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33 - 24.10.2009
SOMMARIO
- ELENCO FINALE DELLE
PROPOSIZIONI
Per benevola decisione del Santo Padre Benedetto XVI la
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi è autorizzata a rendere
nota la versione non ufficiale delle Proposizioni della II
Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi sul tema
La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della
giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra ... Voi siete
la luce del mondo” (Mt 5, 13.14).
Pubblichiamo qui di seguito tale versione provvisoria, ufficiosa e
non ufficiale in lingua italiana.
ELENCO
FINALE DELLE PROPOSIZIONI
INTRODUCTIO
Propositio 1
Documenti che si presentano al Sommo Pontefice
I Padri sinodali presentano alla considerazione del Sommo Pontefice
i documenti su «La Chiesa in Africa a servizio della
riconciliazione, della giustizia e della pace “Voi siete il sale
della terra... voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14)» relativi
a questo sinodo. Tale documentazione comprende: i “Lineamenta”, l’
“Instrumentum laboris”, le Relazioni “ante” e “post disceptationem”
e i testi degli interventi, sia quelli presentati in aula sia quelli
“in-scriptis”, le Relazioni dei Circoli Minori e le loro discussioni
- soprattutto alcune proposte specifiche, che i Padri hanno ritenuto
di fondamentale importanza.
I Padri medesimi chiedono umilmente al Santo Padre che valuti
l’opportunità di offrire un documento sulla Chiesa in Africa a
servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace.
I - ECCLESIA IN SYNODO
Propositio 2
Il Sinodo di una nuova Pentecoste
Se la Prima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi
fu chiamata “sinodo della risurrezione e della speranza” (EIA, 13),
i Padri sinodali, in comunione con il Santo padre il papa Benedetto
XVI, vedono questa Seconda Assemblea Speciale come il sinodo di una
“nuova Pentecoste”.
Grati a Dio, ringraziano il Santo Padre per la provvidenziale
decisione di convocare questo sinodo.
I Padri sinodali perciò sono contenti di testimoniare il carattere
universale di un’assemblea sinodale alla presenza del Santo Padre,
come suoi più stretti collaboratori e rappresentanti della Chiesa
dagli altri continenti.
Pregano che lo Spirito della Pentecoste rinnovi la nostra apostolica
dedizione ad operare perché la riconciliazione, la giustizia e la
pace e l’umanità in generale prevalgano in Africa e nel resto del
mondo, mentre non avvenga che gli immensi problemi che gravano
sull’Africa ci travolgano, e perché diventiamo “sale della terra” e
“luce del mondo”.
Questo esercizio di comunione ecclesiale e responsabilità collegiale
ispiri altre strutture e forme di ministero di cooperazione nella
Chiesa-Famiglia di Dio.
Propositio 3
Comunione ecclesiale
Per sua intima natura, la Chiesa è una comunione che comporta una
organica solidarietà pastorale. I vescovi, in comunione con il
Vescovo di Roma, sono i principali promotori di comunione e
collaborazione nell’apostolato della Chiesa, al quale partecipano i
preti, i diaconi, le persone consacrate e i fedeli laici. Questa
comunione della Chiesa appare particolarmente nella collegialità
effettiva ed affettiva tra i vescovi nelle loro provincie
ecclesiastiche e a livello nazionale, regionale, continentale e
internazionale.
Perciò il Sinodo raccomanda che i vescovi, i preti, i diaconi, i
religiosi e i laici rafforzino ulteriormente la loro cooperazione a
livello diocesano, nazionale, continentale e intercontinentale.
Incoraggia anche ulteriore e continua cooperazione tra il “Simposio
delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar” (SECAM) e la
“Confederazione delle Conferenze dei Superiori/e Maggiori d’Africa e
Madagascar” (COSMAM).
In questo modo la Chiesa diventa un segno più efficace e promotrice
di riconciliazione, giustizia e pace.
Propositio 4
Comunione ecclesiale a livello regionale e continentale
I Padri sinodali rendono grazie a Dio per il lavoro svolto dal
SECAM/SCEAM (Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e
Madagascar), nei passati quaranta anni della sua esistenza
(1969-2009) come prima istanza di comunione ecclesiale a livello
continentale.
Desiderano che, conservando lo Spirito di Pentecoste, le Conferenze
Episcopali nazionali e l’Assemblea della Gerarchia Cattolica
d’Egitto rinnovino la loro adesione al SECAM/SCEAM allo scopo di
assicurare un ministero pastorale più fruttuoso in Africa, con
speciale riferimento alla riconciliazione, alla giustizia e alla
pace.
Perciò incoraggiano i vescovi di Africa a ravvivare le strutture
della comunione ecclesiale, specialmente la COSMAM (Confederazione
delle Conferenze dei Superiori/e Maggiori d’Africa e Madagascar) e
promuoverne altre come:
- un consiglio continentale per il clero;
- un consiglio continentale per i laici e
- un consiglio continentale per le donne cattoliche.
Chiedono al SECAM/SCEAM di esplorare ed elaborare modi e strumenti
per assicurare una collaborazione fruttuosa nelle suddette
strutture.
II - SYNODALIA THEMATA
A) Reconciliatio
Propositio 5
Il sacramento della riconciliazione
La grazia di Dio crea in noi un cuore nuovo e ci riconcilia con lui
e con gli altri. Essenziale per la “riconciliazione” è il sacramento
della riconciliazione, che si deve celebrare secondo le norme
canoniche e nello spirito della Esortazione Apostolica post-sinodale
“Reconciliatio et Poenitentia”. Si tratta di restituire tutta la sua
importanza alla celebrazione del sacramento della penitenza nella
sua doppia dimensione, individuale e comunitaria.
La riconciliazione sul piano sociale favorisce la pace. Dopo un
conflitto la riconciliazione ricostituisce l’unità dei cuori e la
vita in comune. In virtù della riconciliazione nazioni a lungo
belligeranti hanno ritrovato la pace, cittadini devastati dalla
guerra civile hanno ricostruito l’unità; persone o comunità che
chiedono e offrono perdono hanno purificato la loro memoria;
famiglie divise rivivono ancora una volta in armonia. La
riconciliazione supera le crisi, restituisce dignità al popolo e
apre la strada allo sviluppo e alla durata della pace nel popolo a
tutti i livelli.
I Padri sinodali lanciano di cuore un appello a tutti coloro che
sono in guerra in Africa e fanno molto soffrire il loro popolo:
“cessate le ostilità e riconciliatevi”.
Loro chiedono a tutti i cittadini e governi dell’Africa di
riconoscere la loro fraternità e promuovere iniziative di ogni tipo
che potrebbero incoraggiare la riconciliazione e rafforzarla
stabilmente a tutti i livelli della società.
Invitano la comunità internazionale a dare forte sostegno ai
tentativi di destabilizzare il continente africano e ne provocano
costantemente i conflitti.
Propongono che le nazioni africane celebrino ogni anno il Giorno
della riconciliazione.
Propositio 6
La forma non sacramentale della celebrazione della riconciliazione
Sia favorita prudentemente anche la forma non sacramentale della
celebrazione della penitenza, in maniera tale che riveli il
carattere ecclesiale della penitenza e della riconciliazione. Ciò
permetterà alle comunità sparpagliate, senza un sacerdote, di vivere
un reale cammino di penitenza e riconciliazione. Permetterà a quei
cristiani, privati dei sacramenti a causa della propria condizione
personale, di inserirsi in un cammino penitenziale nella Chiesa.
All’inizio di alcuni tempi liturgici come l’Avvento e la Quaresima,
può anche servire per quelle comunità che hanno un sacerdote, come
tappa verso una ricezione più fruttuosa del sacramento (cf.
“Reconciliatio et Poenitentia”, 37).
Sia ricordato alle Conferenze Episcopali che tocca a loro “adattare
questo Rituale della Penitenza alle necessità di ogni regione”
(“Reconciliatio et Poenitentia”, 38) ed ai Vescovi Diocesani che
tocca a loro “regolare la disciplina della penitenza nella loro
diocesi” (“Reconciliatio et Poenitentia”, 39).
Propositio 7
Inculturazione del sacramento della riconciliazione
Un grande numero di cristiani in Africa mostrano un’attitudine
ambigua di fronte alla condotta circa la riconciliazione. Essi
adottano un comportamento di rispetto scrupoloso dei riti ancestrali
di riconciliazione, ma concedono poca importanza al sacramento della
penitenza.
Si conferma dunque necessario effettuare uno studio serio e profondo
dei riti tradizionali africani di riconciliazione, per esempio la
riconciliazione verbale (dove un gruppo di saggi svolgono un
arbitrato pubblico di casi giudiziari), e la ricomposizione di
conflitti attraverso un “gruppo di mediatori”. Simili organismi
possono essere creati all’interno delle Commissioni “Giustizia e
Pace”, per aiutare i cristiani ad operare una conversione profonda
nella celebrazione del sacramento della riconciliazione.
La grazia del sacramento della penitenza celebrato con fede è
sufficiente a riconciliarci con Dio e con il prossimo e non richiede
alcun rito tradizionale di riconciliazione.
Propositio 8
Prassi pastorale di riconciliazione
Per favorire lo sviluppo di una cultura della riconciliazione, le
Chiese locali potranno scegliere tra le seguenti iniziative:
1. una Giornata o una Settimana di Riconciliazione all’anno,
specialmente in Avvento e Quaresima, o un Anno di Riconciliazione a
livello continentale, per domandare speciale perdono a Dio per tutti
i mali e le ferite con cui ci affliggiamo a vicenda, e per
riconciliare persone e gruppi offesi nella Chiesa e nella società.
Si possono organizzare atti comunitari di riconciliazione e di
perdono; e
2. un Anno giubilare straordinario durante il quale la Chiesa in
Africa e nelle Isole adiacenti ringrazia Dio con la Chiesa
universale e prega per il dono dello Spirito Santo. Questo periodo
di riconciliazione sia distinto dai seguenti elementi:
a. una conversione personale con la confessione sacramentale ed
assoluzione individuale;
b. un Congresso Eucaristico continentale;
c. la celebrazione di riti penitenziali durante i quali i
partecipanti si perdonano a vicenda;
d. il rinnovo delle promesse battesimali, durante il quale il nostro
essere discepoli di Gesù supera tutte le forme di asservimento al
clan o a un partito politico; e
e. una vita eucaristica rinnovata.
Propositio 9
La spiritualità della riconciliazione
“Dio riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini
le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In
nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori” (2 Cor 5, 19-20).
Riconciliazione implica un modo di vita (spiritualità) ed una
missione. Per attuare una spiritualità di riconciliazione, giustizia
e pace, la Chiesa ha bisogno di testimoni radicati profondamente in
Cristo, nutriti della sua Parola e dei sacramenti. Così, essi
potranno sforzarsi verso la santità, sulla base di una conversione
permanente e di una intensa vita di preghiera, e darsi al lavoro di
riconciliazione, giustizia e pace nel mondo, fino al martirio,
sull’esempio di Cristo. Con il loro coraggio nella verità, con la
loro abnegazione e con la loro gioia, essi offrono una testimonianza
profetica in un modo di vita coerente con la propria fede. Maria, la
Madre della Chiesa-Famiglia di Dio, che volontariamente accolse la
Parola di Dio, ascoltò i bisogni umani e fu mediatrice
compassionevole, ne sarà il modello.
