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CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA

DECRETO DI RIFORMA
DEGLI STUDI ECCLESIASTICI DI FILOSOFIA

Preambolo

I. Il contesto attuale

1. Nell’opera di evangelizzazione del mondo, la Chiesa segue con attenzione e con discernimento i rapidi cambiamenti culturali in corso, che influiscono su di lei e sull’intera società. Tra i mutamenti della cultura dominante, alcuni, particolarmente profondi, riguardano la concezione della verità. Molto spesso, infatti, si riscontra una sfiducia nei confronti della capacità dell’intelligenza umana di giungere ad una verità obiettiva e universale, con la quale le persone possano orientarsi nella loro vita. Inoltre, l’impatto delle scienze umane e le conseguenze dello sviluppo scientifico e tecnologico provocano nuove sfide per la Chiesa.

2. Con la Lettera enciclica Fides et ratio, il papa Giovanni Paolo II ha voluto ribadire la necessità della filosofia per progredire nella conoscenza della verità e per rendere sempre più umana l’esistenza terrena. La filosofia, infatti, “contribuisce direttamente a porre la domanda circa il senso della vita e ad abbozzarne la risposta”[1]. Questa domanda nasce sia dalla meraviglia che l’uomo sperimenta davanti alle persone e al cosmo, sia dalle esperienze dolorose e tragiche che assillano la sua vita. Il sapere filosofico si configura, quindi, come “uno dei compiti più nobili dell’umanità”[2].

II. La “vocazione originaria” della filosofia

3. Le correnti filosofiche si sono moltiplicate nel corso della storia, manifestando la ricchezza delle ricerche rigorose e sapienziali della verità. Se la saggezza antica ha contemplato l’essere sotto l’angolatura del cosmo, il pensiero patristico e medievale l’ha approfondito e purificato discernendo nel cosmo la creazione libera di un Dio saggio e buono (cfr Sap 13,1-9; At 17, 24-28). Le filosofie moderne hanno valorizzato specialmente la libertà dell’uomo, la spontaneità della ragione e la sua capacità di misurare e di dominare l’universo. Recentemente, un certo numero di correnti contemporanee, più sensibili alla vulnerabilità del nostro sapere e della nostra umanità, ha concentrato la propria riflessione sulle mediazioni del linguaggio[3] e della cultura. Come, infine, non ricordare, al di là del pensiero occidentale, i numerosi e talvolta notevoli sforzi di comprensione dell’uomo, del mondo e dell’Assoluto compiuti nelle differenti culture, per esempio asiatiche e africane? Questa generosa esplorazione del pensare e del dire non deve mai, tuttavia, obliare il suo radicamento nell’essere. La “componente metafisica è la strada obbligata per superare la situazione di crisi che pervade oggi grandi settori della filosofia e per correggere così alcuni comportamenti erronei diffusi nella nostra società”[4]. In questa prospettiva i filosofi sono invitati a ricuperare con forza la “vocazione originaria” della filosofia[5]: la ricerca del vero e la sua dimensione sapienziale e metafisica.

4. La sapienza considera i principi primi e fondamentali della realtà, e cerca il senso ultimo e pieno dell’esistenza, permettendo così di essere “l’istanza critica decisiva, che indica alle varie parti del sapere scientifico la loro fondatezza e il loro limite”, e di porsi “come istanza ultima di unificazione del sapere e dell'agire umano, inducendoli a convergere verso uno scopo ed un senso definitivi”[6]. Il carattere sapienziale della filosofia implica la sua “portata autenticamente metafisica, capace cioè di trascendere i dati empirici per giungere, nella sua ricerca della verità, a qualcosa di assoluto, di ultimo, di fondante”[7], sebbene conosciuto progressivamente lungo la storia. Infatti, la metafisica o filosofia prima tratta dell’ente e dei suoi attributi, e in questo modo si innalza alla conoscenza delle realtà spirituali, cercando la Causa prima di tutto[8]. Tuttavia, questa sottolineatura del carattere sapienziale e metafisico non va intesa come una concentrazione esclusiva sulla filosofia dell’essere, poiché tutte le diverse parti della filosofia sono necessarie per la conoscenza della realtà. Anzi, il proprio campo di studio e il metodo specifico di ciascuna vanno rispettati in nome dell’adeguamento alla realtà e della varietà dei modi umani di conoscere.

