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05 - 05.10.2009
SOMMARIO
-
PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 5 OTTOBRE 2009 -
ANTEMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
-
SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 5 OTTOBRE 2009 -
POMERIDIANO)
- AVVISI
PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 5 OTTOBRE 2009
- ANTEMERIDIANO) - CONTINUAZIONE
- RIFLESSIONE DEL SANTO PADRE
In apertura della Prima Congregazione Generale di questa mattina,
lunedì 5 ottobre 2009, dopo la lettura breve dell’Ora Terza, il
Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto la seguente riflessione:
Cari fratelli e sorelle,
abbiamo dato inizio ora al nostro incontro sinodale invocando lo
Spirito Santo e sapendo bene che noi non possiamo in questo momento
realizzare quanto c'è da fare per la Chiesa e per il mondo: solo
nella forza dello Spirito Santo possiamo trovare quanto è retto e
poi attuarlo. E tutti i giorni inizieremo il nostro lavoro invocando
lo Spirito Santo con la preghiera dell'Ora Terza "Nunc sancte nobis
Spiritus". Perciò vorrei adesso, insieme con voi, meditare un po'
questo inno, che apre il lavoro di ogni giorno, sia adesso nel
Sinodo, ma anche dopo nella vita nostra quotidiana.
"Nunc sancte nobis Spiritus". Noi preghiamo che la Pentecoste non
sia solo un avvenimento del passato, il primo inizio della Chiesa,
ma sia oggi, anzi adesso: "nunc sancte nobis Spiritus". Preghiamo
che il Signore adesso realizzi l'effusione del suo Spirito e ricrei
di nuovo la sua Chiesa e il mondo. Ci ricordiamo che gli apostoli
dopo l'Ascensione non hanno iniziato - come forse sarebbe stato
normale - a organizzare, a creare la Chiesa futura. Hanno aspettato
l'azione di Dio, hanno aspettato lo Spirito Santo. Hanno compreso
che la Chiesa non si può fare, che non è il prodotto della nostra
organizzazione: la Chiesa deve nascere dallo Spirito Santo. Come il
Signore stesso è stato concepito ed è nato dallo Spirito Santo, così
anche la Chiesa deve essere sempre concepita e nascere dallo Spirito
Santo. Solo con questo atto creativo di Dio noi possiamo entrare
nell'attività di Dio, nell'azione divina e collaborare con Lui. In
questo senso, anche tutto il nostro lavoro al Sinodo è un
collaborare con lo Spirito Santo, con la forza di Dio che ci
previene. E sempre dobbiamo di nuovo implorare il compiersi di
questa iniziativa divina, nella quale noi possiamo poi essere
collaboratori di Dio e contribuire a far sì che di nuovo nasca e
cresca la sua Chiesa.
La seconda strofa di questo inno - "Os, lingua, mens, sensus, vigor,
/ Confessionem personent: / Flammescat igne caritas, / accendat
ardor proximos" - è il cuore di questa preghiera. Imploriamo da Dio
tre doni, i doni essenziali della Pentecoste, dello Spirito Santo:
confessio, caritas, proximos. Confessio: c'è la lingua di fuoco che
è "ragionevole", dona la parola giusta e fa pensare al superamento
di Babilonia nella festa di Pentecoste. La confusione nata
dall'egoismo e dalla superbia dell'uomo, il cui effetto è quello di
non poter comprenderci più gli uni gli altri, va superata dalla
forza dello Spirito, che unisce senza uniformare, che dà unità nella
pluralità: ciascuno può capire l'altro, anche nelle diversità delle
lingue. Confessio: la parola, la lingua di fuoco che il Signore ci
dà, la parola comune nella quale siamo tutti uniti, la città di Dio,
la santa Chiesa, nella quale è presente tutta la ricchezza delle
diverse culture. Flammescat igne caritas. Questa confessione non è
una teoria ma è vita, è amore. Il cuore della santa Chiesa è
l'amore, Dio è amore e si comunica comunicandoci l'amore. E infine
il prossimo. La Chiesa non è mai un gruppo chiuso in sé, che vive
per sé come uno dei tanti gruppi che esistono nel mondo, ma si
contraddistingue per l'universalità della carità, della
responsabilità per il prossimo.
Consideriamo uno per uno questi tre doni. Confessio: nel linguaggio
della Bibbia e della Chiesa antica questa parola ha due significati
essenziali, che sembrano opposti ma che in effetti costituiscono
un'unica realtà. Confessio innanzitutto è confessione dei peccati:
riconoscere la nostra colpa e conoscere che davanti a Dio siamo
insufficienti, siamo in colpa, non siamo nella retta relazione con
Lui. Questo è il primo punto: conoscere se stessi nella luce di Dio.
Solo in questa luce possiamo conoscere noi stessi, possiamo capire
anche quanto c'è di male in noi e così vedere quanto deve essere
rinnovato, trasformato. Solo nella luce di Dio ci conosciamo gli uni
gli altri e vediamo realmente tutta la realtà.
Mi sembra che dobbiamo tener presente tutto questo nelle nostre
analisi sulla riconciliazione, la giustizia, la pace. Sono
importanti le analisi empiriche, è importante che si conosca
esattamente la realtà di questo mondo. Tuttavia queste analisi
orizzontali, fatte con tanta esattezza e competenza, sono
insufficienti. Non indicano i veri problemi perché non li collocano
alla luce di Dio. Se non vediamo che alla radice vi è il Mistero di
Dio, le cose del mondo vanno male perché la relazione con Dio non è
ordinata. E se la prima relazione, quella fondante, non è corretta,
tutte le altre relazioni con quanto vi può essere di bene,
fondamentalmente non funzionano. Perciò tutte le nostre analisi del
mondo sono insufficienti se non andiamo fino a questo punto, se non
consideriamo il mondo nella luce di Dio, se non scopriamo che alla
radice delle ingiustizie, della corruzione, sta un cuore non retto,
sta una chiusura verso Dio e, pertanto, una falsificazione della
relazione essenziale che è il fondamento di tutte le altre.
Confessio: comprendere nella luce di Dio le realtà del mondo, il
primato di Dio e infine tutto l'essere umano e le realtà umane, che
tendono alla nostra relazione con Dio. E se questa non è corretta,
non arriva al punto voluto da Dio, non entra nella sua verità, anche
tutto il resto non è correggibile perché nascono di nuovo tutti i
vizi che distruggono la rete sociale, la pace nel mondo.
Confessio: vedere la realtà nella luce di Dio, capire che in fondo
le nostre realtà dipendono dalla nostra relazione col nostro
Creatore e Redentore, e così andare alla verità, alla verità che
salva. Sant'Agostino, riferendosi al capitolo 3° del Vangelo di san
Giovanni, definisce l'atto della confessione cristiana con "fare la
verità, andare alla luce". Solo vedendo nella luce di Dio le nostre
colpe, l'insufficienza della nostra relazione con Lui, camminiamo
alla luce della verità. E solo la verità salva. Operiamo finalmente
nella verità: confessare realmente in questa profondità della luce
di Dio è fare la verità.
Questo è il primo significato della parola confessio, confessione
dei peccati, riconoscimento della colpevolezza che risulta dalla
nostra mancata relazione con Dio. Ma un secondo significato di
confessione è quello di ringraziare Dio, glorificare Dio,
testimoniare Dio. Possiamo riconoscere la verità del nostro essere
perché c'è la risposta divina. Dio non ci ha lasciati soli con i
nostri peccati; anche quando la nostra relazione con la Sua maestà è
ostacolata, Egli non si ritira ma viene e ci prende per mano. Perciò
confessio è testimonianza della bontà di Dio, è evangelizzazione.
Potremmo dire che la seconda dimensione della parola confessio è
identica all'evangelizzazione. Lo vediamo nel giorno di Pentecoste,
quando san Pietro, nel suo discorso, da una parte accusa la colpa
delle persone - avete ucciso il santo e il giusto -, ma, nello
stesso momento, dice: questo Santo è risorto e vi ama, vi abbraccia,
vi chiama a essere suoi nel pentimento e nel battesimo, come pure
nella comunione del suo Corpo. Nella luce di Dio, confessare diventa
necessariamente annunciare Dio, evangelizzare e così rinnovare il
mondo.
La parola confessio però ci ricorda ancora un altro elemento. Nel
capitolo 10° della Lettera ai Romani san Paolo interpreta la
confessione del capitolo 30° del Deuteronomio. In quest'ultimo testo
sembra che gli ebrei, entrando nella forma definitiva dell'alleanza,
nella Terra Santa, abbiano paura e non possano realmente rispondere
a Dio come dovrebbero. Il Signore dice loro: non abbiate paura, Dio
non è lontano. Per arrivare a Dio non è necessario attraversare un
oceano ignoto, non sono necessari viaggi spaziali nel cielo, cose
complicate o impossibili. Dio non è lontano, non è dall'altra parte
dell'oceano, in questi spazi immensi dell'universo. Dio è vicino. È
nel tuo cuore e sulle tue labbra, con la parola della Torah, che
entra nel tuo cuore e si annuncia nelle tue labbra. Dio è in te e
con te, è vicino.
San Paolo sostituisce, nella sua interpretazione, la parola Torah
con la parola confessione e fede. Dice: realmente Dio è vicino, non
sono necessarie spedizioni complicate per arrivare a Lui, né
avventure spirituali o materiali. Dio è vicino con la fede, è nel
tuo cuore, e con la confessione è sulle tue labbra. È in te e con
te. Realmente Gesù Cristo con la sua presenza ci dà la parola della
vita. Così entra, nella fede, nel nostro cuore. Abita nel nostro
cuore e nella confessione portiamo la realtà del Signore al mondo, a
questo nostro tempo. Mi sembra questo un elemento molto importante:
il Dio vicino. Le cose della scienza, della tecnica comportano
grandi investimenti: le avventure spirituali e materiali sono
costose e difficili. Ma Dio si dona gratuitamente. Le cose più
grandi della vita - Dio, amore, verità - sono gratuite. Dio si dà
nel nostro cuore. Direi che dovremmo spesso meditare questa gratuità
di Dio: non c'è bisogno di grandi doni materiali o anche
intellettuali per essere vicini a Dio. Dio si dona gratuitamente nel
suo amore, è in me nel cuore e sulle labbra. Questo è il coraggio,
la gioia della nostra vita. È anche il coraggio presente in questo
Sinodo, perché Dio non è lontano: è con noi con la parola della
fede. Penso che anche questa dualità sia importante: la parola nel
cuore e sulle labbra. Questa profondità della fede personale, che
realmente mi collega intimamente con Dio, deve poi essere
confessata: fede e confessione, interiorità nella comunione con Dio
e testimonianza della fede che si esprime sulle mie labbra e diventa
così sensibile e presente nel mondo. Sono due cose importanti che
vanno sempre insieme.
Poi l'inno del quale parliamo indica anche i luoghi in cui si trova
la confessione: "os, lingua, mens, sensus, vigor". Tutte le nostre
capacità di pensare, parlare, sentire, agire, devono risuonare - il
latino usa il verbo "personare" - la parola di Dio. Il nostro
essere, in tutte le sue dimensioni, dovrebbe essere riempito da
questa parola, che diventa così realmente sensibile nel mondo, che,
tramite la nostra esistenza, risuona nel mondo: la parola dello
Spirito Santo.
E poi brevemente altri due doni. La carità: è importante che il
cristianesimo non sia una somma di idee, una filosofia, una
teologia, ma un modo di vivere, il cristianesimo è carità, è amore.
