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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO
DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
Sydney, Australia
Ecc.mi Vescovi,
Noi siamo venuti tra voi non solo per parlarvi, ma anche e
specialmente per ascoltarvi. E volentieri vi abbiamo ascoltato, ponendo
attenzione alle conclusioni della vostra assemblea. Sarà un grato dovere per Noi
ricordare i vostri discorsi e riflettere sulle vostre discussioni e sulle vostre
deliberazioni, facendo tesoro per Noi e per la Chiesa intera della vostra
esperienza e della vostra sapienza, tanto in ordine alla dottrina, quanto in
ordine alla guida pastorale della Chiesa; e perciò Noi ci asteniamo ora dal
commentare i temi da voi trattati in questa riunione. Riflettiamo insieme un momento sull’unità nella Chiesa. Faremo bene a considerare quanto il pensiero teologico si sia interessato di questo tema durante i secoli: dalle indimenticabili e profetiche parole della «Didaché» (Cfr. Didaché IX, 4; X, 5), delle lettere di S. Ignazio d’Antiochia (De catholicae Ecclesiae unitate), al trattato di S. Cipriano (Cfr. Philad. 4; Eph. 20, 2; Smyr. 1, 2; ecc.), al pensiero di S. Ambrogio (Cfr. Eph. 11, 4 ; PL 16, 986), di S. Agostino specialmente, di S. Leone; e ai grandi Teologi medievali (Cfr. S. TH., III, 8) e a quelli del Rinascimento (Cfr. CAIETANO, BELLARMINO, SUAREZ), per venire a quelli moderni (Cfr. J. ADAM MOEHLER specialmente, NEWMAN, SCHEEBEN, PERRONE , CLERISSAC, CONGAR, HAMER, Card. JOURNET nella sua grande sintesi su L’Eglise du Verbe Incarné) e finalmente ai teologi post-conciliari (Fra i tanti: cfr. PHILIPS; ecc.). Non dovremo dimenticare la grande Enciclica Mystici Corporis di Papa Pio XII, e dovremo avere sempre presenti i documenti del Concilio Vaticano secondo, in modo particolare le due Costituzioni Lumen gentium e Gaudium et spes, nelle quali la coscienza dottrinale della Chiesa su se stessa e sulla sua posizione storica e concreta nel mondo contemporaneo si esprime in modo incomparabile.
Noi ci permettiamo ricordarvi questo grande
fatto culturale della Chiesa contemporanea per la sua importanza primaria nella
vita ecclesiale, e per l’obbligo che deriva a noi Vescovi, testimoni della fede
e pastori del Popolo di Dio, di assumere una posizione sicura circa la dottrina
riguardante la Chiesa, e specialmente circa l’unità, che deve dare al volto
della Chiesa il suo riflesso divino, il segno della sua autenticità, e la sua
simbolica esemplarità anche per il mondo contemporaneo, orientato verso una sua
unificazione temporale in una pacifica civiltà. IL CRISTIANESIMO È FATTO PER TUTTE LE GENTI DELLA TERRA L’unità nella fede è necessaria e fondamentale, voi lo sapete. Su questa esigenza non possiamo transigere. Per differenti che siano le condizioni soggettive del credente, non possiamo ammettere l’incertezza, il dubbio, l’equivoco circa il sommo dono, che la Rivelazione ci ha fatto, su Dio Padre onnipotente, Creatore d’ogni cosa, Principio immanente di tutto ciò che esiste, Essere trascendente e ineffabile, degno di adorazione e di amore sconfinati da parte di noi, che abbiamo l’indescrivibile fortuna d'essere elevati dal grado di creature a quello di figli. Così non possiamo esitare a riconoscere in Gesù Cristo, il Verbo fatto uomo, il. Maestro delle supreme verità su i destini umani, il Salvatore, sacrificato e risorto, dell’umanità, che riassume in Sé ogni cosa (Cfr. Eph. 1, 10), che mediante la sua Croce attira a Sé tutta l’umanità (Io. 12, 32) e fa degli uomini fedeli un suo unico corpo mistico (Cfr. Eph. 4, 5). Non possiamo dubitare dello Spirito Santo, che vivifica e che dà di Sé testimonianza dentro i nostri cuori (Cfr. Io. 15, 26; 16, 16; Rom. 8, 16; ecc.), e che dà alla Chiesa ministri qualificati per la testimonianza decisiva sulle verità religiose (Cfr. 2 Cor. 10, 5-6). Non possiamo prescindere dal grande fatto, che emana da Cristo, la sua continuazione, il suo Corpo sociale e storico, visibile e mistico, la sua Chiesa, segno e strumento per la salvezza dell’umanità, né dimenticare le parole scultoree di S. Agostino a questo riguardo: «nulla deve tanto temere il cristiano, quanto l’essere separato dal corpo di Cristo» (In Io. Tr. 27, 6 ; PL 35, 1618). In una parola il «Credo», il nostro Credo è per noi inalienabile. È la nostra ricchezza. È la nostra vita.
E con questa
sicurezza, per la cui conferma è data a Noi, umili ma autentici successori di
Pietro, speciale potestà da Cristo Signore (Luc. 22, 32), noi guardiamo
alla realtà umana del cattolicesimo: esso, proprio per sua definizione, è fatto
per tutti, per tutte le genti, per tutte le Nazioni, per tutta la terra. I PERICOLI DEL PLURALISMO
Dunque, ognuno può dire, è ammesso un «pluralismo»? Sì; ma
bisogna intendersi bene sul significato di questa parola. Esso non deve
assolutamente contraddire all’unità sostanziale del cristianesimo (Cfr. Eph.
4, 3-6). Voi conoscete certi pericoli che si nascondono nel pluralismo, quando
non si limita alle forme contingenti della vita religiosa, ma presume di
autorizzare interpretazioni individuali e arbitrarie del dogma cattolico, ovvero
di erigere a criterio di verità la mentalità popolare, o di prescindere nello
studio teologico dalla tradizione autentica e dal magistero responsabile della
Chiesa.
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