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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
NEL XXX ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE
DELLA COSTITUZIONE PASTORALE «GAUDIUM ET SPES»

Mercoledì, 8 novembre 1995

 

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
Illustri Capi Missione del Corpo Diplomatico,
Signori e Signore!

1. Con grande “gioia e speranza” rivolgo il mio saluto a voi, convenuti stasera per commemorare l’ormai prossimo trentesimo anniversario della Costituzione pastorale Gaudium et Spes, quasi avviando in quest’aula il Congresso Internazionale, che si terrà nei prossimi giorni a Loreto per iniziativa del Pontificio Consiglio per i Laici e del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in collaborazione con l’Amministrazione Apostolica della Santa Casa di Loreto, qui rappresentata dal caro Arcivescovo Pasquale Macchi, Delegato Pontificio per il Santuario Lauretano.

Ringrazio cordialmente i Signori Cardinali Eduardo Pironio e Roger Etchegaray per le stimolanti riflessioni con cui hanno introdotto questa solenne Commemorazione, ponendo l’accento in particolare sulla rilevanza che la Gaudium et Spes ha avuto nel favorire la partecipazione del laicato cattolico, nel corso di questi trent’anni, alla vita della Chiesa e all’animazione evangelica delle realtà temporali.

Quale giovane Vescovo di Cracovia...

2. Da parte mia, desidero ora soffermarmi su alcuni temi della Gaudium et Spes, per porne in risalto il valore storico ed insieme per sottolineare l’importanza che questo documento continua a rivestire per il futuro dell’umanità.

In realtà, devo confessare che la Gaudium et Spes mi è particolarmente cara, non solo per le tematiche che sviluppa, ma anche per la diretta partecipazione che mi è stato dato di avere alla sua elaborazione. Quale giovane Vescovo di Cracovia, infatti, fui membro della sottocommissione incaricata di studiare i “segni dei tempi” e, dal novembre 1964, fui chiamato a far parte della sottocommissione centrale, incaricata di provvedere alla redazione del testo. Proprio l’intima conoscenza della genesi della Gaudium et Spes mi ha consentito di apprezzarne a fondo il valore profetico e di assumerne ampiamente i contenuti nel mio magistero fin dalla prima Enciclica, la Redemptor Hominis. In essa, raccogliendo l’eredità della Costituzione conciliare, volli ribadire che la natura ed il destino dell’umanità e del mondo non possono essere definitivamente svelati se non nella luce del Cristo crocifisso e risorto.

Annuncio di vita e di speranza.
Apice dell’itinerario conciliare

3. È questo, in definitiva, il grande messaggio che la Gaudium et Spes ha inviato “a tutti indistintamente gli uomini” (Gaudium et Spes, 2), come annuncio di vita e di speranza. È il messaggio che fa della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo – ultimo dei documenti promulgati dal Concilio Vaticano II, e di tutti il più esteso – in qualche modo l’apice dell’itinerario conciliare. Con questo documento i Vescovi del mondo intero, stretti intorno al Successore di Pietro, intesero manifestare l’amorevole solidarietà della Chiesa verso gli uomini e le donne di questo secolo, segnato da due immani conflitti e attraversato da una profonda crisi dei valori spirituali e morali ereditati dalla tradizione.

Non era mai accaduto, nella bimillenaria storia della Chiesa, che un Concilio ecumenico rivolgesse con così profondo coinvolgimento la sua preoccupazione pastorale alle vicende temporali dell’umanità. Proprio di qui scaturisce l’interesse particolare che questa Costituzione ha suscitato fin dal suo primo apparire. D’altra parte, lungi dal limitarsi a considerazioni storiche e sociologiche, i Padri conciliari affrontarono ampiamente, in ottica teologica, gli interrogativi fondamentali che da sempre assillano il cuore umano: “Che cosa è l’uomo? Quale è il significato del dolore, del male, della morte, che malgrado ogni progresso continuano a sussistere?” (Gaudium et Spes, 10). Scandagliando così il “mistero dell’uomo” alla luce della Parola di Dio, impegnarono anche, e fortemente, la comunità cristiana ad offrire uno specifico contributo per “rendere più umana” l’intera famiglia degli uomini (Gaudium et Spes, 40).