Solo così diventiamo cristiani: se la fede si trasforma in carità,
se è carità. Possiamo dire che anche lógos e caritas vanno insieme.
Il nostro Dio è, da una parte, lógos, ragione eterna. Ma questa
ragione è anche amore, non è fredda matematica che costruisce
l'universo, non è un demiurgo; questa ragione eterna è fuoco, è
carità. In noi stessi dovrebbe realizzarsi questa unità di ragione e
carità, di fede e carità. E così trasformati nella carità diventare,
come dicono i Padri greci, divinizzati. Direi che nello sviluppo del
mondo abbiamo questo percorso in salita, dalle prime realtà create
fino alla creatura uomo. Ma questa scala non è ancora finita. L'uomo
dovrebbe essere divinizzato e così realizzarsi. L'unità della
creatura e del Creatore: questo è il vero sviluppo, arrivare con la
grazia di Dio a questa apertura. La nostra essenza viene trasformata
nella carità. Se parliamo di questo sviluppo pensiamo sempre anche a
questa ultima meta, dove Dio vuole arrivare con noi.
Infine, il prossimo. La carità non è qualcosa di individuale, ma
universale e concreta. Oggi nella Messa abbiamo proclamato la pagina
evangelica del buon samaritano, in cui vediamo la duplice realtà
della carità cristiana, che è universale e concreta. Questo
samaritano incontra un ebreo, che quindi sta oltre i confini della
sua tribù e della sua religione. Ma la carità è universale e perciò
questo straniero in tutti i sensi è per lui prossimo. L'universalità
apre i limiti che chiudono il mondo e creano le diversità e i
conflitti. Nello stesso tempo, il fatto che si debba fare qualcosa
per l'universalità non è filosofia ma azione concreta. Dobbiamo
tendere a questa unificazione di universalità e concretezza,
dobbiamo aprire realmente questi confini tra tribù, etnie, religioni
all'universalità dell'amore di Dio. E questo non in teoria, ma nei
nostri luoghi di vita, con tutta la concretezza necessaria.
Preghiamo il Signore che ci doni tutto ciò, nella forza dello
Spirito Santo. Alla fine l'inno è glorificazione del Dio trino ed
unico e preghiera di conoscere e di credere. Così la fine ritorna
all'inizio. Preghiamo affinché possiamo conoscere, conoscere diventi
credere e credere diventi amare, azione. Preghiamo il Signore
affinché ci doni lo Spirito Santo, susciti una nuova Pentecoste, ci
aiuti a essere i suoi servitori in questa ora del mondo. Amen.
[00022-01.05] [RE000] [Testo originale: italiano]
SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÍ, 5 OTTOBRE
2009 - POMERIDIANO)
-
RELAZIONI SUI RAPPORTI DEI VARI CONTINENTI CON L’AFRICA
- RELAZIONE SU ECCLESIA
IN AFRICA
Alle ore 16.30 di oggi, alla presenza del Santo Padre, con la recita
della Preghiera per il Felice Esito del Sinodo ha avuto luogo la
Seconda Congregazione Generale, per lettura in Aula delle Relazioni
sui rapporti dei vari continenti con l’Africa e della Relazione su
Ecclesia in Africa.
Presidente Delegato di turno S.Em. Card. Francis ARINZE, Prefetto
emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti (CITTÀ DEL VATICANO).
In apertura della Congregazione Generale il Segretario Generale ha
comunicato che alcuni Padri sinodali sono assenti per malattia.
Inoltre, è assente S. E. R. Mons. Michel Christian CARTATÉGUY, S.M.A.,
Arcivescovo di Niamey (NIGER), impegnato in un’opera di mediazione
per la riconciliazione in collaborazione con l’Imam della Moschea di
Niamey e il sultano di Agadez, a causa della grave situazione
politica tra il Governo e l’Opposizione del Paese, come ha
comunicato in una lettera inviata alla Segreteria Generale del
Sinodo dei Vescovi. Il Segretario Generale ha commentato che per la
Chiesa è una grande consolazione che un Vescovo di una diocesi di
18mila cattolici abbia un grande prestigio morale, nel partecipare,
con l’Imam e gli altri capi religiosi, nella mediazione per la pace
nel paese.
In seguito sono state presentate le Relazioni sui Rapporti dei Vari
Continenti con l’Africa. Dopo la presentazione della Relazione su
Ecclesia in Africa, è seguito un tempo di interventi liberi dei
Padri Sinodali.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 19.00
con la preghiera dellAngelus Domini, erano presenti 227 Padri.
RELAZIONI SUI RAPPORTI DEI VARI CONTINENTI CON L’AFRICA
-
S. E. R. Mons. Raymundo DAMASCENO ASSIS, Arcivescovo di Aparecida,
Presidente del "Consiglio Episcopale Latino Americano" (C.E.L.AM.)
(BRASILE)
-
S. E. R. Mons. Wilton Daniel GREGORY, Arcivescovo di Atlanta (STATI
UNITI D'AMERICA)
-
S. E. R. Mons. Orlando B. QUEVEDO, O.M.I., Arcivescovo di Cotabato,
Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences"
(F.A.B.C.) (FILIPPINE)
-
S. E. R. Mons. Peter William INGHAM, Vescovo di Wollongong,
Presidente della "Federation of Catholic Bishops' Conferences of
Oceania" (F.C.B.C.O.) (AUSTRALIA)- S.Em.R. Card. Péter ERDŐ,
Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Presidente del Consiglio delle
Conferenze Episcopali Europee (C.C.E.E.) (UNGHERIA)
Pubblichiamo qui di seguito, gli Interventi sui rapporti dei vari
Continenti con l’Africa:
- S. E. R. Mons. Raymundo DAMASCENO ASSIS, Arcivescovo di Aparecida,
Presidente del "Consiglio Episcopale Latino Americano" (C.E.L.AM.)
(BRASILE)
1. Em primeiro lugar, na qualidade de Presidente do Conselho
Episcopal Latino-americano - CELAM, desejo agradecer, em particular,
ao Santo Padre Bento XVI pelo convite para participar desta segunda
Assembléia Especial do Sínodo dos Bispos para a África. Para mim,
Bispo Latino-americano, é um privilégio poder compartilhar da
caminhada de nossa Igreja, una, santa, católica e apostólica, no
continente africano. Quero participar deste Sínodo com muita atenção,
abertura e oração.
Desejo expressar, neste momento, a solidariedade do Episcopado e da
Igreja Latino-americanos aos queridos irmãos Bispos e à toda Igreja
que peregrina no Continente Africano.
Aqui estamos não só para manifestar nossa fraternidade com a Igreja
na África, mas também para aprender, pois temos a certeza de que as
conclusões desta segunda Assembléia Especial ajudarão também a
Igreja na América Latina na missão de reconciliação e na busca de
justiça e paz.
2. África e América Latina são continentes muito diferentes entre
si, porém é importante saber que temos na América Latina uma
população de origem africana mais numerosa do que a população de
nossos próprios povos originários, os indígenas. Também nos une - na
cruz - o fato de que em ambos os continentes temos um alto índice de
nossa população vivendo em situação de pobreza, e necessitada de
bens e serviços para a sobrevivência básica: alimentação, habitação,
educação e saúde.
No âmbito político e institucional, em muitos de nossos países não
há uma democracia, suficientemente enraizada na cultura do povo e,
por isso, ela ainda não esta fortemente consolidada. As necessidades
básicas e urgentes de grande parte de nossos povos, não solucionadas,
provocam o surgimento de aventuras políticas, com promessas
populistas, que iludem, mas não resolvem os problemas estruturais da
população.
Ainda no campo político, a situação se agrava pela corrupção
frequentemente noticiada e denunciada por diversos órgãos da grande
mídia, fenômeno este, que leva a população, em especial, a juventude,
ao conformismo e à descrença em relação à política como arte de
promover o bem comum.
3. A nova consciência mundial do pluralismo cultural despertou uma
nova atenção e representação na América Latina de nossos povos
originários e afro-descendentes. Isto marca um esforço especial de
evangelização e inculturação importante. No Documento da V
Conferência Geral, realizada em Aparecida, no ano de 2007, podemos
ler:
"Os indígenas e afro-americanos emergem agora na sociedade e na
Igreja. Este é um "kairós" para aprofundar o encontro da Igreja com
esses setores humanos que reivindicam o reconhecimento pleno de seus
direitos individuais e coletivos, serem levados em consideração na
catolicidade com sua cosmovisão, seus valores e suas identidades
particulares, para viverem um novo Pentecostes eclesial." (DA 91)
A Igreja na América Latina não passou por rupturas tão grandes e
dramáticas como a Igreja da África negra. Por isso, na América
Latina houve uma experiência mais contínua da Igreja, ainda que, não
sem ausência de sofrimentos e falhas e, por isso mesmo, ela possui
uma múltipla e rica experiência. Hoje, temos uma experiência
pastoral mais estável, cuja riqueza se expressou nos últimos 50 anos
em nossas cinco Conferências Gerais - de natureza diferente dos
Sínodos - e hoje, na grande Missão Continental que tem como objetivo
colocar a Igreja na América Latina em estado permanente de missão.
Os Documentos dessas cinco Conferências Gerais sempre deram uma
atenção especial aos camponeses, indígenas e afro-americanos, entre
as diversas prioridades pastorais.
4. Desejo sugerir nesta intervenção alguns pontos que poderiam ser
tema de diálogo sobre um possível intercâmbio fraterno entre a
Igreja dos dois continentes. Em âmbito episcopal, podemos
compartilhar com a África a grande riqueza que significou os 54 anos
de vida do organismo episcopal que represento, o Conselho Episcopal
Latino Americano - CELAM, como instrumento de comunhão episcopal e
de serviços mútuos dentro do nosso Episcopado. Poder-se-ia, com o
incentivo da Santa Sé, ser convidados bispos da Igreja católica
presentes em ambos os continentes, para a troca de experiência
colegial, pastoral e organizacional, que possam enriquecer a missão
da Igreja. Poderia ser ampliada também a experiência já existente de
dioceses e congregações religiosas que enviam missionários à Igreja
na África
Em âmbito dos seminaristas e sacerdotes, também penso que seria
possível e mutuamente enriquecedor, oferecer seminários para a
primeira formação sacerdotal em algumas das Igrejas particulares na
América Latina, com maiores recursos. Seria uma ocasião para, entre
outras vantagens, aprender um outro idioma que serviria para
fomentar o intercâmbio e a comunhão entre dois continentes de grande
presença católica.
Da parte do CELAM, também, poderíamos acolher com a aprovação da
Santa Sé, nos Institutos Pastoral e Bíblico, existentes no CELAM, em
Bogotá, sacerdotes, consagrados, ou leigos agentes de pastoral, para
cursos de formação.
5. Renovo minha gratidão ao Santo Padre e aos queridos irmãos Bispos
da Africa por ter sido convidado para participar deste kairós, tempo
de graça e de conversão que é a II Assembléia Especial dos Bispos
para a África. Que Nossa Senhora de Guadalupe, Rainha e Padroeira da
América, nos acompanhe durante esta Assembléia Especial e ajude, com
sua proteção materna, a Igreja na África encontrar com a
participação da sociedade, caminhos próprios de reconciliação,
justiça e paz.
