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VENERDÌ SANTO
PASSIONE DEL SIGNORE
VIA CRUCIS
PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE
FRANCESCO
COLOSSEO
ROMA, 19 APRILE 2019

VIA CRUCIS
OLIO SU TELA (2017-2018)
RAÚL BERZOSA FERNÁNDEZ (MÁLAGA, 1979)
CHIESA DELLA BEATA VERGINE MARIA, REGINA DELLA FAMIGLIA
CIUDAD CAYALÁ (GUATEMALA)
MEDITAZIONI
di
Suor Eugenia Bonetti
Missionaria della Consolata
Presidente dell’Associazione “Slaves no more”
[Arabo,
Francese,
Inglese,
Italiano,
Polacco,
Portoghese,
Sloveno,
Spagnolo,
Tedesco]
Con Cristo e con le donne
sulla via della croce
Introduzione
Sono ormai trascorsi quaranta giorni da quando, con l’imposizione delle ceneri,
abbiamo iniziato il cammino quaresimale. Oggi abbiamo rivissuto le ultime ore
della vita terrena del Signore Gesù fino a quando, sospeso sulla croce, gridò il
suo ”consummatum est”, ”tutto è compiuto”. Raccolti in questo luogo, nel
quale migliaia di persone hanno subito in passato il martirio per essere rimasti
fedeli a Cristo, vogliamo ora percorrere questa “via dolorosa” insieme a tutti i
poveri, agli esclusi dalla società e ai nuovi crocifissi della storia di oggi,
vittime delle nostre chiusure, dei poteri e delle legislazioni, della cecità e
dell’egoismo, ma soprattutto del nostro cuore indurito dall’indifferenza.Una
malattia quest’ultima di cui anche noi cristiani soffriamo. Possa la Croce di
Cristo, strumento di morte ma anche di vita nuova, che tiene uniti in un
abbraccio terra e cielo, nord e sud, est e ovest, illuminare le coscienze dei
cittadini, della Chiesa, dei legislatori e di tutti coloro che si professano
seguaci di Cristo, affinché giunga a tutti la Buona Notizia della redenzione.
I Stazione
Gesù è condannato a morte
Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui
che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Mt 7, 21)
Signore, chi più di Maria tua Madre ha saputo essere tua discepola? Lei ha
accettato la volontà del Padre anche nel momento più buio della sua vita, e con
il cuore in pezzi ti è stata accanto. Colei che ti ha generato, portato in
grembo, accolto tra le braccia, nutrito con amore e accompagnato durante la tua
vita terrena non poteva non percorrere la stessa via del Calvario e condividere
con te il momento più drammatico e sofferto della tua e della sua esistenza.
Signore, quante mamme ancora oggi vivono l’esperienza di tua Madre e piangono
per la sorte delle loro figlie e dei loro figli? Quante, dopo averli generati e
dati alla luce, li vedono soffrire e morire per malattie, per mancanza di cibo,
di acqua, di cure mediche e di opportunità di vita e di futuro? Ti preghiamo per
coloro che ricoprono ruoli di responsabilità, perché ascoltino il grido dei
poveri che sale a te da ogni parte del globo. Grido di tutte quelle giovani
vite, che in modi diversi, sono condannate a morte dall’indifferenza generata da
politiche esclusive ed egoiste. Che a nessuno dei tuoi figli manchi il lavoro e
il necessario per una vita onesta e dignitosa.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, aiutaci a fare la tua volontà”:
- nei momenti di difficoltà e di sconforto
- nei momenti di sofferenza fisica e morale
- nei momenti di buio e di solitudine
II Stazione
Gesù prende la croce
Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso,
prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. (Lc 9, 23)
Signore Gesù, è facile portare il crocifisso al collo o appenderlo come
ornamento sulle pareti delle nostre belle cattedrali o delle nostre case, ma non
è altrettanto facile incontrare e riconoscere i nuovi crocifissi di oggi: i
senza fissa dimora, i giovani senza speranza, senza lavoro e senza prospettive,
gli immigrati costretti a vivere nelle baracche ai margini della nostre società,
dopo aver affrontato sofferenze inaudite. Purtroppo questi accampamenti, senza
sicurezza, vengono bruciati e rasi al suolo insieme ai sogni e alle speranze di
migliaia di donne e uomini emarginati, sfruttati, dimenticati. Quanti bambini,
poi, sono discriminati a causa della loro provenienza, del colore della loro
pelle o del loro ceto sociale! Quante mamme soffrono l’umiliazione nel vedere i
loro figli derisi ed esclusi dalle opportunità dei loro coetanei e compagni di
scuola!