III. La formazione filosofica nell’orizzonte di una ragione aperta

5. Di fronte ad una “settorialità del sapere” che “in quanto comporta un approccio parziale alla verità, con la conseguente frammentazione del senso, impedisce l’unità interiore dell’uomo contemporaneo”, risuonano fortemente queste parole di Giovanni Paolo II: “Facendo mio ciò che i Sommi Pontefici da qualche generazione non cessano di insegnare e che lo stesso Concilio Vaticano II ha ribadito, voglio esprimere con forza la convinzione che l’uomo è capace di giungere ad una visione unitaria e organica del sapere. Questo è uno dei compiti di cui il pensiero cristiano dovrà farsi carico nel corso del prossimo millennio dell’era cristiana”.[9]

6. Nella prospettiva cristiana, la verità non può essere separata dall’amore. Da una parte, la difesa e la promozione della verità sono una forma essenziale di carità: “Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità”.[10] Dall’altra parte, solo la verità permette una carità vera: “La verità è luce che dà senso e valore alla carità”.[11] Infine, la verità e il bene sono strettamente connessi: “Verità significa più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera”.[12] Attraverso l’offerta di una visione organica del sapere che non è separata dall’amore, la Chiesa può dare un suo specifico contributo, capace di incidere efficacemente anche sui progetti culturali e sociali[13].

7. Per questo la filosofia che si coltiva all’interno dell’Universitas è chiamata in primo luogo a raccogliere la sfida di esercitare, sviluppare e difendere una razionalità dagli ‘orizzonti più ampi’, mostrando che “è di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità […], coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto […] della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell’intrinseca unità che le tiene insieme”.[14] Sul piano istituzionale, ritrovare “questo grande logos”, “questa vastità della ragione”, è proprio “il grande compito dell’Università”.[15]

IV. La formazione filosofica nelle Istituzioni ecclesiastiche di Studi superiori

8. La Chiesa ha sempre nutrito una grande sollecitudine per la filosofia. Infatti, la ragione – di cui la creazione dota ogni persona – è una delle due ali con le quali l’uomo si innalza verso la contemplazione della verità, e la sapienza filosofica costituisce il vertice che la ragione può raggiungere[16]. In un mondo ricco di conoscenze scientifiche e tecniche, ma minacciato dal relativismo, solo “la prospettiva sapienziale”[17] porta una visione integratrice e la fiducia nella capacità che la ragione ha di servire la verità. Ecco perché la Chiesa incoraggia vivamente una formazione filosofica della ragione aperta alla fede, senza confusione né separazione[18].

9. La filosofia, inoltre, è indispensabile per la formazione teologica. Infatti, “la teologia ha sempre avuto e continua ad avere bisogno dell'apporto filosofico”[19]. Facilitando l’approfondimento della Parola di Dio rivelata, con il suo carattere di verità trascendente ed universale, la filosofia evita di fermarsi al livello dell’esperienza religiosa. Giustamente è stato osservato che “la crisi della teologia postconciliare è in larga misura la crisi dei suoi fondamenti filosofici […]. Quando i fondamenti filosofici non vengono chiariti, alla teologia viene a mancare il terreno sotto i piedi. Perché allora non è più chiaro fino a che punto l’uomo conosce davvero la realtà, e quali sono le basi a partire da cui egli possa pensare e parlare”[20].

10. Infine, la preparazione filosofica costituisce, in modo particolare, un “momento essenziale della formazione intellettuale” per i futuri sacerdoti: “Solo una sana filosofia può aiutare i candidati al sacerdozio a sviluppare una coscienza riflessa del rapporto costitutivo che esiste tra lo spirito umano e la verità, quella verità che si rivela a noi pienamente in Gesù Cristo”[21]. Infatti, “lo studio della filosofia riveste un carattere fondamentale e ineliminabile nella struttura degli studi teologici e nella formazione dei candidati al sacerdozio. Non è un caso che il curriculum di studi teologici sia preceduto da un periodo di tempo nel quale è previsto uno speciale impegno nello studio della filosofia”[22].

11. Un’adeguata formazione filosofica nell’ambito delle Istituzioni accademiche ecclesiastiche deve coinvolgere sia gli “habitus” intellettuali che i contenuti.

Con l’acquisizione di “habitus” intellettuali, scientifici e sapienziali, la ragione impara a conoscere al di là dei dati empirici. In modo particolare il dibattito intellettuale in società pluralistiche, fortemente minacciate dal relativismo e dalle ideologie, o in società dove manca un’autentica libertà, richiede da parte degli studenti nelle Facoltà ecclesiastiche la acquisizione di una solida forma mentis filosofica. Questi “habitus” permettono di pensare, conoscere e ragionare con precisione ed anche di dialogare con tutti in modo incisivo e senza paura.