[00019-06.04] [IN000] [Texto original: português]
- S. E. R. Mons. Wilton Daniel GREGORY, Arcivescovo di Atlanta
(STATI UNITI D'AMERICA)
I welcome this opportunity to summarize the importance that this
Second Synod for Africa
holds for the Church in the United States of America. We Americans
find ourselves increasingly drawn in by issues and events that occur
on theAfrican continent. We, like people everywhere, feel ever more
acutely the impact of the intensifying global character of our
world.
First and foremost, we praise Almighty God for the gift of the One
Faith that binds the Church in the United States to all of the other
Churches throughout the world. Our Catholic community has benefitted
directly during the past generation from a growing number of clergy
and religious from the great African Continent who now serve
Catholics throughout our nation and who serve them generously and
zealously. We know through their presence of the deep faith and
generosity of the Church in Africa.
The Church in the USA is also deeply grateful for the opportunity to
assist the local Churches in Africa. through the support of Catholic
Relief Services, by the many and varied missionary· cooperative
ventures that·spring from the generous heart of our people and
frequently bind diocese to diocese and parish to parish in mutual
prayer, financial assistance, and by personal contacts. I am happy
and proud to report that agencies within the United States
Conference of Catholic Bishops have a long history of working with
the Episcopal Conferences and associations of Episcopal Conferences
on the American continent in the pursuit of peace and justice. These
are very positive signs in which the Church in my country and the
Church in the countries of Africa have engaged each other in the
work of evangelization and social outreach and thus have rendered
the theme far this Synod In Service to Reconciliation, Justice, and
Peace an important reminder of how the Church in the USA and the
Church in Africa are conjoined in faith and in charity.
Yet we know that we can merely say in the words of Saint Luke's
Gospel, "we have done only what we ought to have done" [Luke 17:10b]
We recognize that the greatest resource that the Church in Africa
has are its people. The Church in the USA continues to benefit from
those people from Africa who recently have come as visitors and new
residents to our shores. These new arrivals come, not like those of
an earlier moment in time, wearing chains and as human chattel, but
as skilled workers, professionally trained businessmen, and students
eager to make a new life in a land that they view as promising. Many
of these new peoples bring with them a profound and dynamic Catholic
faith with its rich spiritual heritage. These wonderful people
challenge us to rediscover our own spiritual traditions that so
often are set aside because of the influence of our secular pursuits.
While my own nation has made outstanding and blessed progress in our
own struggle for racial reconciliation and justice, we have not yet
achieved that perfection to which the Gospel summons all humanity.
We also need to achieve reconciliation, justice, and peace in our
own land until as Dr. Martin Luther King, Jr. writing from a jail in
Birmingham, Alabama paraphrased the Prophet Amos and we see the
ultimate fulfillment of our great potential and [5:24] "Let justice
roll down like waters and righteousness like an ever flowing stream."
The great land of Africa has many other resources that the world
today lusts for and at
times pursues with ravishing greed and frequent violence. Your
resources are a blessing for this prosperity to the peoples of
Africa but properly viewed bring a sense of the oneness of the earth
and the interconnectedness that people everywhere have when we
wisely use the natural resources that God has placed in our hands as
a common patrimony.
I am deeply grateful to our Holy Father for inviting me to engage my
brother bishops from the African continent and to learn from them
some of their hopes, struggles, and dreams and to share with them
the deep affection and respect of the Church in the United States of
America.
[00020-02.01] [IN000] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Orlando B. QUEVEDO, O.M.I., Arcivescovo di
Cotabato, Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops'
Conferences" (F.A.B.C.) (FILIPPINE)
"In service of reconciliation, justice and peace" - the theme of the
Second Special Assembly for Africa resonates deeply with the
aspirations of the Church in Asia.
Despite vast differences, the Church in Asia and the Church in
Africa bear striking similarities. If Christianity found its way in
the apostolic age to Egypt and North Africa by way of the work of St.
Mark the Evangelist, so many Christians in India trace their origins
to St. Matthew the Apostle. But in the main the Church in Africa is
young, like the Church in Asia. In many countries of both continents
Christianity was introduced by foreign missionaries during the
colonizing period. Further missionary impetus was made in the l9th
and 20th centuries.
The richness of cultures, the trove of cherished traditional family
values that are truly human, the thousands of languages spoken, the
encounter between Christianity, Islam, and indigenous traditional
religions - all these are significant realities strikingly similar
for Africa and Asia. Both continents are continents of the poor and
of the young.
The two post-synodal exhortations of our late beloved Pope John Paul
II, Ecclesia in Africa (1995) and Ecclesia in Asia (1998) reflect
striking resemblances. For example with regard to present day
pastoral challenges: the imperatives of inculturation and
inter-religious dialogue, the promotion of an emerging globalizing
relativistic and materialist culture by the tools of social
communication, the negative impact of economic globalization on the
poor, the decline of moral values in social, economic, and political
life, and the continuing threats on the very nature of marriage and
the family, the various faces of injustice and violent conflict that
ruin the harmony of African and Asian societies.
The Church in Africa and the Church in Asia are raising similar
questions of deep import: What are we as a community of disciples,
as Church? How are we to be credible witnesses of the Lord Jesus and
His Gospel? How should we respond to the many complex pastoral
challenges that confront us in our mission to proclaim Jesus as the
Lord and Savior?As I understand it, the Church in Africa is
exploring the theological and pastoral implications of the Church as
the Family of God. For us in Asia, guided by Holy Scriptures and the
living Magisterium of the Church we have been led by the Holy Spirit,
we believe, to explore in the Asian context the theology of Church
as Communion and as humble Servant of the Gospel and of Asian
peoples. This theological optic has opened up the pastoral option of
ongoing radical renewal of the Church in Asia, an option more of
being than of doing. For we realize that deeds must come from the
heart of a Church that is renewed in the Paschal Mystery of Jesus
our Lord.
Hence in its 35 years of fruitful existence the Federation of Asian
Bishops' Conferences has envisioned a renewal for the Church in Asia
towards deeper spiritual interiority; towards dialogue with Asian
cultures, with the ancient religious and philosophical traditions of
Asia, and with Asian peoples especially with the poor; towards
authentic discipleship; towards a renewal of the laity for
leadership in social transformation; towards a renewed sense of
mission ad gentes; towards the renewal of the Asian family as the
focal point of evangelization; and towards a credible living of the
Eucharist in the life-realities of Asia.
Such renewal is fundamentally a call from our God who is Love (Deus
Caritas Est), offering the hope of salvation (Spe Salvi), and
impelling us to love in truth (Caritas in Veritate).
To love in truth, the Church in Africa and the Church in Asia bear
similar experiences of sorrow and joy. Sorrow -- at the many forces
of a culture of death, forces that both Ecclesia in Africa and
Ecclesia in Asia treat with great concern, such as the increasing
poverty and marginalization of our peoples; the continuing attacks
on marriage and on the traditional family; the injustices against
women and. children; our propensity to favor weapons of destruction
over integral development; our inability to compete with the
powerful in a global economic order unguided by juridical and moral
norms; religious intolerance instead of a dialogue of reason and
faith; the rule of greed over the rule of law in public life;
division and conflict rather than peace; and the degradation of
human and natural ecology. Moreover, the frequency of destructive
typhoons, floods, droughts, earthquakes and tsunami in the continent
of Asia now requires our pastoral collective concern regarding
global warming and climate change.
On the other hand we experience great joy and hope in movements of
justice and peace - illustrated in the increasing awareness and
participation of young people and women toward empowerment and
social transformation, in the movement of many groups of civil
society towards integrity in public life and towards the care and
integrity of creation, in the solidarity of people of good will from
different social classes and religious traditions to work for a more
just, more peaceful, more fraternal social order.
The reason for our joy and hope is the fact that we see many
positive movements within the Church, in various ecclesial
organizations and movements, in small Christian communities, among a
great number of men and women in religious life, and among the
clergy - all of whom bring the values of the Reign of God into new
areopagi of evangelization.
With these sentiments of joy and hope in the Lord I express the
solidarity of the members of the Federation of Asian Bishops'
Conferences with all the participants of the Second Special Assembly
for Africa. We thank you most deeply for welcoming many Asian
missionaries as well as migrant workers to your beloved continent.
In view of our recent 9th FABC Plenary Assembly in Manila, allow me
to express our gratitude to His Eminence Francis Cardinal Arinze,
who was the Special Envoy of the Holy Father, and to His Eminence
Ivan Cardinal Dias who sent His Grace Archbishop Robert Sarah as his
personal representative.
In á most special way on behalf of the FABC I express our deepest
loving fidelity to our beloved Holy Father, Pope Benedict XVI. May
we invite you, beloved Holy Father, to visit our region in the near
future. Thank you
[00018-02.03] [IN000] [Original text: English]
-
S. E. R. Mons. Peter William INGHAM, Vescovo di Wollongong,
Presidente della "Federation of Catholic Bishops' Conferences of
Oceania" (F.C.B.C.O.) (AUSTRALIA)
Your Holiness, Pope Benedict XVI, the Presidents-Delegate, the
General Relator, General Secretary, Archbishop Eterovic, my Brothers
and Sisters of this Synod,
As the current President of the Federation of the Catholic Bishops'
Conferences of Oceania (FCBCO), I bring greetings and good wishes
from the local Churches in our 4 Bishops' Conferences, namely, The
Australian Catholic Bishops' Conference, The New Zealand Catholic
Bishops' Conference, The Bishops' Conferences of Papua-New Guinea
and Solomon Islands and the vast Catholic Bishops' Conference of the
Pacific, which extends from Guam, Mariana Islands, Vanuatu, Fiji,
Tonga, Samoa, Kiribati, Cook Islands, right out to Tahiti, plus many
more island groups.
I express our communion as a Federation of Bishops' Conferences with
the Bishop of Rome and the Universal Church and our solidarity with
the Church in the many nations of Africa.
All of our Oceania nations, like so much of Africa, have been
colonized, in our case, principally by the British, the French, and
the Portuguese.
As in Africa, the Church now exists in Oceania, because of heroic
missionaries who came mainly from Ireland, France, Germany and Italy.
The Faith in Oceania also has some wonderful role models in martyrs
and saints in addition to those already canonized and beatified, but
nowhere near the glorious tradition of Saints and Martyrs that
witness to the faith in Africa.
The Millennium Goals for human development are far from being met in
our Pacific region called Oceania. Yet, because we, as Church
leaders throughout the world, try to be close to our people, we can
gain a very practical understanding of the ways poverty can
completely dehumanize people, and how violence is so destructive of
human life and human dignity. We, as Church leaders, can be so
conscious of the injustice that sets the wealthy in a privileged
position which discriminates against the underprivileged so vividly
portrayed in the Parable of Dives and Lazarus. (Lk 16:19-31)
I realize that these realities are, for the nations of Africa, even
more threatening than those faced by the communities of Oceania. I
pay tribute to the generosity of Catholics in each of the Bishops'
Conferences of Oceania, who through Caritas Oceania and Caritas in
each of our countries support humanitarian peace and development
programs through the Church in Africa. Equally the people of Oceania
are generous to the Catholic Mission Propaganda Fidei.
Yet, we have so much to admire and learn from you, the Church in
Africa, the witness you give in spite of overwhelming difficulties.
Your great sense of mission to evangelize your culture means that
opposition from government or other faith traditions only
intensifies your faith, hope and love.