Una riflessione per cogliere oggi la sapienza del Documento

4. Oggi rileggiamo quelle pagine in uno scenario mondiale decisamente mutato. Quanti cambiamenti – politici, sociali, culturali – sono intervenuti da quel 7 dicembre 1965! È finita la guerra fredda, la scienza e la tecnica hanno realizzato progressi inauditi: dai voli nello spazio all’atterraggio sulla luna, dai trapianti cardiaci all’ingegneria genetica, dalla cibernetica alla robotica, dalle telecomunicazioni alle più avanzate tecnologie telematiche. Ai fattori di cambiamento connessi con l’urbanizzazione e l’industrializzazione, si è aggiunto l’enorme incremento dei mass-media, che influenzano sempre di più la vita quotidiana degli uomini in ogni angolo della terra.

Di fronte a tanti elementi di novità rispetto alla situazione degli anni sessanta, ci si potrebbe chiedere quanto rimane della prospettiva storica adottata dalla Gaudium et Spes. In realtà, se si va al cuore dei problemi, permane nella sua incisività ed acquista attualità persino maggiore l’interrogativo di fondo che allora la Costituzione poneva: i cambiamenti intervenuti nell’età contemporanea sono tutti utili al vero bene dell’umanità? (cf. Gaudium et Spes, 6). In particolare, si può avere “un ordine temporale più perfetto, senza che cammini di pari passo il progresso spirituale”? (Gaudium et Spes, 4). È pertanto legittimo, alla soglia ormai del terzo Millennio, tornare a riflettere sulle analisi e sulle indicazioni offerte dalla Gaudium et Spes per verificarne il valore e coglierne la sapienza. Mi sia permesso di ricordare alcune tra le tematiche più significative del documento.

La perenne ricerca umana del significato

5. Anzitutto, la Gaudium et Spes ha posto in luce la perenne ricerca umana del significato: la nostra origine, lo scopo della vita, la presenza del peccato e della sofferenza, l’inevitabilità della morte, il mistero dell’esistenza al di là di questo traguardo sono tutte domande che non si possono eludere (cf. Gaudium et Spes, 4. 10. 21. 41). In ogni tempo e luogo tali interrogativi sollecitano il cuore umano e lo spingono a cercare una risposta piena e definitiva. La Gaudium et Spes sottolinea con forza che tale risposta si trova soltanto in Gesù Cristo, il quale è “la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana” (Gaudium et Spes, 10).

Connessa al problema del significato è anche l’attenzione che il Documento conciliare dedica alla sfida dell’ateismo contemporaneo (cf. Gaudium et Spes, 19-21). Il Concilio l’affronta con il suo tipico stile dialogico, cercando di distinguere le diverse espressioni di questo complesso fenomeno, ma soprattutto sforzandosi di cogliere le ragioni che ne stanno all’origine. Lo fa col coraggio della verità nel denunciare l’errore, ma insieme con atteggiamento di comprensione verso gli erranti, non esitando a riconoscere le colpe che non di rado hanno, al riguardo, gli stessi credenti quando, per inadeguatezza dottrinale e soprattutto per incoerenza pratica, finiscono col “nascondere, più che manifestare, il genuino volto di Dio e della religione” (Gaudium et Spes, 19).

È sulla base di questa impegnativa posizione della Gaudium et Spes che il Papa Paolo VI creò nel 1965 un “Segretariato per i non-credenti”, denominato poi “Pontificio Consiglio per il Dialogo con i non-credenti”, e successivamente incorporato nel “Pontificio Consiglio per la Cultura”.

Io stesso, ponendomi nella scia della Gaudium et Spes, in questi anni ho ritenuto mio dovere di illustrare in diverse occasioni come, nonostante i deprecabili conflitti del passato, la scienza e la fede non abbiano alcun vero motivo di antagonismo, ma traggano piuttosto reciproco vantaggio dall’incontro e dalla mutua collaborazione (cf. Gaudium et Spes, 36).

La dignità e la santità del matrimonio e della vita familiare

6. Non posso qui dilungarmi, passando in rassegna i temi davvero fondamentali che la Costituzione tratta specialmente nella sua prima parte: la dignità della persona umana, la comunità degli uomini, l’attività umana nell’universo. Basti sottolineare che su tutto questo il Concilio getta la luce che viene dalla rivelazione, additando Cristo come senso e pienezza di ogni creatura, alfa e omega del mondo. E nel quadro di questa visione globale, il Concilio illustra stupendamente la missione della Chiesa, mettendo in evidenza l’aiuto che essa dà, non senza riconoscere quello che essa riceve dal mondo contemporaneo (cf. Gaudium et Spes, 44).

Ma la Gaudium et Spes non si limita agli interrogativi di fondo. Nel desiderio di rendere un più concreto servizio all’uomo del nostro tempo, essa scende anche sul terreno dei problemi immediati che lo assillano. Tra questi ha certamente particolare rilevanza la necessità di promuovere la dignità e la santità del matrimonio e della vita familiare.

