Julius Nyerere della Tanzania sia già in
corso. L’Africa ha bisogno di santi in rilevanti uffici politici:
politici santi che sgombreranno il continente dalla corruzione, che
lavoreranno per il bene della gente e che sapranno come galvanizzare
altri uomini e donne di buona volontà al di fuori della Chiesa ad unirsi
contro i mali comuni che assillano le nostre nazioni. Il Sinodo ha
raccomandato fortemente che le Chiese locali intensifichino il loro
apostolato per la cura spirituale di quanti sono in cariche pubbliche,
designino zelanti cappellani per loro ed organizzino uffici di
collegamento ad alto livello per evangelizzare i parlamenti. Vi
esortiamo, tutti voi fedeli laici in politica, di approfittare
pienamente di tali programmi là dove esistono. Molti cattolici in
posizioni di prestigio deplorevolmente non hanno corrisposto
adeguatamente all’esercizio delle loro cariche. Il Sinodo invita tali
persone a pentirsi o a lasciare la pubblica arena e così cessare di
causare rovina al popolo dare cattiva fama alla Chiesa Cattolica.
24. Rivolgiamo ora l’ attenzione alle nostre care famiglie cattoliche in
Africa. Ci congratuliamo con voi per essere rimaste tenacemente fedeli
agli ideali della famiglia cristiana e per aver conservato i valori
migliori della nostra famiglia africana. Vi mettiamo in guardia contro
gli attacchi di velenose ideologie provenienti dall’estero, che
pretendono di essere cultura “moderna”. Continuate ad accogliere i
bambini come dono di Dio ed allevateli nella conoscenza e nel timore di
Dio, per essere persone di riconciliazione, di giustizia e di pace nel
futuro. Siamo coscienti che molte delle nostre famiglie sono oggetto di
grande pressione. La povertà spesso rende i genitori incapaci di
prendersi buona cura dei propri figli, con conseguenze disastrose.
Invitiamo i governi e le autorità civili a ricordare che il paese la cui
legislazione distrugge le famiglie, lo fa a scapito proprio. La maggior
parte delle famiglie chiedono solo quanto è sufficiente per
sopravvivere. Esse hanno il diritto a vivere.
25. Il Sinodo ha una parola speciale per voi, care donne cattoliche. Voi
siete spesso la spina dorsale della nostra Chiesa locale. In molti paesi
le Organizzazioni delle Donne Cattoliche sono una grande forza per
l’apostolato della Chiesa. Ecclesia in Africa raccomandava che nella
Chiesa “le donne, adeguatamente formate, vengano rese partecipi, ai
livelli appropriati, dell’attività apostolica della Chiesa” (n. 121). In
molti luoghi si registra un progresso in questa direzione. Ma ancora
molto resta da fare. Il contributo specifico delle donne dovrebbe essere
riconosciuto e promosso, non solo in casa come mogli e madri, ma più
generalmente anche nella sfera sociale. Il Sinodo raccomanda alle nostre
Chiese locali di spingersi al di là dell’affermazione generale di
Ecclesia in Africa e di creare strutture cpncrete per assicurare la
reale partecipazione delle donne “a livelli appropriati”. La Santa Sede
ci ha dato il buon esempio a questo riguardo nominando donne a cariche
dei più alti livelli. Ovunque in Africa si parla molto dei diritti delle
donne, specialmente attraverso i piani d’azione preparati da alcune
agenzie dell’ONU. Molto di ciò che dicono è giusto e corrisponde a
quanto la Chiesa va dicendo. Ma c’è bisogno di grande cautela nei
progetti concreti da loro proposti, spesso per secondi fini. Noi
incarichiamo voi, donne cattoliche, ad essere pienamente coinvolte nei
programmi per le donne dei vostri paesi, con gli occhi della fede ben
aperti. Munite di una buona informazione e della dottrina sociale della
Chiesa, dovreste fare in modo che le buone idee non vengano distorte
dagli spacciatori di ideologie straniere e moralmente velenose che
riguardano il genere e la sessualità umana. Nel far questo vi guidi
Maria nostra Madre, sede della Sapienza.