La dimensione degli “habitus” è, comunque, collegata con l’assimilazione di contenuti saldamente acquisiti, cioè scaturisce dalla conoscenza e dall’approfondimento delle verità più importanti conquistate dall’impegno filosofico, tavolta con l’influsso della Rivelazione divina. Per arrivare alla conoscenza rigorosa e coerente dell’uomo, del mondo e di Dio[23], tale dimensione richiede che l’insegnamento della filosofia sia radicato “nel patrimonio filosofico perennemente valido”, sviluppatosi lungo la storia, e allo stesso tempo sia aperto ad accogliere i contributi che le ricerche filosofiche hanno fornito e continuano ad apportare[24]. Tra quelle verità fondamentali, alcune hanno un carattere centrale e particolarmente attuale: la capacità di raggiungere una verità obiettiva e universale e una conoscenza metafisica valida[25]; l’unità corpo-anima nell’uomo[26]; la dignità della persona umana[27]; le relazioni tra la natura e la libertà[28]; l’importanza della legge naturale e delle “fonti della moralità”[29], in particolare, dell’oggetto dell’atto morale[30]; la necessaria conformità della legge civile e della legge morale[31].

12. Sia per l’acquisizione di “habitus” intellettuali che per l’assimilazione matura del patrimonio filosofico, ha un posto di rilievo la filosofia di san Tommaso d’Aquino, che ha saputo mettere “la fede in una relazione positiva con la forma di ragione dominante nel suo tempo”[32]. Per questo, egli è tutt’ora chiamato “apostolo della verità”[33]. “Proprio perché alla verità mirava senza riserve, nel suo realismo egli seppe riconoscerne l’oggettività. La sua è veramente la filosofia dell’essere e non del semplice apparire”[34]. La preferenza attribuita dalla Chiesa al suo metodo ed alla sua dottrina non è esclusiva ma “esemplare”[35].

V. La presente riforma degli studi di filosofia

13. La Congregazione per l’Educazione Cattolica, nel suo impegno a rendere sempre più operativi gli orientamenti della Chiesa in vista di una maggiore efficacia nell’evangelizzazione, avverte ora il bisogno di aggiornare alcuni punti della Costituzione Apostolica Sapientia christiana e delle Ordinationes di questo Dicastero[36]. La presente riforma degli studi ecclesiastici di filosofia intende aiutare le Istituzioni ecclesiastiche di insegnamento superiore ad offrire un contributo appropriato alla vita ecclesiale e culturale del nostro tempo.

14. È opportuno fare una chiara distinzione fra gli studi delle Facoltà ecclesiastiche di Filosofia e il percorso filosofico che fa parte integrante degli studi in una Facoltà di Teologia o in un Seminario. In una istituzione ove si trovino contemporaneamente sia una Facoltà ecclesiastica di Filosofia che una Facoltà di Teologia, quando i corsi di filosofia che fanno parte del primo ciclo quinquennale di teologia sono compiuti – secondo la loro specifica indole e la vigente normativa – presso la Facoltà di Filosofia, l’autorità che decide il programma è il decano della Facoltà di Teologia, rispettando la legge vigente e valorizzando la collaborazione stretta con la Facoltà di Filosofia.

Orientato verso la formazione teologica e strutturato secondo tale esigenza, questo percorso filosofico non permette di ottenere un titolo accademico in filosofia, valido canonicamente. Tale percorso si conclude con una certificazione degli studi filosofici priva del valore di titolo accademico e volta soltanto ad attestare – conformemente alla nuova normativa – i corsi frequentati e i crediti ottenuti nell’ambito della formazione filosofica.

15. La riforma ha tre campi di attuazione:

a) La Facoltà ecclesiastica di Filosofia

Nel 1979, la Costituzione Apostolica Sapientia christiana, ristrutturando i tre cicli della Facoltà di Filosofia[37], confermò per il primo di essi una durata di due anni[38]. L’esperienza di oltre 30 anni ha portato gradualmente a prendere coscienza che, per raggiungere più compiutamente gli obiettivi indicati dalla menzionata Costituzione Apostolica per la filosofia e in particolare perché lo studente giunga “ad una sintesi dottrinale solida e coerente”[39], sono necessari tre anni di formazione. Di fatto, un certo numero di Facoltà e di Istituti ha già preso l’iniziativa di offrire una formazione che si concluda con il Baccalaureato ecclesiastico in Filosofia dopo un triennio. In questo ambito si richiede che tutte le Facoltà ecclesiastiche di Filosofia partecipino alla evoluzione della generalizzata prassi universitaria anche per la durata dei gradi accademici, in modo che il triennio di studi filosofici sia conditio sine qua non per ottenere un primo titolo di studio in filosofia accademicamente riconosciuto.

Il secondo ciclo continua a comprendere un biennio di specializzazione, dopo il quale si rilascia la Licenza. Il terzo ciclo per il Dottorato di ricerca, di almeno tre anni, è destinato principalmente a coloro che si preparano ad un insegnamento di livello superiore, in cui la ricerca costituisce un elemento essenziale anche per nutrire solidamente la docenza.

b) La formazione filosofica nella Facoltà di Teologia e nei Seminari

Viene precisata la durata della formazione filosofica come parte integrante degli studi di teologia nelle Facoltà di Teologia o nei Seminari. Senza perdere la propria autonomia, questa formazione filosofica, chiamata in causa dal sapere teologico[40], permette che lo studente, che ha acquisito la giusta metodologia ed ermeneutica filosofica e teologica, possa affrontare adeguatamente gli studi propriamente teologici e trovi il suo personale momento di sintesi alla fine degli studi filosofico-teologici.

