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LETTERA ENCICLICA Il celibato sacerdotale oggi
1. Il celibato sacerdotale, che la Chiesa custodisce da secoli come fulgida
gemma, conserva tutto il suo valore anche nel nostro tempo, caratterizzato da
una profonda trasformazione di mentalità e di strutture. Ma nel clima dei nuovi
fermenti si è manifestata anche la tendenza, anzi l'espressa volontà di
sollecitare la Chiesa a riesaminare questo suo istituto caratteristico, la cui
osservanza secondo alcuni sarebbe resa ora problematica e quasi impossibile nel
nostro tempo e nel nostro mondo.
2. Questo stato di cose, che scuote la coscienza e provoca la
perplessità di alcuni sacerdoti e giovani aspiranti al sacerdozio e genera
sgomento in molti fedeli, Ci impone di rompere gli indugi per mantenere la
promessa già fatta ai Venerabili Padri del Concilio, ai quali dichiarammo il
Nostro proposito di dare nuovo lustro e vigore al celibato sacerdotale nelle
circostanze attuali (1). Nel frattempo, abbiamo a lungo e ardentemente invocato
i necessari lumi ed aiuti dello Spirito Paraclito ed abbiamo esaminato al
cospetto di Dio pareri e istanze giunteCi da ogni parte, innanzitutto da
parecchi Pastori della Chiesa di Dio.
3. La grande questione relativa al sacro celibato del clero
nella Chiesa si è lungamente presentata al Nostro spirito in tutta la sua
ampiezza e in tutta la sua gravità: deve ancor oggi sussistere quella severa e
sublimante obbligazione per coloro che intendono accedere agli ordini sacri
maggiori? È oggi conveniente l'osservanza di una tale obbligazione? Non sarebbe
maturato il tempo per scindere il vincolo che unisce nella Chiesa il celibato al
sacerdozio? Non potrebbe essere facoltativa questa difficile osservanza? Non ne
sarebbe favorito il ministero sacerdotale, facilitato l'avvicinamento ecumenico?
E se l'aurea legge del sacro celibato deve tuttora rimanere, per quali ragioni
essa oggi dev' essere trovata santa e conveniente? E con quali mezzi può essere
osservata, e come da peso convertita in aiuto alla vita sacerdotale?
4. La Nostra attenzione si è fermata in modo particolare sulle
obiezioni che in varia forma sono state e sono espresse contro il mantenimento
del sacro celibato. Un tema di così grande importanza e complessità, infatti, Ci
impone, in virtù del Nostro apostolico servizio, di considerare lealmente la
realtà e i problemi che essa implica, illuminandola però, come è Nostro dovere e
Nostra missione, con la luce della verità che è Cristo, nell'intento di compiere
in tutto la volontà di colui che Ci ha chiamati a questo ufficio, e di
dimostrarci quali siamo di fronte alla Chiesa, il servo dei servi di Dio.
Le obiezioni contro il celibato sacerdotale
5. Si può dire che non mai come oggi il tema del celibato
ecclesiastico sia stato scrutato con maggiore acutezza e sotto ogni aspetto, sul
piano dottrinale, storico, sociologico, psicologico e pastorale, e spesso con
intenzioni fondamentalmente rette, anche se le parole possono averle talvolta
tradite. Guardiamo onestamente le principali obiezioni alla legge del celibato
ecclesiastico abbinato al sacerdozio. La prima, sembra provenire dalla fonte più
autorevole: il Nuovo Testamento, nel quale è conservata la dottrina di Cristo e
degli Apostoli, non esige il celibato dei ministri sacri, ma lo propone
piuttosto come libera obbedienza ad una speciale vocazione o ad uno speciale
carisma (2). Gesù stesso non ha posto questa pregiudiziale nella scelta dei
dodici, come anche gli Apostoli per coloro i quali venivano preposti alle prime
comunità cristiane (3).
6. L'intimo rapporto che i Padri della Chiesa e gli scrittori
ecclesiastici hanno stabilito nel corso dei secoli tra la vocazione al
sacerdozio ministeriale e la sacra verginità trova la sua origine in mentalità e
situazioni storiche diverse dalle nostre. Spesso nei testi patristici si
raccomanda al clero, più che il celibato, l'astinenza dall'uso del matrimonio, e
le ragioni addotte per la castità perfetta dei sacri ministri sembrano talvolta
ispirate a eccessivo pessimismo per la condizione umana nella carne, o a una
particolare concezione della purezza necessaria per il contatto con le cose
sacre. Gli argomenti antichi, inoltre, non risulterebbero più consoni a tutti
gli ambienti socio-culturali, in cui oggi la Chiesa è chiamata a operare
mediante i suoi sacerdoti.
7. Una difficoltà che molti avvertono sta nel fatto che con la
disciplina vigente del celibato si fa coincidere il carisma della vocazione
sacerdotale col carisma della perfetta castità come stato di vita del ministro
di Dio; e perciò si domandano se sia giusto allontanare dal sacerdozio coloro
che avrebbero la vocazione ministeriale, senza avere quella della vita celibe.
8. Il mantenimento del celibato sacerdotale nella Chiesa
arrecherebbe inoltre gravissimo danno là dove la scarsità numerica del clero,
accoratamente riconosciuta e lamentata dallo stesso sacro Concilio (4), provoca
situazioni drammatiche, ostacolando la piena realizzazione del piano divino di
salvezza e mettendo a volte in pericolo la stessa possibilità del primo annunzio
evangelico. La preoccupante rarefazione del clero, infatti, viene ascritta da
alcuni alla pesantezza dell'obbligo del celibato.
9. Non mancano poi quelli, i quali sono convinti che un
sacerdozio uxorato non soltanto toglierebbe l'occasione a infedeltà, disordini e
dolorose defezioni, che feriscono e addolorano tutta la Chiesa, ma consentirebbe
ai ministri di Cristo una più completa testimonianza di vita cristiana anche nel
campo della famiglia, dal quale il loro stato attuale li esclude.
10. C'è ancora chi insiste nell'affermazione secondo la quale il
.sacerdote, in virtù del suo celibato, è in una situazione fisica e psicologica
innaturale, dannosa all'equilibrio e alla maturazione della tua personalità
umana; accade così - dicono - che spesso il sacerdote si inaridisca e manchi di
umano calore, di una piena comunione di vita e di destino con il resto dei suoi
fratelli, e sia costretto a una solitudine che è fonte di amarezze e di
avvilimento. Tutto questo non indica forse una ingiusta violenza e un
ingiustificabile disprezzo di valori umani derivanti dalla divina opera -della
creazione e integrati nell'opera della redenzione compiuta da Cristo?
11. Osservando inoltre il modo con cui un candidato al
sacerdozio giunge all'accettazione di un impegno coli gravoso, si eccepisce che,
in pratica, esso è il risultato di un atteggiamento passivo, causato spesso da
una formazione non del tutto adeguata e rispettosa della umana libertà,
piuttosto che il risultato di una decisione autenticamente personale, essendo il
grado di conoscenza e di autodecisione del giovane e la sua maturità
psico-fisica assai inferiori, e in ogni caso sproporzionati, all'entità, alle
difficoltà oggettive e alla durata dell'obbligo che egli si assume.
12. Non ignoriamo che altre obiezioni possono essere sollevate
contro il sacro celibato: è questo un tema molto complesso, che tocca sul vivo
la concezione abituale della vita, e che introduce in essa la luce superiore
proveniente dalla divina rivelazione; una serie interminabile di difficoltà si
presenterà per coloro che non capiscono questa cosa (5), che non
conoscono, o che dimenticano il dono di Dio (6), e non sanno quale sia la logica
superiore di tale nuova concezione della vita e quale la sua mirabile efficacia,
la sua esuberante pienezza.
13. Questo coro di obiezioni sembrerebbe soffocare la voce
secolare e solenne dei Pastori della Chiesa, dei maestri di spirito, della
testimonianza vissuta di una legione senza numero di santi e di fedeli ministri
di Dio, che del sacro celibato hanno fatto interiore oggetto ed esteriore segno
della loro totale e gaudiosa donazione al mistero di Cristo. No, questa voce è
tuttora forte e serena; non viene soltanto dal passato, viene anche dal
presente. Solleciti sempre all'osservanza della realtà, Noi non possiamo
chiudere gli occhi su questa magnifica e sorprendente realtà: vi sono ancora
oggi nella santa Chiesa di Dio, in ogni parte del mondo, dove essa ha eretto le
sue tende benedette, innumerevoli ministri sacri - sud-diaconi, diaconi,
presbiteri, vescovi -, che vivono in modo illibato il celibato volontario e
consacrato; e, accanto a loro, non possiamo non avvertire le schiere immense dei
religiosi, delle religiose, e anche di giovani, e di laici, fedeli tutti
all'impegno della perfetta castità: essa è vissuta non per disprezzo del dono
divino della vita, ma per amore superiore alla vita nuova sgorgante dal mistero
pasquale; è vissuta con coraggiosa austerità, con gioiosa spiritualità, con
esemplare integrità ed anche con relativa facilità. Questo grandioso fenomeno
documenta una singolare realtà del regno di Dio vivente in seno alla società
moderna, a cui presta umile e benefico ufficio di luce del mondo e di
sale della terra (7); Noi non possiamo tacere la nostra ammirazione: in esso
soffia indubbiamente lo Spirito di Cristo.