Ti ringraziamo, Signore, perché ci hai dato l’esempio con la tua stessa vita di
come si manifesta l’amore vero e disinteressato verso il prossimo,
particolarmente verso i nemici o semplicemente verso chi non è come noi. Signore
Gesù, quante volte, anche noi, come tuoi discepoli ci siamo dichiarati
apertamente tuoi seguaci nei momenti in cui operavi guarigioni e prodigi, quando
sfamavi la folla e perdonavi i peccati. Ma non è stato altrettanto facile
capirti quando parlavi di servizio e di perdono, di rinuncia e sofferenza.
Aiutaci a saper mettere sempre la nostra vita al servizio degli altri.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, aiutaci a sperare”:
- quando ci sentiamo abbandonati e soli
- quando è difficile seguire le tue orme
- quando il servizio per gli altri diventa difficile
III Stazione
Gesù cade la prima volta
Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. (Is
53, 4)
Signore Gesù, sulla strada ripida che porta al Calvario, hai voluto sperimentare
la fragilità e la debolezza umana. Che cosa sarebbe la Chiesa oggi senza la
presenza e la generosità di tanti volontari, i nuovi samaritani del terzo
millennio? In una notte gelida di gennaio, su una strada alla periferia di Roma,
tre africane, poco più che bambine, accovacciate per terra scaldavano il loro
giovane corpo seminudo attorno ad un braciere. Alcuni giovanotti, per
divertirsi, passando in macchina hanno gettato del materiale infiammabile sul
fuoco, ustionandole gravemente. In quello stesso momento, è passata una delle
tante unità di strada di volontari che le ha soccorse, portandole in ospedale
per poi accoglierle in una casa-famiglia. Quanto tempo è stato e sarà necessario
perché quelle ragazze guariscano non solo dalle bruciature delle membra, ma
anche dal dolore e dall’umiliazione di ritrovarsi con un corpo mutilato e
sfigurato per sempre?
Signore, ti ringraziamo per la presenza di tanti nuovi samaritani del terzo
millennio che ancora oggi vivono l’esperienza della strada, chinandosi con amore
e compassione sulle tante ferite fisiche e morali di chi ogni notte vive la
paura e il terrore del buio, della solitudine e dell’indifferenza. Signore,
purtroppo molte volte oggi non sappiamo più scorgere chi è nel bisogno, vedere
chi è ferito e umiliato. Spesso rivendichiamo i nostri diritti e interessi, ma
dimentichiamo quelli dei poveri e degli ultimi della fila. Signore, facci la
grazia di non rimanere insensibili al loro pianto, alle loro sofferenze, al loro
grido di dolore perché attraverso di loro possiamo incontrarti.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, aiutaci ad amare”:
- quando è impegnativo essere samaritani
- quando facciamo fatica a perdonare
- quando non vogliamo vedere le sofferenze degli altri
IV Stazione
Gesù incontra Maria sua Madre
Una spada ti trafiggerà l’anima, affinché siano svelati i pensieri di molti
cuori. (cfr Lc 2, 35)
Maria, il vecchio Simeone ti aveva predetto, quando hai presentato il piccolo
Gesù al tempio per il rito della purificazione, che una spada avrebbe trafitto
il tuo cuore. Ora è il momento di rinnovare il tuo fiat, la tua
adesione al volere del Padre, anche se accompagnare un figlio al
patibolo, trattato come un malfattore, provoca un dolore straziante. Signore,
abbi pietà delle tante, troppe mamme che hanno lasciato partire le loro giovani
figlie verso l’Europa nella speranza di aiutare le loro famiglie in povertà
estrema, mentre hanno trovato umiliazioni, disprezzo e a volte anche la morte.
Come la giovane Tina, uccisa barbaramente sulla strada a soli vent’anni,
lasciando una bimba di pochi mesi.