Una mescolanza eccessiva di materie filosofiche e teologiche – o anche di altro tipo – ha come conseguenza negli studenti una difettosa formazione dei rispettivi “habitus” intellettuali ed una confusione fra le metodologie delle diverse discipline e il loro specifico statuto epistemologico. Per scongiurare il rischio accresciuto di fideismo ed evitare sia una strumentalizzazione quanto una frammentazione della filosofia, è altamente auspicabile che i corsi di filosofia siano concentrati nei primi due anni della formazione filosofico-teologica. Questi studi di filosofia, compiuti in vista di studi di teologia, saranno uniti, nell’arco di questo biennio, ai corsi introduttivi di teologia.

Tutto ciò che concerne la durata, il numero dei crediti e il contenuto dello studio della filosofia sarà applicato pure nei paesi dove lo studio della “filosofia” viene integrato nel programma di Baccalaureato in un Istituto superiore cattolico, al di fuori di una Facoltà ecclesiastica.

c) La qualificazione del corpo docente

La grave responsabilità di assicurare una formazione filosofica per gli studenti esige docenti in possesso di gradi accademici ottenuti presso le Istituzioni ecclesiastiche (Facoltà ecclesiastiche di Filosofia e di Teologia, ed Istituti affiliati ed aggregati) e dotati di una preparazione scientifica appropriata, capaci di presentare in modo aggiornato il fecondo patrimonio della tradizione cristiana[41].

16. Tenuto conto di queste diverse constatazioni, si aggiornano gli articoli della Costituzione Apostolica Sapientia christiana e le rispettive Ordinationes della Congregazione per l’Educazione Cattolica, relativamente a:

-il numero di anni per conseguire il Baccalaureato in Filosofia;

-il contenuto degli studi di primo ciclo di una Facoltà ecclesiastica di Filosofia;

-il cursus studiorum di filosofia che fa parte integrante del primo ciclo di una Facoltà di Teologia o di un Seminario, o all’interno della formazione universitaria (cfr sopra, 15 b);

-la definizione di alcune norme riguardanti il corpo insegnante;

-l’affiliazione di un triennio di filosofia.


Parte II:
NORME della Costituzione Apostolica Sapientia christiana

Le parti della Costituzione Apostolica Sapientia christiana che rimangono invariate sono riportate in corsivo.

Gli articoli 72 a, 81 e 83 vengono riformati in modo seguente:

Art. 72. a) [Curricolo degli studi della Facoltà di Teologia]

Il curricolo degli studi della Facoltà di Sacra Teologia comprende:

a) il primo ciclo, istituzionale, che si protrae per un quinquennio o dieci semestri, oppure per un triennio, se prima di esso è richiesto il biennio di filosofia.

I primi due anni devono essere maggiormente dedicati a una solida formazione filosofica che è necessaria per affrontare adeguatamente lo studio della teologia. Il Baccalaureato ottenuto in una Facoltà ecclesiastica di Filosofia sostituisce i corsi di filosofia del primo ciclo nelle Facoltà teologiche. Il Baccalaureato in Filosofia ottenuto in una Facoltà non ecclesiastica non costituisce ragione per dispensare completamente uno studente dai corsi filosofici del primo ciclo nelle Facoltà teologiche.

Le discipline teologiche devono essere insegnate in modo da presentare un'organica esposizione di tutta la dottrina cattolica, insieme con l'introduzione al metodo della ricerca scientifica.

Il ciclo si conclude col grado accademico di Baccalaureato o un altro conveniente, da precisarsi negli Statuti della Facoltà.

Art. 81 [Curricolo degli studi nella Facoltà ecclesiastica di Filosofia]

Il curricolo degli studi della Facoltà di Filosofia comprende:

a) il primo ciclo, istituzionale, durante il quale per un triennio o sei semestri, si fa un'organica esposizione delle varie parti della filosofia, che trattano del mondo, dell'uomo e di Dio, come pure della storia della filosofia, unitamente all'introduzione al metodo del lavoro scientifico;

b) il secondo ciclo, o di iniziata specializzazione, durante il quale, per un biennio o quattro semestri, mediante speciali discipline e seminari, si imposta una più profonda riflessione filosofica in qualche settore della filosofia;

c) il terzo ciclo, nel quale, per un periodo di almeno tre anni, si promuove la maturità filosofica, specialmente attraverso l'elaborazione della dissertazione dottorale.