Confermata la validità del celibato
14. Noi dunque riteniamo che la vigente legge del sacro celibato
debba ancora oggi, e fermamente, accompagnarsi al ministero ecclesiastico; essa
deve sorreggere il ministro nella sua scelta esclusiva, perenne e totale
dell'unico e sommo amore di Cristo e della consacrazione al culto di Dio e al
servizio della Chiesa, e deve qualificare il suo stato di vita, sia nella
comunità dei fedeli, che in quella profana.
15. Certo, il carisma della vocazione sacerdotale, rivolta al
culto divino e al servizio religioso e pastorale del popolo di Dio, è distinto
dal carisma che induce alla scelta del celibato come stato di vita consacrata
(8); ma la vocazione sacerdotale, benché divina nella sua ispirazione, non
diventa definitiva e operante senza il collaudo e l'accettazione di chi nella
Chiesa ha la potestà e la responsabilità del ministero per la comunità
ecclesiale; e quindi spetta all'autorità della Chiesa stabilire, secondo i tempi
e i luoghi, quali debbano essere in concreto gli uomini e quali i loro
requisiti, perché possano ritenersi adatti al servizio religioso e pastorale
della Chiesa medesima.
16. In spirito di fede, consideriamo perciò favorevole la
occasione offertaCi dalla divina Provvidenza per illustrare nuovamente e in una
maniera più consona agli uomini del nostro tempo le ragioni profonde del sacro
celibato, giacché, se le difficoltà contro la fede possono stimolare lo
spirito a una più accurata e profonda intelligenza di essa (9), non
altrimenti accade della disciplina ecclesiastica, che modera la vita dei
credenti. Parte prima
I. LE RAGIONI DEL SACRO CELIBATO 17. Certo, come ha dichiarato il Sacro Concilio Ecumenico
Vaticano II, la verginità non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio,
come risulta dalla prassi della Chiesa primitiva e dalla tradizione delle Chiese
orientali (11), ma lo stesso sacro Concilio non ha dubitato confermare
solennemente l'antica, sacra, provvidenziale vigente legge del celibato
sacerdotale, esponendo anche i motivi che la giustificano per quanti sanno
apprezzare in spirito di fede e con intimo e generoso fervore i doni divini.
18. Non è da oggi che si riflette sulla molteplice
convenienza (12) del celibato per i ministri di Dio, e anche se le ragioni
esplicite sono state varie per la varia mentalità e le varie situazioni, esse
furono sempre ispirate a considerazioni specificatamente cristiane, al fondo
delle quali è la intuizione dei motivi più profondi. Questi possono venire in
miglior luce, non senza l'influsso dello Spirito Santo, da Cristo promesso ai
suoi per la conoscenza delle cose da venire (13) e per far progredire nel popolo
di Dio l'intelligenza del mistero di Cristo e della Chiesa, anche con
l'esperienza data da una maggiore penetrazione delle cose spirituali nel corso
dei secoli (14).
Significato cristologico del celibato
19. Il sacerdozio cristiano, che è nuovo, può essere compreso
soltanto alla luce della novità di Cristo, Pontefice sommo ed eterno Sacerdote,
il quale ha istituito il sacerdozio ministeriale come reale partecipazione al
suo unico sacerdozio (15). Il ministro di Cristo e amministratore dei misteri di
Dio (16) ha dunque in lui anche il mode1lo diretto e il supremo ideale (17). Il
Signore Gesù, unigenito di Dio, inviato dal Padre nel mondo, si fece uomo
affinché l'umanità, soggetta al peccato e alla morte, venisse rigenerata e,
mediante una nascita nuova (18), entrasse nel regno dei cieli. Consacratosi
tutto alla volontà del Padre (19), Gesù compì mediante il suo mistero pasquale
questa nuova creazione (20), introducendo nel tempo e nel mondo una forma nuova,
sublime, divina, di vita che trasforma la stessa condizione terrena dell'umanità
(21). 20. Il matrimonio, che per volontà di Dio continua l'opera
della prima creazione (22), assunto nel disegno totale della salvezza, acquista
anch'esso nuovo significato e valore. Gesù, infatti, ne ha ristabilito la
primigenia dignità (23), lo ha onorato (24) e lo ha elevato alla dignità di
sacramento e di misterioso segno della sua unione con la Chiesa (25). Così i
coniugi cristiani, nell'esercizio del mutuo amore, nel compimento dei loro
specifici doveri e tendendo a quel santità che è loro propria, camminano insieme
verso la patria celeste. Ma Cristo, Mediatore di un più eccellente Testamento
(26), ha aperto anche un nuovo cammino, in cui la creatura umana, aderendo
totalmente e direttamente al Signore e preoccupata soltanto di lui e delle sue
cose (27), manifesta in maniera chiara e compiuta la realtà profondamente
innovatrice del Nuovo Testamento.
21. Cristo, figlio unico del Padre, in virtù della sua stessa
incarnazione, è costituito Mediatore tra il cielo e la terra, tra il Padre e il
genere umano. In piena armonia con questa missione, Cristo rimase per tutta la
vita nello stato di verginità, che significa la dea totale dedizione al servizio
di Dio e degli uomini. Questa profonda connessione tra la verginità e il
sacerdozio in Cristo si riflette in quelli che hanno la sorte di partecipare
alla dignità e alla missione del Mediatore e Sacerdote eterno, e tale
partecipazione sarà tanto più perfetta, quanto più il sacro ministro sarà libero
da vincoli di carne e di sangue (28). 22. Gesù, che scelse i
primi ministri della salvezza e li volle introdotti alla intelligenza dei
misteri del regno dei cieli (29), cooperatori di Dio a specialissimo titolo,
ambasciatori suoi (30), e li chiamò amici e fratelli (31), per i quali consacrò
se stesso, affinché fossero consacrati in verità (32), promise sovrabbondante
ricompensa a chiunque avrà abbandonato casa, famiglia, moglie e figli per il
regno di Dio (33). Anzi raccomandò anche (34), con parole dense di mistero e di
attesa, una consacrazione ancora più perfetta al regno dei cieli con la
verginità, in conseguenza di un particolare dono (35). La risposta a questo
divino carisma ha come motivo il regno dei cieli (36); e parimenti da questo
regno (37), dall'Evangelo (38) e dal nome di Cristo (39), sono motivati gli
inviti di Gesù alle ardue rinunzie apostoliche per una partecipazione più intima
alla sua sorte.
23. E, dunque, il mistero della novità di Cristo, di tutto ciò
che egli è e significa, è la somma dei più alti ideali dell'Evangelo e del
regno, è una particolare manifestazione della grazia, che scaturisce dal mistero
pasquale del Redentore, a rendere desiderabile e degna la scelta della verginità
da parte dei chiamati dal Signore Gesù, con l'intento di partecipare non
soltanto al suo ufficio sacerdotale, ma di dividere anche con lui il suo stesso
stato di vita.
24. La risposta alla divina vocazione e una risposta d'amore
all'amore che Cristo ci ha dimostrato in maniera sublime (40); essa si ammanta
di mistero nel particolare amore per le anime alle quali gli ha fatto sentire i
suoi appelli più impegnativi (41). La grazia moltiplica con forza divina le
esigenze dell'amore che, quando è autentico, è totale, esclusivo, stabile e
perenne, stimolo irresistibile a tutti gli eroismi. Perciò la scelta del sacro
celibato è sempre stata considerata dalla Chiesa quale segno e stimolo della
carità (42); segno di un amore senza riserve, stimolo di una carità aperta a
tutti. Chi mai può vedere in una vita così interamente donata, e per le ragioni
che abbiamo esposto, i segni di una povertà spirituale, dell'egoismo, mentre
essa è, e deve essere, un raro e oltremodo significativo esempio di una vita che
ha come movente e forza l'amore, nel quale l'uomo esprime la sua esclusiva
grandezza? Chi mai potrà dubitare della pienezza morale e spirituale di una vita
così consacrata non a un qualsiasi pur nobilissimo ideale, ma a Cristo e sua
opera per una umanità nuova in tutti i luoghi e in tutti i tempi?
25. Questa prospettiva biblica e teologica, che associa il
nostro sacerdozio ministeriale a quello di Cristo, e che dalla totale ed
esclusiva dedizione di Cristo alla sua missione salvatrice trae esempio e
ragione alla nostra assimilazione alla forma di carità e di sacrificio propria
di Cristo Redentore, Ci sembra così profonda e così ricca di verità speculative
e pratiche, che noi invitiamo voi, Venerati Fratelli, invitiamo gli studiosi
della dottrina cristiana ed i maestri di spirito, e tutti i sacerdoti capaci
delle intuizioni soprannaturali della loro vocazione a perseverare nello studio
di tale prospettiva e a penetrare nelle sue intime e feconde realtà, così che il
vincolo fra sacerdozio e celibato sempre meglio appaia nella sua logica luminosa
ed eroica d'amore unico e illimitato a Cristo Signore e alla sua Chiesa.
