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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELL’ASIA

 

Ai miei fratelli Vescovi,
Delegati alla Quinta Assemblea Plenaria
della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche

1. È con grande gioia che mi rivolgo a voi che vi siete riuniti a Bandung, Indonesia, per la Quinta Assemblea Plenaria della FABC. Tramite voi saluto cordialmente tutti i Vescovi, il clero, i religiosi e i laici della Chiesa in Asia. Con le parole della Prima Lettera di Pietro, prego: “Grazia e pace a voi in abbondanza” (1 Pt 1, 2).

Come pastori chiamati ad interpretare i “segni dei tempi”, intendete durante il vostro incontro discutere dell’argomento “Le sfide emergenti della Chiesa in Asia negli anni 90: una chiamata a cui rispondere”. Dopo uno studio preliminare condotto con sensibilità pastorale, desiderate ora dare una risposta comune ai problemi che condividete. Come Pastore Universale della Chiesa, anch’io desidero aprire il mio cuore in uno spirito di affetto e partecipazione collegiale per riflettere con voi sul pellegrinaggio terreno della Chiesa in Asia. Vi offro il mio sostegno e il mio incoraggiamento fraterno fiducioso nella speranza che la vostra Assemblea offrirà una guida chiara e concreta da cui le Chiese locali sapranno trarre ispirazione e forza per il futuro.

2. Quali sono le sfide che il popolo di Dio deve affrontare nel tentativo di seguire Cristo nel mondo d’oggi? Una delle sfide principali è rappresentata dalla secolarizzazione e dal materialismo, due fenomeni distinti ma collegati che permeano sempre più il pensiero delle persone comuni nella loro ricerca di una vita migliore, e i programmi introdotti dai governi o dalle istituzioni culturali. Condivido la vostra preoccupazione che un numero sempre maggiore di giovani asiatici, soprattutto nei paesi più sviluppati, tenda a misurare la felicità e il successo con il possesso materiale. Date le ricche e antiche tradizioni spirituali dell’Asia, sarebbe veramente tragico se ai giorni nostri gli abitanti del continente non riuscissero a raggiungere la loro piena ed autentica realizzazione come persone a causa della crescente noncuranza per la dimensione trascendente e religiosa della vita.

Un’altra seria sfida è posta dal fatto che molti paesi dell’Asia sono ancora sotto l’oppressione del Comunismo, con la conseguente perdita di libertà umana. In terre tradizionalmente conosciute come luoghi di armonia, il Comunismo ha introdotto una scioccante disarmonia. Ostacola il pieno sviluppo umano imponendo, spesso con la violenza, una rottura con le tradizioni e sottomette gran parte della popolazione a grandi sofferenze, fra cui la fame, attraverso piani economici non realistici e attraverso priorità assurde, come i costosi armamenti.

Un’ulteriore causa di grave preoccupazione è la violazione dei diritti umani in certe parti dell’Asia. All’interno di questo contesto troviamo la tendenza da parte di alcuni a respingere come aliene alle culture locali le aspirazioni di coloro che cercano il riconoscimento dei diritti inalienabili della persona.

La questione dei diritti umani ci porta a notare i segni di intolleranza religiosa manifestatisi in alcuni paesi asiatici. Sotto la pressione di gruppi particolari, ad esempio, alcuni governi di nazioni a forte maggioranza islamica hanno assunto posizioni che non sembrano in sintonia con quella tolleranza che è parte della venerabile tradizione mussulmana. A volte, si portano avanti dei tentativi di cambiare legislazione introducendo politiche che effettivamente negano i diritti delle minoranze religiose. Gli atteggiamenti intransigenti di alcuni, che non lasciano spazio per le altre religioni, riconoscono come autenticamente asiatico solo ciò che può essere espresso all’interno delle loro categorie religiose. Questo spiacevole fenomeno d’intolleranza, tuttavia, non è limitato ad una sola tradizione religiosa.

Infine, un problema particolarmente allarmante che la Chiesa non può ignorare è la diffusa povertà. Mentre alcuni Asiatici godono dei benefici dello sviluppo tecnologico, altri sono costretti in moderne forme di schiavitù. Penso allo sfruttamento dei lavoratori, l’esclusione di molte persone dai vantaggi di una società sviluppata, la mancanza di assistenza sociale, l’analfabetismo, l’uso di droghe e di altri “paradisi artificiali”, il diffondersi del gioco d’azzardo e della violenza, la corruzione che si trova nelle grandi città e le inumane condizioni di vita che milioni di persone devono sopportare nelle brulicanti periferie dei grandi centri urbani. A questi numerosi mali sociali, dobbiamo aggiungere lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali e l’inquinamento dell’ambiente a favore di influenti interessi economici e a svantaggio di coloro che sono tecnologicamente meno avanzati.

