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  PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

LA CHIESA E INTERNET 

 

 

I. Introduzione 

II. Opportunità e sfide 

III. Raccomandazioni e conclusione 


I

INTRODUZIONE

1. L'interesse della Chiesa per Internet è un aspetto particolare dell'attenzione che essa riserva da sempre ai mezzi di comunicazione sociale. Considerandoli il risultato del processo storico scientifico per mezzo del quale l'umanità avanza « sempre più nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato »,[1] la Chiesa si è spesso dichiarata convinta del fatto che i mezzi di comunicazione sociale sono, come ha affermato il Concilio Vaticano II, « meravigliose invenzioni tecniche » [2] che pur facendo già molto per soddisfare le necessità umane, possono fare ancora di più.

Quindi l'approccio della Chiesa ai mezzi di comunicazione sociale è stato essenzialmente positivo.[3] Anche quando ne condannano i gravi abusi, i documenti del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali si sono preoccupati di chiarire che « un atteggiamento meramente restrittivo o censorio da parte della Chiesa... non è né sufficiente né appropriato ».[4]

Citando la Lettera Enciclica Miranda prorsus di Papa Pio XII del 1957, l'Istruzione Pastorale sui Mezzi di Comunicazione Sociale Communio et progressio, pubblicata nel 1971, ha sottolineato questo aspetto: « La Chiesa riconosce in questi strumenti dei “doni di Dio” destinati, secondo il disegno della Provvidenza, a unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori dei Suoi disegni di salvezza ».[5] Rimaniamo di questa opinione anche a proposito di Internet.

2. Secondo la Chiesa la storia delle comunicazioni umane somiglia a un lungo viaggio che conduce l'umanità « dall'orgoglioso progetto di Babele, con la sua carica di confusione e di mutua incomprensione (cfr Gn 11, 1-9), fino alla Pentecoste e al dono delle lingue: la restaurazione della comunicazione si incentra su Gesù per l'azione dello Spirito Santo ».[6] Nella vita, nella morte e nella risurrezione di Cristo, la comunicazione fra gli uomini ha trovato il suo più alto ideale e supremo modello in Dio, il quale è diventato uomo e fratello.[7]

I moderni mezzi di comunicazione sociale sono fattori culturali che svolgono un ruolo in questa storia. Come osserva il Concilio Vaticano II, « benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, tale progresso è di grande importanza per il regno di Dio ».[8] Considerando da questo punto di vista i mezzi di comunicazione sociale, scopriamo che essi « contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire gli animi, nonché ad estendere e consolidare il Regno di Dio ».[9]

Oggi ciò vale in modo particolare per Internet, che contribuisce ad apportare cambiamenti rivoluzionari nel commercio, nell'educazione, nella politica, nel giornalismo, nel rapporto fra nazione e nazione e cultura e cultura, cambiamenti riguardanti non solo il modo in cui le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la propria vita. In un documento allegato, “Etica in Internet”, affrontiamo la dimensione etica di tali questioni.[10]

In questa sede consideriamo le implicazioni che Internet ha per la religione e in particolare per la Chiesa Cattolica.

3. La Chiesa ha un duplice scopo a proposito dei mezzi di comunicazione sociale. Uno è quello di incoraggiare la loro giusta evoluzione e il loro giusto utilizzo per il bene dello sviluppo umano, della giustizia e della pace, per l'elevazione della società a livello locale, nazionale e comunitario, alla luce del bene comune e in spirito di solidarietà. In considerazione della grande importanza delle comunicazioni sociali, la Chiesa cerca un « dialogo onesto e rispettoso con i responsabili dei media », un dialogo che si rivolga in primo luogo all'elaborazione della politica che li riguarda.[11] « Questo dialogo implica che la Chiesa faccia uno sforzo per comprendere i media — i loro obiettivi, i loro metodi, le loro regole di lavoro, le loro strutture interne e le loro modalità — e che sostenga e incoraggi coloro che vi lavorano. Basandosi su questa comprensione e su questo sostegno diventa possibile fare delle proposte significative per poter allontanare gli ostacoli che si oppongono al progresso umano e alla proclamazione del Vangelo ».[12]