Significato ecclesiologico del celibato
26. Preso da Cristo Gesù (43) fino all'abbandono totale
di tutto se stesso a lui, il sacerdote si configura più perfettamente a Cristo
anche nell'amore col quale l'eterno Sacerdote ha amato la Chiesa, o Corpo,
offrendo tutto se stesso per lei, al fine di farsene una posa gloriosa, santa e
immacolata (44). La verginità consacrata dei sacri ministri manifesta infatti
l'amore verginale di Cristo per la Chiesa e la verginale e soprannaturale
fecondità di questo connubio, per cui i figli di Dio né dalla carne né da
sangue (45) sono generati (46). 27. Il sacerdote,
dedicandosi al servizio del Signore Gesù e del suo Mistico Corpo, nella completa
libertà resa più facile dalla propria totale offerta, realizza in maniera più
piena l'unità e l'armonia della sua vita sacerdotale (47). Cresce in lui
l'idoneità all'ascoltazione della parola di Dio e alla preghiera. Infatti la
parola di Dio custodita dalla Chiesa suscita nel sacerdote, che quotidianamente
la medita, la vive e l'annunzia ai fedeli, gli echi più vibranti e profondi.
28. Così, intento tutto e soltanto nelle cose di Dio e della Chiesa come Cristo
(48), il ministro di lui, a imitazione del sommo Sacerdote sempre vivo al
cospetto di Dio per intercedere a nostro favore (49), riceve dalla attenta e
devota recita del divino Ufficio, col quale egli presta la sua voce alla Chiesa
che prega insieme con il suo sposo (50), gioia e impulso incessanti, e avverte
il bisogno di prolungare la sua assiduità nella preghiera, che è compito
squisitamente sacerdotale (51). 29. E tutto il resto della vita
del sacerdote acquista maggiore pienezza di significato e di efficacia
santificante. Il suo particolare pegno nella propria santificazione trova
infatti nuovi incentivi nel ministero della grazia, e nel ministero
dell'Eucaristia, nella quale è racchiuso tutto il bene spirituale della
Chiesa (52): agendo in persona di Cristo, il sacerdote si unisce più
intimamente alla offerta, deponendo sull'altare tutta intera la propria vita,
che reca i segni dell'olocausto. 30. Quali altre considerazioni
potremmo poi fare sull'aumento a capacità, di servizio, di amore, di sacrificio
del sacerdote per tutto il popolo di Dio? Cristo ha detto di sé: Se il chicco
di frutto non cade in terra e vi muore, resta solo; se invece muore, porta molto
frutto (53); e l'Apostolo Paolo non esitava ad esporsi a una quotidiana
morte per possedere nei suoi fedeli una gloria in Cristo Gesù (54). Così il
sacerdote, nella quotidiana morte a tutto se stesso, nella rinunzia all'amore
legittimo di una famiglia propria per amore di Cristo e del suo regno, troverà
la gloria di una vita in Cristo pienissima e feconda, perché come lui e in lui
egli ama e si dà a tutti i figli di Dio.
31. Nella comunità dei fedeli affidati alle sue cure il
sacerdote è Cristo presente; di qui, la somma convenienza che in tutto egli ne
riproduca l'immagine e ne segua in particolare l'esempio; nella sua vita intima
come nella vita di ministero. Ai suoi figli in Cristo, il sacerdote è segno e
pegno delle sublimi e nuove realtà del regno di Dio di cui è dispensatore,
possedendole per conto proprio nel grado più perfetto e alimentando la fede e la
speranza di tutti i cristiani, che in quanto tali sono obbligati alla osservanza
della castità secondo il proprio stato.
32. La consacrazione a Cristo in virtù d'un titolo nuovo ed
eccelso, come il celibato, consente inoltre al sacerdote, com'è evidente, anche
nel campo pratico, la massima efficienza e la migliore attitudine psicologica ed
affettiva per l'esercizio continuo di quella carità perfetta (55) che gli
permetterà in maniera più ampia e concreta di spendersi tutto a vantaggio di
tutti (56), e gli garantisce ovviamente una maggiore libertà e disponibilità nel
ministero pastorale (57), nella sua attiva e amorosa presenza al mondo, al quale
Cristo lo ha inviato (58), affinché egli renda a tutti i figli di Dio
interamente il debito loro dovuto (59).
Significato escatologico del celibato 33.
Il regno di Dio, che non è di questo mondo (60), è qui sulla terra
presente in mistero, e giungerà alla sua perfezione con la venuta gloriosa del
Signore Gesù (61). Di questo regno la Chiesa costituisce quaggiù il germe e
l'inizio; e mentre va lentamente ma sicuramente crescendo, anela al regno
perfetto e con tutte le forze brama di unirsi col suo Re nella gloria (62). 34. Il nostro Signore e Maestro ha
detto che alla risurrezione... non si prende moglie né marito, ma si è come
angeli di Dio in cielo (66). Nel mondo dell'uomo, per tanta parte impegnato
nelle cure terrene e dominato assai spesso dai desideri della carne (67), il
prezioso dono divino della perfetta continenza per il regno dei cieli
costituisce appunto un segno particolare dei beni celesti (68), annunzia
la presenza sulla terra degli ultimi tempi della salvezza (69) con l'avvento di
un mondo nuovo e anticipa in qualche modo la consumazione del regno,
affermandone i valori supremi che un giorno rifulgeranno in tutti i figli di
Dio. È, perciò, una testimonianza della necessaria tensione del popolo di Dio
verso l'ultima meta del pellegrinaggio terrestre e incitamento per tutti a
levare lo sguardo alle cose superne, là dove Cristo siede alla destra del
Padre e dove la nostra vita é nascosta con Cristo in Dio, finché si manifesterà
nella gloria (70) II. IL CELIBATO NELLA VITA DELLA CHIESA 35. Troppo lungo, ma assai istruttivo, sarebbe lo studio dei
documenti storici sul celibato ecclesiastico. Basti l'accenno seguente.
Nell'antichità cristiana i Padri e gli scrittori ecclesiastici testimoniano la
diffusione sia in Oriente che in Occidente della pratica libera del celibato nei
sacri ministri (71), per la sua alta convenienza con la loro totale dedizione al
servizio di Cristo e della sua Chiesa.
La Chiesa d'Occidente
36. La Chiesa d'Occidente, fin dagli inizi del secolo IV,
mediante l'intervento di vari Concili provinciali e dei Sommi Pontefici,
corroborò, estese e sanzionò questa pratica (72). Furono soprattutto supremi
Pastori e maestri della Chiesa di Dio, custodi e interpreti del patrimonio della
fede e dei santi costumi cristiani, a promuovere, difendere e restaurare il
celibato ecclesiastico nelle successive epoche della storia, anche quando si
manifestavano opposizioni nello stesso clero e i costumi della società in
decadenza non erano favorevoli agli eroismi della virtù. L'obbligo del celibato
fu poi solennemente sancito dal Concilio Ecumenico Tridentino (73) e inserito
infine nel Codice di Diritto Canonico (74). 37. I Sommi Pontefici
a Noi più vicini spiegano il loro ardentissimo zelo e la loro dottrina per
illuminare e spronare il clero in questa osservanza (75); e non vogliamo mancare
di rendere omaggio particolare alla piissima memoria del Nostro immediato
Predecessore ancor vivo nel cuore del mondo, il quale, nel Sinodo Romano
pronunziò, tra il sincero consenso del nostro clero dell'Urbe, le seguenti
parole: Ci accora che... si possa da qualcuno vaneggiare circa la volontà o
la convenienza per la Chiesa cattolica di rinunziare a ciò per secoli e secoli
fu e rimane una delle glorie più nobili e più pure del suo sacerdozio. La legge
del celibato ecclesiastico e la cura di farla prevalere resta sempre un richiamo
alle battaglie dei tempi eroici, quando la Chiesa di Cristo dovette battersi, e
riuscì, al successo del suo trinomio glorioso, che è sempre emblema di vittoria:
Chiesa di Cristo, libera, casta e cattolica (76). La
Chiesa d'Oriente
38. Se altra è la legislazione della Chiesa orientale in materia
di disciplina celibataria del clero, come fu finalmente stabilita dal Concilio
Trullano dell'anno 692 (77) e come è stata apertamente riconosciuta dal Concilio
Ecumenico Vaticano II (78), ciò è dovuto anche a una diversa situazione storica
di quella parte nobilissima della Chiesa, alla quale situazione lo Spirito Santo
ha provvidenzialmente e soprannaturalmente contemperato il suo influsso. 39. Ma Ci è altresì motivo di conforto a perseverare
nell'osservanza della disciplina circa il celibato del clero l'apologia che dai
Padri orientali ci viene sulla verginità; Ci risuona nel cuore, ad esempio, la
voce di san Gregorio Nisseno, la quale ci ricorda che la vita verginale è
l'immagine della felicità che ci attende nel mondo avvenire (79), e non meno
Ci conforta l'encomio del sacerdozio, che tuttora meditiamo, di san Giovanni
Crisostomo, intento a mettere in luce la necessaria armonia, che deve regnare
tra la vita privata del ministro dell'altare e la dignità di cui è rivestito in
ordine ai suoi sacri uffici: Conviene a chi si accosta al sacerdozio essere
puro come se stesse in cielo (80).