Art. 83 [Diplomi richiesti agli studenti]

Per l’iscrizione al primo ciclo della Facoltà di Filosofia è necessario aver compiuto gli studi prerequisiti, a norma dell'art. 32 di questa Costituzione Apostolica.

Qualora uno studente, che abbia compiuto con successo i corsi regolari di filosofia nel primo ciclo di una Facoltà Teologica, volesse poi proseguire gli studi filosofici per ottenere il Baccalaureato in una Facoltà ecclesiastica di Filosofia, si dovrà tenere conto dei corsi frequentati durante il menzionato percorso.


NORME APPLICATIVE [Ordinationes]

Le parti delle Ordinationes della Costituzione Apostolica Sapientia christiana che rimangono invariate sono riportate in corsivo.

Art. 51. 1° a) [Curricolo degli studi della Facoltà di Teologia]

Le discipline obbligatorie sono:

1° Nel primo ciclo:

a) - Le discipline filosofiche richieste per la teologia, quali sono soprattutto la filosofia sistematica e la storia della filosofia (antica, medievale, moderna, contemporanea). L’insegnamento sistematico, oltre a una introduzione generale, dovrà comprendere le parti principali della filosofia: 1) metafisica (intesa come filosofia dell’essere e teologia naturale), 2) filosofia della natura, 3) filosofia dell’uomo, 4) filosofia morale e politica, 5) logica e filosofia della conoscenza.

- Escluse le scienze umane, le discipline strettamente filosofiche (cfr Ord., Art. 60, 1° a) devono costituire almeno il 60% del numero dei crediti dei primi due anni. Ciascun anno dovrà prevedere un numero di crediti adeguato a un anno di studi universitari a tempo pieno.

- È altamente auspicabile che i corsi di filosofia siano concentrati nei primi due anni della formazione filosofico-teologica. Questi studi di filosofia compiuti in vista degli studi di teologia saranno uniti, nell’arco di questo biennio, ai corsi introduttivi di teologia.

Art. 52

Nel quinquennio istituzionale del primo ciclo occorre curare diligentemente che tutte le discipline siano trattate con tale ordine, ampiezza e metodo proprio, da concorrere armonicamente ed efficacemente a dare agli studenti una formazione solida, organica e completa in materia teologica, grazie alla quale diventino capaci sia di proseguire gli studi superiori, sia di esercitare convenientemente determinati incarichi ecclesiastici.

Art. 52 bis [Qualifiche dei professori di filosofia della Facoltà di Teologia]

Il numero di professori che insegnano la filosofia deve essere di almeno tre muniti dei titoli filosofici richiesti (cfr Ord., Art. 17 e 61, b). Devono essere stabili, cioè dedicati a tempo pieno all’insegnamento della filosofia e alla ricerca in tale ambito.

Art. 59 [Scopi della Facoltà ecclesiastica di Filosofia]

§ 1. La ricerca e l’insegnamento della filosofia in una Facoltà ecclesiastica di Filosofia devono essere radicati “nel patrimonio filosofico perennemente valido”[42] che si è sviluppato lungo la storia, tenendo conto particolarmente dell’opera di san Tommaso d’Aquino. Allo stesso tempo, la filosofia insegnata in una Facoltà ecclesiastica dovrà essere aperta ai contributi che le indagini più recenti hanno fornito e continuano ad apportare. Occorrerà sottolineare la dimensione sapienziale e metafisica della filosofia.

§ 2. Nel primo ciclo, la filosofia deve essere insegnata in modo tale che gli studenti che ricevono il Baccalaureato raggiungano una solida e coerente sintesi dottrinale, imparino ad esaminare ed a giudicare i diversi sistemi filosofici e si abituino ad una personale riflessione filosofica. Se gli studenti del primo ciclo degli studi teologici frequentano i corsi del primo ciclo della Facoltà di filosofia, si vigili affinché sia salvaguardata la specificità del contenuto e dello scopo di ciascun percorso formativo. Al termine della formazione filosofica non viene rilasciato un titolo accademico in Filosofia (cfr Sap. Chr., Art. 72 a), ma gli studenti possono richiedere un certificato che attesti i corsi frequentati e i crediti ottenuti.

§ 3. La formazione ottenuta nel primo ciclo potrà essere perfezionata nel ciclo successivo di iniziata specializzazione mediante la maggiore concentrazione su una parte della filosofia e un maggiore impegno dello studente nella riflessione filosofica.

§ 4. È opportuno fare una chiara distinzione fra gli studi delle Facoltà ecclesiastiche di Filosofia e il percorso filosofico che fa parte integrante degli studi in una Facoltà di Teologia o in un Seminario. In una istituzione ove si trovino contemporaneamente sia una Facoltà ecclesiastica di Filosofia che una Facoltà di Teologia, quando i corsi di filosofia che fanno parte del primo ciclo quinquennale di teologia sono compiuti presso la Facoltà di Filosofia, l’autorità che decide il programma è il decano della Facoltà di Teologia, rispettando la legge vigente e valorizzando la collaborazione stretta con la Facoltà di Filosofia.

