The Holy See
back up
Search
riga

PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 8 luglio 1970

 

Autorità servizio amore nella funzione pastorale

Un altro carattere del Concilio, dopo quelli che abbiamo in precedenti udienze considerati, ha dato al Vaticano Secondo una sua nota speciale, ed è il carattere pastorale. Così lo ha voluto Papa Giovanni XXIII, il quale, fino dal suo discorso inaugurale, ha manifestato il proposito che il magistero del Concilio da lui convocato dovesse avere un’indole prevalentemente pastorale (A.A.S. 54 (1962), p. 585).
Cosi è stato. Basta ricordare che uno dei documenti conciliari, l’ultimo ed il più diffuso, è intitolato «Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo»: è la Gaudium et spes, ormai famosa. Così l’altra Costituzione principale, dogmatica questa: Lumen gentium circa la Chiesa, richiama continuamente le nozioni ed i doveri della funzione pastorale (Lumen gentium, 26-27); come pure la Costituzione sulla sacra Liturgia (Sacrosanctum Concilium, 33-36; 43-46); come è ovvio che il contenuto del Decreto Christus Dominus, sull’ufficio dei Vescovi, riguardi principalmente il carattere pastorale della loro funzione (Christus Dominus, 16); e parimente quello sulla formazione sacerdotale Optatam totius (Ad gentes, 5-6); quello sulle Missioni Ad gentes (Optatam totius, 12; 19-20); e così via.

L'ORIGINE DI VENERANDA NOZIONE

Sebbene questo vocabolo « pastorale » sia chiarissimo per l’uso continuo che se ne fa, giova ricordarne l’origine. Deriva dal linguaggio antico e classico: Omero chiamò i re pastori di popoli; deriva specialmente dal linguaggio biblico (Cfr. Ier. 31, 10; Ez. 34); ma prende per noi il suo tipico significato nel Vangelo, sulle labbra di Gesù, che ama definire se stesso: «Io sono il buon Pastore» (Io. 10, 11, 14; Matth. 15, 24; Luc. 15, 4-7; Hebr. 13, 20; 1 Petr. 2, 25), e deriva dall’attribuzione della funzione pastorale, tre volte ripetuta, che Cristo risorto riferisce a Pietro, come conseguenza e come prova del suo amore per Lui (Io. 21, 15-17): se mi ami, sii pastore del mio gregge.
Dunque: la pastoralità non ha importanza soltanto nel Concilio, l’ha nel Vangelo; e questa coincidenza ci dimostra ancora una volta come sul Vangelo sia ricalcato il Concilio.
Ma che cosa comporta questo concetto di pastoralità? l’analisi di esso meriterebbe una lunga meditazione. Riassumiamo. È fuori dubbio che la funzione pastorale comporta l’esercizio di un’autorità. Il Pastore è capo, è guida; è maestro, potremmo anche dire, se è vero ciò che dice Gesù, che il suo gregge ascolta e segue la sua voce di buon Pastore (Io. 10, 3-4). Un’autorità, che non è conferita dal gregge; una prerogativa, una responsabilità, un’iniziativa, che lo precede: ante eas vadit (Io. 10, 4), e che non si fa condurre da lui, come vorrebbe certa concezione dell’autorità. Ma subito una seconda nota, coesistente con quella dell’autorità, definisce il Pastore, nel disegno costituzionale evangelico; ed è quella del servizio. L’autorità, nel pensiero di Cristo, non è a beneficio di chi la esercita, ma a vantaggio di coloro ai quali si rivolge; non da loro, ma per loro.

Questa concezione è ciò che la giustifica (ricordiamo ancora una volta la celebre formula del Manzoni nel delineare il profilo ideale del Card. Federigo: «Non ci può essere giusta superiorità di uomo sopra gli uomini, se non in loro servizio») (MANZONI, I Promessi Sposi, c. XXII). Ne abbiamo già e spesso parlato: l’autorità è un dovere, è un peso, è un debito, è un ministero verso gli altri, per condurli alla vita, di cui Dio l’ha resa dispensatrice (Tit. 1, 7; 1 Cor. 4, l-2; 1 Petr. 4, 10; Luc. 12, 42), ed a cui Dio vuole che essi possano giungere. È un canale; canale obbligato, necessario, ma salutare. Si chiama «cura d’anime». Questa è la funzione pastorale. E questo aspetto di «cura d’anime», nel quale si perfeziona il concetto della pastoralità, ci apre una nuova visione, ci indica una terza nota, oltre quelle dell’autorità e del servizio; la nota dell’amore: è un servizio compiuto per amore e con amore. E l’amore, se davvero è tale, porta subito alla sua espressione assoluta, il dono totale di sé, il sacrificio; proprio come Gesù ha detto ed ha fatto di Sé e propone ad esempio di chi nell’ufficio di Pastore lo seguirà: «Il buon Pastore dà la vita per il suo gregge» (Io, 11. 10).

