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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN BANGLADESH, SINGAPORE, FIJI,
NUOVA ZELANDA, AUSTRALIA I, ISOLE SEICHELLES

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA ALL'IPPODROMO «BELMONT»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

I Domenica di Avvento
Perth (Australia), 30 novembre 1986

 

“È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora . . .” (Rm 13, 11).

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Con queste solenni parole la liturgia di questa prima domenica di Avvento guida la Chiesa tutta a un tempo di attesa e preparazione. È il tempo in cui ogni comunità cristiana rivive il senso dell’attesa che i profeti hanno suscitato nel popolo d’Israele, poiché essi attendevano con ansia il compimento della promessa: “La Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7, 14), che significa “Dio con noi” (cf. Mt 1, 23). È il tempo della preparazione per la venuta del bambino, il “Principe della pace”: l’infante di Betlemme, che è allo stesso tempo il Figlio di Dio, e la seconda Persona della santissima Trinità.

La mia visita qui in Australia occidentale coincide così con la preparazione del Natale, che è un giorno speciale per le famiglie in Australia e in molte altre parti del mondo. La famiglia nel disegno di Dio per l’umanità e per la Chiesa è il tema di questa celebrazione eucaristica. Il Figlio di Dio, facendosi uomo, dà inizio a quella famiglia speciale che la Chiesa venera come la Sacra Famiglia di Nazaret: Gesù, Maria e Giuseppe.

2. Vi saluto, famiglie di Perth e dell’Australia Occidentale. Saluto voi mariti e mogli, padri e madri, figli e figlie, nonni e tutti voi che avete a cuore il benessere della famiglia. Saluto voi, arcivescovo Foley e arcivescovo Goody, gli altri vescovi, i sacerdoti, Religiosi e laici: ogni persona presente qui ma anche tutti coloro che sono uniti a noi spiritualmente nell’offerta del corpo e sangue di Cristo nel sacrificio della Messa. Saluto i rappresentanti del Governo, i pubblici ufficiali, i rappresentanti di ogni ente pubblico e di ogni gruppo etnico. Saluto i membri delle altre Chiese e Comunioni cristiane con l’amore e la speranza che condividiamo nel Signore Gesù Cristo.

3. “La famiglia è la Chiesa domestica”. Il significato di questa tradizionale idea cristiana è che la casa è la Chiesa in miniatura. La Chiesa è il sacramento dell’amore di Dio. È una comunione di fede e vita. È madre e maestra. È al servizio dell’intera famiglia umana nel camminare verso il suo destino finale. Nello stesso tempo la famiglia è una comunità di vita e di amore. Educa e guida i suoi membri verso la loro piena maturità umana ed è al servizio per il bene di tutti lungo la strada della vita. La famiglia è la “prima e vitale cellula della società” (Apostolicam Actuositatem). Il futuro del mondo e della Chiesa passa dunque attraverso la famiglia.

Non sorprende quindi il fatto che la Chiesa negli ultimi tempi abbia prestato molta cura e attenzione ai problemi che riguardano la vita familiare e il matrimonio. E non sorprende neanche il fatto che i governi e le pubbliche organizzazioni siano costantemente coinvolti in problemi che direttamente o indirettamente riguardano il benessere istituzionale del matrimonio e della famiglia. E tutti hanno potuto constatare che sani rapporti nel matrimonio e nella famiglia sono di grandissima importanza per la crescita e il benessere della persona umana.

4. Le trasformazioni economiche, sociali e culturali che avvengono nel mondo hanno un grande effetto su come la gente considera il matrimonio e la famiglia. Di conseguenza molte coppie sono insicure sul senso del loro rapporto, e ciò provoca in loro inquietudine e sofferenza. D’altro canto, molte altre coppie sono più forti perché, avendo superato le tensioni del mondo moderno, vivono in modo molto più completo quell’amore speciale e la responsabilità del matrimonio che fa loro vedere i bambini come un dono speciale di Dio a loro e alla società. A seconda di come va la famiglia, così va la nazione, e così va il mondo intero nel quale viviamo.

Per quanto riguarda la famiglia, la società ha urgente bisogno di “ricuperare da parte di tutti la coscienza del primato dei valori morali, che sono i valori della persona umana come tale”, e anche della “ricomprensione del senso ultimo della vita e dei suoi valori fondamentali” (Familiaris Consortio, 8). L’Australia, nazione di così grandi possibilità e speranze, ha bisogno di sapere come salvaguardare la famiglia e la stabilità dell’amore coniugale, se vogliamo che sulla terra regnino pace e giustizia.