3. Cari fratelli, la vostra profonda preoccupazione pastorale per le difficili condizioni economiche e sociali in cui gran parte della vostra gente deve vivere - condizioni che rifiutano facili soluzioni e che sono spesso rafforzate da mali e ingiustizie che in alcuni casi sono diventati “strutture” permanenti della società - è già uno stimolo per rinnovare il vostro impegno nel compito dell’evangelizzazione. Come Vescovi sapete che il vostro compito principale non è solo di denunciare il male, ma anche di proclamare un messaggio di conversione e speranza.

Come uomini di fede, voi fermamente credete che il potere del Vangelo di superare il male sia radicato in una persona viva che è il Salvatore del mondo. Secondo le parole del Concilio Vaticano II: “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (Gaudium et spes, 22). Cristo è “l’uomo perfetto” (Ivi) che in un certo senso unì se stesso ad ogni persona umana e restaurò in ogni figlio di Adamo - senza badare a nazionalità o cultura - quella somiglianza con Dio che era stata sfigurata dal peccato. Di conseguenza, è la luce di Cristo che vi permette di proclamare coraggiosamente la dignità ed i diritti fondamentali di ogni persona di fronte alle grandi ingiustizie. È l’amore di Dio rivelatosi in Cristo che vi conduce con forza ad applicare l’insegnamento sociale della Chiesa alle situazioni reali del popolo asiatico, ed a promuovere il progresso sociale, ed un più ampio sviluppo materiale e culturale. È il servizio di Cristo che sostiene le vostre istituzioni educative e di carità, e che chiama un sempre maggior numero di vostri fedeli a seguire l’esempio di Madre Teresa di Calcutta nell’occuparsi dei bisognosi e degli oppressi.

Allo stesso tempo sapete che la ricerca di un significato e del benessere deve essere anche una ricerca della salvezza. La salvezza che vi riguarda in quanto Vescovi è la salvezza realizzata ed offerta da Cristo: la salvezza dell’intera persona, una salvezza completa ed universale, unica ed assoluta, piena ed onnicomprensiva. L’apostolo cristiano non è solo un operatore sociale; né la fede cristiana è semplicemente un’ideologia od un programma umanistico. La Chiesa deve sempre ed in ogni luogo cercare di condurre le persone alla realizzazione della loro eterna vocazione in Cristo, una chiamata ad una comunione personale con il Dio Vivente. Anche quando impegnati nell’opera di sviluppo umano, i cristiani dovrebbero sempre tenere a mente le parole di San Paolo: “Guai a me se non predicassi il Vangelo” (1 Cor 9, 16).

4. Alla vigilia del Terzo Millennio Cristiano, un ancor più grande impegno nell’evangelizzazione è imperativo per tutte le Chiese locali dell’Asia che, sebbene piccole, hanno dimostrato di essere dinamiche e forti nella loro testimonianza del Vangelo. La loro sfida particolare è di proclamare il Lieto Annunzio dove si incontrano diverse culture e religioni, all’incrocio di forze sociali, politiche ed economiche del mondo d’oggi. Alla luce di questo dovere fondamentale, il vostro incontro è un’opportunità per cercare nuovi modi di rafforzare la coscienza nelle Chiese locali del bisogno di una prima evangelizzazione.

Sebbene la Chiesa riconosca con piacere ciò che c’è di vero e santo nelle tradizioni religiose del Buddismo, dell’Induismo e dell’Islamismo, come riflesso di quella verità che illumina tutti gli uomini, questo non limita il suo compito di proclamare incessantemente Gesù Cristo che è “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6); (cf. Nostra aetate, 2). Non dovremmo dimenticare l’insegnamento di Papa Paolo VI su questo argomento: “né il rispetto e la stima verso queste religioni, né la complessità dei problemi sollevati sono per la Chiesa un invito a tacere l’annunzio di Cristo di fronte ai non cristiani” (Evangelii nuntiandi, 53). Il fatto che seguaci di altre religioni possano ricevere la grazia di Dio e possano essere salvati da Cristo al di là dei mezzi che esso ha stabilito, non annulla la chiamata alla fede e al battesimo che Dio vuole per tutte le persone (cf. Ad gentes, 7). È contraddire il Vangelo e la natura stessa della Chiesa asserire, come fanno alcuni, che la Chiesa è solo una via di salvezza fra molte, e che la sua missione nei confronti dei seguaci di altre religioni non dovrebbe essere null’altro che un aiuto affinché essi possano essere seguaci migliori di quelle religioni.