Tuttavia la Chiesa si preoccupa anche della propria comunicazione e di quella al suo interno. Questa comunicazione è qualcosa di più che un esercizio tecnico perché comincia nella comunione di amore fra le Persone divine e nella Loro comunicazione con noi nonché nella comprensione del fatto che la comunicazione trinitaria « si estende all'umanità: il Figlio è il Verbo, eternamente « pronunciato » dal Padre e, in Gesù Cristo e attraverso di Lui, Figlio e Verbo incarnato, Dio comunica se stesso e la sua salvezza alle donne e agli uomini ».[13]

Dio continua a comunicare con l'umanità attraverso la Chiesa, portatrice e custode della Sua Rivelazione, al cui Magistero soltanto Egli ha affidato il compito di interpretare in maniera autentica la Sua parola.[14] Inoltre, la Chiesa stessa è communio, una comunione di persone e di comunità eucaristiche che derivano dalla comunione trinitaria e la riflettono.[15] Quindi, la comunicazione è essenziale per la Chiesa.

Questa motivazione, più di ogni altra, spiega perché « la pratica ecclesiale della comunicazione dovrebbe essere esemplare, rispecchiando i più alti modelli di veridicità, affidabilità, sensibilità ai diritti umani e altri principi e norme rilevanti ».[16]

4. Trent'anni fa la Communio et progressio evidenziò che « le recenti invenzioni offrono all'uomo nuove modalità di incontro con la verità evangelica ».[17] Papa Paolo VI disse: « la Chiesa si sentirebbe colpevole davanti al suo Signore », se non adoperasse questi mezzi per l'evangelizzazione.[18] Papa Giovanni Paolo II ha definito i mezzi di comunicazione sociale « il primo Areopago del tempo moderno » e ha dichiarato « non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa « nuova cultura » creata dalla comunicazione moderna ».[19] Fare questo è importantissimo oggi, poiché i mezzi di comunicazione sociale non solo influenzano fortemente ciò che le persone pensano della vita, ma anche, e in larga misura, « l'esperienza umana in quanto tale è diventata una esperienza mediatica ».[20]

Tutto ciò vale anche per Internet. Sebbene il mondo delle comunicazioni sociali « possa a volte sembrare in contrasto con il messaggio cristiano, offre anche opportunità uniche per proclamare la verità salvifica di Cristo a tutta la famiglia umana. Consideriamo... la capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Quanti hanno predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto immaginare un pubblico così vasto... i cattolici non dovrebbero aver paura di lasciare aperte le porte delle comunicazioni sociali a Cristo affinché la Sua Buona Novella possa essere udita dai tetti del mondo! ».[21]

 

II

OPPORTUNITÀ E SFIDE

5. « La comunicazione che avviene nella Chiesa e attraverso la Chiesa consiste essenzialmente nell'annuncio della Buona Novella di Gesù Cristo. E la proclamazione del Vangelo come parola profetica e liberatrice rivolta agli uomini e alle donne del nostro tempo è la testimonianza resa, di fronte ad una secolarizzazione radicale, alla verità divina ed al destino trascendente della persona umana; è, di fronte ai conflitti ed alle divisioni, la scelta della giustizia, in solidarietà con tutti i credenti al servizio della comunione fra i popoli, le nazioni e le culture ».[22]

Poiché annunciare la Buona Novella a persone immerse nella cultura dei mezzi di comunicazione sociale richiede l'attenta considerazione delle peculiarità dei mezzi di comunicazione stessi, ora la Chiesa ha bisogno di comprendere Internet. Ciò è necessario al fine di comunicare efficacemente con le persone, in particolare quelle giovani, immerse nell'esperienza di questa nuova tecnologia, ma anche per utilizzarlo al meglio.