5. La Chiesa in Australia e dovunque ha un compito specifico: spiegare e promuovere il disegno di Dio per il matrimonio e la famiglia e aiutare le coppie e le famiglie a vivere in accordo con questo piano. La Chiesa si rivolge a tutte le famiglie: in primo luogo a quelle famiglie cristiane che si sforzano di essere sempre più fedeli al piano di Dio. Essa cerca di rafforzarle e accompagnarle nel loro sviluppo. Ma essa si rivolge anche, con la compassione del cuore di Gesù, a quelle famiglie che sono in difficoltà o in situazioni irregolari.

La Chiesa non può dire che ciò che è cattivo è buono, né può dire che è valido ciò che non lo è. Essa non può cessare di proclamare l’insegnamento di Cristo, anche quando questo insegnamento è difficile da accettare. Essa sa anche che è stata inviata per guarire, riconciliare, richiamare alla conversione, trovare ciò che era perduto (cf. Lc 15, 6). Pertanto è con immenso amore e pazienza che la Chiesa cerca di aiutare coloro che provano difficoltà nel rispondere alle esigenze dell’amore coniugale cristiano e della vita familiare.

La carità di Cristo può essere realizzata solo nella verità: nella verità riguardo alla vita, all’amore e alla responsabilità. La Chiesa deve proclamare Cristo: la via, la verità, la vita; e così facendo essa deve insegnare i valori e i principi che corrispondono alla chiamata dell’uomo, alla “novità” della vita in Cristo. A volte la Chiesa viene fraintesa e considerata priva di compassione perché sostiene il piano creativo di Dio per il matrimonio e la famiglia: il suo piano per l’amore umano e la trasmissione della vita. La Chiesa è sempre l’amico vero e fedele della persona umana nel pellegrinaggio della vita. Essa sa che sostenendo la legge morale, contribuisce a stabilire una civiltà umana vera, e costantemente sfida le persone a non abbandonare la loro responsabilità personale nei confronti degli imperativi etici e morali (cf. Humanae Vitae, 18).

6. “Venite, saliamo al monte del Signore . . . perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri” (Is 2, 3). Con questo invito il profeta Isaia ci dice come dobbiamo rispondere a Dio, e come questa risposta può essere anche applicata al piano di Dio per il matrimonio e la famiglia. Alle coppie vengono offerte la grazia e la forza del sacramento del matrimonio in modo che esse possano camminare nei sentieri del Signore e seguire le sue vie, osservando il disegno che Cristo ha confermato e stabilito per la famiglia. Questo piano testimonia ciò che era all’“inizio” (cf. Mt 19, 8), come Dio volle al principio per il benessere e la felicità della famiglia. Nel disegno di Dio, il matrimonio richiede: l’amore fedele e duraturo tra marito e moglie; una comunione indissolubile che “affonda le sue radici nella naturale complementarietà che esiste tra l’uomo e la donna, e si alimenta mediante la volontà personale degli sposi di condividere l’intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che sono” (Familiaris Consortio, 19); una comunità di persone in cui l’amore tra marito e moglie sia pienamente umano, esclusivo e aperto alla nuova vita (cf. Familiaris Consortio, 29).

L’amore coniugale viene rafforzato dal sacramento del matrimonio in modo che esso possa essere un’immagine sempre più reale ed efficace dell’unità che esiste tra Cristo e la Chiesa (cf. Ef 5, 32).

7. Voi sapete di quanto coraggio cristiano avete bisogno per mettere in pratica i comandamenti di Dio nella vostra vita e nelle vostre famiglie. È il coraggio di essere pronti ogni giorno per costruire amore, il tipo di amore del quale san Paolo dice: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre . . . tutto sopporta. La carità non avrà mai fine” (1 Cor 13, 4-8).

Può quindi il Papa venire in Australia e non chiedere alle coppie australiane e alle famiglie di riflettere nei loro cuori se stanno vivendo bene il loro amore cristiano? Quanto sono seriamente impegnate a sostenere i valori della famiglia? Quanto sono adeguate le politiche per la difesa di questi valori, e quindi per la promozione del bene comune dell’intera nazione?

In un mondo che sta diventando sempre più sensibile ai diritti delle donne, cosa si può dire dei diritti delle donne che vogliono essere, o hanno bisogno di essere a tempo pieno mogli e madri? Devono essere gravate da un sistema di tassazione che le discrimina rispetto a quelle che scelgono di non rimanere a casa per avere un proprio reddito? Senza violare la libertà di chiunque cerchi la realizzazione nell’impiego e attività fuori di casa, il lavoro della casalinga non dovrebbe essere giustamente apprezzato e adeguatamente sostenuto? (cf. Familiaris Consortio, 23). Questo è possibile quando le donne e gli uomini sono trattati con il pieno rispetto della loro personale dignità, per ciò che sono più che per ciò che fanno.

