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Card. Victor Manuel Fernández Prefetto del
Dicastero per la Dottrina della Fede
Rileggere
Evangelii Gaudium
Il Santo Padre Leone ci ha proposto di riprendere
Evangelii Gaudium. È
quindi chiaro che non si tratta di un testo scaduto con il precedente Pontefice.
Lo ha ribadito pure questa Assemblea con le votazioni di ieri. La ragione è
questa: non è una vecchia opzione pastorale che può essere sostituita da
un’altra.
Si tratta di mettere al centro la proclamazione del kerygma e di
rilanciare quella proclamazione con rinnovato ardore nell’uscita missionaria. Il
Santo Padre ci indica quindi che certamente possono esserci cambiamenti rispetto
al pontificato precedente, ma che la sfida posta da
Evangelii Gaudium
non
può essere seppellita.
Perché il grande tema di
Evangelii Gaudium
è esplicito nel suo
sottotitolo: “sull’annuncio”, quell’annuncio che non possiamo eludere.
Quella proposta sembrerebbe troppo generica se non venisse specificato a quale
annuncio si riferisca. Infatti,
Evangelii Gaudium
specifica che non si
tratta di una proclamazione ossessiva di tutte le dottrine e norme della Chiesa,
sebbene necessarie e preziose, ma soprattutto del nucleo del Vangelo, il
kerygma.
Il suo contenuto è “la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestata in
Gesù Cristo morto e risorto” (n. 36).
Benedetto XVI aveva già sostenuto che non si inizia ad essere cristiani con una
dottrina o una proposta morale: è l’esperienza di un incontro che costituisce il
fondamento di tutto.
Evangelii Gaudium dice “bellezza” perché non basta annunciare senza mostrarne l’attrattiva.
Serve creatività per riconoscere i segni del tempo attuale e far sì che questo
annuncio raggiunga tutti in modo da ammirarne la sua bellezza e quindi sentirsi
attratti personalmente.
E afferma che “se riusciamo a concentrarci su ciò che è più importante e più
bello, la proposta è semplificata [...] e così diventa più vigorosa e radiosa” (n. 35).
Altrove il documento richiama ancora questo annuncio centrale con parole
diverse. Per esempio: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e
ora è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, rafforzarti, liberarti”
(n. 164). È la proclamazione missionaria che Paolo portò ai pagani, ed è quella
che ogni missionario porta con sé quando arriva in un luogo dove Cristo non è
conosciuto, per suscitare l’incontro supremo. E questo vale particolarmente oggi
che la trasmissione della fede è ferita o decisamente interrotta.
Allora, la domanda che
Evangelii Gaudium
ci pone nel mezzo delle nostre
prediche e dei nostri progetti è: attraverso tutto quello che fai e che dici,
stai comunicando che esiste un Dio che ama all’infinito; che Cristo ci ha
salvati e continua a salvarci dal peccato, dal vuoto, dalla mancanza di senso
nella vita; che Cristo vive, cammina con noi e può darci la forza di andare
avanti e vivere la meraviglia del Vangelo e la gioia che porta con sé?
E nella proclamazione morale: risuona prima di tutto la chiamata a vivere il
primo comandamento dell’amore fraterno, che è pazienza, servizio, vicinanza,
generosità?
***
Da queste domande sul cuore del Vangelo derivano due richieste concrete:
1) La necessità di rimanere aperti alla riforma delle nostre pratiche, stili,
organizzazioni, consapevoli che spesso i nostri schemi potrebbero non essere i
migliori. Non per l’ossessione di cambiare, ma affinché il kerygma
risuoni ovunque e raggiunga il cuore di tutti nei diversi contesti odierni,
capace di inculturarsi di nuovo. Ecclesia semper reformanda.
È la riforma sinodale missionaria che consiste in ultima analisi nel mettere
in secondo piano ciò che non serve direttamente a raggiungere tutti con questo
primo annuncio. Pertanto, tutto ciò che ci conduce più direttamente a questo
obiettivo principale deve essere posto in primo piano.
2) La necessità di rivedere frequentemente il contenuto delle nostre prediche e
interventi. Perché a volte, con buona volontà, ci intratteniamo in molte
questioni e quell’annuncio viene sepolto.
Evangelii Gaudium ci ricorda che non tutte le verità della dottrina della Chiesa hanno la
stessa importanza. Esiste innanzitutto un “cuore” (n. 34) o un “nucleo
fondamentale” (n. 36). Gli altri insegnamenti della Chiesa sono tutti veri, ma
collegati in modi diversi a quel “cuore”. A volte finiamo sempre per parlare
delle stesse questioni dottrinali, morali, bioetiche, politiche, ma con due
rischi:
O la proclamazione che muove e mobilita, che tocca l’anima e rivoluziona la vita
non risuona.
Oppure vengono evidenziati solo alcuni pochi temi che ripetiamo, ma fuori dal
contesto più ampio dell’insegnamento spirituale e sociale della Chiesa. Il
Santo Padre Leone, in vari interventi e persino nei suoi dialoghi con i
giornalisti, ha indicato questo rischio.
Ma non va dimenticato che
Evangelii Gaudium
ha un capitolo sociale e uno
spirituale:
Un capitolo sociale perché il rapporto tra esperienza di fede e promozione umana
è essenziale per non distorcere il Vangelo.
Questa stessa intima unione tra proclamazione del kerygma e impegno
sociale nella costruzione del Regno di Dio si trova in
Gaudete et Exsultate,
in
Dilexit nos e nella recente esortazione di Papa Leone,
Dilexi te.
E c’è infine un capitolo spirituale, perché se vogliamo davvero che avvenga un
cambiamento intenso e profondo che mobiliti e porti nuova vita, deve emergere
uno “spirito”, una forte motivazione interiore.
Quello “spirito missionario” pieno di fervore, entusiasmo e audacia viene
riversato dallo Spirito Santo.
Ma è anche necessario che ci impegniamo a motivarci, a far crescere il desiderio
della missione, a trovare stimoli che ci aiutino a desiderare e amare la
missione. Le tre motivazioni spirituali proposte da
Evangelii Gaudium
sono sempre attuali:
* Rinnovare l’esperienza di non poter vivere senza il Signore Gesù, senza la sua
amicizia e la sua presenza viva. Lui è la mia roccia, il mio tesoro, la mia
vita, la mia speranza.
* Allo stesso tempo rinnovare la “passione per il popolo”, il piacere di stare
con la gente, la decisione di soffrire e camminare con loro.
* Infine, la convinzione di fede che la nostra dedizione alla proclamazione del
Vangelo dà sempre frutti, oltre ciò che vediamo, oltre ciò che possiamo
verificare. Con l’azione dello Spirito, non si cercano successi mondani, anche
se siamo certi che la propria vita porterà frutto, “senza pretendere di sapere come, dove
o quando” (n. 279).
Possa questa proposta sempre attuale di
Evangelii Gaudium
aiutarci a
rilanciare, insieme a Papa Leone, una fervente dedizione alla proclamazione del
messaggio più bello che possa essere trasmesso al nostro mondo.
V. M. Card. Fernandez
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