MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
IN OCCASIONE DELL’INSEDIAMENTO DELL’ARCIVESCOVO DI CANTERBURY
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Alla Reverendissima e Onorevolissima
Signora Sarah Mullally
Arcivescovo di Canterbury
«Grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di
Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore» (2 Gv 1, 3).
Con questa assicurazione della presenza costante di Dio, invio a Vostra Grazia oranti saluti in occasione del suo Insediamento come Arcivescovo di Canterbury.
So che il ministero per il quale è stata scelta è gravoso, con responsabilità non solo nella Diocesi di Canterbury ma anche in tutta la Chiesa d’Inghilterra e nella Comunione Anglicana nel suo insieme. Inoltre, sta iniziando queste funzioni in un momento impegnativo nella storia della famiglia anglicana. Chiedendo al Signore di rafforzarla con il dono della saggezza, prego perché lei sia guidata dallo Spirito Santo nel servire le sue comunità e tragga ispirazione dall’esempio di Maria, Madre di Dio.
Sessant’anni fa, durante il loro storico incontro a Roma, i nostri predecessori di grata memoria, san Paolo VI e l’Arcivescovo Michael Ramsey, hanno impegnato i cattolici e gli anglicani in «una nuova fase dello sviluppo di relazioni fraterne, basate sulla carità cristiana» (Dichiarazione comune, 24 marzo 1966). Quella nuova pagina di rispettosa apertura ha dato molti frutti negli ultimi sei decenni e continua a farlo ancora oggi.
In quella stessa occasione, Papa Paolo VI e l’Arcivescovo Ramsey concordarono anche di avviare un dialogo teologico. Di fatto, la Commissione internazionale anglicano-cattolica (Arcic) da quando è stata creata ha dato un enorme contributo alla crescita della comprensione reciproca. I frutti di questo prezioso lavoro ci hanno permesso di dare testimonianza insieme in modo più efficace (cfr. Commissione internazionale anglicano-cattolica per l’unità e la missione, Crescere insieme nell’unità e nella missione, n. 93). Ciò è particolarmente importante viste le molteplici sfide che la nostra famiglia umana deve affrontare oggi. Pertanto, sono grato perché questo importante dialogo prosegue.
Al tempo stesso, sappiamo anche che il cammino ecumenico non è sempre stato privo di ostacoli. Malgrado i tanti progressi, i nostri diretti predecessori, Papa Francesco e l’Arcivescovo Justin Welby, hanno riconosciuto con franchezza che «nuove circostanze hanno apportato nuovi disaccordi tra di noi». Ciononostante abbiamo continuato a camminare insieme, perché le divergenze «non possono impedirci di riconoscerci reciprocamente fratelli e sorelle in Cristo in ragione del nostro comune Battesimo» (Dichiarazione comune, 5 ottobre 2016). Da parte mia, credo fermamente che dobbiamo continuare a dialogare in verità e amore, perché è solo nella verità e nell’amore che arriviamo a conoscere insieme la grazia, la misericordia e la pace di Dio (cfr. 2 Gv 1, 3) e quindi a poter offrire questi preziosi doni al mondo.
Per di più, l’unità che i cristiani cercano non è mai fine a se stessa, ma è volta alla proclamazione di Cristo, affinché, secondo la preghiera dello stesso Signore Gesù, «il mondo creda» (Gv 17, 21). Rivolgendosi ai Primati della Comunione Anglicana, nel 2024, Papa Francesco ha affermato che «sarebbe uno scandalo se, a causa delle divisioni, non realizzassimo la nostra comune vocazione di far conoscere Cristo» (Discorso ai Partecipanti all’Assemblea dei Primati della Comunione Anglicana, 2 maggio 2024). Cara sorella, faccio volentieri mie queste parole, poiché è solo attraverso la testimonianza di una comunità cristiana riconciliata, fraterna e unita che l’annuncio del Vangelo risuonerà con maggiore chiarezza (cfr. Messaggio per la 100a Giornata Mondiale delle Missioni, n. 2).
Con questi sentimenti fraterni, invoco su di lei le benedizioni di Dio Onnipotente mentre assume le sue alte responsabilità. Che lo Spirito Santo discenda su di lei e la renda feconda nel servizio al Signore.
Dal Vaticano, 20 marzo 2026
Memoria di san Cuthbert, Vescovo
Leone PP. XIV
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 70, giovedì 26 marzo 2026, p. 2.
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