I Padri sinodali raccomandano:
- che sia preservata la memoria dei grandi testimoni che diedero la
loro vita in servizio del Vangelo, e che promossero il bene comune e
difesero la verità e i diritti umani, e che siano commemorati
fedelmente;
- che i membri della Chiesa sviluppino un senso di responsabilità
per le proprie azioni ed una continua “metanoia”, che possa essere
celebrata regolarmente nel sacramento della riconciliazione; e
- la celebrazione ed adorazione dell’Eucaristia, la preghiera e
meditazione sulla Parola di Dio, costituiscano profondamente la
Chiesa-Famiglia di Dio nel Signore e le diano la forza di essere
“sale della terra” e “luce del mondo”.
Propositio 10
Dialogo ecumenico
Nel servizio alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace nel
continente e in unione alla Chiesa universale, la Chiesa in Africa
rinnova il proprio impegno al dialogo e alla collaborazione
ecumenica. Una cristianità divisa resta uno scandalo, poiché
contrasta con il volere del Maestro divino, il quale pregò perché i
suoi seguaci potessero essere una cosa sola (cf. Gv 17, 21). Perciò
lo scopo del dialogo ecumenico consiste sia nel dare testimonianza
alla comunione dei fedeli in Cristo sia a procedere verso l’unità
cristiana con coloro con cui condividiamo la stessa fede, attraverso
l’ascolto della Parola di Dio e la collaborazione nel servizio ai
fratelli e sorelle “in un solo Signore… un solo Battesimo, un solo
Dio e Padre di tutti…” (Ef 4, 5-6). Di conseguenza il Sinodo loda i
continui sforzi del Pontificio Consiglio per la Promozione
dell’Unità dei Cristiani nell’iniziare e mantenere il dialogo con le
altre Chiese e comunità ecclesiali.
Il Sinodo è cosciente che, per quanto l’unità dei cristiani non sia
ancora una realtà, cristiani in diversi paesi africani si sono
riuniti in varie associazioni (come l’Associazione Cristiana di
Nigeria, il Consiglio Cristiano di Liberia, ecc.) per promuovere
opere comuni di carità e per salvaguardare gli interessi dei
cristiani nei moderni stati pluralistici. Il Sinodo loda questi
sforzi e li raccomanda ad altri paesi, dove tali associazioni
possono servire la causa della pace e della riconciliazione.
Inoltre, il Sinodo invita la Chiesa in ogni diocesi o regione ad
assicurarsi che la settimana dedicata alla preghiera per l’unità dei
cristiani sia segnata da preghiera ed attività comuni che promuovano
l’unità dei cristiani “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17,
21).
Propositio 11
Dialogo interreligioso
La pace in Africa come in altre parti del mondo è ampiamente
condizionata dalle relazioni tra le religioni. Perciò, la promozione
del valore del dialogo è importante perché i credenti lavorino nelle
associazioni dedite alla pace e alla giustizia, in mutuo spirito di
fiducia e sostegno, e si insegnino alle famiglie i valori
dell’ascolto paziente e del rispetto reciproco senza paura.
Il dialogo con le altre religioni, specialmente l’Islam e la
religione tradizionale africana, è parte integrante della
predicazione del Vangelo e dell’attività pastorale della Chiesa in
nome della riconciliazione e della pace. Di conseguenza l’iniziativa
del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso di intavolare
il dialogo con le diverse religioni non cristiane è altamente
raccomandato.
Tuttavia, poiché la religione è costantemente politicizzata, e
diviene causa di conflitti, si richiede con urgenza il dialogo
religioso con l’Islam e la religione tradizionale africana a tutti i
livelli. Questo dialogo sarà autentico e produttivo nella misura in
cui ogni religione si muove dal profondo della propria fede e
incontra l’altra in verità e in apertura.
I Padri sinodali pregano che l’intolleranza e la violenza religiose
diminuiscano e vengano eliminate per mezzo del dialogo
interreligioso. L’importante evento ecumenico e interreligioso di
Assisi (1986) ci fornisce un modello da seguire.
Propositio 12
Islam
Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa-Famiglia di Dio “guarda anche
con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e
sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e
della terra, che ha parlato agli uomini” (“Nostra Aetate”, 3).
Per servire la riconciliazione, la giustizia e la pace, si deve
superare qualsiasi forma di discriminazione, di intolleranza e di
fondamentalismo religioso. Per quanto riguarda la libertà religiosa,
il diritto al culto deve essere messo in risalto.
Nei rapporti con i Musulmani, dobbiamo:
- dare la priorità al dialogo della vita e ad un partenariato su
contenuti sociali e sulla riconciliazione;
- prendere in considerazione la varietà delle situazioni ed
esperienze;
- confrontare onestamente i nostri fraintendimenti e difficoltà;
- fornire migliori informazioni sull’Islam nella formazione dei
sacerdoti, uomini e donne religiosi, e i fedeli laici; e
- prendere iniziative che promuovano il rispetto, l’amicizia, la
collaborazione e la reciprocità.
Propositio 13
La Religione Tradizionale Africana (RTA)
Poiché la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa continua a vivere fianco
a fianco con gli aderenti della religione tradizionale africana, i
Padri sinodali hanno ricordato il saggio consiglio del Vaticano II
(“Nostra aetate”) il quale considera la religione tradizionale
africana e le altre religioni in questa prospettiva: “Dai tempi
antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa
sensibilità a quella forza arcana che è presente al corso delle cose
e sopra agli avvenimenti della vita umana…” (2).
La gente bene informata, che si è convertita dalla religione
tradizionale africana, può guidare la Chiesa ad una sempre più
grande e più precisa conoscenza delle culture e religioni africane,
facendo più facilmente discernimento dei veri punti di opposizione.
Questo aiuterà la necessaria distinzione che deve essere fatta tra
il culturale e il religioso e specialmente tra il culturale e quei
perniciosi programmi di stregoneria che causano la rottura e la
rovina delle nostre famiglie e delle nostre società.
Pertanto, seguendo il Concilio Vaticano II, i Padri sinodali nulla
rigettano di quanto “è vero e santo in queste religioni… [La Chiesa]
perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per
mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre
religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita
cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori
spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi” (2).
Pertanto, questo Sinodo propone che:
- la religione tradizionale africana e le culture siano soggette ad
una qualificata e completa ricerca scientifica nelle Università
Cattoliche dell’Africa e nelle facoltà delle Università Pontificie
romane alla luce della Parola di Dio;
- i Vescovi, nelle loro diocesi, dovrebbero intraprendere una
energica azione pastorale contro tutti coloro che sono coinvolti
nella stregoneria e decidere quali misure disciplinari siano
necessarie; e
- ogni Vescovo dovrebbe nominare un esorcista, dove non ci sia.
Riguardo alla stregoneria ed ai culti,
- la Chiesa locale si deve basare su un confronto equilibrato che
studi questo fenomeno alla luce della fede e della ragione, così da
liberare gli africani da questa piaga; e
- una équipe pastorale diocesana multidisciplinare deve preparare un
programma pastorale basato sulla razionalità, sulla redenzione e
sulla riconciliazione.
B) Iustitia
Propositio 14
Giustizia
“La Chiesa ... attesta all'uomo, in nome di Cristo, la sua dignità e
la sua vocazione alla comunione delle persone; gli insegna le
esigenze della giustizia e della pace, conformi alla sapienza
divina” (“Catechismo della Chiesa Cattolica, 2419). Tuttavia allo
stato attuale della peccaminosità umana e dei cuori feriti, l’Antico
Testamento è sicuro nella sua convinzione che la giustizia non può
arrivare alla persona umana attraverso le sue proprie forze ma è un
dono di Dio. Il Nuovo Testamento sviluppa questa visione più
pienamente, facendo della giustizia la rivelazione suprema della
grazia salvifica di Dio. Così la giustizia è, prima di tutto e
soprattutto, un dono di Dio. È Dio che ci giustifica attraverso
Cristo. Questo significa che è Dio che rende il peccatore degno
della relazione di comunione e di alleanza con Dio e abilita
ciascuno a rendere giustizia (cf. “Relatio post disceptationem”).
In realtà il frutto della riconciliazione tra Dio e l’umanità e
all’interno della stessa famiglia umana, è il recupero della
giustizia e delle giuste esigenze di relazione. È per questo che Dio
giustifica il peccatore non considerando i suoi peccati. Oppure uno
giustifica colui che l’offendo perdonando i suoi errori. E poiché
Dio ci ha giustificati perdonando i nostri peccati riconciliandoci a
sé, anche noi possiamo istituire giuste relazioni e strutture tra
noi noi stessi e le nostre società, perdonando e non considerando
gli errori degli altri in virtù di amore e misericordia. Come
possiamo ancora vivere in comunità e comunione?
Conseguentemente, riuniti in Sinodo i vescovi della Chiesa-Famiglia
di Dio in Africa, uniti a preti, diaconi, religiosi e laici, si
impegnano:
- a cercare nella preghiera la giustizia / giustificazione di Dio
alla cui luce siamo resi capaci di giustificare gli altri e
perdonare gli altri con amore e misericordia; e
- ad essere artefici di giuste strutture nelle nostre società alla
luce della giustizia che viene da Dio.
Propositio 15
Sicurezza nella società
Il Sinodo si rivolge a tutti i membri della Chiesa in Africa, perché
promuovano giustizia per tutti e rispetto per i diritti umani
attraverso l’educazione civica e costruendo una cultura di giustizia
e di pace. Per realizzare ciò, le diocesi e le parrocchie dovrebbero
istituire commissioni per la Giustizia e la Pace in collaborazione
con i capi delle comunità locali che possono fungere da
intermediari.
L’attuale mobilitazione delle nazioni africane per la riduzione dell
a povertà e il raggiungimento di una pace duratura offrono grandi
speranze. È per questo che il Sinodo raccomanda, per amore della
giustizia, il bene comune e il benessere dei popoli.
Il Sinodo fa appello ai governi perché, da una giusta
ridistribuzione dei frutti dello sviluppo, provvedano alla sicurezza
della società e ai bisogni essenziali della vita dei più
vulnerabili.
Il Sinodo ricorda ai nostri governi africani questa realtà e fa
appello ad essi perché promuovano la sicurezza della vita e della
proprietà. La vita è sacra e deve essere protetta nella sicurezza. I
governi dovrebbero porre in atto un sistema per fermare le
uccisioni, i sequestri ecc. nel continente. L’insicurezza della vita
e della proprietà e la mancanza del buon ordine accresce
l’emigrazione e la fuga di cervelli e di conseguenza aumenta la
povertà.
