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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 8 luglio 1987

 

1. Nella precedente catechesi abbiamo considerato Gesù Cristo come Figlio intimamente unito al Padre. Quest’unione gli permette e gli impone di dire: “il Padre è in me, e io sono nel Padre”, non solo nella conversazione confidenziale del cenacolo, ma anche nella pubblica dichiarazione fatta durante la celebrazione della festa delle Capanne (cf. Gv 7, 28-29). E anzi, ancor più chiaramente Gesù giunge ad affermare: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 30). Tali parole vengono ritenute blasfeme e provocano la violenta reazione degli ascoltatori: “Portarono delle pietre per lapidarlo” (cf. Gv 10, 31). Infatti secondo la legge di Mosè la bestemmia doveva essere punita con la morte (cf. Dt 13, 10-11).

2. Ora è importante riconoscere che esiste un legame organico tra la verità di questa intima unione del Figlio col Padre e il fatto che Gesù figlio vive totalmente “per il Padre”. Sappiamo infatti che tutta la vita, tutta l’esistenza terrena di Gesù è rivolta costantemente verso il Padre, è donata al Padre senza riserve. Ancora dodicenne, Gesù, Figlio di Maria, ha una precisa coscienza della sua relazione col Padre e prende un atteggiamento coerente con la sua certezza interiore. Perciò al rimprovero di sua Madre, quando insieme a Giuseppe lo trovano nel tempio dopo averlo cercato per tre giorni, risponde: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2, 49).

3. Anche nella presente catechesi facciamo riferimento anzitutto al testo del quarto Vangelo, perché la coscienza e l’atteggiamento manifestati da Gesù ancor dodicenne trovano la loro profonda radice in ciò che leggiamo all’inizio del grande discorso di addio che, secondo Giovanni, egli pronunciò durante l’ultima cena, al termine della sua vita, mentre stava per portare a compimento la sua missione messianica. L’evangelista dice di lui che “giunta la sua ora . . . (sapeva) che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava” (Gv 13, 3).

La Lettera agli Ebrei mette in rilievo la stessa verità, riferendosi in certo modo alla stessa preesistenza di Gesù Figlio di Dio: “Entrando nel mondo Cristo dice: “Tu non hai voluto né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà”” (Eb 10, 5-7).

4. “Fare la volontà” del Padre, nelle parole e nelle opere di Gesù, vuol dire: “vivere per” il Padre totalmente. “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me . . . io vivo per il Padre” (Gv 6, 57), dice Gesù nel contesto dell’annuncio dell’istituzione dell’Eucaristia. Che compiere la volontà del Padre sia per Cristo la sua stessa vita, lo manifesta lui stesso con le parole rivolte ai discepoli dopo l’incontro con la Samaritana: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv 4, 34). Gesù vive della volontà del Padre. Questo è il suo “cibo”.

5. Ed egli vive in questo modo - ossia totalmente rivolto verso il Padre - poiché è “uscito” dal Padre e al Padre “va”, sapendo che il Padre “gli ha dato in mano ogni cosa” (Gv 3, 35). Lasciandosi guidare in tutto da questa coscienza, Gesù proclama davanti ai figli d’Israele: “Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni (cioè a quella che gli ha reso Giovanni il Battista): le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato”(Gv 5, 36). E nello stesso contesto: “In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa” (Gv 5, 19). E aggiunge: “Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole” (Gv 5, 21).

6. Il passo del discorso eucaristico (da Gv 6), che abbiamo riportato poco fa: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me . . . io vivo per il Padre”, viene a volte tradotto in quest’altro modo: “Io vivo per mezzo del Padre” (Gv 6, 57). Le parole di Gv 5 appena riferite si armonizzano con questa seconda interpretazione. Gesù vive “per mezzo del Padre” - nel senso che tutto ciò che fa corrisponde pienamente ala volontà del Padre: è quello che il Padre stesso fa. Proprio per questo la vita umana del Figlio, il suo agire, la sua esistenza terrena, è in modo così completo rivolta verso il Padre - Gesù vive pienamente “per il Padre” - poiché in lui la fonte di tutto è la sua eterna unità col Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 30). Le sue opere sono la prova della stretta comunione delle divine Persone. In esse la stessa divinità si manifesta come unità del Padre e del Figlio: la verità che ha provocato tanta opposizione tra gli ascoltatori.