40. Per di più non è inutile osservare che anche in Oriente
soltanto i sacerdoti celibi sono ordinati vescovi e i sacerdoti stessi non
possono contrarre matrimonio dopo l'ordinazione sacerdotale; il che fa intendere
come anche quelle venerande Chiese posseggano in certa misura il principio del
sacerdozio celibatario e quello di una certa convenienza del celibato per il
sacerdozio cristiano, del quale i vescovi possiedono l'apice e la pienezza (81).
41. In ogni caso, la Chiesa d'occidente non può esser da meno nella fedeltà alla
propria antica tradizione, e non è pensabile che abbia per secoli seguito una
via che, invece di favorire la ricchezza spirituale delle singole anime e del
popolo di Dio, l'abbia in qualche modo compromessa, o che abbia, con arbitrari
interventi giuridici, compromesso la libera espansione delle più profonde realtà
della natura e della grazia.
Casi particolari
42. In virtù della norma fondamentale nel governo della Chiesa
cattolica alla quale abbiamo sopra (82) accennato, come, da un lato, rimane
confermata la legge che richiede la scelta libera e perpetua del celibato in
coloro che sono ammessi agli ordini sacri, dall'altro, potrà essere consentito
lo studio delle particolari condizioni di ministri sacri coniugati, appartenenti
a Chiese o a comunità cristiane tuttora divise dalla comunione cattolica, i
quali, desiderando di aderire alla pienezza di tale comunione e di esercitarvi
il sacro ministero, fossero ammessi alle funzioni sacerdotali, in tali
circostanze tuttavia da non portare pregiudizio alla vigente disciplina circa il
sacro celibato. 43. Ma tutto questo non significa un
rilassamento della legge vigente, e non deve essere interpretato come un
preludio alla sua abolizione. E piuttosto che indulgere a questa ipotesi, la
quale indebolisce negli animi il vigore e l'amore, onde il celibato si fa sicuro
e felice, e oscura la vera dottrina, che ne giustifica l'esistenza e ne
glorifica lo splendore, sia promosso lo studio in difesa del concetto spirituale
e del valore morale della verginità e del celibato (84).
Fiducia della Chiesa
44. Dono particolare è la vera verginità, ma la Chiesa intera
del nostro tempo, rappresentata solennemente e universalmente dai suoi
responsabili Pastori, e nel rispetto, che dicevamo, della disciplina delle
Chiese orientali, ha manifestato la sua piena certezza nello Spirito che il
dono del celibato, così confacente al sacerdozio del Nuovo Testamento, viene
concesso liberalmente dal Padre, a condizione che coloro, i quali partecipano
del sacerdozio di Cristo col Sacramento dell'Ordine, anzi la Chiesa intera, lo
richiedano con umiltà e insistenza (85). 45. E Noi
convochiamo idealmente tutto il popolo di Dio, affinché, a compimento del suo
dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali (86), supplichi instantemente il Padre di tutti, lo Sposo divino della Chiesa e lo Spirito Santo
che ne è l'anima, perché, per intercessione della Beata Vergine Maria,
Madre di Cristo e della Chiesa, effonda specialmente nel nostro tempo questo
dono divino, di cui il Padre certamente non è avaro, e perché le anime ad esso
si dispongano con spirito di profonda fede e di generoso amore. Così, nel nostro
mondo che ha bisogno della gloria di Dio (87), i sacerdoti, sempre più
perfettamente configurati al Sacerdote unico e sommo, siano una irradiante
gloria di Cristo (88) e sia magnificata per loro mezzo la gloria della grazia
(89) di Dio nel mondo d'oggi.
46. Sì, venerabili e carissimi Fratelli nel sacerdozio, che
amiamo nel cuore di Gesù Cristo (90), è proprio il mondo in cui oggi viviamo,
travagliato da una crisi di crescenza e di trasformazione, giustamente fiero
degli umani valori e delle umane conquiste, che ha urgente bisogno della
testimonianza di vite consacrate ai più alti e sacri valori spirituali, affinché
a questo nostro tempo non manchi la rara e incomparabile luce delle più sublimi
conquiste dello spirito.
La scarsità numerica dei sacerdoti
47. Il Nostro Signore Gesù non dubitò di affidare a un pugno di
uomini, che ognuno avrebbe giudicato insufficienti per numero e qualità, il
formidabile compito della evangelizzazione del mondo allora conosciuto, e a
questo «piccolo gregge» ingiunse di non perdersi d'animo (91), perché avrebbe
riportato con lui e per lui, grazie alla sua diuturna assistenza (92), la
vittoria sul mondo (93). Gesù ci ha ammonito anche che il regno di Dio ha una
sua forza intima e segreta che gli permette di crescere e di giungere alla messe
senza che l'uomo lo sappia (94). La messe del regno di Dio è molta e
gli operai sono ancora, come all'inizio, pochi; non mai anzi
sono stati in numero tale che l'umano giudizio avrebbe potuto giudicare
bastevole. Ma il Signore del regno esige che si preghi, affinché sia il
padrone della messe a mandare gli operai nel suo campo (95). I consigli e la
prudenza degli uomini non possono sovrapporsi alla misteriosa sapienza di colui
che nella storia della salvezza ha sfidato la sapienza e la potenza dell'uomo
con la sua follia e la sua debolezza (96). 48. Noi facciamo
appello al coraggio della fede per esprimere la profonda convinzione della
Chiesa, secondo la quale una risposta più impegnativa e generosa alla grazia,
una fiducia più esplicita e qualificata nella sua potenza misteriosa e
travolgente, una testimonianza più aperta e completa al mistero di Cristo, non
la faranno mai fallire, nonostante i calcoli umani e le esteriori apparenze,
nella sua missione per la salvezza del mondo intero. Ognuno deve sapere di poter
tutto in colui che solo dà la forza alle anime (97) e l'incremento alla sua
Chiesa (98).
49. Non si può senza riserve credere che con l'abolizione del
celibato ecclesiastico crescerebbero per ciò stesso, e in misura considerevole,
le sacre vocazioni: l'esperienza contemporanea delle Chiese e delle comunità
ecclesiali che consentono il matrimonio ai propri ministri sembra deporre al
contrario. La causa della rarefazione delle vocazioni sacerdotali va ricercata
altrove, principalmente, per esempio, nella perdita o nella attenuazione del
senso di Dio e del sacro negli individui e nelle famiglie, della stima per la
Chiesa come istituzione di salvezza, mediante la fede ed i sacramenti, per cui
il problema deve essere studiato nella sua vera radice.
III. IL CELIBATO E I VALORI UMANI
50. La Chiesa, come più sopra dicevamo (99), non ignora che la
scelta del sacro celibato, importando una serie di severe rinunzie che toccano
l'uomo nel profondo, comporta anche gravi difficoltà e problemi, ai quali sono
particolarmente sensibili gli uomini d'oggi. Potrebbe, infatti, sembrare che il
celibato non s'accordi con il solenne riconoscimento dei valori umani da parte
della Chiesa nel recente Concilio; ma ad una più attenta considerazione risulta
che il sacrificio dell'amore umano come è vissuto nella famiglia, compiuto dal
sacerdote per amore di Cristo, è in realtà un omaggio singolare reso a quell'amore.
È universalmente riconosciuto, infatti, che la creatura umana ha sempre offerto
a Dio ciò che è degno di chi dona e di chi riceve.
Grazia e natura
51. La
Chiesa, d'altra parte, non può e non deve ignorare che alla scelta del celibato
- se è fatta con umana e cristiana prudenza e responsabilità - presiede la
grazia, la quale non distrugge e non fa violenza alla natura, ma la eleva e le
dà soprannaturali capacità e vigore. Dio, che ha creato l'uomo e lo ha redento,
sa che cosa gli può chiedere e gli dà tutto quanto è necessario, affinché possa
fare ciò che il suo Creatore e Redentore gli chiede. Sant'Agostino, il quale
aveva ampiamente e dolorosamente sperimentato in se stesso la natura dell'uomo,
esclamava: Da' ciò che comandi, e comanda ciò che vuoi (100).
52. La conoscenza leale delle reali
difficoltà del celibato è assai utile, anzi necessaria al sacerdote, perché egli
si renda conto in piena coscienza di ciò che il suo celibato richiede per
essere autentico e benefico; ma con uguale lealtà non si deve attribuire a quelle
difficoltà un valore e un peso maggiore di quello che esse effettivamente hanno
nel contesto umano o religioso, o dichiararle di impossibile soluzione.
53.
Non è giusto ripetere ancora (101), dopo quanto la scienza ha ormai accertato, che
il celibato sia contro la natura, dal momento che avversa esigenze fisiche,
psicologiche e affettive legittime, il compimento delle quali sarebbe necessario
per completare e maturare la personalità umana. L'uomo, creato a immagine e
somiglianza di Dio (102), non è soltanto carne, e l'istinto sessuale non è tutto in
lui; l'uomo è anche e soprattutto intelligenza, volontà, libertà: facoltà grazie
alle quali egli è e deve ritenersi superiore all'universo: esse lo fanno
dominatore dei propri appetiti fisici, psicologici e affettivi.