In Oceania, the terrible scourge of HIV/AIDS (IL 142) (especially in
Papua New Guinea), and the exploitation that can arise from mining,
highlight the Church's mission to apply the Gospel of Jesus to
reduce the stigma of social disgrace, to replace violence with
bridges of reconciliation, justice and peace (IL 90), to hold civil
governments to account, to speak up for those persecuted or silenced,
and to provide education and health care.
As Leaders in faith and Shepherds of the Christian community, we
have from Jesus the Good Shepherd through our long and rich
tradition of Catholic faith and culture, a broader view of the human
person, because of Jesus and our Church tradition, we have a broader
view of justice, of love, of the importance of good relations
between individuals, between tribes and between nations; we have a
broader view of reconciliation, peace and compassionate care. When
there is crisis, injustice and fear, people flock to their churches.
This in turn shows the need for us, as Church Leaders, to focus on
our Shepherd role and be proactive leaders of hope. As Christians,
we deal in hope!
As global temperatures and ocean waters rise, always the poorest and
most vulnerable will suffer disproportionately, as they do from
drought, flooding and poor harvests, all of which can stir up
reasons for conflict and give rise to massive migration by refugees
and asylum seekers. In both Oceania and Africa, great work is being
done by the Church and its agencies to help people recover their
equilibrium in their communities and to manage risks that could
arise from natural disasters. We can and must learn from one another.
I ask your prayers for Samoa and Tonga in their grief after the
recent earthquake and tsunami.
Australia has begun to re-engage with Africa, particularly in the
mining industries (IL 51).
As you well know Africa is a continent rich in natural wealth. Yet
we would want Australian miners to be responsible to the communities
where they will work. Mining must not contribute to instability and
conflict – it should be judged as much by its economic dividend as
by its peace dividend! A practising Catholic man I know well is a
much travelled executive of an Australian mining giant. He assures
me that his Company's intention is ethical sustainability. He says
they aim to bring about a win-win situation: tangible benefits to
the African Communities where they mine as well as to his Company.
Many of you are engaged in this dialogue and we must be at your
side.
Political unrest and conflict in the Pacific (e.g., Fiji, Solomon
Islands, Papua New Guinea) is nowhere on the scale of African
countries, but in discerning the role of the Church as the Body of
Christ to build bridges of peace and reconciliation, we can learn
from your African Church Leaders. Your accomplishments as the Church
in leading peace and reconciliation efforts in Africa are most
helpful to the Church elsewhere (IL 108).
We are now welcoming in Australia and New Zealand many Africans who
have begun new lives after tribal conflict, violence and oppressive
regimes. These refugees come from Sudan, the Horn of Africa and to a
lesser extent from the Great Lakes. Other Africans have come to our
part of the world to study, and some have come to work as clergy and
religious. My Diocese and others are at present discerning to accept
candidates for the priesthood from parts of Africa.
We have a very multi-cultural community in Australia, where over 60%
of our population are migrants and refugees or their children. This
has enriched and changed Australia since World War II. The Pope's
Migrant and Refugee Sunday is celebrated by us at end of August, to
highlight the rich cultural diversity migrants and refugees have
brought to our land and to help our people to "welcome the stranger"
(cf Heb 11:13) so that migrants or refugees from Africa or from
anywhere else can be fully integrated into our Australian community.
I welcome our conversations during this Synod and look forward to
learning with you and from you.
[00017-02.04] [IN000] [Original text: English]
-
S.Em.R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest,
Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee
(C.C.E.E.) (UNGHERIA)
1. "Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo" (Mt
5,13-14) - queste parole del Signore si riferiscono a tutti i
cristiani, ma, in quest'ora della storia dell'umanità, in modo
speciale a Voi, cari Fratelli e Sorelle in Africa. Durante la
preparazione di questa assemblea speciale si è cristallizzato
l'accento singolare di questo incontro sinodale: "la Chiesa in
Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia, della
pace".
2. A Voi tutti porto il saluto più cordiale e il messaggio della
grande vicinanza dei vescovi europei, i quali - rappresentati dai
presidenti di tutte le Conferenze Episcopali - si sono incontrati in
questi giorni a Parigi. Abbiamo potuto rendere conto di un lavoro
comune ormai consolidato con i vescovi africani nel quadro dei
programmi comuni del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa
e della SECAM. In diverse città africane ed europee si sono svolti
questi lavori comuni che avevano trattato argomenti come la
migrazione, la schiavitù ed altri problemi umani e cristiani. Come
sapete bene, anche la terra d'Europa è una terra bagnata di sangue.
Quando, dopo il crollo del muro di Berlino, gli abitanti, e
specialmente i cattolici della parte occidentale e di quella
orientale del nostro continente, si sono liberamente incontrati,
dovevano prendere atto di tutta la complessità della nostra storia
comune. Soprattutto i popoli dell'Est europeo si sentivano spesso
nella loro storia colonizzati e sfruttati. Persino nei primi secoli
dell'epoca moderna c'erano interi villaggi del Sud-Est europeo di
popolazione cristiana che sono finiti ai mercati di schiavi
dell'Oriente.
3. La storia recente dell'Europa ha lasciato anche molte ferite che
sono ancora lontane dalla piena guarigione. Se dopo la II Guerra
Mondiale, guerra che ha estinto il più grande numero di vite umane
di tutta l'umanità, i popoli dell'Occidente, per esempio i tedeschi
e i francesi, con l'aiuto sostanziale di grandi uomini cattolici
come Schumann, Adenauer e De Gasperi, hanno trovato la via non
soltanto della pacifica convivenza, ma anche di una riconciliazione
più profonda, oggi tocca alla parte centrale ed orientale d'Europa
di cercare la riconciliazione dei cuori, la purificazione della
memoria e la fratellanza costruttiva. Così sono molto spesso i
vescovi cattolici che alzano per primi il segno della
riconciliazione, come hanno compiuto per primi i vescovi tedesci e
polacchi, un grande atto di riconciliazione, che all'inizio non è
stato compreso da molti gruppi delle loro società. Alcuni grandi
ecclesiastici e teologi di quel tempo, come specialmente Joseph
Ratzinger, hanno trovato parole appassionate per difendere quell'atto
profetico. Negli ultimi anni ci sono stati simili atti di
riconciliazione e di fratellanza tra vescovi di Polonia ed Ucraina,
di Slovacchia ed Ungheria, ed altri. I mass media spesso non danno
molto rilievo a questi avvenimenti. Forse non mancano neppure gruppi
che pensano di trovare il loro vantaggio politico ed economico,
sollecitando tensioni ed ostilità tra popoli, gruppi etnici o anche
religioni. "La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno
vinta", come scrive S. Giovanni (1, 5). Cristo è la luce del mondo.
Egli illumina anche le tenebre della storia umana e nessuna
oscurità, nessun odio, nessun male può vincerlo. È in lui la nostra
speranza. Anche se la voce della Chiesa e la testimonianza di
ciascun cristiano sembrano deboli, anche se essa spesso non appare
in prima pagina dei grandi mezzi di comunicazione, questa voce
sottile è più forte di ogni rumore, bugia, propaganda o
manipolazione. Siamo testimoni della forza dei martiri. Adesso
cominciano a essere beatificati e canonizzati i testimoni
dell'Agnello, uccisi per la loro fede nel XX secolo. Essi sono
quelli che “vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le
loro vesti, rendendole candide nel Sangue dell'Agnello" (Ap 7, 14).
Durante le lunghe persecuzioni, la loro memoria era coperta di
silenzio. Eppure, essa è rimasta viva anche nel cuore della comunità
dei credenti. E adesso apriamo le fosse. È commovente vedere da una
parte, quanto è rimasto dei corpi dei martiri. Ogni translazione
delle spoglie di uno di loro scuote le anime di tutti i partecipanti
di queste cerimonie. La grande tensione tra l'estrema debolezza di
un essere umano che è rimasto ucciso e la forza sublime della stessa
persona illuminata ormai dalla gloria dei martiri, dà un fortissimo
impulso spirituale alle nostre comunità.
Cari Confratelli! Noi altri, cattolici d'Europa, abbiamo imparato
dalla nostra storia a seguire con attenzione anche la sorte dei
cristiani africani ed abbiamo imparato anche a stimare la Vostra
fedeltà, la Vostra testimonianza, e i martiri africani che danno la
loro vita - anno per anno in numero preoccupante - per Cristo e per
la Sua Chiesa, così anche per noi. La Chiesa in Africa ha meritato
la nostra gratitudine e la nostra profonda stima.
4. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II ci insegnava con forza e
lucidità sulla divina misericordia. I circoli del male che sembrano
a volte persino diabolici e che possono rattristare e spingere verso
la disperazione intere società umane, costruendo le strutture
dell'odio, della violenza, della vendetta e dell'ingiustizia tra
gruppi etnici, popoli o classi sociali, non sarebbero superabili con
la sola forza umana, se non ci fosse la divina misericordia che ci
rende anche capaci di seguire il comandamento di Cristo: "siate
misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso" (Lc 6, 36). Se
il nostro Signore ci ha comandato questo, tale comando è anche
garanzia della possibilità di compierla. È lui che ci darà la forza
per essere misericordiosi, e rompere ogni struttura del male.
5. Siamo convinti che lo scambio dei doni non è un programma che
vale soltanto tra la parte occidentale ed orientale d'Europa. Questo
è doveroso anche tra i fedeli, tra le chiese particolari anche a
livello continentale ed universale. Le possibilità della solidarietà
e della determinazione di non dimenticare i fratelli bisognosi
neanche in tempi di crisi è ferma tra i cattolici d'Europa. Allo
stesso tempo, desideriamo studiare meglio le Vostre esperienze
liturgiche, catechetiche, la dinamica delle vocazioni sacerdotali,
le possibilità di costruire insieme la Chiesa di Cristo in Europa,
in Africa e ovunque nel mondo.
6. Certamente non ci illudiamo: le grandi forze economiche e
politiche del mondo, molto spesso, non agiscono secondo la logica
della carità e della giustizia, e a volte sembrano dimenticare anche
la vera realtà, la natura delle cose e dell'essere umano. La dignità
umana, inoltre, non dipende dalla nostra efficienza, non è
proporzionata al successo di questo mondo. Ogni essere umano, come
tale, ha la stessa dignità inalienabile. Perché creato a immagine e
a somiglianza di Dio. La dignità umana non è incompatibile con la
sofferenza. Falsa sarebbe una ideologia che dicesse che per salvare
la nostra dignità, sarebbe meglio morire che soffrire. Questo era
l'atteggiamento dell' antichità greco-romana, non ancora illuminata
dalla luce del Vangelo. L'esempio di Cristo ci insegna che la
massima sofferenza può essere il momento della massima dignità e
gloria. Dopo che il traditore lasciò il cenacolo, Gesù disse: "Ora
il Figlio dell'Uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato
in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà
da parte sua, e lo glorificherà subito" (Gv 13, 31-32).
Se nel momento attuale molti nel nostro mondo non ascoltano la voce
del Creatore e non sono aperti ad accettare la verità e a praticare
la carità, la natura della realtà creata rimane quello che è. La
giustizia e la misericordia divina si fanno valere comunque nel
funzionamento del mondo e nello svolgimento della storia. Così, cari
Confratelli, Vi assicuriamo delle nostre preghiere e della nostra
solidarietà perché possiate trovare le vie per promuovere la
riconciliazione, la giustizia e la pace e che siate un conforto
anche per noi con le Vostre esperienze, la Vostra fede e la Vostra
testimonianza.