Propositio 16
Fuga di cervelli
I paesi e le famiglie africani investono grandi somme di denaro nel
formare professionisti per contribuire a migliorare le condizioni di
vita della gente. Purtroppo molti di loro abbandonano il paese
subito dopo la loro specializzazione con la speranza di trovare
migliori condizioni di lavoro e di remunerazione.
Il Sinodo propone:
- che i paesi africani prendano misure urgenti per migliorare le
condizioni di vita e di lavoro nel continente per prevenire la “fuga
di cervelli”, affinché le persone non lascino il paese per essere
assorbite nelle società sviluppate;
- che i professionisti esercitino un senso di sacrificio e di
servizio verso la propria gente, alle cui spese sono stati
addestrati; e
- che i paesi sviluppati sostengano l’Africa nell’affrontare questo
problema, sviluppando centri di eccellenza accademica perché
rispondano ai bisogni di uno sviluppo integrale delle società.
Propositio 17
La giustizia sociale e l’eliminazione della povertà
I Padri sinodali hanno fatto appello ad un’economia al servizio dei
poveri e hanno denunciato fortemente un ordine economico ingiusto
che ha portato al perdurare della povertà.
Noi quindi proponiamo che:
1. la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa si dedichi al servizio di
poveri, orfani e esclusi a imitazione della vita della Chiesa
primitiva;
2. come la Chiesa primitiva, la Chiesa in Africa e nelle Isole deve
sviluppare un sistema interno per rispondere ai propri bisogni. A
proposito di situazioni d’emergenza (catastrofi e disastri) è
d’obbligo instaurare relazioni di solidarietà tra diverse diocesi e
all’interno delle stesse Conferenze episcopali. Per questo motivo è
urgente stabilire un fondo di solidarietà a livello continentale
attraverso la rete Caritas. Allo stesso tempo la Chiesa dovrebbe
sforzarsi di promuovere e inculcare una concezione integrale del
lavoro come espressione di gratuità e solidarietà. In questo modo il
talento umano sarà riconosciuto come necessario per il bene di
tutti;
3. che i politici prendano delle misure adeguate (accesso alla
terra, all’acqua, infrastrutture ecc.) per rimediare alla povertà e
per sviluppare politiche che garantiscano l’autosufficienza
alimentare e programmi educativi che siano orientati alla
produzione;
4. sia propugnata l’ulteriore cancellazione del debito a condizioni
favorevoli e l’eliminazione della pratica dell’usura;
5. i governi africani siano più prudenti nell’accesso a sussidi e
prestiti, cosicché non inducano il loro popolo ad ulteriore debito;
6. l’Africa sia attivamente coinvolta come partner importante nei
processi di prese di decisioni sul commercio internazionale e sulle
questioni socio-economiche che la riguardano,
7. e gli sforzi summenzionati siano ispirati e regolati da valori
umani autentici di promozione integrale e di sviluppo umano.
Propositio 18
La dottrina sociale della Chiesa
La missione evangelizzatrice della Chiesa-Famiglia di Dio in Africa
si alimenta di materiali di svariate sorgenti, la più importante dei
quali in assoluto è la Scrittura, la Parola di Dio. Ma, come è stato
osservato al Sinodo (Relatio ante disceptationem, 6), la condotta e
il carattere del ministero della Chiesa sono messe in risalto da
parecchi “avvenimenti e materiali di appoggio”, “subsidia fidei”,
come il “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa”, una guida
molto esaustiva sulla missione e sulla realizzazione della Chiesa
come “maestra” e “lievito”, nel mondo e nel suo ordine sociale.
Di conseguenza i Padri sinodali, riconoscendo l’utilità del
“Compendio” nel compito dell’evangelizzazione nel continente e nelle
sue Isole, propongono che ogni Conferenza episcopale nazionale e
regionale:
- riveda tutti i materiali catechetici ad ogni livello (bambini,
giovani, giovani coppie, famiglie) per includere gli elementi della
dottrina sociale della Chiesa e tradurre il “Compendio” nelle lingue
locali;
- esiga che la dottrina sociale della Chiesa sia resa obbligatoria
in tutta l’educazione dei seminari e nei programmi di formazione
permanente per i preti, uomini e donne religiosi e nella formazione
ed attività dei laici in servizio alla Chiesa e alla società;
- raccolga insieme, laddove ancora non esistono, i messaggi e le
lettere pastorali relative al loro insegnamento sociale;
- crei un gruppo di ricercatori per redigere il programma di un
corso per l’insegnamento e la comunicazione dei valori sociali e
cristiani, di modo che il programma, così concepito, sia insegnato
dalla scuola primaria fino all’università; e
- faccia conoscere e amare il Vangelo e i valori africani della
solidarietà, della generosità e del bene comune.
Propositio 19
Educazione
I Padri sinodali manifestano interesse per l’educazione, idea che
spesso è espressa dal Santo Padre Benedetto XVI. Come in altri
luoghi in giro per il mondo, l’Africa sta sperimentando la crisi
dell’educazione. Un programma educativo completo e integrato è
necessario per unire fede e ragione attraverso cui il fedele è
preparato adeguatamente per affrontare tutte le circostanze della
vita ed evitare che siano portati a regolarsi con criteri dualistici
e relativistici nelle loro scelte quotidiane. L’educazione non può
essere semplicemente ridotta ad accademia, ma dovrebbe istillare
nella gioventù il profondo senso della vita. La famiglia deve essere
riconosciuta come primo luogo di educazione e per questo assistita
in questa missione. I Padri sinodali, perciò, insistono sulla
priorità dell’educazione e difendono il diritto del cittadino al
lavoro educativo, che non deve essere monopolio dello stato.
Laddove le Chiese hanno istituito scuole avviate a collaborare con
lo stato nel promuovere l’educazione, è necessario che il diritto
delle Chiese per frequentare le scuole sia rispettato. Sarebbe anche
desiderabile se lo stato esprimesse la cooperazione con la Chiesa
nel campo educativo sostenendo le scuole.
Propositio 20
Protocollo di Maputo
I Padri sinodali conoscono gli aspetti problematici del Protocollo
di Maputo sulle donne e la vita, ad esempio riguardo alla salute
riproduttiva. Ma soprattutto ritengono inaccettabile la promozione
dell’aborto nell’articolo 14,2/c: “proteggere i diritti riproduttivi
delle donne autorizzando l’aborto clinicamente
assistito nei casi di violenza
sessuale, stupro, incesto e quando portare avanti la gravidanza
comporterebbe la salute mentale e fisica della donna o la vita della
donna o del feto”.
Secondo l’insegnamento della Chiesa, l’aborto è contrario alla
volontà di Dio. Inoltre questo articolo è in contraddizione con i
diritti umani e con il diritto alla vita. Banalizza la serietà del
crimine dell’aborto e svaluta il ruolo della maternità. La Chiesa
condanna questa posizione sull’aborto, proclamando che per valore e
dignità la vita umana sia protetta dal concepimento fino alla morte
naturale.
I Padri sinodali invitano la Chiesa in Africa e nelle sue Isole a
dedicarsi ad usare i mezzi e le strutture necessari per accompagnare
donne e coppie tentate di abortire. Inoltre lodano il coraggio dei
governi che combattono l’aborto nella loro legislazione.
C) Pax
Propositio 21
Pace
La pace è innanzitutto un dono di Dio e poi un frutto dei nostri
sforzi. Per questo la pace dovrebbe cominciare nei cuori delle
persone ocome una grazia donata (cf. Gv 14, 1). “Vi do la mia pace”,
dice Gesù (Gv 14, 27). Poiché la pace è un bene universale, che
dipende dal rispetto dei diritti umani di ogni persona e di tutta la
ceazione, dovremmo dedicare le nostre energie al suo servizio.
Il Sinodo quindi propone che:
- sia costituito un programma africano di pace e solidarietà per
interventi di solidarietà e assistenza alla Chiesa locale nella
soluzione di conflitti e nella pacificazione attraverso il
continente con saggi consigli su giustizia, pace e riconciliazione.
Questa iniziativa farà emergere dalla nostra Chiesa coloro che
esperienza coloro che hanno esperienza, integrità e rispetto per gli
altri. Il Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace” sarà invitato a
collegarsi con il SECAM per promuovere questa iniziativa;
- siano organizzati Consigli per la Pace a livello diocesano,
nazionale e regionale, all’interno della Commissione per la
Giustizia e la Pace, con una controparte a livello continentale,
costituito per un collegamento con “African Peace and Solidarity
Initiative” presso il SECAM;
- questi Consigli per la costruzione della pace dovrebbero essere
ben provvisti di personale e mezzi per formare il clero ed i laici
nella pratica della costruzione della pace, del dialogo e degli
sforzi di mediazione;
- Commissioni per la Giustizia e la Pace a livello nazionale e
regionale destinati a un tavolo di monitoraggio per la prevenzione e
la risoluzione di conflitti;
- siano sviluppati piccoli gruppi e programmi di formazione adatti
ad ogni livello (primario, secondario, collegio e università) per
impartire una vera cultura di pace;
- i formatori dei seminari seguano un corso che includa studi sulla
pace e sulla risoluzione dei conflitti;
- sia formata un’organizzazione permanente che favorisca il dialogo
interetnico, in vista di una pace duratura;
- preghiera per la pace e le elezioni.
D) Argumenta adnexa
Propositio 22
La protezione dell’ambiente e la riconciliazione con la creazione
La nostra fede cristiana ci insegna che Dio Creatore ha fatto tutte
le cose buone (cf. Gen 1), ed a noi, esseri umani, ha dato la terra
perché la coltivassimo e che ce ne prendessimo cura come
amministratori (cf. Gen 2, 15). Ci rendiamo conto che molti esseri
umani, a tutti i livelli, continuano a maltrattare la natura ed a
distruggere il mondo buono di Dio attraverso lo sfruttamento delle
risorse naturali al di là di ciò che è sostenibile ed utile. Esiste
al momento un deterioramento irresponsabile ed una distruzione
insensata della terra, che è “nostra madre”.
In complicità con coloro che esercitano la leadership politica ed
economica in Africa, alcuni uomini e donne d’affari, di governo,
compagnie multinazionali e transnazionali si coinvolgono in
operazioni che avvelenano l’ambiente, distruggono la flora e la
fauna, causando così un’erosione ed una desertificazione di larghe
zone di terra coltivabile senza precedenti. Tutto ciò minaccia la
sopravvivenza dell’umanità e l’intero ecosistema. Ciò ha suscitato
tra gli scienziati e i diretti interessati la presa di coscienza
degli effetti deleteri del cambiamento climatico, del raffreddamento
globale, delle calamità naturali (come terremoti, maremoti e loro
conseguenze come gli “tsunami”).
