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DISCORSO DI PAOLO VI
AD UN GRUPPO DI LAVORATORI DELL'INDUSTRIA

Lunedì, 20 febbraio 1967

 

Noi dobbiamo innanzi tutto esprimere la Nostra compiacenza per la visita che voi Ci fate, e che Noi accogliamo con affettuosa riconoscenza. È la visita di persone che avviciniamo sempre molto volentieri, perché vengono da quel mondo del lavoro industriale, che è oggetto del massimo interesse, non solo da parte di chi lo promuove e di chi vi partecipa, e non solo da parte degli economisti, dei sociologi e dei politici, ma anche dei Pastori di anime, cioè da parte della Chiesa, che vede in cotesto mondo del lavoro esprimersi i problemi più gravi, più nuovi e più difficili, per non dire i più impegnativi, i più fecondi, ed anche i più belli della vita morale e spirituale del nostro tempo. Siamo sempre convinti che un’intesa fra il vostro mondo e quello nostro, quello della religione e della fede, non solo è possibile, ma è doverosa da una parte e dall’altra, e con reciproca soddisfazione; o per meglio dire con vostro vantaggio, professionale, sociale e morale. Voi certo sapete quanto la Chiesa, specialmente in questi ultimi tempi, ha parlato sulle questioni che interessano la vostra vita, non tanto per fare della speculazione teorica, o per dispensare parole di occasione e di proprio interesse, ma per entrare nel vivo dei vostri problemi e per offrirvi l'aiuto della sua esperienza, per sostenervi nelle vostre difficoltà, per darvi prova, in una parola, che essa vi comprende e vuole il vostro bene.

Dunque, siate i benvenuti, e sappiate che Chi siede a questo posto e ha il tremendo incarico di rappresentare il Signore Gesù guarda a voi sempre con grande simpatia ed è felice quando vi può avvicinare e vi pu6 dire una parola di luce e di conforto.

Poi dobbiamo dire una parola di soddisfazione e di incoraggiamento per coloro che hanno promosso i concorsi, ai quali voi avete preso parte e vi hanno guidati fino qua. Sappiamo che il merito va al periodico settimanale «La Gazzetta per i Lavoratori», e volentieri riconosciamo la bontà di tale iniziativa. Ci piace osservare che cotesto periodico, che Ci dicono avere finalità educative e di elevazione spirituale, non si contenta d’offrire le sue colonne alla lettura dei Lavoratori, ma prende a suo carico promuovere attività che vanno oltre la sfera strettamente professionale dei Lavoratori, e che intendono interessare la loro vita. Questo è saggio. Il lavoro industriale spesso impegna l’operaio ad una serie ristretta, esteriore, monotona di azioni, nelle quali l’uomo senza volerlo si assimila alla macchina ch’egli assiste e dirige, e nelle quali non si esplica che in minima parte il tesoro di qualità di cui l’animo umano è dotato. Succede allora che il lavoro, reso quasi meccanico e perciò spiritualmente insignificante, anche se impegna grande attenzione ed esige speciali abilità, si fa moralmente pesante, e non sazia lo spirito del lavoratore, il quale ha bisogno di evadere, di pensare ad altro, di rifarsi con lo svago del cinema o dello sport, sempre lasciando inerti e sepolte dentro di sé tante capacità, che nessuno sveglia, educa ed avvia a qualche geniale espressione.

Ecco il merito dei vostri concorsi: essi rivelano a voi stessi certe risorse che non mai verrebbero in evidenza, se appunto non vi fosse lo stimolo d’un determinato concorso. Perciò di cuore vi diciamo: bravi! per avere corrisposto all’invito, allo stimolo del concorso; e ,bravi diciamo doppiamente a voi che siete riusciti vincitori nei concorsi a voi proposti. Questi vi inducono a pensare, forse anche a studiare, poi a provare; e vi stimolano a cavare dal fondo del vostro animo, dai vostri ricordi, dalle vostre esperienze, dai vostri impulsi artistici (che non mancano a nessuno: chi è che non sa cantare? chi è che non crede d’aver lui la parola giusta per tante questioni?) un’espressione personale, un segno vivo della propria personalità.

Una parola di particolare ammirazione diremo ai Lavoratori anziani dell’industria; a voi, che vediamo qui premiati, ed a tutti i vostri colleghi, che con voi hanno dato questa grande prova di morale valore: la fedeltà al lavoro! Resistere alla fatica, resistere alla monotonia degli orari e delle prestazioni lavorative, resistere con solidarietà per la causa comune dei Lavoratori, ma insieme con amore al proprio stabilimento, alla propria officina, al proprio mestiere, alla propria azienda, è merito che dev’essere riconosciuto, specialmente in tempi così inquieti come i nostri. Anche a voi, cari Lavoratori anziani, diremo: bravi! Facendo eco con questo elogio a quello che la società vi deve per il servizio positivo, perseverante, costruttivo, che voi le avete dato con la vostra paziente assiduità al compito a voi assegnato; e interpretando la soddisfazione fiera e silenziosa, che sale dalle vostre coscienze e che Noi pensiamo sia ispirata da Dio: la soddisfazione del dovere compiuto per tanti anni quanto è lunga la vita professionale. E se davvero è stato il dovere la legge di codesta vita professionale, e voi lo avete volonterosamente ed onestamente compiuto, sappiate che vi resta, appunto davanti a Dio, un credito, che la mercede economica non può soddisfare, il credito di quelle opere buone, che saranno il nostro unico bagaglio per l’ultimo viaggio, all’eternità!

Dunque: bravi tutti. E tanto più, se a codeste buone attività aggiungerete ciò che ne moltiplica il valore: l’intenzione religiosa, l’amor di Dio, ch’è, come sapete, la suprema vocazione ed il più grande precetto della nostra vita quaggiù.

Vi salutiamo tutti; e vi incarichiamo di portare il Nostro saluto alle vostre case, ai vostri colleghi di lavoro, alle vostre rispettive residenze; ed a tutti, anticipando l’augurio della buona Pasqua, diamo ora la Nostra cordiale Benedizione Apostolica.