[00021-01.05] [RC000] [Testo originale: italiano]
RELAZIONE SU ECCLESIA IN
AFRICA
-
S. E. R. Mons. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
Pubblichiamo qui di seguito, l’Intervento su Ecclesia in Africa:
- S. E. R. Mons. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
Introduction
Le 10 avril 1994, au cours d’une liturgie pontificale haute en
couleur, Sa Sainteté le Pape Jean-Paul II d’heureuse mémoire,
entouré de 35 cardinaux, 1 patriarche, 39 archevêques, 146 évêques
et 90 prêtres, ouvrait solennellement l’Assemblée spéciale pour l’Afrique
du Synode des évêques, “dans le but de favoriser une solidarité
pastorale organique dans tout le territoire africain et les îles
adjacentes”.[1]“L’Afrique, dans la diversité de ses rites, était là,
dansant sa joie, exprimant sa foi dans la vie, au son des tam-tams
et d’autres instruments de musique africains”.[2]
À cette occasion, l’Afrique a perçu qu’elle est, d’une part, partie
intégrante de l’histoire du salut, d’Abraham à Jésus Christ[3] et,
d’autre part, suivant le mot de Paul VI, “nouvelle patrie du Christ”,[4]“terre
aimée du Père Eternel”.[5]
Pendant un mois (10 avril - 8 mai 1994), l’Assemblée synodale
regardera l’Afrique les yeux dans les yeux, pour mieux la comprendre
et mesurer la profondeur de ses tragédies et de ses blessures (génocide,
guerres et conflits armés, mouvements migratoires…) autant que ses
efforts de renaissance, de démocratie et de défense des droits
humains, ainsi que les témoignages lumineux de charité jusqu’au
martyre.
Tout au long de ses assises, l’Assemblée synodale – et l’Église avec
elle – expérimentera et vivra dans sa chair les souffrances des
peuples d’Afrique comme si le Seigneur voulait y associer le Synode:
le Pape Jean-Paul II et quelques Pères synodaux en clinique,
assassinat d’un archevêque et trois évêques à Kabgayi, massacre de
prêtres, religieux(ses) et fidèles laïcs, profanations des églises…
Au terme des débats et délibérations des Pères synodaux, l’Afrique
est (plus que jamais) apparue comme cet homme de la parabole
évangélique, qui descendait de Jérusalem à Jéricho et que les
bandits laissèrent à demi-mort au bord du chemin (cf. Lc 10,30 ss).
En effet, à l’instar de cet homme, l’Afrique attendait le passage du
Bon Samaritain qu’est le Christ Jésus.
Aussi les Pères Synodaux ont-ils voulu que le Synode soit un “Synode
de résurrection”, un “Synode d’espérance et de réconfort pour l’Afrique:
“Christ notre espérance est vivant, nous vivrons !”[6]
En effet, il ne suffisait pas de faire des constats et de prendre la
mesure des drames de l’Afrique; encore fallait-il proposer des
solutions et des remèdes, des orientations et des options pastorales
susceptibles de raviver et de ranimer toute la vie de l’Église et
des peuples d’Afrique. Voilà pourquoi les Pères synodaux ont pris,
au Synode, l’engagement solennel de poursuivre sans désemparer la
mission évangélisatrice de l’Église dans ses cinq dimensions qui
sont: l’évangélisation, l’inculturation, le dialogue, la justice et
la paix, les moyens de communication sociale. Et pour la mise en
œuvre de cette mission, l’Assemblée synodale a choisi l’idée-force
de l’Église-famille de Dieu. “La nouvelle évangélisation visera donc
à édifier l’Église-famille, en excluant tout ethnocentrisme et tout
particularisme excessif, en prônant la réconciliation et une vraie
communion entre les différentes ethnies, en favorisant la solidarité
et le partage en ce qui concerne le personnel et les ressources
entre Églises particulières, sans considérations indues d’ordre
ethnique.[7]
Grâce à la bienveillance et à la fidélité du Saint-Père, les idées
maîtresses, les options, orientations et propositions de l’Assemblée
synodale spéciale pour l’Afrique furent substantiellement “codifiés”
dans l’exhortation post-synodale Ecclesia in Africa (1995). Il
convient d’évaluer, à travers la réception de celle-ci, l’incidence
théologique et pastorale du Synode spécial pour l’Afrique dans l’Église.
1. De la 1e à la 2e Assemblée Spéciale pour l’Afrique
1.1. La Première Assemblée Spéciale pour l’Afrique du Synode des
Évêques a créé sans conteste une dynamique non seulement dans la vie
de l’Église universelle du fait qu’elle était chronologiquement le
premier synode continental, mais aussi dans celle de l’Église
Catholique en Afrique. Dans ce dernier cas d’espèce, cette dynamique
reposait d’abord sur les cinq thèmes-clés et leur pertinence dans la
vie et l’évolution de l’Afrique; ensuite sur l’idée-force de l’Église-famille
de Dieu, sans parler du kairos qu’offrait cette vision de l’Église
pour la résolution des situations de guerres et de conflits que
connaissait l’Afrique.
1.2. Croissance de l’Église Catholique en Afrique
À titre illustratif, nous donnons quelques statistiques susceptibles
de montrer la croissance de l’Église pendant les treize ans qui
suivirent la tenue de la Première Assemblée Spéciale pour l’Afrique
(1994-2007).
| STATISTIQUES AFRIQUE |
1994 |
2007 |
DIFFÉRENCE |
| Superficie |
10.306780 Km² |
10.306.780 Km² |
|
| Population |
705567000 |
943743000 |
+ 238.176.000 |
| Catholiques |
102878000 |
164925000 |
+ 61.047.000 |
| Paroisses |
9616 |
13298 |
+ 3.682 |
| Postes de mission |
avec prêtres |
333 |
248 |
- 85 |
| sans prêtres |
72465 |
70805 |
- 1.660 |
| autres centres |
1720 |
4655 |
+ 2.935 |
| Total |
84134 |
89006 |
+ 4.872 |
| Prêtres |
diocésains |
13596 |
23154 |
+ 9.558 |
| religieux |
10326 |
11504 |
+ 1.178 |
|
Total |
23922 |
34658 |
+ 10.736 |
|
Religieux laïcs |
6448 |
7921 |
+ 1.473 |
|
Religieuses |
46664 |
61886 |
+ 15.222 |
| Agents pastoraux |
Évêques (Arch. +
Év.) |
513 |
657 |
144 |
| Prêtres (cf.
supra) |
|
|
|
| Religieux (ses)
(cf. supra) |
|
|
|
|
Instituts séculiers |
Hommes |
35 |
41 |
+ 6 |
| Femmes |
355 |
537 |
+ 182 |
| Missionnaires laïcs |
1847 |
3590 |
+ 1.743 |
| Catéchistes |
299994 |
399932 |
+ 99.938 |
| Patriarches |
1 |
1 |
- |
| Cardinaux |
12 |
14 |
+ 2 |
| Archevêques |
88 |
99 |
+ 11 |
| Évêques séculiers |
277 |
394 |
+117 |
| Évêques Religieux |
117 |
155 |
+ 38 |
| Archevêques
Religieux |
15 |
25 |
+ 10 |
|
Ordinations sacerdotales |
Prêtres
diocésains |
951 |
1349 |
+ 398 |
| Prêtres défroqués |
29 |
40 |
+ 11 |
| Prêtres
diocésains défunts |
145 |
217 |
+ 72 |
| Total |
1125 |
1606 |
+ 481 |
|
Séminaires (Philosophie, Théologie & Secondaire) |
religieux |
541 |
643 |
+ 102 |
| diocésains |
333 |
434 |
+ 101 |
| Total |
874 |
1077 |
+ 203 |
|
Séminaires (Philosophie, Théologie) |
Séminaires |
394 |
505 |
+ 111 |
| Foyers |
152 |
138 |
- 14 |
| Total |
546 |
643 |
+ 97 |
|
Baptêmes |
> 7 anni |
2004099 |
2302158 |
+ 298.059 |
| < 7 anni |
1057685 |
1102952 |
+ 45.267 |
| Total |
3031784 |
3405110 |
+ 343.326 |
|
Mariages |
entre catholiques |
234953 |
280629 |
|
| entre catho. et
non catho. |
35568 |
37157 |
+ 1.589 |
| Total |
270521 |
317786 |
+ 47.265 |
|
Confirmations & 1e communions |
Confirmations |
1274133 |
1550282 |
+ 276.149 |
| 1e
communions |
1417879 |
1699237 |
+281.358 |
| Total |
2692012 |
3249519 |
+ 557.507 |
Ces statistiques montrent la vitalité et la croissance de l’Église
en Afrique après la tenue du Synode en 1994. Celui-ci doit avoir été
l’une des causes majeures sinon la cause principale de cette
impulsion.
Une autre donnée à prendre en considération pour apprécier la
vigueur de Église en Afrique est assurément la création de nouveaux
diocèses: 80 de 1994 à 2009 (+ 5 préfectures apostoliques) sans
compter les 24 diocèses devenus archidiocèses et les 6 diocèses in
fieri transformés en diocèses à part entière. C’est ainsi que l’épiscopat
africain est passé de 428 en 1994 à 528 en l’an 2009 soit une
croissance de 23,5% . Si la croissance est généralisée certains pays
se distinguent particulièrement, ainsi par ordre alphabétique: le
Bénin (+45%), le Cameroun (+25%), l’Ethiopie/Erythrée (+45%)), le
Ghana (+135%), le Kenya (+42%), le Nigéria (+43%), l’Ouganda (+15%),
la République Centrafricaine (+50%) et le Togo (+75%). C’est ainsi
que naturellement les Conférences épiscopales nationales ou
internationales africaines sont passées de 34 en 1994 à 36 en
1998.[8]
Renouvellement des pasteurs en Afrique après l’Assemblée Spéciale
pour l’Afrique
Pour les 190 membres évêques africains sur les 239 que comprenait
l’assemblée synodale seulement 50 ont vu leur situation inchangée,
alors que sur les 129 membres restant: 10 étaient créés Cardinaux
(8,5%), 36 promus ou transférés (28,5%), 50 devenus émérites (38,5%)
et 57 décédés (44%). Entre-temps, d’autres participants à l’événement
synodal sont également devenus évêques: 2 membres prêtre, 4 experts,
1 auditeur et 3 assistants de la Secrétairerie Générale.
Sur l’ensemble du continent africain ce sont 520 évêques sur un
total de 528 qui ont été nommés ou promus depuis la fin de la
célébration synodale.[9] Ceci nous donne un taux de renouvellement
encore plus élevé que celui des membres de l’Assemblée elle-même
avec environ 98% dans un laps de temps très restreint (1994-2009).
Nouveaux Évêques en Afrique
Le premier chiffre entre parenthèses correspond au nombre des
évêques nommés ou promus depuis la fin de l’Assemblée Spéciale pour
l’Afrique alors que le second indique le nombre total des diocèses
du pays. Les diocèses récemment créés sont indiqués par le chiffre
qui suit ceux entre parenthèses.
