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III ASSEMBLEA GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI

ANGELUS DOMINI DEL SANTO PADRE PAOLO VI

Domenica, 27 ottobre 1974

 

Dunque, ieri si è concluso il Sinodo dei Vescovi, il quale, pare a noi, ha assunto il Significato d’un momento storico e orientatore per la Chiesa nel fatto e nel proposito della riscoperta e della riaffermazione della sua missione nel mondo, ch’è quella di annunciare Cristo, di farlo vivere nei cuori mediante la potenza dello Spirito, e di promuovere così la trasfigurazione dell’umanità (Cfr. L. BOUYER, L’Eglise, p. 572). Nulla di nuovo, salvo la novità di ricapire questa innovazione religioso-sociale della vita e della storia. Il Vangelo è questo. Il Concilio è qui; e se ne è sperimentata nel Sinodo l’energia segreta, derivata appunto dal Vangelo, e operante con nuovo e giovane imperativo ai nostri giorni, e Dio voglia, per quelli futuri. È una conclusione, ed è un principio. Può forse qualificarsi come una data storica. Tanto che si è sentita la difficoltà di contenere in un improvvisato documento finale la straripante ricchezza dei suoi contenuti. Noi avremo di che ripensare.
Ma un messaggio, quasi scoppiasse dalla pienezza della meditazione sinodale, ci fu; e voi lo conoscete, anche perché comprensibile a chi non è iniziato alla riflessione teologica, ma è invece aperto e avido verso le sue derivazioni umane e sociologiche. Si tratta dell’appello ai «Diritti dell’uomo», letto, mercoledì 23, nella XXI Congregazione generale del Sinodo dal Card. Krol, e approvato all’unanimità dai Padri Sinodali.

Bello. Una volta di più si vede che l’affermazione dei Diritti di Dio genera quella dei Diritti dell’uomo. La religione del Vangelo così è: La carità verso Dio è radice di carità verso il prossimo, e tutto il mondo è prossimo! La rinnovata affermazione del valore e del dovere umano e sociologico di questi logici e conseguenti Diritti dell’uomo viene a proposito oggi, quando tanto si parla di liberazione e di promozione dell’umanità verso i faticosi livelli della giustizia, dell’uguaglianza, della fratellanza e della solidarietà. La dignità umana è così rivendicata, in virtù di quel sentimento religioso, che tanti cercano di vanificare, e nel momento in cui la convivenza civile, toccando il vertice della sua felice e progressiva evoluzione, ancora tollera condizioni e ipotesi contraddittorie e rasenta pericoli di nuove e spaventose conflagrazioni.
La storia è sempre un dramma di oscuri destini. E la Chiesa impavida e amorosa innalza la sua bandiera di giustizia e di pace.
Ringraziamo il Signore, e rinnoviamo i nostri impegni di servizio e di amore per ogni uomo fratello.

                                           



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