Art. 60 [Curricolo degli studi della Facoltà ecclesiastica di Filosofia]

Le discipline insegnate nei vari cicli sono:

1° Nel primo ciclo:

a) Le materie obbligatorie fondamentali:

- Una introduzione generale che mirerà in particolare a mostrare la dimensione sapienziale della filosofia.

- Le discipline filosofiche principali: 1) metafisica (intesa come filosofia dell’essere e teologia naturale), 2) filosofia della natura, 3) filosofia dell’uomo, 4) filosofia morale e politica, 5) logica e filosofia della conoscenza. Data l’importanza particolare della metafisica, a questa disciplina dovrà corrispondere un adeguato numero di crediti.

- La storia della filosofia: antica, medievale, moderna e contemporanea. L’esame attento delle correnti che hanno avuto maggiore influenza sarà accompagnato, quando possibile, dalla lettura di testi degli autori più significativi. Si aggiungerà, in funzione dei bisogni, uno studio di filosofie locali.

Le materie obbligatorie fondamentali devono costituire almeno il 60% e non superare il 70% del numero dei crediti del primo ciclo.

b) Le materie obbligatorie complementari:

- Lo studio delle relazioni tra ragione e fede cristiana ovvero tra filosofia e teologia, da un punto di vista sistematico e storico, attento a salvaguardare tanto l’autonomia dei campi quanto il loro legame.[43]

- Il latino, in modo tale da poter comprendere le opere filosofiche (specialmente di autori cristiani) redatte in tale lingua. Una simile conoscenza del latino si deve verificare nell’arco dei primi due anni.

- Una lingua moderna diversa dalla propria lingua madre, la cui conoscenza si deve verificare prima della fine del terzo anno.

- Una introduzione alla metodologia dello studio e del lavoro scientifico che avvii pure all’uso degli strumenti della ricerca e alla pratica del discorso argomentativo.

c) Le materie complementari opzionali:

- Elementi di letteratura e delle arti;

- Elementi di qualche scienza umana o di qualche scienza naturale (per esempio psicologia, sociologia, storia, biologia, fisica). Si vigili, in modo particolare, affinché si stabilisca una connessione tra le scienze e la filosofia.

- Qualche altra disciplina filosofica opzionale: per esempio filosofia delle scienze, filosofia della cultura, filosofia dell’arte, filosofia della tecnica, filosofia del linguaggio, filosofia del diritto, filosofia della religione.

2° Nel secondo ciclo:

- Alcune discipline speciali, che saranno distribuite opportunamente nelle varie sezioni secondo le diverse specializzazioni, con le proprie esercitazioni e seminari, compresa una speciale tesina scritta.

- L’apprendimento o l’approfondimento del greco antico o di una seconda lingua moderna oltre a quella richiesta nel primo ciclo o l’approfondimento di quest’ultima.

3° Nel terzo ciclo:

Gli Statuti della Facoltà determineranno se e quali discipline speciali debbano essere studiate, con le loro esercitazioni e seminari. Sarà necessario l’apprendimento di una ulteriore lingua o l’approfondimento di una delle lingue già studiate in precedenza.

Art. 61 [Docenti della Facoltà ecclesiastica di Filosofia]

a) La Facoltà deve impegnare in modo stabile almeno sette docenti debitamente qualificati così che questi possano assicurare l’insegnamento di ognuna delle materie obbligatorie fondamentali (cfr Ord., Art. 60, 1°; Art. 45, § 1, b).

In particolare, il primo ciclo deve avere almeno cinque docenti stabili distribuiti nel seguente modo: uno in metafisica, uno in filosofia della natura, uno in filosofia dell’uomo, uno in filosofia morale e politica, uno in logica e filosofia della conoscenza.

Per le altre materie, obbligatorie e opzionali, la Facoltà può chiedere l’aiuto di altri docenti.

b) Un docente è abilitato ad insegnare in una istituzione ecclesiastica se ha conseguito i gradi accademici richiesti in una Facoltà ecclesiastica di Filosofia (cfr Ord., Art. 17).

c) Se il docente non è in possesso né di un Dottorato canonico né di una Licenza canonica, potrà essere annoverato come professore stabile solo a condizione che la sua formazione filosofica sia coerente per il contenuto e per il metodo con quella che viene proposta in una Facoltà ecclesiastica. Nel valutare i candidati all’insegnamento in una Facoltà ecclesiastica di Filosofia si dovrà considerare: la necessaria competenza nella materia loro assegnata; una opportuna apertura all’insieme del sapere; l’adesione nelle loro pubblicazioni e nella loro attività didattica alla verità insegnata dalla fede; una conoscenza adeguatamente approfondita dell’armonioso rapporto tra fede e ragione.

d) Bisognerà garantire che una Facoltà ecclesiastica di Filosofia abbia sempre una maggioranza di docenti stabili in possesso di un Dottorato ecclesiastico in Filosofia o di una Licenza ecclesiastica in una scienza sacra insieme a un Dottorato in Filosofia conseguito in una Università non ecclesiastica.