- Afrique Méridionale: (22/29) + 1
- Afrique du Nord: (9/10)
- Angola et Sao Tomé: (24/18) + 4
- Bénin: (13/10) + 3
- Burkina Faso et Niger: (14/15) + 4
- Burundi: (9/9)
- Cameroun: (21/26) + 5
- CEDOI: (3/6) + 1
- Congo: (6/6) + 1
- Congo: (Rép. Dém. du) 53/51
- Côte d’Ivoire: (24/16) + 3- Égypte: (15/15) + 1
- Éthiopie et Érythrée: (12/13) + 4
- Gabon: (6/6) + 2
- Gambie et Sierra Leone: (3/4)
- Ghana: (22/19) + 11
- Guinée: (4/3)
- Guinée Équatoriale: (2/3)
- Kenya: (29/24) + 7
- Lesotho: (2/4)
- Liberia: (2/3)
- Madagascar: (26/20) + 3
- Malawi: (11/7)
- Mali: (4/6)
- Mozambique: (9/12) + 1
- Namibie: (2/3)
- Nigéria: (47/53) + 16
- Ouganda: (20/23) + 3
- République Centrafricaine: (8/9) + 3
- Rwanda: (9/9) + 1
- Sénégal, Cap-Vert, Mauritanie et Guinée Bissau: (10/12) + 3
- Soudan: (4/9)
- Tanzanie: (24/32)
- Tchad: (6/8) + 4
- Togo: (7/7) + 3
- Zambie: (7/10) + 1
- Zimbabwe: (8/8) + 1
|
|
Création de Diocèses |
Élévation en Archidiocèse |
Élévation en Diocèse |
|
1994 |
9 |
12 |
1 |
| 1995 |
17 |
- |
1 |
| 1996 |
4 |
- |
1 |
| 1997 |
5 |
1 |
1 |
| 1998 |
5 |
- |
- |
| 1999 |
5 |
4 |
1 |
| 2000 |
9 |
2 |
- |
| 2001 |
6 |
1 |
- |
| 2002 |
2 |
- |
1 |
| 2003 |
4 |
1 |
- |
| 2004 |
2 |
- |
- |
| 2005 |
1 |
- |
- |
| 2006 |
2 |
1 |
- |
| 2007 |
4 |
2 |
- |
| 2008 |
2 |
- |
- |
| 2009 |
2 |
- |
- |
| Total |
79 |
24 |
6 |
1.3. Éditions
Parmi les initiatives prises pour la mise à exécution des options de
l’Assemblée Spéciale pour l’Afrique, il faut compter l’édition
intégrale ou partielle de l’Exhortation post-synodale Ecclesia in
Africa (EIAF) dans les principales langues utilisées pendant les
travaux du SCEAM (anglais, français, portugais). Ces traductions
permirent une meilleure connaissance des directives et options
synodales, notamment grâce à la tenue des sessions pastorales
incluant les fidèles à différents niveaux.
1.4. Structures pastorales
Autant le SCEAM que des conférences régionales et nationales tout
comme des diocèses ont créé des structures pastorales ou d’étude
pour l’application des directives et recommandations du Synode pour
l’Afrique. Au niveau du SCEAM notamment, les statuts et le Règlement
intérieur ont été amendés à cet effet.
1.5. Plans et programmes pastoraux
Au niveau continental, régional, national, diocésain, plusieurs ont
élaboré des projets, des plans et des programmes pastoraux annuels,
triennaux voire quinquennaux dans l’esprit du Synode spécial pour l’Afrique.
Ces programmes étaient généralement contenus dans des lettres
pastorales, des plaquettes ou opuscules qui en montrent les liens
avec la pensée du Synode.
1.6. Dignes d’une mention spéciale sont les deux lettres pastorales
des Assemblées plénières du SCEAM: “ L’Église en Afrique, une
Église-famille”[10] et “ Christ est notre Paix: l’Église-famille de
Dieu, lieu et sacrement de pardon, de réconciliation et de paix en
Afrique”.[11]Tandis que la première lettre pastorale est un effort
d’inculturation des valeurs familiales authentiques d’Afrique au
regard des réalités ecclésiales, la deuxième, après avoir montré la
différence et l’imbrication de la paix des hommes et celle qu’offrent
le Christ et l’Église, donne un plan pastoral susceptible d’aider l’Église
à assumer un rôle majeur dans la quête humaine de la paix en Afrique.
On retiendra cette maxime devenue célèbre: “Le conflit, même latent,
commence toujours lorsqu’un droit est violé ou bafoué”.[12]
1.7. Synodes
Dès 1994 et durant les années suivantes, beaucoup de diocèses et
certaines conférences épiscopales ont tenu des assises synodales
tantôt autour des thèmes mêmes du Synode spécial sur l’Afrique,
tantôt autour d’un seul ou de deux thèmes. Le thème générique de
“Évangélisation” a été aussi souvent retenu pour couvrir tous les
secteurs. Une conférence épiscopale a organisé tous les 5 ans une
session pastorale nationale sur l’évangélisation.
1.8. Congrès et symposiums
Des universités, des facultés ecclésiastiques et des associations
bibliques et théologiques ont organisé des congrès et des symposiums
soit sur l’évangélisation soit sur le thème-clé de l’Église-famille
de Dieu ou encore sur la mission. Deux semaines théologiques sont
restées célèbres: la première à Kinshasa, organisée par la Faculté
de Théologie Catholique de Kinshasa sur l’Église-famille et l’Église-fraternité,
en 1995, au cours de laquelle les études ont montré que de la Bible,
notamment 1 P 2,17; 1 P 5,9, à la vie monastique jusqu’au 8e siècle,
la vision de l’Église comme famille ou fraternité était usuelle et
courante;[13] la deuxième à l’ICAO (Abidjan) en 1996, partant des
sacramentaires léonien (Ve siècle), gélasien (Ve siècle) et
grégorien (VIIe siècle) jusqu’à la réforme liturgique de Vatican II
sans parler de la littérature théologique, a conclu que la
conception de l’Église comme famille de Dieu n’était en fait qu’un
retour aux sources de la foi chrétienne.[14] L’Association
panafricaine des exégètes catholiques (APECA), d’un point de vue
biblique a enrichi au cours de deux congrès (Ouagadougou, 1997),[15]
et (Abuja, 1999)[16] le débat théologique sur l’Église-famille de
Dieu. Il en est de même du Congrès missionnaire International
“Tertio Millennio” (2005) à Kinshasa, où il a été constaté que le
concept d’Église-famille était une importante contribution africaine
en ecclésiologie.[17]
1.9. Vocabulaire théologique et pastoral
Il est heureux de constater que le vocable d’Église-famille de Dieu
se fraie de plus en plus une place dans le vocabulaire théologique
et pastoral de l’Église en Afrique et dans le monde, y compris dans
le Magistère pontifical.[18]
1.10. Recherches théologiques et catéchétiques
Des recherches doctorales et catéchétiques ont été entreprises sur
l’Église-famille de Dieu et sur la pensée du Synode spécial pour l’Afrique.
1.11. Trois conséquences directes de l’Assemblée synodale de 1994
furent: la mise sur pied à tous les niveaux de l’Église en Afrique (continental,
national, diocésain, paroissial), des commissions Justice et paix ;
la création des facultés de communication sociale au sein des
universités catholiques, le lancement des chaînes de télévision et
de radios rurales diocésaines; des commissions formelles ou
informelles de dialogue œcuménique et interreligieux. Si l’on
regrette, faute de moyens, de n’avoir pu mettre sur pied la Radio
continentale africaine, on se réjouit par contre du rôle majeur joué
par les commissions Justice et paix dans la formation civique et
démocratique des citoyens ainsi que la préparation et le monitoring
des élections dans divers pays africains.
1.12. Il y a lieu de déplorer aussi le peu d’enthousiasme soulevé
dans l’Église locale africaine d’abord et d’autres Églises des pays
développés à propos des moyens matériels nécessaires à l’auto-prise
en charge des diocèses pauvres d’Afrique.[19] Il faut reconnaître
qu’en dépit de la pauvreté des populations d’Afrique, une meilleure
organisation des collectes pour les Œuvres pontificales
missionnaires, le denier de Saint Pierre et l’auto-prise en charge
des diocèses d’Afrique permettrait à l’Afrique de participer plus
généreusement au financement de la mission de Jésus Christ dans le
monde et “de produire des ressources, en vue de l’autofinancement
progressif de nos Églises”.[20] Dans le même ordre d’idées, les
Églises locales devraient s’efforcer d’assurer autant que possible
le financement des structures ecclésiales qu’elles créent. De telles
dispositions sont d’autant plus nécessaires que les organisations
non-gouvernementales (ONG) de toute nature prolifèrent de plus en
plus en Afrique et recourent pour leurs activités aux mêmes
organismes d’entraide catholiques que les diocèses et les
conférences épiscopales.
1.13. Dans le cadre de la promotion de la justice et de la paix, une
conférence épiscopale a créé un Institut de la Paix, dont les
initiatives de médiation pour la paix sont nombreuses et appréciées.
2. Perspectives de la convocation d’une Deuxième Assemblée Spéciale
pour l’Afrique
2.1. Tout au long des années qui suivirent les assises de la
Première Assemblée Spéciale pour l’Afrique, le Conseil post-synodal
de la Secrétairerie Générale du Synode a tenu régulièrement une
réunion annuelle, au cours de laquelle il procédait à un tour d’horizon
socio-pastoral de l’Église en Afrique.
2.2. Lors de sa 11e réunion des 18-19 juin 2003, le Conseil en est
arrivé au constat que “la situation générale du continent, qui était
déjà critique au moment de la phase de préparation de l’Assemblée
spéciale, ne s’était guère améliorée, bien au contraire. La seule
différence vient du fait que, suite à l’Exhortation post-synodale
Ecclesia in Africa, l’Église locale dispose de l’instrument adéquat
pour affronter et traiter ce problème”.[21]
2.3. Aussi le Conseil commença-t-il à envisager la programmation de
la préparation de la 2e Assemblée spéciale pour l’Afrique. “La
plupart des membres se rangèrent à l’avis d’une célébration de la
deuxième Assemblée à 15 ans de la première et donc en 2009, après
une préparation de 5 ans, permettant un travail d’approfondissement
depuis la base et donc débutant dès 2004".
2.4. La première Assemblée synodale pour l’Afrique ayant examiné la
situation sur le continent dans son ensemble, le Conseil
post-synodal estima que la deuxième Assemblée devait se limiter à un
aspect[22] plus restreint et d’une urgence particulière pour le
futur du continent, p.ex. la paix, la justice et le pardon dans le
contexte de l’Église-famille de Dieu, avec une formulation du type:
“Pas de paix sans justice, pas de justice sans pardon (ou
réconciliation)”, ou bien en soulignant le rôle de ferment qu’a l’Église
en Afrique: “Église-famille de Dieu: ferment du monde nouveau”.[23]
2.5. Le 13 novembre 2004, le jour du 1650e anniversaire de la
naissance de Saint Augustin, au cours d’une audience accordée aux
Évêques d’Europe (CCEE) et d’Afrique (SCEAM), Sa Sainteté le Pape
Jean-Paul II saisit cette opportunité pour annoncer son intention de
convoquer une deuxième Assemblée spéciale pour l’Afrique du Synode
des Évêques.
2.6. Il reviendra à Sa Sainteté le Pape Benoît XVI de finaliser
cette intention en annonçant la convocation, au Vatican, du 4 au 25
octobre 2009, de la 2e Assemblée spéciale pour l’Afrique du Synode
des Évêques autour du thème: “L’Église en Afrique au service de la
réconciliation, de la justice et de la paix. Vous êtes le sel de la
terre…Vous êtes la lumière du monde (Mt 5,13-14)”.