I mezzi di comunicazione sociale offrono importanti benefici e vantaggi dal punto di vista religioso: « offrono notizie e informazioni su eventi, idee e personaggi relativi alla religione. Sono veicoli di evangelizzazione e di catechesi. Offrono ispirazione, incoraggiamento e opportunità di culto a persone costrette nelle loro case o in Istituti ».[23] Oltre a questi benefici, ve ne sono alcuni più o meno specifici di Internet. Questo sistema permette accesso immediato e diretto a importanti fonti religiose e spirituali, a grandi biblioteche, a musei e luoghi di culto, a documenti magisteriali, a scritti dei Padri e Dottori della Chiesa e alla saggezza religiosa di secoli. Ha la preziosa capacità di superare le distanze e l'isolamento, mettendo le persone in contatto con i loro simili di buona volontà, che fanno parte delle comunità virtuali di fede per incoraggiarsi e aiutarsi reciprocamente. La Chiesa può prestare un importante servizio ai cattolici e ai non cattolici selezionando e trasmettendo dati utili su Internet.

Internet è importante per molte attività e numerosi programmi ecclesiali quali l'evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale opera missionaria ad gentes, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e informazioni, l'apologetica, governo, amministrazione e alcune forme di direzione spirituale e pastorale.

Sebbene la realtà virtuale del ciberspazio non possa sostituire una comunità interpersonale autentica o la realtà dei Sacramenti e della Liturgia o l'annuncio diretto e immediato del Vangelo, può completarli, spingere le persone a vivere più pienamente la fede e arricchire la vita religiosa dei fruitori. Essa è per la Chiesa anche uno strumento per comunicare con gruppi particolari come giovani e giovani adulti, anziani e persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, membri di altri organismi religiosi, che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere.

Un numero crescente di Parrocchie, Diocesi, Congregazioni religiose e Istituzioni legate alla Chiesa, programmi e organizzazioni di tutti tipi utilizzano Internet per questi e altri scopi. In alcuni luoghi, a livello sia nazionale sia continentale, sono in corso progetti creativi promossi dalla Chiesa. La Santa Sede è attiva in quest'area da diversi anni e continua a espandere e a sviluppare la sua presenza su Internet. Incoraggiamo i gruppi legati alla Chiesa che non hanno ancora compiuto il passo per entrare nel ciberspazio a prendere in considerazione la possibilità di farlo al più presto. Raccomandiamo con forza lo scambio di idee e informazioni su Internet fra coloro che hanno esperienza in questo campo e coloro che invece sono principianti.

6. La Chiesa deve anche comprendere e utilizzare Internet come strumento di comunicazione interna. Per questo bisogna tener presente la sua natura speciale di mezzo diretto, immediato, interattivo e partecipativo.

L'interattività bidirezionale di Internet sta già facendo svanire la vecchia distinzione fra chi comunica e chi riceve la comunicazione,[24] e sta creando una situazione nella quale, almeno potenzialmente, tutti possono fare entrambe le cose. Non si tratta dunque più della comunicazione del passato che fluiva in una sola direzione e dall'alto verso il basso. Poiché sempre più persone prendono confidenza con questo aspetto peculiare di Internet in altri settori della loro vita, ci si può aspettare che ricorrano a Internet anche a proposito della religione e della Chiesa.

È nuova la tecnologia, ma non l'idea. Il Concilio Vaticano II ha affermato che i membri della Chiesa dovrebbero manifestare ai loro Pastori « le loro necessità e i loro desideri, con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo »; infatti, nella misura della scienza, della competenza e del prestigio di cui godono « essi hanno il diritto, anzi anche il dovere, di far conoscere il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa ».[25] La Communio et progressio ha osservato che la Chiesa, in quanto « Corpo vivo », « è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica che è alimentata dal colloquio fra le diverse membra ».[26] Sebbene le verità di fede « non possano in nessun caso essere lasciate alla arbitraria interpretazione dei singoli », la Costituzione Pastorale ha osservato che « vastissima è la zona di ricerca, nella quale può attuarsi questo dialogo interno ».[27]