Art. 62 [Alcune norme particolari per la Facoltà ecclesiastica di Filosofia e l’Istituto affiliato]

In generale, affinché uno studente possa essere ammesso al secondo ciclo in filosofia, è necessario che abbia conseguito il Baccalaureato ecclesiastico in Filosofia.

Se uno studente ha fatto studi filosofici in una Facoltà non ecclesiastica di Filosofia presso una Università cattolica o in un altro Istituto di Studi superiori, può essere ammesso al secondo ciclo soltanto dopo aver dimostrato, con un appropriato esame, che la sua preparazione è conciliabile con quella proposta in una Facoltà ecclesiastica di Filosofia e aver colmato eventuali lacune in rapporto agli anni e al piano di studi previsto per il primo ciclo in base alle presenti Ordinationes. La scelta dei corsi dovrà favorire una sintesi delle materie insegnate (cfr Sap. Chr., Art. 81, a). Al termine di questi studi integrativi, lo studente sarà ammesso al secondo ciclo, senza ricevere il Baccalaureato ecclesiastico in Filosofia.

Art. 62 bis

[Adeguamento delle norme dell’affiliazione e dell’aggregazione filosofica]

§ 1. Tenuto conto della riforma del primo ciclo di tre anni degli studi ecclesiastici di filosofia, che si conclude col Baccalaureato in Filosofia, l’affiliazione filosofica deve essere in conformità con ciò che è stato decretato per il primo ciclo, quanto al numero di anni ed al programma di studi (cfr Ord., Art. 60, 1°); il numero dei docenti stabili in un istituto filosofico affiliato deve essere di almeno cinque con le qualifiche richieste (cfr Ord., Art. 61).

§ 2. Tenuto conto della riforma del secondo ciclo di due anni degli studi ecclesiastici di filosofia che si conclude con la Licenza in Filosofia, l’aggregazione filosofica deve essere in conformità con ciò che è stato decretato per il primo e per il secondo ciclo, quanto al numero di anni ed al programma di studi (cfr Sap. Chr., Art. 72 a e b; Ord., Art. 60); il numero dei docenti stabili in un istituto filosofico aggregato deve essere di almeno sei con le qualifiche richieste (cfr Ord., Art. 61).

[Adeguamento delle norme al percorso di filosofia incluso nel primo ciclo di un Istituto affiliato in teologia]

§ 3. Tenuto conto della riforma del percorso di filosofia incluso nel primo ciclo filosofico-teologico che si conclude con il Baccalaureato in Teologia, la formazione filosofica di un Istituto affiliato in teologia deve essere in conformità con ciò che è stato decretato quanto al programma degli studi (cfr Ord., Art. 51, 1°); il numero dei docenti stabili di filosofia deve essere di almeno due.

Norme transitorie

Art. 65. Con l’entrata in vigore del presente Decreto, sono abrogati gli articoli 72, 81 e 83 della Costituzione Apostolica Sapientia christiana e gli articoli 51, 52, 59, 60, 61 e 62 delle Ordinationes.

Art. 66. Tutte le Istituzione accademiche ecclesiastiche di teologia e di filosofia devono adeguarsi al presente Decreto, con l’inizio dell’anno accademico 2012-2013.

Quæ hoc decreto statuuntur, Summus Pontifex Benedictus XVI, in Audientia infrascripto Cardinali Præfecto recenter concessa, rata habuit et confirmavit, innovatos autem articulos 72, 81 et 83 Constitutionis Apostolicæ Sapientia christiana in forma specifica approbavit, contrariis quibuslibet non obstantibus, atque publici iuris fieri iussit.

Datum Romæ, ex ædibus eiusdem Congregationis, in memoria sancti Thomæ Aquinatis, die XXVIII mensis Ianuarii, A. D. MMXI.

Zenon Card. Grocholewski
Præfectus

Ioannes Ludovicus Brugues, O.P.
a Secretis


[1] Lettera enciclica Fides et ratio (14 settembre 1998), AAS 91 (1999), 5-88, n. 3. Nella Lettera, Giovanni Paolo II concentra l’attenzione sul tema stesso della verità e sul suo fondamento in rapporto alla fede, continuando la riflessione fatta nella Lettera enciclica Veritatis splendor (6 agosto 1993) circa la verità sul piano morale (cfr Fides et ratio, n. 6), la quale abbraccia anche alcune verità fondamentali razionali.