54. Il
motivo vero e profondo del sacro celibato è - come abbiamo detto - la scelta di
una relazione personale più intima e completa con il mistero di Cristo e della
Chiesa a vantaggio della intera umanità; in questa scelta, non c'è dubbio che
quei supremi valori umani abbiano modo di esprimersi in massimo grado.
Il celibato
come elevazione dell'uomo
55. La scelta del celibato non comporta l'ignoranza
e il disprezzo dell'istinto sessuale e dell'affettività, il che nuocerebbe
all'equilibrio fisico e psicologico del sacerdote, ma esige lucida comprensione,
attento dominio di sé e sapiente sublimazione della propria psiche su un piano
superiore. In tal modo, il celibato, elevando integralmente l'uomo, contribuisce
effettivamente alla sua perfezione.
56. Il desiderio naturale e legittimo dell'uomo di amare una
donna e di formarsi una famiglia, sono, sì, superati dal celibato, ma non è
detto che il matrimonio e la famiglia siano l'unica via per la maturazione
integrale della persona umana. Nel cuore del sacerdote non è spento l'amore. Attinta alla più pura
sorgente (103), esercitata a imitazione di Dio e di Cristo, la carità, non meno di
Ogni autentico amore, è esigente e concreta (104), allarga all'infinito l'orizzonte
del sacerdote, approfondisce e dilata il suo senso di responsabilità - indice
di personalità matura -, educa in lui, come espressione di una più alta e vasta
paternità, una pienezza e delicatezza di sentimenti (105) che lo arricchiscono in
sovrabbondante misura.
57. Tutto il popolo di Dio deve rendere testimonianza
al mistero di Cristo e del suo regno, ma questa testimonianza non è univoca
per tutti. Lasciando ai suoi figli laici sposati il compito della necessaria
testimonianza di una vita coniugale e familiare autenticamente e pienamente
cristiana, la Chiesa affida ai suoi sacerdoti la testimonianza di una vita
totalmente dedicata alle ultime e affascinanti realtà del regno di Dio. La solitudine del sacerdote celibe e l'esempio di Cristo
58. È vero: il sacerdote, per il suo celibato, è un uomo solo; ma la sua
solitudine non è il vuoto, perché è riempita da Dio e dall'esuberante ricchezza
del suo regno. Inoltre, a questa solitudine, che dev'essere pienezza interiore
ed esteriore di carità, egli si è preparato, se l'ha scelta consapevolmente e
non per l'orgoglio di essere differente dagli altri, non per sottrarsi alle
comuni responsabilità, non per estraniarsi dai suoi
fratelli o per disistima del mondo. Segregato dal mondo, il sacerdote non è
separato dal popolo di Dio, perché è costituito a vantaggio degli uomini
(107),
consacrato interamente alla carità (108) e all'opera per la quale lo ha assunto
il Signore (109). 59. A volte la solitudine peserà dolorosamente sul sacerdote,
ma non per questo egli si pentirà di averla generosamente scelta. Anche
Cristo, nelle ore più tragiche della sua vita, restò solo, abbandonato da quelli
stessi che Egli aveva scelti a testimoni e compagni della sua vita e che aveva
amati fino alla fine (110), ma dichiarò: Io non sono solo, perché il Padre è con me
(111). Chi
ha scelto di essere tutto di Cristo troverà innanzi tutto nella intimità con lui e
nella grazia la forza d'animo necessaria per dissipare la malinconia ,vincere
gli scoraggiamenti; non gli mancherà la protezione della Vergine Madre di Gesù; la
materna premura della Chiesa al cui servizio si è consacrato; non gli mancherà
la sollecitudine del suo padre in Cristo, il Vescovo, non gli verrà meno la
fraternità intima dei suoi confratelli nel sacerdozio e il conforto di tutto
il popolo di Dio. E se l'ostilità, la diffidenza, l'indifferenza degli uomini renderanno a volte assai amara la sua solitudine, egli saprà
di dividere
così con drammatica evidenza la stessa sorte di Cristo, come un Apostolo che non
è da più di colui che lo ha inviato (112), come un amico ammesso ai segreti più
dolorosi e gloriosi del divino Amico, che lo ha scelto, affinché in una vita
apparentemente di morte porti frutti misteriosi di vita (113). Parte seconda
I. LA FORMAZIONE SACERDOTALE 60. La riflessione sulla bellezza, importanza e intima
convenienza della sacra verginità per i ministri di Cristo e della Chiesa impone anche a chi vi è Maestro e Pastore il dovere di
assicurarne e di promuoverne la positiva osservanza, a partire dal momento in
cui comincia la preparazione ad accogliere un dono così prezioso. 61. Il Concilio
Ecumenico Vaticano II ha già indicato a tal proposito criteri e norme
sapientissime, intonate anche al progresso della psicologia e della pedagogia,
nonché alle mutate condizioni degli uomini e della società contemporanea (115). È
Nostra volontà che siano emanate al più presto istruzioni apposite, nelle quali
il tema sia trattato con la necessaria ampiezza, col concorso di persone
esperte, per fornire a coloro i quali hanno nella Chiesa il gravissimo compito
di preparare i futuri sacerdoti un competente ed opportuno ausilio.
Risposta
personale alla divina vocazione
62. Il sacerdozio è un ministero istituito da
Cristo a servizio del suo Corpo Mistico che è la Chiesa, alla cui Autorità
perciò appartiene di ammettervi coloro che essa giudica adatti, cioè quelli ai
quali Dio ha concesso, con gli altri segni della vocazione ecclesiastica, anche
il carisma del sacro celibato (116). 63. Ma è anche necessario che sia esattamente tenuto conto del
suo stato biologico e psicologico per poterlo guidare e orientare verso l'ideale del sacerdozio. Una formazione veramente adeguata
deve dunque coordinare armoniosamente il piano della grazia e il piano della natura,
in un soggetto di cui siano note con chiarezza le reali condizioni e le effettive
capacità. Le sue reali condizioni dovranno essere accertate appena si delineano i
segni della sacra vocazione con la cura più scrupolosa, senza fidarsi di un
frettoloso e superficiale giudizio, ma ricorrendo anche all'assistenza e all'aiuto di
un medico o di uno psicologo competenti. Non si dovrà omettere una seria indagine
anamnestica per accertare l'idoneità del soggetto anche su questa importantissima
linea dei fattori ereditari.
64. I soggetti, che siano riscontrati fisicamente e
psichicamente o moralmente inadatti, devono essere subito distolti dalla via
del sacerdozio: sappiano gli educatori che questo è un loro gravissimo dovere; non
si abbandonino a fallaci speranze e a pericolose illusioni e non permettano in
alcun modo che il candidato le nutra, risultati dannosi sia a lui che alla
Chiesa. Una vita così totalmente e delicatamente impegnata nell'intimo e
all'esterno, come quella del sacerdote celibe, esclude, infatti, soggetti di
insufficiente equilibrio psicofisico e morale, né si deve pretendere che la
grazia supplisca in ciò la natura.
Sviluppo della personalità ed esercizio
dell'autorità
65. Una volta accertata l'idoneità del soggetto e dopo averlo
ammesso a percorrere l'itinerario che lo condurrà alla meta del sacerdozio, si dovrà
curare il progressivo sviluppo della sua personalità, con l'educazione fisica,
intellettuale e morale, in ordine al controllo e al dominio personale degli
istinti, dei sentimenti e delle passioni.
66. Questa sarà comprovata dalla
fermezza d'animo con la quale viene accettata una disciplina personale e
comunitaria, quale è quella richiesta dalla vita sacerdotale. Tale disciplina,
la cui mancanza o insufficienza è da deplorarsi, perché espone a gravi rischi,
non deve essere sopportata solo come una imposizione dall'esterno, ma, per dir
così, interiorizzata, inserita nel complesso della vita spirituale come una
componente indispensabile.
67. L'arte dell'educatore dovrà stimolare i
giovani alla virtù sommamente evangelica della sincerità (117) e alla spontaneità,
favorendo ogni buona iniziativa personale, affinché il soggetto stesso impari a
conoscersi e a valutarsi, ad assumere consapevolmente le proprie responsabilità,
a formarsi a quel dominio di sé che è di importanza suprema nella educazione
sacerdotale.
68. L'esercizio dell'autorità, il cui principio dev'essere in ogni
caso tenuto fermo, si ispirerà a sapiente moderazione, a sentimenti pastorali e
si svolgerà come in un colloquio, e in un graduale allenamento, che consenta
all'educazione una comprensione sempre più penetrante della psicologia del
giovane e dia a tutta l'opera educativa un carattere eminentemente positivo e
persuasivo.