Maria, in questo momento tu vivi lo stesso dramma di tante madri che soffrono
per i loro figli che sono partiti verso altri Paesi nella speranza di trovare
opportunità per un futuro migliore per loro e le loro famiglie, ma che,
purtroppo, trovano umiliazione, disprezzo, violenza, indifferenza, solitudine e
persino la morte. Dona loro forza e coraggio.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, fa’ che sappiamo dare sempre sostegno e
conforto ed essere presenti per offrire aiuto”:
- per consolare le mamme che piangono la sorte dei loro figli
- per chi nella vita ha perso ogni speranza
- per chi ogni giorno subisce violenza e disprezzo
V Stazione
Il Cireneo aiuta Gesù a portare la croce
Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo. (Gal 6,
2)
Signore Gesù, sulla via del Calvario hai sentito forte il peso e la fatica di
portare quella ruvida croce di legno. Invano hai sperato nel gesto di aiuto da
parte di un amico, di uno dei tuoi discepoli, di una delle tante persone di cui
hai alleviato le sofferenze. Purtroppo solo uno sconosciuto, Simone di Cirene,
per obbligo, ti ha dato una mano. Dove sono oggi i nuovi cirenei del terzo
millennio? Dove li troviamo? Vorrei ricordare l’esperienza di un gruppo di
religiose di diverse nazionalità, provenienze e appartenenze con le quali, da
oltre diciassette anni, ogni sabato visitiamo a Roma un centro per donne
immigrate prive di documenti, donne spesso giovani, in attesa di conoscere il
loro destino, in bilico fra espulsione e possibilità di rimanere. Quanta
sofferenza incontriamo, ma anche quanta gioia in queste donne nel trovarsi di
fronte religiose provenienti dai loro Paesi, che parlano le loro lingue, che
asciugano le loro lacrime, che condividono momenti di preghiera e di festa, che
rendono meno duri i lunghi mesi trascorsi tra sbarre di ferro e asfalti di
cemento!
Per tutti i cirenei della nostra storia. Perché non venga mai meno in loro il
desiderio di accoglierti sotto le sembianze degli ultimi della terra, coscienti
che accogliendo gli ultimi della nostra società accogliamo te. Siano questi
samaritani portavoce di chi non ha voce.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, aiutaci a portare la nostra croce”:
- quando siamo stanchi e sfiduciati
- quando sentiamo il peso delle nostre debolezze
- quando ci chiedi di condividere le sofferenze degli altri
VI Stazione
La Veronica asciuga il volto di Gesù
Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli,
l’avete fatto a me. (Mt 25, 40)
Pensiamo ai bambini, in varie parti del mondo, che non possono andare a scuola e
che sono, invece, sfruttati nelle miniere, nei campi, nella pesca, venduti e
comperati da trafficanti di carne umana, per trapianti di organi, nonché usati e
sfruttati sulle nostre strade da molti, cristiani compresi, che hanno perso il
senso della propria e altrui sacralità. Come una minorenne dal corpicino
gracile, incontrata una notte a Roma, che uomini a bordo di auto lussuose
facevano la fila per sfruttare. Eppure poteva avere l’età delle loro figlie…
Quale squilibrio può creare questa violenza nella vita di tante giovani che
sperimentano solo il sopruso, l’arroganza e l’indifferenza di chi, di notte e di
giorno, le cerca, le usa, le sfrutta per poi buttarle nuovamente sulla strada in
preda al prossimo mercante di vite!
Signore Gesù, rendi limpidi i nostri occhi perché sappiamo scoprire il tuo volto
nei nostri fratelli e sorelle, in particolare in tutti quei bambini che, in
molte parti del mondo, vivono nell’indigenza e nel degrado. Bimbi privati del
diritto a un’infanzia felice, a un’educazione scolastica, all’innocenza.
Creature usate come merce di poco valore, vendute e comperate a piacimento.
Signore, ti preghiamo di avere pietà e compassione di questo mondo malato e di
aiutarci a riscoprire la bellezza della nostra e altrui dignità come esseri
umani, creati a tua immagine e somiglianza.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, aiutaci a vedere”:
- il volto dei bimbi innocenti che chiedono aiuto
- le ingiustizie sociali
- la dignità che ogni persona porta in sé e viene calpestata
VII Stazione
Gesù cade la seconda volta
Insultato, non rispondeva con insulti, ma si affidava a colui che giudica con
giustizia. (1Pt 2, 23)
Quante vendette in questo nostro tempo! La società attuale ha perso il
grande valore del perdono, dono per eccellenza, cura per le ferite, fondamento
della pace e della convivenza umana. In una società dove il perdono è vissuto
come debolezza, tu, Signore, ci chiedi di non fermarci all’apparenza. E non lo
fai con le parole, bensì con l’esempio. A chi ti tormenta, tu rispondi: “Perché
mi perseguiti?”, ben sapendo che la giustizia vera non può mai basarsi sull’odio
e sulla vendetta. Rendici capaci di chiedere e donare perdono.