Per rendere abitabile la terra oltre la generazione attuale e
garantire un’attenzione sostenibile e responsabile per la terra
sollecitiamo le Chiese particolari a:
- promuovere l’educazione e la coscienza del rispetto per
l’ambiente;
- convincere i governi locali e nazionali ad adottare politiche e
regolamenti legalmente vincolanti per la protezione dell’ambiente e
promuovere fonti di energia alternative e rinnovabili; e
- incoraggiare tutti a piantare alberi e trattare la natura e le sue
risorse cooperando al bene comune e all’integrità della natura, con
trasparenza e rispetto per la dignità umana.
Propositio 23
Commercio di armi
La Chiesa in Africa, riunita in Sinodo, a causa del proliferare di
armi e mine nel continente e nelle sue isole, si associa alla Santa
Sede, e di tutto cuore dà il benvenuto ad iniziative dell’ONU,
dell’Unione Africana e delle organizzazioni intergovernative
regionali come ECOWAS - Embargo sulle armi leggere, per fermare il
traffico illegale di armi e per rendere trasparente qualsiasi
commercio legale di armi. Il Sinodo raccomanda che il Pontificio
Consiglio “Giustizia e Pace” aggiorni il suo documento sul commercio
delle armi.
I Padri sinodali incoraggiano i governi nazionali ad appoggiare lo
studio in corso e la preparazione di un Trattato sul Commercio delle
Armi (ATT) all’ONU, con standard universali di coercizione per il
commercio globale di armi convenzionali, che dovrebbe rispettare i
diritti dell’uomo e la legge internazionale umanitaria.
I Padri sinodali facendo proprio l’invito del profeta Isaia, per
amore di Dio e del prossimo: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno
aratri, delle loro lance faranno falci” (Is 2, 4), propongono che la
progettazione e la produzione di qualsiasi tipo di armi sia
drasticamente ridotto per il bene dello sviluppo dell’istruzione e
dell’agricoltura, che rispetti l’ambiente.
Inoltre i Padri sinodali condannano categoricamente la produzione di
armi nucleari, armi biologiche, armi anti-persona ed ogni tipo di
armi di distruzione di massa. Essi chiedono che queste siano bandite
dalla faccia della terra.
Le Conferenze Episcopali dei Paesi che producono armi sono
incoraggiate a raccomandare pubblicamente ai propri governi di
introdurre una legislazione che riduca la produzione e la
distribuzione di armi, che altrimenti sono a scapito dei popoli e
delle nazioni africani.
Propositio 24
Buon governo
Il bene comune dovrebbe esprimersi giuridicamente nella Costituzione
ed esige l’esercizio del buongoverno. La sua pratica richiede anche
il rispetto dei principi della democrazia: uguaglianza tra le
persone, sovranità dei popoli e rispetto per l’applicazione della
legge; altrimenti la democrazia manca di vitalità e muore.
I Padri sinodali perciò invitano i responsabili ad assumere ed
esercitare coscienziosamente il senso della gestione del bene comune
al di sopra degli interessi di famiglia, clan, gruppo etnico o
partito politico e a proteggere e promuovere il diritto sociale,
economico, politico e religioso di ogni cittadino ai sensi della
Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite e della Carta Africana
dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli. I Padri sinodali sollecitano le
Conferenze Episcopali a tutti i livelli a stabilire organismi di
assistenza che possano insistere presso membri del parlamento, di
governi e di istituzioni internazionali affinché favoriscano un
contributo effettivo della Chiesa nell’elaborazione di leggi giuste
e politiche per il bene della gente.
In attesa di svolgere pienamente un ruolo e apportare il proprio
contributo per una cultura di pace e dei diritti umani, la Chiesa in
Africa chiede di far parte di istituzioni nazionali, regionali e
continentali in Africa (AU). Il Sinodo esorta le Conferenze
Episcopali a sostenere il Peer Reneview Mechanism del NEPAD
all’interno dell’Unione Africana, ed esorta gli stessi paesi
africani a sottomettervisi.
Propositio 25
Politica
I Padri sinodali riconoscono gli sviluppi positivi nella sfera
politica e socio-economica in quei paesi africani che sono governati
secondo la propria costituzione e dove i diritti umani, la giustizia
e la pace sono sostenuti. I Padri sinodali apprezzano la crescente
maturità della società civile che in alcuni paesi comincia ad
affermarsi e a pesare sulle decisioni relative al futuro della
nazione. Accolgono con gioia e incoraggiano i responsabili politici
che si dedicano al servizio del popolo.
Tuttavia il Sinodo ha rilevato con tristezza che in molte nazioni
africane c’è strisciante violazione dei diritti umani, corruzione e
impunità che fomentano colpi di stato, violenti conflitti e guerre.
In questi luoghi i principi della democrazia sono stracciati sin
dalle radici (uguaglianza tra gli esseri umani, sovranità del
popolo, rispetto universale dello stato di diritto).
Il processo democratico in questi casi conosce sempre più derive che
compromettono stabilmente la pace, lo sviluppo e la stabilità delle
nazioni; i sistemi antidemocratici come quelli dipostici, le
partitocrazie, i governi militari sono in espansione e trattano gli
stati come bottino di guerra. Queste nazioni si ritrovano
indebitate, saccheggiate, sovrasfruttate.
La missione della Chiesa di fronte a tutto ciò è quella di
promuovere una cultura attenta al primato del diritto e del rispetto
dei diritti umani per tutti. I Padri sinodali invitano perciò tutti
i pastori ad impegnarsi nell’assicurare ai responsabili politici ed
economici attuali e futuri una formazione spirituale, dottrinale,
pastorale e pratica, come pure un accompagnamento spirituale
(creando cappellanie). Richiedono la creazione di facoltà di scienze
politiche nelle università cattoliche. La dottrina sociale della
Chiesa è uno strumento prezioso che merita una larga divulgazione.
Esortiamo tutte le Conferenze episcopali a promuovere programmi
multidimensionali di educazione civica; a creare programmi per
favorire la formazione di una coscienza sociale a tutti i livelli;
incoraggiano la partecipazione di cittadini competenti ed onesti nei
partiti politici.
Propositio 26
Le elezioni
I cittadini esprimono liberamente con il voto la loro scelta
politica. Così le elezioni democratiche rappresentano il segno del
legittimo esercizio del potere in Africa. L’assenza di rispetto
della Costituzione nazionale, della legge, dei diritti umani, del
verdetto delle urne dove le elezioni sono state libere, imparziali e
trasparenti, non è accettabile in ogni caso.
Così i Padri sinodali invitano le Chiese locali a sensibilizzare i
candidati alle varie elezioni perché rispettino le regole del gioco
(trasparenza elettorale, rispetto del proprio avversario politico,
la Costituzione, il voto e l’imparzialità dei diversi osservatori e
l’accettazione della legittima sconfitta) e a contribuire attraverso
le Commissioni “Giustizia e Pace” al rilevamento di elezioni, perché
siano libere, imparziali, trasparenti e sicure per noi.
Nell’incoraggiare tutti i cristiani a prender parte alla vita
politica, la Chiesa, nella sua missione profetica, continuerà ad
esprimersi contro gli abusi elettorali e tutte le forme di broglio
nella conduzione delle elezioni.
I capi religiosi sono invitati a conservare l’imparzialità e in
nessun caso essi devono prendere posizioni di parte. Dovrebbero
essere la voce critica, oggettiva e realistica di chi non ha voce,
senza compromettere la loro imparzialità.
Propositio 27
Libertà religiosa
La libertà religiosa (che presuppone la possibilità di professare la
propria fede privatamente e pubblicamente) e la libertà della
propria ricerca di Dio come Creatore e Salvatore, sono diritti umani
fondamentali.
Perciò i Padri sinodali raccomandano che tutte le nazioni in Africa
riconoscano e proteggano la libertà religiosa e la libertà di culto,
estirpando tutte le forme di intolleranza, persecuzione e
fondamentalismo religioso. Essi chiedono anche la restituzione di
chiese, di proprietà ecclesiastiche e di proprietà di altre
istituzioni religiose confiscate in alcune nazioni.
Propositio 28
Migranti e rifugiati
Nel continente africano ci sono circa quindici milioni di migranti
che cercano una patria e un luogo di pace. Il fenomeno di questo
esodo rivela l’aspetto delle ingiustizie e crisi socio-politiche in
alcune aree dell’Africa. Migliaia hanno tentato, ed ancora cercano,
di attraversare deserti e mari per raggiungere “pascoli più verdi”,
dove credono di ricevere un’istruzione migliore, guadagnare più
soldi, e, in alcuni casi, godere di una maggiore libertà. Purtroppo
questo fenomeno affligge molte nazioni del continente. Ancora oggi,
molti rifugiati stanno languendo in prigione, centinaia sono già
morti.
Questa situazione precaria per tanti stranieri dovrebbe essere vinta
dalla solidarietà di ciascuno; invece essa causa molta paura e
ansietà. Molti considerano gli immigranti un peso e li considerano
con sospetto e li ritengono un pericolo e una minaccia. Tutto ciò
spesso porta ad espressioni di intolleranza, xenofobia e razzismo.
Tra alcuni recenti e preoccupanti sviluppi c’è: una legislazione che
penalizza tutti gli ingressi clandestini nelle nazioni straniere e
consolati e polizia di frontiera che discrimina negli aeroporti i
passeggeri africani.
Certamente migrazioni all’interno e fuori del continente sono un
dramma con molte dimensioni, che incide su tutti i paesi, creando
destabilizzazione, la distruzione di famiglie ed uno spreco del
capitale umano dell’Africa.
I Padri sinodali credono innanzi tutto che le politiche e le leggi
migratorie restrittive del mondo contro gli Africani violino sempre
più il principio della destinazione universale dei beni creati e gli
insegnamenti della Chiesa sui diritti umani, sulla libertà di
movimento e sui diritti dei lavoratori migranti.
Il Sinodo quindi è convinto che sia necessario ed urgente:
- chiedere che il governo applichi la legge internazionale sulle
migrazioni in modo giusto e conveniente senza discriminare i
passeggeri africani;
- fornire una cura pastorale speciale per i settori vulnerabili
della popolazione dell’Africa, in uno sforzo congiunto tra le Chiese
di origine e le Chiese ospitanti, per ampliare la cura pastorale ai
migranti;
- propugnare un giusto trattamento dei rifugiati in cooperazione con
il Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, la
Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni e le
Commissioni per la Giustizia e la Pace a tutti i livelli della
Chiesa;
- stabilire uffici o “Commissioni” per il Movimento dei Popoli nei
segretariati delle Conferenze Episcopali, incaricati di lavorare
insieme e con il Pontificio Consiglio per i Migranti e gli
Itineranti;
- sviluppare programmi di cura pastorale per i migranti e le loro
famiglie.
Il Sinodo invita anche i governi Africani a creare un clima di
sicurezza e di libertà per attuare programmi di sviluppo e di
creazione di lavoro, dissuadendo così i loro cittadini da lasciare
la casa diventando rifugiati e a prendere iniziative che incoraggino
i rifugiati a ritornare, con programmi di accoglienza per loro.