[2] Fides et ratio, n. 3.

[3] Cfr Fides et ratio, n. 84.

[4]Fides et ratio, n. 83.

[5] Cfr Fides et ratio, n. 6.

[6] Fides et ratio, n. 81.

[7] Fides et ratio, n. 83.

[8] Cfr S. Tommaso d’Aquino, Commento alla Metafisica di Aristotele, proemio; cfr Benedetto XVI, Lettera enciclica Deus caritas est (25 dicembre 2005), AAS 98 (2006), 217-252, n. 9.

[9]Fides et ratio, n. 85.

[10] Benedetto XVI, Enciclica Caritas in veritate (29 giugno 2009), OR (8 luglio 2009), 4-5, n. 1.

[11] Caritas in veritate, n. 3.

[12] Benedetto XVI, Allocuzione per l’incontro con l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, 17 gennaio 2008, OR (17 gennaio 2008), 4-5.

[13] Cfr Caritas in veritate, n. 5.

[14] Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al IV Convegno Ecclesiale Nazionale, Verona, 19 ottobre 2006, OR (20 ottobre 2006), 6-7.

[15] Benedetto XVI, Incontro con i rappresentanti della scienza nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg (12 settembre 2006), AAS 98 (2006), 728-739.

[16]“La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità” (Fides et ratio, Inizio).

[17] Fides et ratio, n. 106.

[18] Cfr Fides et ratio, n. 77; cfr Deus caritas est, nn. 10, 29.

[19] Fides et ratio, n. 77.

[20] Joseph Ratzinger, “L’unità di missione e persona nella figura di Giovanni Paolo II”, 1998, in Id., Giovanni Paolo II. Il mio amato predecessore, Città del Vaticano e Cinisello Basalmo, 2007, p. 16.

[21] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), AAS 84 (1992), 657-804, n. 52.

[22] Fides et ratio, n. 62; cfr Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis (19 marzo 1985), n. 59-61.

[23] Cfr Concilio Ecumenico Vaticano II, Decr. Optatam totius, n. 15.

[24] CIC, can. 251; cfr Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica, L’insegnamento della filosofia nei Seminari (20 gennaio 1972), III, 2, Roma, 1972, pp. 11-13.

[25] Cfr Fides et ratio, nn. 27, 44, 66, 69, 80, ecc.

[26] Cfr Veritatis splendor, AAS 85 (6 agosto 1993), 1133-1228, nn. 48-49.

[27] Cfr Fides et ratio, nn. 60, 83, ecc.; cfr Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, nn. 12-22.

[28] Cfr Veritatis splendor, nn. 46-47.

[29] Cfr Veritatis splendor, nn. 43-44, 74; cfr Commissione teologica internazionale, Alla ricerca di un’etica universale. Nuovo sguardo sulla legge naturale, 27 marzo 2009.

[30] Cfr Veritatis splendor, n. 72.

[31] Cfr Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Evangelium vitae (25 marzo 1995), AAS 87 (1995), 401-522, nn. 68-74; cfr Deus caritas est, n. 28.

[32] Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, 22 dicembre 2005, OR (23 dicembre 2005), 4-6.

[33] Paolo VI, Lettera apostolica Lumen Ecclesiae (20 novembre 1974), AAS 66 (1974), 673-702, n. 10.

[34] Fides et ratio, n. 44; cfr Giovanni Paolo II, Discorso tenuto alla Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino, 17 novembre 1979, OR (19-20 novembre 1979), 2-3, n. 6.

[35] Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale Tomistico, 13 settembre 1980, OR (14 settembre 1980), 1-2, n. 2.

[36]Cfr Giovanni Paolo II, Costituzione Apostolica Sapientia christiana, AAS 71 (1979), 469-499,art. 93.

[37] Cfr art. 81; cfr Pio XI, Costituzione Apostolica Deus scientiarum Dominus (24 maggio 1931), AAS 23 (1931), 241-262, art. 41-46.

[38] Cfr Sapientia christiana, art. 81a.

[39] Congregazione per l’Educazione Cattolica, Norme applicative della Costituzione Apostolica Sapientia christiana (29 aprile 1979), AAS 71 (1979), 500-521, art. 59, § 1.

[40]Cfr Fides et ratio, n. 77.

[41] Cfr Fides et ratio, n. 105.

[42] Cfr CIC, can. 251 e Concilio Ecumenico Vaticano II, Decr. Optatam totius, n. 15.

[43] Cfr Fides et ratio, n. 75, che respinge “la teoria della cosiddetta filosofia ‘separata’” che “costituisce la rivendicazione di una autosufficienza di pensiero,” riconfermando anche una certa indipendenza: “la filosofia manifesta la legittima aspirazione ad essere un’impresa autonoma, che procede cioè secondo le leggi sue proprie, avvalendosi delle sole forze della ragione”.

  

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