“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34).
Signore, anche tu hai sentito il peso della condanna, del rifiuto,
dell’abbandono, della sofferenza inflitta da persone che ti avevano incontrato,
accolto e seguito. Nella certezza che il Padre non ti aveva abbandonato, hai
trovato la forza di accettare la sua volontà perdonando, amando e offrendo
speranza a chi come te oggi cammina sulla stessa strada dello scherno, del
disprezzo, della derisione, dell’abbandono, del tradimento e della solitudine.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, aiutaci a dare conforto”:
- a chi si sente offeso e insultato
- a chi si sente tradito e umiliato
- a chi si sente giudicato e condannato
VIII Stazione
Gesù incontra le donne
Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui
vostri figli. (Lc 23, 28)
La situazione sociale, economica e politica dei migranti e delle vittime di
tratta di esseri umani ci interroga e ci scuote. Dobbiamo avere il coraggio,
come afferma con forza Papa Francesco, di denunciare la tratta di esseri umani
quale crimine contro l’umanità. Tutti noi, specialmente i cristiani, dobbiamo
crescere nella consapevolezza che tutti siamo responsabili del problema e tutti
possiamo e dobbiamo essere parte della soluzione. A tutti, ma soprattutto a noi
donne, è richiesta la sfida del coraggio. Il coraggio di saper vedere e agire,
singolarmente e come comunità. Soltanto mettendo insieme le nostre povertà, esse
potranno diventare una grande ricchezza, capace di cambiare la mentalità e di
alleviare le sofferenze dell’umanità. Il povero, lo straniero, il diverso non
deve essere visto come un nemico da respingere o da combattere ma, piuttosto,
come un fratello o una sorella da accogliere e da aiutare. Essi non sono un
problema, bensì una preziosa risorsa per le nostre cittadelle blindate dove il
benessere e il consumo non alleviano la crescente stanchezza e fatica.
Signore, insegnaci ad avere il tuo sguardo. Quello sguardo di accoglienza e
misericordia con cui vedi i nostri limiti e le nostre paure. Aiutaci a guardare
così alle divergenze di idee, abitudini, vedute. Aiutaci a riconoscerci parte
della stessa umanità e a farci promotori di cammini arditi e nuovi di
accoglienza del diverso, per creare insieme comunità, famiglia, parrocchie e
società civile.
Preghiamo insieme dicendo: “Aiutaci a condividere la sofferenza altrui”:
- con chi soffre per la morte di persone care
- con chi fa più fatica a chiedere aiuto e conforto
- con chi ha condiviso soprusi e violenze
IX Stazione
Gesù cade la terza volta
Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca, era come agnello
condotto al macello. (Is 53, 7)
Signore, per la terza volta sei caduto, sfinito e umiliato, sotto il peso della
croce. Proprio come tante ragazze, costrette sulle strade da gruppi di
trafficanti di schiavi, che non reggono alla fatica e all’umiliazione di vedere
il proprio giovane corpo manipolato, abusato, distrutto, insieme ai loro sogni.
Quelle giovani donne si sentono come sdoppiate: da una parte cercate e usate,
dall’altra respinte e condannate da una società che rifiuta di vedere questo
tipo di sfruttamento, causato dall’affermazione della cultura dell’usa-e-getta.
Una delle tante notti passate sulle strade a Roma, cercavo una giovane giunta da
poco in Italia. Non vedendola nel suo gruppo, la chiamavo insistentemente per
nome: “Mercy!”. Nel buio, l’ho scorta accovacciata e addormentata sul ciglio
della strada. Al mio richiamo s’è svegliata e m’ha detto che non ne poteva più.
“Sono sfinita”, ripeteva… Ho pensato a sua madre: se sapesse che cosa è accaduto
alla figlia, piangerebbe tutte le sue lacrime.