Propositio 29
Risorse naturali
La terra è un prezioso dono di Dio all’umanità. I Padri sinodali
rendono grazie a Dio per le abbondanti ricche risorse naturali
dell’Africa.
Ma essi affermano che i popoli d’Africa, invece di goderli come
benedizione e fonte di reale sviluppo, sono vittime di una cattiva
gestione pubblica da parte delle locali autorità e dello
sfruttamento da parte di poteri stranieri.
Oggi esiste una stretta connessione tra lo sfruttamento delle
risorse naturali, il traffico di armi e l’insicurezza
deliberatamente mantenuta.
Alcune società multinazionali sfruttano le risorse naturali delle
nazioni africane spesso senza interessarsi delle popolazioni né
rispettare l’ambiente, con la complicità di molte persone
privilegiate del posto.
I Padri sinodali condannano la cultura del consumismo che è
devastante e invocano la cultura della moderazione. Il Sinodo fa
appello alla comunità internazionale perché si incoraggino formule
di legislazione nazionale e internazionale per una giusta
distribuzione del reddito prodotto dalle risorse naturali a
beneficio delle popolazioni locali e per assicurare una gestione
legale a vantaggio delle nazioni proprietarie di tali risorse,
impedendo allo stesso tempo lo sfruttamento illegale. Il Sinodo
propone anche di rivolgersi al sistema economico globale che
continua a tenere al margine l’Africa.
Noi raccomandiamo con urgenza alla Chiesa-Famiglia di Dio in Africa
perché faccia pressione sui nostri governi perché adottino un quadro
giuridico accettabile che tenga conto degli interessi delle nostre
nazioni e popolazioni.
Noi chiediamo alle istituzioni della Chiesa che operano in quelle
società perché facciano pressione allo scopo di ottenere che quelle
popolazioni gestiscano in proprio le loro risorse naturali.
Per parte sua la Chiesa cercherà di istituire nelle varie nazioni
del continente un tavolo di monitoraggio della gestione delle
risorse naturali.
Propositio 30
La terra e l’acqua
Siccome grandi appezzamenti di terreno fertile e di risorse idriche
sono sfruttate senza scrupolo da investitori stranieri e locali in
molti paesi Africani, causando lo spostamento e la privazione di
persone povere e delle loro comunità spesso impotenti ad opporsi a
questo “assalto”, questo Sinodo invita urgentemente tutti i governi
ad assicurarsi che i loro cittadini siano protetti contro l’ingiusta
esclusione dalla propria terra e dall’accesso all’acqua, che sono
beni essenziali della persona umana.
I Padri sinodali raccomandano vivamente che:
- la Chiesa in Africa si informi ed impari riguardo ai problemi
sulla terra e dell’acqua nelle Chiese locali, per educare il Popolo
di Dio e renderlo capace di contestare ingiuste decisioni al
riguardo;
- tutte le negoziazioni per contratti terrieri siano condotte in
piena trasparenza e con la partecipazione delle comunità locali che
potrebbero esserne affette;
- gli accordi per l’alienazione di terre non siano contrattati né
firmati senza il consenso previo, libero e cosciente delle comunità
locali coinvolte, né la gente perda la propria terra senza un
compenso appropriato;
- gli agricoltori abbiano garantito un salario decente alla luce del
fatto che gli investimenti promuovono la creazione di impiego;
- i modelli della produzione agricola rispettino l’ambiente e non
contribuiscano al cambiamento del clima, all’impoverimento del
terreno ed all’esaurimento delle riserve d’acqua potabile;
- la produzione del cibo per l’esportazione non metta in pericolo la
sicurezza e la proprietà del cibo, né i bisogni delle generazioni
future;
- i diritti tradizionali alla terra siano rispettati e riconosciuti
dalla legge; e
- l’acqua non sia sfruttata come un prodotto economico privato senza
la dovuta attenzione agli interessi della gente.
Propositio 31
La globalizzazione e l’aiuto internazionale
La Chiesa in Africa dovrebbe essere consapevole dell’ambiguità della
globalizzazione e delle sue conseguenze. Deve essere pronta a
rispondere alle sfide che la globalizzazione implica e far fronte
alle responsabilità che ne derivano. La migliore globalizzazione
deve essere una globalizzazione di solidarietà.
La globalizzazione della solidarietà a volte assume la forma di
aiuto internazionale attraverso agenzie che agiscono a livello
mondiale. Sfortunatamente tale aiuto non sempre raggiunge le persone
alle quali è destinato e talvolta arriva con condizioni che non
riflettono i bisogni della gente.
I Padri sinodali richiamano i governi africani e le agenzie
intermediarie ad una maggiore responsabilità e ad una
amministrazione trasparente della solidarietà internazionale,
nell’interesse del bene comune. I Padri sinodali insistono che
questi valori siano apprezzati e che le Chiese locali siano
riconosciute come partners nello sviluppo.
Propositio 32
Rispetto per la diversità etnica
La Chiesa, a servizio della riconciliazione, ha la missione di
riconciliare tutte le cose in Cristo (cf. 2Cor 5, 19).
Nell’adempiere la sua missione la Chiesa riconosce e rispetta le
ricche diversità etniche culturali, politiche e religiose dei popoli
africani, cercando l’unità nella diversità, piuttosto che
nell’uniformità, preferendo quanto unifica a ciò che li divide e
prendendo dalle diversità i valori positivi come sorgente di forza
per raggiungere la concordia sociale, la pace e il progresso.
Propositio 33
Inculturazione
C’è bisogno di compiere uno studio completo sulle tradizioni e
culture Africane alla luce del vangelo, per arricchire la vita
cristiana, per mettere da parte quegli aspetti che sono contrari
all’insegnamento cristiano e per animare e sostenere il lavoro di
evangelizzazione dei popoli d’Africa e delle loro culture.
La Chiesa in Africa sperimenta una crescita costante nel numero dei
suoi membri e di coloro che servono come clero. Tuttavia esiste
un’incoerenza tra alcune pratiche culturali tradizionali Africane e
quanto richiesto dal vangelo.
Per poter essere pertinente e credibile, la Chiesa ha bisogno di
compiere un discernimento profondo, per identificare quegli aspetti
della cultura che promuovono ed quelli che impediscono
l’inculturazione di valori evangelici.
Quindi il Sinodo propone:
- che siano promossi i valori culturali positivi e inculcati in
tutte le sue istituzioni di insignamento ed educazione;
- che sia incoraggiato e promosso il lavoro dei teologi
autenticamente africani;
- che gli elementi positivi delle culture tradizionali africane
siano incorporati nei riti della Chiesa;- che gli agenti pastorali
imparino le lingue e culture locali, così che i valori del vangelo
possano toccare il cuore della gente, ed aiutarla verso una genuina
riconciliazione, che porti ad una pace durevole;
- che i documenti del Magisterium siano tradotti nelle lingue
locali;
- che lo scambio di documenti tra Conferenze Episcopali sia
facilitato;
- che le regole canoniche e liturgiche riguardanti il ministero
dell’esorcismo siano usate in un ministero di compassione, giustizia
e carità; e
- che venga denunciata la simonia tra un certo numero di sacerdoti,
i quali abusano dei sacramentali per venire incontro alle richieste
dei fedeli, a cui piacciono simboli religiosi, come incenso, acqua
santa, olio d’oliva, sale, candele, ecc.
L’insegnamento della cultura condiziona lo sviluppo integrale degli
individui e gruppi. Quindi gli Africani dovrebbero promuovere
l’eredità culturale della loro regione. Essi dovrebbero tenere cari
certi valori e allo stesso tempo aprirli ad un incontro con altre
culture, valori come il rispetto per gli anziani e per le donne come
madri; rispetto per la solidarietà, aiuto vicendevole ed ospitalità,
unità, rispetto per la vita; onestà, verità e la parola d’onore.
III - PROMOTORES
A) Ecclesia
Propositio 34
Evangelizzazione
I Padri sinodali mettono in risalto l’urgenza e la necessità
dell’evangelizzazione che è la missione e la vera identità della
Chiesa (“Evangelii nuntiandi”, 14).
I Padri sinodali mettono in evidenza che questa evangelizzazione
consiste essenzialmente nel dare testimonianza prima di tutto
attraverso la vita e poi con la parola (“Evangelii nuntiandi”, 21),
in uno spirito di apertura agli altri, di rispetto e dialogo con
loro, attenendosi ai valori del Vangelo.
Questo sinodo si rivolge alla Chiesa-Famiglia di Dio in Africa
perché sia testimone nel servizio della riconciliazione, della
giustizia e della pace, come il “sale della terra” e “la luce del
mondo”.
Propositio 35
Piccole Comunità Cristiane / Comunità Ecclesiali Viventi
Il Sinodo rinnova il suo appoggio alla promozione delle SCC / CEV,
che edificano saldamente la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa. Le SCC
/ CEV, basate sulla condivisione del vangelo, dove i cristiani si
riuniscono per celebrare la presenza del Signore nella loro vita e
in mezzo a loro, attraverso la celebrazione dell’Eucaristia, la
lettura della Parola di Dio e la testimonianza della loro fede nel
servizio amorevole tra loro e nelle loro comunità. Sotto la guida
dei loro pastori e catechisti cercano di approfondire la lor fede e
maturare nella testimonianza cristiana nel vivere esperienze
concrete di fraternità, maternità, relazione, amicizia aperta, dove
ciascuno si prende cura dell’altro. Questa Famiglia di Dio si
estende al di là dei vincoli di sangue, etnia, tribù, cultura e
razza. In questo modo le SCC / CEV aprono sentieri di
riconciliazione con le famiglie estese, che hanno la tendenza ad
imporre ai nuclei delle famiglie cristiane i loro modi e costumi
sincretistici.
Propositio 36
Sfide dei nuovi movimenti religiosi
Alla luce delle sfide poste dai nuovi movimenti religiosi (culti,
movimenti esoterici, ecc.), alle Chiese locali è richiesto di
approntare forme di evangelizzazione che affrontino al meglio gli
attuali problemi dei fedeli.
Anche le parrocchie devono promuovere nelle loro Piccole Comunità
Cristiane / Comunità Ecclesiali Viventi (SCC / CEV) una vita
fraterna di solidarietà. Gli operatori nell’attività apostolica
devono sviluppare un ministero di ascolto spirituale e di sostegno
per assistere i fedeli nel vivere ogni giorno conservando la fede.
Inoltre il Sinodo raccomanda che la catechesi conduca ad una genuina
esperienza di conversione e includa la formazione alla perseveranza
nella fede in tempo di prova (cf. Rm 5, 3-5) alla stessa maniera che
l’iniziazione tradizionale prepara i giovani ad affrontare tutti i
tipi di situazioni. Deve essere offerto ai fedeli un profondo
insegnamento biblico e dottrinale. I gruppi di preghiera, i
movimenti ecclesiali e le nuove comunità dovrebbero introdurre anche
questa istanza nei loro programmi.