GLI INEFFABILI VINCOLI DI CRISTO

Qui vi è compresa una duplice somma di requisiti pastorali; una somma soggettiva di virtù proprie di chi esercita la cura d’anime; e quante sono! La premura (ricordiamo la sollicitudo di San Paolo) (2 Cor. 11, 28), il disinteresse, l’umiltà, la tenerezza (cfr. ancora San Paolo nel commovente discorso ai Cristiani di Mileto) (Act. 20, 19); e poi la somma oggettiva delle esigenze dell’arte pastorale, cioè lo studio e l’esperienza di quanto interessa la cura d’anime, fino a classificare la funzione pastorale fra le scienze derivate dalla teologia; la teologia pastorale, nei cui tesori la psicologia (si veda, ad esempio, il libro terzo della famosa Regala pastoralis di San Gregorio Magno), e la sociologia, oggi tanto in voga, figurano con legittima dignità. Donde si conclude che la pastoralità non vuol dire empirismo e bonarietà nei rapporti comunitari, né tanto meno esclusione dal ricorso a principi dottrinali indispensabili per l’energia e la fecondità stessa dell’apostolato pastorale; ma significa piuttosto applicazione concreta, esistenziale delle verità teologiche e dei carismi spirituali all’apostolato, a quell’apostolato che arriva alle singole anime e alla comunità delle persone, e che, dicevamo, si chiama cura di anime.
Tutto questo riguarda, voi ci direte, la gerarchia, il sacerdozio ministeriale, i Pastori, che nel Popolo di Dio sono investiti della specifica funzione di procurare ai Fedeli i doni della parola, della grazia, della carità comunitaria. È vero. Ed è questa la nostra responsabilità, piena e diretta, tanto più impegnativa quanto più prossimo è il grado che ci unisce alla Persona di Cristo e alla sua missione della salvezza.

Ma ricordate che il Concilio ha richiamato in onore di memoria e di esercizio anche il Sacerdozio comune dei Fedeli (Lumen gentium, 10-11), Sacerdozio regale, come proprio San Pietro lo chiama (1 Petr. 2, 5-9); ha svegliato in ogni cristiano il senso della sua responsabilità nel grande quadro della salvezza (Cfr. Lumen gentium, 30-34); ogni Fedele dev’essere missionario (Cfr. Ad gentes, 36); anzi ha riconosciuto che certe forme di apostolato non possono essere esercitate propriamente che dai Laici (Lumen gentium, 31; Gaudium et spes), dedicando all’apostolato dei Laici un intero Decreto (Apostolicam actuositatem). Si direbbe che il Concilio ha fatto propria la parola biblica: (Il Signore) «diede comandamenti a ciascuno a riguardo del suo prossimo (Eccli. 17, 12). Ha voluto creare un’atmosfera di pastoralità collettiva e scambievole; ha voluto stringere i vincoli operativi della carità che tutti ci unisce in Cristo; ha voluto ridare alla Chiesa, nelle sue moderne strutture, l’entusiasmo, la solidarietà, la sollecitudine della primitiva comunità cristiana (Cfr. Act. 4, 32 ss.).
Operazione-cuore, potremmo dire in linguaggio pubblicitario, ha voluto essere il Concilio mettendo in tanta evidenza il suo carattere pastorale. Operazione nostra, dica ciascuno di noi. Con la Nostra Benedizione Apostolica.

Il XXV de «La vie catholique»

Parmi tous les groupes qui se pressent autour de Nous et que Nous voudrions tant accueillir en particulier, il en est plusieurs qui méritent un salut tout spécial.
Et d’abord, celui des amis de la Vie Catholique, avec son vaillant Directeur, Monsieur Georges Hourdin.
Chers Fils et chères Filles, Nous sommes très sensible à la démarche significative qui vous conduit ici, à Rome, pour fêter le vingt-cinquième anniversaire de votre revue, avec les collaborateurs des autres publications, leurs lecteurs, leurs diffuseurs, leurs invités. Vous avez tenu en effet à manifester cette solidarité largement ouverte, véritablement catholique, qui vous est si chère et où se trouvent intégrés des pauvres, des vieillards, des handicapés, des militants de votre pays et du Tiers-Monde.
Nous connaissons par ailleurs le zèle apostolique que vous déployez pour faire entendre la Bonne Nouvelle au sein des familles, toucher le coeur de nos contemporains, pénétrer de réflexion chrétienne toutes les situations. A chacun, vous voulez crier, comme l’Apôtre Pierre: «Elle est pour vous, la promesse - celle du salut, celle de l’Esprit-Saint - ainsi que pour vos enfants et pour tous ceux qui sont au loin» (Act. 2, 39). Vous ne prenez pas votre parti d’une Eglise coupée du monde. Gardez, chers amis, ce dynamisme missionnaire, fruit de l’espérance. Mais purifiez-le sans cesse, dans un souci de laisser transparaître l’authenticité de 1’Evangile qui transcende tout ordre humain, la vraie vocation de l’Eglise, l’objectivité des situations, le respect des personnes, l’amour «qui édifie», «qui ne se réjouit pas de l’injustice, mais qui place sa joie dans la vérité» (1 Cor. 10, 23; 13, 6).