Negli anni successivi al Concilio, l’ulteriore evoluzione del costume ha mostrato quanto la Chiesa avesse visto nella giusta direzione, ponendo con chiarezza questa urgenza all’attenzione della comunità cristiana e di tutta l’umanità. La famiglia è oggi messa a repentaglio non solo da fattori esterni, quali la mobilità sociale e le nuove caratteristiche della organizzazione del lavoro, ma anche e soprattutto da una cultura individualistica, priva di solido ancoraggio etico, che fraintende il senso stesso dell’amore tra i coniugi e, contestandone la connaturale esigenza di stabilità, insidia la tenuta dei nuclei familiari nella comunione e nella pace. In molte occasioni il magistero della Chiesa degli anni trascorsi è intervenuto a ribadire e ad illustrare il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia. Come non ricordare l’Esortazione post-sinodale Familiaris Consortio e le iniziative che hanno contraddistinto il recente “Anno della Famiglia”? È un cammino di riflessione e di testimonianza che proprio nella Gaudium et Spes ha trovato una costante e inesauribile fonte di ispirazione.

La vita economico-sociale in un contesto segnato ancora da assurde sperequazioni e da guerre tra poveri

7. Non è possibile, poi, passare sotto silenzio, di fronte agli enormi problemi sociali che ancora assillano il mondo specialmente nel Sud del pianeta, la riflessione che la Gaudium et Spes ha dedicato alla vita economico-sociale. Fin dall’esposizione introduttiva essa richiama l’attenzione sul grande scandalo del nostro secolo: “Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica, e tuttavia una grande parte degli abitanti del globo è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria, e intere moltitudini non sanno né leggere né scrivere” (Gaudium et Spes, 4). C’era da sperare che questa amara constatazione di trent’anni orsono dovesse essere superata dallo sviluppo successivo, specialmente dopo che la caduta del comunismo e la fine della guerra fredda hanno messo l’umanità in grado di affrontare con nuova energia ed impegno corale il problema della povertà. Siamo invece costretti a lamentare ancora oggi assurde sperequazioni, aggravate da guerre tra poveri, a cui il mondo dell’opulenza spesso fornisce non l’aiuto efficace e solidale, ma il potenziale distruttivo di armi micidiali.

L’etica politica: è ora che l’appello del Concilio venga ascoltato

8. Il problema della povertà e del suo superamento mediante una sana economia, rispettosa del valore primario della persona, rimanda così a un discorso più ampio di etica politica. Giustamente pertanto la Gaudium et Spes, dopo aver considerato l’ambito economico, dedica pagine eloquenti alla fondamentale necessità di promuovere nelle nazioni e tra le nazioni una vita politica ispirata ad irrinunciabili valori morali (cf. Gaudium et Spes, 73-90). L’appello del Concilio ad eliminare la furia distruttrice della guerra e a promuovere la pace è tutt’ora quanto mai vivo. Sono a tutti ben note le pagine accorate in cui la Costituzione esorta gli uomini, nello “spirito di famiglia proprio dei figli di Dio”, a mettere da parte “ogni dissenso tra nazioni e razze” (Gaudium et Spes, 42) e a sviluppare una reale “comunità universale” (Gaudium et Spes, 9).

Purtroppo l’odio etnico e religioso, rinfocolato da memorie tribali e nazionali, continua a fomentare conflitti, genocidi e massacri, con le terribili conseguenze che eventi così dolorosi recano con sé: fame, epidemie e milioni di rifugiati in fuga. È ora che l’appello del Concilio venga ascoltato. I credenti hanno in questo una speciale responsabilità, come ho più volte rilevato anche chiamando a raccolta i rappresentanti delle diverse religioni.

Come dimenticare, a questo proposito, la “Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace” che ha visto riuniti in Assisi, il 27 ottobre 1986, i principali leaders delle religioni mondiali? Eravamo certamente sulla lunghezza d’onda della Gaudium et Spes quando, nella città di san Francesco, abbiamo pregato e digiunato, sorretti dalla fiducia di contribuire in tal modo ad umanizzare la convivenza tra gli uomini, ancora lacerata da contrasti mortali.

La “magna charta” dell’umana dignità

9. Bastano questi rapidi cenni per sottolineare l’amplissimo orizzonte nel quale si muove la Gaudium et Spes. Con essa la Chiesa ha voluto davvero abbracciare il mondo. Guardando agli uomini nella luce di Cristo, essa ha saputo coglierne gli aneliti profondi e i bisogni concreti. Ne è risultata una specie di “magna charta” dell’umana dignità da difendere e da promuovere.