69. La formazione integrale del candidato al sacerdozio deve mirare
a una pacata, convinta e libera scelta dei gravi impegni che egli dovrà assumere
nella propria coscienza, dinanzi a Dio e alla Chiesa. Un'ascesi per la maturazione della personalità
70. I giovani dovranno convincersi di non poter percorrere la
loro difficile via senza una ascesi particolare, superiore a quella richiesta a
tutti gli altri fedeli e propria degli aspiranti al sacerdozio. Una ascesi
severa, ma non soffocante, che sia meditato e assiduo esercizio di quelle virtù
che fanno di un uomo un sacerdote: rinnegamento di sé nel grado più alto -
condizione essenziale per mettersi al seguito di Cristo - (118) ; umiltà e obbedienza come espressione di
interiore verità e di ordinata libertà; prudenza e giustizia, fortezza e
temperanza, virtù senza le quali non può esistere una vita religiosa vera e
profonda; senso di responsabilità, di fedeltà e di lealtà nella assunzione dei
propri impegni; armonia tra contemplazione e azione; distacco e spirito di povertà,
che danno tono e vigore alla libertà evangelica; castità come perseverante
conquista, armonizzata con tutte le altre virtù naturali e soprannaturali; contatto sereno e sicuro col mondo al servizio del quale il candidato
si dedicherà per
Cristo e per il suo regno.
41. In tal modo, l'aspirante al sacerdozio
acquisterà, con l'aiuto della grazia divina, una personalità equilibrata, forte e
matura, sintesi di elementi nativi e acquisiti, armonia di tutte le sue facoltà
nella luce della fede e della intima unione con Cristo, che lo ha scelto per sé e
per il ministero della salvezza del mondo.
71. Tuttavia, per giudicare con
miglior certezza della idoneità di un giovane al sacerdozio e per avere
successive prove della sua raggiunta maturità umana e soprannaturale, memori del
fatto che è più difficile comportarsi bene nella cura delle anime a causa dei pericoli esterni
(119), sarà opportuno che l'impegno del sacro celibato sia osservato durante determinati periodi di esperimento, prima di diventare
stabile e definitivo col presbiterato (120). 72. Una volta raggiunta la morale
certezza che la maturità del candidato offre sufficienti garanzie, egli sarà in
grado di assumere il grave e soave impegno della castità sacerdotale, come
donazione totale di sé al Signore e alla sua Chiesa. II. LA VITA SACERDOTALE
73. Il sacerdote non deve credere che
l'ordinazione gli renda tutto facile e che lo metta definitivamente al riparo da
ogni tentazione o pericolo. La castità non si acquisisce una volta per sempre, ma è
il risultato di una laboriosa conquista e di una quotidiana affermazione. Il
mondo del nostro tempo dà grande rilievo al valore positivo dell'amore nel
rapporto tra i sessi, ma ha anche moltiplicato le difficoltà e i rischi in
questo campo; quindi è necessario che il sacerdote, per salvaguardare con ogni
cura il bene della sua castità e per affermarne il sublime significato, consideri
con lucidità e serenità la sua condizione di uomo esposto al combattimento
spirituale contro le seduzioni della carne in se stesso e nel mondo, col
proposito incessantemente rinnovato di perfezionare sempre più e sempre meglio la
sua irrevocabile offerta, che lo impegna a una piena, leale e reale fedeltà.
74. Nuova forza e nuova gioia verrà al sacerdote di Cristo nell'approfondire
ogni giorno nella meditazione e nella preghiera i motivi della sua donazione e la
convinzione di aver scelto la parte migliore. Egli implorerà con umiltà e
perseveranza la grazia della fedeltà, che non mai è negata a chi la chiede con
cuore sincero, ricorrendo nello stesso tempo ai mezzi naturali e soprannaturali
di cui dispone. Non trascurerà, soprattutto, quelle norme ascetiche che sono
garantite dalla esperienza della Chiesa e che nelle odierne circostanze non sono
meno necessarie d'un tempo (121).
Intensa vita spirituale
75. Il sacerdote si
applichi innanzi tutto a coltivare con tutto l'amore che la grazia gli ispira la
sua intimità con Cristo, esplorandone l'inesauribile e beatificante mistero;
acquisti un senso sempre più profondo del mistero della Chiesa, al di fuori del
quale il suo stato di vita rischierebbe di apparirgli inconsistente ed
incongruo. La pietà sacerdotale alimentata alla purissima fonte della Parola di
Dio e della santissima Eucaristia, vissuta nel dramma della sacra liturgia,
animata da una tenera e illuminata devozione alla Vergine,
Madre del sommo ed eterno Sacerdote e Regina degli Apostoli (122), lo metterà a
contatto con le sorgenti di una autentica vita spirituale, che sola dà
all'osservanza della sacra verginità solidissimo fondamento. 76. Con la
grazia e la pace nel cuore il sacerdote affronterà così con grande animo i
molteplici impegni della sua vita e del suo ministero, trovando in essi, se
esercitati con fede e con zelo, nuove occasioni di dimostrare la sua totale
appartenenza a Cristo e al Mistico Corpo di lui per la santificazione propria e
altrui. La carità di Cristo che lo sospinge (123) lo aiuterà, non a rinunziare ai
migliori sentimenti del suo animo, ma a sublimarli e approfondirli in spirito di
consacrazione, a imitazione di Cristo, il sommo sacerdote che partecipò
intimamente alla vita degli uomini e li amò e soffrì per essi (124), a somiglianza
dell'Apostolo Paolo, che partecipava alle ansie di tutti (125), per irradiare nel mondo
la luce e la potenza dell'Evangelo della grazia di Dio (126). 77. Giustamente
geloso della propria integrale donazione al Signore, sappia il sacerdote
difendersi da quelle inclinazioni del sentimento che mettono in gioco una
affettività non sufficientemente illuminata e guidata dallo spirito e si guardi
bene dal cercare giustificazioni spirituali e apostoliche a quelle che, in realtà,
sono pericolose propensioni del cuore.
78. La vita sacerdotale esige una
intensità spirituale genuina e sicura per vivere dello Spirito e per conformarsi
allo Spirito (127), una ascetica interiore ed esteriore veramente virile in chi,
appartenendo a speciale titolo a Cristo, ha in lui e per lui crocifisso la carne
con le sue passioni e le sue voglie (128), non dubitando per questo di affrontare duri e
diuturni cimenti (129). Il ministro di Cristo potrà così meglio manifestare al mondo i
frutti dello Spirito, che sono: carità, gioia, pace, pazienza, benignità, bontà,
longanimità, mitezza, fedeltà, moderazione, continenza, castità (130).
79. La
castità sacerdotale è incrementata, custodita e difesa anche da un genere di
vita, da un ambiente e da un'attività confacenti a un ministro di Dio, per cui è
necessario fomentare al massimo quella intima fraternità sacramentale (131), della
quale tutti i sacerdoti godono in virtù della sacra ordinazione. Il Signore
nostro Gesù ha insegnato l'urgenza del comandamento nuovo della carità e ne ha
dato mirabile esempio proprio quando istituiva il sacramento della Eucaristia e
del sacerdozio cattolico (132), e pregò il Padre celeste affinché l'amore col quale
il Padre lo ha amato da sempre fosse nei suoi ministri ed egli in loro (133). 80. Sia
dunque perfetta la comunione di spirito tra i sacerdoti e intenso lo scambio di
preghiere, di serena amicizia e di aiuti d'ogni genere. Non si raccomanderà mai
abbastanza ai sacerdoti una certa loro vita comune tutta tesa al ministero
propriamente spirituale; pratica di incontri frequenti con fraterni scambi di
idee, di consigli e di esperienza tra confratelli; l'impulso alle associazioni
che favoriscono la santità sacerdotale.
81. Riflettano i sacerdoti al monito del
Concilio Vaticano II (134), che li richiama alla comune partecipazione nel
sacerdozio perché si sentano vivamente responsabili nei confronti dei confratelli
turbati da difficoltà, che espongono a serio pericolo il dono divino che è in essi. Si
sentano ardere di carità per coloro, che hanno più bisogno di amore, di
comprensione, di preghiere, di aiuti discreti ma efficaci, e che hanno titolo per
contare sulla carità senza limiti di quelli che sono e devono essere i loro più
veri amici.
82. Vorremmo finalmente, a complemento e a ricordo di questo
Nostro epistolare colloquio con voi, Venerati Fratelli nell'Episcopato, e con
voi sacerdoti e ministri dell'altare, suggerire che ognuno di voi si proponga di
rinnovare ogni anno, nel giorno anniversario della rispettiva sacra ordinazione,
ovvero tutti insieme spiritualmente nel Giovedì Santo, il giorno misterioso
dell'istituzione del sacerdozio, la dedizione totale e fiduciosa a Cristo Signore,
di riaccendere in tale modo in voi la coscienza della vostra elezione al suo
divino servizio, e di ripetere nello stesso tempo, con umiltà e coraggio, la
promessa della vostra indefettibile fedeltà al suo unico amore e alla vostra
castissima oblazione (135). III. DOLOROSE
DISERZIONI
83. A questo punto, il Nostro cuore si rivolge con paterno amore, con
trepidazione e dolore grande a quegli infelici, ma sempre amatissimi e desideratissimi fratelli Nostri nel sacerdozio, i
quali, mantenendo impresso
nell'anima il carattere sacro conferito dall'ordinazione sacerdotale, furono
disgraziatamente infedeli agli obblighi assunti al tempo della loro
consacrazione sacerdotale. 84. La Chiesa è
sensibilissima alla triste sorte di questi suoi figli e ritiene necessario fare
ogni sforzo per prevenire o sanare le piaghe che le sono inferte dalla loro
defezione. Seguendo l'esempio dei Nostri immediati Predecessori di s. m., anche
Noi abbiamo voluto e disposto che la investigazione delle cause riguardanti l'ordinazione
sacerdotale sia estesa ad altri motivi gravissimi non previsti dall'attuale
legislazione canonica (136), i quali possono dar luogo a fondati e reali dubbi sulla
piena libertà e responsabilità del candidato al sacerdozio e sulla sua idoneità
allo stato sacerdotale, in modo da liberare quanti un accurato processo
giudiziario dimostri effettivamente non adatti.
