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Codice di Diritto Canonico


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TITOLO III

USURPAZIONE DEGLI UFFICI ECCLESIASTICI E DELITTI NEL LORO ESERCIZIO (Cann. 1378 – 1389)

 

Can. 1378 - §1. Il sacerdote che agisce contro il disposto del can. 977, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica.

§2. Incorre nella pena latae sententiae dell'interdetto, o, se chierico, della sospensione: 1) chi non elevato all'ordine sacerdotale attenta l'azione liturgica del Sacrificio eucaristico; 2) chi, al di fuori del caso di cui al §1, non potendo dare validamente la assoluzione sacramentale, tenta d'impartirla oppure ascolta la confessione sacramentale.

§3. Nei casi di cui al §2, a seconda della gravità del delitto, possono essere aggiunte altre pene, non esclusa la scomunica.

Can. 1379 - Chi oltre ai casi del can. 1378, simula d'amministrare un sacramento, sia punito con giusta pena.

Can. 1380 - Chi per simonia celebra o riceve un sacramento, sia punito con l'interdetto o la sospensione.

Can. 1381 - §1. Chiunque usurpa un ufficio ecclesiastico sia punito con giusta pena.

§2. È equiparato all'usurpazione il conservare illegittimamente l'incarico, in seguito a privazione o cessazione.

Can. 1382 - Il Vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno Vescovo e chi da esso ricevette la consacrazione, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica.

Can. 1383 - Il Vescovo che contro il disposto del can. 1015, abbia ordinato un suddito di altri senza le legittime lettere dimissorie, incorre nel divieto di conferire l'ordine per un anno.

Chi poi ricevette l'ordinazione è per il fatto stesso sospeso dall'ordine ricevuto.

Can. 1384 - Chi, oltre i casi di cui ai cann. 1378-1383, esercita illegittimamente una funzione sacerdotale o altro sacro ministero, può essere punito con giusta pena.

Can. 1385 - Chi trae illegittimamente profitto dall'elemosina della Messa, sia punito con una censura o altra giusta pena.

Can. 1386 - Chi dona o promette qualunque cosa per ottenere un'azione o un'omissione illegale da chi esercita un incarico nella Chiesa, sia punito con una giusta pena; così chi accetta i doni e le promesse.

Can. 1387 - Il sacerdote che, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione sacramentale, sollecita il penitente al peccato contro il sesto precetto del Decalogo, a seconda della gravità del delitto, sia punito con la sospensione, con divieti, privazioni e, nei casi più gravi, sia dimesso dallo stato clericale.

Can. 1388 - §1. Il confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionalmente alla gravità del delitto.

§2. L'interprete e le altre persone di cui al can. 983, §2, che violano il segreto, siano puniti con giusta pena, non esclusa la scomunica.

Can. 1389 - §1. Chi abusa della potestà ecclesiastica o dell'incarico sia punito a seconda della gravità dell'atto o dell'omissione, non escluso con la privazione dell'ufficio, a meno che contro tale abuso non sia già stata stabilita una pena dalla legge o dal precetto.

§2. Chi, per negligenza colpevole, pone od omette illegittimamente con danno altrui un atto di potestà ecclesiastica, di ministero o di ufficio, sia punito con giusta pena.

 




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