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 LEONE XIII

LETTERA

PER LA PRESERVAZIONE DELLA FEDE IN ITALIA*

 

Signor Cardinale,

Già fin dagli esordii del Nostro Pontificato Noi dovemmo additare come uno dei danni più deplorevoli che il mutato ordine di cose portò a questa Capitale del mondo cattolico, l'attivo proselitismo dell'eresia ed il conseguente pericolo a cui veniva esposta la fede del Nostro popolo. E su tale proposito rivolgendoci al Nostro Cardinale Vicario, venimmo ripetutamente impartendo ai fedeli esortazioni, consigli ed avvertimenti, ponendoli in guardia contro i molteplici tentativi, che sètte di ogni genere, venute da estranee contrade, andavano qui facendo, sotto la tutela delle pubbliche leggi, per spargere nelle anime credenti il veleno della negazione e dell'errore.

Ma se da un lato siamo lieti di riconoscere, che la Nostra parola, avvalorata da cure non interrotte, non fu priva di buoni risultati; dall'altro siamo costretti di confessare, che, raddoppiata, pei potenti aiuti che loro giungono dal di. fuori, la pertinacia dei nemici della cattolica religione, il male lungi dal diminuire, andò aumentando, specialmente in questi ultimi tempi. Ci è quindi necessario, Signor Cardinale, di tornare su questo penoso ed importante argomento, che si connette tanto intimamente coi diritti e coi doveri del Nostro Apostolico Ministero e coll'amore tenero e paterno che portiamo alla nostra popolazione di Roma.

È ormai noto ad ognuno per l'evidenza dei fatti, che il disegno concepito da sètte eretiche, emanazione multiforme del protestantesimo, è quello di piantare il vessillo della discordia e della ribellione religiosa nella Penisola, ma soprattutto in quest'alma Città, nella quale Dio stesso, con ammirabile disposizione di avvenimenti, fondò il centro di quella feconda e sublime unità, che fu l'oggetto della preghiera rivolta dal nostro Divin Salvatore ai suo Padre celeste (Ioann. XVII. 11. 21) e che i Papi conservarono gelosamente anche a prezzo della loro vita, e malgrado le opposizioni degli uomini e le vicende del tempo.

Dopo aver distrutto nelle rispettive loro patrie, con discordi ed opposti sistemi, antiche e venerate credenze, che formavano parte del sacro deposito della rivelazione; dopo avere infuso nelle anime dei loro seguaci 1' alito glaciale del dubbio, della divisione e dell' incredulità; rovina immensa, che noi deploriamo e compassioniamo dal fondo del cuore, ravvisando in tutte quelle creature i figli dell'istesso Padre ed i redenti coll'istesso sangue: le sètte anzidette si sono introdotte in questa Vigna eletta del Signore allo scopo di continuarvi la loro opera distruggitrice e funesta. Nè potendo contare sulla forza della verità, esse traggono profìtto per spegnere od almeno comprimere nelle anime la fede cattolica, dalla indifesa tenerezza degli anni, dalla insufficienza della coltura, dalle distrette dell'indigenza, dalla semplicità di molti, accessibile alle lusinghe, agli allettamenti, alle seduzioni.

Di fronte a questo fatto, Noi sentiamo, innanzi tutto, il bisogno di dichiarare pubblicamente, come già facemmo altra volta, quanto sia penosa la condizione fatta al Capo della Chiesa Cattolica, costretto a rimirare il libero e progressivo sviluppo deir eresia in questa Città santa, dalla quale deve spandersi in tutto il mondo la luce della verità e dell' esempio e che pure dovrebbe essere la sede rispettata del Vicario di Gesù Cristo. Come non bastasse a corrompere la mente ed il cuore del popolo il torrente di malsane dottrine e di depravazione, che irrompe giornalmente ed impunemente dai libri, dalle cattedre, dai teatri, dai giornali, doveva aggiungersi a tutte queste cause di pervertimento l'insidioso lavorìo di uomini eretici, i quali in lotta fra loro, si trovano solamente d' accordo nel vilipendere il supremo Magistero pontifìcio, il Clero cattolico e i dommi della nostra santa religione, dei quali non comprendono il significato e molto meno l'augusta bellezza. Ond' è che i fedeli, i quali da tutte le regioni, anche più remote, affluiscono peregrinando in Roma per trovarvi conforto alla loro pietà ed alla loro fede, debbono rimanere profondamente rattristati nel vedere invaso questo suolo, bagnato dal sangue dei martiri, da sètte di ogni specie, intente unicamente a svellere dall'anima del popolo quella religione, che pur venne dichiarata religione dello stato, e che forma l'oggetto precipuo del loro amore e del loro culto.