Vous avez voulu mettre vos pas dans le sillage de ceux, qui, avant nous, se sont laissés conduire par l’Esprit-Saint: saint Paul, saint François, sainte Catherine de Sienne. Nous vous en félicitons: oui, méditez le message de ces témoins, tout leur message, pour pénétrer, avec eux, jusqu’au coeur de Dieu. Et vous voilà près de la tombe de saint-Pierre, à qui le Christ a confié la lourde charge d’être en son nom le Pasteur de tous. Priez pour Nous qui avons reçu du Seigneur cette responsabilité, qui est aussi une paternité spirituelle élargie à l’échelle du monde.
Nous sommes heureux de saluer aussi le groupe des religieuses du Conseil général de l’Education des Filles de la Charité, assistées des experts en théologie et en pédagogie, qui depuis quelques jours se consacrent avec assiduité à réfléchir sur les aspects spécifiques de l’éducation catholique, dans le monde pluraliste où elles sont appelées à travailler.
Quelle belle mission vous avez là dans l’Eglise, chères Filles de saint Vincent de Paul, quel magnifique service vous pouvez rendre à tous ces jeunes! Puissent-ils apprendre, avec vous, le dessein de Dieu sur leur vie; accueillir et approfondir une foi qui doit devenir personnelle, à la hauteur des exigences de leur culture; s’ouvrir aux besoins d’une société qui attend leur engagement humain et leur témoignage de chrétiens; fortifier leur espérance, et découvrir, à travers toute votre attitude éducatrice comme dans votre enseignement, l’appel de Jésus-Christ qui libère, qui éclaire, qui entraîne à l’amour et au service. Pour cette éducation de la foi, nos meilleurs vœux vous accompagnent avec nos paternels encouragements.

Nous Nous tournons encore vers les prêtres du mouvement des Focolari, venus des divers pays d’Europe retremper leur vocation, dans la prière et dans l’étude, à la lumière des documents conciliaires, avec le soutien d’une communauté active et ardente. Vous savez l’affection toute spéciale que Nous portons à ceux qui ont la grâce de dispenser aujourd’hui les mystères du Christ, et l’espérance que l’Eglise met en eux pour le service spirituel de tout le Peuple de Dieu.

Enfin bienvenue à vous tous, chers étudiants, rassemblés de tous les horizons, pour visiter cette belle cité de Rome, et participer à cette rencontre universelle de nos fils catholiques. Profitez de ces heureuses vacances pour découvrir, avec un œil attentif et un cœur accueillant, toute cette humanité et cette Eglise qui s’enracinent dans un passé méritoire, et se tournent avec espérance courageusement, avec l’aide du Seigneur. Le Christ vous fait signe à vous aussi: il vous invite à le rencontrer dans la foi et à le servir généreusement, en Lui-même et dans la personne de vos frères.

A chacun d’entre vous, chers Fils et chères Filles, à chacune de vos familles, Nous donnons de grand cœur notre paternelle Bénédiction Apostolique.

Nuovi assistenti ecclesiastici delle ACLI

Una particolare parola di saluto vogliamo rivolgere al gruppo dei nuovi Assistenti Ecclesiastici delle ACLI, convenuti a Roma per frequentare un corso di preparazione presso l’apposita «Scuola Nazionale».
Sappiamo che lo scopo di questi corsi - che lodevolmente si ripetono oramai da quindici anni - è di preparare i Sacerdoti, nuovi Assistenti, alla missione di apostolato nel mondo del lavoro: ci compiacciamo per la rinnovata realizzazione di tale provvida iniziativa, promossa dall’Ufficio Nazionale Assistenti ACLI.
Il vostro compito, cari Sacerdoti, è delicato e importante: voi siete il segno visibile del legame, sempre crescente e solido, tra Chiesa e mondo del lavoro: voi testimoniate la sollecitudine della Chiesa per tutte le classi lavoratrici, operaie e contadine.