Idee simili sono contenute nel Codice di Diritto Canonico [28] e in documenti più recenti del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.[29] Aetatis novae definisce la comunicazione bidirezionale e l'opinione pubblica « il mezzo per realizzare concretamente il carattere di « comunione » della Chiesa ».[30]

In Etica nelle Comunicazioni Sociali si afferma: « Un flusso bidirezionale di informazione e opinioni fra Pastori e fedeli, la libertà di espressione sensibile al benessere della comunità e al ruolo del Magistero nel promuoverlo, e un'opinione pubblica responsabile sono tutte espressioni importanti del « diritto fondamentale al dialogo e all'informazione in seno alla Chiesa ».[31] Internet è un efficace strumento tecnologico per comprendere questo concetto.

Abbiamo dunque uno strumento che può essere usato in maniera creativa per vari aspetti dell'amministrazione e del governo. Oltre all'apertura di canali di espressione dell'opinione pubblica, pensiamo all'opportunità di consultare esperti, preparare incontri e collaborare con le Chiese particolari e con le Istituzioni religiose a livello locale, nazionale e internazionale.

7. Quella dell'educazione e della formazione è un'altra area opportuna e necessaria. « Oggi tutti hanno bisogno di alcune forme di costante educazione ai media, sia per studio personale sia per poter partecipare a un programma organizzato o per entrambe le cose. Più che insegnare tecniche, l'educazione dei mezzi di comunicazione sociale, contribuisce a suscitare nelle persone il buon gusto e il veritiero giudizio morale. Si tratta di un aspetto di formazione della coscienza. Attraverso le sue scuole e i suoi programmi di formazione, la Chiesa dovrebbe offrire un'educazione in materia di media di questo tipo ».[32]

L'educazione e la formazione relative a Internet dovrebbero essere parte di programmi completi di educazione ai mezzi di comunicazione sociale, rivolti ai membri della Chiesa. Per quanto possibile, la programmazione pastorale delle comunicazioni sociali dovrebbe provvedere a questa formazione nell'istruzione dei seminaristi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici così come degli insegnanti, dei genitori e degli studenti.[33]

Ai giovani in particolare bisogna insegnare « non solo a essere buoni cristiani quando sono lettori, ascoltatori o spettatori, ma anche a utilizzare attivamente tutte le possibilità che offrono gli strumenti di comunicazione... Così i giovani diventeranno a pieno titolo cittadini dell'era delle comunicazioni sociali, che sembra aver preso inizio nel nostro tempo »,[34] nel quale i mezzi di comunicazione sociale sono considerati « piuttosto come parte di una cultura tuttora in evoluzione le cui piene implicazioni ancora non si avvertono con precisione ».[35]

Trasmettere nozioni relative a Internet e alla nuova tecnologia significa molto più che applicare tecniche di insegnamento. I giovani devono imparare come vivere bene nel mondo del ciberspazio, saper giudicare quanto vi trovano secondo sani criteri morali e utilizzare la nuova tecnologia per il proprio sviluppo integrale e per il bene degli altri.

8. Internet pone alla Chiesa anche alcuni problemi particolari, oltre a quelli di natura generale affrontati nel documento allegato, Etica in Internet.[36]

Pur enfatizzando gli aspetti positivi di Internet, è importante essere chiari su quelli negativi.

A livello profondo « il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a volte sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale cristiana. Questo è dovuto in parte al fatto che la cultura dei mezzi di comunicazione sociale è così profondamente imbevuta di un senso tipicamente post-moderno che la sola verità assoluta è che non esistono verità assolute o che, se esistessero, sarebbero inaccessibili alla ragione umana e quindi irrilevanti ».[37]

Fra i problemi specifici che Internet crea c'è la presenza di siti denigratori, volti a diffamare e ad attaccare i gruppi religiosi ed etnici. La Chiesa cattolica è il bersaglio di alcuni di essi. Come la pornografia e la violenza nei mezzi di comunicazione sociale, questi siti Internet sono « la dimensione più buia della natura ferita dal peccato » [38] e anche se il rispetto per la libertà d'espressione può richiedere, fino a un certo punto, la tolleranza perfino di voci ostili, l'auto-censura, e, se necessario, l'intervento della pubblica autorità, dovrebbe stabilire e applicare limiti ragionevoli a ciò che si può dire.