Signore, quante volte ci hai rivolto questa domanda scomoda: “Dov’è tuo
fratello? Dov’è tua sorella?”. Quante volte ci hai ricordato che il loro grido
straziante era giunto fino a te? Aiutaci a condividere la sofferenza e
l’umiliazione di tante persone trattate come scarto. È troppo facile condannare
esseri umani e situazioni di disagio che umiliano il nostro falso pudore, ma non
è altrettanto facile assumerci le nostre responsabilità come singoli, come
governi e anche come comunità cristiane.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, donaci forza e coraggio per denunciare”:
- di fronte allo sfruttamento e all’umiliazione vissuta da tanti giovani
- di fronte all’indifferenza e al silenzio di molti cristiani
- di fronte a leggi ingiuste e prive di umanità e solidarietà
X Stazione
Gesù è spogliato delle sue vesti
Rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di
mansuetudine, di magnanimità. (Col 3, 12)
Denaro, benessere, potere. Sono gli idoli di ogni tempo. Anche e soprattutto del
nostro, che si vanta degli enormi passi avanti fatti nel riconoscimento dei
diritti della persona. Tutto è acquistabile, compreso il corpo dei minorenni,
derubati dalla loro dignità e dal loro futuro. Abbiamo dimenticato la centralità
dell’essere umano, la sua dignità, bellezza, forza. Mentre nel mondo si vanno
alzando muri e barriere, vogliamo ricordare e ringraziare coloro che con ruoli
diversi, in questi ultimi mesi, hanno rischiato la loro stessa vita,
particolarmente nel Mar Mediterraneo, per salvare quella di tante famiglie in
cerca di sicurezza e di opportunità. Esseri umani in fuga da povertà, dittature,
corruzione, schiavitù.
Aiutaci, Signore, a riscoprire la bellezza e la ricchezza che ogni persona e
ogni popolo racchiudono in sé come tuo dono unico e irripetibile, da mettere a
servizio della società intera e non per raggiungere interessi personali. Ti
preghiamo, Gesù, affinché il tuo esempio e il tuo insegnamento di misericordia e
di perdono, di umiltà e di pazienza ci renda un po’ più umani e, dunque, più
cristiani.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, donaci un cuore pieno di misericordia”:
- di fronte all’avidità del piacere, del potere e del denaro
- di fronte alle ingiustizie inflitte ai poveri e ai più deboli
- di fronte al miraggio di interessi personali
XI Stazione
Gesù è inchiodato sulla croce
Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. (Lc 23, 34)
La nostra società proclama l’uguaglianza in diritti e dignità di tutti gli
esseri umani. Ma pratica e tollera la disuguaglianza. Ne accetta perfino le
forme più estreme. Uomini, donne e bambini sono comprati e venduti come schiavi
dai nuovi mercanti di esseri umani. Le vittime della tratta sono poi sfruttate
da altri individui. E infine gettate via, come merce senza valore. Quanti si
fanno ricchi divorando la carne e il sangue dei poveri!
Signore, quante persone ancora oggi sono state inchiodate su una croce, vittime
di uno sfruttamento disumano, private della dignità, della libertà, del futuro.
Il loro grido di aiuto ci interpella come uomini e donne, come governi, come
società e come Chiesa. Come è possibile che continuiamo a crocifiggerti,
rendendoci complici della tratta di esseri umani? Donaci occhi per vedere e un
cuore per sentire le sofferenze di tante persone che ancora oggi sono inchiodate
sulla croce dai nostri sistemi di vita e di consumo.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, pietà”:
- per i nuovi crocifissi di oggi sparsi su tutta la terra
- per i potenti e i legislatori della nostra società
- per chi non sa perdonare e non sa amare
XII Stazione
Gesù muore sulla croce
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mc 15, 34)
Anche tu, Signore, hai sentito, sulla croce, il peso dello scherno, della
derisione, degli insulti, delle violenze, dell’abbandono, dell’indifferenza.
Solo Maria tua madre e altre poche discepole sono rimaste là, testimoni
della tua sofferenza e della tua morte. Il loro esempio ci ispiri a impegnarci a
non far sentire la solitudine a quanti agonizzano oggi nei troppi calvari sparsi
per il mondo, tra cui i campi di raccolta simili a lager nei Paesi di transito,
le navi a cui viene rifiutato un porto sicuro, le lunghe trattative burocratiche
per la destinazione finale, i centri di permanenza, gli hot spot, i campi per
lavoratori stagionali.
Signore, ti preghiamo: aiutaci a farci prossimi ai nuovi crocifissi e disperati
del nostro tempo. Insegnaci ad asciugare le loro lacrime, a confortarli come
hanno saputo fare Maria e le altre donne sotto la tua croce.