7. Quasi in previsione delle ulteriori conseguenze di quella opposizione, Gesù dice in un altro momento del suo conflitto con i Giudei: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che “Io Sono” e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite” (Gv 8, 28-29).

8. Veramente Gesù ha compiuto la volontà del Padre sino alla fine. Con la passione e morte in croce ha confermato “di fare sempre le cose gradite al Padre”: ha compiuto la volontà salvifica per la redenzione del mondo, nella quale il Padre e il Figlio sono uniti perché eternamente sono “una cosa sola” (Gv 10, 30). Quando stava morendo sulla croce, Gesù “gridò a gran voce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”” (cf. Lc 23, 46), queste sue ultime parole testimoniavano che sino alla fine tutta la sua esistenza terrena era rivolta al Padre. Vivendo - come Figlio - “per (mezzo del) Padre” viveva totalmente “per il Padre”. E il Padre, come egli aveva predetto, “non lo lasciò solo”. Nel mistero pasquale della morte e della risurrezione si sono compiute le parole: “Quando avrete innalzato il figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono. “Io Sono”: le stesse parole con le quali una volta il Signore - il Dio vivo - aveva risposto alla domanda di Mosè a proposito del suo nome (cf. Es 3, 13-14).

9. Leggiamo nella Lettera agli Ebrei delle espressioni quanto mai confortanti: “Perciò Gesù può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore” (Eb 7, 25). Colui che come Figlio “della stessa sostanza del Padre” vive “per (mezzo del) Padre”, ha rivelato all’uomo la via della salvezza eterna. Prendiamo anche noi questa via e procediamo su di essa, partecipando a quella vita “per il Padre”, la cui pienezza dura per sempre in Cristo.


Ai fedeli di espressione francese

En vous invitant ainsi à contempler la personne du Christ Sauveur, je voudrais vous dire, à vous, pèlerins et visiteurs de langue française, mes vśux cordiaux. En particulier, je salue les Sśurs de la Sainte-Famille de Bordeaux, en session spirituelle, les Sśurs du Sacré-Cśur venues de France pour vénérer les tombeaux des Apôtres. Et je salue aussi le groupe du Cap-de-la-Madeleine au Canada: que leur pèlerinage à Rome soit un temps fort de prière en cette Année mariale! A tous, je souhaite bonne route, pour les vacances, pour la vie de tous les jours également. Et je demande à Dieu de vous bénir.

Ai pellegrini di lingua inglese

I am pleased to welcome all the pilgrims and visitors present at today’s audience. It is a joy for me to greet the members of Our Lady of Fatima First Saturday Club. Be assured that the Pope’s prayers are joined to yours in begging the Lord for peace in the world.

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A warm greeting likewise to the Saint Hallvard Choir from Oslo, who are celebrating their Silver Jubilee and who again this summer are helping with the singing in Saint Peter’s Basilica. I thank you for your generosity and Christian service.

I wish to extend cordial greetings in particular to a group of Presbyterian pastors and to the ministers of other ecclesial communions who with their families are taking part in a study tour and pilgrimage to Rome. May your visit to this City of the Apostles Peter and Paul strengthen you in faith, renew you in hope and confirm you in your witness to the Gospel of Christ. And upon all the English-speaking people, especially those from Ireland and the United States, I invoke the abundant blessings of Almighty God.