La proliferazione di siti web che si definiscono cattolici crea un problema di tipo diverso. Come abbiamo detto, i gruppi legati alla Chiesa dovrebbero essere presenti in modo creativo su Internet. Parimenti, hanno diritto di esservi presenti anche individui e gruppi non ufficiali, ben motivati e ben informati, che agiscono di propria iniziativa. Tuttavia è motivo di confusione, come minimo, non distinguere dalle posizioni autentiche della Chiesa interpretazioni dottrinali eccentriche, pratiche devozionali stravaganti e proclami ideologici che recano l'etichetta « cattolico ».

Suggeriamo un approccio a questo problema.

9. Anche altre questioni richiedono una riflessione. A questo proposito, esortiamo a ricerche e studi costanti, che includano « un'antropologia e una vera teologia della comunicazione » [39] esplicitamente riferite a Internet. Oltre allo studio e alla ricerca, è necessario promuovere una positiva programmazione pastorale per l'uso di Internet.[40]

Si è insinuato, per esempio, che la vasta gamma di scelta di prodotti e servizi su Internet abbia un effetto propulsore anche a proposito della religione e promuova un approccio di tipo consumistico agli argomenti di fede. I dati fanno pensare che alcuni visitatori di siti web religiosi si trovino in una sorta di supermercato, individuino e scelgano gli elementi di confezioni religiose che meglio si adattano ai loro gusti. La « tendenza da parte di alcuni cattolici a essere selettivi nella loro adesione » alla dottrina della Chiesa è un problema noto anche in altri contesti.[41] Sono necessarie maggiori informazioni sull'entità di questo problema su Internet.

Parimenti, come abbiamo detto sopra, la realtà virtuale del ciberspazio ha alcune preoccupanti implicazioni per la religione come anche per altri settori della vita. La realtà virtuale non può sostituire la reale presenza di Cristo nell'Eucaristia, la realtà sacramentale degli altri Sacramenti e il culto partecipato in seno a una comunità umana in carne e ossa. Su Internet non ci sono Sacramenti. Anche le esperienze religiose che vi sono possibili per grazia di Dio, sono insufficienti se separate dall'interazione del mondo reale con altri fedeli. Questo è un altro aspetto di Internet che richiede studio e riflessione. Al contempo, la programmazione pastorale dovrebbe riflettere su come condurre le persone dal ciberspazio alla comunità autentica e su come, mediante l'insegnamento e la catechesi, Internet possa essere utilizzato successivamente per sostenerle e arricchirle nel loro impegno cristiano.

 

III

RACCOMANDAZIONI E CONCLUSIONE

10. Le persone religiose, come persone facenti parte dell'ampia utenza di Internet, con propri interessi, speciali e legittimi, desiderano far parte del processo che orienta gli sviluppi futuri di questo nuovo strumento.

Senza dubbio, a volte, saranno obbligate a modificare il proprio modo di pensare e di agire.

È importante anche che le persone, a tutti i livelli ecclesiali, utilizzino Internet in modo creativo per adempiere alle proprie responsabilità e per svolgere la propria azione di Chiesa. Tirarsi indietro timidamente per paura della tecnologia o per qualche altro motivo non è accettabile, sopratutto in considerazione delle numerose possibilità positive che Internet offre. « Metodi per agevolare la comunicazione e il dialogo fra i suoi stessi membri possono rafforzare i legami di unità tra di loro. L'immediato accesso all'informazione rende possibile alla Chiesa di approfondire il dialogo col mondo contemporaneo... la Chiesa può più rapidamente informare il mondo del suo « credo » e spiegare le ragioni della sua posizione su ogni problema o evento. Può ascoltare più chiaramente la voce dell'opinione pubblica, ed entrare in un continuo dibattito con il mondo circostante, impegnandosi così più tempestivamente nella ricerca comune di soluzioni ai molti, pressanti problemi dell'umanità ».[42]

11. Pertanto, nel concludere queste riflessioni, rivolgiamo parole di incoraggiamento a diversi gruppi: ai responsabili ecclesiali, agli agenti pastorali, agli educatori, ai genitori e in particolare ai giovani.

