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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Dio non ha la bacchetta magica

Venerdì, 12 aprile 2013

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 86, Sab. 13/04/2013)

 

Le «fantasie trionfalistiche» sono «una grande tentazione nella vita cristiana». Ma Dio «non fa come una fata con la bacchetta magica», che può salvare l’uomo in un istante; piuttosto si serve della strada della perseveranza, perché «ci salva nel tempo e nella storia», nel «cammino di tutti i giorni». È questa la riflessione che il Papa ha offerto durante la messa celebrata venerdì mattina, 12 aprile, nella cappella della Domus Sanctae Marthae.

Tra i concelebranti il cardinale Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo di Ranchi, monsignor Fabián Pedacchio Leaniz, officiale della Congregazione per i Vescovi, monsignor Giuseppe Antonio Scotti e don Giuseppe Costa, presidente del consiglio di sovrintendenza e direttore della Libreria Editrice Vaticana (Lev) — che al termine della messa ha presentato al Pontefice le tre recentissime pubblicazioni che raccolgono testi di Bergoglio — con il carmelitano Edmondo Caruana, responsabile editoriale, e don Giuseppe Merola, redattore editoriale. Fra i presenti, Ernst von Freyberg e Paolo Cipriani, presidente del consiglio di sovrintendenza e direttore generale dell’Istituto per le Opere di Religione, i membri del consiglio di sovrintendenza della Lev e alcuni dipendenti della Farmacia Vaticana con il direttore amministrativo, fratel Rafael Cenizo Ramírez.

Riferendosi al passo degli Atti degli apostoli (5, 34-42) proclamato nella prima lettura, il Papa ha indicato in Gamaliele «un uomo saggio», perché «ci dà un esempio di come Dio agisce nella nostra vita. Quando tutti questi sacerdoti, farisei, dottori della legge erano tanto nervosi, impazziti per quello che facevano gli apostoli, e volevano pure ammazzarli, disse: ma fermatevi un po’! E ricorda alcune storie di Giuda il Galileo, di Teuda, che non erano riusciti a fare nulla: dicevano che erano il Cristo, il Messia, i salvatori e poi tutto era rimasto senza successo. “Date tempo al tempo” dice Gamaliele».

«È un consiglio saggio — ha spiegato Papa Francesco — anche per la nostra vita. Perché il tempo è il messaggero di Dio: Dio ci salva nel tempo, non nel momento. Qualche volta fa i miracoli, ma nella vita comune ci salva nel tempo. Alle volte pensiamo che il Signore viene nella nostra vita, ci cambia. Sì, ci cambia: le conversioni sono quello. “Voglio seguirti, Signore”. Ma questo cammino deve fare storia». Il Signore, dunque, «ci salva nella storia: nella nostra storia personale. Il Signore non fa come una fata con la bacchetta magica. No. Ti dà la grazia e dice, come diceva a tutti quelli che lui guariva: “Va, cammina”. Lo dice anche a noi: “Cammina nella tua vita, dai testimonianza di tutto quello che il Signore fa con noi”».

Bisogna rifuggire allora da «una grande tentazione nella vita cristiana, quella del trionfalismo. È una tentazione — ha affermato il Pontefice — che anche gli apostoli hanno avuto. Per esempio, quando Pietro dice al Signore: ma, Signore, io mai ti rinnegherò, sicuro! Il Signore gli dice: stai tranquillo, prima che il gallo canti, prima che ci sia il canto del gallo, per tre volte dirai contro di me». Questa è appunto la tentazione del «trionfalismo: credere che in un momento sia stato fatto tutto! No, in un momento incomincia: c’è una grazia grande, ma dobbiamo andare nel cammino della vita».

Anche dopo la moltiplicazione dei pani — narrata nel vangelo di Giovanni (6, 1-15) — c’è la tentazione del trionfalismo. «Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: “Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo! Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re”, se ne va». Ecco, dunque, «il trionfalismo: ah, questo è il re! E poi Gesù li rimprovera: voi venite dietro a me non per sentire le mie parole, ma perché ho dato da mangiare».

«Il trionfalismo — ha spiegato il Papa — non è del Signore. Il Signore è entrato sulla terra umilmente. Ha fatto la sua vita per trent’anni, è cresciuto come un bambino normale, ha avuto la prova del lavoro, anche la prova della croce. E poi, alla fine, è risorto. Il Signore ci insegna che nella vita non è tutto magico, che il trionfalismo non è cristiano».

È vero «quello che ha detto il saggio Gamaliele: lasciateli, il tempo dirà!». E «anche noi — ha proseguito il Pontefice — diciamo a noi stessi: “Io voglio andare dietro al Signore, sulla sua strada, ma non è cosa di un momento, è cosa di tutta la vita, di tutti i giorni”. Quando mi alzo al mattino: “Signore, andare con te, andare con te”. Questa è la grazia che dobbiamo chiedere: quella della perseveranza».

Si tratta dunque — ha concluso — di «perseverare nel cammino del Signore, fino alla fine, tutti i giorni. Non dico incominciare di nuovo tutti i giorni: no, proseguire il cammino. Proseguire sempre. Un cammino con difficoltà, con il lavoro, anche con tante gioie. Ma il cammino del Signore».

«Chiediamo — ha esortato — la grazia della perseveranza. E che il Signore ci salvi dalle fantasie trionfalistiche. Il trionfalismo non è cristiano, non è del Signore. Il cammino di tutti i giorni, nella presenza di Dio, quella è la strada del Signore. Andiamo per quella».

 


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