Ai fedeli di lingua tedesca

Mit dieser kurzen Betrachtung grüße ich herzlich alle heutigen Audienzteilnehmer deutscher Sprache: die genannten Gruppen und auch alle Einzelpilger. Mein besonderer Gruß gilt der Pilgergruppe des Spätberufenenseminars Sankt Joseph in Fockenfeld-Konnersreuth. Auf eurem Weg zum Priestertum seid ihr in verstärktem Maße in die Nachfolge Christi gerufen, auf seinen Weg des Gehorsams zum Vater. Euch und allen Pilgern erbitte ich als Gnade dieser Romwallfahrt einen lebendigen Glauben und vertiefte Treue zu eurer jeweiligen christlichen Berufung. Mit besten Ferienwünschen erteile ich euch und euren Lieben in der Heimat von Herzen meinen besonderen Apostolischen Segen.

Ai fedeli di lingua spagnola

Deseo ahora presentar mi más cordial saludo a todos los peregrinos de lengua española.

En particular, al grupo de Religiosas Misioneras Agustinas Recoletas que se preparan a celebrar en España su Capítulo General. Aliento a todas las Religiosas de vuestro Instituto a una ilusionada entrega al Señor en el servicio a los hermanos.

Saludo igualmente a la peregrinación de la Obra Misionera “Ekumene” y del Movimiento de Apostolado “Regnum Christi”; así como a los grupos parroquiales de Castellón de la Plana, Jaén, Plasencia, Bilbao, Astillero y Mairena del Aljarafe. Mi cordial bienvenida a las personas, familias y grupos procedentes de los diversos países de América Latina, especialmente de México y de Colombia. A todos bendigo de corazón.

A fedeli provenienti dalla Polonia

Witam serdecznie pielgrzymów z Polski, w szczególności: “Ostoję”, pielgrzymkę nauczycieli z Nowej Huty, z Krakowa; pielgrzymkę katedralną z Tarnowa; z parafii Najświętszego Serca Pana Jezusa z Nowego Sącza; z Sanktuarium Matki Bożej Miłości i Sprawiedliwości Społecznej z Piekar Śląskich; pielgrzymów z Katowic i Rudy Śląskiej; z Góry św. Anny; z parafii św. Jadwigi w Gdańsku i św. Michała w Sopocie; z parafii sw. Wojciecha z Trzciela, diecezja gorzowska; również z diecezji gorzowskie; z parafii św. Antoniego z Piły i Nowej Soli-ojcowie kapucyni; współpracowników misyjnych księży pallotynów, pielgrzymkę młodzieżową z całej Polski; nauczycieli z miasta Poznania; chór im. Karola Kurpińskiego; grupę górników z Lublina; grupę nauczycieli z Gliwic, Logos-Tour; z Łowicza pracowników Rejonu Dróg Publicznych; prócz tego grupę Polaków z Kanady oraz rodziny polskie ze Szwecji, wreszcie uczestników grup turystycznych z Warszawy i Częstochowy - PKS, Orbis.

Ad alcuni gruppi italiani

Saluto ora con affetto gli alunni di terza Media del Seminario Minore di Padova. Carissimi vi auguro di proseguire con coraggio e fiducia il vostro cammino sulla via del Sacerdozio, guardando all’esempio degli Apostoli Pietro e Paolo che siete venuti ad onorare con la vostra visita a Roma. Chiedete loro la grazia di corrispondere sempre più generosamente alla divina chiamata e di prepararvi adeguatamente alla meta cui aspirate. Invoco su di voi la protezione della Vergine Santissima e vi accompagno con la mia Benedizione, che estendo a tutto il vostro Seminario e alle vostre Famiglie.

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Rivolgo poi un cordiale saluto a gruppi folkloristici provenienti da vari paesi, che in questi giorni sono riuniti a Latina per un Festival internazionale. Auguro a tutti voi, cari Fratelli e Sorelle, un pieno successo a questa vostra manifestazione artistico - culturale, che contribuisce ad affratellare i popoli nella reciproca conoscenza delle tradizioni proprie di ciascuno. Da parte mia, vi accompagno con la mia benedizione.