Ai responsabili ecclesiali. Chi svolge funzioni direttive in tutti i settori della Chiesa deve comprendere i mezzi di comunicazione sociale, applicare questa comprensione all'elaborazione dei piani pastorali sulle comunicazioni sociali,[43] con politiche e programmi concreti in questo settore, e fare un uso appropriato dei mezzi di comunicazione sociale. Dove necessario, i responsabili ecclesiali stessi dovrebbero ricevere una formazione mass-mediale. Infatti « la Chiesa riceverebbe un servizio migliore se quanti detengono cariche e svolgono funzioni a suo nome venissero formati nella comunicazione ».[44]

Ciò vale per Internet come per i vecchi mezzi di comunicazione sociale. I responsabili ecclesiali sono obbligati ad utilizzare « le potenzialità « dell'era del computer » al servizio della vocazione umana e trascendete dell'uomo, così da glorificare il Padre dal quale hanno origine tutte le cose buone ».[45] Dovrebbero impiegare questa notevole tecnologia per molti aspetti diversi della missione ecclesiale, esplorando anche opportunità di cooperazione ecumenica e interreligiosa.

Un aspetto particolare di Internet, come abbiamo osservato, riguarda la proliferazione, che a volte crea confusione, di siti web non ufficiali che si definiscono « cattolici ». A questo proposito potrebbe essere utile una certificazione volontaria a livello locale e nazionale con la supervisione di rappresentanti del Magistero a proposito di materiale di natura specificatamente dottrinale o catechetica. Non si tratta di imporre la censura, ma di offrire agli utenti di Internet una guida affidabile su quanto è in accordo con la posizione autentica della Chiesa.

Agli agenti pastorali. Sacerdoti, diaconi, religiosi e operatori laici di pastorale dovrebbero studiare i mezzi di comunicazione sociale per comprenderne meglio l'impatto sugli individui e sulla società e aiutarli ad acquisire metodi di comunicazione adatti alla sensibilità e agli interessi delle persone.

Oggi ciò implica ovviamente lo studio di Internet al fine di utilizzarlo anche nello svolgimento del proprio lavoro. I siti web possono anche essere utilizzati per offrire aggiornamenti teologici e suggerimenti pastorali.

Per quanto riguarda il personale ecclesiale coinvolto direttamente nei mezzi di comunicazione sociale, è superfluo affermare che deve possedere una formazione professionale. Ma deve anche aver acquisito una formazione dottrinale e spirituale perché « per testimoniare Cristo è necessario incontrarlo personalmente, e coltivare questa relazione con Lui attraverso la preghiera, l'Eucaristia e il Sacramento della Riconciliazione, la lettura e la meditazione della Parola di Dio, lo studio della Dottrina cristiana, il servizio agli altri ».[46]

Agli educatori e ai catechisti. L'Istruzione Pastorale Communio et progressio ha affrontato il « dovere urgente » delle scuole cattoliche di formare comunicatori e recettori delle comunicazioni sociali sulla base dei principi cristiani pertinenti.[47] Questo messaggio è stato ripetuto molte volte. Nell'era di Internet, con la sua enorme diffusione e il suo forte impatto, questa necessità è più urgente che mai.

