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EPISTOLA 
COMPLURIBUS QUIDEM
DEL PAPA BENEDETTO XV
AL R. PADRE TOMMASO DI SAN LUIGI VIÑAS,
RETTORE GENERALE DELL’ORDINE DELLE SCUOLE PIE,
IN OCCASIONE DEL TERZO CENTENARIO
DELLA FONDAZIONE DELLE SCUOLE PIE

 

 Diletto Figlio,
salute e Apostolica Benedizione.

Con molte armi si conduce questa guerra, tanto aspra e tanto lunga, contro la Chiesa: con le leggi, con le istituzioni, con gli scritti, ma non diresti vi sia alcun genere di armi più idoneo a nuocere, di quella educazione dei fanciulli e degli adolescenti che viene definita « laica ». Infatti, sebbene i laici, simulando la difesa della libertà, pretendano che questa educazione debba essere estranea alla religione, in realtà la vogliono empia, ossia contraria alla religione. E invero, se l’età ingenua e sprovveduta che è facilmente influenzata dalla voce dei maestri, non impara da questi il timor di Dio, anzi si abitua a trascurare e a disprezzare tutto ciò che riguarda Dio, che cosa vi è mai che possa ispirare ad essa il senso del dovere, quando per febbre di cupidigia viene travolta dai vizi? O, infine, quale valore assume in quella età il nome vano di virtù, una volta rimosse le fondamenta del dovere? Pertanto l’esperienza ha fatto conoscere che da quando è entrato in uso un siffatto metodo d’insegnamento, sono assai mutati in peggio i costumi dei popoli, e quella mutazione è del tutto evidente in individui di età minore perché è prevalsa la spavalderia al posto dell’ossequio verso i genitori, e da altri si aprono nuove case di coercizione per fanciulli, e troppi adolescenti vengono ristretti in pubbliche prigioni, e spesso sono più perversi di altri di maggior età; infine, molti, per tedio esistenziale, si suicidano quando sembra che non abbiano nemmeno assaporato la vita. Codesti sono i grandi malefìci dei disonesti; ma quanti altri maggiori malefìci sarebbero da deplorare se, fra i primi, uomini piissimi, sospinti dalle grazia divina, non avessero lavorato per educare rettamente la gioventù e se tale obiettivo non fosse stato perseguito in ogni tempo da coloro che essi lasciarono eredi del loro istituto. Eccelle in questa schiera il famoso Giuseppe Calasanzio, di cui è giusto onorare la memoria con solenne rito nei prossimi giorni, avendo egli fondato tre secoli fa l’Ordine delle Pie Scuole. Tra tutti coloro che meritano la riconoscenza popolare per aver promosso la cultura tra il volgo, chi mai potrà essere paragonato a questo uomo che in tale attività, cui aveva votato se stesso e i suoi seguaci, patì tante avversità che parve rinnovare la pazienza di Giobbe? Egli, primo tra tutti, consolidò anche la via alla carità cristiana perché nel tempo in cui l’istruzione veniva impartita ai fanciulli quasi esclusivamente a pagamento, egli cominciò a insegnare gratuitamente ai figli dei poveretti in modo che per povertà non fossero del tutto digiuni di cultura. Che se poi fece in modo che le sue scuole fossero aperte anche ai ricchi, tuttavia da essi non pretese mai danaro sotto forma di compenso. Pertanto coloro che, vantandosi di diffondere la luce, accusano la Chiesa, quasi fosse amica delle tenebre, di aver lasciato le plebi nella ignoranza totale, dimostrano di vituperarla falsamente e per invidia se si richiama l’esempio di Giuseppe, per sorvolare su altri. Egli in verità non era esclusivamente dedito, come quegli educatori dei giovani, a impartire precetti letterari al punto di trascurare le regole di vita, il che è essenziale: ma onestamente riconoscendo che un tipo di educazione senza l’altro è manchevole e pericoloso, mentre istruiva le menti con grande impegno, educava gli animi con impegno ancora maggiore. Pertanto, non interessava sapere molte cose, sia per il bene dei singoli, sia della comunità, quanto vivere rettamente; e la conoscenza delle cose, che pure è richiesta dalla dignità della natura umana, è da acquisire fino al punto in cui serve alla vera sapienza, cioè al conseguimento delle virtù in cui consiste la perfezione dell’uomo. Felicemente