26. Il Sinodo chiede ugualmente a voi, cari uomini cattolici, di
svolgere i vostri importanti ruoli di padri responsabili e di mariti
retti e fedeli. Seguite l’esempio di S. Giuseppe (cf.Mt 2, 13-23) nella
cura della famiglia, nella protezione della vita dal momento del
concepimento e nell’educazione dei figli. Fate in modo di organizzarvi
in associazioni ed in gruppi di Azione Cattolica che vi rendano capaci
di migliorare la qualità della vita cristiana e l’impegno per la Chiesa.
Ciò vi metterebbe anche in una posizione migliore per interpretare ruoli
di guida nella società e per diventare testimoni più efficaci e
promotori di riconciliazione, giustizia e pace, come sale della terra e
luce del mondo.
27. Infine ci rivolgiamo a voi, nostri figli e figlie, giovani delle
nostre comunità. Voi non siete solo il futuro della Chiesa: voi siete
già il presente in grande numero. In molti paesi d’Africa più del 60%
della popolazione è sotto i 25 anni. La percentuale nella Chiesa non
dovrebbe essere molto differente. Voi dovete essere strumenti di pace e
all’avanguardia di un cambiamento sociale positivo. Sentiamo di dover
dare un’attenzione particolare a voi, giovani adulti. Voi siete spesso
trascurati, lasciati alla deriva come bersagli per ideologie e sette di
ogni tipo. Voi siete molto spesso reclutati ed assunti per pratiche
violente. Esortiamo tutte le Chiese locali a considerare l’apostolato
verso i giovani come un’alta priorità.
28. Gesù ha detto: “Lasciate che i bambini vengano a me; a chi è come
loro, infatti, appartiene il regno dei cieli”(Mt 19, 14). Il Sinodo non
ha dimenticato voi, cari bambini. Voi siete sempre oggetto di della
nostra tenera attenzione. Ma noi riconosciamo e desideriamo valorizzare
il vostro entusiasmo ed impegno come forze attive di evangelizzazione,
specialmente tra i vostri coetanei. A voi pure deve essere assicurato
uno spazio adeguato, mezzi e direzione per abilitarvi all’apostolato. Vi
raccomandiamo specialmente l’organizzazione per i bambini delle
Pontificie Opere Missionarie: l’ Opera della Santa Infanzia.
PARTE V
UN APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
29. La famiglia di Dio si estende al di là dei confini visibili della
Chiesa, essa include l’umanità intera. Quando pensiamo ad argomenti come
riconciliazione, giustizia e pace, tutti ci incontriamo al livello più
profondo della nostra comune umanità. Questo progetto riguarda tutti e
richiede un’azione comune. Noi allora alziamo la nostra voce per un
appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà. In modo particolare
ci rivolgiamo a coloro con i quali professiamo la stessa fede in Gesù
Cristo, e anche a uomini e donne di altre fedi.
30. In genere le agenzie dell’ONU svolgono un buon lavoro in Africa, per
lo sviluppo, il mantenimento della pace, la difesa dei giusti diritti
delle donne e dei bambini, la lotta alla povertà, alle malattie,al
HIV/AIDS, alla malaria, alla tubercolosi ed altri problemi. Il Sinodo
loda il lavoro positivo che stanno svolgendo. Tuttavia chiediamo loro di
essere più coerenti e trasparenti nel realizzare i loro programmi.
Raccomandiamo vivamente i paesi di Africa a valutare con attenzione i
servizi che sono offerti alla nostra gente, di assicurarsi che essi sia
buoni per noi. In particolare il Sinodo denuncia tutti i tentativi
furtivi di distruggere e scalzare i preziosi valori Africani della
famiglia e della vita umana (per esempio: il detestabile art. 14 del
Protocollo di Maputo ed altre proposte simili).