Ella comprenderà facilmente, Signor Cardinale, quanto siffatto stato di cose sia doloroso al Nostro cuore, e quanto vivo il Nostro desiderio di vedere adottati opportuni rimedii, che valgano, se non a togliere interamente il male, almeno a mitigarne la gravità e l'asprezza. Ed è perciò che Ci furono di non lieve conforto la fondazione di un'Opera egregia, a cui Noi stessi demmo ispirazione ed impulso, che si intitola dalla Preservazione della Fede, e più ancora i soddisfacenti risultati ch'ess a ha incominciato ad ottenere mediante lo zelo infaticabile di quei che la dirigono e che ne fanno parte.

Noi vogliamo, Signor Cardinale, contando sulla Sua nota e solerte operosità, che quest'opera salutare, tanto adatta al presente bisogno, si sostenga, si rafforzi e si propaghi fino a costituire una difesa efficace e gagliarda contro l'indicato pericolo. Ad essa deve arrecare un valido e costante appoggio, in primo luogo il Clero parrocchiale di Roma, quel Clero laborioso, zelante e modesto, al quale incombe principalmente la cur a e la responsabilità della salute delle anime; ad essa deve pure aggiungere vitalità, forza ed estensione il laicato cattolico di questa città, il quale è sempre pronto ad apportare il suo intelligente e caritatevole concorso ovunque lo richieda l'interesse della religione e il bene morale e materiale del prossimo.

A tutti poi sia cura di corroborare il carattere del popolo cattolico, ispirandogli nobili e santi propositi e prevenendo in pari tempo gl'incauti, che sotto le innocue apparenze di convitti per giovinetti, di educatorii per fanciulle, di scuole di lingue estere, di aumento di coltura, di sussidii a famiglie indigenti si cela il reo disegno di insinuare nelle menti e nei cuori le massime riprovate della eresia. Che tutti i fedeli sieno penetrati di questa verità, che nulla vi può essere di più grande e di più prezioso che il tesoro di quella fede, per la quale i loro padri affrontarono impavidi, non solo privazioni e miserie, ma spesso persecuzioni violente e la stessa morte. E tale sentimento di fortezza non può essere che naturale e profondo nell'animo di questa Nostra popolazione, la quale ben sa, che la Chiesa cattolica non solo possiede note divine, che la distinguono come l'unica vera, l'unica che ha ricevuto le promesse di vita immortale; ma ha pure versato, in ogni tempo, beneficii incomparabili su Roma, sull'Italia e sul mondo, domando la barbarie con la giustizia delle leggi e la mitezza dei costumi, estendendo come ben dice San Leone Magno (Serm. I. in Natali SS . Petri et Pauli), il dominio della pace cristiana molto al di là dei confini esplorati dalle aquile romane, salvando le lettere, le biblioteche, la coltura, i monumenti; ispirando ogni ordine di scienze e di arti : venendo in aiuto dei deboli, dei poveri, degli oppressi colla generosità degli affetti, e colla magnanimità del sagrifìzio e dell'eroismo.

Nutriamo pertanto fiducia che niuno dei romani, che sono i figli più privilegiati della Chiesa cattolica, vorrà mai, per qualsiasi umano interesse, separarsi da questa madre tenerissima, che dopo averlo partorito alla grazia, non ha cessato di circondarlo colle sue affettuose sollecitudini: come siamo altresì persuasi che quei generosi cattolici, i quali fondarono e promossero l'opera mentovata della Preservazione della Fede, non si daranno nè tregua nè riposo finché può pericolare la salute eterna anche di un'anima sola, mostrando così col fatto, che se i nemici della religione sono più potenti per copia di ricchezze, essi li vincono per l'ampiezza della carità. Auspice intanto del divino favore per ben condurre la gravissima impresa, impartiamo di tutto cuore a Lei, Signor Cardinale, ai Promotori della pia Opera e a quanti la favoriranno, l'Apostolica benedizione.

Dal Vaticano li 19 agosto 1900.

LEO PP. XIII

 


*ASS, vol. XXXIII (1900-1901), pp. 194-198.



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