8. Comprendendo l’essenziale importanza della vita familiare per una società giusta e sana, la Santa Sede ha presentato una Carta dei diritti della famiglia basata sui diritti naturali e sui valori comuni di tutta l’umanità. Essa è indirizzata principalmente ai Governi e alle organizzazioni internazionali, come un “modello e un punto di riferimento per l’elaborazione di una legislazione e di una politica della famiglia, e una guida per i programmi di azione” (Carta dei diritti della famiglia, 22 ottobre 1983, Introduzione).

Tra i vari principi che la Chiesa sostiene con forza in ogni circostanza ci sono i seguenti, che io richiamo alla vostra attenzione: l’inalienabile diritto degli sposi “di costituire una famiglia e di decidere circa l’intervallo fra le nascite e il numero dei figli da procreare, tenendo pienamente in considerazione i loro doveri verso se stessi, verso i figli già nati, la famiglia e la società, in una giusta gerarchia di valori e in conformità all’ordine morale oggettivo . . .”; tutte le pressioni che limitano “la libertà delle coppie nel decidere dei loro figli, costituiscono una grave offesa contro la dignità umana e contro la giustizia”; “le famiglie hanno il diritto di poter fare assegnamento su un’adeguata politica familiare da parte delle pubbliche autorità nell’ambito giuridico, economico, sociale e fiscale, senza discriminazione di sorta” (Carta dei diritti della famiglia, articoli 3 e 9).

9. L’ordine morale esige che la regola stabilita per i processi di vita dal Creatore nell’atto della creazione debba essere sempre e ovunque rispettata. La ben nota opposizione della Chiesa alla contraccezione e sterilizzazione non è una posizione arbitrariamente presa, né si basa su di una prospettiva parziale della persona umana. Essa esprime piuttosto la sua visione integrale della persona umana, alla quale è stata donata una vocazione che non è solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna (cf. Humanae Vitae, 7). Inoltre, la comprensione della Chiesa per l’intrinseco valore della vita umana come un irrevocabile dono di Dio spiega perché il Concilio Vaticano II parla di “altissima missione di proteggere la vita” e considera l’aborto come un “abominevole delitto” (Gaudium et Spes, 27.51).

10. Il posto dei bambini nella cultura e nella società australiana merita considerazione. Io so che voi amate e rispettate i vostri bambini. So che in molti modi le vostre leggi mirano alla salvaguardia del loro benessere e alla loro protezione. Una società che ama i propri bambini è una società sana e dinamica. A nome loro lancio un appello a voi genitori. I bambini hanno bisogno di genitori che possano dare loro un ambiente familiare stabile. Che sappiano di che amore vero essi hanno bisogno per sentirsi uniti nel vostro amore per gli altri e per loro stessi. Da voi essi cercano amicizia e guida. Da voi innanzitutto, essi devono imparare a distinguere il giusto dall’ingiusto e a saper discernere il bene dal male. Faccio appello a voi: non private i vostri bambini del loro patrimonio veramente umano e spirituale. Parlate loro di Dio, di Gesù, del suo amore e del suo Vangelo. Insegnate loro ad amare Dio e a rispettare i suoi comandamenti con la sicura certezza che essi sono innanzitutto suoi figli. Insegnate loro a pregare. Insegnate loro a diventare esseri umani maturi e responsabili, e onesti cittadini del loro paese. Questo è un privilegio stupendo, un importante dovere e un meraviglioso compito che voi avete ricevuto da Dio. Attraverso la testimonianza della vostra vita cristiana, guidate i vostri bambini a prendere il loro giusto posto nella Chiesa di Cristo.

11. E cosa dire a voi, bambini e giovani, presenti qui in così grande numero? Amate i vostri genitori; pregate per loro; ringraziate Dio ogni giorno per loro. Se a volte ci sono incomprensioni tra di voi, se ogni tanto è difficile per voi obbedire loro, ricordate queste parole di san Paolo: “Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati . . . che dovete splendere come astri nel mondo” (Fil 2, 14-15). Pregate anche per i vostri fratelli e sorelle e per tutti i bambini del mondo, specialmente per quelli che sono poveri e affamati. Pregate per quelli che non conoscono Gesù, per quelli che sono soli e tristi.

