DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
ALLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE DELLE
MONACHE DOMENICANE CONTEMPLATIVE
Sala dei Papi
Mercoledì, 30 settembre 2026
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Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi.
Sorelle e fratelli, buongiorno!
sono molto contento di incontrarvi, a breve tempo dal riconoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio Suor Maria Petra Giordano, monaca professa dell’Ordine dei Predicatori, che ha fatto della fede e della vocazione i punti fermi nella sua vita di consacrata.
Fede e chiamata possono orientare anche questo nostro incontro, per riaffermare che la vocazione contemplativa, nello spirito domenicano e nella Chiesa intera, non si colloca ai margini della missione, ma ne è il cuore pulsante (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 40; Constitutionum Fratrum Ordinis Prædicatorum, 2025, nn. 142.144).
Del resto, dagli scritti di Giordano di Sassonia, immediato successore di San Domenico, appare come subito, fin dagli inizi, le monache delle prime Comunità femminili, dedicandosi principalmente alla preghiera contemplativa e allo studio, accompagnassero con la penitenza la predicazione dei fratelli, partecipando dello stesso carisma.
Il principio di San Tommaso d'Aquino, per cui si trasmette agli altri il frutto della propria contemplazione (cfr Summa Theologiæ, II-II, q. 188, a. 6), riprende l’intuizione di San Domenico, secondo cui ogni parola di annuncio, perché sia vera, deve trarre origine dal silenzio, dall’ascolto, dalla preghiera e da un profondo rapporto con Dio. È la contemplazione, «”respiro” della nostra relazione con Dio» (Francesco, Udienza generale, 5 maggio 2021), sosta silenziosa in cui accogliere la Parola e lasciarsene trasformare, che ci permette di conoscere sempre più in Lui le cose e le persone, per poi donare agli altri ciò che abbiamo vissuto e compreso.
Qui, in particolare, c’è un richiamo per voi, Presidenti Federali. La vostra presenza nelle Visite ai monasteri e nell’animazione della Federazione, infatti, al di là dei necessari risvolti amministrativi, vi vuole prima di tutto custodi di questi valori (cfr Congr. Ist. Vita Cons. e Soc. Vita Ap., Istr. Cor orans, 117).
San Domenico, di cui si dice che prediligeva parlare con Dio o parlare di Dio, vi ha insegnato a crescere in questo stile. È bene, perciò, che anche le Visite siano sempre, prima di tutto, momenti d’incontro comune con il Signore, nell’orazione, nell’ascolto reciproco, nella correzione fraterna e nella riconciliazione.
In merito a questo, le vostre Costituzioni (cfr n. 46) richiamano il diligente rispetto di un valore fondamentale alla vita claustrale: il silenzio. Esso, coltivato fedelmente, vi sarà prezioso, non solo per custodire l’intera osservanza e favorire la quiete nel monastero, ma anche per guardare dentro voi stesse, per essere attente alle sorelle in comunità e agli altri di fuori.
Fare silenzio è un atto della volontà che coinvolge tutta la persona e che aiuta a vivere relazioni solide, perché animate dalla Parola di Dio. È creare spazi di libertà e di verità, in cui custodire l’attenzione, facendosi sensibili alla voce di chi “non conta”, e maturando saggezza e generosità.
Questo è particolarmente importante in un mondo segnato dalla velocità, in cui tutto deve essere immediatamente visibile e ogni vuoto va riempito in fretta. Nel silenzio, infatti, trovano ascolto le domande che ogni persona si pone, ma a cui non è sempre facile rispondere da soli. Per questo è necessario che le vostre comunità offrano oasi di vera e profonda pace, ove taccia l’affanno caotico legato alle cose esteriori e ci si possa mettere in ascolto della voce di Dio.
La vostra esperienza di Presidenti Federali, poi, vi porta a incontrare anche situazioni di difficoltà: comunità che invecchiano, decessi che superano le nuove vocazioni, diminuzione della capacità lavorativa, con conseguenti problemi economici, gestione di immobili grandi e onerosi, sfide come la formazione condivisa, l’interculturalità, l’organizzazione di strutture di comunione.
Si insinua la tentazione dello “spirito di sopravvivenza”, che porta a isolarsi e a ridurre gli impegni, nell’illusione di rendere sufficienti le poche forze che rimangono, per non dipendere da altri o non dover sopprimere i monasteri.
A fronte di questo, vi invito a non porvi tanto la domanda di come mantenere strutture che si svuotano. Ascoltate, piuttosto, cosa lo Spirito chiede, oggi, alla vita contemplativa domenicana, consapevoli che prima delle opere da gestire c’è una chiamata a cui rispondere, un fuoco che arde e che non si può lasciar morire, come diceva Santa Caterina da Siena (cfr Dialogo della Divina Provvidenza, cc. XCI-XCII).
Care Sorelle, pur tra i problemi del momento, non perdetevi mai d’animo. Il vostro servizio alla Chiesa è prezioso: continuatelo con fiducia, nella comunione e con discernimento, unite pur senza uniformarvi, fedeli alla tradizione e aperte alla novità, contemplative perché capaci di portare il mondo davanti a Dio.
La Vergine Maria, invocata con il Santo Rosario, vi insegni a vedere ogni giorno l’invisibile opera del Signore e, con l’aiuto della sua grazia, a versare anche sulle ferite dell’umanità del nostro tempo l’olio della consolazione e il vino della speranza (cfr Messale Romano, Prefazio comune VIII).
Vi ringrazio per il dono che siete, e di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica. Grazie.
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