3. Dans la mouvance de la Première Assemblée Spéciale pour l’Afrique
3.1. La deuxième assemblée synodale spéciale pour l’Afrique est dans
la logique et la mouvance de la première assemblée de 1994. En effet,
dès lors que l’Afrique évoluait dans un climat général de guerres et
de conflits, on pouvait craindre que cette situation n’engendre une
cascade d’actes de vengeance et de violence généralisée.
Providentiellement, la première assemblée synodale avait assigné à
l’évangélisation la mission d’édifier l’Église-Famille de Dieu, pour
que les familles africaines deviennent des Églises domestiques et
les sociétés africaines des sociétés-famille. Or d’une part on ne se
tue pas entre membres d’une même famille. D’autre part, de par sa
nature, l’Église-Famille Dieu se prête comme le lieu et le sacrement
de pardon, de réconciliation et de paix, ainsi que nous l’enseigne
l’évangile (Mt 16,19;18,17 ; Jn 20,22-23). Encore faut-il que l’église
elle-même se présente au monde comme une communauté réconciliée
capable d’influer sur la société et entraîner celle-ci dans une
volonté de pardon, de réconciliation et de paix. Une deuxième
assemblée synodale devrait donc achever l’œuvre commencée dans la
première. Celle-ci appelait la deuxième assemblée synodale comme une
conséquence et un complément.
4. Réconciliés dans l’Église-Famille de Dieu
4.1. Le vocable de réconciliation implique l’idée de “ re- couture”
et de recomposition du tissu de relations humaines rompues pour
l’une ou l’autre raison. Cette remise en harmonie s’exprime, suivant
les langues, par l’idée fondamentale de “changement” actif et passif
(allassô), de “ rassemblement” et de “réunion” (conciliare,
reconciliare. Cfr Concilium), de “purification” et “d’expiation” (Yôm
kippûr). En Afrique, la réconciliation comporte en plus le concept
d’une remise en état de la cohésion clanique et familiale en vue de
l’harmonie et de l’équilibre “total” du lignage et de la
collectivité.
4.2. La “réconciliation chrétienne” va beaucoup plus loin, car elle
appartient à la trilogie “ amour, pardon, réconciliation” qui, pour
sa part, implique la gratuité à l’instar de l’amour de Dieu. De ce
fait, elle participe de la radicalité évangélique (la loi nouvelle).
Aussi l’Evangile peut-il nous inviter à aimer comme Dieu, c’est-à-dire
autant nos amis que nos ennemis, les bons comme les mauvais, “afin
d’être les fils de notre Père qui est aux cieux, car il fait lever
son soleil sur les méchants et sur les bons, et fait tomber sa pluie
sur les justes et les injustes (Mt 5, 44-45). Et Saint Paul d’ajouter:
“En ceci Dieu prouve son amour envers nous: Christ est mort pour
nous, alors que nous étions encore pécheurs (i.e. ennemis de Dieu)
(Rom 5, 8.10).
4.3. Dans cette logique de la gratuité, le disciple du Christ doit
laisser son offrande sur l’autel et aller d’abord se réconcilier
avec son frère, avant de rentrer la présenter à Dieu (Mt 5, 23-24).
Autrement dit, on ne peut attendre le pardon de Dieu et la
réconciliation avec lui sans un cœur ouvert à l’amour et disposé au
pardon et à la réconciliation à l’égard du prochain (cf. Mt 18,
23-35: le débiteur impitoyable)
4.4. En résumé, l’amour, le pardon et la réconciliation se
déclenchent et s’offrent gratuitement, sans attendre au départ une
contrepartie. Mais ils sont par nature si désintéressés qu’ils
provoquent de soi la contrepartie. On ne peut, en effet, saisir les
motivations profondes d’un tel amour sans rendre en retour un amour
proportionnel. C’est toute la spiritualité de nos relations filiales
avec Dieu notre Père.
4.5. C’est pourquoi l’idéal de la réconciliation, du pardon et de
l’amour chrétien transcende les forces humaines. Il a besoin pour
vivre, croitre et se parfaire de la force de l’Esprit Saint, Esprit
d’amour répandu dans nos cœurs (Rm 5, 5; 8, 15), à travers l’économie
sacramentaire de l’Église: “Vous donc, vous serez parfaits comme
votre Père céleste est parfait” (Rm 5, 48). La réconciliation
parfaite se déploie et se vit dans l’Église-Famille de Dieu qui, en
tant que sacrement du salut de Dieu, est le lieu et l’instrument de
la réconciliation et du pardon.
4.6. À la trilogie Amour, pardon et réconciliation est
indissolublement liée cette autre: fraternité, justice et vérité.
“La société toujours plus mondialisée nous rapproche, dit Benoît XVI,
mais elle ne nous rend pas frères. La raison à elle seule est
capable de comprendre l’égalité entre les hommes et d’établir une
communauté de vie civique, mais elle ne parvient pas à créer la
fraternité. Celle-ci naît d’une vocation transcendante de Dieu, qui
nous a aimés en premier, nous enseignant par l’intermédiaire du Fils
ce qu’est la charité fraternelle”.[24]
4.7. On ne peut se réconcilier que dans la vérité: la vérité
matérielle des faits, la vérité formelle des dispositions
intérieures des cœurs, lorsque “la bouche parle de l’abondance du
cœur” (cf. Lc 6, 45) et que la parole donnée des protagonistes est
véridique et n’entremêle pas le “oui” et le “non” (cf. Mt 5, 37). Ce
n’est que dans ces conditions que les commissions “Vérité et
réconciliation” peuvent faire œuvre utile dans la pacification des
pays en conflit “ La vérité est, en effet, logos qui crée un
dia-logos et donc une communication et une communion. En aidant les
hommes à aller au-delà de leurs opinions et de leurs sensations
subjectives, la vérité leur permet de dépasser les déterminismes
culturels et historiques et de se rencontrer dans la reconnaissance
de la substance et de la valeur des choses”.[25]
4.8. Une réconciliation dans le mensonge ne peut être une source de
paix durable, pas plus qu’une réconciliation qui ignore les
impératifs élémentaires de la justice. “Il n’y a pas de paix sans
justice. Il n’y a pas de justice sans réconciliation”, disait
Jean-Paul II dans son message pour la journée mondiale de Paix 2002.
Et Benoît XVI dira: “dans la vérité, la paix!”.Une réconciliation
sans la justice est une opération qui cause la frustration et laisse
un arrière-gout d’inachevé. Une réconciliation sans la vérité fera
toujours transparaître l’inadéquation des accords souscrits,
provoquera des suspicions sur la sincérité des partenaires et
compromettra la fidélité à la parole donnée.
5. Réconciliés “pour le salut de la multitude” (cf. Gn 45, 7-8.
14-15)
À ce propos, l’épisode biblique de Joseph vendu par ses frères peut
éclairer le sens de la réconciliation. En effet, la route de l’esclavage
de Joseph, fils de Jacob, vendu par ses frères (Gn 37, 12-28) se
conclut par la réconciliation avec ses frères. Joseph interpréta ce
départ en Egypte comme étant le fait de Dieu qui l’a envoyé avant
eux (ses frères), pour sauver leurs vies pour une grande délivrance
(Gn 45, 7); pour le “salut de la multitude” (litt: d’un peuple
nombreux) (Gn 50, 20). Cet épisode, contextualisé dans la théologie
biblique du cycle de l’Exode, nous donne, me semble-t-il, une clé
herméneutique d’histoire du salut, susceptible de nous aider à
comprendre, dans la foi, le sens profond des cinq derniers siècles
de l’histoire humaine en général et de la “ Route de l’esclave” en
particulier. Les quatre cent trente années d’esclavage du peuple
hébreu en Egypte (Ex 12, 40) peuvent nous inciter à interpréter la
tournure que prend la géopolitique contemporaine. Celle-ci paraît
être l’aboutissement de la “Route de l’esclave” du XVè-XVIè siècle,
considérée comme un plan de Dieu “pour le salut de la multitude”. Et
si l’élection d’un Noir à la tête des États-Unis d’Amérique était un
“ signal divin” et une alerte de l’Esprit Saint pour une
réconciliation des races et des ethnies, pour des relations humaines
pacifiées et pour que cesse “le partenariat de matières premières”
pour un “ partenariat des matières grises” dans les relations
nord-sud…! Le présent Synode et l’Église universelle gagneraient à
ne pas ignorer cet événement primordial de l’histoire contemporaine,
qui est loin d’être un jeu banal d’alliances politiques.
CONCLUSION
Il y a lieu de reconnaitre que l’esprit et la dynamique de la
Première Assemblée Spéciale pour l’Afrique du Synode des Évêques ont
donné une impulsion nouvelle à la vie et à la mission de l’Église en
Afrique. Non seulement les Églises locales ont accueilli avec
enthousiasme l’Exhortation post-synodale Ecclesia in Africa, qu’elles
ont éditée et présentée, mais en outre elles en ont suivi les
directives, les options et les orientations soit pour convoquer des
synodes diocésains, nationaux ou régionaux, soit pour organiser des
congrès, des symposiums ou des séminaires sur le thème-clé d’Église-famille
de Dieu, ou encore pour élaborer des projets, des plans et des
programmes pastoraux fondés sur ce même thème et contenus dans des
lettres pastorales, des plaquettes ou des opuscule facilement
maniables. Ces programmes pastoraux étaient conçus à tous les
niveaux, du SCEAM aux Diocèses et aux commissions Justice et Paix.
À ce sujet, la lettre pastorale du SCEAM, intitulée “ Christ est
notre Paix” (2001) aborda plus formellement la question des conflits
armés et de la réconciliation en Afrique en considérant l’Église-famille
de Dieu comme le lieu et le sacrement du pardon, de la
réconciliation et de la paix en Afrique. Ce thème de la
réconciliation et celui de l’Église- famille de Dieu ouvraient ainsi
le chemin à la deuxième Assemblée synodale axée sur l’Église en
Afrique au service de la réconciliation, de la justice et de la paix…
“ Vous êtes le sel de la terre… Vous êtes la lumière du monde” (Mt
5, 13-14).
La Deuxième Assemblée Spéciale pour l’Afrique du Synode des Évêques
est appelée à engager l’Église et la société en Afrique sur le
chemin, du pardon, de la réconciliation et de la paix, grâce à la
justice dans la vérité: “ réconciliés dans l’Église-famille de Dieu,
pour le salut de la multitude”.
“ Enseigne-nous, Seigneur tes voies” (Ps 25/24, 4)”. “ Nous en
appelons à toi, Seigneur, toi qui conduis la créature humaine à
travers les conflits de ce monde. Fais aboutir les volontés de paix
de notre temps, afin que tous les hommes puissent vivre heureux et
te louer pour l’amour que tu donnes”.[26]
[1] EIAF, 5.
[2] EIAF, 6.
[3] Cf. Homélie d’ouverture du Pape Jean-Paul II.
[4] AAS 56, 1964, pp. 907-908.
[5] Jean-Paul II, Homélie de clôture du Synode des évêques, dans
Doc. Cath. 91 (1994) 536.
[6] Message, n.1-2; EIAF, 13.
[7] EIAF, 63.
[8] 1994: 34 + 1 (C.E.D.O.I.); 2004: 36 + 1 (C.E.D.O.I.) - Namibie
(96) - Libéria (98).
[9] Évêques nouvellement nommés ou promus (369); transférés (151)
depuis la Première Assemblée Spéciale pour l’Afrique du Synode des
Évêques.
[10] Document final de l’Assemblée plénière du SCEAM à Midrand
(Johannesburg), du 21 au 27 septembre 1997, Edité à Accra, 1998.