Le università, i collegi, le scuole e i programmi educativi cattolici a tutti i livelli dovrebbero offrire corsi a vari gruppi, « seminaristi, sacerdoti, religiosi e religiose o animatori laici... insegnanti, genitori, studenti »,[48] così come una formazione più avanzata in tecnologia, gestione, etica e politica delle comunicazioni a coloro che si preparano a operare nell'ambito dei mezzi di comunicazione sociale o a svolgere ruoli decisionali, inclusi quanti operano nel campo delle comunicazioni sociali della Chiesa. Inoltre affidiamo agli studiosi e ai ricercatori che si occupano di discipline pertinenti nelle istitutizioni cattoliche di istruzione superiore le questioni e i problemi menzionati sopra.

Ai genitori. Per il bene dei loro figli e proprio, i genitori devono « imparare a essere spettatori, ascoltatori e lettori consapevoli, agendo da modello di uso prudente dei media in casa ».[49] Per quanto riguarda Internet, i bambini e i giovani hanno spesso più familiarità con questo mezzo che i propri genitori. Ciononostante, i genitori hanno l'obbligo di guidare e sorvegliare i loro figli mentre lo utilizzano.[50] Se questo significa dover imparare di più su Internet di quanto non abbiano fatto finora, tanto meglio.

I genitori dovrebbero accertarsi del fatto che i computer dei loro figli siano provvisti di filtri, quando ciò è possibile tecnicamente ed economicamente, in modo da proteggerli il più possibile dalla pornografia, dai maniaci sessuali e da altri pericoli. L'utilizzo incontrollato non dovrebbe essere consentito. Genitori e figli dovrebbero discutere insieme di cosa hanno visto e vissuto nel ciberspazio. Sarà anche utile scambiare opinioni con altre famiglie che condividono gli stessi valori e gli stessi interessi. Il dovere fondamentale dei genitori consiste nell'aiutare i figli a divenire utenti di Internet responsabili e capaci di discernimento.

Ai bambini e ai giovani. Internet è una porta aperta su un mondo affascinante ed eccitante con una grande influenza formativa, ma non tutto ciò che esiste al di là di questa porta è sano, sicuro e vero. « Secondo l'età e le circostanze i bambini e i giovani dovrebbero essere avviati alla formazione circa i mezzi di comunicazione sociale, resistendo alla tentazione semplificatoria della passività acritica, a pressioni esercitate dai loro compagni e allo sfruttamento commerciale ».[51] I giovani hanno il dovere di utilizzare bene Internet per riguardo a se stessi, ai propri genitori, parenti, amici, Pastori, insegnanti, e infine per obbedire a Dio.

Internet offre a persone giovanissime la possibilità immensa di fare il bene e il male, a se stessi e agli altri. Può arricchire la loro vita in un modo che le generazioni precedenti non avrebbero mai potuto immaginare, e dare loro la facoltà di arricchire quella degli altri. Può anche spingerli al consumismo, suscitare fantasie incentrate sulla pornografia e sulla violenza e relegarli in un isolamento patologico. I giovani, come si dice spesso, sono il futuro della società e della Chiesa. Un buon uso di Internet può contribuire a prepararli ad adempiere alle proprie responsabilità in entrambi gli ambiti. Tuttavia ciò non accadrà automaticamente. Internet non è soltanto uno strumento di svago e di gratificazione consumistica. È uno strumento per svolgere un'attività utile e i giovani devono imparare a considerarlo e usarlo come tale. Nel ciberspazio, come in ogni altro luogo del resto, i giovani possono essere chiamati ad andare controcorrente, a esercitare controcultura, perfino a subire persecuzione per il vero e il buono.

12. A tutte le persone di buona volontà. Infine, spendiamo una parola su alcune virtù che devono essere coltivate da chiunque desideri fare un buon uso di Internet. Il loro esercizio dovrebbe basarsi su una valutazione realistica dei contenuti di Internet.

È necessaria molta prudenza per individuare con chiarezza le implicazioni, il potenziale di bene e di male di questo muovo mezzo e per affrontare in maniera creativa le sfide che pone e le opportunità che offre.