Ponendosi in questa prospettiva, il Concilio ha potuto mettere a fuoco temi ed esigenze, che sarebbero poi affiorati in modo sempre più chiaro alla coscienza dell’umanità. Si pensi, ad esempio, alla specialissima difesa che la Gaudium et Spes fa dei diritti e della dignità della donna (cf. Gaudium et Spes, 29). Dal Concilio ad oggi, molto è stato fatto al riguardo, ma molto rimane ancora da fare nella comunità internazionale e nelle singole nazioni. La Chiesa, da parte sua, come ho messo in evidenza in molteplici interventi – specie nella Lettera apostolica Mulieris Dignitatem e nella “Lettera alle Donne” – si sente fortemente impegnata a seguire fedelmente gli orientamenti del Concilio, operando in favore del vero benessere delle donne di tutto il mondo.

Il realismo della speranza richiede testimoni operosi

10. Si vede bene, anche solo da questa veloce carrellata, come la Costituzione conciliare non abbia perso nulla della sua attualità. Ci si potrebbe semmai chiedere se, di fronte ai gravi problemi che ancora ci angustiano, qualche sua espressione non sia eccessivamente ottimistica. In realtà, se ben si legge il testo, ci si accorge che il Concilio non si nascose affatto i problemi, ma volle affrontarli con l’atteggiamento che il Sinodo del 1985 chiamerà il “realismo della speranza” (Relazione finale D 2).

È il realismo che non si lascia deprimere né fa spazio al cinismo paralizzante, perché sa che il mondo, nonostante tutto, è attraversato dalla grazia pasquale che lo sostiene e lo redime. Questa grazia ha bisogno di testimoni operosi, che siano per i fratelli il volto della speranza: tutti i figli della Chiesa sono chiamati ad esserlo.

In particolare, la Gaudium et Spes fece appello alla testimonianza personale e all’iniziativa illuminata dei laici, uomini e donne, perché s’impegnassero a svolgere un ruolo maggiore nella vita della Chiesa e del mondo (cf. Gaudium et Spes, 43). Tale scelta rimane ancora una delle grandi urgenze e, insieme, una delle più grandi speranze della Chiesa del nostro tempo.

Al riguardo, mi piace rilevare come la stessa partecipazione di qualificate personalità laiche di ogni parte del mondo al presente Congresso costituisca un modo quanto mai appropriato per celebrare l’anniversario di un documento che ha avuto un significato così grande nella vita della Chiesa durante i trent’anni trascorsi.

Il messaggio è Cristo stesso, Redentore dell’uomo

11. Cari Fratelli e Sorelle, ho voluto ricordare alcuni dei temi presenti nella Gaudium et Spes, quasi per avviare l’analisi approfondita che sarà compiuta nel prossimi giorni durante il Congresso. Se un augurio posso esprimere, è che la ricorrenza anniversaria susciti un rinnovato interesse per il documento e spinga i fedeli a riscoprirlo nella sua integrità, cogliendone il messaggio profondo e sempre valido.

In effetti, chiunque legga il documento con animo attento e sereno non può non concludere che il suo messaggio ultimo è Cristo stesso, Redentore dell’uomo. È lui che il Concilio addita come “il fine della storia umana, “il punto focale dei desideri della storia e della civiltà”, il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle sue aspirazioni” (Gaudium et Spes, 45). Gesù Cristo rimane presente come Luce del mondo che illumina il mistero dell’uomo non solo per i cristiani, ma anche per l’intera famiglia umana; rivela l’uomo a se stesso; chiama tutti all’identico destino e, mediante lo Spirito Santo, “offre a tutti la possibilità di venire a contatto” con la sua definitiva vittoria sulla morte (Gaudium et Spes, 22).

Le speranze per un mondo più umano espresse dalla Gaudium et Spes non potranno essere realizzate senza Cristo, senza l’accoglienza della sua grazia, che invisibilmente lavora nel cuore di ogni uomo di buona volontà (Gaudium et Spes, 22). Questa convinzione guida e sorregge il cammino della Chiesa, particolarmente ai nostri giorni, segnati sì da ombre ed incertezze, ma anche da un diffuso risveglio della fede e dal desiderio di costruire un mondo più fraterno e solidale.

La Vergine Maria, presso il cui Santuario si svolgerà il Congresso dedicato all’approfondimento dei temi della Gaudium et Spes, avvalori gli sforzi di quanti, in sintonia con il suo messaggio, s’impegnano a testimoniare nel mondo il vangelo dell’amore e della pace.

A tutti la mia Benedizione!



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