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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AL CARDINALE GREGORIO PIETRO XV AGAGIANIAN
PATRIARCA DI CILICIA DEGLI ARMENI*

Mercoledì, 13 marzo 1946

 

La più viva esultanza C'inonda l'animo, diletti figli, nel darvi il benvenuto nella Nostra dimora. Quale commozione si desta in Noi dinanzi allo spettacolo che voi Ci offrite in questa memorabile circostanza! Il primo Cardinale scelto fra i figli del vostro popolo e accompagnato dai Venerabili Fratelli nell'episcopato; questo medesimo popolo rappresentato da religiosi, religiose, chierici e sacerdoti, in mezzo ai quali siamo lieti di notare i cari e benemeriti Monaci Mechitaristi; rappresentato anche da laici, compatriotti, venuti da quasi tutte le contrade, ove il popolo armeno ha trovato oggi un asilo; tutti infine adunati intorno a Noi per porgerCi l'omaggio della vostra venerazione e del vostro affetto!

Creando Cardinale l'eminente Patriarca di Cilicia degli Armeni, Noi abbiamo certamente inteso di premiare i meriti insigni del degnissimo e fedelissimo Prelato. Ma nel chiamarlo a far parte del Senato della Chiesa romana, e nel designarlo per celebrare ieri, in tutto lo splendore del suo magnifico rito, la Messa Pontificale alla Cappella Sistina, abbiamo voluto al tempo stesso significare e, per così dire, coronare con una solenne manifestazione le prove di sollecitudine e di amore che, fin dai più antichi tempi del Cristianesimo, la Cattedra di Pietro non ha cessato mai, nel corso dei secoli, di dare all'Armenia e al suo popolo. Noi possiamo ben dire che cotesta nobilissima Nazione, nelle avversità e nelle tribolazioni, ha sempre avuto nel Pontefice Romano il suo difensore e il suo avvocato.

Queste avversità e queste tribolazioni non sono mancate nella vostra storia. La quale, se è ricca di grandi azioni e di fatti gloriosi in pace ed in guerra, nel campo della coltura profana, come nel servizio della fede, offre una non meno abbondante messe di tragici avvenimenti. Tuttavia un tratto caratteristico la contrassegna; esso è in quella storia come il filo, il cui andirivieni lungo tutta la trama ne forma il tessuto: vogliamo dire il coraggio nella professione e nella difesa della fede cristiana. È perciò a Noi motivo di intensa gioia in questa occasione il congratularCene con voi. E nel Nostro lieto compiacimento per la vostra fedeltà passata, Noi vi rivolgiamo, in questi tempi di così profondi perturbamenti spirituali, una calda raccomandazione per il presente e per l'avvenire: State fermi nella vostra fede, nella vostra fede piena, integra, inalterabile, a tutte le verità rivelate che la Chiesa insegna, a tutti i misteri di grazia di cui è dispensiera, senza lasciarvi mai sedurre e trascinare da correnti, che finalmente non terminano se non in un superficiale razionalismo, in una morale puramente umana e terrena, o troppo spesso anche nell'ateismo.

Nella santa liturgia, che abbiamo ieri celebrata con voi, il diacono pronunzia questa bella preghiera : « La santa Genitrice di Dio e tutti i Santi ci siano intercessori presso il Padre che è nei cieli, perchè si degni usarci misericordia e pietosamente salvi le sue creature . . . Onnipotente Signore Iddio, salvaci e abbi pietà di noi! » . E il coro risponde : « O Cristo, . . . per l'intercessione delle tue celesti Dominazioni, custodisci per sempre e rendi incrollabile la sede dell'Armenia ». Tale è il voto del Nostro cuore per voi. E affinchè il Nostro desiderio sia soddisfatto, e la pace, l'amore e la grazia del Redentore vi siano abbondantemente concessi, impartiamo a voi qui presenti e all'intiero diletto popolo armeno con tutta l'effusione dell'animo Nostro l'Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VIII,
 Ottavo anno di Pontificato, 2 marzo 1946 - 1° marzo 1947, pp. 5-6
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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