È necessaria giustizia, in particolare per eliminare il « digital divide », il divario di informazione fra i ricchi e i poveri nel mondo di oggi.[52] Ciò richiede un impegno, in favore del bene comune internazionale e la « globalizzazione della solidarietà ».[53]

Sono necessari forza e coraggio. Ciò significa difendere la fede contro il relativismo religioso e morale, l'altruismo e la generosità contro il consumismo individualistico e la decenza contro la sensualità e il peccato.

È necessaria la temperanza, un approccio auto-disciplinato a questo importante strumento tecnologico che è Internet, per utilizzarlo saggiamente e soltanto per fare il bene.

Riflettendo su Internet, così come su altri mezzi di comunicazione sociale, ricordiamo che Cristo è il « perfetto Comunicatore »,[54] la norma e il modello dell'approccio della Chiesa alle comunicazioni e il contenuto che la Chiesa è obbligata a comunicare. « Che i cattolici impegnati nel mondo delle comunicazioni sociali predichino la verità di Gesù ancor più gioiosamente e coraggiosamente dai tetti cosicché tutti gli uomini e tutte le donne possano conoscere l'amore che è il centro della comunicazione che Dio fa di se stesso in Gesù Cristo, lo stesso, ieri, oggi e sempre ».[55]

Città del Vaticano, 22 febbraio 2002, Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo.

John P. Foley
Presidente

Pierfranco Pastore
Segretario

 


[1] Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Laborem Exercens, n. 25; cfr Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes, n. 34.

[2] Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, n. 1.

[3] Per esempio,  Inter mirifica; i messaggi di Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II in occasione delle Giornate Mondiali delle Comunicazioni Sociali; Pontificia Commissione delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale Communio et progressio; Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale: una Risposta Pastorale; Istruzione Pastorale Aetatis novae; Etica nella Pubblicità; Etica nelle Comunicazioni sociali.

[4] Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale, n. 30.

[5] Communio et progressio, n. 2.

[6] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni, 2 gennaio 2000.

[7] Communio et progressio, n. 10.

[8] Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, n. 39.

[9]  Inter mirifica, n. 2.

[10] Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet.

[11] Aetatis novae, n. 8.

[12] Ibidem.

[13] Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 3.

[14] Cfr Concilio Vaticano II, Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, n. 10.

[15] Aetatis novae, n. 10.

[16] Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 26.

[17] Communio et progressio, n. 128.

[18] Esortazione Apostolica, Evangelii nuntiandi, n. 45.

[19] Lettera Enciclica Redemptoris missio, n. 37.

[20] Aetatis novae, n. 2.

[21] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata Mondiale delle Comunicazioni, n. 3, 27 maggio 2001.

[22] Aetatis novae, n. 9.

[23] Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 11.

[24] Cfr Communio et progressio, n. 15.

[25] Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 37.

[26] Communio et progressio, n. 116.

[27] Ibid., n. 117.

[28] Cfr Canone 212.2 e 212.3.

[29] Cfr Aetatis novae, n. 10; Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 26.

[30] Aetatis novae, n. 10.

[31] Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 26.

[32] Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 25.

[33] Aetatis novae, n. 28.

[34] Communio et progressio, n. 107.

[35] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni, 1990.

[36]Cfr Etica in Internet.

[37] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata Mondiale delle Comunicazioni, n. 3, 2001.

[38] Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale, n. 7.

[39] Aetatis novae, n. 8.

[40] Cfr Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, n. 39.

[41] Cfr Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi degli Stati Uniti, n. 5, Los Angeles, 16 settembre 1987.

[42] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni, 1990.

[43] Cfr Aetatis novae, nn. 23-33.

[44] Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 26.

[45] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni.

[46] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni, 2000.

[47] Communio et progressio, n. 107.

[48] Aetatis novae, n. 28.

[49] Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 25.

[50] Cfr Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Familiaris consortio, n. 76.

[51] Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 25.

[52] Cfr Etica in Internet, nn. 10 e 17.

[53] Giovanni Paolo II, Discorso al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Comitato Amministrativo di Coordinamento dell'O.N.U, n. 3, 7 aprile 2000.

[54] Communio et progressio, n. 11.

[55] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata Mondiale delle Comunicazioni, n. 4.

 

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