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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELLA V CONFERENZA INTERNAZIONALE
"PER L'EQUILIBRIO DEL MONDO"

[L'Avana, 24-28 gennaio 2023]

Stimati delegati,

Anche quest’anno siete riuniti in questa Conferenza per commemorare la nascita di José Martí, presentando la sua figura come stimolo per risvegliare le coscienze di quanti nel mondo sono chiamati a creare un clima di dialogo e di fratellanza che possa promuovere cambiamenti significativi nelle attuali circostanze sociali e politiche.

Tali circostanze, come ho detto nel mio ultimo discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, sono motivo di allarme e devono suscitare in noi un interesse per questo cambiamento di rotta. A tal fine ritengo quindi importante che il nostro sguardo non si fissi tanto su quello che ognuno di noi, con le migliori intenzioni, potrebbe proporre, ma sull’assoluto bisogno di sederci ad ascoltare gli altri. È urgente costruire ponti che possano aiutarci a trovare insieme soluzioni praticabili che non escludano nessuno. E tutto a partire dal dialogo e con l’orizzonte ampio della fratellanza universale (cfr. Lettera enciclica Fratelli tutti, n. 142).

Mi ha colpito rileggere alcune parole di José Martí davanti alla tomba del venerabile Félix Varela, che possono essere significative in questo contesto. Martí ammira di Varela certamente l’amore per la sua terra e il coraggio nel denunciare quello che riteneva incompatibile con il bene sociale — «Disse senza paura ciò che vide» —, ma, al tempo stesso, ne evidenzia la mitezza, virtù essenziale  del governante, che deve guidare il dialogo sociale e politico: «Senza impazzire o affrettarsi», mostrando il «giusto rispetto» per il nostro interlocutore, per poter giungere a una soluzione concordata (cfr. Ante la tumba del Padre Varela, in Patria, 6 agosto 1892).

Si tratta quindi di guardare al passato, di non rinnegare le nostre radici, che ci portano a imparare dai nostri anziani, dalla fede che li ha animati, dalla coerenza di vita che questa fede ha imposto loro, da quella dedizione al popolo che non è altro che il comandamento del Signore di amarci come Lui ci ha amati (cfr. Gv 13, 34-35). Partendo da queste radici, Martí afferma che la figura di Padre Varela è capace di far convergere volontà per uno sforzo comune. 

In questo scritto si parla di rendere omaggio a Padre Varela costruendogli un monumento. È un atteggiamento lodevole, ma al di là del dato storico, ci farebbe bene a tutti chiederci anche se effettivamente questi modelli sono usati come esempio di valori o piuttosto come bandiera di interessi.

Stimati delegati, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno, ho ripreso questa idea cruciale: durante la pandemia molti eroi hanno dato prova della fede, della speranza, e della dedizione generosa che nascono dall’amore di Dio impresso sulla natura di ogni uomo (cfr. Gn 1, 26.27). Essi ci chiedono, come i padri della patria che oggi vi riuniscono, di «rimettere al centro la parola “insieme”. Infatti, è insieme, nella fraternità e nella solidarietà, che costruiamo la pace, garantiamo la giustizia, superiamo gli eventi più dolorosi» (n. 3). È questa la chiave per recuperare l’equilibrio che dà il nome al vostro incontro, poiché solo insieme potremo affrontare le diverse crisi morali, sociali, politiche ed economiche che stiamo vivendo e che sono tutte interconnesse (cfr. n. 5).

Che questi auspici possano aiutarvi nei lavori che state iniziando per il bene di tutti gli uomini.

Vaticano, 20 gennaio 2023

Francesco

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L'Osservatore Romano, Anno CLXIII n. 19, martedì 24 gennaio 2023, p. 7.



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