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Un cordiale saluto anche al gruppo delle Suore Collegine della Sacra Famiglia, giunte a Roma per rendere omaggio, in Santa Maria in Trastevere, alla tomba del loro Fondatore, il Cardinale Pietro Marcellino Corradini.

Questo vostro pellegrinaggio, care sorelle, possa essere per voi l’occasione per ringraziare il Signore per la vostra vocazione e per trarre dall’ispirazione originaria del vostro Istituto nuova forza e nuova speranza per una grande missione di amore e di misericordia. Con questi pensieri ed auspici, fraternamente vi benedico e vi accompagno con la preghiera.

Ai giovani

Nel guardare ora a voi, carissimi giovani, il mio pensiero va alla notizia riportata in questi giorni dai mass-media, secondo cui la popolazione mondiale ha raggiunto il traguardo di cinque miliardi di unità.

L’evento è stato variamente commentato. La Chiesa, per parte sua, riconosce in ogni vita che sboccia sulla terra un dono del Dio della bontà. Essa è consapevole dei problemi che l’incremento demografico porta con sé, ma non si stanca di ricordare che una soluzione autenticamente umana non può essere cercata al di fuori del progetto originario di Dio, del quale un cardine fondamentale è la solidarietà della famiglia umana.

Voi giovani, che dell’umanità oggi presente sulla terra costituite la parte maggiore, siete particolarmente sensibili a questo valore. A voi, perciò lascio stamane questa consegna: fatevi apostoli di solidarietà. Impegnatevi a “promuovere effettivamente e senza eccezioni - come dicevo nel Messaggio per la Giornata della Pace di inizio d’anno - l’eguale dignità di tutti come esseri umani, dotati di certi fondamentali e inalienabili diritti” (Ioannis Pauli PP. II, Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a.D. 1987, 2, die 8 dec. 1986: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX, 2 (1986) 1887). Contribuirete così a costruire un mondo più giusto ed accogliente. Al cinque-miliardesimo essere umano, ed a tutti i neonati, che in questi giorni hanno visto la luce, il mio augurio, avvalorato da una speciale preghiera.

Agli ammalati

Rivolgo ora il mio cordiale saluto agli ammalati. Carissimi, questo mese di luglio è consacrato dalla pietà di tanti fedeli alla devozione verso il Sangue Preziosissimo di Nostro Signore. Il mistero della Redenzione che ha la sua manifestazione più alta nella effusione del Sangue del Figlio di Dio è una fonte inesauribile di meditazione, da cui può attingere motivi di luce e di conforto ogni persona visitata dal dolore. Per questo, carissimi ammalati, vi invito a considerare le vostre sofferenze sullo sfondo dei patimenti e delle sofferenze di Cristo Crocifisso, a cui siete, invisibilmente ma realmente, particolarmente vicini. In unione con Lui portate anche voi un prezioso contributo affinché il mondo, purificato dal peccato e dalla schiavitù del male, si avvicini alla santità delle origini. Vi sia di forte aiuto questa verità e, nell’assicurarvi uno speciale ricordo nella preghiera, vi imparto la mia Benedizione.

Agli sposi novelli

Un saluto ed un augurio particolare rivolgo ora agli sposi novelli. Come, con il Sacramento del Matrimonio, avete unito le vostre vite nel Signore, così, carissimi sposi, lasciate che Egli occupi sempre nella vostra esistenza un posto centrale e determinante. Amatelo senza riserve, perché sostenga il vostro affetto reciproco; preferitelo ad ogni altro bene, perché sia l’origine della vostra gioia; confidate nella sua Provvidenza, per affrontare serenamente gli immancabili momenti di difficoltà; pregatelo insieme e con fede, perché la sua luce ispiri i vostri progetti di bene e la sua grazia gli conduca a compimento. Così facendo, la vostra sarà una famiglia cristiana di nome e di fatto, e darete splendido esempio di quell’amore che la SS. ma Trinità ha per tutti gli uomini. Vi benedico di cuore.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 



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