Preghiamo insieme dicendo: “Signore, aiutaci a donare la nostra vita”:
- a quanti hanno subito ingiustizie, odio e vendetta
- a quanti sono stati ingiustamente calunniati e condannati
- a quanti si sentono soli, abbandonati e umiliati
XIII Stazione
Gesù è deposto dalla croce
Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto. (Gv 12, 24)
Chi ricorda, in quest’era di notizie bruciate alla svelta, quelle ventisei
giovani nigeriane inghiottite dalle onde, i cui funerali sono stati celebrati a
Salerno? È stato duro e lungo il loro calvario. Prima la traversata del deserto
del Sahara, ammassate su bus di fortuna. Poi la sosta forzata negli spaventosi
centri di raccolta in Libia. Infine il salto nel mare, dove hanno trovato la
morte alle porte della “terra promessa”. Due di loro portavano in grembo il dono
di una nuova vita, bimbi che non vedranno mai la luce del sole. Ma la loro
morte, come quella di Gesù deposto dalla croce non è stata vana. Tutte queste
vite affidiamo alla misericordia del Padre nostro e di tutti, ma soprattutto
Padre dei poveri, dei disperati e degli umiliati.
Signore, in quest’ora, sentiamo risuonare ancora una volta il grido che Papa
Francesco levò da Lampedusa, meta del suo primo viaggio apostolico: «Chi ha
pianto?». E ora dopo infiniti naufragi, continuiamo a gridare: «Chi ha pianto?».
Chi ha pianto?, ci domandiamo di fronte a quelle 26 bare allineate e sovrastate
da una rosa bianca? Solo cinque di loro sono state identificate. Con o senza
nome, tutte, però, sono nostre figlie e sorelle. Tutte meritano rispetto e
ricordo. Tutte ci chiedono di sentirci responsabili: istituzioni, autorità e noi
pure, con il nostro silenzio e la nostra indifferenza.
Preghiamo insieme: “Signore, aiutaci a condividere il pianto”:
- di fronte alle sofferenze altrui
- di fronte a tutte le bare senza nome
- di fronte al pianto di tante madri
XIV Stazione
Gesù viene posto nel sepolcro
È compiuto. (Gv 19, 30)
Il deserto e i mari sono diventati i nuovi cimiteri di oggi. Di fronte a queste
morti non ci sono risposte. Ci sono, però, responsabilità. Fratelli che lasciano
morire altri fratelli. Uomini, donne, bambini che non abbiamo potuto o voluto
salvare. Mentre i governi discutono, chiusi nei palazzi del potere, il Sahara si
riempie di scheletri di persone che non hanno resistito alla fatica, alla fame,
alla sete. Quanto dolore costano i nuovi esodi! Quanta crudeltà si accanisce su
chi fugge: i viaggi della disperazione, i ricatti e le torture, il mare
trasformato in tomba d’acqua.
Signore, facci comprendere che siamo tutti figli dello stesso Padre. Possa la
morte del tuo figlio Gesù donare ai Capi delle Nazioni e ai responsabili delle
legislazioni la consapevolezza del loro ruolo a difesa di ogni persona creata a
tua immagine e somiglianza.
Conclusione
Vorremmo ricordare la storia della piccola Favour, di 9 mesi, partita dalla
Nigeria insieme ai suoi giovani genitori in cerca di un futuro migliore in
Europa. Durante il lungo e pericoloso viaggio nel Mediterraneo, mamma e papà
sono morti insieme ad altre centinaia di persone che si erano affidate a
trafficanti senza scrupoli per poter giungere nella “terra promessa”. Solo
Favour è sopravvissuta: anche lei, come Mosè, è stata salvata dalle acque. La
sua vita diventi luce di speranza nel cammino verso un’umanità più fraterna.
Al termine della tua Via Crucis ti preghiamo, Signore, affinché ci insegni a
vegliare, insieme a tua Madre e alle donne che ti hanno accompagnato sul
Calvario, nell’attesa della tua resurrezione. Essa sia faro di speranza, di
gioia, di vita nuova, di fratellanza, di accoglienza e di comunione tra i
popoli, le religioni e le leggi. Perché ogni figlio e figlia dell’uomo sia
riconosciuto davvero nella sua dignità di figlio e figlia di Dio e mai più
trattati da schiavi.