31. La Chiesa non è seconda a nessuno nella lotta contro l’HIV/AIDS e
nella cura delle persone infette e contagiate da esso. Il Sinodo
ringrazia tutti quelli che sono generosamente coinvolti in questo
difficile apostolato di amore e di attenzione. Invochiamo un appoggio
prolungato perché possiamo coprire i bisogni dei molti che chiedono
assistenza. Con il Santo Padre Benedetto XVI, questo Sinodo avverte con
forza che il problema non può essere superato con la distribuzione di
profilattici. Chiediamo a tutti coloro che sono genuinamente interessati
ad arrestare la trasmissione sessuale dell’ HIV/AIDS di riconoscere il
successo già ottenuto dai programmi che consigliano l’astinenza tra i
non sposati e la fedeltà tra gli sposati. Questo modo di procedere non
solo offre la miglior protezione contro la diffusione di questa malattia
ma è pure in armonia con la morale cristiana. Ci rivolgiamo
particolarmente a voi, giovani. Non permettete che nessuno vi inganni
nel pensare che non potete autocontrollarvi: sì, con la grazie di Dio,
lo potete.
32. Ai grandi poteri di questo mondo rivolgiamo una supplica: trattate
l’Africa con rispetto e dignità. L’Africa da tempo reclama un
cambiamento nell’ordine economico mondiale a riguardo delle strutture
ingiuste accumulatesi pesantemente su di essa. La recente turbolenza nel
mondo finanziario mostra il bisogno di un radicale cambiamento di
regole. Ma sarebbe una tragedia se le modifiche fossero fatte solo negli
interessi dei ricchi ed ancora a discapito dei poveri. Molti dei
conflitti, guerre e povertà dell’Africa derivano principalmente da
queste strutture ingiuste.
33. L’umanità ha molto da guadagnare se ascolta le parole sapienti del
Santo Padre Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate. Un ordine
mondiale nuovo e giusto non è soltanto possibile, ma necessario per il
bene di tutta l’umanità. Un cambiamento è richiesto circa il debito che
pesa sui paesi poveri, uccidendo letteralmente i bambini. Le società
multinazionali devono cessare la devastazione criminale dell’ambiente
per il loro ingordo sfruttamento delle risorse naturali. È una politica
miope quella di fomentare guerre per ottenere profitti rapidi dal caos,
al prezzo di vite umane e di sangue. È possibile che nessuno sia capace
e voglia interrompere questi crimini contro l’umanità?
PARTE VI
“AFRICA, ALZATI!”
34. Si dice che la culla del genere umano si trovi in Africa. Il nostro
continente ha una lunga storia di grandi imperi e di civiltà illustri.
La storia futura del continente deve essere ancora scritta. Dio ci ha
benedetto con ampie risorse naturali ed umane. Nella quotazione
internazionale dello sviluppo materiale, i paesi dell’Africa sono spesso
agli ultimi posti. Non è questa una ragione per disperare.. Ci sono
stati gravi atti di ingiustizia storica, come la tratta degli schiavi ed
il colonialismo, le cui conseguenze negative ancora persistono. Ma
queste non sono più scuse per non muoverci in avanti. Di fatto molte
cose stanno accadendo. Lodiamo gli sforzi per liberare l’Africa
dall’alienazione culturale e dalla schiavitù politica. Ora l’Africa deve
affrontare la sfida di dare ai propri figli un degno livello di
condizioni di vita. A livello politico, c’è un progresso verso
l’integrazione continentale: l’Organizzazione per l’Unità Africana (OAU)
è diventata l’Unione Africana (AU). L’Unione Africana ed altri
raggruppamenti regionali, a volte in collaborazione con le Nazioni
Unite, hanno intrapreso iniziative per risolvere conflitti e per
mantenere la pace in molte situazioni di crisi. A livello economico,
l’Africa ha cercato di tagliarsi su misura una struttura strategica per
lo sviluppo chiamata NEPAD (Nuovo Partenariato Economico per lo Sviluppo
Africano). Ha previsto anche un APRM (African Peer Review Mechanism) per
il monitoraggio e la misura dell’attuazione di ciò da parte dei vari
paesi. Il Sinodo loda questi sforzi poiché questi programmi collegano
chiaramente l’emancipazione economica dell’Africa con l’insediamento di
un buon governo. Purtroppo qui sta il punto di stallo. Per la gran parte
dei paesi africani i bei documenti del NEPAD restano ancora lettera
morta. Ci attendiamo perciò un miglioramento generale del buon governo
in Africa.