Giuseppe scelse come ispiratrice del suo insegnamento Colei che viene chiamata « Sede di Sapienza ». Infatti, dopo che la Vergine Madre di Dio, in Roma, presso San Pantaleo, e poi con tanto più fasto a Frascati fu invocata in una Chiesa sua propria affinché fosse tutrice delle Pie Scuole, quante volte e con quante grandi prove Ella diede loro testimonianza del Suo materno patrocinio! Per la verità, quelle Scuole furono afflitte da grandi e varie difficoltà quando era vivo lo stesso fondatore, al punto che non sembravano molto lontane dalla rovina. Occorre dire che ad esse capitava tale sorte per il motivo che non poteva mancare loro quel contrassegno delle istituzioni divine che consiste nell’essere combattute. Infatti, non molto tempo dopo, come egli aveva predetto, con l’aiuto di Dio si videro le scuole rifiorire in modo mirabile, sia per il numero dei discepoli, sia per lo studio delle lettere, sia per il culto delle virtù. Nei maestri poi, e soprattutto in coloro che avevano o avevano avuto consuetudine e dimestichezza con Giuseppe, quanti luminosi esempi di zelo, di pazienza, di paterna carità era dato distinguere. Tra i tanti, vogliamo ricordarne due per nome: Glicerio, che gode anche ora di tanta stima tra gli uomini, al punto che è paragonato a Luigi Gonzaga per innocenza di costumi; e poi Dragonetto che a novant’anni, sotto lo stesso Padre Fondatore, era dedito all’insegnamento e in esso perseverò, alacre e infaticabile, fino a centoventi anni, quando venne a mancare ai vivi. L’Ordine Calasanziano giunto fino ai nostri giorni, quasi avvezzo alle avversità (perché tu riconosca un uomo pazientissimo dal suo stesso operare) e tuttavia diffuso in molte parti d’Europa e anche oltre l’Atlantico, quanto fu utile alla Chiesa, quanto fu benèfico per la società! Si contano sessanta confratelli di questo Ordine che sono stati ritualmente onorati col titolo di Venerabili; molti altri furono celebrati perché competenti in varie dottrine e soprattutto in scienze naturali. E chi potrà dire quanto grande sia stata la schiera di ottimi cittadini che sono usciti dalle Pie Scuole nello spazio di questi tre secoli? Sono certamente consolanti queste informazioni, e tali per cui ognuno di loro deve essere grato alla bontà divina. Tuttavia, per risarcire i danni che alla religione e alla società civile sono recati dalla educazione « laica » della gioventù, come abbiamo detto, è assai desiderabile che unitamente ad altri nostri istituti, questo Ordine, se in qualche luogo languì, rifiorisca, e dove ha successo ed è vigoroso ivi si espanda e rechi frutti sempre più copiosi. Soprattutto con questo voto, diletto Figlio, seguiamo te e tutti coloro ai quali tu presiedi nel secolare anniversario dell’Istituto che vogliamo celebriate con rinnovati auspici. Affinché si onori questa ricorrenza in modo tanto più solenne e fruttuoso, a tutti coloro che visiteranno i vostri templi o i vostri sacelli in cui si celebri la Messa o altra cerimonia in memoria del fausto evento, a tutti, purché abbiano fatto penitenza e si siano ristorati al divino Convito, concediamo facoltà di lucrare per una volta la remissione « plenaria » dei peccati.

Ora permettete, tutti voi che avete seguito Giuseppe Calasanzio come Padre e Legislatore, che Noi vi esortiamo di conservare con grande cura, come una sua preziosa eredità, quello stato morale proprio di un uomo incomparabile, tutto mirabilmente disposto alla modestia e al disprezzo di sé, all’amore verso gli altri, alla devozione per la Madre di Dio, alla obbedienza verso questa Sede Apostolica. Così, con animi appassionati, continuate, come sempre, a lavorare per il bene della gioventù in attesa di un’abbondante mercede da Dio. Come auspicio di essa e come testimonianza della Nostra paterna benevolenza, a te, diletto Figlio, e a tutto l’Ordine delle Scuole Pie con molto affetto impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 10 febbraio 1917, nel terzo anno del Nostro Pontificato.

BENEDICTUS PP. XV

 

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