Propositio 37
I laici
I fedeli laici di Cristo condividono la sua triplice missione di
sacerdote, profeta e re, poiché sono membri del Popolo di Dio. Sono
quindi chiamati a vivere la loro vocazione e missione a tutti i
livelli della società, specialmente nella sfera socio-politica, in
quella socio-economica ed in quella socio-culturale. In questo modo
essi diventano “sale della terra” e “luce del mondo”, servendo la
riconciliazione, la giustizia e la pace in questi ambiti della
società.
Di conseguenza la Chiesa deve equipaggiarli con una catechesi
iniziale e permanente per la conversione del cuore, sostenuta da
un’adeguata formazione spirituale, biblica, dottrinale e morale, per
creare una coscienza civile da cristiano.
A questo proposito forse uno degli strumenti provvidenziali per lo
sviluppo di questa conversione ed esperienza di fede sono i nuovi
movimenti ecclesiali. I movimenti e le comunità di fede e di
comunione sono nella Chiesa “veri laboratori di fede”, spazi di
formazione e di arricchimento attraverso lo Spirito per una vita di
testimonianza e di missione. Così formati come discepoli del
Signore, essi operano come lievito nel mondo.
La Chiesa si deve prendere particolare cura di coloro che sono
coinvolti nella guida degli affari politici, economici e culturali,
pianificando un programma di formazione basato sulla Parola di Dio e
sulla dottrina sociale della Chiesa (cfr. “Compendio”). Questo
programma deve comprendere la formazione per guidare gli altri in
modo da trasformare la vita con l’azione (tirocinio formativo di
guida attraverso l’azione).
Allo stesso tempo la Chiesa deve incoraggiare la formazione di
associazioni e compagnie laicali nei differenti campi professionali
(medico, giuridico, parlamentare, accademico, ecc.) per assisterli
nelle rispettive attività nell’ambito della società e della Chiesa.
Deve anche rafforzare e sostenere i Consigli per i Laici già
esistenti, assistendoli ad ogni livello, provvedendoli di
cappellani.
Le Piccole Comunità Cristiane / Comunità Ecclesiali Viventi (SCC /
CEV) devono prestarsi nella formazione del Popolo di Dio e servire
come luogo dove si viva concretamente la riconciliazione, la
giustizia e la pace.
Propositio 38
La famiglia
Come istituzione, la famiglia ha origini divine. Essa è il
“santuario della vita” e il nucleo della società e della Chiesa.
Essa è il luogo appropriato per imparare e praticare la cultura del
perdono, della pace, della riconciliazione e della concordia.
A causa della sua capitale importanza e delle minacce che essa
affronta, segnatamente la trivializzazione dell’aborto, il disprezzo
della maternità (gravidanza), la distorsione della nozione del
matrimonio e della stessa famiglia, l’ideologia del divorzio ed una
nuova etica relativista, la famiglia e la vita umana devono essere
protette e difese.
I Padri sinodali invitano le chiese locali ad adottare le seguenti
misure:
- rendere nota la Carta della Famiglia della Santa Sede;
- un’adeguata catechesi sulla concezione cristiana della famiglia;
- programmi pastorali concreti integrali che promuovano una vita di
preghiera e ascolto della Parola di Dio (lectio divina) nelle
famiglie;
- educazione delle coppie a crescere nell’amore coniugale e nella
paternità responsabile, secondo la dottrina della Chiesa;
- offrire sostegno pastorale ai genitori nelle loro responsabilità
di primi educatori;
- accompagnamento spirituale delle coppie (p. e. attraverso le
Équipes Notre Dame; la Fraternità di Cana, ecc.); - considerare il
servizio degli sposi cristiani come ministero e mettere questa
dignità a fondamento della famiglia;
- aiutare gli sposi a vivere il loro ministero come un ministero di
preghiera, evangelizzazione, carità e vita;
- celebrazione di giubilei di matrimonio (nozze d’argento, d’oro)
con diplomi d’onore;
- sostegno alle giovani coppie attraverso coppie esemplari ben note;
- offerta di consulenza matrimoniale e istituti per la famiglia;
- educazione e formazione sui valori matrimoniali e familiari
attraverso i media (radio, telvisione, ecc.) e
- creazione di associazioni diocesane e nazionali, sostenute a
livello continentale.
Propositio 39
I preti
Ogni prete configurato per l’ordinazione a Cristo, Capo e Buon
Pastore, è chiamato ad essere un’immagine viva di Gesù Cristo, che
venne a servire, non ad essere servito (Mc 10,45).
Di conseguenza i preti devono coltivare una profonda vita spirituale
che comprenda l’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione
dell’Eucaristia e la fedeltà alla preghiera, specialmente delle Ore.
Devono dedicarsi in modo risoluto una vita di comunità evangelica e
fraterna, protetti da pressioni familiari, dedicati ad una sobria
vita di disciplina e di abnegazione (“Apostolica vivendi forma”), e
ad un amore speciale per i poveri. Devono essere esempi di
un’amministrazione responsabile e trasparente. Dovrebbero imitare i
profeti coraggiosi di fronte ai mali sociali. Divengono così “sale
della terra” e “luce del mondo”.
La vocazione sacerdotale comprende anche un impegno alle virtù
evangeliche di povertà, castità ed obbedienza. Queste sono la loro
più grande professione di amore per Cristo, per la sua Chiesa e per
i loro vicini. Di conseguenza i Padri sinodali raccomandano a tutti
i preti di rito latino di vivere il loro celibato generosamente e
con amore.
Secondo l’Esortazione Apostolica “Pastores dabo vobis” (n. 29): “Il
celibato è dunque da accogliere... come dono inestimabile di Dio,
come «stimolo della carità pastorale», come singolare partecipazione
alla paternità di Dio e alla fecondità della Chiesa, come
testimonianza al mondo del Regno escatologico”.
Inoltre il periodo di grazia dell’Anno Sacerdotale invita tutti i
preti a imitare lo zelo di S. Giovanni Maria Vianney nel ministero
del sacramento della penitenza.
In vista di tutto ciò e a causa dei ministeri che i preti esercitano
in Cristo e in favore dei fedeli cristiani, talvolta in circostanze
molto difficili, i Padri sinodali non cessano di ringraziare Dio per
loro e di portarli nella preghiera a Dio, perché li aiuti. Ma i
Padri sinodali desiderano anche assicurare ai loro preti una solida
formazione permanente nelle rispettive zone di vita e di ministero.
Raccomandano loro per il proprio mantenimento e crescita spirituale:
- giornate mensili ed annuali di ritiro;
- regolare vita di preghiera e lettura biblica;
- formazione permanente specialmente per giovani preti, che hanno
bisogno di un accompagnamento amorevole, che includa la dottrina
sociale della Chiesa; ed
- un’assicurazione generale e mezzi per una vita dignitosa dei preti
malati e anziani.
Inoltre il Sinodo precisa, per i preti che lavorano fuori della loro
diocesi, che venga raggiunta una convenzione tra la diocesi di
origine e quella di destinazione, che definisca chiaramente le
condizioni di vita e di lavoro e la durata della missione. Per di
più questi preti devono essere considerati pienamente pastori in
tutta giustizia e carità cristiana, e inseriti pienamente nel
presbiterio.
Propositio 40
Seminaristi
Nella formazione dei seminaristi è necessario un trattamento
integrale di preparazione al sacerdozio cattolico. Mentre bisogna
sostenere l’importanza di una solida formazione intellettuale,
morale, spirituale e pastorale, la crescita umana e psicologica di
ogni candidato dovrebbe essere inclusa come elemento fondamentale
per lo sviluppo di una vita autenticamente sacerdotale. I formatori
devono assicurare un rinnovamento spirituale dei seminaristi, i
quali siano liberi dai condizionamenti etnici e culturali (cf. Rom
12), ma al contrario divengano “nuovi esseri in Cristo” (2Cor 5,
17).
In questo modo i nostri futuri preti possono diventare più
stabilmente radicati nella comprensione delle loro culture e delle
virtù evangeliche e rafforzati nel loro affidamento e dedizione alla
persona di Cristo e alla missione della Chiesa per la
riconciliazione, la giustizia e la pace.
Il gruppo accademico del seminario e lo speciale gruppo formativo
lavorano insieme allo scopo di facilitare questa formazione
integrale. I seminaristi devono essere formati alla vita di comunità
in modo tale che la vita fraterna fra di loro sarà garantita per il
futuro una vera esperienza di sacerdozio come una “fraternità
strettamente sacerdotale”.
Nella selezione e formazione dei candidati il vescovo e il gruppo
dei formatori devono attentamente discernere la motivazione e
l’attitudine dei seminaristi per accertare che coloro che saranno
poi ordinati preti saranno veri discepoli di Cristo e servitori
della Chiesa.
Propositio 41
I diaconi permanenti
Questo Sinodo ha identificato il servizio di riconciliazione,
giustizia e pace come l’aspetto urgente e la forma della missione
apostolica della Chiesa-Famiglia di Dio in Africa e nelle sue isole.
Facendo ciò, questo Sinodo ha anche descritto diversi agenti di
questa missione apostolica della Chiesa, compresi vari componenti
del laicato, ma includendo anche i ministri ordinati, in mezzo ai
quali ci sono i diaconi permanenti che “servono la riconciliazione,
la giustizia e la pace” come ministri dedicati a Dio, al suo amore
misericordioso e alla sua Parola. “Fortificati dalla grazia
sacramentale… essi servono il popolo di Dio nel diaconato liturgico,
della parola e della carità” (“Lumen gentium”, 29).
Pertanto, questo Sinodo raccomanda che questi servi del Signore
ricevano una adeguata formazione soprattutto nelle scienze sacre e
nella dottrina sociale della Chiesa. Poiché l’intento di tutti gli
esercizi spirituali è la scoperta di un modo migliore di servire, i
Padri sinodali invitano i diaconi a cercare e contemplare il volto
del Signore quotidianamente, così che essi possano scoprire un modo
più credibile di servire la riconciliazione, la giustizia e la pace.
Propositio 42
La vita consacrata
La Chiesa riconosce l’inestimabile valore della vita consacrata,
forma particolare del discepolato di Cristo, che ricopre un ruolo
fondamentale nella sua vita e missione al servizio del regno di Dio.
La Chiesa in modo particolare apprezza la testimonianza della vita
consacrata nella vita di preghiera e nella vita di comunità,
nell’istruzione, nella sanità, nella promozione umana e nel servizio
pastorale.
Il ruolo profetico delle persone consacrate deve essere accentuato
nel processo di riconciliazione, giustizia e pace, e nel fatto che
spesso essi sono molto vicini alle vittime di oppressione,
repressione, discriminazione, violenza e sofferenze di ogni tipo. In
stretta collaborazione con il clero nel ministero pastorale, la
dignità delle donne nella vita consacrata e la loro identità e
carisma religioso devono essere protetti e promossi. I vescovi
devono assistere i giovani istituti religiosi verso
l’autosostentamento.
