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LETTERA DEL SANTO PADRE LEONE XIV
A SUA SANTITÀ TAWADROS II
PAPA DI ALESSANDRIA
PATRIARCA DELLA SEDE DI SAN MARCO

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Santità, caro Fratello in Cristo,
Cristo è risorto! Al-Messih qam!

Nella gioiosa luce della Pasqua, sono lieto di salutarla nella felice occasione della Giornata dell’Amicizia tra copti e cattolici, proseguendo così la nobile tradizione del mio amato predecessore Papa Francesco.

Questa Giornata dell’Amicizia, la cui idea è nata da lei, Santità, celebra le relazioni tra la Sede di Pietro e la Sede di Marco ed è, di fatto, un’iniziativa significativa. Per noi cristiani, l’amicizia non è un sentimento vago; è al centro stesso della nostra vita e della nostra fede. Di fatto, proprio nostro Signore ci chiama suoi amici (cfr. Gv  15, 15) e ci insegna che «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv  15, 13). Pertanto, è attingendo all’amicizia di Cristo per noi che potremo rafforzare l’amicizia tra noi e tra le nostre Chiese, mentre continuiamo a dare insieme testimonianza della divina philanthropia  per l’intera umanità!

Questo pellegrinaggio di amicizia ha permesso alle nostre Chiese, separate da secoli di fraintendimenti, di impegnarsi in un dialogo teologico molto fecondo avviato più di cinquant’anni fa da san Paolo VI e da Sua Santità Papa Shenouda III, di grata memoria. Questo dialogo, che inizialmente era bilaterale, dal 2003 si svolge nell’ambito della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali, i cui tre documenti fondamentali dimostrano una crescente comprensione teologica. È mia speranza che questa Commissione, il cui Comitato di coordinamento è attualmente riunito a Roma, possa riprendere al più presto il suo lavoro con tutte le Chiese della famiglia ortodossa orientale, al fine di rispondere alla preghiera di Cristo «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17, 21).

Colgo inoltre questa opportunità per esprimere la mia sentita gratitudine a lei, Santità, e alla Chiesa ortodossa copta per l’ospitalità davvero fraterna offerta ai partecipanti alla sesta Conferenza Mondiale della Commissione Fede e Costituzione, tra cui una numerosa Delegazione cattolica, che si è tenuta a ottobre 2025 nel Monastero di San Bishoy a Wadi El Natrun. Confido che le riflessioni fatte in occasione del 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico ravviveranno il nostro desiderio di realizzare l’unità visibile della Chiesa, un’unità radicata nel solo battesimo che professiamo nel Credo niceno e che, è mia sincera preghiera, raggiungeremo.

In un tempo in cui il nostro mondo è colpito da così tanti conflitti, specialmente in Medio Oriente, i cristiani devono, più che mai, cercare la piena unità, di modo da poter testimoniare insieme il Principe di Pace. Nel farlo, possiamo riporre la nostra fiducia nella potente intercessione e nell’esempio degli innumerevoli martiri che hanno sofferto per il nome di Cristo.

Santità, mentre le nostre Chiese si preparano per la solennità di Pentecoste, prego perché lo Spirito Santo, fonte e portatore di tutti i doni, guidi i copti e i cattolici nel loro comune pellegrinaggio nella verità e nella carità verso la piena comunione. Attendendo con piacere di avere la gioia di incontrarla personalmente, Santità, l’assicuro delle mie preghiere mentre le invio un abbraccio fraterno di pace in Cristo, nostro Signore risorto.

Dal Vaticano, 4 maggio 2026

Leone PP. XIV

 

 

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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 109, venerdì 15 maggio 2026, p. 6.