La concessione delle dispense
85. Le dispense che vengono eventualmente concesse, in una percentuale in verità
minima nei confronti del grande numero dei sacerdoti sani e degni, mentre
provvedono con giustizia alla salute spirituale degli individui, dimostrano anche
la sollecitudine della Chiesa per la tutela del sacro celibato e la fedeltà
integrale di tutti i suoi ministri. 86. Oh, se sapessero questi sacerdoti quanta pena,
quanto disonore, quanto turbamento essi procurano alla santa Chiesa di Dio,
riflettessero quale era la solennità e la bellezza degli impegni assunti, e a
quali pericoli essi vanno incontro in questa vita e a quella futura, essi
sarebbero più cauti e più riflessivi nelle loro decisioni, più solleciti alla
preghiera e più logici e coraggiosi nel prevenire le cause del loro collasso
spirituale e morale.
87. Particolare interesse la Madre Chiesa rivolge ai
casi dei sacerdoti ancora giovani, i quali avevano iniziato con entusiasmo e con
zelo la loro vita di ministero: non è forse facile oggi ad essi, nella tensione
dell'impegno sacerdotale, provare un momento di sfiducia, di dubbio, di passione,
di follia? Per questo la Chiesa vuole che sia tentato, specialmente per questi
casi, ogni mezzo persuasivo, allo scopo d'indurre il fratello vacillante alla
calma, alla fiducia, al pentimento, a ritornare al primitivo fervore. E solo
quando
sembrerà che il sacerdote non possa essere indotto a tornare sulla buona strada,
solo allora l'infelice ministro di Dio è radiato dal ministero a lui affidato. 88. Che se egli si dimostrasse irrecuperabile per il sacerdozio,
ma presentasse
tuttavia qualche seria e buona disposizione di vivere cristianamente come laico, la Sede Apostolica, studiate attentissimamente tutte le
circostanze, d'accordo con l'Ordinario del luogo o col Superiore religioso, lasciando
che sul dolore vinca ancora l'amore, concede talvolta ogni richiesta dispensa,
non senza accompagnarla con l'imposizione di opere di pietà e di riparazione,
affinché rimanga nel figlio infelice, ma sempre caro, un segno salutare del
materno dolore della Chiesa e un ricordo più vivo del comune bisogno della
divina misericordia.
89. Una tale disciplina, severa e misericordiosa insieme,
sempre ispirata a giustizia e verità, a somma prudenza e riservatezza, contribuirà
senza dubbio a confermare i buoni sacerdoti nel proposito di una vita intemerata
e santa e sarà di monito agli aspiranti al sacerdozio, affinché, con la saggia
guida dei loro educatori, avanzino verso l'altare con piena consapevolezza, con
supremo disinteresse, con slancio di corrispondenza alla grazia divina e alla
volontà di Cristo e della sua Chiesa.
90. Non vogliamo, infine, omettere di
ringraziare con gioia profonda il Signore nel rilevare che non pochi di quelli, i
quali furono purtroppo infedeli temporaneamente al loro impegno, ricorrendo con
commovente buona volontà a tutti i mezzi idonei, e principalmente a una intensa
vita di preghiera, di umiltà, di sforzi perseveranti sostenuti dall'assiduità al
sacramento della Penitenza, hanno ritrovato per grazia del sommo Sacerdote la via
giusta e son ritornati, per la gioia di tutti, ad essere suoi esemplari ministri.
IV. LA PATERNIT 91. Un insostituibile e validissimo aiuto per l'osservanza più agevole e felice dei doveri assunti, i Nostri carissimi sacerdoti hanno il diritto e il dovere di trovarlo in voi, Venerabili Fratelli nell'episcopato. Voi li avete accettati e destinati al sacerdozio, voi avete imposto le mani sul loro capo, a voi essi sono congiunti per l'onore sacerdotale e in virtù del sacramento dell'Ordine, voi essi rendono presenti nella comunità dei loro fedeli, a voi essi sono uniti con animo fiducioso e grande, prendendo su di sé, secondo il loro grado, i vostri uffici e la vostra sollecitudine (137). Scegliendo il sacro celibato essi hanno seguito l'esempio, vigente fin dall'antichità, dei Presuli d'Oriente e d'Occidente: ciò costituisce tra il Vescovo e il sacerdote un motivo nuovo di comunione e un fattore propizio per viverla più intimamente. 92. Tutta la tenerezza di Gesù per i suoi Apostoli si manifestò con ogni evidenza allorquando egli li fece ministri del suo Corpo reale e Mistico (138), e anche voi, nella cui persona è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo, Pontefice Sommo (139), sapete di dovere il meglio del vostro cuore e delle vostre pastorali premure ai sacerdoti e ai giovani che si preparano ad essere tali (140). In nessun altro modo voi potrete meglio manifestare questa vostra convinzione che nella consapevole responsabilità e nella sincera e invincibile carità con la quale presiederete alla educazione degli allievi del santuario e aiuterete con ogni mezzo i sacerdoti a mantenersi fedeli alla loro vocazione e ai loro doveri. 93. La solitudine umana del sacerdote, origine non ultima di scoraggiamenti e di tentazioni, sia riempita innanzi tutto dalla vostra fraterna e amichevole presenza e azione (141). Prima di essere superiori e giudici, siate per i vostri sacerdoti maestri, padri, amici e fratelli buoni e misericordiosi, pronti a comprendere, a compatire, ad aiutare. Incoraggiate in tutti i modi i vostri sacerdoti a un'amicizia personale e a un'apertura confidente con voi, che non sopprima, ma superi nella carità pastorale il rapporto di obbedienza giuridica, affinché la stessa obbedienza sia più volenterosa, leale e sicura. Una devota amicizia e una filiale confidenza con voi permetteranno ai sacerdoti di aprirvi in tempo il loro animo, di confidarvi le loro difficoltà, nella certezza di poter sempre disporre del vostro cuore per deporvi anche le eventuali sconfitte, senza il servile timore del castigo, ma nella attesa filiale di correzione, di perdono e di soccorso, che li invoglierà a riprendere con nuova fiducia il loro arduo cammino. 94. Tutti voi, Venerabili Fratelli, siete certamente convinti che ridare a un'anima sacerdotale la gioia e l'entusiasmo per la propria vocazione, la pace interiore e la salvezza, sia un ministero urgente e glorioso, che ha un influsso incalcolabile su una moltitudine di anime. Che se, a un certo momento, sarete costretti a ricorrere alla vostra autorità e a una giusta severità verso quei pochi che, dopo aver resistito al vostro cuore, causano con la loro condotta scandalo al popolo di Dio, nel prendere i necessari provvedimenti procurate di proporvi innanzi tutto il loro ravvedimento. A imitazione del Signore Gesù, pastore e vescovo delle anime nostre (142), non spezzate la canna già incrinata e non spegnete il lucignolo fumante (143); sanate, come Gesù, le piaghe (144), salvate ciò che era perduto (145), andate in cerca con ansia ed amore della pecorella smarrita per riportarla al caldo dell'ovile (146), e tentate come lui, fino all'ultimo (147), di richiamare l'amico infedele. 95. Siamo sicuri, Venerabili Fratelli, che non lascerete nulla di intentato per coltivare assiduamente nel vostro clero, con la vostra dottrina e sapienza, col vostro pastorale fervore, l'ideale del celibato sacro e non perderete mai di vista i sacerdoti che hanno abbandonato la casa di Dio, che è la loro vera casa, qualunque sia l'esito della loro dolorosa avventura, perché restano per sempre vostri figli. V. LA PARTE DEI FEDELI 96. La virtù sacerdotale è un bene di tutta quanta la Chiesa, è una non umana ricchezza e gloria, che ridonda a edificazione e beneficio di tutto il popolo di Dio; vogliamo perciò rivolgere la Nostra affettuosa e pressante esortazione a tutti i fedeli, Nostri figli in Cristo, affinché si sentano responsabili anch'essi della virtù dei loro fratelli, i quali hanno assunto la missione di servirli nel sacerdozio per la loro salvezza. Preghino e si adoperino per le vocazioni sacerdotali e aiutino i sacerdoti con devozione e con amore filiale, con docile collaborazione, con la studiata intenzione di offrire ad essi il conforto di una lieta corrispondenza alle loro cure pastorali. Incoraggino questi loro padri in Cristo a superare le difficoltà d'ogni genere che incontrano nell'assolvere ai loro doveri in piena fedeltà, a edificazione del mondo. Coltivino in spirito di fede e di carità cristiana un profondo rispetto e un delicato riserbo nei confronti del sacerdote, in modo particolare della sua condizione di uomo interamente consacrato a Cristo e alla Chiesa. 97. Il Nostro invito si rivolge in particolare a quei laici, i quali cercano più assiduamente e intensamente Dio e tendono alla perfezione cristiana nella vita secolare: essi potranno con la loro devota e cordiale amicizia essere di grande aiuto ai ministri. I laici, infatti, inseriti nell'ordine temporale e nello stesso tempo impegnati in una più generosa e perfetta corrispondenza alla vocazione battesimale, sono in grado, in alcuni casi, di illuminare e confortare il sacerdote, il quale, immerso nel mistero di Cristo e della Chiesa, da certe situazioni e da certo torbido spirito del mondo potrebbe subire nocumento alla integrità della sua vocazione. In tal modo tutto il popolo di Dio onorerà il Signore Gesù in coloro che lo rappresentano e dei quali egli ha detto: Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato (148), promettendo certa ricompensa a chi in qualunque modo eserciterà la carità verso i suoi inviati (149). 98. Venerabili Fratelli Nostri, Pastori del gregge di Dio che è sotto tutti i cieli, e dilettissimi sacerdoti fratelli e figli Nostri, accingendoci a concludere questa Lettera che vi indirizziamo con l'anima aperta a tutta la carità di Cristo, vi invitiamo a rivolgere con rinnovata fiducia e con filiale speranza lo sguardo e il cuore alla dolcissima Madre di Gesù e Madre della Chiesa, per invocare sul sacerdozio cattolico la sua materna e potente intercessione. In lei il Popolo di Dio ammira e venera la figura e il modello della Chiesa di Cristo nell'ordine della fede, della carità e della perfetta unione con lui. Vergine e Madre, Maria ottenga alla Chiesa, anch'essa salutata vergine e Madre (150), di gloriarsi umilmente e sempre della fedeltà dei suoi sacerdoti al dono sublime della sacra verginità e di vederlo fiorire e apprezzare in misura sempre più grande in tutti gli ambienti, affinché infittisca sulla terra la schiera di coloro che seguono il divino Agnello dovunque egli vada (151).