5. La missione del popolo di Dio, cari Fratelli, è duplice: portare testimonianza a Cristo e alle “cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio” (Col 3, 1), ed essere fermento d’amore e bontà negli affari di questo mondo fino a quando Cristo non ritornerà nella gloria. Oggi, i laici cristiani, in sempre maggior numero, desiderano condividere questa missione con sempre crescente impegno. Diamo il benvenuto a questo segno dei tempi e riconosciamo il ruolo indispensabile dei laici nel diffondere il Lieto Annunzio.

Come pastori e guide dei fedeli asiatici, troverete necessario rispondere ai desideri dei laici, espandendo la loro partecipazione in sintonia con quella distinzione dei ruoli che ha il suo fondamento in una decisione presa al tempo degli Apostoli quando, sotto l’azione dello Spirito Santo, gli Apostoli dissero che: “Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense . . . Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola” (At 6, 4). In questo modo il clero, liberato da molti compiti amministrativi intrapresi per andar incontro a bisogni supplementari, può essere modello di una profonda spiritualità, testimone dei valori trascendenti espressi nella preghiera e nella contemplazione, e sempre attento alla presenza di Dio nelle vite di coloro che servono.

In conformità con il loro specifico ministero, i sacerdoti dovrebbero essere particolarmente attivi nella formazione cristiana dei laici, la cui insostituibile vocazione è la santificazione del mondo in tutte le sue realtà temporali. I laici sono chiamati ad essere coraggiosi nell’esprimere in pubblico le loro convinzioni cristiane per il bene comune. Tuttavia, i Cristiani spesso soffrono per la dicotomia di essere esperti nel loro campo professionale, ma di avere un’inadeguata formazione religiosa. Ciò nonostante, la storia dell’evangelizzazione, in Corea ed in Vietnam ad esempio, come nella stessa antica Roma, testimonia l’eccellente lavoro di evangelizzazione condotto dai laici. La Chiesa in Asia oggi riceve sempre più il prezioso dono della profonda fede e del contagioso entusiasmo di laici provenienti da ogni estrazione sociale, che servono la missione della Chiesa con successo e convinzione, anche se spesso in modo discreto e riservato.

Il rapporto fra clero e laici è soprattutto un rapporto di complementarità. La Chiesa in Asia deve un immenso debito di gratitudine a quei missionari coraggiosi ed ispirati, sia uomini che donne, che hanno piantato e sostenuto la Chiesa nel vostro continente per amore di Cristo e del suo Vangelo. Con il diminuire del numero di sacerdoti, nasce la tentazione di pensare alla crescente partecipazione dei laici come ad un sostituto del ministero sacerdotale, soprattutto dove le vocazioni sono poche. Questo modo di pensare, però, ostacola il lavoro di evangelizzazione e impoverisce la Chiesa dall’interno. I sacerdoti sono assolutamente essenziali per la continuità e la fertilità della sua vita e della sua missione. Vi prego, perciò, affinché facciate ogni sforzo per continuare a promuovere le vocazioni al sacerdozio fra le vostre genti, con la fiducia che Dio stenderà la sua benedizione su di un compito così importante. Come dimostrato dall’esperienza di alcune vostre Chiese locali, la partecipazione di un laicato attivo e dinamico, lungi dal diminuire le vocazioni sacerdotali, serve piuttosto a farle aumentare.

6. Cari fratelli, condivido profondamente la vostra convinzione che questo sia un momento significativa per la Chiesa in Asia. Le vostre speranze e le vostre aspirazioni per la crescita delle vostre Chiese locali sono le mie, e io le presento quotidianamente al Signore del Raccolto pregando costantemente per tutti voi. Possa il vostro incontro a Bandung assomigliare alla scena descritta negli Atti degli Apostoli, quando gli Apostoli erano riuniti prima del giorno della Pentecoste, “assidui e concordi nella preghiera . . . con Maria, la madre di Gesù” (At 1, 14). Possa colei che è Madre della Chiesa ottenere un’ulteriore effusione dei doni dello Spirito Santo su voi tutti.

Accettate questa espressione della mia unione spirituale con voi, e il mio incoraggiamento per le vostre responsabilità pastorali con la mia Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano in occasione della Festa dell’Immacolato Cuore di Maria, 23 giugno 1990.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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