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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Elogio della mitezza

Martedì, 9 aprile 2013

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 83, Merc. 10/04/2013)

 

La tentazione di chiacchierare degli altri e bastonarli con le parole è sempre dietro l’angolo. Anche in famiglia, tra amici e in parrocchia, «dove le signore della catechesi lottano contro quelle della Caritas». Queste «sono tentazioni quotidiane» — «nemiche della mitezza» e dell’unità tra le persone e nella comunità cristiana — «che capitano a tutti, anche a me». E proprio da questo atteggiamento Papa Francesco ha messo in guardia durante la celebrazione della messa, martedì mattina 9 aprile, nella cappella della Domus Sanctae Marthae.

Il Pontefice ha indicato la strada della mitezza evangelica per lasciare allo Spirito la possibilità di lavorare e rigenerarci a una «vita nuova», fatta di unità e di amore. «Chiediamo la grazia», ha detto, di «non giudicare nessuno» e di imparare a «non chiacchierare» alle spalle degli altri — sarebbe «un gran bel passo avanti» — cercando di «essere caritatevoli l’uno con l’altro», «rispettosi» e lasciando con mitezza «il posto all’altro».

Con il Santo Padre hanno concelebrato, tra gli altri, i monsignori Luigi Mistò, segretario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e presidente del consiglio di amministrazione del Fondo Assistenza Sanitaria, e Paolo Nicolini, delegato per i settori amministrativo-gestionali dei Musei Vaticani, nel venticinquesimo anniversario di sacerdozio.

Tra i presenti Giovanni Amici, direttore dei servizi generali del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e Paolo Sagretti, floriere, con i rappresentanti dei servizi della motorizzazione, del transito merci e della floreria, e i componenti del consiglio di amministrazione del Fondo Assistenza Sanitaria con i dipendenti.

«Nella preghiera all’inizio della messa — ha detto il Pontefice nell’omelia — abbiamo chiesto al Signore che, per la forza di Gesù risorto, manifesti al mondo la pienezza della vita nuova. Dopo la risurrezione di Gesù, incomincia una vita nuova: è questo che Gesù disse a Nicodemo. Dovette “nascere dall’alto”, incominciare». Nicodemo — ha spiegato Papa Francesco in riferimento al brano del Vangelo di Giovanni (3, 7-15) — «è un uomo studioso. Un po’ prima, nel Vangelo, aveva risposto a Gesù: ma come un uomo può nascere di nuovo, tornare nel grembo della sua mamma e nascere di nuovo? Gesù parlava di un’altra dimensione: “nascere dall’alto”, nascere dallo Spirito. È una nuova nascita, è quella vita nuova, quella potenza, bellezza della vita nuova che abbiamo chiesto nella preghiera. È la vita nuova che noi abbiamo ricevuto nel Battesimo, ma che si deve sviluppare».

«Dobbiamo fare di tutto — ha affermato ancora il Papa — perché quella vita si sviluppi nella vita nuova. E come sarà, questa vita nuova? Non è che oggi diciamo: “Sì, oggi sono nato, è finito, incomincio di nuovo”. È un cammino, è un laborioso cammino, bisogna lavorare per fare. Ma è anche un cammino che non dipende soltanto da noi: principalmente dipende dallo Spirito, e noi dobbiamo aprirci allo Spirito perché lui faccia in noi questa vita nuova».

«Nella prima lettura — ha detto Papa Francesco commentando il passo degli Atti degli apostoli (4, 31-37) della liturgia odierna — abbiamo come un anticipo, un’anteprima di quello che sarà la “vita nuova”, quello che deve essere la “vita nuova”. La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola. L’anima sola, il cuore solo: l’unità, quell’unità, quella unanimità, quell’armonia dei sentimenti nell’amore, l’amore mutuo. Quel pensare che “gli altri sono meglio di me”: e questo è bello, no?».

«Ma la realtà — ha spiegato il Pontefice — ci dice che questo, dopo il Battesimo, non viene automaticamente. Questo è un lavoro da fare nel cammino della vita, è un lavoro da fare dallo Spirito in noi ed è fedeltà allo Spirito da parte nostra». E «questa mitezza nella comunità è una virtù un po’ dimenticata. Essere miti, lasciare il posto all’altro. Ci sono tanti nemici della mitezza, a incominciare dalle chiacchiere, no? Quando si preferisce chiacchierare, chiacchierare dell’altro, bastonare un po’ l’altro. Sono cose quotidiane che capitano a tutti, anche a me».

«Sono tentazioni del maligno — ha quindi proseguito — che non vuole che lo Spirito venga da noi e faccia questa pace, questa mitezza nelle comunità cristiane. Andiamo in parrocchia, e le signore della catechesi lottano contro quelle della Caritas». E «sempre ci sono queste lotte. Anche in famiglia o nel quartiere. Ma anche tra amici. E questa non è la vita nuova. Quando viene lo Spirito e ci fa nascere in una vita nuova, ci fa miti, caritatevoli. Non giudicare nessuno: l’unico giudice è il Signore». Ecco allora il suggerimento a «stare zitti. E se devo dire qualcosa, la dico a lui, a lei: ma non a tutto il quartiere. Ma soltanto a chi può rimediare alla situazione».

«Questo — ha concluso Papa Francesco — è soltanto un passo nella vita nuova, ma è un passo quotidiano. Se, con la grazia dello Spirito, riusciamo a non chiacchierare mai, sarà un gran bel passo avanti. E ci farà bene a tutti. Chiediamo al Signore che manifesti a noi e al mondo la bellezza e la pienezza di questa vita nuova, di questo nascere dello Spirito che viene nella comunità dei fedeli e ci porta a essere miti, a essere caritatevoli l’uno con l’altro. Rispettosi. Chiediamo questa grazia per tutti noi».

 


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