La Chiesa si aspetta molto dalla testimonianza delle comunità
religiose, caratterizzate da diversità razziali, regionali ed
etniche. Con la loro vita in comune essi proclamano che Dio non fa
distinzioni tra persone, e che siamo tutti suoi figli, membri della
stessa famiglia, vivendo in armonia pur nella diversità, e nella
pace.
Per sostenere ed incoraggiare la vita consacrata, i Padri sinodali
raccomandano che:
- un attento discernimento dei candidati (fratelli, sorelle e
sacerdoti) sia fatto nel corso della loro formazione;
- sia loro data una solida formazione umana, spirituale,
intellettuale (biblica, teologica, morale) e professionale;
- rimangano fedeli alla loro vocazione e carisma; e
- la loro formazione iniziale (postulandato e noviziato) normalmente
sia fatta in Africa.
Il Sinodo si rallegra con la costituzione della Confederazione delle
Conferenze dei Superiori/e Maggiori d’Africa e Madagascar (COSMAM),
che è una struttura di sostegno alla vita consacrata in Africa ed un
luogo di dialogo con i vescovi del continente (SECAM).
Propositio 43
Catechesi
L’insegnamento del catechismo è divenuto il modo normale di
introdurre le persone alla fede e di iniziarle alla Chiesa
attraverso il battesimo, Eucaristia e cresima. È anche il modo per
preparare i fedeli a ricevere gli altri sacramenti. Si dovrà inoltre
mantenere un legame vitale tra il catechismo imparato a memoria e la
catechesi vissuta, in modo tale che esso conduca ad una conversione
di vita profonda e durevole. I Padri sinodali raccomandano vivamente
che sia prestata una particolare attenzione all’iniziazione al
sacramento della Riconciliazione. Si tratta dunque di formare ad una
vita cristiana adulta che possa affrontare le difficoltà della loro
vita sociale, politica, economica e culturale.
Nella catechesi deve essere fatto uso adeguato del Catechismo della
Chiesa cattolica.
Propositio 44
I catechisti
I catechisti permanenti o occasionali sono nelle nostre Piccole
Comunità Cristiane / Comunità Ecclesiali Viventi (SCC / CEV) gli
araldi viventi del Vangelo. Vi esercitano il ruolo di animatori
della preghiera, di consiglieri e di mediatori. Hanno bisogno di una
solida formazione e di sostegno materiale per assumere efficacemente
il loro ruolo di guide spirituali. Devono essere anche incoraggiati
nel loro zelo per il servizio all’interno delle loro comunità,
specialmente il servizio alla riconciliazione, alla giustizia ed
alla pace. ne I catechisti volontari devono ricevere una formazione
adeguata ed essere sostenuti nella loro preparazione e provvisti di
sussidi didattici.
B) In Christo roborati
Propositio 45
Eucaristia fonte di comunione e riconciliazione
All’inizio del terzo millennio del cristianesimo la nostra grande
sfida non consiste nell’illustrare le differenze di origine e di
cultura, ma nel costruire un’unità che rispetti la diversità. Uomini
e donne di differente origine, per carattere, cultura e religione
possono costruire insieme un alto grado di unità: un’unità tale da
fondare la vita di ciascuno per e con gli altri per amore della
stessa persona, cioè Dio fatto uomo, Gesù Cristo, che visse tra noi,
sparse il suo sangue per noi con la più grande solidarietà e ci dà
se stesso in cibo nella nostra vita quotidiana. Questo sangue di
Cristo sparso per noi è il vincolo e il fondamento di una nuova
relazione che respinge ogni parvenza di tribalismo, razzismo,
etnicismo, nepotismo, feticismo, ecc.
Il Sinodo ha espresso una forte disapprovazione di certe deviazioni
nella pratica sacramentale, contrarie ai sacramenti del Battesimo e
dell’Eucaristia.
Insistiamo nel ricordare che l’Eucaristia rimane la fonte e il
culmine della riconciliazione e l’intera vita cristiana e che la
santità è il mezzo più efficace per costruire una società di
riconciliazione, giustizia e pace. Guardiamo con attenzione alla
celebrazione eucaristica e disponiamo tempi e luoghi per
l’adorazione eucaristica, individuale e comunitaria, in tutte le
diocesi e parrocchie. Bisogna curare che le chiese e le cappelle
siano ordinariamente riservate alla celebrazione dell’Eucaristia,
evitando il più possibile che esse divengano semplicemente degli
spazi sociali. I Padri sinodali chiedono che le organizzazioni
assistenziali siano pronte ad appoggiare le diocesi in un dialogo
sincero con i vescovi locali nella costruzione di spazi di culto,
convinti che essi sono essenziali per la visibilità della Chiesa e
garantiscono il senso del sacro e di uno sviluppo umano autentico ed
integrale.
Propositio 46
Il potere della Parola di Dio
“Ignorare le Scritture è ignorare Cristo” (S. Girolamo). Il Sinodo
dei vescovi, nello spirito del Vangelo... ha ricordato ai vescovi ai
preti e ai diaconi il loro ministero essenziale di predicatori del
Vangelo nella Chiesa-Famiglia di Dio e nel mondo. La lettura e la
meditazione della Parola di Dio ci inserisce più profondamente in
Cristo e guida il nostro ministero di servitori della
riconciliazione, della giustizia e della pace.
Perciò questo Sinodo raccomanda che sia promosso l’Apostolato
Biblico in ogni comunità cristiana, nelle famiglie e nei movimenti
ecclesiali. Il Sinodo inoltre raccomanda che tutti i fedeli si
dedichino ogni giorno alla lettura della Bibbia.
C) Ecclesia agens
Propositio 47
Donne in Africa
Le donne in Africa offrono un grande contributo alla famiglia, alla
società e alla Chiesa con i loro molti talenti e capacità. Tuttavia
non solo la loro dignità e apporto non vengono pienamente
riconosciuti e apprezzati, ma i loro stessi diritti sono spesso
negati. Nonostante il grande progresso fatto nell’educazione e nello
sviluppo delle donne in alcune nazioni dell’Africa, lo sviluppo
delle giovani e delle donne in generale è sproporzionato rispetto a
quello dei giovani e degli uomini; ragazze e donne generalmente sono
trattate ingiustamente.
I Padri sinodali condannano tutti gli atti di violenza contro le
donne, p. e. i maltrattamenti alle mogli, la privazione dell’eredità
alle figlie, l’oppressione delle vedove in nome della tradizione, i
matrimoni forzati, la mutilazione genitale alle donne, traffico
delle donne e tanti altri abusi come la schiavitù sessuale ed il
turismo sessuale. Sono ugualmente condannati tutti gli altri atti
disumani ed ingiusti contro le donne.
I Padri sinodali propongono:
- la formazione umana integrale (intellettuale, professionale,
morale, spirituale, teologica, ecc.) delle ragazze e delle donne;
- la creazione di “case di accoglienza” per ragazze e donne vittime
di abusi perché trovino riparo e consulenza.
-la stretta collaborazione tra Conferenze Episcopali per porre fine
al traffico delle donne;
- l’integrazione più ampia delle donne nelle strutture della Chiesa
e nei processi decisionali;
- l’istituzione di una commissione di studio diocesana e nazionale
per trattare le questioni delle donne, per aiutarle a svolgere
meglio la loro missione nella Chiesa e nella società; e
- l’istituzione di una commissione di studio sulle donne nella
Chiesa all’interno del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
Propositio 48
Giovani
Oggi in Africa i giovani costituiscono la maggior parte della
popolazione e sono un dono e una ricchezza da parte di Dio di cui
tutta l’Africa è grata. Essi dovrebbero essere amati, valorizzati e
rispettati. Inoltre, i giovani sono la forza e la speranza della
Chiesa e della società. In molti paesi dell’Africa, i giovani si
trovano di fronte a molti problemi e sfide, che li rendono
particolarmente vulnerabili a causa di una inadeguata formazione ed
educazione personale, della disoccupazione, dello sfruttamento
politico, dell’abuso di droghe, ecc… Tali situazioni fanno sentire i
giovani frustrati e rifiutati.
I Padri sinodali sono profondamente interessati alla situazione dei
giovani e propongono quanto segue:
- provvedere risorse e centri per l’insegnamento di abilità
professionali e la formazione umana dei giovani da parte della
Chiesa locale, in collaborazione con varie altre istituzioni;
- fornire consulenti per gli studi, per l’addestramento
professionale e la creazione di posti di lavoro per i giovani;
- dare ad essi una permanente formazione catechetico-biblica per
educarli ad essere agenti di riconciliazione, giustizia e pace fra
di loro e per avere uno spirito critico corretto circa le
problematiche legate ai mass media;- intraprendere uno studio dei
problemi e delle sfide che riguardano i giovani, da parte delle
commissioni giovanili diocesane e parrocchiali;
- organizzare commissioni giovanili diocesane, nazionali, regionali
e continentali;
- istituire centri traumatologici e di riabilitazione per giovani
vittime di traumi (bambini-soldato, giovani che hanno subito abusi,
coloro che soffrono per la dipendenza da droghe, ecc…); e
- fare in modo che il sistema educativo nazionale sia più aperto ai
meno dotati in modo da offrire opportunità per tutti.
Propositio 49
I bambini
I bambini, che sono un dono di Dio all’umanità, devono essere
oggetto di una speciale attenzione da parte della famiglia, della
Chiesa, della società e dei governi. I bambini sono portatori di
novità di vita: nel loro ambiente sono apostoli e sono la speranza
della loro famiglia, come anche della società e della Chiesa.
Purtroppo, I le seguenti categorie di bambini sono soggetti a
trattamenti intollerabili:
- aborti
- orfani
- albini
- bambini di strada
- bambini abbandonati
- bambini soldato
- bambini prigionieri
- bambini operai
- bambini disabili fisici o mentali
- bambini accusati di stregoneria
- bambini venduti come schiavi del sesso
- bambini traumatizzati, senza alcun orientamento cristiano o
prospettiva umana
- ecc.
I Padri sinodali invitano le Chiese locali, nel quadro della
“Pastorale per l’Infanzia” a dedicare attenzione speciale a quei
bambini che si trovano in situazioni di grande vulnerabilità, e a
far sì che nelle scuole cattoliche essi ricevano la Parola di Dio,
un aiuto psicologico, la cultura della giustizia e della pace e
imparino a comportarsi in modo da diventare buoni e sani membri
della società.
Propositio 50
Persone disabili
Molte persone nella nostra società sono mentalmente o fisicamente
disabili e, spesso, emarginate.
Il Sinodo, ricordando il diritto alla vita delle persone disabili,
propone che:
- ogni sforzo sia fatto per assicurare la loro piena integrazione
nella società e nelle nostre comunità ecclesiali, così che possano
mettere in pratica i loro doni, realizzare le loro potenzialità e
sperimentare pienamente la presenza riconciliante di Cristo nella
comunità; e
- siano stabiliti dei programmi per incoraggiare la loro
integrazione nel piano pastorale delle nostre diocesi e comunità
ecclesiali locali.