35. Il Sinodo felicemente si congratula con i pochi paesi in Africa che
hanno intrapreso la strada di una genuina democrazia. Essi stanno già
mostrando i buoni risultati del metodo di fare le cose bene. Alcuni di
essi sono usciti da molti anni di guerre e conflitto e stanno
gradualmente ricostruendo la loro nazione disastrate. Noi speriamo che
il loro buon esempio solleciti altri a cambiare le cattive abitudini.
36. Il Sinodo nota con tristezza che la situazione in parecchi paesi
resta molto vergognosa. Pensiamo in particolare alla triste situazione
della Somalia, immersa in un conflitto virulento da quasi due decenni
che coinvolge già i paesi vicini. Non dimentichiamo la tragica
condizione di milioni di persone nella regione dei Grandi Laghi e la
crisi che ancora perdura nell'Uganda settentrionale, nel Sudan
meridionale, nel Darfur, in Guinea Conakry ed in altri luoghi. Coloro
che controllano le sorti di queste nazioni devono assumersi piena
responsabilità per il loro deplorevole comportamento. Nella maggior
parte dei casi, abbiamo a che fare con avidità di poter e di ricchezza a
spese della popolazione e della nazione. Qualunque sia l’incidenza di
interessi stranieri, c'è sempre la vergognosa e tragica collusione dei
leader locali: politici che tradiscono e svendono le loro nazioni,
uomini d’affari corrotti che sono in collusione con multinazionali
rapaci, commercianti e trafficanti di armi africani, che fanno fortuna
con il commercio di piccole armi che causano grande distruzione di vite
umane, e agenti locali di alcune organizzazioni internazionali che
vengono pagati per diffondere letali ideologie in cui essi stessi non
credono.
37. La conseguenza negativa di tutto ciò sta davanti al mondo intero:
povertà, miseria e malattie; rifugiati dentro e fuori del paese e
oltremare, la ricerca di più verdi pascoli che porta alla fuga dei
cervelli, emigrazione clandestina e traffico di persone umane, guerre e
spargimento di sangue, spesso su commissione, l'atrocità dei bambini
soldato e indicibile violenza contro le donne. Come si può essere
orgogliosi di “presiedere” su un tale caos? Che ne è del nostro
tradizionale senso africano di vergogna? Questo Sinodo lo proclama forte
e chiaro: è tempo di cambiare abitudini, per amore delle generazioni
presenti e future.
PARTE VII
UNIONE DELLE FORZE SPIRITUALI
38. Noi desideriamo richiamare nuovamente ciò che il Papa Benedetto XVI
ha detto nella sua omelia durante la messa di inaugurazione del Sinodo:
l'Africa è il “polmone spirituale” dell'umanità di oggi. Questa è una
preziosa risorsa, più preziosa dei nostri minerali e del petrolio. Ma
egli ci ha messi in guardia che questo polmone corre il rischio di
essere infettato dal duplice virus del materialismo e del fanatismo
religioso. Nella sua determinazione a preservare il nostro patrimonio
spirituale, contro tutti gli attacchi e le infezioni il Sinodo invita a
una sempre più grande collaborazione ecumenica con i nostri fratelli e
sorelle di altre tradizioni cristiane. Desideriamo anche che ci sia più
dialogo e cooperazione con i mussulmani e gli aderenti alla Religione
Tradizionale Africana (RTA) e persone di altre fedi.