A tutti i giovani cattolici dell’Australia è affidato il futuro della Chiesa in questa terra. La Chiesa ha bisogno di voi. C’è molto da fare per voi nelle vostre parrocchie e nelle comunità locali, nel servizio ai poveri e ai bisognosi, ai malati e agli anziani, attraverso le molteplici forme di volontariato. Prima di tutto voi dovete portare Cristo ai vostri amici. La vostra generazione è il campo, ricco per il raccolto, nel quale Cristo vi manda. Cristo è la via, la verità e la vita per la vostra generazione e per le generazioni che verranno. Voi siete la speranza della Chiesa per una nuova era di evangelizzazione e di servizio. Siate generosi con gli altri, siate generosi con Cristo!

12. Cari genitori e bambini, care famiglie dell’Australia Occidentale: il Vangelo di questa prima domenica di Avvento ci chiama a “vegliare”, perché “se il padrone di casa sapesse . . . veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa” (Mt 24, 43). Questa è l’esortazione che io ripeto a voi. Vegliate! Non lasciate che i preziosi valori del fedele amore coniugale e della vita familiare vi siano portati via. Non rifiutateli, o non pensate che vi sia qualche proposta migliore per la felicità o la realizzazione umana.

La chiamata del Vangelo a “vegliare” significa anche costruire la famiglia sul senso della responsabilità. L’amore autentico è sempre amore responsabile. I mariti e le mogli si amano veramente l’un l’altro quando essi sono responsabili davanti a Dio e realizzano il suo piano per l’amore umano e la vita umana; quando essi rispondono e sono responsabili l’uno dell’altro. Una paternità responsabile implica non solo far venire bambini al mondo, ma anche prendere parte personalmente e responsabilmente alla loro crescita ed educazione. Il vero amore nella famiglia è per sempre! Infine, lottando per essere perfetti nell’amore, ricordiamo le parole di san Paolo: “Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce . . . rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo” (Rm 13, 12. 14).

Care famiglie dell’Australia: questa è la vostra vocazione e la vostra felicità oggi e per sempre: rivestirsi del Signore Gesù Cristo e camminare nella sua luce. Amen.


Al termine della Santa Messa, il Papa si rivolge nuovamente ai fedeli presenti, improvvisando questo discorso che riportiamo in una traduzione italiana.

Voglio esprimere ancora una volta il mio apprezzamento per questa visita, per la vostra preparazione a questa visita, dappertutto, e specialmente qui a Perth, nell’Australia Occidentale. In questa celebrazione c’è stato un momento speciale che voi avete preparato, dato il tema speciale della nostra celebrazione e comunione. È stato il momento detto della processione offertoriale, la presentazione dei doni. Cosa significa portare le offerte all’altare? Cosa significa portare se stessi come dono? Cosa significa portare il matrimonio, la vita familiare, tutto ciò che compone questa vita, all’altare? Tra i tanti doni che la famiglia può portare all’altare, invito a portare un dono speciale che ha in sé un valore speciale; il dono della vocazione sacerdotale o religiosa. È un dono speciale. È un dono della famiglia. È un dono alla famiglia. È un dono della Chiesa e, allo stesso tempo, è un dono alla Chiesa. È un dono di nostro Signore, dello Spirito Santo. Ed è un dono in particolar modo a lui, perché lui è sacerdote, il grande sacerdote, il supremo pontefice della nuova ed eterna alleanza. Lui, Gesù Cristo, ha bisogno di noi, i sacerdoti. Egli ha bisogno anche della persona consacrata, uomo e donna. Tutto ciò che viene dalla famiglia è un dono della famiglia. E perciò, alla fine di questa ultima liturgia eucaristica, di questa celebrazione eucaristica insieme con voi in Australia vi confesso che, durante questa visita, e specialmente oggi, ho pregato, e prego con voi, per le vocazioni: vocazioni sacerdotali, vocazioni religiose.

E queste sono le ultime parole che voglio dire oggi, al termine di questa ultima celebrazione eucaristica, a voi, famiglie; a voi, la Chiesa di Perth, nell’Australia Occidentale e in tutta l’Australia. È molto importante per il futuro della vostra Chiesa, per il futuro dell’evangelizzazione in Australia e dovunque nel mondo intero. Il Signore chiama uomini e donne a obbedirgli con il dono di tutta la loro vita, la completa consegna al suo servizio, per amore del regno dei cieli sulla terra, del regno di Dio in Australia e ovunque. È importante per la Chiesa, così importante per la famiglia aiutare questa maturazione. Le vocazioni sono un segno della maturità della Chiesa, della parrocchia, della diocesi, della famiglia, del popolo di Dio in un Paese, in un continente, nell’intera Chiesa. Perciò prego insieme con voi per questo segno speciale, per i molti segni della maturità della vostra Chiesa in Australia, e della famiglia in Australia. Grazie”.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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