99. La Chiesa proclama
altamente questa sua speranza in Cristo: essa è conscia della drammatica
scarsità del numero dei sacerdoti in rapporto ai bisogni spirituali della
popolazione del mondo, ma è ferma nella sua attesa, fondata sulle infinite e
misteriose risorse della grazia, che la qualità spirituale dei sacri ministri genererà anche la quantità,
perché tutto è possibile a Dio (152). Dato in Roma, presso San Pietro, il 24 giugno festa di san Giovanni Battista, dell'anno 1967, quinto del Nostro Pontificato. PAOLO PP. VI
(1) Cf Lettera del 10 ottobre 1965 all'Emo Card. E. Tisserant, letta nella 146ª Congregazione generale, 1'11 ottobre (4) Cf Decr.. Christus Dominus, n. 35: AAS 58 (1966), p. 690; Decr. Apostolicam actuositatem, n. 1: AAS 58 (1966), p. 837; Decr. Presbyterorum Ordinis, nn. 10ss: AAS 58 (1966), pp. 1007-1008; Decr. Ad gentes, nn. 19 e 38: AAS 58 (1966), pp. 969 e 984 (9) CONC. VAT. II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 62: AAS 58 (1966), p. 1082 (11) Decr.. Presbyterorum Ordinis, n. 16: AAS 58 (1966), pp. 1015 (13) CONC. VAT. II, Cost. dogm. Dei Verbum, n. 8: AAS 58 (1966), p. 820 (15) CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28: AAS 57 (1965), pp. 33-36; Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 2: AAS 58 (1966), pp. 991-993 (28) Cf CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16: AAS 58 (1966), pp. 1015-1017 (29) Mt 13,11; cf Mc 4,11; Lc 8,10 (34) Cf CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16: AAS 58 (1966), pp. 1015-1017 (42) CONC. VAT. II Cost. dogm. Lumen gentium, n. 42: AAS 57 (1965), p. 48 (46) CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 42: AAS 57 (1965), p. 48; Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16: AAS 58 (1966), pp. 1015-1017 (47) Cf CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 14: AAS 58 (1966), pp. 1013 (48) Cf Lc 2,49; 1 Cor 7,32-33 (50) CONC. VAT. II, Decr.. Presbyterorum Ordinis, n. 13: AAS 58 (1966), p. 1012 (52) CONC. VAT. II, Decr.. Presbyterorum Ordinis, n. 5: AAS 58 (1966), p. 997 (55) Cf CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, n. 10: AAS 58 (1966), pp. 719-720 (57) Cf CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16: AAS 58 (1966), pp.1015-1017 (61) Cf CONC. VAT. II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 39: AAS 58 (1966), pp.1056-1057 (62) Cf CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 5: AAS 57 (1965), pp. 7-8 (65) Cf CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 48: AAS 57 (1965), pp. 53-54 (68) CONC. VAT. II, Decr. Perfectae caritatis, n 12: AAS 58 (1966), p. 107 (71) Cf TERTULLIANO, De exhort. castitatis, 13: PL 2, 930; S. EPIFANIO, Adv. Haer., l, 48, 9 e 59, 4: PG 41, 869, 1025; S. EFREM, Carmina nisibena, XVIII, XIX, - ed. G. BICKELL, Lipsia 1866; EUSEBIO DI CESAREA, Demonstr. evan., 1, 9: PG ;. 22, 81; S. CIRILLO DI GERUSALEMME, Catechesis, 12, 25: PG 33, 757; S. AMBROGIO, De officiis ministr., 1, 50: PL 16, 97ss; S. AGOSTINO, De moribus Eccl. Cath., 1, 32: PL 32, 1339; S. GIROLAMO, Adversus Vigilantium, 2: PL 28, 340-341; SINESIO DI TOLEM., Epist. 105: PG 66, 1485 (72) La prima volta nel Concilio di Elvira in Spagna (c. 300), can. 33: MANSI, II, 11 (73) Conc. Trid., Sess. XXIV, cann. 9-10 (75) S. Pio X, Esort. Ap. Haerent animo: ASS 41 (1908), pp. 555-577; BENEDETTO XV, Lettera a Francesco Kordac Arciv. di Praga: AAS 12 (1920), pp. 57-58; ID., Allocuzione concistoriale, 16 dicembre 1920: AAS 12 (1920), pp. 585-588; Pio XI, Encicl. Ad catholici sacerdotii, 20 dicembre 1935: AAS 28 (1936), pp.24-30; Pio XII, Esort. Ap. Menti Nostrae, AAS 42 (1950), pp. 657-702; ID., Encicl. Sacra virginitas, AAS 46 (1954), pp. 161-191; GIOVANNI XXIII, Encicl. Sacerdotii Nostri primordia: AAS 51 (1959), pp. 554-556 (76) GIOVANNI XXIII, Allocuzione al Sinodo Romano, 26 gennaio 1960: AAS 52 (1960), p. 226 (77) CONCILIO TRULLANO, cann. 6, 12, 13, 48: MANSI, XI, 944-948, 965 (78) Cf Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16: AAS 58 (1966), pp. 1015-1016 (79) De virginitate, 13: PG, 381-382 (80) De Sacerdotio, 1. III, 4: PG 48, 642 (81) CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, nn. 21, 28; 64: AAS 57 (1965), pp. 24-25; 33-36; 64 (83) Cf Cost. dogm. Lumen gentium, n. 29: AAS 57 (1965), p. 36 (84) Cf ibid., n. 42: AAS 57 (1965), pp. 47-49 (85) CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16: AAS 58 (1966), pp. 1015-1016 (86) Cf CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, n 2: AAS 58 (1966), pp. 714-715; Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 11: AAS 58 (1966), pp. 1008-1009 (100) Confess., X, 29, 40: PL 32, 796 (105) Cf 1 Ts 2,11; 1 Cor 4,15; 2 Cor 6,13; Gal 4,19; 1 Tm 5,1-2 (109) Cf CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 3: AAS 58 (1966), pp. 993-995 (115) Cf Decr. Optatam totius, nn. 3-11: AAS 58 (1966), pp. 715-721; Decr. Perfectae caritatis, n. 12: AAS 58 (1966), p. 721 (119) S. TOMMASO, Summa Theologiae, II-II, q. 184, a. 8 c. (120) Cf CONC. VAT. II, Decr.. Optatam totius, n. 12: AAS 58 (1966), pp. 721 (121) Cf CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, nn. 16, 18: AAS 58 (1966), pp. 1015-1016; 1019 (125) Cf 1 Cor 9,22; 2 Cor 11,29 (131) Cf CONC. VAT. II, Decr.. Presbyterorum Ordinis, n. 8: AAS 58 (1966), p. 1003 (134) Cf Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 8: AAS 58 (1966), pp. 1003-1005 (137) Cf CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28: AAS 57 (1965), pp. 34-35 (139) Cf Cost. dogm. Lumen gentium, n. 21: AAS 57 (1965), p. 24 (140) Cf CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 7: AAS 58 (1966), pp. 1001-1003 (150) CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, nn. 63, 64: AAS 57 (1965), p. 64
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