I lavoratori cristiani hanno bisogno del vostro aiuto, della vostra presenza sacerdotale, affinché la loro azione si animi di quei valori morali e religiosi di cui, come Sacerdoti, siete portatori, e diventi testimonianza cristiana di fronte a tutto il mondo del lavoro.
La vostra missione, quindi, ha un ambito ben preciso, che si riferisce ai settori morale, spirituale e religioso delle Associazioni di lavoratori, nelle quali i vostri Vescovi vi hanno dato incarico di operare. La vostra azione dovrà essere rispettosa di quelle responsabilità che sono proprie del laicato, e dei lavoratori in particolare, di fronte agli impegni temporali; ma la vostra presenza dovrà tendere a dare ai lavoratori stessi sostegno spirituale e morale, garanzia dottrinale di fedeltà all’insegnamento della Chiesa, cura religiosa.
In tal modo, i Sacerdoti Assistenti aiuteranno le ACLI a continuare ad essere fedeli alla loro ispirazione cristiana ed alle loro finalità originarie, per adempiere efficacemente il ruolo di forza di animazione cristiana del mondo del lavoro.
Con questi sentimenti, voti e speranze, vi diamo la Nostra Apostolica Benedizione.

Artigiani Cristiani

Un paterno saluto rivolgiamo ora ai rappresentanti dell’Associazione Cristiana Artigiani Italiani convenuti a Roma per studiare gli attuali problemi della loro categoria.
La Nostra parola, figli carissimi, vuol essere di sincero compiacimento e di incoraggiamento per l’azione che la vostra Associazione svolge in questo importante settore dell’artigianato italiano. Azione che merita tutta la nostra stima, perché, oltre a mantenere viva e fiorente una nobilissima tradizione italiana, favorisce l’elevazione artistica dei prodotti artigiani destinati al culto sacro e alla devozione personale. È quindi un grande servizio che voi rendete sia alla religione che all’arte, tanto più degno di apprezzamento in quanto - come voi stessi ci avete annunziato - il vostro impegno intende adeguarsi alle prospettive aperte dal rinnovamento liturgico post-conciliare.
È chiaro che la produzione dell’artigianato sacro, rivolta a servire il culto e a fondere insieme bellezza e fede, per essere valida richiede non solo abilità artistica, ma altresì squisita sensibilità religiosa, dalla quale l’artigiano e l’artista sappiano trarre ispirazione per nuove e convenienti forme espressive. Perciò Noi formuliamo l’augurio che un profondo e sincero spirito cristiano abbia sempre a guidare e ad elevare tutte le vostre attività, come è tradizione della vostra benemerita organizzazione.
Intanto Noi vi accompagniamo con la Nostra preghiera e di gran cuore vi impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Pellegrini litùani

With pleasure and joy We see present here this morning a group of our Lithuanian sons and daughters. We know that you have gathered from many parts of the world and we welcome you with all our heart.
It was just yesterday that We personally blessed your chapel in this Basilica and offered Mass there. On that occasion We did not fail to commend to the protection of our Mother of Mercy your dear country and its people.
In Our prayerful remembrance our thoughts turned back to your past. We thought of the vicissitudes and glories of your history and gave thanks to God for the fidelity of your people to the Church and to this Apostolic See. We prayed for all of you, especially for the youth of today who are the hope of tomorrow.
Once again this morning We wish to show Our special affection for you. Through you We send our greeting into your churches and homes, and to your families wherever they may be. Always close to you in suffering and in joy, We renew our prayer for you to remain ever faithful and confident. With the Apostle Peter we would charge you to “set your hope fully upon the grace that is coming to you at the revelation of Jesus Christ” (1 Petr. 1: 13).
Most cordially We impart to your beloved clergy, religious and faithful Our special Apostolic Blessing.

We are happy to greet also in English the many students here this morning. Our brief word to you is one that the Council spoke to youth: “We exhort you to open your hearts to the dimensions of the world, to heed the appeals of your brothers, to place your youthful energies at their service”. On this occasion We assure you again: “The Church looks to you with confidence and love”.

A group of eminent Chinese Catholics from Thailand and Malaysia is, We know, present at this audience. We extend to you a special greeting, and we bless you with the prayer that you may receive the grace and strength to live according to the Good News which you have welcomed. Bring Our blessing with you to your dear ones and to all the communities from which you come.

We extend a special greeting to the representatives of the Firestone Tire and Rubber Company. While We are happy to welcome you to his audience We are also pleased to express Our appreciation for the worthy social and educational activities of your firm. We know that religious institutions are among those that have benefited from your help. We wish you great success in contributing to the advance of social justice and to the development of mankind.

We bid a warm welcome to the group of Catholics and Protestants from Scandinavia who have come to Rome on pilgrimage together. May your visit be a help to greater progress towards the unity desired by Christ. We promise you our prayers for yourselves and your families, and for fruitful results from your pilgrimage.

 

top