39. Il fanatismo religioso si sta diffondendo in tutto il mondo. Esso è
causa di rovina in molte parti dell'Africa. Dalla cultura religiosa
tradizionale gli Africani hanno assorbito un profondo senso di Dio
Creatore. Hanno portato questo nella loro conversione al Cristianesimo e
all'Islam. Quando questo fervore religioso è male indirizzato dai
fanatici o manipolato dai politici, si creano conflitti che tendono a
sommergere ognuno. Ma, dirette e guidate in modo appropriato, le
religioni sono una grande forza di bene, specialmente per la pace e per
la riconciliazione.
40. Il Sinodo ha ascoltato la testimonianza di molti padri sinodali che
hanno percorso con successo la strada del dialogo con i musulmani. Hanno
dato testimonianza del fatto che il dialogo è efficace e la
collaborazione è possibile e spesso efficace. I temi della
riconciliazione, della giustizia e della pace generalmente interessano
in intere comunità a prescindere dal loro credo. Lavorando sui molti
valori condivisi tra le due fedi, musulmani e cristiani possono dare un
grande contributo a ristabilire la pace e la riconciliazione nelle
nostre nazioni. Questo si è già verificato in molti casi. Il Sinodo loda
questi sforzi e li raccomanda per altri.
41. Il dialogo e la collaborazione prospereranno quando c’è rispetto
reciproco. Come vescovi cattolici, abbiamo chiare direttive per il
dialogo per restare saldi nella nostra fede, ma lasciando agli altri la
libertà di scelta. Il Sinodo ha avuto buone notizie a riguardo di
comunità islamiche che concedono alla Chiesa libertà di culto. Esse
anche accolgono lietamente e traggono benefici dalle opere sociali della
Chiesa. Nel lodare tutto ciò, noi insistiamo nel dire che questo non è
sufficiente. La libertà di religione comprende anche la libertà di
condividere la propria fede, di proporla, non di imporla, di accettare e
accogliere coloro che si convertono. Quelle nazioni che per legge
proibiscono ai loro cittadini di abbracciare la fede cristiana privano i
loro cittadini del diritto umano fondamentale di decidere liberamente
sul credo da abbracciare. Sebbene questo continui da molto tempo, è ora
di rivedere la situazione alla luce del rispetto dei diritti umani
fondamentali. Questo Sinodo denuncia tale restrizione di libertà perché
sovverte un dialogo sincero e frustra un’autentica collaborazione.
Poiché i cristiani che decidono di cambiare la loro religione sono ben
accolti tra le fila mussulmane, ci deve essere reciprocità in questo
campo. Il rispetto reciproco è la strada da percorrere. Nel nuovo mondo
che sta nascendo, abbiamo bisogno di dare spazio ad ogni fede perché
contribuisca pienamente al bene dell'umanità.
CONCLUSIONE
42. Cari fratelli nell'episcopato, cari figli e figlie della Chiesa,
Famiglia di Dio in Africa, tutti voi uomini e donne di buona volontà in
Africa e altrove, condividiamo con voi la forte convinzione di questo
Sinodo: l'Africa non è impotente. Il nostro destino è ancora nelle
nostre mani. Tutto ciò che essa chiede è lo spazio per respirare e per
prosperare. L'Africa si è già messa in moto e la Chiesa si muove con
lei, offrendole la luce del Vangelo. Le acque possono essere burrascose,
ma con lo sguardo puntato su Cristo Signore (cf. Mt 14,28-32) arriveremo
sicuri al porto della riconciliazione, della giustizia e della pace.
Africa, alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina! (Gv 5,8)
“Per il resto, fratelli, siate gioiosi,
tendete alla perfezione,
fatevi coraggio a vicenda,
abbiate gli stessi sentimenti,
vivete in pace
e il Dio dell'amore e della pace
sarà con voi” (2 Cor 13,11).
Amen.
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