[11] Document final de l’Assemblée plénière du SCEAM à Rocca du
Papa, du 1er au 8 octobre 2000. Edité à Accra, 2001.
[12] “Christ est notre paix”…, n.109.
[13] AA. Église-Famille – Église-fraternité. Perspectives
post-synodes. Actes de la 20ème Semaine théologique de Kinshasa,
Kinshasa, FCK, 1997.
[14] AA. Foi, Culture et évangélisation en Afrique à l’aube du 3ème
millénaire. Actes au Colloque spécial post-synode4, Abidjan, RICAO,
14-15, 1996.
[15] AA., L’Église-famille et perspectives bibliques. Actes du 8ème
Congrès de l’Association panafricaine des Exégètes catholiques.
Mélanges Cardinal P. Zoungrana, Ouagadougou, 19 – 27 juillet 1997;
Kinshasa, 1999.
[16] AA., L’Église – famille et perspectives bibliques. Actes du
9ème Congrès de l’Association panafricaine des Exégètes catholiques;
Abidjan, 25 – 30 septembre 1999, Kinshasa, 2002.
[17] Tshibangu Th., “L’avenir de l’activité missionnaire” ad Gentes,
Perspectives pour le 21ème siècle, Actes du Congrès international de
missiologie “Tertio Millennio”, Kinshasa, Médiaspaul, 2005, p.
[18] Cf. Jean-Paul II, Pastores gregis, n. 59; Benoît XVI, Discours
à l’audience publique du 7 février 2007 et celle du 15 octobre
2008).
[19] Cf. EIAF, n. 104.
[20] Ibid.
[21] Rapport de la 11e réunion du Conseil post-synodal, p. 4, II.
[22] Ibid.
[23] Cf. Rapport, ibid., pp. 4-5.
[24] Benoît XVI, Lettre encyclique Caritas in veritate, n. 19.
[25] Ibid, n.4.
[26] Oraison à None du jeudi de la deuxième Semaine du temps présent
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VI. DÉVELOPPEMENT HUMAIN
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VII. MOYENS DE COMMUNICATION SOCIALE
ARTICLE
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VIII. AGENTS ET STRUCTURES D’ÉVANGÉLISATION
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IX. JUSTICE ET PAIX
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KITENGIE R., Les enjeux de la crise morale en Afrique. Propos social
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Theologiae, P.U.S.C., Rome 1998.
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the African Synod, in African Ecclesial Review (Eldoret) 36/5 (1994)
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UKPONG J. S., Option for the Poor: A modern Challenge for the Church
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WALIGGO J-M., The Synod of Hope at a Time of Crisis in Africa, in
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X. SOLIDARITÉ
A. ÉTUDES, THÈSES DOCTORALES
SSERUNJOBI J., Self-Support of the Local Church based on Canon 222§
1-2 and the Apostolic Exhortation Ecclesia in Africa -With Special
Reference to Uganda, dissertation ad doctoratum in Facultate luris
Canonici, P.U.U., Rome 1998.
KITENGIE R., Les enjeux de la crise morale en Afrique. Propos social
des Pères du Synode Africain, dissertation ad Licentiam in Facultate
Theologiae, P.U.S.C., Rome 1998.
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IKE O., La Dottrina sociale della Chiesa in Africa, in La Società
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KARAMAGA A., Selfhood of the Church in Africa, in Current Dialogue (Geneva)
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KAWEESA B. M., Will the Economic Factor Shrink or Thrive the African
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KEMBO G., Toute communauté ecclésiale doit tendre à la maturité.
Problèmes d’autosuffisance des Églises africaines, in Telema (Kinshasa)
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KIMARYO R., A Call to Africa to Shake off the Dependent Syndrome in
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NWATU F., The Church’s Prophetic Role in Africa’s Search for
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SCHLICK J., Vers une autonomie financière des Églises catholiques
romaines d’Afrique subsaharienne ? Réalisations pastorales et
institutionnelles après Ecclesia in Africa, in Praxis juridique et
Religion (Nordheim) 12-13 (1995-96) 5-58.
VANDAME C., Financement des Églises d’Afrique à partir de l’Église
qui est au Tchad, in Telema (Kinshasa) 21/3-4 (1995) 16-19.
[00012-03.55] [RE000] [Texte original: français]
AVVISI
-CALENDARIO DEI LAVORI
-CONFERENZA STAMPA
- “BRIEFING”
- “POOL”
- BOLLETTINO SYNODUS
EPISCOPORUM
- COPERTURA TV IN DIRETTA
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
CALENDARIO DEI
LAVORI
Una delegazione di padri sinodali sarà ricevuta in Campidoglio dal
sindaco di Roma, on. Gianni Alemanno. L'incontro è previsto per
dopodomani, 7 ottobre 2009 alle ore 9:30, in vista della giornata
che il Comune di Roma dedicherà all'Africa. Il prossimo 19 ottobre,
infatti, è previsto un Convegno nella Sala della Protomoteca in
Campidoglio (dalle ore 9 alle ore 13), che avrà per tema "Africa:
quale partnership per la riconciliazione, la giustizia e la pace?".
In serata, inoltre, un concerto-recital (alle ore 21) presso
l'Auditorium della Conciliazione, dal titolo "Africa: Croce in mezzo
al mare".
I partecipanti alla II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo
dei Vescovi, assisteranno al concerto "I giovani contro la guerra -
1939-2009", previsto giovedì 8 ottobre 2009 alle ore 18:30 presso
l'Auditorium della Conciliazione di Roma, alla presenza del Santo
Padre Benedetto XVI. L'evento, in occasione del 70° anniversario
dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, è promosso dal
Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e
dalla Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo,
dall'Ambasciata tedesca presso la Santa Sede e dal KulturForum di
Mainau. Patrocina il Comitato Ebraico Internazionale per le
Consultazioni Interreligiose. Finanziano enti italiani e tedeschi.
L'orchestra composta da giovani musicisti provenienti da 10 nazioni,
proporrà brani musicali di Gustav Mahler e di Felix Mendelssohn
Bartholdy, entrambi compositori ebrei di nascita, poi battezzati.
Mahler e Mendelssohn, rispettivamente cattolico e protestante,
sperimentarono l'antisemitismo. Per l'occasione, la Congregazione
Generale del pomeriggio, sarà sospesa alle ore 17:00.
[00023-01.05] [00000] [Testo originale: italiano]
CONFERENZA STAMPA
La seconda Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese e portoghese) si terrà
nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede
mercoledì 14 ottobre 2009 (dopo la Relatio post disceptationem),
alle ore 12.45 orientativamente.
I nominativi dei partecipanti saranno comunicati appena possibile.
I Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e fotoreporter
sono pregati di rivolgersi per il permesso di accesso al Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
Le successive Conferenze Stampa si terranno:
- Venerdì 23 ottobre 2009 (dopo il Nuntius)
- Sabato 24 ottobre 2009 (dopo l’Elenchus finalis propositionem)
BRIEFING
Il primo “Briefing” per i gruppi linguistici si terrà (nei luoghi e
con gli Addetti Stampa indicati nel Bolletino N. 2) domani, martedì
6 ottobre 2009 alle ore 13.10 circa. Si ricorda che gli operatori
audiovisivi (cameramen e tecnici) e i fotoreporter sono pregati di
rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali per
il permesso di accesso (molto ristretto).
I prossimi “Briefing” avranno luogo, orientativamente alle ore
13.10:
- Mercoledì 7 ottobre 2009
- Giovedì 8 ottobre 2009
- Venerdì 9 ottobre 2009
- Sabato 10 ottobre 2009
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
“POOL”
Si prevedono “pool” di giornalisti accreditati per accedere all’Aula
del Sinodo, in linea di massima per la preghiera di apertura delle
Congregazioni Generali antemeridiane, nei giorni seguenti:
- Martedì 6 ottobre 2009
- Giovedì 8 ottobre 2009
- Venerdì 9 ottobre 2009
- Sabato 10 ottobre 2009
- Lunedì 12 ottobre 2009
- Martedì 13 ottobre 2009
- Giovedì 15 ottobre 2009
- Sabato 17 ottobre 2009
- Martedì 20 ottobre 2009
- Venerdì 23 ottobre 2009
- Sabato 24 ottobre 2009
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della
Santa Sede (all’ingresso, a destra) saranno messe a disposizione dei
redattori le liste d’iscrizione ai “pool”.
Per i “pool” i fotoreporter e gli operatori TV sono pregati di
rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
I partecipanti ai “pool” sono pregati di trovarsi alle ore 08.30 nel
Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte all’ingresso
dell’Aula Paolo VI, da dove saranno accompagnati da un officiale
della Sala Stampa della Santa Sede (per i redattori) e del
Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali (per i
fotoreporter e troupe TV). È richiesto un abbigliamento confacente
la circostanza.
BOLLETTINO SYNODUS EPISCOPORUM
Il quinto numero del Bollettino - con la riflessione del Delegato
Fraterno Sua Santità Abuna PAULUS, Patriarca della Chiesa Tewahedo
Ortodossa Etiope (ETIOPIA) (il cui testo sarà a disposizione con
embargo all’apertura della Sala Stampa della Santa Sede) - sarà
pubblicato alla conclusione della Terza Congregazione Generale del
mattino di martedì 6 ottobre 2009, durante la quale sono previsti il
Suffraggio per l’elezione della Commissione per il Messaggio e
l’inizio della discussione generale.
COPERTURA TV IN
DIRETTA
Saranno trasmesse in diretta sui monitor nella Sala delle
telecomunicazioni, nella Sala dei giornalisti e nell’Aula Giovanni
Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede:
- Martedì 6 ottobre 2009 (ore 09.00): La prima parte della Terza
Congregazione Generale, per il canto dell’Ora Terza e per la
riflessione del Delegato Fraterno Sua Santità Abuna PAULUS,
Patriarca della Chiesa Tewahedo Ortodossa Etiope (ETIOPIA)
- Sabato 10 ottobre 2009 (ore 17.00): Preghiera del Rosario con gli
Universitari degli Atenei Romani (Aula Paolo VI)
- Domenica 11 ottobre 2009 (ore 10.00): Solenne Concelebrazione
Eucaristica con Canonizzazione (Piazza San Pietro)
- Martedì 13 ottobre 2009 (ore 09.00): Parte della Congregazione
Generale in cui viene svolta la Relatio post disceptationem
- Domenica 25 ottobre 2009 (ore 09.30): Solenne Concelebrazione
della Santa Messa a conclusione del Sinodo (Basilica di San Pietro)
Eventuali variazioni saranno pubblicate appena possibile.
NOTIZIARIO
TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario
telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antimeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della II Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi resterà aperta dal 2 al
25 ottobre 2009 secondo il seguente orario:
- Da lunedì 5 ottobre a venerdì 9 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Sabato 10 ottobre: ore 09.00-19.00
- Domenica 11 ottobre: ore 09.00 - 13.00
- Lunedì 12 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Martedì 13 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Da mercoledì 14 ottobre a sabato 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 18 ottobre: ore 11.00 - 13.00
- Da lunedì 19 ottobre a sabato 24 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 25 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio informazioni e accreditamento sarà a
disposizione (nell’ingresso a destra):- Lunedì-Venerdì: ore
09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti nella Sala Stampa
della Santa Sede, nel Bollettino informativo della Commissione per
l’informazione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo
dei Vescovi e nell’area Comunicazioni di servizio del sito Internet
della Santa Sede.
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