Propositio 51
HIV/AIDS
L’AIDS è una pandemia, che insieme alla malaria e alla trubercolosi
sta decimando la popolazione africana e danneggiando fortemente la
sua vita economica e sociale. Non la si deve considerare come
problema semplicemente medico-farmaceutico e solamente come
un’istanza di cambiamento della condotta umana. In realtà si tratta
di un’istanza di sviluppo integrale e di giustizia, che richiede
alla Chiesa un trattamento integrale e una risposta.
I malati di AIDS in Africa sono vittime di ingiustizia, poiché non
ricevono la stessa qualità di trattamento di altri paesi. La Chiesa
chiede che i fondi destinati a loro siano realmente devoluti a
questo scopo e raccomanda che i pazienti africani ricevano la stessa
qualità di trattamento praticato in Europa.
La Chiesa condanna decisamente ogni tentativo deliberato da parte di
persone e gruppi di diffondere il virus, o come arma da guerra o con
il proprio stile di vita.
Il Sinodo incoraggia tutte le istituzioni e movimenti della Chiesa
che lavorano nel campo della salute e specialmente dell’AIDS, e
chiede alla agenzie internazionali di riconoscerli e sostenerli nel
rispetto della loro specificità. La Chiesa raccomanda urgentemente
che la ricerca corrente sui trattamenti sia allargata per
scongiurare questa profonda sofferenza.
Inoltre il Sinodo propone:
- l’abolizione di ogni causa di diffusione della malattia, di
distruzione della vita familiare, di infedeltà coniugale, la
promiscuità e uno stile di vita che disprezzi i valori umani e le
virtù evangeliche;
- una pastorale che offra ai malati di HIV e AIDS di accedere alla
terapia, al cibo, ad un accompagnamento per un cambiamento di
condotta e una vita priva di marchio di condanna;
- una pastorale che offra ad orfani, vedove e vedovi una vera
speranza di vita priva di marchio di condanna e discriminazione;
- un sostegno pastorale di aiuto alle coppie di contagiati per
informarle e formare la loro coscienza perché facciano scelte
giuste, con piena responsabilità per il miglior bene reciproco, la
loro unione e la loro famiglia; e
- la preparazione da parte del SECAM di un manuale pastorale
sull’HIV/AIDS per tutti coloro che sono coinvolti nel ministero
della Chiesa per l’AIDS (preti, religiosi, medici, infermieri,
consulenti, catechisti, insegnanti) nell’attuazione della dottrina
morale e sociale della Chiesa nelle diverse situazioni in cui il
popolo di Dio in Africa affronta le diverse sfide della pandemia.
Propositio 52
Malaria
La malaria resta la maggior causa di mortalità nel continente
africano e sue isole, contribuendo enormemente all’aggravio della
povertà. Noi apprezziamo tutte le iniziative volte alla lotta di
questa malattia. Tuttavia riconosciamo che molto di più deve essere
fatto perché si ottengano risultati apprezzabili. Perciò il Sinodo
propone i seguenti punti:
- che la malaria sia inclusa in tutte le attività sanitarie della
Chiesa;
- che siano intraprese iniziative concordate, volte ad educare la
gente alla conoscenza della malaria e a prevenire i casi della
malattia;
- che i governi siano sollecitati a sviluppare politiche più solide
e programmi diretti alla eliminazione della malaria;
- che i produttori di medicine le rendano disponibili a prezzi
ragionevoli, per poter salvare più vite; e
- che vengano sostenuti i programmi di produzione del vaccino contro
la malaria.
Propositio 53
Droghe e Alcol
La diffusione e la vendita delle droghe sono devastanti per il
capitale umano in Africa. Analogamente il cattivo uso dell’alcol
induce molti seri problemi; separazioni di famiglie, deterioramento
della salute fisica, dispendio di risorse già scarse, conflitti e
accelerazione nella diffusione dell’HIV/AIDS.
La Chiesa considera questo come un pericolo per le persone,
specialmente giovani, e una causa della crisi nelle istituzioni
educative, nelle famiglie e nella moralità pubblica.
Pertanto:
- la Chiesa dovrebbe impegnarsi nella lotta contro la produzione, la
vendita e il traffico di droghe in Africa;
- la Chiesa dovrebbe incoraggiare il governo e le istituzioni
private nella loro battaglia contro l’abuso di droghe nei nostri
paesi;
- la Chiesa nella formazione della gioventù, dovrebbe incoraggiare,
se non la completa astension, l’uso moderato e cosciente dell’alcol;
- gli operatori pastorali dovrebbero offrire un sostegno pastorale
agli alcolisti e consumatori di droghe e alle loro famiglie,
promuovendo programmi di recupero, e riconciliazione con le loro
famiglie;
- preti e religiosi dovrebbe essere sensibili a dare buon esempio
nell’uso moderato dell’alcol;
- preparare preti, religiosi e laici nell’attività di consulenza; e
- offrire sostegno pastorale ai consumatori di droga e assistenza
perché si liberino dall’abuso di sostanze.
Propositio 54
Preoccupazione per i prigionieri
I Padri sinodali esprimono profonda preoccupazione per l’aumento dei
crimini e degli effetti dell’attività criminale nella società
africana, che si ripercuotono sui cittadini innocenti e sulle loro
famiglie. Raccomandiamo agli ufficiali di pace e agli enti addetti
al mantenimento della legge che cerchino di proteggere i cittadini e
garantiscano la loro sicurezza.
Esprimiamo anche grande rispetto per il sistema giudiziario che
cerca di mantenere la legge e l’ordine. Consideriamo inopportuni i
molti casi di uso erroneo della legge e di fallimento della
giustizia che si sommano alla violazione dei diritti umani delle
vittime che potrebbero essere incarcerate.
La Chiesa in Africa-Famiglia di Dio, riconosce la sua missione
profetica verso tutti coloro che sono colpiti da crimini e il loro
bisogno di riconciliazione, giustizia e pace. Comunque, essa
denuncia anche tutti i casi di fallimento della giustizia e di
cattiva amministrazione della giustizia e maltrattamenti dei
prigionieri.
Pertanto, raccomandiamo che:
- i governi e i responsabili avviino riforme penali, migliorino la
prevenzione del crimine ed adottino gli standard minimi
internazionali per il trattamento dei prigionieri, includendo un
trattamento più umano in termini di cibo, alloggio, vestiario e cura
sanitaria, riconoscendo i diritti dei prigionieri, e garantendo loro
decenti condizioni di detenzione;
- le leggi siano giudiziosamente applicate e i diritti umani siano
adeguatamente rispettati;
- la cura pastorale dei prigionieri sia organizzata e sostenuta
dalla Commissione di Giustizia e Pace, con un ufficio a livello
regionale, nazionale, diocesano e parrocchiale al quale le piccole
comunità cristiane prendano parte;
- un approccio olistico sia adottato nella cura pastorale dei
prigionieri con del personale propriamente preparato che lavori in
équipe;
- gli operatori pastorali nelle prigioni si dedichino allo studio e
pratichino la giustizia ricostruttiva come mezzo e processo per
nutrire la riconciliazione, la giustizia, la pace e la
reintegrazione dei colpevoli, delle vittime e degli ex-carcerati
nelle comunità;
- “centri di riabilitazione” siano creati per aiutare i prigionieri
a rientrare nella società.
Propositio 55
Abolizione della pena di morte
“La Chiesa vede come un segno di speranza la crescita della pubblica
opposizione alla pena di morte, anche quando essa è vista come
un’espressione di giustizia ed un tipo di legittima difesa da parte
della società. La società moderna, infatti, ha i mezzi per una
effettiva abolizione del crimine rendendo innocui i criminali senza
certamente negare loro la possibilità di emendarsi” (“Compendio
della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica”, 405).
La dignità della persona richiede che i suoi diritti fondamentali
siano rispettati anche quando essa non rispetta i diritti degli
altri. La pena di morte fa fallire tale intenzione. A volte, la pena
di morte è usata per eliminare gli oppositori politici. Inoltre, la
povera gente che non può difendersi da sola, è più facilmente
soggetta a questa pena definitiva e inappellabile.
Questo Sinodo invoca l’abolizione totale ed universale della pena di
morte.
Propositio 56
Media
Per sua natura la persona umana è sempre (creata per essere) un
“essere in comunicazione”, con la vocazione alla comunione. Così la
formazione è una priorità per lo sviluppo umano e per
l’evangelizzazione.
Inoltre in un mondo globale, l’uso migliorato e la maggiore
disponibilità dei mezzi di comunicazione sociale (visuale, audio,
web e stampa) sono indispensabili per la promozione di pace,
giustizia e riconciliazione in Africa.
Questo Sinodo quindi richiede:
- una presenza aumentata della Chiesa nei mezzi di comunicazione
sociale;
- la rete di centri audio-visivi, case di pubblicazione e centri
mediatici;
- la preparazione professionale e la formazione etica di giornalisti
per promuovere una cultura di dialogo che evita divisione,
sensazionalismo, informazione scorretta e offensiva trivializzazione
della sofferenza umana;
- l’uso di media moderni per diffondere il Vangelo ed i frutti del
Sinodo attuale, per l’educazione dei popoli africani in verità,
riconciliazione, e la promozione di giustizia e pace;
- lo sviluppo di reti satellitari, sotto la coordinazione di CEPACS
(l’organo mediatico del SECAM) per servire la Chiesa-Famiglia di Dio
in Africa; e
- l’organizzazione di commissioni per la comunicazione diocesane,
nazionali e regionali, con personale competente, per aiutare la
Chiesa ad esercitare il suo ministero profetico nella società.
Riassumendo, dovremmo assicurare mezzi di comunicazione educativi e
formativi che siano pronti a trasmettere valori culturali moralmente
sani e le virtù evangeliche.
Propositio 57
Maria, Nostra Signora d’Africa
Il Sinodo ha affidato ogni aspetto del suo lavoro alla supplice
intercessione della Beata Vergine Maria, Nostra Signora d’Africa,
Regina della Pace.
Maria è il nostro modello nel ministero della riconciliazione, della
giustizia e della pace. Con la sua obbedienza al Padre e la sua
docilità allo Spirito Santo ha collaborato alla missione del suo
Figlio, fino alla sua morte in croce che ha definitivamente
riconciliato l’umanità con Dio. Madre compassionevole, Maria, per la
Chiesa Famiglia di Dio, è modello di riconciliazione in misericordia
e amore. Maria intercede per la Chiesa dal Cielo nella sua costante
missione di trasformazione dell’Africa e delle sue Isole.
Il Sinodo perciò sollecita i Vescovi e tutti gli operatori pastorali
della Chiesa in Africa e nelle Isole ad affidare il loro ministero
alla supplice intercessione della Beata Vergine Maria, per ottenere
la grazia di essere testimoni credibili del Signore Risorto e,
attraverso il servizio di riconciliazione, giustizia e pace,
diventare “sale della terra” e “luce del mondo”.
[00342-01.04] [RE000] [Testo originale: plurilingue]
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